{"id":78678,"date":"2013-11-28T14:08:19","date_gmt":"2013-11-28T14:08:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=78678"},"modified":"2013-11-28T14:11:17","modified_gmt":"2013-11-28T14:11:17","slug":"niscemi-la-mafia-e-il-muos","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/11\/niscemi-la-mafia-e-il-muos\/","title":{"rendered":"Niscemi, la mafia e il MUOS"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/manifestazione-NO-MUOS-600x450.jpg\" width=\"600\" height=\"450\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>L\u2019Annesso al Memorandum d\u2019intesa Italia &#8211; Stati Uniti del 2 febbraio 2005, relativo alle installazioni concesse in uso alle forze armate USA, al capitolo XI riporta che nel caso di acquisti di beni o servizi in Italia, i Comandi militari statunitensi esaminino la possibilit\u00e0 di adottare <strong>\u00ab<\/strong>procedure simili a quelle adottate dalle forze armate italiane, comprese quelle previste dalla normativa antimafia<strong>\u00bb<\/strong>. La contorta formulazione non obbliga purtroppo il Dipartimento della Difesa a uniformarsi alla legislazione nazionale contro l\u2019infiltrazione criminale negli appalti e nei subappalti. Il processo di militarizzazione e la proliferazione di basi USA e NATO in Sicilia hanno contribuito cos\u00ec a rafforzare il potere economico e politico delle organizzazioni criminali, propostesi sin dallo Sbarco Alleato del 1943 come un partner credibile di Washington per il controllo sociale dell\u2019Isola. La costruzione della base missilistica nucleare a Comiso o i programmi \u201cMega\u201d a Sigonella per consolidare il suo ruolo strategico nel Mediterraneo hanno assicurato affari milionari alle aziende contigue a Cosa Nostra. Processi analoghi si sono sviluppati anche a Niscemi con l\u2019insediamento della stazione di radio-telecomunicazione della Marina USA tra la fine degli anni \u201880 e i primi anni \u201990 e, con evidenza maggiore, nel corso dei lavori di sbancamento e realizzazione delle piattaforme del MUOS.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div><b>Qui comanda la mafia!<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Da tempi remoti la citt\u00e0 di Niscemi \u00e8 soggetta al dominio di potenti e sanguinarie organizzazioni mafiose.<strong> \u00ab<\/strong>Per la posizione geografica che la colloca al confine fra le province di Caltanissetta e Ragusa e per la sua notevole vicinanza alla citt\u00e0 di Gela, Niscemi funge da idoneo crocevia di affari criminali, nel quale vengono a convergere i sodali delle varie associazioni mafiose, operanti prevalentemente nella parte meridionale della provincia nissena<strong>\u00bb, rilevano i magistrati del Tribunale di Catania nell\u2019ordinanza di custodia cautelare emessa nella primavera del 2013 contro alcuni boss locali. L\u2019importanza della mafia niscemese nel panorama criminale dell\u2019Isola e le sue capacit\u00e0 di penetrazione nel tessuto socioeconomico sono note per\u00f2 da oltre vent\u2019anni. \u00ab<\/strong>La mafia di Niscemi \u00e8 affidata ad una potente organizzazione che conta un centinaio di affiliati, con rilevanti presenze nella vita politico-amministrativa dell\u2019ente locale<strong>\u00bb, si legge nella relazione <\/strong>della Commissione Parlamentare Antimafia in visita nella provincia di Caltanissetta nel dicembre 1994.<strong> \u00ab<\/strong>Le presenze pi\u00f9 significative &#8211; si riconoscono nella cosca di Bartolo Spatola, collegata con le organizzazioni operanti nel catanese e nella cosca di Salvatore Russo con collegamenti a Scoglitti, Gela, Milano, Bollate e Venegono Superiore, oltre che in Germania (Metzinge) e in Belgio<strong>\u00bb<\/strong>.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>I<strong> clan si sono fatti la guerra sempre e con ogni mezzo, alleati gli uni con Cosa Nostra, gli altri con <\/strong>la cosiddetta \u201cstidda\u201d sorta a Gela a seguito della fuoriuscita di alcuni esponenti dalle cosche storiche locali. Una guerra efferata per il controllo degli appalti pubblici, del traffico degli stupefacenti e delle estorsioni, pagata con un incomparabile tributo di sangue: dal 1987 al 1992 nella provincia di Caltanissetta si registrarono 235 omicidi e circa 200 tentati omicidi, 27 i morti ammazzati nella sola Niscemi. <strong>\u00ab<\/strong>In quegli anni la cittadina nissena era vittima di un\u2019inaudita ferocia omicida<strong>\u00bb, scrive il giornalista Sebastiano Gulisano nel volume <\/strong><i>La morte e la speranza. Niscemi, una storia siciliana<\/i>, pubblicato nel dicembre 1997.<strong> \u00ab<\/strong>Si moriva al bar e dal barbiere, nei vicoli bui e isolati o tra la folla durante i festeggiamenti della Patrona. Una guerra che ha scandito gli anni \u201880 ed i primi del decennio \u201890, investendo anche regioni lontane dalla Sicilia come Lombardia, Emilia Romagna e Liguria<strong>\u00bb<\/strong>.<strong> L\u2019ecatombe non risparmi\u00f2 neppure i bambini: <\/strong>il pomeriggio del 27 agosto 1987, durante un conflitto a fuoco <strong>tra killer di mafia, furono falcidiati <\/strong>mentre giocavano in strada Giuseppe Cutroneo e Rosario Montalto, rispettivamente di nove e undici anni d\u2019et\u00e0.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>A fronteggiarsi al tempo c\u2019erano le \u201cfamiglie\u201d degli Arcerito, degli Spatola e dei Patern\u00f2 (Cosa Nostra) e quelle dei Russo, dei Vacirca e dei Campione alleate degli \u201cstiddari\u201d. Come ricorda ancora Sebastiano Gulisano, la guerra di mafia scoppi\u00f2 il 30 aprile 1983 con l\u2019omicidio di Salvatore \u201cTot\u00f2\u201d Arcerito, boss legato ai vecchi capimafia del dopoguerra in provincia di Caltanissetta: don Calogero Vizzini, Giuseppe Genco Russo e Giuseppe Di Cristina. La morte del patriarca determin\u00f2 una frattura all\u2019interno della \u201cfamiglia\u201d niscemese: il clan si divise in due tronconi che si fronteggiarono militarmente, quello rimasto fedele agli Arcerito e agli Spatola e quello che fu diretto da Giuseppe Di Modica e Giuseppe Carcica, l\u2019uomo accusato dell\u2019uccisione di Tot\u00f2 Arcerito. Caddero via via sotto il fuoco nemico alcuni personaggi \u201ceccellenti\u201d: Vittorio Scifo, ad esempio, noto come il \u201cmago di Tobruk\u201d, assassinato l\u201911 luglio 1983 davanti all\u2019ingresso del suo bar nella centralissima piazza Vittorio Emanuele, o il boss Giuseppe Spatola, morto il 15 ottobre dello stesso anno in un agguato che caus\u00f2 il ferimento accidentale di uno studente e due ragazze di passaggio.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Dopo un\u2019effimera tregua tra le parti, il conflitto riesplose pi\u00f9 violento nell\u2019estate del 1990: in meno di cinque mesi furono assassinate a Niscemi sette persone, Giuseppe Vacirca, Giuseppe Trainito, Carmelo Valenti, Gaetano Campione, Giuseppe Falcone, Roberto Bennici, e Gaetano Bartoluccio, mentre scamparono miracolosamente alla morte Giuseppe Pepi e Giuseppe Amedeo Arcerito. Per la loro efficienza militare, i killer niscemesi furono impiegati dagli \u201cstiddari\u201d nell\u2019azione stragista verificatasi a Gela il 27 novembre 1990, quando furono eseguiti quattro agguati in luoghi differenti, tra cui una sala giochi del Corso Vittorio Emanuele, con la morte di otto persone e il ferimento di altre undici.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>La ricomposizione dei clan, vide emergere come <i>dominus<\/i> incontrastato della \u201cfamiglia\u201d di Niscemi fedele a Cosa Nostra il pregiudicato Giancarlo Giugno, il cui nome compare persino nell\u2019istruttoria sui telefonini usati per la strage di Capaci del maggio 1992, quando morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Il suo <i>curriculum criminis<\/i> si apre con un arresto il 23 dicembre 1984 su ordine della Procura di Caltagirone per l\u2019accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso. Il 12 gennaio 1986 Giancarlo Giugno ricevette un provvedimento di diffida dalla Questura di Caltanissetta; cinque anni pi\u00f9 tardi fu nuovamente arrestato nell\u2019ambito dell\u2019operazione antimafia \u201cLeopardo\u201d scaturita a seguito delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra cui Leonardo Messina. A Giugno che all\u2019epoca ricopriva l\u2019incarico di consigliere comunale della Democrazia cristiana, fu contestato il reato di favoreggiamento personale perch\u00e9 sorpreso in compagnia del latitante Alessandro Barberi di Gela, personaggio di rilievo della mafia nissena. Il 15 aprile 1999, Giancarlo Giugno fu condannato a 8 anni di reclusione per associazione mafiosa con sentenza della Corte d\u2019Appello di Caltanissetta. Una condanna ancora pi\u00f9 pesante (10 anni di reclusione per costituzione, direzione e finanziamento di associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti) giunse invece il 13 maggio 2004, ancora una volta dalla Corte di Caltanissetta. Al pregiudicato fu inflitto infine il soggiorno obbligato nelle Marche.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Rientrato qualche tempo dopo a Niscemi, Giugno riprese il suo ruolo guida del clan di mafia, godendo di un\u2019illimitata libert\u00e0 di movimento nella cittadina e nei comuni limitrofi. Lo si poteva incontrare quotidianamente al bar o in piazza, solo o in compagnia di noti pregiudicati o di stimati e incensurati professionisti locali. Nelle fasi pi\u00f9 calde della protesta contro l\u2019installazione del MUOS, il boss era l\u00ec a intimidire con la sua ingombrante presenza i giovani attivisti del Comitato No MUOS. Sono ancora in molti che lo ricordano assistere ai <i>flash mob<\/i> di controinformazione tra le vie del paese e, nel gennaio 2013, aggirarsi impunemente all\u2019interno del presidio di contrada Ulmo da dove partivano le azioni di blocco dei mezzi impiegati nei lavori alla base militare USA. Inaspettatamente, il 16 febbraio 2013 Giancarlo Giugno \u00e8 stato arrestato dalla Squadra mobile di Caltanissetta con l\u2019accusa di essere stato tra i mandanti dell\u2019assassinio di Roberto Bennici e del tentato omicidio di Francesco Nanfaro, due affiliati alla \u201cstidda\u201d raggiunti dai killer il 23 ottobre 1990. Due mesi pi\u00f9 tardi Giugno \u00e8 stato raggiunto in carcere da un altro mandato di custodia cautelare emesso su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania nell\u2019ambito dell\u2019inchiesta su un altro grave fatto di sangue accaduto durante le feste patronali dell\u2019agosto 1991: il duplice omicidio di Paolo Nicastro e Salvatore Campione, esponenti locali della \u201cstidda\u201d. Dopo il provvedimento, i funzionari del Ministero della Giustizia hanno decretato il regime del carcere duro (41bis) nei confronti di Giancarlo Giugno; nel luglio 2013, la Questura di Caltanissetta ha invece ordinato il sequestro dei beni intestati. La parabola criminale del mafioso di Niscemi \u00e8 forse finita a met\u00e0 settembre: secondo quando trapelato sulla stampa, Giugno avrebbe avviato una collaborazione con gli inquirenti delle Procure di Catania e Caltanissetta, rivelando particolari inediti sulla lunga guerra di mafia nel triangolo Gela-Niscemi-Vittoria e sulle collusioni di politici e imprenditori locali con la criminalit\u00e0 organizzata.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div><b>L\u2019infiltrazione criminale nei cantieri del MUOS<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>A Niscemi sono in tanti ad augurarsi che il pregiudicato apra uno squarcio sulle oscure vicende legate all\u2019assegnazione dei subappalti per i lavori all\u2019interno della stazione NRTF o alla fornitura di beni e servizi alle forze armate statunitense in questi ultimi vent\u2019anni. Alle opere del MUOS, in qualit\u00e0 di subappaltatrice, ha partecipato ad esempio la \u201cCalcestruzzi Piazza S.r.l.\u201d, societ\u00e0 sotto osservazione degli inquirenti per presunte contiguit\u00e0 criminali. L\u2019azienda si \u00e8 aggiudicata la movimentazione terra, la fornitura di cemento e la costruzione dei basamenti per le maxi antenne. A riferirlo per primo, il giornalista Giovanni Tizian in un articolo pubblicato il 2 novembre 2011 su <i>l\u2019Espresso<\/i>. <strong>\u00ab<\/strong>La Calcestruzzi Piazza S.r.l. \u00e8 riconducibile all\u2019imprenditore Vincenzo Piazza, persona associata al boss Giancarlo Giugno<strong>\u00bb, scrisse Tizian.<\/strong> Nel 2009 Piazza aveva per\u00f2 trasferito la carica di amministratore unico dell\u2019azienda alla moglie Concetta Valenti.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Il 14 febbraio 2012, il senatore Giuseppe Lumia ha presentato un\u2019interrogazione ai ministri della Difesa e dell\u2019Interno, riferendo in particolare <strong>che <\/strong>la Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta e <strong>\u00ab<\/strong>altri elementi info-investigativi<strong>\u00bb<\/strong> avevano documentato i legami di Vincenzo Piazza <strong>con<\/strong> il boss Giancarlo Giugno. <strong>\u00ab<\/strong>Nel corso dell\u2019indagine <i>Atlantide-Mercurio<\/i> della Procura di Caltanissetta (gennaio 2009), sono emersi contatti del Piazza con esponenti mafiosi<strong> <\/strong>che evidenziano ingerenze e condizionamenti di Cosa Nostra nell\u2019appalto per i lavori di recupero, consolidamento e sistemazione a verde dell\u2019area sottostante il Belvedere, commissionati dal Comune di Niscemi<strong>\u00bb, ha evidenziato Lumia<\/strong>. Vincenzo Piazza fu poi denunciato con Giancarlo Giugno per associazione mafiosa nell\u2019ambito dell\u2019operazione <i>Triskelion<\/i>, eseguita nel febbraio 2010 dalla DDA e dal GICO della Guardia di finanza di Caltanissetta contro una \u201ccellula\u201d mafiosa della provincia di Enna che operava in Lombardia e Belgio. <i><\/i><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Il 7 novembre 2011, tre mesi prima che l\u2019azienda di Vincenzo Piazza fosse presa di mira dall\u2019interrogazione del sen. Lumia, la Prefettura di Caltanissetta comunic\u00f2 che dopo le verifiche disposte dalle normative in materia di certificazione antimafia erano <strong>\u00ab<\/strong>emersi elementi tali da non potere escludere la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della sopracitata societ\u00e0<strong>\u00bb<\/strong>. Alla base del pronunciamento, i contenuti di due rapporti della Questura di Caltanissetta, rispettivamente del dicembre 2010 e dell\u2019ottobre 2011. A seguito dell\u2019intervento prefettizio, il 25 novembre 2011 il dirigente dell\u2019Area servizi tecnici della Provincia regionale di Caltanissetta decret\u00f2 la sospensione della \u201cCalcestruzzi Piazza\u201d dall\u2019albo delle imprese per le procedure di cottimo-appalto. Venti giorni dopo anche il Capo ripartizione per gli Affari generali del Comune di Niscemi dispose l\u2019esclusione della societ\u00e0 dall\u2019elenco dei fornitori e dall\u2019albo delle imprese di fiducia. Contro i provvedimenti, la famiglia Piazza present\u00f2 ricorso al TAR. <strong>\u00ab<\/strong>La conoscenza o la frequentazione di Giancarlo Giugno da parte di Vincenzo Piazza non ha influenzato le scelte personali del secondo, che invece sono state di segno esattamente opposto rispetto alla vicinanza ad un comportamento mafioso<strong>\u00bb<\/strong>, hanno scritto i legali della \u201cCalcestruzzi\u201d. <strong>\u00ab<\/strong>Non si comprende, dunque, secondo quale passaggio logico il primo avrebbe sul secondo un\u2019influenza cos\u00ec profonda ed estesa, da fare ritenere probabile l\u2019intromissione nella gestione della societ\u00e0, di cui peraltro il secondo non \u00e8 socio n\u00e9 amministratore<strong>\u00bb<\/strong>. Le dichiarazioni degli avvocati produssero comunque l\u2019effetto di tranquillizzare il Dipartimento della Difesa, il Comando USA di Sigonella, l\u2019Ambasciata degli Stati Uniti a Roma e il <i>Consorzio Team MUOS Niscemi<\/i>: nessuno intervenne, infatti, per imporre il rispetto della legislazione antimafia e di quanto previsto in tema di fornitura di beni e servizi dall\u2019Accordo bilaterale Italia-USA del 2005. Il 23 maggio 2013 i diplomatici di via Veneto pubblicarono invece una nota auto-assolutoria. <strong>\u00ab<\/strong>Gli Stati Uniti sono un grande alleato delle forze dell\u2019ordine italiane nella lotta alla criminalit\u00e0 organizzata in tutto il mondo. Ci siamo assicurati che tutti gli appaltatori e sub-appaltatori coinvolti nella costruzione del MUOS avessero le appropriate certificazioni \u201canti-mafia\u201d e che non fossero legati al crimine organizzato.\u00a0Queste certificazioni sono state convalidate dalla Regione Sicilia prima che il Ministero della Difesa italiano ricevesse i necessari permessi per costruire<strong>\u00bb<\/strong>.<i><\/i><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Il 7 novembre 2012, il TAR di Palermo esamin\u00f2 il ricorso contro il provvedimento della Prefettura che aveva privato della certificazione antimafia l\u2019azienda dei Piazza. <strong>\u00ab<\/strong>Atteso che nell\u2019informativa prefettizia \u2013 misura cautelare preventiva, che prescinde dagli accertamenti penali \u2013 \u00e8 stata espressa una valutazione in linea con i riscontri istruttori, riferibili al contesto familiare di riferimento, agli intrecci aziendali tra gli stessi componenti il nucleo familiare, e alle frequentazioni e cointeressenze economiche con soggetti controindicati<strong>\u00bb, il TAR<\/strong> respinse la domanda di sospensione presentata dai legali degli imprenditori.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div><b>Tra politica, affari e militarizzazione<\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Le illegalit\u00e0 all\u2019interno dei cantieri del MUOS e l\u2019arroganza dei potentati criminali hanno sensibilmente ridotto l\u2019agibilit\u00e0 democratica nella citt\u00e0 di Niscemi: il clima politico e sociale \u00e8 tornato a farsi pesante come al tempo delle guerre di mafia, quando i boss criminali condizionavano pesantemente le istituzioni locali. Presenze talmente ingombranti da soffocare la vita amministrativa e costringere il Governo a decretare lo scioglimento del Comune di Niscemi due volte in meno di dodici anni, la prima il 18 luglio 1992, il giorno prima dell\u2019assassinio del giudice Borsellino e della sua scorta, la seconda il 27 aprile 2004. <strong>\u00ab<\/strong>La situazione amministrativa risulta caratterizzata da rilevanti fenomeni di instabilit\u00e0 politica, determinati dalla grave situazione dell\u2019ordine pubblico, che hanno determinato il susseguirsi di tre giunte comunali, la prima delle quali \u00e8 stata presieduta dal sindaco dott. Rizzo Paolo, legato da vincoli di parentela con esponenti della criminalit\u00e0 locale<strong>\u00bb<\/strong>, riport\u00f2 il primo decreto di scioglimento a firma dell\u2019allora ministro dell\u2019Interno Nicola Mancino. Uno stato di soggezione, intimidazione e connivenza degli amministratori locali registrato soprattutto nel settore degli appalti di opere pubbliche e servizi.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Dello stesso tenore le motivazioni del secondo scioglimento per infiltrazione mafiosa. <strong>\u00ab<\/strong>Le indagini svolte hanno palesato la capacit\u00e0 di influenzare l\u2019attivit\u00e0 del Comune di Niscemi e nonostante l\u2019antecedente scioglimento, la permanenza di soggetti riconducibili in via diretta o indiretta ad ambienti malavitosi, che gi\u00e0 al tempo avevano orientato le scelte dell\u2019ente<strong>\u00bb<\/strong>, si legge nel decreto firmato nel 2004 dal ministro Giuseppe Pisanu. <strong>\u00ab<\/strong>Nel quadro complessivo, caratterizzato da un atteggiamento silente ed inattivo manifestato dagli amministratori, riconducibile alla rinuncia a contrastare il pericolo di tentativi di infiltrazione, rileva la figura dell\u2019ex sindaco di Niscemi, cui viene ricondotta la direzione ed organizzazione del sodalizio criminoso, nonch\u00e9 il pieno controllo dell\u2019attivit\u00e0 amministrativa comunale, con l\u2019intento di privare dei poteri l\u2019attuale sindaco<strong>\u00bb<\/strong>. L\u2019influente politico accusato di tenere le fila del crimine era ancora il medico Paolo Rizzo, dirigente Dc di corrente andreottiana (dal 2004 all\u2019Udc), ma soprattutto cognato del boss Giancarlo Giugno e di Salvatore Patern\u00f2, figlio del \u201cpatriarca\u201d Angelo Patern\u00f2, denunciato il 18 dicembre 1984 alla Procura di Caltagirone per associazione mafiosa. Matrimoni celebrati alla presenza di ospiti \u201ceccellenti\u201d. Come attestato in un\u2019udienza del processo \u201cIblis\u201d su mafia e politica nell\u2019area del calatino, alle nozze di Salvatore Patern\u00f2 e Renata Rizzo parteciparono nel 1983 come testimoni il rappresentante di Cosa Nostra nissena don Giuseppe \u201cPiddu\u201d Madonia e il futuro governatore \u201cautonomista\u201d della Sicilia, Raffaele Lombardo.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Come per i due cognati, anche la fedina penale di Paolo Rizzo \u00e8 macchiata da pesanti procedimenti giudiziari. L\u2019ex sindaco fu arrestato con l\u2019accusa di associazione mafiosa nell\u2019ottobre del 2004 nell\u2019ambito dell\u2019operazione <i>Apogeo<\/i> con altri quattro tra ex assessori e consiglieri comunali di Niscemi. In seguito alle indagini, il Ministero dell\u2019Intern\u00f2 firm\u00f2 il secondo scioglimento del Comune di Niscemi; il processo si concluse per\u00f2 con l\u2019assoluzione degli imputati per un vizio procedurale: i giudici ritennero inutilizzabili le intercettazioni perch\u00e9 eseguite \u00abin modo non conforme alla legge\u00bb.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div><b>L\u2019affaire Olmo S.p.A.<\/b><b><\/b><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Paolo Rizzo guid\u00f2 il Comune di Niscemi ininterrottamente dal 1985 al settembre 1991 (prima come assessore e dal giugno 1988 come sindaco), periodo in cui furono avviati in contrada Ulmo i lavori di realizzazione della stazione NRTF della Marina USA. Ma in quegli anni altri importanti incarichi nell\u2019amministrazione comunale furono ricoperti dai congiunti di personaggi ritenuti vicini a Cosa Nostra. \u00abL\u2019appropriazione della cosa pubblica \u00e8 pi\u00f9 stretta ed organica\u00bb, scrisse la Commissione Parlamentare Antimafia dopo la sua visita a Niscemi nel 1994. \u00abI boss pi\u00f9 noti della zona, nomi come Salvatore Arcerito e Angelo Patern\u00f2, con una sorta di nepotismo e grazie alla loro forte influenza sulla vita politica ed amministrativa, hanno piazzato nei posti chiave della burocrazia comunale loro parenti. I vertici dell\u2019ufficio tecnico e della ragioneria e lo stesso ex segretario comunale ed ex sindaco avevano rapporti di parentela con personaggi legati alla mafia. Al controllo del territorio si \u00e8 aggiunto, quindi, anche il controllo dell\u2019amministrazione\u00bb.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Dalla lettura degli atti catastali risulta che i terreni destinati a ospitare le antenne militari USA furono venduti nel settembre 1988 al Ministero della Difesa dall\u2019Olmo S.p.A. di Acireale (poi trasferita a Catania), societ\u00e0 con oggetto la trasformazione industriale di prodotti alimentari che fece per\u00f2 da vera e propria agenzia di compravendita immobiliare. Indicativa l\u2019origine etimologica del nome della societ\u00e0 per azioni. Niscemi deriva, infatti, dall\u2019arabo <i>nasciam <\/i>che significa \u201colmo\u201d. Creata il 5 ottobre 1973 con un capitale deliberato e sottoscritto di 120 milioni di vecchie lire, l\u2019Olmo S.p.A. era amministrata dall\u2019imprenditore Antonino Patti, originario di Belpasso. L\u2019anno seguente alla costituzione, la societ\u00e0 acquis\u00ec 440 ettari di terreni in buona parte boschivi, rilevandoli dal Consorzio nazionale per il credito agrario di miglioramento con sede a Roma e dalla famiglia niscemese dei Masaracchio, di antiche origini nobiliari (a vendere, nello specifico, fu Gioacchino Masaracchio). Alcune particelle furono acquistate infine dalla Societ\u00e0 Industriale Zootecnica Agricola S.p.A. di Catania. Conclusa la vendita delle propriet\u00e0 immobiliari al Ministero della Difesa, l\u2019Olmo S.p.A. fu messa in liquidazione (liquidatore fu nominato tale Agatino Catania). La costruzione delle prime infrastrutture all\u2019interno della base NRTF risale al 1990: i lavori furono affidati dall\u2019US Navy alla CEAP dei Fratelli Costanzo di Catania, azienda nella titolarit\u00e0 di uno dei <i>quattro cavalieri dell\u2019Apocalisse mafiosa<\/i>, come il giornalista Giuseppe Fava soleva indicare l\u2019establishment imprenditoriale-criminale che dalla fine degli anni \u201970 ai primi anni \u201990 esercit\u00f2 il controllo su buona parte dell\u2019economia siciliana. Le opere comportarono una modifica della morfologia del territorio attraverso il taglio di tutte le specie vegetali, comprese le grandi querce plurisecolari della \u201cSughereta\u201d. Un processo di desertificazione e annientamento dei corridoi ecologici che non incontr\u00f2 ostacoli amministrativi-burocratici n\u00e9 fu oggetto di denunce o proteste. Non poteva essere diversamente anche perch\u00e9 la militarizzazione della vasta area destinata a riserva naturale si svolse sotto la \u201cprotezione\u201d dei potentati mafiosi locali. Da allora le \u00e9lite politico-criminali sono state un partner affidabile dei militari USA per esercitare il pieno dominio di un territorio convertito in avamposto di guerra e di morte. Perlomeno sino all\u2019avvento del MUOS, quando centinaia di giovani e donne di Niscemi hanno potuto riscoprire, attraverso la lotta ai nuovi piani di egemonia globale degli Stati Uniti d\u2019America, una propria identit\u00e0 comunitaria.<\/div>\n<p>Articolo pubblicato in <i>I Siciliani giovani<\/i>, n. 17, ottobre-novembre 2013.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; L\u2019Annesso al Memorandum d\u2019intesa Italia &#8211; Stati Uniti del 2 febbraio 2005, relativo alle installazioni concesse in uso alle forze armate USA, al capitolo XI riporta che nel caso di acquisti di beni o servizi in Italia, i Comandi&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":689,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[47,162,55],"tags":[3463,1752,637,1278,2997,691],"class_list":["post-78678","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-europa","category-opinioni","category-politica","tag-antonio-mazzeo-2","tag-basi-militari-usa","tag-muos","tag-niscemi","tag-no-muos","tag-sicilia"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Niscemi, la mafia e il MUOS<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"&nbsp; 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