{"id":78676,"date":"2013-11-29T02:26:33","date_gmt":"2013-11-29T02:26:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=78676"},"modified":"2013-11-29T20:03:12","modified_gmt":"2013-11-29T20:03:12","slug":"guardando-al-futuro-il-kosovo-a-un-bivio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/11\/guardando-al-futuro-il-kosovo-a-un-bivio\/","title":{"rendered":"Guardando al futuro: il Kosovo a un bivio"},"content":{"rendered":"<p><b><\/b><b>Focus Group con Fisnik Kumnova e Mehmet Ka\u00e7amaku, attivisti di Mitrovica, Kossovo<\/b><\/p>\n<p>Un pomeriggio nuvoloso di ottobre ci troviamo nell\u2019Hit Bar di Mitrovica, Kossovo, nella cosiddetta \u201cConfidence Area\u201d, proprio nel mezzo, sulla linea di confine tra sud e nord. Siamo con Mehmet Ka\u00e7amaku e Fisnik Kumnova, due attivisti impegnati in diversi progetti culturali e sociali in Kosovo, con lo scopo di migliorare la situazione e potenziare le relazioni tra tutte le parti e le comunit\u00e0 che vivono in questo luogo, nel cosiddetto \u201cscenario del Kosovo\u201d.<\/p>\n<p><i>Nella prima parte di questa intervista esclusiva, vorremmo focalizzarci sul tema principale di questa discussione, anche considerando che questa sar\u00e0 affiancata e supportata da un\u2019altra pubblicazione che sar\u00e0 online per indirizzare e dare un aggiornamento sulla situazione in Kosovo, e in particolare a Mitrovica. Questo particolare momento a met\u00e0 tra la fine del 2013 e l\u2019inizio del 2014, \u00e8 un momento cruciale, storico da una parte, per via dei progressi nei negoziati per l\u2019adesione del Kosovo all\u2019Unione Europea e le imminenti elezioni amministrative del 3 Novembre 2013. Pertanto, prima di cominciare, vorrei che vi presentaste ai lettori delle differenti agenzie pacifiste e nonviolente e delle testate online.<\/i><\/p>\n<p>Grazie. Sono Fisnik Kumnova e vengo da Mitrovica, lavoro qui da quando avevo 16 anni e ora ne ho 25. Vorrei sottolinearlo perch\u00e9 da quando ero alle scuole superiori sono stato impegnato in campagne e attivit\u00e0 di volontariato e progetti sociali, focalizzate ad ottenere una societ\u00e0 migliore e una comunit\u00e0 pi\u00f9 aperta e fiorente e allo stesso tempo a formare una giovent\u00f9 pi\u00f9 impegnata, forte ed informata, in modo che i comportamenti pacifisti e l\u2019approccio ai diritti umani diventino il giusto modo di affrontare le dispute e i conflitti. Ho lavorato spesso nelle ONG civili e al momento sto lavorando su progetti di mediazione che \u00e8 qualcosa di abbastanza nuovo e innovativo qui a Mitrovica. Ho anche parecchia esperienza nella rappresentazione internazionale della nostra societ\u00e0, specialmente attraverso programmi giovanili e culturali in tutta Europa e ogni volta ho avuto la possibilit\u00e0 di presentare Mitrovica come una citt\u00e0 e il Kosovo come una societ\u00e0, anche per riempire le lacune conoscitive circa la situazione qui.<\/p>\n<p>Mi chiamo Mete Ka\u00e7amaku e lavoro da quando ho 20 anni, per la maggiorparte del tempo \u201cillegalmente\u201d. Dopo la guerra ho iniziato a lavorare in un dipartimento di informatica e sono stato praticamente amministratore per quattro anni, poi ho iniziato a lavorare anche come free-lance, dando consulenza e supporto sul progresso informatico e i nuovi programmi, anche attraverso la Chiesa Cattolica qui in Kosovo. L\u2019ultimo lavoro che ho fatto \u00e8 stato come free-lance per il M-M@C (<i>Mitrovica Magazine<\/i>), dove ho lavorato come traduttore in tre lingue. A volte lavoro anche come volontario per Handikos (un\u2019organizzazione di supporto ai bambini con diverse disabilit\u00e0, che coinvolge anche bambini senza alcuna disabilit\u00e0) ed ero attivo in progetti e iniziative sociali legate all\u2019informatica e alla comunicazione, sviluppo e potenziamento, cittadinanza e volontariato. Mi sono appena laureato in Management Intenazionale e ora voglio continuare a portare avanti\u00a0 questo impegno sociale.<\/p>\n<p><i>Avete passato in Kosovo gran parte della vostra vita e del vostro tempo ed \u00e8 qui che continuerete a lavorare e a spendere le vostre energie, soprattutto a Mitrovica. Parliamo allora di Mitrovica, perch\u00e9 pensate che Mitrovica abbia una sorta di caratteristica speciale qui in Kosovo e perch\u00e9 pensate che la comunit\u00e0 internazionale dovrebbe avere uno speciale riguardo e interesse in una citt\u00e0 come questa, con queste caratteristiche e particolarit\u00e0? Che sensazione si ha a vivere in una citt\u00e0 dei Balcani come Mitrovica?<\/i><\/p>\n<p>FK: Questo \u00e8 uno dei luoghi pi\u00f9 complessi del Kosovo ed era anche una delle aree pi\u00f9 multietniche dell\u2019intera ex-Yugoslavia, all\u2019epoca era per il 60% albanese e per il 40% serba. Poi c\u2019erano molte altre nazionalit\u00e0, ma circa il 10% di quel 40% erano comunit\u00e0 di bosniaci e rumeni, ashkali ed egiziani. Prima della guerra del 1998-1999 e nel sistema precedente, avevamo potere sia sociale che economico. Quando dico potere economico voglio intendere la presenza qui di Trep\u00e7a Mines che ha dato lavoro a migliaia di lavoratori. Avevamo il benessere sociale e anche il potere del popolo che sapeva bene che la sua grande diversit\u00e0 era in realt\u00e0 una ricchezza e un valore. Dovunque c\u2019\u00e8 diversit\u00e0 ci sono ricchezza e valori e una giusta competizione. Trovandosi nel mezzo \u00e8 facile avere una visione pragmatica per concentrarsi sulle cose e indirizzare bene i propri obiettivi. Dopo la guerra, Mitrovica \u00e8 diventata una delle citt\u00e0 pi\u00f9 povere del Kosovo e di tutti i Balcani e questa contraddizione \u00e8 adesso proprio la sua caratteristica principale e il senso stesso di Mitrovica. Prima della guerra \u00e8 stata la citt\u00e0 pi\u00f9 industrializzata di tutta la regione, con una ricca realt\u00e0 economica, sociale e culturale, mentre adesso, dopo la guerra, siamo la citt\u00e0 pi\u00f9 povera dell\u2019area, con molti problemi e disservizi. Di conseguenza questa \u00e8 anche l\u2019area della regione (e una delle aree di tutti i Balcani) con la percentuale pi\u00f9 alta di disoccupazione giovanile, circa il 60%. Per me Mitrovica rappresenta ora la ferita del conflitto che sta ancora \u201ccongelando\u201d e paralizzando la societ\u00e0, perch\u00e9 nessuno \u00e8 stabile nella sua posizione, nel suo stato d\u2019animo e nella sua casa; magari il resto del Kosovo \u00e8 stabile in diversi modi e si sta sviluppando poco alla volta, ma Mitrovica, come dicevo, \u00e8 come un posto dove il tempo si \u00e8 fermato. Questa \u00e8 la vera essenza di Mitrovica, e puoi vedere tu stesso com\u2019\u00e8 qui e capire facilmente che il tempo non passa e che niente sembra cambiare in nessun modo.<\/p>\n<p>MK: Mitrovica per me rappresenta \u201ctutto il mondo\u201d, \u00e8 qualcosa che \u00e8 nel mio cuore senza il quale non potrei vivere. Prima Mitrovica era riconosciuta per molti diversi aspetti, ad esempio l\u2019industria, i musei, il cinema, lo sport e il rock e posso facilmente dire, dato che sono un po\u2019 pi\u00f9 vecchio di Fisnik, che Mitrovica era la prima citt\u00e0 in tutto il Kosovo ad avere un Centro Sportivo, il \u201cCentro Sportivo Minatori\u201d, dove giocava K.B. Trep\u00e7a, e queste erano caratteristiche interessanti e aspetti importanti della vita di tutti i giorni. Da tutto questo la citt\u00e0 \u00e8 passata a non avere pi\u00f9 niente, non abbiamo pi\u00f9 niente adesso.<\/p>\n<p><i>Esistono qui molte caratteristiche e problemi interessanti, come la presenza del fiume Ibar, la situazione delle diverse comunit\u00e0 che vivono in questo luogo, le ferite della guerra e le conseguenze del conflitto, che riguardano il passato ma anche la situazione attuale a Mitrovica. Quindi, com\u2019\u00e8 ora la situazione sulla divisione delle due principali comunit\u00e0 che vivono qui, albanesi e serbi del Kosovo?<\/i><\/p>\n<p>FK : Dopo la guerra del 1998-1999 e i bombardamenti della NATO nel 1999, Mitrovica \u00e8 stata divisa geograficamente in due parti: la parte settentrionale, dove la maggioranza della popolazione \u00e8 serba, e non si accettano le istituzioni del Kosovo e si vive come una sorta di \u201cvita parallela\u201d nell&#8217;organizzazione delle strutture e dell\u2019amministrazione, e la parte meridionale, che \u00e8 parte integrante del quadro amministrativo e istituzionale del Kosovo, dove la maggioranza della popolazione \u00e8 di etnia albanese. In questo modo, questa divisione, essendo una divisione geografica, creata dal conflitto e dal potere, \u00e8 diventata anche una divisione nelle menti e nelle percezioni, dal momento che ogni comunit\u00e0, negli ultimi quattordici anni, si \u00e8 sviluppata <i>all\u2019interno<\/i> e non <i>all\u2019esterno<\/i>. Per questo le varie comunit\u00e0 sono state bloccate e barricate da impatti esterni, senza la consapevolezza di cosa stava accaduto a dieci metri dal fiume o cinquanta metri oltre il ponte. Praticamente le due comunit\u00e0 si scambiavano e condividevano in qualche modo idee, pensieri, valori, ma non a Mitrovica: dovevano andare a Roma, a Vienna, a Bruxelles per discutere sui loro stessi problemi, ma non in citt\u00e0 e nel luogo in cui vivono. Questo \u00e8 un modo per alimentare sempre di pi\u00f9 il conflitto piuttosto che aiutare la risoluzione della pace e la riconciliazione nonviolenta attiva nel paese.<\/p>\n<p>MK: A mio parere, le due comunit\u00e0 sono praticamente uguali, vogliono o desiderano in fondo le stesse cose, vogliono vivere insieme in una situazione di pace e migliore di quella in cui effettivamente vivono, ma la politica e alcuni leader politici vogliono (o hanno bisogno) che esse facciano il contrario. Ho parlato con diversi ragazzi della questione del cosa possiamo fare, del come si pu\u00f2 gestire la situazione, come si pu\u00f2 vivere insieme, e il problema \u00e8 riuscire ad \u201candare oltre\u201d, superare (e trovare un modo per farlo) l&#8217;attuale situazione. \u00c8 come se davvero volessimo cercare un futuro migliore e un modo per vivere insieme e allo stesso tempo non fossimo autorizzati a farlo, perch\u00e9 ad altri livelli la politica sta facendo il contrario.<\/p>\n<p><i>Come possiamo rendere tutto questo possibile, realizzabile e concreto? Personalmente, sono venuto qui in Kosovo, per seguire varie attivit\u00e0 e progetti, diverse volte a partire dal 2004-2005 fino ad oggi, e mi sembra ci sia, di volta in volta, sempre meno attenzione ai programmi e ai progetti di costruzione della comunit\u00e0, di rafforzamento della fiducia e ai processi di riconciliazione tra le comunit\u00e0 e attraverso la loro divisione. Sembra che l&#8217;attenzione si stia spostando verso i temi dello sviluppo, del mercato del lavoro, del decollo economico, problemi fondamentali e concreti per la vita quotidiana delle persone e della societ\u00e0, e ancor meno attenzione si da a questioni ugualmente importanti per lo sviluppo civile e sociale, come la costruzione di una fiducia collettiva, tra le persone e tra i gruppi. Pensate che ci sia una reale necessit\u00e0 di riconciliazione, qui e ora, e come pensate sia possibile migliorare le cose e fare passi in avanti concreti nella giusta direzione? Cosa potete e cosa possiamo fare in modo molto concreto per cercare di raggiungere tale obiettivo fondamentale?<\/i><\/p>\n<p>MK: Penso che creare posti di lavoro per far lavorare insieme le due parti e le diverse comunit\u00e0 pu\u00f2 essere positivo, ma possiamo anche provare a farlo attraverso altri progetti. Ecco, da questo punto di vista nessuno implementa nulla, quindi la situazione dovrebbe molto migliorare. Come ho detto prima, la colpa \u00e8 soprattutto della politica perch\u00e9 le persone non hanno quello che meritano di avere e dovrebbero avere politici migliori di quelli che effettivamente hanno. Quindi, il mio consiglio \u00e8 di tenerci lontani da persone di questo tipo, dai cattivi politici e farli agire in modo diretto per trovare soluzioni per lavorare insieme.<\/p>\n<p>FK : Hai sollevato una questione molto delicata anche perch\u00e9 qui abbiamo le tue stesse percezioni. Vorrei iniziare, come hai fatto tu, parlando di quali sono le esigenze delle persone, qui e ora. I bisogni della gente, soprattutto dopo la guerra, sono stati sostanzialmente la ricostruzione e lo sviluppo. Subito dopo la guerra \u2013 diciamo tra il 1999 e il 2004 \u2013 si parlava di \u201csviluppare la costruzione del Kosovo\u201d o di \u201ccostruire uno Stato\u201d, di quello che di solito \u00e8 chiamato \u201cState Building\u201d. Dal 2004 ad oggi la parola magica \u00e8 diventata \u201ctransizione\u201d verso uno stato auto-sostenibile, soprattutto dopo la dichiarazione di indipendenza del 2008.<\/p>\n<p>Tutte queste fasi erano effettivamente basate sui bisogni del popolo o sulle percezioni di quelli che sono (o che dovrebbero essere) i bisogni delle persone: nel senso che, se siamo riusciti nella prima fase, allora possiamo andare alla seconda; se abbiamo superato con successo la seconda fase, ecco che arriviamo anche alla terza, ma se non abbiamo passato con successo la seconda fase cruciale, allora rimaniamo ancorati a quella per anni. Quindi ad un certo punto la domanda \u00e8: qual \u00e8 stata la causa di tutto questo? E la risposta, qui in Kosovo \u00e8: corruzione, nepotismo, mancanza di stato di diritto, carenza di capacit\u00e0 (soprattutto a livello amministrativo e istituzionale) e carenza di partecipazione e assertivit\u00e0 della societ\u00e0 civile e del mondo delle ONG.<\/p>\n<p>All&#8217;inizio certamente avevamo la necessit\u00e0 di avere un tetto sulla testa, una casa, un posto dove stare dopo la guerra e la distruzione, ora la necessit\u00e0 principale \u00e8 lo sviluppo economico, e quello che la gente dice con tutta sicurezza \u00e8 che se ci sar\u00e0 lo sviluppo economico non avremo pi\u00f9 tensioni o problemi tra le comunit\u00e0, perch\u00e9 le cose che ci uniscono, come albanesi e serbi, sono i problemi, dal momento che entrambe le parti, a parte estremismi, ideologie e affiliazioni politiche, hanno le stessa necessit\u00e0: un lavoro, un\u2019occupazione e uno sviluppo socio-economico, perch\u00e9 entrambe le parti aspirano a un futuro migliore piuttosto che all&#8217;attuale situazione estremamente negativa. Subito dopo la guerra era impossibile trovare serbi e albanesi lavorare insieme, mantenendo la loro posizione, il loro salario e che riuscivano a tirare avanti in modo adeguato, ma\u00a0 dall&#8217;altro lato quelli che lavoravano, e magari lavoravano insieme, con il loro salario e con favorevoli condizioni di vita, non si facevano la guerra, perch\u00e9 tutti i loro bisogni basilari erano soddisfatti.<\/p>\n<p>Si dovrebbe lavorare insieme per interessi comuni sugli stessi progetti e con le stesse aspirazioni a un futuro migliore. Ti chiedi perch\u00e9 il sostegno politico ed economico per progetti di costruzione della comunit\u00e0, di rafforzamento della fiducia e di riconciliazione sono stati ridotti negli ultimi anni? Perch\u00e9 la societ\u00e0 civile non \u00e8 vista o considerata adeguata in questo senso. Il processo di riconciliazione \u00e8 gi\u00e0 salito al livello politico e questa dovrebbe essere la differenza rispetto al passato recente, dal momento che la politica, l&#8217;amministrazione e le istituzioni hanno confiscato i mezzi per la riconciliazione e la fiducia che precedentemente avevano in mano la societ\u00e0 civile e le ONG civili, affidandosi direttamente a Pristina e Belgrado.<\/p>\n<p><i>Dopo l&#8217;accordo bilaterale del 19 Aprile 2013, tra Belgrado e Pristina per risolvere le questioni concrete sul territorio (come l&#8217;istituzione di una Comunit\u00e0 dei Comuni serbi, la riforma dell&#8217;istituzione serba in Kosovo, le questioni circa le forniture di acqua, energia, comunicazione, ecc\u2026) e per normalizzare le relazioni tra le due capitali, Belgrado ha ottenuto l&#8217;Accordo di Associazione e Stabilizzazione con l&#8217;Unione europea entrato in vigore dallo scorso 1 settembre 2013, mentre Pristina \u00e8 entrata nella fase di pre-adesione, aprendosi la strada verso la propria Associazione e Stabilizzazione. Quali sono le vostre percezioni su questo accordo e su un futuro possibile per il Kosovo nel suo cammino europeo?<\/i><\/p>\n<p>FK: Entrambe le parti sono entrate in questo processo, perch\u00e9 una delle condizioni era che se si voleva entrare nella UE doveva esserci un dialogo. Non importa se riconoscono se stesse o non si riconoscono l\u2019un l\u2019altra, \u00e8 come una pre-condizione. Allo stesso tempo, il primo ministro del Kosovo, Hashim Thaci, ha dichiarato che questo dialogo conferma la stabilit\u00e0, la sostenibilit\u00e0 e la \u201csovranit\u00e0\u201d del Kosovo, che personalmente non ritengo completamente vero. Secondo il Trattato di Lisbona e i Regolamenti Europei, un accordo pu\u00f2 essere firmato dall&#8217;Unione europea con qualsiasi entit\u00e0 o territorio in base a determinate condizioni, non importa che sia riconosciuto o meno. Il Kosovo non \u00e8 riconosciuto e se il nostro governo dice che questo \u00e8 un &#8220;riconoscimento&#8221; dell\u2019entit\u00e0 statuale del Kosovo possiamo rispondere che in realt\u00e0 non conferma proprio nulla. Il fatto che il Kosovo ha avuto il diritto di negoziare per il proprio accordo di adesione \u00e8 un passo molto importante che ci ha portato ora nella seconda fase, ma ci ha anche \u201ccongelati\u201d \u00a0in essa. Tuttavia siamo ora in ultima posizione nella lista dei paesi che vorrebbero aderire all\u2019UE, dopo l\u2019entrata della Croazia e solo il Kosovo e la Bosnia non hanno ancora la liberalizzazione dei visti.<\/p>\n<p>Dovremmo ottenere l&#8217;adesione all\u2019Europa per i nostri meriti non perch\u00e9 \u00a0facciamo compromessi o perch\u00e9 nascondiamo concessioni a Bruxelles; dovremmo avere la liberalizzazione dei visti perch\u00e9 abbiamo ridotto la quantit\u00e0 di corruzione; e infine dovremmo entrare in fase di adesione europea come conseguenza del conseguimento di una entit\u00e0 statuale adeguata, di uno stato di diritto funzionante e di un sistema economico equo e di sviluppo. La societ\u00e0 in Kosovo ha bisogno prima di tutto di un dialogo interno, poi solo quando sar\u00e0 pronta ci sar\u00e0 un dialogo adeguato con i vicini, poich\u00e9 il dialogo \u00e8 l&#8217;unico modo per risolvere i problemi e per affrontare le questioni quando si propongono. Si possono facilmente trovare conflitti congelati in tutto il mondo, ma questo non \u00e8 pi\u00f9 il momento per lasciare congelati i conflitti anche in Europa.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il motivo per cui io sono per il dialogo, ma con certe premesse, dopo che determinate condizioni e determinati criteri vengano raggiunti e soddisfatti. Ora posso dire che il Kosovo ha fatto molti compromessi anche dolorosi, almeno su determinate questioni. Ad esempio la \u201cnota\u201d che dice: il Kosovo sar\u00e0 rappresentato nelle sessioni regionali e internazionali come Kosovo \u00absenza pregiudicare le posizioni sullo status e in linea con la risoluzione UNSC 1244\/1999 e l\u2019Opinione della ICJ sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo\u00bb; o la rappresentazione del Kosovo da fuori; o la ricostituzione di istituzioni serbe nella forma di una \u201cComunit\u00e0 dei Comuni serbi\u201d. Non \u00e8 una questione formale ma sostanziale, dal momento che abbiamo accettato il Piano Athisaari (la proposta del 2007 di uno status che pur non menzionando la parola \u201cindipendenza\u201d, incluse varie disposizioni che chiaramente inducevano a pensare al Kosovo come stato, come il diritto di presentare domande di adesione alle organizzazioni internazionali, di creare una Forza di Sicurezza del Kosovo e di adottare simboli nazionali) e lo abbiamo adottato come base per la Costituzione del Kosovo (2008), gli accordi raggiunti a Bruxelles (2013) non sono in linea con il pacchetto Athisaari e interferiscono con la Costituzione stessa.<\/p>\n<p>Quindi l&#8217;attuazione degli accordi non sar\u00e0 semplice e il processo stesso dei negoziati sar\u00e0 piuttosto complicato, perch\u00e9 il Kosovo ha accettato molti compromessi mentre la Serbia sta mostrando invece tutta la sua forza, e sono convinto e consapevole del fatto che la Serbia potrebbe dire esattamente la stessa cosa: che stanno facendo moltissimi compromessi, che hanno fatto molte concessioni su questioni vitali ecc\u2026 Questo \u00e8 il motivo per cui entrambe le parti sono insoddisfatte e c&#8217;\u00e8 una esigenza comune per risolvere alcuni pre-condizioni e criteri per il dialogo, come ho detto prima, anche per andare avanti correttamente in questo percorso europeo.<\/p>\n<p>MK: Possiamo dire che la Serbia \u00e8 almeno un passo avanti sulla strada verso l&#8217;Europa e, come abbiamo detto prima, siamo uno stato appena nato e quindi abbiamo bisogno di anni per creare le nostre istituzioni e una leadership adeguata alla guida del paese, la quale allo stesso tempo si trova di fronte ad una duplice scelta: dare la precedenza alle richieste, alle domande e ai bisogni delle persone, o decidere di accettare richieste, dialogo e compromessi per compiacere gli altri?<\/p>\n<p><i>Con l\u2019ultima domanda vorrei centrare il punto e offrire ai lettori italiani una consapevolezza pi\u00f9 ampia sugli orizzonti del Kosovo come societ\u00e0 e come stato nascente. Come vedete il Kosovo tra dieci anni?<\/i><\/p>\n<p>MK: Se la politica rimarr\u00e0 la stessa e i politici continueranno ad agire nello stesso modo difficilmente riuscir\u00f2 a vedere qualche passo avanti. Spero che in futuro tutto andr\u00e0 in modo migliore e positivo. Il Kosovo andr\u00e0 verso l\u2019UE, ma non credo che effettivamente sia possibile adesso, considerando la situazione attuale.<\/p>\n<p>FK: Il mio pronostico \u00e8 50-50: spero in giornate di sole per il futuro, perch\u00e9 il Kosovo \u00e8 una societ\u00e0 giovane, ha molti giovani che sono un enorme potenziale per la societ\u00e0, con le capacit\u00e0 dei giovani possiamo superare molte sfide. Molti pensano in modo giusto che i problemi non sono minacce ma sfide, quindi dobbiamo ora smettere di agire come pazzi e guardare al futuro. Tuttavia \u00a0per farlo, dobbiamo lavorare su noi stessi, per avere istituzioni pi\u00f9 stabili, per accogliere i valori europei, non solo nelle forme ma in realt\u00e0 nella sostanza e dobbiamo essere giovani europei per meriti e non solo per il gusto essere chiamati cos\u00ec. In futuro magari la democrazia migliorer\u00e0, entreranno nel paese investimenti pi\u00f9 diretti, pi\u00f9 italiani si uniranno alla popolazione del Kosovo, e mi piacerebbe vedere pi\u00f9 affari su cui investire e pi\u00f9 organizzazioni che condividano progetti e sostengano le comunit\u00e0 locali per superare i problemi e affrontare le sfide. Da parte mia vi invito tutti e non esitate a condividere idee per una maggiore cooperazione tra le nostre societ\u00e0 civili, quella italiana e quella kosovara, come grandi partner per il futuro.<\/p>\n<p>Mitrovica, Kosovo: 4 ottobre 2013<\/p>\n<p>Traduzione dall&#8217;inglese di Irene Tuzi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Focus Group con Fisnik Kumnova e Mehmet Ka\u00e7amaku, attivisti di Mitrovica, Kossovo Un pomeriggio nuvoloso di ottobre ci troviamo nell\u2019Hit Bar di Mitrovica, Kossovo, nella cosiddetta \u201cConfidence Area\u201d, proprio nel mezzo, sulla linea di confine tra sud e nord. 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