{"id":7856,"date":"2012-01-06T00:00:00","date_gmt":"2012-01-06T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2012-01-06T07:47:23","modified_gmt":"2012-01-06T07:47:23","slug":"guerra-alla-libia-con-settecento-super-bombe-italiane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2012\/01\/guerra-alla-libia-con-settecento-super-bombe-italiane\/","title":{"rendered":"Guerra alla Libia con settecento super bombe italiane"},"content":{"rendered":"<p> L\u2019Italia repubblicana ha conosciuto i teatri di guerra dell\u2019Iraq, della Somalia, del Libano, dei Balcani, dell\u2019Afghanistan e del Pakistan, ma mai avevamo sganciato tante bombe e tanti missili aria-terra come abbiamo fatto in Libia per spodestare e consegnare alla morte l\u2019ex alleato e socio d\u2019affari Muammar Gheddafi. Una guerra record di cui per\u00f2 \u00e8 meglio non andare fieri: secondo i primi dati ufficiali &#8211; ancora parziali &#8211; i nostri cacciabombardieri hanno martoriato gli obiettivi libici con 710 tra bombe e missili teleguidati. Cinquecentoventi bombe e trenta missili da crociera a lunga gittata li hanno lanciati i \u201cTornado\u201d e gli AMX dell\u2019Aeronautica; centosessanta testate gli AV8 \u201cHarrier\u201d della Marina militare. Conti alla mano si tratta di quasi l\u201980% delle armi di \u201cprecisione\u201d a guida laser e GPS in dotazione alle forze armate. Un arsenale semi-azzerato in poco pi\u00f9 di centottanta giorni di conflitto; il governo ha infatti autorizzato i bombardamenti solo il 25 aprile 2011 (56\u00b0 anniversario della Liberazione) e la prima missione di strike in Libia \u00e8 stata realizzata tre giorni dopo da due caccia \u201cTornado\u201d decollati dall\u2019aeroporto di Trapani Birgi.<\/p>\n<p>\u201cLe munizioni utilizzate dalle forze aeree italiane sono state le bombe GBU-12, GBU-16, GBU-24\/EGBU-24, GBU-32, GBU-38, GBU-48 e i missili AGM-88 HARM e Storm Shadow, con una percentuale di successo superiore al 96%\u201d, elenca diligentemente lo Stato Maggiore dell\u2019AMI. Inutile chiedere cosa o chi sia stato colpito nel restante 4% degli attacchi dove sono state sganciate pi\u00f9 di trenta bombe di \u201cprecisione\u201d. Dettagliata \u00e8 invece la descrizione del documento \u201cUnified Protector: le capacit\u00e0 di attacco dell\u2019AM\u201d (6 giugno 2011) sulle caratteristiche tecniche di questi strumenti di distruzione e di morte. \u201cI sistemi d\u2019arma a guida laser sono stati sviluppati negli anni \u201880 con i primi test eseguiti dalla Lockheed Martin e sono stati utilizzati nei pi\u00f9 recenti conflitti, dalla guerra del Golfo alle operazioni sui Balcani, Iraq e Afghanistan\u201d, scrivono i comandanti delle forze aeree. \u201cLa GBU-16 \u00e8 un armamento a guida laser Paveway II, basato essenzialmente su bombe della serie MK83 da 495 Kg. Della stessa famiglia di ordigni fa parte la GBU-12 (corpo bomba MK82, 500 libbre). La GBU-24 \u00e8 invece un armamento basato essenzialmente sia sul corpo di bombe della serie MK da 907 Kg. che delle bombe penetranti BLU-109 modificate con un kit per la guida laser Paveway III. Sviluppato per rispondere alle sofisticate difese aeree nemiche, scarsa visibilit\u00e0 e limitazioni a bassa quota, l\u2019armamento consente lo sgancio a bassa quota e con una capacit\u00e0 di raggio in stand off (oltre 10 miglia) tale da ridurre le esposizioni\u201d. Ancora pi\u00f9 sofisticate le bombe GBU-24\/EGBU-24, guidate con doppia modalit\u00e0 GPS e laser ed usate \u201cper distruggere i pi\u00f9 resistenti bunker sotterranei\u201d e le GBU-32 JDAM (Joint Direct Attack Munition) da 1.000 e 2.000 libbre, che possono essere lanciate in qualsiasi condizioni meteo, sino a 15 miglia dagli obiettivi, \u201cper ingaggiare pi\u00f9 target con un singolo passaggio\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLo Storm Shadow \u00e8 un missile aviolanciabile con telecamera a raggi infrarossi a guida Gps che pu\u00f2 colpire obiettivi di superficie in profondit\u00e0, a prescindere dalla difesa aerea, grazie alle sue caratteristiche stealth\u201d, recita il report dell\u2019Aeronautica. Sviluppato a partire dal 1997 dalla ditta inglese MBDA, il vettore \u00e8 lungo cinque metri, pesa 1.300 Kg, ha un raggio d\u2019azione superiore ai 250 km e pu\u00f2 trasportare una testata di 450 kg. \u201c\u00c8 utilizzabile contro obiettivi ben difesi come porti, bunker, siti missilistici, centri di comando e controllo, aeroporti e ponti. La carica esplosiva \u00e8 infatti ottimizzata per neutralizzare strutture fisse corazzate e sotterranee\u201d. Le coordinate del target e la rotta di volo dello Storm Shadow vengono pianificate a terra e successivamente inserite all\u2019interno del missile durante la fase di caricamento sul velivolo. \u201cUna volta lanciato, raggiunge l\u2019obiettivo assegnato navigando in ogni condizione di tempo, di giorno o di notte in maniera assolutamente autonoma utilizzando gli apparati di bordo e confrontando costantemente la sua posizione con il terreno circostante\u201d. L\u2019altro missile aria-superficie impiegato dai caccia italiani \u00e8 l\u2019AGM-88 HARM (High-speed Anti Radiation Missile) della Raytheon Company, ad alta velocit\u00e0 e un raggio d\u2019azione di 150 km, in grado di individuare e \u201csopprimere\u201d i radar nemici.<\/p>\n<p>Secondo il generale Bernardis, nei sette mesi di operazioni in Libia, \u201ci velivoli dell\u2019Aeronautica Militare italiana hanno eseguito 1.900 missioni con oltre 7.300 ore di volo, pari al 7% delle missioni complessivamente condotte dalla coalizione internazionale a guida NATO\u201d. Attacchi e bombardamenti sono stati appannaggio dei cacciabombardieri \u201cTornado\u201d versione IDS (Interdiction and Strike) del 6\u00b0 Stormo di Ghedi (Brescia) e dei monoreattori italo-brasiliani AMX del 32\u00b0 Stormo di Amendola (Foggia) e del 51\u00b0 Stormo di Istrana (Treviso). Per la \u201csoppressione delle difese aeree\u201d e il controllo della no-fly zone sono stati impiegati i \u201cTornado\u201d ECR (Electronic Combat Reconnaissance) del 50\u00b0 Stormo di Piacenza, i cacciabombardieri F-16 del 37\u00b0 Stormo di Trapani-Birgi e gli \u201cEurofighter 2000\u201d del 4\u00b0 Stormo di Grosseto e del 36\u00b0 di Gioia del Colle (Bari). \u201cL\u2019AMI ha pure impiegato i velivoli da trasporto C-130 \u201cHercules\u201d, i tanker KC-130J e Boeing KC-767 per il rifornimento in volo e, nelle ultime fasi del conflitto, gli aerei a pilotaggio remoto Predator B per missioni di riconoscimento\u201d. Sui cieli libici hanno pure fatto irruzione un velivolo G.222VS \u201cper la rilevazione e il contrasto delle emissioni elettromagnetiche\u201d e un C-130 per quella che \u00e8 stata definita dal comandante di squadra aerea, Tiziano Tosi, come una \u201cPsyOP &#8211; Psycological Operation\u201d, finalizzata a \u201cinfluenzare a proprio vantaggio la coscienza e la volont\u00e0 della popolazione interessata\u201d. Su Tripoli e altre citt\u00e0 libiche sono stati lanciati centinaia di migliaia di volantini, il cui testo \u00e8 stato concordato con il Comitato nazionale provvisorio di Bengasi. \u201cLa Libia \u00e8 una e la sua capitale \u00e8 Tripoli\u201d, il titolo. \u201cVi chiediamo di unirvi tutti e prendere la decisione giusta e saggia. Unitevi alla nostra rivoluzione. Costruiamo a Libia lontano da Gheddafi. Libia unificata, libera, democratica\u201d.<\/p>\n<p>Quasi tutti i velivoli da guerra italiani sono stati schierati sulla base aerea di Trapani nell\u2019ambito del Task Group Air Birgi, da cui dipendevano anche gli aerei senza pilota Predator B, operanti per\u00f2 dallo scalo pugliese di Amendola. Pisa e Pratica di Mare, gli aeroporti per le operazioni dei velivoli da trasporto o rifornimento. \u201cLe operazioni d\u2019intelligence, sorveglianza e ricognizione sono state effettuate grazie alla disponibilit\u00e0 di speciali apparecchiature elettroniche Pod Reccelite in dotazione ai \u201cTornado\u201d e agli AMX\u201d, scrive ancora lo Stato Maggiore. \u201cSugli oltre 1.600 target di ricognizione assegnati ai velivoli italiani, sono state realizzate pi\u00f9 di 340.000 foto ad alta risoluzione, mentre circa 250 ore di filmati sono stati trasmessi in tempo reale dai Predator B\u201d. Le missioni di attacco al suolo sono state pianificate e condotte \u201ccontro obiettivi militari predeterminati e definiti, o contro target dinamici nell\u2019ambito di aree di probabile concentrazione di obiettivi nemici\u201d. <\/p>\n<p>Probabile, dunque e non certa la concentrazione degli obiettivi militari. E gli effetti collaterali si confermano elemento integrante delle strategie di guerra del Terzo millennio\u2026<\/p>\n<p>I condottieri dell\u2019Aeronautica Militare forniscono infine la percentuale delle ore di volo relative alle differenti tipologie di missione: il 38% ha riguardato pattugliamenti e \u201cdifese aeree\u201d (DCA); il 23% attivit\u00e0 di \u201csorveglianza e ricognizione\u201d (ISR); il 14% l\u2019attacco al suolo contro \u201cobiettivi predeterminati\u201d (OCA); l\u20198% la \u201cneutralizzazione delle difese aeree nemiche\u201d (SEAD); un altro 8% il rifornimento in volo (AAR); il 5% la \u201cricognizione armata e l\u2019attacco a obiettivi di opportunit\u00e0\u201d (SCAR); il restante 4% \u201cla rilevazione e il contrasto delle emissioni elettromagnetiche\u201d (ECM). Come dire che ogni quattro velivoli decollati, uno serviva per colpire, ferire, uccidere.    <\/p>\n<p>Anche la Marina militare ha fornito dati numerici sull\u2019intervento dei propri mezzi in Libia. Otto aerei a decollo verticale AV8 B Plus \u201cHarrier\u201d, stazionati sulla portaerei \u201cGaribaldi\u201d, hanno effettuato missioni di interdizione ed attacco per complessive 1.223 ore, utilizzando i missili aria-aria a guida infrarossa AIM-9L \u201cSidewinder\u201d, quelli a medio raggio a guida laser \u201cAMRAAM\u201d, gli aria-terra \u201cMaverick\u201d e le bombe del tipo Mk82 ed Mk20. Una trentina gli elicotteri EH-101, SH-3D ed AB-212 assegnati ad Unified Protector, per complessive 3.311 ore di volo. Tremila e cinquecento gli uomini e le donne imbarcati su due sottomarini (\u201cTodaro\u201d e \u201cGazzana\u201d) e quattordici unit\u00e0 navali (tre delle quali, \u201cEtna\u201d, \u201cGaribaldi\u201d e \u201cSan Giusto\u201d, utilizzate in periodi diversi come sedi del Comando per le operazioni marittime NATO).<\/p>\n<p>Come se non bastasse, i vertici delle forze armate fanno sapere che l\u201980% circa delle missioni aeree alleate sono partite da sette basi italiane (Amendola, Aviano, Decimomannu, Gioia del Colle, Pantelleria, Sigonella e Trapani Birgi). \u201cIn questi aeroporti, l\u2019Aeronautica Militare ha assicurato il supporto tecnico e logistico, sia per gli aerei italiani sia per i circa 200 aerei di undici paesi della Coalizione internazionale (Canada, Danimarca, Emirati Arabi Uniti, Francia, Giordania, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Svezia e Turchia), schierati sul territorio nazionale. In sostanza, il personale e i mezzi della forza armata sono stati impegnati in maniera continuativa per fornire l\u2019assistenza a terra, il rifornimento di carburante, il controllo del traffico aereo, l\u2019alloggiamento del personale, ecc.\u201d.<\/p>\n<p>Piattaforma avanzata per il 14% di tutte le sortite aeree di Unified Protector lo scalo siciliano di Trapani, da cui sono transitati pure 300 aerei cargo e circa 2.000 tonnellate di materiale. Dalla Forward Operating Base (FOB) di Birgi, uno dei quattro centri di cui dispone la NATO nello scacchiere europeo, hanno operato anche gli aerei radar AWACS, \u201cassetti essenziali alle moderne operazioni aeree per garantire una efficace capacit\u00e0 di comando e controllo\u201d. Lo Stato Maggiore AMI ricorda infine \u201cl\u2019importante supporto di personale specializzato nel campo della pianificazione operativa offerto ai vari livelli della catena di comando e controllo NATO, attivata in tutta Italia\u201d, all\u2019interno del Joint Force Command di Napoli e del Combined Air Operation Center 5 di Poggio Renatico (Ferrara).<\/p>\n<p>No comment invece sul costo finanziario sostenuto per le tremila missioni e le oltre 11.800 ore di volo dei velivoli italiani impiegati nella guerra alla Libia. Possibile per\u00f2 azzardare una stima di massima tenendo conto delle spese per ogni ora di missione dei cacciabombardieri (secondo Il Sole 24Ore, 66.500 euro per l\u2019\u201cEurofigher 2000\u201d, 32.000 per il \u201cTornado\u201d, 19.000 per l\u2019F-16, 11.500 per il C-130 \u201cHercules\u201d e 10.000 per l\u2019\u201cHarrier\u201d). Prendendo come media un valore di 20.000 euro e moltiplicato per il numero complessivo di ore volate, si raggiunge la spesa di 236.220.000 euro. Vanno poi aggiunti i costi delle armi di \u201cprecisione\u201d impiegate (dai 30 ai 50.000 euro per le bombe a guida laser e Gps, dai 150.000 ai 300.000 per i missili \u201cintelligenti\u201d). Limitandosi ad un valore medio unitario di 40.000 euro, per le 710 munizioni sganciate sul territorio libico il contribuente italiano avrebbe speso non meno di 28.400.000 euro. Cos\u00ec, solo per \u201caccecare\u201d radar, intercettare convogli e bombardare a destra e manca abbiamo sperperato non meno di 260 milioni. Fortuna che c\u2019era la crisi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLe operazioni condotte nel 2011 sui cieli libici hanno rappresentato per l\u2019Aeronautica Militare italiana l\u2019impegno pi\u00f9 imponente dopo il 2\u00b0 Conflitto Mondiale\u201d. \u00c8 orgogliosissimo il Capo di Stato maggiore delle forze aeree, generale Giuseppe Bernardis.                                                                   <\/p>\n","protected":false},"author":689,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[62,47],"tags":[],"class_list":["post-7856","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-economia","category-europa"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Guerra alla Libia con settecento super bombe italiane<\/title>\n<meta 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