{"id":78507,"date":"2013-11-26T14:13:11","date_gmt":"2013-11-26T14:13:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=78507"},"modified":"2013-11-26T14:13:11","modified_gmt":"2013-11-26T14:13:11","slug":"difesa-del-territorio-basterebbe-applicare-le-norme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/11\/difesa-del-territorio-basterebbe-applicare-le-norme\/","title":{"rendered":"Difesa del territorio: basterebbe applicare le norme"},"content":{"rendered":"<p><em>Di fronte ai &#8220;soliti&#8221; disastri autunnali, al catastrofismo, al fatalismo, allo scaricabarile delle competenze, abbiamo chiesto a uno scienziato e allo stesso tempo a un volontario di una delle associazioni che in Sardegna \u00e8 stata concretamente presente ed efficiente dal primo momento una opinione sulla situazione e su quello che ci sarebbe da fare &#8220;a bocce ferme&#8221; perch\u00e9 certe situazioi non si ripetano.<\/em><\/p>\n<p><b><i>Carmine Lizza, geologo, responsabile Protezione Civile Anpas nazionale: qualcosa di pi\u00f9 di lei?<br \/>\n<\/i><\/b><\/p>\n<p>Sono nato a Bergamo nel 1972 ed attualmente risiedo in Basilicata. Laureato in Scienze Geologiche indirizzo Geofisico Strutturale presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi della Basilicata nel 2001, svolgo la professione di Geologo come libero professionista e come titolare di una societ\u00e0 di progettazione integrata specializzata sui temi del rischio sismico. Ho avuto diverse collaborazioni scientifiche con il Dipartimento di Strutture, Geotecnica, Geologia Applicata\u00a0all\u2019ingegneria dell\u2019Universit\u00e0 di Basilicata ed ho all\u2019attivo diverse pubblicazioni scientifiche sui temi della sismologia. Sono Responsabile nazionale della Protezione Cvile dell\u2019Anpas (Associazione nazionale Pubbliche Assistenze) dal 2010.<i><\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><b><i>Lizza, lei \u00e8 un geologo che si occupa, come volontario di alcune\u00a0 attivit\u00e0\u00a0 dell&#8217;ANPAS (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze): ce le potrebbe dettagliare?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Mi occupo del coordinamento a livello nazionale di tutte quelle attivit\u00e0 legate alla previsione, prevenzione ed emergenza sui temi della Protezione Civile.<\/p>\n<p><b><i>Lei ha rilasciato in questi giorni, a proposito della recente alluvione in Sardegna, alcune dichiarazioni che suonano come accuse da una parte ad alcuni media e dall&#8217;altra a chi ha amministrato il territorio; ce le potrebbe precisare e spiegare?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Qualche giorno prima che il ciclone si abbattesse sull\u2019isola la popolazione \u00e8 stata bersagliata, come sempre del resto, da una sorta di terrorismo mediatico da parte dei tanti siti di previsione meteorologica fai da te, (forte \u00e8 l\u2019interesse ad avere un elevato numero di click per via degli sponsor), che hanno annunciato l\u2019evento assimilandolo a quelli che hanno colpito recentemente e in modo devastante le Filippine o peggio ancora ai tornado che hanno devastato gli Stati Uniti. Se ci\u00f2 non bastasse, queste notizie sono state riprese da alcuni mass media, che non conoscendo la terminologia meteorologica o peggio ancora per fare sensazionalismo, hanno diffuso queste informazioni infondate generando confusione tanto da indurre la popolazione ad assumere comportamenti scorretti in rapporto all\u2019evento che stava per abbattersi.<\/p>\n<p>Per completare l\u2019opera, la maggior parte delle istituzioni periferiche, hanno ignorato completamente l\u2019evento non informando la popolazione neanche durante le fasi di emergenza.<\/p>\n<p>\u00c8 da sottolineare che la catena di comunicazione pur essendo partita correttamente ed in tempo (circa 30 ore prima!!!) dal Dipartimento Nazionale e Regionale della Protezione Civile, si \u00e8 bloccata e non \u00e8 arrivata fino ai cittadini. Molti sindaci intervistati, dopo la catastrofe, hanno ammesso candidamente di non sapere cosa fare in caso di avviso per un evento segnalato come a \u201ccriticit\u00e0 elevata\u201d evidenziando una totale assenza di formazione che di fatto ha peggiorato il bilancio di un fenomeno che, per quanto estremo, non \u00e8 stato purtroppo unico in Italia. Senza scomodare gli eventi degli ultimi anni, la stessa Sardegna, nell&#8217;autunno del 1951, \u00e8 stata oggetto di precipitazioni molto pi\u00f9 intense: caddero fino ad oltre 500mm di pioggia in 24 ore, 1000 in 48 e 1400 in 72 ore.<\/p>\n<p>Il risultato? Le Istituzioni, a distanza ormai di qualche giorno, invece d\u2019interrogarsi sull\u2019accaduto montano il solito teatrino del rimpallo delle responsabilit\u00e0 fra le varie amministrazioni competenti. Ho seguito con molta attenzione l\u2019accusa fatta dal Prefetto Gabrielli sulla mancanza dei Centri Funzionali, obbligatori dal 2004, in cinque regioni d\u2019Italia tra cui la Sardegna, \u00e8 impensabile credere di poter gestire al meglio questa tipologia di eventi senza tali strutture, che ricordiamo,\u00a0 fanno da raccordo tra quello che viene previsto dai modelli matematici a scala nazionale con quello che avviene sul territorio regionale, in altre parole attraverso l\u2019attenta analisi della fenomenologia in atto \u00e8 possibile modellare quelli che sono gli scenari di rischio pi\u00f9 probabili e la loro possibile evoluzione spazio temporale.<\/p>\n<p>La lettura dell\u2019emergenza nel momento di massima crisi permette di avere sotto controllo la gestione della macchina della protezione civile, che ricordiamo essere costituita non solo da volontari, allo svolgersi dell\u2019evento segnalato e di conseguenza consente di concentrare l\u2019intervento, dunque le risorse a disposizione, laddove risulta maggiormente necessario. Tale maggiore accuratezza permette, se esiste una pianificazione concreta e non solo sulla carta, di evitare sia assunzioni troppo conservative, dunque inutilmente dispendiose, che assunzioni non conservative con conseguenze potenzialmente gravi sulla sicurezza.<\/p>\n<p>Adesso basta! \u00c8 arrivato il momento di cambiare strategia ed innescare a tutti i livelli, cittadini ed amministratori, quel cambio culturale sui temi dell\u2019autoprotezione e della protezione civile perch\u00e9 l\u2019entit\u00e0 dei costi e delle vittime prodotte dalle catastrofi naturali ha superato abbondantemente la soglia di accettabilit\u00e0.<\/p>\n<p><b><i>Quanto l&#8217;ordinaria amministrazione che il mondo contadino faceva della sua terra, e di cui si \u00e8 quasi ovunque perso la pratica, aiutava e potrebbe ancora aiutare a evitare le catastrofi? <\/i><\/b><\/p>\n<p>\u00c8 innegabile che l\u2019abbandono delle aree montane e collinari da parte della popolazione attiva abbia portato ad una mancanza di manutenzione del territorio con un duplice effetto: l\u2019incremento del carico sui versanti dovuto allo sviluppo della vegetazione boschiva e del sottobosco in aree precedentemente coltivate e la insufficiente regimentazione delle acque meteoriche di ruscellamento. Ma, occorre sottolineare per\u00f2, che per quanto importante sia l\u2019opera puntuale dell\u2019uomo nella mitigazione degli effetti, da sola non pu\u00f2 garantire la sicurezza dell\u2019intero sistema territorio: \u00e8 necessario che le Istituzioni competenti, impieghino una parte significativa dei fondi ordinari per effettuare innanzitutto una ricognizione puntuale dello stato di manutenzione delle opere idrauliche presenti e successivamente approntare, in tempi rapidi, un grande piano nazionale straordinario di pulizia e manutenzione del realizzato.<i><\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><b><i>Lei \u00e8 un geologo: quanto influisce la corretta pianificazione del territorio nell&#8217;evitare queste catastrofi? E cosa andrebbe fatto immediatamente per non parlare di mancanza di prevenzione la prossima volta?<\/i><\/b><\/p>\n<p>In termini generali, l\u2019elevata pericolosit\u00e0 geomorfologica ed idraulica, cui \u00e8 soggetto il nostro paese \u00e8 dovuta essenzialmente alla natura geologicamente giovane del territorio italiano, caratterizzato, da versanti acclivi, da rocce particolarmente friabili e corsi d\u2019acqua con un regime per lo pi\u00f9 torrentizio. \u00c8 innegabile per\u00f2 che la propensione allo sviluppo di frane ed alluvioni nel nostro paese, oltre ad avere un connotato intrinseco naturale \u00e8 incrementato da una non adeguata gestione umana, infatti a questo quadro di pericolosit\u00e0 generale va aggiunta la recente cementificazione diffusa, spesso fuori controllo e non conforme alle caratteristiche intrinseche dei territori, che ha incrementato l\u2019entit\u00e0 del deflusso superficiale a discapito dei processi di infiltrazione. In prossimit\u00e0 ed all\u2019interno dei centri abitati abbiamo il fenomeno della canalizzazione selvaggia dei corsi d\u2019acqua al fine di conquistare spazi per nuove edificazioni in territori di pertinenza fluviale che hanno determinato un drammatico incremento delle condizioni complessive di rischio. Se ci\u00f2 non bastasse, le amministrazioni, quasi sempre affidano la progettazione e l\u2019esecuzione dei lavori ad imprese e progettisti con il criterio del massimo ribasso che oltre a non prevedere un necessario piano specifico di manutenzione dell\u2019opera realizzata mettono gli stessi nelle condizioni di eseguire lavori non adeguati sia rispetto al contesto che alle leggi di riferimento.<\/p>\n<p>In Italia, quello che manca veramente, non \u00e8 la pianificazione ordinaria del territorio, ma semplicemente la mancanza di applicazione di quelle norme che ahim\u00e8 sono state rese obbligatorie ad ogni esperienza luttuosa subita nel corso degli anni e che fondano la loro forza sulla lettura attenta delle dinamiche morfoevolutive specifiche dei territori.<\/p>\n<p>Se avessimo la forza ciascuno per le proprie competenze, cittadini compresi, di fare applicare quanto normato e di segnalare preventivamente eventuali abusi, sicuramente avremmo innescato nel tempo un percorso virtuoso sui processi di gestione rispettosi del territorio e capaci di arginare quei fenomeni, evidenziati in precedenza, che portano allo sfruttamento incondizionato delle risorse naturali e che rendono sempre pi\u00f9 labile l\u2019equilibrio di coesistenza tra dinamiche antropiche ed il sistema ambientale. \u00c8 necessario sottolineare che il sistema funziona se le scelte progettuali disegnate sulla base di\u00a0 esigenze tecnico \/scientifiche sono fondate su strategie partecipative che diventano patrimonio della politica una volta che sono state inglobate dal DNA dei cittadini. Per fare questo, \u00e8 necessario, dunque intervenire con una grande campagna di prevenzione dai rischi.<\/p>\n<p>La prevenzione \u00e8 un tema molto complesso che deve coinvolgere tutti i protagonisti della societ\u00e0 civile, ed in particolar modo dovr\u00e0 avere un forte sostegno, oltre che dallo Stato, anche da parte della societ\u00e0 civile attraverso l\u2019impegno concreto da parte delle grandi Organizzazioni di Volontariato affinch\u00e9 diventi una cultura consolidata tra le persone.<\/p>\n<p>Il radicamento e la conoscenza storica del territorio e delle comunit\u00e0 mette, queste ultime, nelle condizioni di poter informare e sensibilizzare i cittadini al tema della prevenzione dai rischi. Questa nuova attivit\u00e0 sperimentata con notevole successo negli ultimi anni con il progetto \u201cIo non rischio\u201d induce nelle persone la consapevolezza dell\u2019auto protezione promuovendo allo stesso tempo un cambiamento culturale rispetto alle tematiche affrontate. A partire da subito, bisogna strutturare, sull\u2019intero territorio nazionale, una campagna di comunicazione ed informazione capillare sui rischi naturali che abbia tra i suoi principi basilari metodologie di prevenzione e regole elementari di autodifesa che devono entrare a fare parte del corredo genetico di ogni cittadino.<\/p>\n<p>A questa azione vanno aggiunte esercitazioni sul campo, basate sulla pianificazione di emergenza, rivolte ai cittadini ed agli amministratori che migliorino il grado di preparazione della comunit\u00e0 a rispondere alle emergenze attraverso dei modelli predefiniti per aumentare la coscienza razionale del pericolo e la conoscenza diffusa di alcuni modi e comportamenti che, tra l\u2019altro, notoriamente riducono il panico e gli effetti caotici propri delle fasi dell\u2019emergenza.<i><\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><b><i>Queste azioni possono essere ascritte alle &#8220;piccole opere&#8221; che molti chiedono al posto delle &#8220;grandi opere&#8221; a cui sembra non si voglia assolutamente rinunciare?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Lo scenario disegnato, dagli ultimi eventi alluvionali, ha evidenziato da un lato l\u2019estrema fragilit\u00e0 del nostro Paese e dall\u2019altro l\u2019immenso lavoro che si prospetta per mettere in sicurezza territori, persone ed economia, come gi\u00e0 detto in precedenza, l\u2019Italia non ha bisogno di \u201cgrandi opere\u201d ma di tante piccole opere che di fatto nel loro insieme costituiscono un grande piano di investimento diffuso capillarmente sull\u2019intero territorio nazionale che non dimentichi tra l\u2019altro anche la messa in sicurezza delle scuole, degli ospedali, degli edifici pubblici anche dal rischio sismico. Tale sistema d\u2019investimento, tra le altre cose, rimetterebbe in moto ed in maniera diffusa, (e non per pochi!!!), l\u2019economia vera quella della piccola e media impresa.<\/p>\n<p>\u00c8 il momento di incrementare la resilienza della nostra societ\u00e0 attraverso azioni concrete di mitigazione ed adattamento avviando finalmente quella politica di cui il paese ha realmente bisogno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Un ringraziamento ad Andrea Cardoni dell&#8217;ufficio stampa ANPAS per la realizzazione dell&#8217;intervista<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di fronte ai &#8220;soliti&#8221; disastri autunnali, al catastrofismo, al fatalismo, allo scaricabarile delle competenze, abbiamo chiesto a uno 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