{"id":781128,"date":"2018-12-27T21:00:15","date_gmt":"2018-12-27T21:00:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=781128"},"modified":"2018-12-27T21:02:03","modified_gmt":"2018-12-27T21:02:03","slug":"il-differimento-della-rieducazione-pena-per-motivi-di-salute","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/12\/il-differimento-della-rieducazione-pena-per-motivi-di-salute\/","title":{"rendered":"Il Differimento della (Rieducazione?) Pena per Motivi di Salute"},"content":{"rendered":"<p>\u201c<em>Nella condizione in cui devo vivere, i capricci nascono da soli: \u00e8 incredibile come gli uomini costretti da forze esterne a vivere in modi eccezionali e artificiali sviluppino con particolare alacrit\u00e0 tutti i lati negativi del loro carattere<\/em>\u201d<\/p>\n<p>-GRAMSCI A.,\u00a0<em>Lettere dal Carcere<\/em>&#8211;<\/p>\n<p>Didier Fassin ha recentemente pubblicato un saggio intitolato \u201c<em>Punire. Una passione\u00a0<\/em>contemporanea\u201d, nel quale si offre un\u2019interessantissima riflessione: \u201c<em>Nell\u2019ultimo decennio il mondo \u00e8 entrato in un\u2019era del castigo. [\u2026] In linea di principio, di fronte ai disordini vissuti da una societ\u00e0, alla violazione delle sue norme e all\u2019infrazione delle sue leggi, i suoi membri si affidano a una risposta fatta di sanzioni che alla maggior parte degli individui appaiono utili e necessarie. Il crimine \u00e8 il problema, e il castigo \u00e8 la sua soluzione. Con il momento punitivo, \u00e8 il castigo a diventare il problema. lo diventa a causa del numero di persone rinchiuse o poste sotto sorveglianza, dello scotto pagato dalle loro famiglie e comunit\u00e0, del costo economico e umano che ci\u00f2 determina per la collettivit\u00e0, della produzione e riproduzione di disuguaglianze che favorisce, della crescita della criminalit\u00e0 e dell\u2019insicurezza che genera e, infine, della perdita di legittimit\u00e0 derivante dalla sua applicazione discriminatoria e arbitraria. Ritenuto ci\u00f2 che dovrebbe proteggere la societ\u00e0 dal crimine, il castigo appare sempre di pi\u00f9 ci\u00f2 che invece la minaccia. Il momento punitivo incarna questo paradosso<sup>1<\/sup>\u00a0<\/em>\u201d. La bont\u00e0 di tale argomentazione, molto probabilmente, pu\u00f2 essere apprezzata &#8211; anche ed\u00a0<em>a fortiori\u00a0<\/em>-allorquando ci si interroghi sulla compatibilit\u00e0 della detenzione con lo stato di salute precario di alcuni detenuti: il momento punitivo, infatti, in tali circostanze appare del tutto paradossale.<\/p>\n<p>\u00c8 recentissima, d\u2019altronde, la triste notizia di Ezio Prinno, un detenuto del carcere di Opera costretto ad indossare ventiquattro ore su ventiquattro un casco per evitare di procurarsi lesioni derivanti dai suoi frequenti attacchi di epilessia. La madre, intervistata da \u201cIl Dubbio\u201d, ha riferito parole che gettano in non poco imbarazzo gli operatori del diritto: \u201c<em>non mi interessano gli sconti di pena, chiedo solo che mio figlio abbia una carcerazione dignitosa<sup>2<\/sup>\u00a0<\/em>\u201d. Lo studio dell\u2019applicazione del diritto alla salute all\u2019interno delle carceri, infatti, spesse volte pare condurre al disvelamento di una tristissima realt\u00e0: si potrebbe dire provocatoriamente (ma non troppo) che si assiste pi\u00f9 ad un differimento della rieducazione che della pena. Gli artt. 146 e 147 c.p., d\u2019altronde, sembrano essere lenti dislessiche nel momento in cui consentono di osservare il detenuto perseguendo\u00a0<em>ratio\u00a0<\/em>tanto distinte quanto distanti: l\u2019obbligo dell\u2019ordinamento di eseguire le pene da un lato ed il diritto alla salute del detenuto dall\u2019altro. Tale circostanza induce una riflessione di non poco momento: \u00e8 il diritto alla salute del detenuto a dover cedere il passo a vantaggio dell\u2019obbligo, posto in capo allo Stato, di eseguire le pene o \u00e8 il contrario? L\u2019art. 27 della Costituzione \u00e8 chiaro nel rispondere a tale quesito: \u201c<em>Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanit\u00e0 e devono tendere alla rieducazione del condannato<sup>3<\/sup>\u00a0<\/em>\u201d. Se \u00e8 vero, come \u00e8 vero, che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato, allora, non si comprende come si possa sostenere che il detenuto debba \u201cadattarsi\u201d al carcere piuttosto che il carcere al detenuto. La stessa espressione \u201cincompatibilit\u00e0 con il regime carcerario\u201d tradisce, a ben vedere, una visione di tale complesso fenomeno scaturente da una prospettiva del tutto erronea: non spetta, infatti, al detenuto essere \u201ccompatibile\u201d con il carcere ma, casomai, \u00e8 il carcere a dover essere compatibile con il detenuto. In numerose ipotesi, infatti, \u00e8 il regime carcerario a palesarsi come incompatibile con il detenuto.<\/p>\n<p>Osservare la problematica del diritto alla salute nelle carceri attraverso una prospettiva secondo la quale \u00e8 il detenuto a doversi adattare al regime carcerario conduce a conclusioni che, alla fin fine, ri(con)ducono la questione alla pericolosit\u00e0 sociale e \u201c<em>secondo\u00a0<\/em>[le quali]<em>\u00a0per il differimento della pena detentiva \u00e8 necessario che la patologia da cui \u00e8 affetto il condannato sia tale da porlo in pericolo la vita o da provocare conseguenze dannose rilevanti, esigendo un trattamento terapeutico che &#8211; anche tenuto conto della\u00a0<u>pericolosit\u00e0 sociale<\/u>\u00a0del detenuto valutata\u00a0<u>comparativamente<\/u>\u00a0&#8211; non si possa attuare nello stato di detenzione<sup>4<\/sup>\u00a0\u201d<\/em>. La pericolosit\u00e0 sociale diviene, fuori dai denti, il discrimine in grado di determinare la compatibilit\u00e0 o meno del detenuto con il regime carcerario: troppa, infatti, la discrezionalit\u00e0 che un concetto s\u00ec vago getta nelle mani del magistrato di sorveglianza di turno. Al di fuori dei confini nazionali, d\u2019altronde, le prospettive di osservazione non sembrano mutare. Si pensi, ad esempio, ad una recente pronuncia della Corte Europea secondo la quale \u201c<em>Il regime speciale del 41-bis, previsto dall&#8217;ordinamento italiano per fini\u00a0<u>preventivi<\/u>\u00a0e di\u00a0<u>sicurezza<\/u>, non \u00e8 contrario alla Convenzione europea. Tuttavia, le autorit\u00e0 nazionali devono prevedere un continuo\u00a0<u>monitoraggio<\/u>\u00a0e fornire un&#8217;adeguata\u00a0<u>motivazione<\/u>\u00a0nel caso in cui il detenuto per il quale \u00e8 stato disposto tale regime si trovi\u00a0<u>in gravi condizioni di salute e abbia subito una perdita cognitiva grave<sup>5<\/sup>\u00a0<\/u><\/em>\u201d. La presenza della pericolosit\u00e0 sociale, in sintesi, garantisce sempre e comunque la compatibilit\u00e0 del detenuto con il regime carcerario ma,\u00a0<em>a contrario<\/em>, non garantisce quasi mai la compatibilit\u00e0 del regime carcerario con le condizioni psico-fisiche del carcerato. \u00c8 per tale motivo che si potrebbe dire che all\u2019interno delle carceri italiane si assiste assai pi\u00f9 facilmente ad un differimento della rieducazione piuttosto che della pena.<\/p>\n<p>La rieducazione, ai sensi della l. 354 del 1975<sup>6<\/sup>\u00a0, dovrebbe attuarsi secondo un trattamento che \u201c<em>tende, anche attraverso i contatti con l\u2019ambiente esterno, al reinserimento sociale e<\/em>[dovrebbe essere]<em>\u00a0attuato secondo un criterio di\u00a0<u>individualizzazione<\/u>\u00a0in rapporto alle specifiche condizioni degli interessati<\/em>\u201d. Tale affermazione,\u00a0<em>ictu oculi<\/em>, sembra ipotizzare una pena del tutto dissimile dal carcere e, purtuttavia, \u00e8 noto che \u201c<em>l\u2019interesse per i contenuti della rieducazione storicamente si accompagna, almeno nell\u2019epoca moderna, al progressivo affermarsi della pena detentiva come modello dominante di sanzione penale<sup>7<\/sup>\u00a0<\/em>\u201d. La riprova del fatto che sia questo \u201clo stato dell\u2019arte\u201d si ha nella lettura di un\u2019opera di autorevolissima dottrina che, nel momento in cui predica che la pena detentiva debba \u201c<em>proporsi la finalit\u00e0 di ricostruire, attraverso tutti i tentativi utili di rieducazione<sup>8<\/sup>\u00a0<\/em>\u201d e che sia necessario \u201c<em>superare sia la concezione pan-carceraria sia quella carcerocentrica<sup>9<\/sup>\u00a0<\/em>\u201d conclude chiosando: \u201c<em>il carcere rappresenta l\u2019anello di chiusura necessario a reggere la catena sanzionatoria, ma altre sanzioni vanno previste sin dalla fase della sentenza<sup>10<\/sup><\/em>\u201d tradendo, in buona sostanza, un formale sacrificio all\u2019altare della pena carceraria. \u00c8 come leggere, a modestissimo parere di chi scrive, le celeberrime parole di Foucault: \u201c<em>conosciamo tutti gli inconvenienti della prigione, e come sia pericolosa, quando non \u00e8 inutile. E tuttavia non vediamo con quale altra cosa sostituirla. Essa \u00e8 la detestabile soluzione di cui non si saprebbe fare a meno<sup>11<\/sup>\u00a0<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Tale\u00a0<em>weltanschauung\u00a0<\/em>del diritto penale, al di l\u00e0 delle apparenze, influenza anche la problematica del differimento dell\u2019esecuzione della pena per motivi di salute. Se il carcere, infatti, viene visto come lo strumento principe per contenere la pericolosit\u00e0 sociale e quest\u2019ultima determina, sempre e comunque, una \u201ccompatibilit\u00e0\u00a0<em>de facto\u00a0<\/em>con il regime penitenziario\u201d, allora, risulter\u00e0, sempre e comunque, assai arduo ottenere il differimento della pena perch\u00e9 il carcere non diviene solo un\u2019<em>extrema ratio\u00a0<\/em>ma, casomai, esso stesso si palesa come una\u00a0<em>ratio<\/em>.<\/p>\n<p>L\u2019(ab)uso del concetto \u201cpericolosit\u00e0 sociale\u201d \u00e8, in sintesi, figlio d\u2019una pi\u00f9 estesa visione del diritto penale connotata da un radicato carcerocentrismo ed esasperata, oggi pi\u00f9 che mai, da una politica che vede nel diritto unicamente uno strumento per attirare consensi. Fino a che continuer\u00e0 ad esistere il \u201ccredo del carcere\u201d, \u201c<em>un\u2019istituzione al tempo stesso illiberale, disuguale, atipica, almeno in parte extra-legale ed extra-giudiziale, lesiva della dignit\u00e0 della persona, penosamente e inutilmente afflittiva<sup>12<\/sup>\u00a0<\/em>\u201d, molto probabilmente, continueranno a fare \u201cnotizia\u201d detenuti privati della loro dignit\u00e0, anche nel momento in cui, a causa di una malattia, sono pi\u00f9 fragili. Si potrebbe dire, con le parole del Ferrajoli, che \u201c<em>di questa istituzione sempre pi\u00f9 povera di senso, di questa macchina disumanizzante, che produce un costo di sofferenze non compensato da apprezzabili vantaggi per nessuno, risulta per ci\u00f2 giustificato, in una prospettiva di lungo termine, il superamento<sup>13<\/sup>\u00a0<\/em>\u201d, precisando, che ci\u00f2 \u201c<em>non vuol dire [\u2026] superamento della pena, che equivarrebbe di fatto, al di l\u00e0 delle illusioni dei suoi fautori, a un sistema di diritto penale massimo, selvaggio e\/o disciplinare<sup>14<\/sup>\u00a0<\/em>\u201d ma, casomai, significa introdurre un \u201c<em>diritto penale minimo<sup>15<\/sup>\u00a0<\/em>\u201d, inteso come \u201c<em>tecnica di minimizzazione della violenza nella societ\u00e0: della violenza dei delitti ma anche di quella delle reazioni ai delitti<sup>16<\/sup>\u00a0<\/em>\u201d. Una buona parte della dottrina, non a caso, sostiene la necessit\u00e0 di procedere ad una \u201cforte\u201d depenalizzazione al fine di raggiungere tale obiettivo e, purtuttavia, prima di ogni altra cosa, sarebbe opportuno \u201c<em>spodestare la reclusione carceraria dal suo ruolo di pena principale e paradigmatica e, se non abolirla, quanto meno ridurne drasticamente la durata e trasformarla in sanzione eccezionale, limitata alle offese pi\u00f9 gravi a diritti fondamentali [\u2026], i quali solo giustificano la privazione della libert\u00e0 personale che \u00e8 pur essa un diritto fondamentale costituzionalmente garantito<sup>17<\/sup>\u00a0<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Il diritto penale, in caso contrario, un bel giorno potrebbe destarsi dai sogni e reincarnare il Gregor Samsa di Kafka: potrebbe, cio\u00e8, trovarsi \u201c<em>tramutato, nel suo letto, in un enorme insetto. Se ne st<\/em>[sarebbe]\u00a0<em>disteso sulla schiena, dura come una corazza, e per poco che\u00a0<\/em>[provasse]\u00a0<em>ad alzare la testa\u00a0<\/em>[potrebbe]\u00a0<em>vedersi il ventre abbrunito e convesso, solcato da nervature arcuate sul quale si\u00a0<\/em>[reggerebbe]\u00a0<em>a stento la coperta, ormai prossima a scivolare completamente a terra. Sotto i suoi occhi\u00a0<\/em>[annasperebbero]\u00a0<em>impotenti le sue molte zampette, di una sottigliezza desolante se raffrontate alla sua corporatura abituale<sup>18<\/sup>\u00a0<\/em>\u201d e non gli resterebbe pi\u00f9 alcunch\u00e9 da fare se non chiedersi \u201c<em>che cosa mi \u00e8 accaduto?<sup>19<\/sup>\u00a0<\/em>\u201d e sperare di riaddormentarsi.<\/p>\n<p>Daniel Monni<\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0FASSIN D.,\u00a0<em>Punire. Una passione contemporanea<\/em>, Milano, 2018, pagina 4<\/p>\n<p><sup>2<\/sup>\u00a0<a href=\"http:\/\/ildubbio.news\/ildubbio\/2018\/12\/14\/quel-detenuto-e-epilettico-allora-mettetegli-il-casco\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=http:\/\/ildubbio.news\/ildubbio\/2018\/12\/14\/quel-detenuto-e-epilettico-allora-mettetegli-il-casco\/&amp;source=gmail&amp;ust=1546030268054000&amp;usg=AFQjCNGX6T76xy2L5usYejqUUv4TZnjvgA\">http:\/\/ildubbio.news\/ildubbio\/<wbr \/>2018\/12\/14\/quel-detenuto-e-<wbr \/>epilettico-allora-mettetegli-<wbr \/>il-casco\/<\/a><\/p>\n<p><sup>3<\/sup>\u00a0Art. 27 comma III Cost.<\/p>\n<p><sup>4<\/sup>\u00a0Cassazione Penale, sezione I, 17 ottobre 2018, n. 49987<\/p>\n<p><sup>5<\/sup>\u00a0Corte Europea Diritti dell\u2019Uomo, sezione I, 25 ottobre 2018, n. 5508<\/p>\n<p><sup>6<\/sup>\u00a0Art. 1 della l. 354 del 1975<\/p>\n<p><sup>7<\/sup>\u00a0FIANDACA G.,\u00a0<em>Art. 27<\/em>, in\u00a0<em>Commentario della Costituzione<\/em>, 1991, pagina 275<\/p>\n<p><sup>8<\/sup>\u00a0FIORENTIN F.,\u00a0<em>Misure alternative alla detenzione e tossicodipendenza<\/em>, Torino, 2011, pagina 20<\/p>\n<p><sup>9<\/sup>\u00a0<em>Ibidem<\/em><\/p>\n<p><sup>10<\/sup>\u00a0<em>Ibidem<\/em><\/p>\n<p><sup>11<\/sup>\u00a0FOUCAULT M.,\u00a0<em>Sorvegliare e Punire. Nascita della Prigione<\/em>, Torino, 2014, pagina 252<\/p>\n<p><sup>12<\/sup>\u00a0FERRAJOLI L., Il paradigma garantista. Filosofia e critica del diritto penale, Napoli, 2014, pagine 211 e ss.<\/p>\n<p><sup>13<\/sup>\u00a0<em>Ibidem<\/em><\/p>\n<p><sup>14<\/sup>\u00a0<em>Ibidem<\/em><\/p>\n<p><sup>15<\/sup>\u00a0<em>Ibidem<\/em><\/p>\n<p><sup>16<\/sup>\u00a0<em>Ibidem<\/em><\/p>\n<p><sup>17<\/sup>\u00a0<em>Ibidem<\/em><\/p>\n<p><sup>18<\/sup>\u00a0KAFKA F.,\u00a0<em>La metamorfosi<\/em>, Milano, 1998, pagina 51<\/p>\n<p><sup>19<\/sup>\u00a0<em>Ibidem<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cNella condizione in cui devo vivere, i capricci nascono da soli: \u00e8 incredibile come gli uomini costretti da forze esterne a vivere in modi eccezionali e artificiali sviluppino con particolare alacrit\u00e0 tutti i lati negativi del loro carattere\u201d -GRAMSCI A.,\u00a0Lettere&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":594,"featured_media":781129,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[60,47,162],"tags":[11961,6642,53182,53181,1177],"class_list":["post-781128","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diritti-umani","category-europa","category-opinioni","tag-antonio-gramsci","tag-carcere","tag-carcere-di-opera","tag-ezio-prinno","tag-salute"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il Differimento della (Rieducazione?) 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