{"id":775909,"date":"2018-12-14T11:22:29","date_gmt":"2018-12-14T11:22:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=775909"},"modified":"2018-12-14T11:22:29","modified_gmt":"2018-12-14T11:22:29","slug":"servizio-civile-universale-una-vittima-di-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/12\/servizio-civile-universale-una-vittima-di-guerra\/","title":{"rendered":"Servizio Civile Universale: una vittima di guerra"},"content":{"rendered":"<p>In un recente appello di Arci Servizio Civile si rende noto che il governo del cambiamento non pare interessato a sostenere adeguatamente il Servizio Civile Universale il quale, lo ricordiamo, costituisce l\u2019ossatura di molti interventi sociali e culturali messi in campo da altrettante associazioni e Onlus.<\/p>\n<p>\u201c\u2026Il Paese\u2026\u201d, si legge nell\u2019appello, \u201c\u2026 alla vigilia del passaggio in Aula di Montecitorio della legge di stabilit\u00e0 2019, progetta il suo futuro, ma si dimentica dei giovani (\u2026) \u00c8 ormai concreto il rischio di una legge di stabilit\u00e0 2019 con solo 148 milioni per il Servizio Civile Universale, che, come da tutti confermato, sono in grado di dare l&#8217;opportunit\u00e0 a poco pi\u00f9 di 20.000 giovani di svolgere Servizio Civile, a fronte dei 53.363 volontari del 2018 e dei 110.000 candidati al bando 2018.\u00a0Un danno per decine di migliaia di giovani, cos\u00ec come per chi beneficia del Servizio Civile stesso, quali, anzitutto, le fasce pi\u00f9 deboli della popolazione, privati di innumerevoli servizi. Rimaniamo disorientati che il Governo non abbia sostenutoun emendamento presentato dal gruppo parlamentare di maggioranza relativa. Chiediamo al Governo di stabilire un&#8217;idea precisa sul futuro\u00a0dei giovani, intervenendo in Aula e presentando tutte le iniziative opportune affinch\u00e9 la Camera licenzi un testo che assicuri per il 2019 quantomeno il contingente del 2018. Una scelta diversa \u00e8 un grave segno di disattenzione alle speranze dei giovani e alla loro emarginazione sociale ed economica\u2026\u201d<\/p>\n<p>Anche se il governo del cambiamento si sta rivelando come il peggiore di tutti rispetto a questo tema, \u00e8 pur vero che il finanziamento del Servizio Civile Universale (gi\u00e0 Servizio Civile Nazionale) \u00e8 sempre stato oggetto di estenuanti trattative con i governi di ogni colore sin dai tempi della sua istituzione e lo testimonia, a titolo d\u2019esempio, il fatto che nel 2018 sono state finanziate meno della met\u00e0 delle candidature pervenute.<\/p>\n<p>Il\u00a0<a href=\"http:\/\/www.serviziocivile.gov.it\/menusx\/servizio-civile-nazionale\/cosa-e-il-scn.aspx\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=http:\/\/www.serviziocivile.gov.it\/menusx\/servizio-civile-nazionale\/cosa-e-il-scn.aspx&amp;source=gmail&amp;ust=1544863987359000&amp;usg=AFQjCNGUoZHPQDVB31-ZSV8097cHvdfUtw\">Servizio Civile Nazionale<\/a>\u00a0viene istituito con la legge 64 del 2001. In questa fase, preparatoria alla definitiva sospensione della leva, avevano accesso al SCN le sole donne, su base volontaria.<\/p>\n<p>Con la definitiva sospensione della leva militare (e quindi dell\u2019obiezione di coscienza) sopraggiunta con la legge 226 del 2004, il SCN entra nella sua fase attuativa piena con l\u2019apertura dei bandi ad entrambi i sessi.<\/p>\n<p>Ma da allora, l\u2019afflusso di giovani che generava l\u2019obiezione di coscienza verso associazionismo e Terzo settore \u00e8 rimasto solo un pallido ricordo.<\/p>\n<p>Un pallido ricordo che, con l\u2019istituzione del SCN si \u00e8 trasformato in una fregatura bella e buona\u2026<\/p>\n<p>L\u2019ipotesi della professionalizzazione delle Forze armate e della conseguente sospensione della leva vinse praticamente a tavolino in primo luogo perch\u00e9 prospett\u00f2 la promessa di liberare i giovani italiani dal fardello della leva obbligatoria (salvo \u201cimporla\u201d indirettamente ai disoccupati e ad una particolare fascia di territorio nazionale come unico sbocco occupazionale); in secondo luogo perch\u00e9 questa \u201criforma\u201d, a suo tempo, mise d\u2019accordo un po\u2019 tutti:<br \/>\n&#8211; gli statunitensi che la imposero come standard Nato per potere disporre anche delle Forze armate italiane direttamente o indirettamente nei loro piani strategici post 89\u2019;<br \/>\n&#8211; tutti i partiti rappresentati in parlamento con l\u2019unica eccezione di Rifondazione Comunista;<br \/>\n&#8211; le aziende del comparto industriale militare per ovvie ragioni legate all\u2019aumento di commesse con alto valore tecnologico e quindi all\u2019aumento dei dividendi per manager e azionisti (con i sindacati di categoria confederali in una posizione sempre opaca e sulla difensiva nonostante il calo costante dell\u2019occupazione);<br \/>\n&#8211; il Terzo settore che sperava di vedere risarcito il suo serbatoio di giovani (prima garantito dall\u2019obiezione di coscienza) con l\u2019istituzione del SCN.<\/p>\n<p>Tra i favorevoli alla professionalizzazione delle Forze armate solo Stati uniti, Nato ed industria bellica hanno incassato enormi vantaggi: una inedita politica estera belligerante a sostegno della spesa militare che oggi si attesta sui 70 milioni di euro al giorno e che dovr\u00e0 essere portata al 2% del Pil ossia 100 milioni di euro al giorno da un lato e un grande consumatore interno di hi-tech militare dall\u2019altro.<\/p>\n<p>Le cifre parlano chiaro e, tra tutti, il Terzo settore \u00e8 rimasto col cerino in mano. Non a caso fu proprio lo stesso Terzo settore, per correre ai ripari, a suggerire al governo Renzi l\u2019istituzione della \u201cleva civile\u201d (implicitamente parallela all\u2019esercito professionale).<\/p>\n<p>Un palese nonsenso, peraltro finanziariamente insostenibile se consideriamo le cifre investite nell\u2019impegno bellico permanente seguito alla professionalizzazione.<\/p>\n<p>Altra vittima della contro-riforma che ha sospeso la leva (anzich\u00e9 ridimensionarla e ripensarla nelle finalit\u00e0) \u00e8 stata, indirettamente, la Protezione Civile.<br \/>\nIn pieno caos climatico, la Protezione Civile ha infatti perso un collaboratore di primo piano: l\u2019Esercito, con logistica, mezzi e personale \u00e8 in tutt\u2019altro affaccendato, strutturalmente incapace di essere impiegato in maniera massiccia e risolutiva nelle emergenze ambientali plurime che ci colpiscono ogni anno.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 arrivato il tempo di ripensare organicamente il tema della \u201cdifesa e sicurezza della patria\u201d, cos\u00ec come costituzionalmente sancito.<\/p>\n<p>Ricomporre i cocci oggi significa abbandonare approcci corporativi e fare i conti con l\u2019attuale modello di difesa nel suo complesso per superarlo. Significa fare un passo indietro per farne quattro\u00a0in avanti: recuperare e potenziare la funzione di supporto ed integrazione delle FF.AA. con la Protezione Civile nelle emergenze ambientali; restituire a questo Paese un Servizio Civile come alternativa con pari dignit\u00e0 a quello militare; rendere le Forze armate strutturalmente indisponibili ad una politica estera belligerante asservita agli interessi Nato\/statunitensi e ai fatturati dell\u2019industria militare, avviare lo smantellamento\/conversione di tutte le\u00a0basi statunitensi presenti sul territorio nazionale.<\/p>\n<p>Quattro\u00a0passi in avanti per un\u2019Italia neutrale, ponte di pace e cooperazione per il Mediterraneo e Paese promotore di politiche di distensione e disarmo: un grande, difficile eppure necessario ricollocamento strategico in un mondo che sta scoppiando.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un recente appello di Arci Servizio Civile si rende noto che il governo del 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Abbandona quindi il campo umanitario per impegnarsi nella lotta aperta al neocolonialismo e a quella che definisce \u201cprivatizzazione della guerra\u201d. E\u2019 stato co-redattore della rivista telematica Intermarx e del bollettino di controinformazione Quemada. Dal 2009 al 2014 \u00e8 stato assessore all\u2019ambiente, attivit\u00e0 produttive e politiche sociali del comune di Tramonti di Sotto (PN) per cui ha seguito interventi di sostenibilit\u00e0 ambientale e rilancio di produzioni locali di qualit\u00e0. Ha pubblicato vari articoli e saggi sulle riviste Giano, Guerre e Pace, AlternativeEuropa sui temi della corsa agli armamenti, dei nazionalismi, delle multinazionali, della storia della Jugoslavia socialista. Ha collaborato con Il Manifesto e Le Monde Diplomatique e scrive per il quotidiano on-line FriuliSera. Per l\u2019editore KappaVu ha curato i libri \u201cSe dici guerra\u2026basi militari, tecnologie, profitti\u201d \u201cFrammenti sulla guerra. Industria e neocolonialismo in un mondo multipolare\u201d. Attualmente segue per Rifondazione Comunista le questioni legate alla corsa agli armamenti, all\u2019industria bellica, alla belligeranza permanente. E\u2019 stato carpentiere, pizzaiolo, conducente di scuolabus, operaio edile, gestore di attivit\u00e0 ricettive. Le sue passioni sono l'alpinismo, la pesca in apnea, la falegnameria e la fotografia. Crede fermamente che la vera utopia sia pensare, come umanit\u00e0, di poter sopravvivere all\u2019attuale modo di produrre e consumare. 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Piccin","description":"Inizia la sua militanza pacifista nel 1991, a diciassette anni, all\u2019epoca della prima guerra del Golfo. Nel 1992, appena diciottenne, vede per la prima volta la guerra in faccia a Mostar (Bosnia Erzegovina) seguendo come volontario civile una carovana della campagna Dai Ruote alla Pace. Colpito dal \u201cmal di Jugoslavia\u201d segue per il Consorzio italiano di Solidariet\u00e0 vari progetti rivolti alla popolazione colpita dalla guerra nella riva est della citt\u00e0 dove ha vissuto a pi\u00f9 riprese e in pianta stabile tutte le condizioni dell\u2019assedio Ustascia: assenza di elettricit\u00e0 e acqua corrente. Lavora per l\u2019Unhcr tra Belgrado e Budapest nel quadro di un programma per il rifornimento di combustibili verso campi profughi ed ospedali nel lungo periodo dell\u2019embargo sulla Serbia. Studia la storia ed acquisisce il metodo materialista dialettico che gli fa comprendere come la guerra stessa sia un articolato e lucroso processo produttivo. Abbandona quindi il campo umanitario per impegnarsi nella lotta aperta al neocolonialismo e a quella che definisce \u201cprivatizzazione della guerra\u201d. E\u2019 stato co-redattore della rivista telematica Intermarx e del bollettino di controinformazione Quemada. Dal 2009 al 2014 \u00e8 stato assessore all\u2019ambiente, attivit\u00e0 produttive e politiche sociali del comune di Tramonti di Sotto (PN) per cui ha seguito interventi di sostenibilit\u00e0 ambientale e rilancio di produzioni locali di qualit\u00e0. Ha pubblicato vari articoli e saggi sulle riviste Giano, Guerre e Pace, AlternativeEuropa sui temi della corsa agli armamenti, dei nazionalismi, delle multinazionali, della storia della Jugoslavia socialista. Ha collaborato con Il Manifesto e Le Monde Diplomatique e scrive per il quotidiano on-line FriuliSera. Per l\u2019editore KappaVu ha curato i libri \u201cSe dici guerra\u2026basi militari, tecnologie, profitti\u201d \u201cFrammenti sulla guerra. Industria e neocolonialismo in un mondo multipolare\u201d. Attualmente segue per Rifondazione Comunista le questioni legate alla corsa agli armamenti, all\u2019industria bellica, alla belligeranza permanente. E\u2019 stato carpentiere, pizzaiolo, conducente di scuolabus, operaio edile, gestore di attivit\u00e0 ricettive. Le sue passioni sono l'alpinismo, la pesca in apnea, la falegnameria e la fotografia. Crede fermamente che la vera utopia sia pensare, come umanit\u00e0, di poter sopravvivere all\u2019attuale modo di produrre e consumare. 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