{"id":7753,"date":"2011-12-21T00:00:00","date_gmt":"2011-12-21T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2011-12-22T01:01:19","modified_gmt":"2011-12-22T01:01:19","slug":"rapporto-annuale-i-10-luoghi-piu-pericolosi-per-i-giornalisti-nel-2011","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2011\/12\/rapporto-annuale-i-10-luoghi-piu-pericolosi-per-i-giornalisti-nel-2011\/","title":{"rendered":"Rapporto annuale \u2013 I 10 luoghi pi\u00f9 pericolosi per i giornalisti nel 2011"},"content":{"rendered":"<p>Quest\u2019anno, per la prima volta, Reporters Sans Fronti\u00e8res ha stilato l\u2019elenco dei 10 luoghipi\u00f9 pericolosi per i media \u2013 le 10 citt\u00e0, province, quartieri o regioni dove giornalisti,<br \/>\nblogger o cyberdissidenti sono particolarmente esposti alla violenza e dove la libert\u00e0 di<br \/>\ninformazione non \u00e8 rispettata.<\/p>\n<p>In generale, il 2011 \u00e8 stato un anno difficile per la libert\u00e0 di stampa e di informazione. La<br \/>\nPrimavera Araba \u00e8 stata al centro delle notizie di attualit\u00e0. Dei 66 giornalisti assassinati<br \/>\nnel 2011, 20 sono stati uccisi proprio in Medio Oriente (il doppio rispetto al 2010). Una<br \/>\ncifra simile si \u00e8 registrata in America Latina, una regione molto esposta alla minaccia<br \/>\ndella violenza criminale. Per il secondo anno consecutivo, \u00e8 il Pakistan la nazione pi\u00f9<br \/>\ncruenta con un totale di 10 giornalisti deceduti, per lo pi\u00f9 assassinati. Cina, India e Eritrea<br \/>\ncontinuano ad essere le prigioni pi\u00f9 grandi per la stampa.<\/p>\n<p>La Primavera Araba, con i movimenti di protesta che ha inspirato nei paesi vicini<br \/>\nquali Sudan e Azerbaigian, e le manifestazioni di strada in altre nazioni come Grecia,<br \/>\nBielorussia, Uganda, Cile e Stati Uniti, hanno provocato la spettacolare impennata nel<br \/>\nnumero di arresti: da 535 nel 2010 a ben 1.044 nel 2011. In molti casi, ai giornalisti \u00e8 stato<br \/>\nimpedito fisicamente di svolgere il proprio lavoro, attraverso fermi e interrogatori, nella<br \/>\nmaggior parte delle situazioni questi hanno rappresentato tentativi da parte dei governi di<br \/>\ninsabbiare informazioni che potevano in qualche modo indebolirli.<\/p>\n<p>L\u2019aumento del 43% dei casi di aggressione fisica nei confronti di giornalisti e del 31%<br \/>\ndegli arresti di cyberdissidenti \u2013 questi ultimi in prima linea nel diffondere informazioni<br \/>\nsulle manifestazioni durante il blocco dei media tradizionali \u2013 rappresentano un dato<br \/>\nsignificativo di questo ultimo anno, contrassegnato dall\u2019onda di protesta popolare. Cinque<br \/>\ncyberdissidenti sono stati uccisi nel 2011, tre dei quali in Messico.<\/p>\n<p>Dall\u2019 Egitto al Pakistan, dalla Somalia alle citt\u00e0 delle Filippine, nell\u2019ultimo anno il pericolo<br \/>\nche corrono i giornalisti in tempo di instabilit\u00e0 politica \u00e8 stato pi\u00f9 che mai evidente.<br \/>\nNel 2011 \u00e8 sulle strade che si trova il maggior rischio, soprattutto durante le manifestazioni<br \/>\nteatro di violenti scontri con le forze dell\u2019ordine in alcuni casi degenerati in vere e proprie<br \/>\nguerriglie. I 10 luoghi indicati da RSF rappresentano casi estremi di censura dei media<br \/>\ne violenza nei confronti di chi ha cercato di diffondere informazioni in modo libero e<br \/>\nindipendente.<\/p>\n<p>(In ordine alfabetico)<\/p>\n<p><b>Manama, Bahrain<\/b><\/p>\n<p>Le autorit\u00e0 del Bahrain hanno fatto il possibile per evitare la copertura mediatica sulle<br \/>\nmanifestazioni a favore della democrazia che si sono svolte nella capitale, Manama,<br \/>\nnegando l\u2019accesso ai giornalisti stranieri e minacciando o aggredendo altri reporter<br \/>\nstranieri o i loro contatti locali. I giornalisti del paese, in particolar modo fotografi, sono<br \/>\nstati trattenuti dalle forze dell\u2019ordine per periodi che vanno da qualche ora a qualche<br \/>\nsettimana. In molti hanno subito processi dai tribunali militari prima che fosse ritirato<br \/>\nlo stato di emergenza imposto il 15 Marzo. Dopo mesi di proteste, l\u2019ordine \u00e8 stato<br \/>\nristabilito attraverso una repressione sistematica. Un blogger condannato da un tribunale<br \/>\nmilitare si trova ancora in carcere senza che una Corte civile abbia esaminato il suo<br \/>\ncaso. Il Brahrain \u00e8 un tipico esempio di censura all\u2019informazione con la complicit\u00e0 della<br \/>\ncomunit\u00e0 internazionale che tace di fronte a tutto questo. Il direttore di un quotidiano e un<br \/>\ncyberdissidente hanno pagato con la loro vita questa censura.<\/p>\n<p><b>Abidjan, Costa d\u2019Avorio<\/b><\/p>\n<p>Abobo, Adjam\u00e9, Plateau, Koumassi, Cocody, Yopougon&#8230; tutti questi quartieri vicini<br \/>\na Abidjan \u2013 capitale economica del paese \u2013 hanno rappresentato, in un momento o<br \/>\nnell\u2019altro, un teatro pericoloso per i media durante la prima met\u00e0 del 2011. I giornalisti<br \/>\nsono stati fermati ai chek-ponits, interrogati pesantemente o addirittura fisicamente<br \/>\naggrediti. La sede della TV nazionale, RTI, \u00e8 stata bombardata. Il collaboratore di un<br \/>\ngiornale \u00e8 stato picchiato a morte a colpi di macete alla fine di Febbraio; in Maggio, un<br \/>\npresentatore di Radio Yopougon \u00e8 stato ucciso con una vera e propria esecuzione da<br \/>\nmembri delle Forze Repubblicane della Costa d\u2019Avorio (FRCI). La crisi che ha seguito le<br \/>\nelezioni, e cha ha causato una guerra aperta tra i contendenti Gbagbo e Alassane Outtara,<br \/>\nha avuto un impatto drammatico sulla sicurezza dei giornalisti cui, durante la battaglia di<br \/>\nAbidjan, al principio di Aprile, era totalmente impossibile circolare nella citt\u00e0.<\/p>\n<p><b>Piazza Tahrir, Il Cairo, Egitto<\/b><\/p>\n<p>Le manifestazioni a favore della democrazia che hanno portato alla deposizione del<br \/>\nPresidente Hosni Mubarak il 20 Febbraio scorso, sono iniziate a met\u00e0 Gennaio nell\u2019ormai<br \/>\nemblematica piazza Tahrir, divenuta simbolo della Primavera Araba. Qui i giornalisti<br \/>\nstranieri sono stati sistematicamente aggrediti durante i violentissimi scontri avvenuti nella<br \/>\nprima settimana di Febbraio, quando la stampa internazionale \u00e8 stata vittima di una vera e<br \/>\npropria campagna dell\u2019odio. Pi\u00f9 di 200 violazioni sono state denunciate. Anche i giornalisti<br \/>\nlocali sono stati vittime delle violenze. Lo scenario era simile 6 mesi pi\u00f9 tardi durante la<br \/>\nfase elettorale, dal 19 al 28 Novembre, e durante il fine settimana del 17\/18 Dicembre,<br \/>\nin occasione delle proteste per chiedere le dimissioni del Consiglio Supremo delle Forze<br \/>\nArmate.<\/p>\n<p><b>Le aree urbane di Manila e quelle di Cebu e Cayan de Oro nelle isole di Luzon e<br \/>\nMindanao, Filippine.<\/b><\/p>\n<p>E\u2019 in queste aree urbane che ha avuto luogo la maggior parte delle aggressioni e delle<br \/>\nuccisioni di giornalisti registrate nelle Filippine. I gruppi paramilitari e le milizie private<br \/>\nresponsabili di questi atti, sono stati classificati tra i \u201cPredatori della Libert\u00e0 di Stampa\u201d<br \/>\nnel 2011. Il Governo, in carica dallo scorso Luglio, non ha ancora dato una risposta<br \/>\nefficace, di conseguenza questi gruppi armati continuano ad agire in totale impunit\u00e0,<br \/>\nfavoriti dalla corruzione, dai legami tra politica e criminalit\u00e0 organizzata e dalla giustizia<br \/>\nnon indipendente.<\/p>\n<p><b>Misurata, Libia<\/b><\/p>\n<p>Dopo la liberazione di Bengasi, i ribelli anti Geddafi hanno preso Misurata, la terza citt\u00e0<br \/>\nper estensione della Libia, nonch\u00e9 luogo strategico per l\u2019offensiva su Tripoli. Ma l\u2019esercito<br \/>\nregolare ha organizzato una controffensiva ed ha isolato la citt\u00e0 dal resto del mondo<br \/>\nimponendo per varie settimane un totale black out dell\u2019informazione; in quel periodo, la<br \/>\nstrada principale, la via Tripoli, \u00e8 stata teatro di violenti scontri. La battaglia di Misurata ha<br \/>\nevidenziato il pericolo per giornalisti che si trovano nelle zone di guerra: due dei cinque<br \/>\nreporter uccisi in Libia nel 2011, hanno perso la vita in questa citt\u00e0.<\/p>\n<p><b>Stato di Veracruz, Messico<\/b><\/p>\n<p>Situato nel Golfo del Messico, e a lungo controllato dal cartello che porta lo stesso<br \/>\nnome, lo stato di Veracruz \u00e8 il crocevia del commercio criminale, il contrabbando e il<br \/>\nnarcotraffico. Nel 2011 \u00e8 divenuto epicentro dell\u2019offensiva federale nei confronti dei cartelli<br \/>\ne tre giornalisti hanno perso la vita. Altri dieci sono stati costretti a lasciare il paese a<br \/>\ncausa delle crescenti minacce alla libert\u00e0 di informazione e di fronte alla complicit\u00e0 o<br \/>\nall\u2019inerzia delle autorit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Khuzdar, Pakistan<\/b><\/p>\n<p>I molti casi di aggressione o uccisione di giornalisti in questo distretto, situato a sud<br \/>\novest della provincia del Balocistan, sono rappresentativi della violenza e dell\u2019estrema<br \/>\ninsicurezza che prevale in questa parte del Pakistan, dove i media si trovano tra il fuoco<br \/>\ndelle forze di sicurezza e quello delle milizie separatiste. L\u2019uccisione di Javed Naseer<br \/>\nRind, assistente di redazione del Daily Tawar ne \u00e8 stato l\u2019ultimo esempio. Il corpo \u00e8<br \/>\nstato ritrovato il 5 Novembre scorso, a tre mesi dalla scomparsa. Alla fine di Novembre,<br \/>\nil gruppo armato Baloch Musallah Defa Army ha pubblicato una lista di nominativi di<br \/>\ngiornalisti indicati come prossimi bersagli.<\/p>\n<p><b>Mogadiscio, Somalia<\/b><\/p>\n<p>Mogadiscio \u00e8 una capitale estremamente pericolosa per la stampa; qui i giornalisti sono<br \/>\nesposti a pericoli terribili, come l\u2019 essere uccisi da una bomba o da una pallottola vagante<br \/>\nfino a subire le minacce delle milizie islamiche ostili ai media. Nonostante il gruppo<br \/>\nislamico degli insorti, Al-Shabaab, abbia abbandonato la capitale, gli scontri continuano e<br \/>\nrendono la copertura mediatica in questo paese molto difficile e pericolosa. Quest\u2019anno,<br \/>\ntre giornalisti somali sono stati uccisi a Mogadiscio, in Agosto, Ottobre e Dicembre. Inoltre,<br \/>\nlo scorso Settembre, un cameraman malese, che accompagnava un\u2019 organizzazione<br \/>\numanitaria del suo paese, \u00e8 morto dopo essere stato colpito da un proiettile ai polmoni.<\/p>\n<p><b>Deraa, Homs e Damascus, Siria<\/b><\/p>\n<p>Deraa e Homs, teatri delle proteste contro il regime di Bashar al-Assad, hanno subito un<br \/>\nblack out mediatico totale, cos\u00ec come la capitale Damasco, ed hanno costituito luoghi<br \/>\nparticolarmente pericolosi per i rappresentanti della stampa. Il regime ha negato i visti ai<br \/>\nreporter stranieri e ha espulso coloro che si trovavano gi\u00e0 nel Paese. Le rare immagini<br \/>\nsulle manifestazioni a sostegno della democrazia, sono state diffuse da privati cittadini<br \/>\nche hanno rischiato la loro vita. Chi diffonde video, immagini o informazioni infatti, subisce<br \/>\ndetenzioni lampo, sequestri, percosse e torture. L\u2019intelligence siriana, mukhabarat, e le<br \/>\nmilizie armate, shabihas, insieme all\u2019esercito cibernetico, sono stati utilizzati dal regime<br \/>\nper identificare e reprimere i giornalisti. Le aggressioni avvengono su base quotidiana. In<br \/>\nmolti sono fuggiti dal Paese, mentre circa trenta giornalisti sarebbero ancora incarcerati.<\/p>\n<p><b>Piazza del Cambiamento, Sanaa, Yemen<\/b><\/p>\n<p>La piazza di Sanaa capitale dello Yemen, \u00e8 stata l\u2019epicentro delle proteste nei confronti<br \/>\ndel Presidente Ali Abdallah Saleh e dei casi di abuso e violenza a danno dei giornalisti.<br \/>\nLa copertura mediatica sulle manifestazioni e sui numerosi scontri con le forze di polizia,<br \/>\nha rappresentato di fatto un pericolo per i media, divenuti obiettivo del regime impegnato<br \/>\nnella repressione del movimento democratico e della diffusione delle informazioni. Due<br \/>\ni giornalisti uccisi. Le baltajiyas, milizie armate del potere, hanno svolto veri e propri raid<br \/>\nnei confronti della stampa. Violenza fisica, distruzione di materiale e di giornali, sequestri<br \/>\ne attacchi alle sedi dei giornali stessi, sono stati usati sistematicamente dalla polizia come<br \/>\natti di violenza nei confronti del personale dei media.<\/p>\n<p>Traduzione di Eleonora Albini per Pressenza IPA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>66 giornalisti uccisi (16% pi\u00f9 del 2010), 1.044 giornalisti arrestati, 1.959 giornalisti aggrediti fisicamente o minacciati, 499 media censurati, 71 giornalisti rapiti, 73 giornalisti in fuga dal proprio paese,<br \/>\n5 cyberdissidenti assassinati, 199 blogger e cyberdissidenti arrestati, 62 blogger e cyberdissidenti fisicamente aggrediti, 68 Paesi soggetti a censura 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