{"id":773902,"date":"2018-12-10T16:40:32","date_gmt":"2018-12-10T16:40:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=773902"},"modified":"2018-12-10T16:40:32","modified_gmt":"2018-12-10T16:40:32","slug":"amnesty-pubblica-la-sua-analisi-annuale-sui-diritti-umani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/12\/amnesty-pubblica-la-sua-analisi-annuale-sui-diritti-umani\/","title":{"rendered":"Amnesty pubblica  la sua analisi annuale sui Diritti Umani"},"content":{"rendered":"<p>Attiviste di ogni parte del mondo sono state in prima linea nella battaglia per i diritti umani nel 2018. Lo ha dichiarato Amnesty International presentando la sua analisi sulla situazione dei diritti umani nell\u2019anno che sta per terminare.<\/p>\n<p>L\u2019organizzazione per i diritti umani ha messo in evidenza che l\u2019azione di leader che si definiscono \u201cduri\u201d che promuovono politiche misogine, xenofobe e omofobe ha messo in pericolo libert\u00e0 e diritti conquistati tempo addietro.<\/p>\n<p>\u201cNel 2018 abbiamo visto molto di questi autoproclamati leader \u2018duri\u2019 mettere a rischio il principio di uguaglianza, che \u00e8 la base delle leggi sui diritti umani. Loro pensano che le loro politiche li rendano \u2018tosti\u2019 ma si tratta di poco pi\u00f9 che tattiche da bulli che cercano di demonizzare e perseguitare comunit\u00e0 gi\u00e0 marginalizzate e vulnerabili\u201d, ha dichiarato Kumi Naidoo, segretario generale di Amnesty International.<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 l\u2019attivismo delle donne ad aver offerto quest\u2019anno la pi\u00f9 potente visione di come contrastare questi leader repressori\u201d, ha aggiunto Naidoo.<\/p>\n<p>Queste conclusioni sono contenute in \u201cRights Today\u201d (pubblicato in Italia col titolo \u201cLa situazione dei diritti umani nel mondo. Il 2018 e le prospettive per il 2019\u201d da Infinito Edizioni), un\u2019analisi riguardante sette regioni (Africa, Americhe, Asia orientale, Europa e Asia centrale, Medio Oriente e Africa del Nord, Asia meridionale e Asia sudorientale) presentata oggi, 10 dicembre, in occasione del 70\u00b0 anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, il primo testo globale sui diritti adottato dalle Nazioni Unite nel 1948.<\/p>\n<p><strong>2018: le donne alzano la testa<\/strong><br \/>\nIl crescente potere della voce delle donne non dev\u2019essere sottovalutato, si legge nel volume. Mentre i movimenti per i diritti delle donne sono un fatto consolidato, nel 2018 le attiviste hanno fatto i principali titoli delle notizie sui diritti umani. Gruppi come Ni una menos in America Latina hanno dato vita a movimenti di massa sui diritti delle donne di una dimensione mai vista in passato.<\/p>\n<p>In India e Sudafrica migliaia di donne sono scese in strada per protestare contro l\u2019endemica violenza sessuale. In Arabia Saudita le attiviste hanno rischiato di finire in carcere per aver sfidato il divieto di guida, in Iran per aver protestato contro l\u2019obbligo d\u2019indossare il velo.<\/p>\n<p>In Argentina, Irlanda e Polonia manifestazioni partecipatissime hanno chiesto la fine delle opprimenti leggi sull\u2019aborto. Negli Usa, in Europa e in parti dell\u2019Asia in milioni hanno preso parte alla seconda manifestazione #MeToo per dire basta alla misoginia e alla violenza.<\/p>\n<p>Ma non si pu\u00f2 celebrare \u201clo straordinario risorgimento dell\u2019attivismo delle donne\u201d senza considerare la forza trainante che ha spinto cos\u00ec tante donne a mobilitarsi per il cambiamento.<\/p>\n<p>\u201cI diritti delle donne sono costantemente posti in secondo piano, rispetto ad altri diritti e libert\u00e0, da governi che credono di potersela cavare con poco dimenticando che in questo modo vengono meno al dovere di proteggere i diritti di met\u00e0 della popolazione mondiale\u201d, ha commentato Naidoo.<\/p>\n<p>\u201cQuel che \u00e8 peggio \u00e8 che molti degli attuali leader hanno lanciato nuovi attacchi ai diritti delle donne ricorrendo a una narrazione misogina e divisiva. Vogliono farci credere che stanno proteggendo i valori tradizionali che rappresentano gli interessi della famiglia ma in realt\u00e0 stanno promuovendo un\u2019agenda che nega alle donne il fondamento dell\u2019uguaglianza\u201d, ha proseguito Naidoo.<\/p>\n<p>L\u2019analisi di Amnesty International punta il dito su un crescente numero di politiche e legislazioni che intendono sottomettere e controllare le donne, soprattutto nella sfera dei diritti sessuali e riproduttivi: in Polonia e in Guatemala sono state fatte proposte per rendere ancora pi\u00f9 rigide le leggi sull\u2019aborto mentre negli Usa il taglio dei fondi ai centri per la pianificazione familiare hanno messo a rischio la salute di milioni di donne.<\/p>\n<p>Nel 2018 le attiviste hanno rischiato la vita e la libert\u00e0 per denunciare le ingiustizie: la palestinese Ahed Tamimi \u00e8 finita in carcere ingiustamente per aver osato difendere la sua gente; le saudite Loujain al-Hathloul, Iman al-Nafjan e Aziza al-Yousef sono state imprigionate per la loro campagna in favore dei diritti delle donne; e in Brasile Marielle Franco \u00e8 stata brutalmente assassinata per la sua indefessa lotta in favore dei diritti umani.<\/p>\n<p><strong>2019: un anno decisivo per invertire la tendenza sui diritti delle donne<\/strong><br \/>\nL\u2019anno prossimo, il 40\u00b0 anniversario della Convenzione sull\u2019eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne sar\u00e0 un\u2019occasione fondamentale che il mondo non potr\u00e0 permettersi di trascurare.<\/p>\n<p>La Convenzione \u00e8 stata adottata in modo ampio. Ma molti governi hanno posto la condizione di potersi svincolare dalle importanti disposizioni riguardanti la libert\u00e0 delle donne, come ad esempio promuovere politiche nazionali per porre fine alla discriminazione nelle leggi e nella prassi e impegnarsi a eliminare la discriminazione nel campo matrimoniale e delle relazioni familiari.<\/p>\n<p>Amnesty International sta sollecitando i governi ad agire per assicurare che i diritti delle donne siano rispettati, non solo attraverso l\u2019osservanza delle disposizioni internazionali ma anche cambiando le leggi nazionali che li ostacolano e attuando politiche che diano potere alle donne e proteggano i loro diritti.<\/p>\n<p>\u201cIl fatto che cos\u00ec tanti stati abbiano accettato solo parzialmente la Convenzione \u00e8 il segno che molti governi pensano che proteggere i diritti delle donne sia un mero esercizio di pubbliche relazioni per farli sembrare bravi piuttosto che una priorit\u00e0 che \u00e8 necessario affrontare con urgenza\u201d, ha commentato Naidoo.<\/p>\n<p>\u201cIn ogni parte del mondo le donne guadagnano meno dei loro colleghi e beneficiano di una sicurezza sul lavoro assai minore, sono impedite nell\u2019accesso alla rappresentanza politica e sono esposte a un\u2019endemica violenza sessuale che i governi continuano a ignorare. Dobbiamo chiedere a noi stessi perch\u00e9 succede. Se vivessimo in un mondo in cui fossero gli uomini a subire questo genere di persecuzione, questa ingiustizia verrebbe lasciate correre?\u201d, ha proseguito Naidoo.<\/p>\n<p>\u201cAmnesty International pu\u00f2 e deve fare di pi\u00f9 sui diritti delle donne. Mentre ci apprestiamo a entrare nel 2019 credo pi\u00f9 che mai che dobbiamo stare accanto ai movimenti delle donne, amplificare le loro voci in tutte le loro diversit\u00e0 e combattere per il riconoscimento di tutti i nostri diritti\u201d, ha concluso Naidoo.<\/p>\n<p><strong>Sintesi regionali<\/strong><br \/>\nAfrica<br \/>\nNonostante alcuni progressi, molti governi dell\u2019Africa subsahariana hanno continuato a reprimere brutalmente il dissenso e a restringere gli spazi in cui \u00e8 consentito difendere i diritti umani. Dal Niger alla Sierra Leone, dall\u2019Uganda allo Zambia i governi hanno fatto ricorso a tattiche repressive per ridurre al silenzio difensori dei diritti umani, giornalisti, manifestanti e altre voci dissidenti.<\/p>\n<p>Non sono mancati segnali di speranza, anche a seguito di cambi di leadership, come in Angola ed Etiopia. La notizia migliore di tutte \u00e8 stata lo straordinario coraggio delle persone comuni, comprese le attiviste per i diritti umani, che hanno mostrato tutta la loro resilienza di fronte all\u2019oppressione.<\/p>\n<p>Americhe<br \/>\nUn ambiente repressivo nei confronti dei diritti umani ha determinato uccisioni di ambientalisti e leader sociali a livelli allarmanti come nel caso della Colombia e l\u2019ascesa di leader che hanno fatto sfoggio di una retorica estremamente ostile ai diritti umani, come il neo presidente brasiliano Jair Bolsonaro.<\/p>\n<p>Le crisi dei diritti umani in Venezuela e in America centrale hanno costretto un numero senza precedenti di persone a lasciare i loro paesi in cerca di salvezza. Se alcuni stati le hanno accolte, gli Usa hanno reagito separando e imprigionando nuclei familiari e restringendo il diritto d\u2019asilo.<\/p>\n<p>Asia orientale<br \/>\nVi sono stati passi avanti per quanto riguarda i diritti delle persone Lgbti ma gli spazi di libert\u00e0 per la societ\u00e0 civile si sono ristretti ed \u00e8 proseguito il giro di vite nei confronti dei difensori dei diritti umani.<\/p>\n<p>Uno dei peggiori sviluppi \u00e8 stata la detenzione di massa, da parte delle autorit\u00e0 della Cina, di un milione di uiguri, kazachi e altre minoranze prevalentemente musulmane nella Regione autonoma dello Xinjiang uiguro. Colloqui senza precedenti hanno avuto luogo tra le due Coree, con possibili importanti effetti per i diritti umani nella penisola coreana.<\/p>\n<p>Europa e Asia centrale<br \/>\nL\u2019anno \u00e8 stato caratterizzato dall\u2019aumento dell\u2019intolleranza, dell\u2019odio e della discriminazione, in un contesto di progressivo restringimento degli spazi di libert\u00e0 per la societ\u00e0 civile. Richiedenti asilo, rifugiati e migranti sono stati respinti o abbandonati nello squallore mentre gli atti di solidariet\u00e0 sono stati vieppi\u00f9 criminalizzati.<\/p>\n<p>A guidare questa tendenza sono stati, in un modo o nell\u2019altro, Ungheria, Polonia e Russia mentre nel pi\u00f9 ampio contesto regionale in stati come Bielorussia, Azerbaigian e Tagikistan vi sono stati nuovi giri di vite nei confronti della libert\u00e0 d\u2019espressione e in Turchia ha proseguito a espandersi un clima di paura.<\/p>\n<p>Eppure, anche di fronte alla retorica xenofoba e alle politiche repressive, l\u2019ottimismo \u00e8 rimasto invariato e sono cresciuti attivismo e proteste: un coro di persone ordinarie dotate di una passione straordinaria chiede giustizia e uguaglianza.<\/p>\n<p>Medio Oriente e Africa del Nord<br \/>\nIn un contesto regionale segnato da perduranti conflitti (Yemen, Siria, Libia), nei quali la popolazione civile ha continuato a pagare il prezzo pi\u00f9 alto, l\u2019attivismo delle donne ha segnato alcuni dei momenti pi\u00f9 importanti dell\u2019anno: dalla vittoriosa fine del divieto di guida per le donne in Arabia Saudita alla resistenza contro l\u2019obbligo d\u2019indossare il velo in Iran, dal protagonismo nel movimento di protesta \u201cHirak\u201d in Marocco fino al coraggio della denuncia della corruzione e della violenza in Libia.<\/p>\n<p>L\u2019esercito israeliano ha causato un elevato numero di vittime civili palestinesi come non si vedeva da anni. Gli spazi per l\u2019espressione pacifica delle opinioni si sono ulteriormente ristretti in Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Iran.<\/p>\n<p>Asia meridionale<br \/>\nI governi hanno continuato a minacciare, intimidire e processare difensori dei diritti umani e promotori di campagne sui diritti umani. In Bangladesh e Pakistan le autorit\u00e0 hanno fatto ricorso a leggi drastiche per colpire la libert\u00e0 d\u2019espressione. In India, il governo ha cercato di demonizzare e perseguitare i gruppi della societ\u00e0 civile e gli attivisti.<\/p>\n<p>Altrove nella regione, lo Sri Lanka \u00e8 piombato in una crisi costituzionale dopo l\u2019improvvisa nomina a primo ministro di Mahinda Rajapaksa. Ma ci sono stati anche segnali di speranza: a maggio il parlamento del Pakistan ha approvato una delle leggi pi\u00f9 progressiste al mondo sui diritti delle persone transgender.<\/p>\n<p>Asia sudorientale<br \/>\nLa situazione \u00e8 peggiorata in molti paesi. La violenta campagna di uccisioni, stupri e incendi condotta dalle forze armate di Myanmar ha costretto oltre 720.000 rohingya a lasciare lo stato di Rakhine e a trovare riparo in precari campi per rifugiati in Bangladesh.<\/p>\n<p>\u00c8 aumentata l\u2019intolleranza nei confronti del dissenso pacifico e dell\u2019attivismo, cos\u00ec come in Cambogia verso le opposizioni politiche e gli organi d\u2019informazione indipendenti. Nelle Filippine altre vite umane, soprattutto di persone povere, sono state perse nell\u2019ambito della \u201cguerra alla droga\u201d condotta dal governo del presidente Duterte.<\/p>\n<p>Il rapporto \u00e8 online a questo indirizzo:<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.amnesty.it\/diritti-umani-nel-mondo-bilancio-del-2018\/\">https:\/\/www.amnesty.it\/diritti-umani-nel-mondo-bilancio-del-2018\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Attiviste di ogni parte del mondo sono state in prima linea nella battaglia per i diritti umani nel 2018. 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