{"id":772283,"date":"2018-12-07T17:17:15","date_gmt":"2018-12-07T17:17:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=772283"},"modified":"2018-12-07T17:34:58","modified_gmt":"2018-12-07T17:34:58","slug":"dieci-aperture-necessarie-alla-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/12\/dieci-aperture-necessarie-alla-scuola\/","title":{"rendered":"Dieci aperture necessarie alla scuola"},"content":{"rendered":"<p>di Franco Lorenzoni*<\/p>\n<p>Il 10 dicembre parte la\u00a0<strong>campagna nazionale \u201cMille scuole aperte per una societ\u00e0 aperta\u201d<\/strong>\u00a0promossa dal tavolo <a href=\"http:\/\/www.saltamuri.it\">Saltamuri<\/a>, al quale hanno aderito finora oltre cento tra associazioni, gruppi, scuole e comuni.<\/p>\n<p><strong>Stiamo raccogliendo in tutta Italia adesioni di insegnanti e intere scuole e che stanno promuovendo e realizzando percorsi di educazioni ai diritti, alla cittadinanza, allo studio delle migrazioni e alla comprensione delle diverse realt\u00e0 del mondo<\/strong>. Per aderire e segnalare i diversi percorsi e iniziative vi chiediamo di segnalarle nel\u00a0<a href=\"https:\/\/goo.gl\/forms\/R94Oh80QL2MygZQE2\"><strong>modulo google qui linkato<\/strong><\/a><\/p>\n<p>Ma\u00a0<strong>cosa intendiamo quando diciamo che la scuola deve essere aperta?<\/strong><\/p>\n<p>Provo qui a indicare dieci aperture che ritengo necessarie alla scuola oggi, intrecciando il ragionamento con le quattro libert\u00e0 evocate in un celebre discorso Franklin Delano Roosvelt, unanimemente riconosciuto come punto d\u2019avvio dell\u2019elaborazione della Dichiarazione universale dei diritti umani, che sar\u00e0 redatta da un comitato coordinato da sua moglie Eleonor e sottoscritta il 10 dicembre di settant\u2019anni fa. \u00c8 importante ricordare che quel discorso fu pronunciato il primo gennaio del 1941, quando mezza Europa era occupata dalle truppe naziste.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p><strong>Dieci aperture che possono aiutarci a rendere attuale e concreta\u00a0<\/strong><strong>nella scuola la Dichiarazione Universale dei diritti umani<\/strong><\/p>\n<p><strong>1. L\u2019apertura personale<\/strong><\/p>\n<p>La prima apertura che sta a cuore a noi che educhiamo riguarda la soglia tra il dentro e il fuori. Noi non possiamo permettere che \u201ci tesori di un solo bambino o ragazzo siano murati dentro e isteriliti\u201d, per usare un\u2019espressione di don Lorenzo Milani.<\/p>\n<p>Bambine e bambini fin da piccoli, nella scuola, devono avere il diritto di portare fuori ci\u00f2 che hanno dentro e questo, naturalmente, vale anche per gli adolescenti. Ma per fare uscire ci\u00f2 che abbiamo dentro dobbiamo possedere la parola e sentire la fiducia di poter varcare liberamente quella soglia. Per questo\u00a0<strong>\u00e8 necessario che ci sia un contesto di ascolto<\/strong>\u00a0perch\u00e9, per costruire la fiducia nel proprio pensiero, \u00e8 fondamentale che qualcuno ci ascolti e ci rimandi in qualche modo il valore di ci\u00f2 che esprimiamo. Ecco allora che<strong>\u00a0il dialogo diventa l\u2019architrave della relazione educativa<\/strong>, che non vive se non \u00e8 reciproca. Come insegnante, se chiedo ascolto devo prima ascoltare, perch\u00e9 in educazione l\u2019esempio vale pi\u00f9 delle parole.<\/p>\n<p>L\u2019apertura del bambino che un giorno scopre qualcosa e mostra col suo sguardo stupito di accorgersi che sa ragionare, riconoscendo nel suo pensare un atto creativo, \u00e8 ci\u00f2 che d\u00e0 corpo e sostanza nella scuola alla<strong>\u00a0Libert\u00e0 di parola<\/strong>\u00a0e di espressione, che \u00e8 la prima delle quattro libert\u00e0 del discorso di Roosvelt.<\/p>\n<p><strong>2. L\u2019apertura alla comunit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>La seconda \u00e8 l\u2019apertura alla comunit\u00e0, molto legata alla prima. Io sento che abbiamo trasformato una classe in comunit\u00e0 quando c\u2019\u00e8 curiosit\u00e0 reciproca. Il bambino o ragazzo si apre alla comunit\u00e0, sente di far parte di una comunit\u00e0 quando \u00e8 desideroso di sentire cosa pensano gli altri, quando tutti sperimentiamo che l\u2019ascoltarsi reciprocamente \u00e8 un atto generativo e io comprendo meglio un teorema o una poesia guardandolo anche attraverso i tuoi occhi.\u00a0<strong>C\u2019\u00e8\u00a0<\/strong>dunque<strong>comunit\u00e0 quando c\u2019\u00e8 ascolto e curiosit\u00e0 reciproca<\/strong>, quando sentiamo che tra noi si \u00e8 creato un organismo in cui tutti abbiamo bisogno gli uni degli altri.\u00a0<strong>Abbiamo bisogno delle parole dei compagni per comprendere meglio i nostri pensieri<\/strong>. E in questo passaggio delicato alla comunit\u00e0, che ha bisogno di tempo perch\u00e9 \u00e8 necessariamente lento, il ruolo di promozione e mediazione di noi adulti \u00e8 fondamentale. Si tratta infatti di una costruzione impegnativa, faticosa, mai lineare, di cui dobbiamo assumerci pienamente la responsabilit\u00e0, incarnando con i nostri gesti prima che con le parole la necessit\u00e0, coscienti di quanto sentirsi comunit\u00e0 aiuti profondamente tutti nell\u2019acquisire saperi e apprendimenti.<\/p>\n<p><strong>3. L\u2019apertura alle differenze<\/strong><\/p>\n<p>Riguardo all\u2019apertura alle differenze\u00a0<strong>la scuola italiana<\/strong>\u00a0ha un passato glorioso e impegnativo perch\u00e9\u00a0<strong>\u00e8 stata tra le prime in Europa ad accogliere, dal 1977, ragazzi portatori di disabilit\u00e0<\/strong>. Un ingresso che non sempre \u00e8 stato accompagnato da misure, capacit\u00e0 e qualit\u00e0 di formazione dei docenti all\u2019altezza della sfida, ma che configura una delle caratteristiche pi\u00f9 interessanti e avanzate della nostra scuola.\u00a0<strong>Da oltre vent\u2019anni la scuola si sta misurando con nuove sfide portate dal crescere dell\u2019emigrazione<\/strong>, che ha portato migliaia di bambini e nuove geografie a popolare le nostre classi. Insegnare a gruppi di bambini e ragazzi che hanno alle spalle altre lingue, altre religioni e altri modi di porsi e di vedere il mondo \u00e8 certamente difficile. Necessita, da parte nostra, una trasformazione nel nostro modo di lavorare. Dobbiamo ragionare su come valorizzare queste differenze considerando che la lingua di origine porta con s\u00e9 una visione del mondo, perch\u00e9\u00a0<strong>ogni lingua non solo comunica, ma d\u00e0 forma al mondo<\/strong>. Noi siamo chiamati ad insegnare a tutti la nostra lingua ed \u00e8 importante che i bambini che vengono da tanti diversi continenti parlino bene l\u2019italiano. Dobbiamo dare la possibilit\u00e0 a tutti di parlare la nostra lingua nel modo pi\u00f9 ricco e articolato possibile e sono profondamente convinto che lo sforzo che comporta l\u2019<strong>aprirsi alla disomogeneit\u00e0<\/strong>\u00a0sia ripagato dalle straordinarie possibilit\u00e0 che ci offre il potere osservare il mondo da tanti punti di vista (leggi anche\u00a0<a title=\"Elogio della disomogeneit\u00e0\" href=\"https:\/\/comune-info.net\/2018\/09\/elogio-della-disomogeneita-lettera-aperta-lorenzoni\/\" rel=\"bookmark\"><strong>Elogio della disomogeneit\u00e0<\/strong><\/a>).<\/p>\n<p>Questo \u00e8 uno dei principali terreni su cui con il tavolo Saltamuri ci vogliamo dare coraggio reciprocamente, perch\u00e9 sappiamo che il cammino sar\u00e0 un lungo e che cooperare, scambiarci esempi e pratiche positive ci pu\u00f2 essere di grande aiuto.<\/p>\n<p>A questo proposito \u00e8 importante ricordare che la seconda libert\u00e0 evocata da Roosvelt \u00e8 la libert\u00e0 di religione, che lui nomina in modo molto pregnante, sostenendo il diritto e la libert\u00e0 di ogni persona di rivolgersi a Dio a suo modo.<\/p>\n<p><strong>4. L\u2019apertura della classi<\/strong><\/p>\n<p>Un\u2019altra apertura necessaria \u00e8 quella delle classi.<strong>\u00a0Le classi aperte permettono di introdurre movimento dentro a un\u2019istituzione spesso troppo rigida<\/strong>. Una dirigente che lavora a Montecastrilli, in Umbria, che ha portato la sua esperienza nell\u2019incontro del 24 novembre a Roma, sostiene con i suoi docenti che non devono definirsi e considerarsi insegnanti di matematica, di inglese o di arte, ma insegnanti della scuola, che lavorano a un progetto educativo unitario costruito dalla comunit\u00e0 docente, a cui ciascuna disciplina d\u00e0 il suo apporto. Pensare che un\u2019istituzione come la scuola possa essere attraversata da un movimento \u00e8 importante. Aumenta la responsabilit\u00e0 di noi insegnanti e ci invita a sporgerci al bordo delle nostre competenze. Permette di non irrigidire la didattica disciplinare, scoprendo che \u00e8 nell\u2019incrocio tra diversi ambiti e saperi che possiamo forgiare gli strumenti per provare a comprendere il mondo, gli altri e noi stessi, intrecciando anche le qualit\u00e0 portate delle diverse et\u00e0.<\/p>\n<p><strong>5. L\u2019apertura al corpo, alla natura<\/strong><\/p>\n<p><strong>Quest\u2019apertura \u00e8 vitale e necessaria, soprattutto oggi che bambini e ragazzi trascorrono una quantit\u00e0 smisurata di tempo incollati a schermi di ogni dimensione. Abbiamo grande bisogno di guardare il cielo, osservare la pioggia, giocare con la terra, stupirci dei giochi che la luce compie con le fronde di un albero<\/strong>. Dobbiamo avere la possibilit\u00e0 di modellare la terra e giocare e fare composizioni con materiali naturali, dobbiamo poter costruire con le mani oggetti e figure per pensare. E tutto deve partire dal corpo.\u00a0<strong>La prima natura che incontriamo \u00e8 infatti il nostro corpo, che deve potere essere vivo tutto intero nella scuola, deve potersi muoversi, uscire, esplorare<\/strong>. Se il corpo \u00e8 attento e lo poniamo al centro, si possono indagare mille connessioni e scoprire il cuore di una educazione ecologica indispensabile, che sta nel riuscire a percepire il nostro pianeta come qualcosa di tuttattaccato, come disse una volta una bambina.<\/p>\n<p><strong>6. L\u2019apertura alla citt\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019apertura alla citt\u00e0 \u00e8 forse la pi\u00f9 difficile da realizzare, ma<strong>\u00a0non possiamo pensare di educare senza stabilire una relazione continua con il territorio che ci circonda esplorandone gli spazi e cercando di tentare collegamenti con chi abita il paese o la porzione della citt\u00e0 in cui si trova la scuola<\/strong>. A partire dai genitori, naturalmente, che pu\u00f2 essere interessante coinvolgere perch\u00e9 portino nella scuola i loro mestieri, le loro esperienze e conoscenze, talvolta i viaggi che li hanno portati a vivere qui (leggi e firma il\u00a0<strong><a title=\"Manifesto dell\u2019educazione diffusa\" href=\"https:\/\/comune-info.net\/2018\/07\/manifesto-educazione-diffusa\/\" rel=\"bookmark\">Manifesto dell\u2019educazione diffusa\u00a0<\/a><\/strong>ndr). Faccio un esempio. A Cetona, in provincia di Siena, una classe di scuola media, che viveva al suo interno alcune difficolt\u00e0 relazionali, ha compiuto per un intero anno un percorso teatrale insieme a giovani profughi richiedenti asilo, ospiti nel paese. Lo ha fatto avvalendosi delle capacit\u00e0 di una operatrice formatasi nell\u2019esperienza del Teatro povero di Montichiello, esempio particolarissimo di\u00a0<strong>teatro popolare<\/strong>\u00a0che coinvolge da cinquant\u2019anni gli abitanti di un intero paese toscano. In questo caso il teatro \u00e8 stato il linguaggio e il tramite di un\u2019apertura che ha permesso di superare molti stereotipi e diffidenze reciproche, regalando al paese un momento corale a fine anno. Una manifestazione pubblica realizzata grazie al teatro, in cui si \u00e8 vissuta una familiarit\u00e0 inimmaginabile nei mesi precedenti. Ecco un caso, come ce ne sono molti altri nel nostro paese, in cui la scuola \u00e8 stata migliore e pi\u00f9 avanti rispetto alla societ\u00e0 che la circonda, fecondando positivamente il territorio.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un altro aspetto in cui la scuola pu\u00f2 svolgere un ruolo fondamentale, ed \u00e8 quando si confronta con le tante ferite e fratture, ingiustizie e disparit\u00e0 che avviliscono il vivere sociale.<\/p>\n<p>Farsi carico delle fragilit\u00e0 dei singoli alunni da parte della scuola comporta una relazione convinta e costante di noi insegnanti con i servizi sociali, le ASL, le circoscrizioni o i comuni.\u00a0<strong>Spesso a scuola ci troviamo a scoprire e a dover denunciare situazioni di violenza o gravi sofferenze patite dai minori o, in altri casi, ci troviamo a dover dare una mano nel costruire ponti tra famiglie avvilite da forti disagi e le istituzioni<\/strong>.<\/p>\n<p>Qui incontriamo la terza libert\u00e0 evocata da Roosvelt che \u00e8 la libert\u00e0 dal bisogno, che tradotta in parole semplici dallo stesso presidente \u201csignifica conoscenze economiche che assicurino ad ogni nazione una vita sana e pacifica per i propri abitanti \u2013 ovunque nel mondo\u201d. Cio\u00e8 il diritto a un lavoro, a una casa e al bisogno di sentirsi di casa.<\/p>\n<p>Simone Weil, nel suo\u00a0<em>Studio per una dichiarazione degli obblighi verso l\u2019essere umano<\/em>, scritta nel 1943, fa una considerazione che chi educa credo debba tenere in gran conto:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cQuando, in conseguenza delle azioni o delle omissioni degli altri uomini, la vita di un uomo \u00e8 distrutta o mutilata da una ferita o da una privazione dell\u2019anima o del corpo, in lui non \u00e8 solo la sensibilit\u00e0 a subire il colpo, ma anche l\u2019aspirazione al bene. C\u2019\u00e8 allora sacrilegio verso ci\u00f2 che l\u2019uomo racchiude di sacro\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Chi lavora nella scuola ha esperienza di bambini e ragazzi a cui troppe sofferenze e ingiustizie hanno provocato la pi\u00f9 grave delle sottrazione, che \u00e8 l\u2019aspirazione al bene.<\/p>\n<p>Ecco allora che la mancata libert\u00e0 dal bisogno di cui parla Roosvelt ha conseguenze non solo sul piano sociale, ma sulla natura profonda dell\u2019essere umano che siamo chiamati a sostenere nella sua crescita.<\/p>\n<p><strong>7. L\u2019apertura all\u2019arte e alla bellezza<\/strong><\/p>\n<p><strong>Bambini e ragazzi hanno diritto di incontrare letteratura e musica, pittura e architettura cos\u00ec come cinema e teatro. La scuola deve aprirsi alla grande arte perch\u00e9 l\u2019incontro con la bellezza, come dimostrano molteplici esperienze, porta a vaste aperture intime e sociali. Permette una pi\u00f9 profonda comprensione di se stessi e degli altri e offre l\u2019opportunit\u00e0 di apprezzare la straordinaria molteplicit\u00e0 di narrazioni che provengono da ogni parte del mondo, attraverso ogni tipo di linguaggio<\/strong>. Del resto anche la Dichiarazione del 1948 sostiene che \u201cOgni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunit\u00e0, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici\u201d.<\/p>\n<p><strong>8. L\u2019apertura al nuovo, al non sperimentato<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il mondo \u00e8 in continuo mutamento e cos\u00ec le culture<\/strong>. Nascono nuove parole e diamo nuovi significati a vecchie espressioni.<\/p>\n<p><strong>Lunghe battaglie femministe hanno portato all\u2019abolizione dell\u2019infamia che chiamava l\u2019assassinio di una donna delitto d\u2019onore e aveva come corrispettivo giuridico un\u2019attenuazione della pena, giustificata a cominciare dal modo in cui si nominava il delitto nel linguaggio. Ancora oggi si scrive di delitti passionali, mentre si \u00e8 cominciato a chiamarli sempre pi\u00f9 femminicidi, per indicare delitti che nascono dal non riconoscimento della libert\u00e0 di scelta delle donne. \u00c8 un esempio illuminante di quanto sia importante, in ogni avanzamento nella costruzione di maggiori diritti, il sapere mutare il linguaggio, che informa il modo in cui pensiamo alle cose<\/strong>.<\/p>\n<p>La parola\u00a0<strong>nonviolenza<\/strong>, ad esempio, \u00e8 molto lontana dall\u2019essere pienamente compresa, pur essendo stata alla base di rivolte epocali.<\/p>\n<p>Poi ci sono i nuovi strumenti e le nuove tecnologie di cui disponiamo, che mutano profondamente modi di comunicare e probabilmente di pensare, verso i quali non possiamo non essere aperti, per poterli intendere e utilizzare in modo critico e intelligente.<\/p>\n<p>Un\u2019espressione che pensavamo superata e bandita dal linguaggio pubblico \u00e8 quel me ne frego, a cui Don Milani e i ragazzi di Barbiana contrapposero\u00a0<strong>I care<\/strong>, mi importa, che fu l\u2019emblema di quella scuola di emancipazione dall\u2019ignoranza e dalla povert\u00e0. Anni fa un dirigente di una scuola primaria di Roma con alta presenza di figli di immigrati, cominci\u00f2 a dire che il suo Istituto era una scuola internazionale, capace di coinvolgere le famiglie dichiarando cos\u00ec, a partire dal linguaggio, che una difficolt\u00e0 nascondeva una opportunit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>9. L\u2019apertura contro la paura<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ultima libert\u00e0 richiamata Roosvelt \u00e8 la libert\u00e0 dalla paura.<\/p>\n<p>E forse questa \u00e8 tra le pi\u00f9 necessarie oggi, in un tempo in cui si cerca di iniettare il veleno dell\u2019odio nel corpo sociale a partire dalla paura del diverso \u2013 oggi del nero soprattutto \u2013 trasformando l\u2019istintiva diffidenza, dovuta ai tanti pregiudizi, in\u00a0<strong>xenofobia<\/strong>, che a volte arriva a comportamenti discriminatori e razzisti. Di fronte a nuove forme di discriminazione sancite da leggi ingiuste, che riportano tristemente nel nostro paese forme di razzismo istituzionale, a ottant\u2019anni dall\u2019emanazione delle leggi razziali del 1938.<\/p>\n<p>Superficialit\u00e0 di giudizio, affermazioni non dimostrate e generalizzazioni indebite diffuse ad arte nel linguaggio pubblico e nei social alimentano l\u2019odio. Nell\u2019articolo 7 la Dichiarazione universale dei diritti umani condanna esplicitamente l\u2019<strong>incitamento alla discriminazione<\/strong>, che nella storia ha portato alle peggiori forme di imbarbarimento, fino al perpetrarsi di genocidi.<\/p>\n<p>Di fronte a tutto ci\u00f2 la scuola pu\u00f2 e deve essere un luogo protetto, dove \u00e8 possibile aprirsi agli altri e coltivare, far crescere e diffondere quelle piante pioniere che hanno a cuore l\u2019arte, la cultura e la lingua della convivenza.<\/p>\n<p><strong>10. L\u2019apertura alla disubbidienza civile, all\u2019imparare a vedere le cose da un altro punto di vista<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 importante essere chiari e convincerci che, se ci opponiamo a una legge ingiusta che priva di cittadinanza 800.000 ragazzi nati qui o che frequentano da tempo le nostre scuole, non siamo noi ad essere trasgressivi, ma piuttosto a prendere alla lettera ci\u00f2 che prescrive la Costituzione. Ugualmente riguardo al famigerato decreto legge numero 113 che, intrecciando pretestuosamente e demagogicamente sicurezza e immigrazione, abolisce la protezione umanitaria (leggi anche\u00a0<a title=\"Confini e confino\" href=\"https:\/\/comune-info.net\/2018\/12\/confini-e-confino\/\" rel=\"bookmark\"><strong>Confini e confino\u00a0<\/strong><\/a>di\u00a0<span class=\"author2\">Alessandra Algostino<\/span>).<\/p>\n<p>Sulla\u00a0<strong>necessit\u00e0 di educare alla disobbedienza<\/strong>, don Milani us\u00f2 parole di grande forza nella sua\u00a0<em>Lettera ai giudici<\/em>:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cNon posso dire ai miei ragazzi che l\u2019unico modo d\u2019amare la legge \u00e8 obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cio\u00e8 quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cio\u00e8 quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perch\u00e9 siano cambiate. (\u2026) E quando \u00e8 l\u2019ora non c\u2019\u00e8 scuola pi\u00f9 grande che pagare di persona un\u2019obiezione di coscienza. Cio\u00e8 violare la legge di cui si ha coscienza che \u00e8 cattiva e accettare la pena che essa prevede\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>In un mondo in continua trasformazione, di fronte a sempre nuove questioni aperte, nella scuola abbiamo il dovere di educare ala legalit\u00e0, ma non possiamo esimerci dal porci e porre all\u2019attenzione di ragazze e ragazzi le contraddizioni che caratterizzano il nostro tempo e la necessit\u00e0 di immaginare nuove soluzioni ai problemi di oggi. L\u2019apertura alla disubbidienza \u00e8 dunque particolarmente necessaria oggi.<\/p>\n<p>Luigi Manconi, in\u00a0<em>Corpo e anima<\/em>\u00a0scrive:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cSi \u00e8 immaginato che il principio di legalit\u00e0 di per s\u00e9 fosse capace di determinare un processo di emancipazione dei gruppi sociali pi\u00f9 deboli attraverso la forza della legge positiva, nonch\u00e9 di una loro inclusione nel sistema della cittadinanza in virt\u00f9 dell\u2019affermazione di regole e norme. (\u2026) Se cos\u00ec fosse noi dovremmo escludere dalla scena pubblica e dalla sfera politica tutto il grande repertorio della disobbedienza civile, il tema della resistenza e quello del conflitto. Secondo una simile ottica l\u2019intera azione pubblica dovrebbe ridursi a una mobilitazione per la legalit\u00e0. E, invece, l\u2019affermazione della legalit\u00e0 \u00e8 solo una parte di un\u2019idea pi\u00f9 ampia e assai pi\u00f9 complicata della politica. Che comprende anche quella funzione vitale che \u00e8 la tensione tra soggettivit\u00e0 e norma\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Credo che queste considerazioni riguardino da vicino il mestiere dell\u2019educare perch\u00e9\u00a0<strong>la scuola necessariamente si situa tra passato e futuro e deve educare a una profonda apertura verso prospettive e paesaggi non ancora esplorati<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Assumiamoci le nostre responsabilit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Quaranta anni fa, dopo una lunga battaglia, fu varata una legge che chiudeva i manicomi, veri e propri lager in cui per secoli erano stati reclusi i malati di mente in condizioni disumane. Lo psichiatra\u00a0<strong>Franco Basaglia<\/strong>, che port\u00f2 con altri all\u2019approvazione di quella legge e di quella liberazione, nei mesi che seguirono quella svolta epocale<strong>\u00a0chiese all\u2019Alitalia e riusc\u00ec a farsi noleggiare un aereo, per permettere ai malati di mente di fare un volo sopra Trieste e vedere finalmente dall\u2019alto una citt\u00e0 che non avevano mai potuto abitare, perch\u00e9 reclusi da decenni<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Stiamo vivendo il peggior momento politico dal dopoguerra. Quella capacit\u00e0 di osare l\u2019impensabile, quel volo, quella visione, \u00e8 ci\u00f2 di cui abbiamo bisogno nel nostro lavoro educativo quotidiano, assumendoci in prima persona le nostre responsabilit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il Tavolo saltamuri ha ora una<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/saltamuri\/\"><strong>pagina facebbok \u201cSaltaMuri\u201d<\/strong><\/a>\u00a0<strong>e un sito\u00a0<\/strong><a href=\"http:\/\/www.saltamuri.it\/\"><strong>www.saltamuri.it<\/strong><\/a>\u00a0<strong>Si possono chiedere informazioni a\u00a0<a>tavolo.saltamuri@gmail.com<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Franco Lorenzoni* Il 10 dicembre parte la\u00a0campagna nazionale \u201cMille scuole aperte per una societ\u00e0 aperta\u201d\u00a0promossa dal tavolo Saltamuri, al quale hanno aderito finora oltre cento tra associazioni, gruppi, scuole e comuni. 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