{"id":767437,"date":"2018-11-29T14:53:37","date_gmt":"2018-11-29T14:53:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=767437"},"modified":"2018-11-29T14:53:37","modified_gmt":"2018-11-29T14:53:37","slug":"la-cgil-mediterranea-e-lo-yemen","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/11\/la-cgil-mediterranea-e-lo-yemen\/","title":{"rendered":"La CGIL, Mediterranea e lo Yemen"},"content":{"rendered":"<div id=\":19l\" class=\"ii gt\">\n<div id=\":19m\" class=\"a3s aXjCH \" tabindex=\"-1\" role=\"gridcell\">\n<div>\n<p>Viviamo in un\u2019epoca da molti definita postmoderna. Fine (presunta) delle ideologie, coesistenza del tutto e del suo contrario in ogni ambito, trionfo del capitalismo celebrato come stato della natura. La grande vittima di questo contesto, almeno nel nostro Paese, \u00e8 senza dubbio la sinistra storica che si \u00e8 praticamente auto-dissolta in una sorta di frammentato Anno Zero. Per un malinteso senso della modernit\u00e0, inseguendo nel corso degli anni la destra economica e persino quella securitaria, \u201cla sinistra\u201d ha consapevolmente dismesso la rappresentanza delle classi sociali di riferimento ed ha smarrito il suo stesso senso d\u2019esistenza. In crisi, naturalmente, anche i cos\u00ec detti corpi intermedi che ad essa facevano riferimento.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 tuttavia un ambito, quello umanitario, che sembra ricomporre le molte anime disperse in questo calderone della postmodernit\u00e0.<\/p>\n<p>Di fronte alle epocali e drammatiche migrazioni, al razzismo montante e alla spregiudicata chiusura dei porti, delle frontiere e dei sistemi d\u2019accoglienza, \u201crestare umani\u201d diventa, per fortuna, una grande occasione d\u2019incontro, un imperativo d\u2019azione, un naturale recupero di senso.<\/p>\n<p>Certo non sar\u00e0 l\u2019approccio umanitario a risolvere le grandi questioni che generano le stesse crisi umanitarie. Guerre, traffico d\u2019armi e sfruttamento neocoloniale delle risorse, ossia la triade infernale di cui l\u2019occidente (compreso il nostro Paese) \u00e8 diretto responsabile, sono i nodi politici che bisogna affrontare. E\u2019 pur vero che l\u2019intervento umanitario, se agito indipendentemente dai governi, da una certa autoreferenzialit\u00e0 e da una visione nella sostanza pietista, consentirebbe di incorporare la battaglia politica, di darle corpo e maggiore autorevolezza. Emergency \u00e8 uno dei rari esempi in questo senso. Sulla scia di Emergency si \u00e8 affacciata nel mondo dell\u2019intervento umanitario una nuova interessante realt\u00e0: Mediterranea.<\/p>\n<p>Dal sito ufficiale leggiamo che \u201c\u2026<em>Mediterranea<\/em><em>\u00a0ha molte similitudini con le ONG che hanno operato nel Mediterraneo negli ultimi anni, a partire dall\u2019essenziale funzione di testimonianza, documentazione e denuncia di ci\u00f2 che accade in quelle acque, e che oggi nessuno \u00e8 pi\u00f9 messo nelle condizioni di svolgere (\u2026) Al tempo stesso,\u00a0\u00a0<\/em><em>Mediterranea<\/em><em>\u00a0\u00e8 qualcosa di diverso: un\u2019\u201cazione non governativa\u201d portata avanti dal lavoro congiunto di organizzazioni di natura eterogenea e di singole persone, aperta a tutte le voci che da mondi differenti, laici e religiosi, sociali e culturali, sindacali e politici, sentono il bisogno di condividere gli stessi obiettivi di questo progetto, volto a ridare speranza, a ricostruire umanit\u00e0, a difendere il diritto e i diritti<\/em>\u2026\u201d.<\/p>\n<p>In concreto la piattaforma Mediterranea punta a tenere in acqua una nave, la Mare Jonio, nel tratto di mare che negli ultimi anni si \u00e8 trasformato in una tomba per migliaia di migranti. Una operazione coraggiosa e molto costosa che sta ricevendo un corposo sostegno diffuso: oltre duemila persone (tra cui lo scrivente) e soggetti organizzati hanno aderito al crowdfunding e\/o sostengono il progetto.<\/p>\n<p>Tra i soggetti organizzati spicca la CGIL che giustifica la sua adesione con queste parole: \u201c\u2026<\/p>\n<p><em>Sosteniamo operazione Mediterranea (\u2026) Per ribadire il principio universale dell\u2019assistenza a ogni uomo e donna la cui vita \u00e8 a rischio, in mare, nel deserto o nei campi di detenzione (\u2026) affinch\u00e9 diventi un\u2019esperienza di mobilitazione della societ\u00e0 civile e delle organizzazioni sindacali a livello europeo ed internazionale, a conferma dell\u2019impegno e dell\u2019attaccamento a quei valori e principi di una societ\u00e0 schierata a difesa dell\u2019umanit\u00e0\u2026<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Teniamole ben presenti queste parole mentre ci spostiamo per un attimo in un altro quadrante geografico, quello mediorientale.<\/p>\n<p>In\u00a0<a href=\"https:\/\/friulisera.it\/lo-yemen-e-noi-occidentali-e-democratici\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=https:\/\/friulisera.it\/lo-yemen-e-noi-occidentali-e-democratici\/&amp;source=gmail&amp;ust=1543588757479000&amp;usg=AFQjCNEeJaMUM_qR39fGQaflxKQtpXv-fg\">Yemen<\/a>\u00a0\u00e8 in atto la peggiore crisi umanitaria del pianeta: da quasi quattro anni Arabia Saudita ed Emirati Arabi, alla guida di una coalizione di \u201cvolenterosi\u201d, hanno portato a segno 18.500 incursioni aeree, con una media di 14 attacchi al giorno. La distruzione sistematica di infrastrutture civili e di settori strategici come l\u2019agricoltura e la pesca, unita all\u2019embargo totale imposto sui porti yemeniti ha gi\u00e0 causato la morte di decine di migliaia di persone anche e soprattutto per fame e malattie curabili.<\/p>\n<p>Lo scorso settembre le Nazioni Unite hanno affermato che quattordici milioni di yemeniti, circa la met\u00e0 della popolazione, si trovano sul baratro della fame e senza la cessazione immediata di bombardamenti ed embargo sarebbe impossibile impedire una strage di massa.<\/p>\n<p>In poche parole, e con evidenze incontrovertibili, la coalizione a guida saudita ha trasformato lo stesso Yemen in un enorme lager dove \u00e8 in corso un genocidio.<\/p>\n<p>Ma questo sterminio premeditato \u00e8 reso possibile dal lucroso supporto tecnico fornito quasi totalmente dall\u2019industria bellica occidentale tra cui spiccano Leonardo\/Finmeccanica e Fincantieri che attraverso societ\u00e0 controllate e consorzi internazionali hanno fornito e forniranno ai Paesi del Golfo, responsabili del premeditato sterminio yemenita, cacciabombardieri, unit\u00e0 navali, contratti di manutenzione e supporto.<\/p>\n<p>La CGIL ha detto o ha qualcosa da dire in merito considerato che la FIOM \u00e8 il principale sindacato che rappresenta i lavoratori nell\u2019industria bellica? Pare di no, anzi si.<\/p>\n<p>La FIOM\/CGIL \u00e8 infatti molto preoccupata per la flessione del business di Leonardo\/Finmeccanica che con la Pinotti ha perso uno tra i pi\u00f9 attivi piazzisti d\u2019armi seduti al ministero della Difesa.<\/p>\n<p>\u201c\u2026<em>Abbiamo nuovamente evidenziato la mancanza di un progetto Paese, aggravato dall\u2019attuale assenza di un Governo che agisca con politiche industriali mirate in un settore strategico come quello aeronautico civile e militare, dove altri Paesi grazie all&#8217;attivit\u00e0 e al protagonismo dei loro Governi hanno sottratto commesse e quote di mercato a Leonardo One Company\u2026<\/em>\u201d &#8211; si legge in un\u00a0<a href=\"http:\/\/www.fiom-cgil.it\/web\/comunicati-e-volantini-leonardo\/leonardo-divisione-velivoli-incontro-28-maggio-2018\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=http:\/\/www.fiom-cgil.it\/web\/comunicati-e-volantini-leonardo\/leonardo-divisione-velivoli-incontro-28-maggio-2018&amp;source=gmail&amp;ust=1543588757479000&amp;usg=AFQjCNHYbDH46Ls9o5Vt3PnPGuGP0IdzSg\">comunicato<\/a>\u00a0del 31 maggio scorso e ancora, se non fosse abbastanza chiaro, nel\u00a0<a href=\"http:\/\/www.fiom-cgil.it\/web\/comunicati-e-volantini-leonardo\/leonardo-nuovo-piano-industriale-e-contrattazione-aziendale\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=http:\/\/www.fiom-cgil.it\/web\/comunicati-e-volantini-leonardo\/leonardo-nuovo-piano-industriale-e-contrattazione-aziendale&amp;source=gmail&amp;ust=1543588757479000&amp;usg=AFQjCNFx880tLDVHsfycodfXDLcf9ZUTgQ\">comunicato<\/a>\u00a0del 20 luglio &#8211; \u201c\u2026<em>Lo scenario geopolitico \u00e8 in rapido movimento (\u2026) La nostra valutazione, come Fiom-Cgil, \u00e8 che in questo contesto, per molti versi straordinario, Leonardo non possa permettersi una gestione ordinaria, ovvero non possa restare ferma. Occorrono iniziative straordinarie a partire dal ruolo del Governo nazionale che deve mettere in campo un protagonismo forte per: rafforzare la struttura patrimoniale del Gruppo, attraverso un soggetto istituzionale pubblico, per esempio Cassa Depositi e prestiti, per liberare risorse utili a finanziare nuove tecnologie e nuovi prodotti; costruire alleanze internazionali dinamiche nel nuovo scenario geopolitico in movimento; mettere in campo una stagione di politiche industriali di sostegno all&#8217;industria del settore; investire nel mercato interno, che ad oggi assorbe appena il 18% dei prodotti<\/em>\u00a0(non bastano 70 milioni di euro al giorno? ndr.)\u2026\u201d<\/p>\n<p>Posizioni inequivocabili che non lasciano trasparire neanche l\u2019ombra di una riflessione coerentemente \u201cumana\u201d sul business bellico e che anzi dimostrano un particolare attivismo nel sollecitare il governo, forse un po\u2019 meno preparato del precedente, ad affrontare le grandi sfide del mercato internazionale\u2026<\/p>\n<p>Ma allora sorge spontanea una domanda: l\u2019intervento umanitario e \u201cla difesa dell\u2019umanit\u00e0\u201d sono un fatto universale o un orpello etico da esibire ad intermittenza?<\/p>\n<p>Considerato che 14 milioni di yemeniti, ridotti letteralmente a pelle e ossa, non avranno mai la forza di arrivare fino al mare nostrum per tentare la sorte su un gommone, pu\u00f2 Mediterranea sciogliere una enorme contraddizione interna e suggerire ad uno tra i suoi pi\u00f9 autorevoli sostenitori di unirsi concretamente alle voci (tra cui il parlamento europeo) che chiedono di fermare immediatamente il traffico d\u2019armi verso i Paesi del Golfo coinvolti nello sterminio di un intero popolo?<\/p>\n<p>Restiamo umani, ma per davvero, e smettiamola una buona volta di considerare un cacciabombardiere come \u201cun prodotto\u201d alla stessa stregua di una lavatrice. Neanche la postmodernit\u00e0 pu\u00f2 giustificare una tale devastazione di senso.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"yj6qo\"><\/div>\n<div class=\"adL\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\":1zy\" class=\"hq gt\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viviamo in un\u2019epoca da molti definita postmoderna. Fine (presunta) delle ideologie, coesistenza del tutto e del suo contrario in ogni ambito, trionfo del capitalismo celebrato come stato della natura. 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Nel 1992, appena diciottenne, vede per la prima volta la guerra in faccia a Mostar (Bosnia Erzegovina) seguendo come volontario civile una carovana della campagna Dai Ruote alla Pace. Colpito dal \u201cmal di Jugoslavia\u201d segue per il Consorzio italiano di Solidariet\u00e0 vari progetti rivolti alla popolazione colpita dalla guerra nella riva est della citt\u00e0 dove ha vissuto a pi\u00f9 riprese e in pianta stabile tutte le condizioni dell\u2019assedio Ustascia: assenza di elettricit\u00e0 e acqua corrente. Lavora per l\u2019Unhcr tra Belgrado e Budapest nel quadro di un programma per il rifornimento di combustibili verso campi profughi ed ospedali nel lungo periodo dell\u2019embargo sulla Serbia. Studia la storia ed acquisisce il metodo materialista dialettico che gli fa comprendere come la guerra stessa sia un articolato e lucroso processo produttivo. Abbandona quindi il campo umanitario per impegnarsi nella lotta aperta al neocolonialismo e a quella che definisce \u201cprivatizzazione della guerra\u201d. E\u2019 stato co-redattore della rivista telematica Intermarx e del bollettino di controinformazione Quemada. Dal 2009 al 2014 \u00e8 stato assessore all\u2019ambiente, attivit\u00e0 produttive e politiche sociali del comune di Tramonti di Sotto (PN) per cui ha seguito interventi di sostenibilit\u00e0 ambientale e rilancio di produzioni locali di qualit\u00e0. Ha pubblicato vari articoli e saggi sulle riviste Giano, Guerre e Pace, AlternativeEuropa sui temi della corsa agli armamenti, dei nazionalismi, delle multinazionali, della storia della Jugoslavia socialista. Ha collaborato con Il Manifesto e Le Monde Diplomatique e scrive per il quotidiano on-line FriuliSera. Per l\u2019editore KappaVu ha curato i libri \u201cSe dici guerra\u2026basi militari, tecnologie, profitti\u201d \u201cFrammenti sulla guerra. Industria e neocolonialismo in un mondo multipolare\u201d. Attualmente segue per Rifondazione Comunista le questioni legate alla corsa agli armamenti, all\u2019industria bellica, alla belligeranza permanente. E\u2019 stato carpentiere, pizzaiolo, conducente di scuolabus, operaio edile, gestore di attivit\u00e0 ricettive. Le sue passioni sono l'alpinismo, la pesca in apnea, la falegnameria e la fotografia. Crede fermamente che la vera utopia sia pensare, come umanit\u00e0, di poter sopravvivere all\u2019attuale modo di produrre e consumare. In questo senso si sente un inguaribile anticapitalista.\",\"url\":\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/author\/gregorio-piccin\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"La CGIL, Mediterranea e lo Yemen","description":"Viviamo in un\u2019epoca da molti definita postmoderna. 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Nel 1992, appena diciottenne, vede per la prima volta la guerra in faccia a Mostar (Bosnia Erzegovina) seguendo come volontario civile una carovana della campagna Dai Ruote alla Pace. Colpito dal \u201cmal di Jugoslavia\u201d segue per il Consorzio italiano di Solidariet\u00e0 vari progetti rivolti alla popolazione colpita dalla guerra nella riva est della citt\u00e0 dove ha vissuto a pi\u00f9 riprese e in pianta stabile tutte le condizioni dell\u2019assedio Ustascia: assenza di elettricit\u00e0 e acqua corrente. Lavora per l\u2019Unhcr tra Belgrado e Budapest nel quadro di un programma per il rifornimento di combustibili verso campi profughi ed ospedali nel lungo periodo dell\u2019embargo sulla Serbia. Studia la storia ed acquisisce il metodo materialista dialettico che gli fa comprendere come la guerra stessa sia un articolato e lucroso processo produttivo. Abbandona quindi il campo umanitario per impegnarsi nella lotta aperta al neocolonialismo e a quella che definisce \u201cprivatizzazione della guerra\u201d. E\u2019 stato co-redattore della rivista telematica Intermarx e del bollettino di controinformazione Quemada. Dal 2009 al 2014 \u00e8 stato assessore all\u2019ambiente, attivit\u00e0 produttive e politiche sociali del comune di Tramonti di Sotto (PN) per cui ha seguito interventi di sostenibilit\u00e0 ambientale e rilancio di produzioni locali di qualit\u00e0. Ha pubblicato vari articoli e saggi sulle riviste Giano, Guerre e Pace, AlternativeEuropa sui temi della corsa agli armamenti, dei nazionalismi, delle multinazionali, della storia della Jugoslavia socialista. Ha collaborato con Il Manifesto e Le Monde Diplomatique e scrive per il quotidiano on-line FriuliSera. Per l\u2019editore KappaVu ha curato i libri \u201cSe dici guerra\u2026basi militari, tecnologie, profitti\u201d \u201cFrammenti sulla guerra. Industria e neocolonialismo in un mondo multipolare\u201d. Attualmente segue per Rifondazione Comunista le questioni legate alla corsa agli armamenti, all\u2019industria bellica, alla belligeranza permanente. E\u2019 stato carpentiere, pizzaiolo, conducente di scuolabus, operaio edile, gestore di attivit\u00e0 ricettive. Le sue passioni sono l'alpinismo, la pesca in apnea, la falegnameria e la fotografia. Crede fermamente che la vera utopia sia pensare, come umanit\u00e0, di poter sopravvivere all\u2019attuale modo di produrre e consumare. 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