{"id":7590,"date":"2011-12-02T00:00:00","date_gmt":"2011-12-02T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2011-12-04T13:56:42","modified_gmt":"2011-12-04T13:56:42","slug":"ottime-possibilita-per-la-nonviolenza-in-siria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2011\/12\/ottime-possibilita-per-la-nonviolenza-in-siria\/","title":{"rendered":"Ottime possibilit\u00e0 per la nonviolenza in Siria"},"content":{"rendered":"<p>Uno stato, inoltre, il cui governo renda conto dei propri atti  attraverso opportuni sistemi di controllo.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8, il movimento nonviolento vuole uno stato democratico, non teocratico.<\/p>\n<p>Il movimento preme per la caduta del regime attuale in Siria, rimanendo allo stesso tempo aperto a tutte le strade nonviolente che possano portare a un reale cambio di regime. Non \u00e8 da confondere  con quell\u2019opposizione \u201cmorbida\u201d che utilizza il linguaggio della nonviolenza in Iran, per fare un esempio. Quelli del movimento nonviolento in Siria vogliono la caduta del regime, non riforme sotto l\u2019ala del regime stesso.<\/p>\n<p>Molti tra i gruppi e i singoli che compongono il movimento nonviolento islamico hanno intrapreso un imponente studio delle tradizioni nonviolente di altre culture, attraverso Ghandi, per esempio, Martin Luther King, il pensiero buddista, e Gene Sharpe.<br \/>\nLa citt\u00e0 di Darya, di per s\u00e8 un sobborgo abbastanza conformista, a detta dei propri residenti, e conosciuto finora solo per la produzione di uva, \u00e8 diventato l\u2019epicentro del pensiero nonviolento in Siria. Come dicono gli organizzatori del movimento in citt\u00e0, la nonviolenza ha dato a Daraya un posto sulla cartina della Siria.<\/p>\n<p>Dal 1999 al 2003, in questo sobborgo di Damasco era presente un compatto gruppo di circa 25 uomini e altrettante donne, tutti sotto i trent&#8217;anni, che si riuniva regolarmente per riflettere sulla nonviolenza e organizzare azioni civili atte a pruomuovere cambiamenti sociali e dare maggior potere all\u2019individuo. Erano chiamati &#8220;I giovani di Daraya&#8221;.<\/p>\n<p>Tra le loro attivit\u00e0, nel 2002 \u2013 2003, figura l\u2019apertura di una piccola biblioteca pubblica, la prima del genere, (immediatamente chiusa dalle autorit\u00e0, peraltro), oltre a campagne contro la corruzione e tutte le pratiche correlate, ampiamente diffuse in Siria, la pulizia delle strade, marce silenziose (non autorizzate) contro l\u2019invasione dell\u2019Iraq da parte degli USA.  <\/p>\n<p>Doopo l&#8217;arresto e l&#8217;imprigionamento, nel 2003, di quasi la met\u00e0 dei suoi membri per aver esercitato la libert\u00e0 di espressione e di assemblea, il gruppo \u00e8 ufficialmente sciolto, ma ha mantenuto una sua influenza a Darya, esercitando un importante ruolo nelle azioni di protesta a Darya sin da marzo 2011, quando \u00e8 iniziato il movimento di rivolta nel paese. La loro etica fatta di responabilizzazione personale, presa di coscienza civica, pluralismo religioso, e soprattutto una nonviolenza che non \u00e8 solo tattica, ma \u00e8 profondamnete radicata, ha pervaso quasi tutte le azioni di protesta a Daraya che, tra le prime a muoversi nella rivoluzione siriana, continua nelle sue proteste.<\/p>\n<p>Di conseguenza, la citt\u00e0 \u00e8 diventata uno dei bersagli principali del regime. Al momento, oltre 600 dei suoi attivisti sono in prigione e in isolamento, stando a una tripla verifica delle agenzie per i diritti umani. Fonti di Daraya parlano in realt\u00e0 di oltre 900 prigionieri.<\/p>\n<p>Anche altre citt\u00e0 hanno visto nascere gruppi di persone impegnati nella riflessione sulla \u201cnonviolenza islamica\u201d prima dell&#8217;inizio della rivoluzione siriana di marzo, per esempio Namar, Dara e dintorni, Damasco, Homs : in tutte, questi gruppi sono tuttora attivi.<\/p>\n<p>Da notare che ci SONO stati tentativi di appropriarsi del linguaggio della nonviolenza da parte di Hay\u2019et al-Tanseeq, l\u2019opposizione \u201cmorbida\u201d e dal basso profilo interna alla Siria, che cerca il compromesso con il regime attuale. <\/p>\n<p>Il lavoro congiunto di singoli e gruppi che applicano in modo assai efficace i metodi nonviolenti stanno trasformando le citt\u00e0 siriane in focolai di resistenza nonviolenta. Tra le azioni delle ultime settimane troviamo:<\/p>\n<p>a) La colorazione delle fontane pubbliche a Damasco, Aleppo, e Homs, di un impressionante rosso a simboleggiare il sangue di quanti sono stati uccisi dal regime.  <\/p>\n<p>b) Liberazione di palloncini con messaggi di libert\u00e0 in decine di punti diversi: questo va avanti da giungo.<\/p>\n<p>c) Altoparlanti che a tutto volume riproducono all\u2019infinito la voce dell\u2018attuale presidente che ripete \u201cAiuto! Sono il presidente; tiratemi fuori da questa pattumiera\u201d seguita da canzoni di protesta, posizionati in sette o otto punti diversi di Damasco. <\/p>\n<p>Gli altoparlanti sono stati programmati con dei timer in modo da far partire la riproduzione quando chi li aveva piazzati era gi\u00e0 lontano, al sicuro. Le forze di sicurezza, radunate, saltavano da uno all\u2019altro, sconcertate, incapaci di spegnerli persino quando \u00e8 stata chiamata una squadra di artificieri.  <\/p>\n<p>d) Con opera di volantinaggio hanno pubblicizzato un simbolico \u201cspegniamo le luci sulla montagna\u201d. La montagna in questione \u00e8 il densamente popolato Monte Qasyoon, che domina Damasco. L\u2019azione \u00e8 stata poi eseguita con successo. <\/p>\n<p>e) Allo stesso modo, hanno realizzato un \u201csilenzio in citt\u00e0\u201d in uno dei pi\u00f9 trafficati mercati di Damasco, dalle sette alle nove di sera.<\/p>\n<p>Si potrebbe pensare che i palloncini, lo spegnimento delle luci, le campagne per il silenzio siano tutte azioni minime, sentimentali e di poco effetto. Ma in uno stato di polizia dove i cittadini sono stati spogliati di qualsiasi possibilit\u00e0 di agire con efficacia, queste azioni collettive li aiutano a ritrovare il senso del proprio potere, dando loro la forza per andare oltre. Sono atti che trasformano la presa di conscienza. Sanno di avere potere.<\/p>\n<p>Sono solo all\u2019inizio. Il movimento sta producendo nuovi leader, e la spinta verso una \u201cunificazione degli sforzi\u201d potrebbe portare il movimento nonviolento a nuovi livelli.<\/p>\n<p>La loro pietra di paragone \u00e8 la parola \u201cdemocrazia\u201d piuttosto che \u201cnonviolenza\u201d, e tuttavia quest\u2019ultima \u00e8 certamente presente nel loro panorama intellettuale.<\/p>\n<p>E se nel campo della nonviolenza di ispirazione religiosa la base \u00e8 il risveglio personale, il prendersi carico del proprio destino, delle proprie responsabilit\u00e0 civiche e dei diritti inalienabili legati all\u2019essere pienamente umani, si potrebbe dire che tutto ci\u00f2 \u00e8 paragonabile, si pu\u00f2 metttere in parallelo all\u2019idea delle libert\u00e0 individuali, partecipazione alla vita civile, e libert\u00e0 civiche.<\/p>\n<p>Il movimento nonviolento qui descritto \u00e8 principalmente di ispirazione islamica, e  questo ha una forte presa a livello universale sull\u2019Islam. L\u2019approccio alla religione da parte dell\u2019insieme dei gruppi nonviolenti contrasta con l\u2019approccio degli Ulema tradizionali e dei sufi in Siria, cos\u00ec come con l\u2019islamismo politico dei Fratelli Musulmani, per non parlare dei salafisti e degli islamici per la Jihad. <\/p>\n<p>Nota storica: il moderno movimento nonviolento in Siria ha alle spalle tre generazioni.<\/p>\n<p>La figura vivente pi\u00f9 vecchia \u00e8 Jawdat Said, nato da una famiglia circassa nel piccolo villaggio di Bir Ajam, nella regione meridionale di Qunaitra, la maggior parte della quale si trova nelle alture occupate del Golan. Risiede da anni sul Monte Qasyoon, a Damasco, ma ancora si reca regolarmente a Bir Ajam. <\/p>\n<p>Jawdat \u00e8 autore di 50 libri, a cominciare da The Doctrine of the First Son of Adam (La dottrina del primo figlio di Adamo), del 1964, basato sul rifiuto di Abele di uccidere suo fratello Caino nonostante questi intendesse ucciderlo a sua volta. Shaikh Jawdat \u00e8 anche amico del Dalai Lama.<\/p>\n<p>La sua dottrina di nonviolenza non va confusa con quella dell\u2019oppositore \u201cmorbido\u201d Mousavi in Iran. Said vuole la caduta del regime, non riforme. Non va nemmeno confuso con l\u2019islamismo dei seguaci di Khomeini. Appartiene infatti a un\u2019ala differente del pensiero islamico. Per esempio, sostiene che nessuna donna dovr\u00e0 mai pi\u00f9 sentirsi dire da un uomo cosa indossare, cosa che, dice, gli uomini hanno fatto per troppo tempo nella nostra storia. <\/p>\n<p>La sorella Laila Said, deceduta nel 2005, un\u2019altra grande maestra del pensiero nonviolento siriano, era stata un\u2019icona culturale nella Damasco degli anni 70. <\/p>\n<p>Hanan Laham, 68 anni, di Medan (Damasco), a sua volta predica il pensiero nonviolento. Durante una manifestazione a Daraya, il 25 aprile 2001, ha aperto il suo discorso dicendo: \u201cLa vita umana \u00e8 la vita pi\u00f9 sacra agli occhi di Dio\u201d  <\/p>\n<p>Lei rappresenta uno stile ben preciso tra i variegati tipi di approcci alla nonviolenza all\u2019interno del movimento. (Si da il caso che sia anche mia cugina per parte di padre&#8230;)<\/p>\n<p>Ce ne sono tanti altri a seguire questa stessa linea di pensiero, ma nominarli li potrebbe mettere in pericolo, quindi passiamo direttamente a qualcuno che \u00e8 al sicuro all&#8217;estero&#8230; Per esempio, Afra Jalabi, che vive in Canada. Firmataria della Dichiarazione di Damasco del 2005 per un cambio graduale democratico all\u2019insegna della nonviolenza, \u00e8 al momento uno dei membri del movimento di opposizione Syrian National Council.<\/p>\n<p>Traduzione dall\u2019inglese di Giuseppina Vecchia  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il movimento nonviolento islamico, non certo monocromatico, mostra tuttavia nelle sue diverse anime l\u2019unanime convincimento che la Siria abbia bisogno di uno stato laico che assicuri pluralismo religioso e etnico, uguali diritti umani a ognuno qualunque sia (o non sia) il suo credo religioso, e protegga la libert\u00e0 individuale.<\/p>\n","protected":false},"author":19,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[38,52,55],"tags":[],"class_list":["post-7590","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-internazionale","category-medio-oriente","category-politica"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Ottime possibilit\u00e0 per la nonviolenza in Siria<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Il movimento nonviolento islamico, non certo monocromatico, mostra tuttavia nelle sue diverse anime l\u2019unanime convincimento che la Siria abbia bisogno di uno stato laico che assicuri pluralismo religioso e etnico, uguali diritti umani a ognuno qualunque sia (o non sia) il suo credo religioso, e protegga la libert\u00e0 individuale.\" \/>\n<meta name=\"robots\" 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