{"id":755512,"date":"2018-11-14T16:44:12","date_gmt":"2018-11-14T16:44:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=755512"},"modified":"2018-11-14T16:46:21","modified_gmt":"2018-11-14T16:46:21","slug":"lo-yemen-e-noi-occidentali-e-democratici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/11\/lo-yemen-e-noi-occidentali-e-democratici\/","title":{"rendered":"Lo Yemen e noi (occidentali e democratici)"},"content":{"rendered":"<p>In un recente articolo apparso su <a href=\"https:\/\/foreignpolicy.com\/2018\/11\/08\/saudi-arabia-and-the-united-arab-emirates-are-starving-yemenis-to-death-mbs-khashoggi-famine-yemen-blockade-houthis\/?fbclid=IwAR36iETv65CD08P6Bs9MYHkJ-PiqWKUREE-3lMJ1clrWU1TKV3a7C6isB1I\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Foreign Policy<\/a> dal titolo inequivocabile \u201cL\u2019Arabia Saudita e gli Emirati Arabi stanno affamando gli Yemeniti fino alla morte\u201d, gli autori mettono nero su bianco le cause della peggiore crisi umanitaria al mondo.<\/p>\n<p>Da quattro anni a questa parte le due petromonarchie, alla guida di una coalizione di volenterosi, hanno portato a segno 18.500 incursioni aeree sullo Yemen, con una media di 14 attacchi al giorno. Hanno deliberatamente bombardato scuole, ospedali, abitazioni, mercati. fabbriche, strade, fattorie e siti storici provocando la morte di decine di migliaia di civili tra cui migliaia di bambini.<\/p>\n<p>Questa prolungata e devastante attivit\u00e0 militare \u00e8 resa possibile dal supporto diretto di Stati Uniti e Regno Unito che garantiscono il rifornimento in volo dei caccia e una generosa profusione di intelligence.<\/p>\n<p>La distruzione sistematica di infrastrutture civili e di settori strategici come l\u2019agricoltura e la pesca, unita all\u2019embargo totale imposto sui porti yemeniti ha gi\u00e0 causato la morte di altre decine di migliaia di persone per fame e malattie curabili.<\/p>\n<p>Lo scorso settembre le Nazioni Unite hanno reso pubbliche valutazioni agghiaccianti: quattordici milioni di yemeniti, circa la met\u00e0 della popolazione, si trovano sul baratro della fame e senza la cessazione immediata di bombardamenti ed embargo sarebbe impossibile impedire una strage di massa.<\/p>\n<p>In poche parole, e con evidenze incontrovertibili, Arabia Saudita ed Emirati Arabi hanno trasformato lo stesso Yemen in un enorme lager dove \u00e8 in corso un genocidio deliberato.<\/p>\n<p>Esattamente come fu per i <a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/10\/il-business-dello-sterminio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">lager nazisti<\/a>, lo sterminio \u00e8 reso tecnicamente possibile da un business lucroso e, a quanto pare, altrettanto intoccabile.<\/p>\n<p>Lo scorso marzo, impugnando il War Powers Act, Bernie Sanders ed altri senatori hanno presentato al senato una risoluzione bipartisan per bloccare il supporto militare ed il traffico d\u2019armi statunitense verso l\u2019Arabia Saudita. L\u2019esito scontato della votazione, ossia la bocciatura (altrettanto bipartisan) della risoluzione, \u00e8 stato accompagnato dalla grottesca dichiarazione del segretario della Difesa Jim Mattis, secondo il quale abbandonare del tutto il conflitto \u201c\u2026potrebbe aumentare le vittime civili, mettere a repentaglio la cooperazione anti-terrorismo con i nostri partners e ridurre la nostra influenza sui sauditi &#8211; tutto ci\u00f2 aggraverebbe ulteriormente la situazione e la crisi umanitaria\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Di certo, la fine del trasferimento di sistemi d\u2019arma verso l\u2019Arabia Saudita (che con le amministrazioni Obama e Trump ha superato complessivamente i duecento miliardi di dollari) creerebbe seri danni ai fatturati di colossi industriali statunitensi come Lockheed Martin, Northop Grumman e Rayeton classificati tra i primi posti della top ten mondiale del settore.<\/p>\n<p>Un discreto supporto tecnico al genocidio degli yemeniti arriva anche dall\u2019Italia ed in particolare dalla tricolore Leonardo-Finmeccanica (nona nella top ten mondiale), controllata dal ministero dello Sviluppo Economico. In una intervista al <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/finanza-e-mercati\/2018-01-30\/profumo-leonardo-ha-ritrovato-strada-crescita-l-america-resta-centrale-135320.shtml?uuid=AEYlwkqD%250Ahttp:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/finanza-e-mercati\/2018-01-30\/profumo-leonardo-ha-ritrovato-strada-crescita-l-america-resta-centrale-135320.shtml?uuid=AEYlwkqD\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Sole24ore<\/a>, incalzato dal giornalista sul \u201cMiddle East in fibrillazione\u201d Alessandro Profumo (a.d Leonardo) ha dichiarato chiaramente: \u201c\u2026<em>\u00c8 triste dirlo, ma la tensione internazionale provoca inevitabilmente, sul mercato degli armamenti e della sicurezza, un aumento della domanda. In questi contesti, la natura italiana del nostro gruppo \u00e8 vissuta come qualcosa di positivo (<\/em>\u2026) <em>la presidenza del Consiglio, il ministero della Difesa e quello degli Esteri sono un ottimo supporto. In tutto questo, per\u00f2, c\u2019\u00e8 una lacuna legislativa: manca la norma sul Government to Government, che non \u00e8 stata approvata dalla legislatura appena scaduta e che noi auspichiamo arrivi presto a traguardo perch\u00e9 ormai molti vogliono negoziare non con Leonardo, ma con il Governo italiano<\/em>\u2026\u201d.<\/p>\n<p>A proposito di Governo, un paio di mesi fa la ministra della Difesa Trenta aveva pubblicamente sollecitato il suo collega agli Esteri Moavero affinch\u00e9 verificasse l\u2019opportunit\u00e0 (e legalit\u00e0) del traffico d\u2019armi con l\u2019Arabia Saudita\u2026<\/p>\n<p>Evidentemente, lo scorrere del tempo sembra non essere un grosso problema per i due ministri del cambiamento, anche considerato che, a differenza di quattordici milioni di yemeniti, mettono insieme il pranzo con la cena ogni giorno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un recente articolo apparso su Foreign Policy dal titolo inequivocabile \u201cL\u2019Arabia Saudita e gli Emirati Arabi stanno affamando gli Yemeniti fino alla morte\u201d, gli autori mettono nero su bianco le cause della peggiore crisi umanitaria al mondo. 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Nel 1992, appena diciottenne, vede per la prima volta la guerra in faccia a Mostar (Bosnia Erzegovina) seguendo come volontario civile una carovana della campagna Dai Ruote alla Pace. Colpito dal \u201cmal di Jugoslavia\u201d segue per il Consorzio italiano di Solidariet\u00e0 vari progetti rivolti alla popolazione colpita dalla guerra nella riva est della citt\u00e0 dove ha vissuto a pi\u00f9 riprese e in pianta stabile tutte le condizioni dell\u2019assedio Ustascia: assenza di elettricit\u00e0 e acqua corrente. Lavora per l\u2019Unhcr tra Belgrado e Budapest nel quadro di un programma per il rifornimento di combustibili verso campi profughi ed ospedali nel lungo periodo dell\u2019embargo sulla Serbia. Studia la storia ed acquisisce il metodo materialista dialettico che gli fa comprendere come la guerra stessa sia un articolato e lucroso processo produttivo. Abbandona quindi il campo umanitario per impegnarsi nella lotta aperta al neocolonialismo e a quella che definisce \u201cprivatizzazione della guerra\u201d. E\u2019 stato co-redattore della rivista telematica Intermarx e del bollettino di controinformazione Quemada. Dal 2009 al 2014 \u00e8 stato assessore all\u2019ambiente, attivit\u00e0 produttive e politiche sociali del comune di Tramonti di Sotto (PN) per cui ha seguito interventi di sostenibilit\u00e0 ambientale e rilancio di produzioni locali di qualit\u00e0. Ha pubblicato vari articoli e saggi sulle riviste Giano, Guerre e Pace, AlternativeEuropa sui temi della corsa agli armamenti, dei nazionalismi, delle multinazionali, della storia della Jugoslavia socialista. Ha collaborato con Il Manifesto e Le Monde Diplomatique e scrive per il quotidiano on-line FriuliSera. Per l\u2019editore KappaVu ha curato i libri \u201cSe dici guerra\u2026basi militari, tecnologie, profitti\u201d \u201cFrammenti sulla guerra. Industria e neocolonialismo in un mondo multipolare\u201d. Attualmente segue per Rifondazione Comunista le questioni legate alla corsa agli armamenti, all\u2019industria bellica, alla belligeranza permanente. E\u2019 stato carpentiere, pizzaiolo, conducente di scuolabus, operaio edile, gestore di attivit\u00e0 ricettive. Le sue passioni sono l'alpinismo, la pesca in apnea, la falegnameria e la fotografia. Crede fermamente che la vera utopia sia pensare, come umanit\u00e0, di poter sopravvivere all\u2019attuale modo di produrre e consumare. In questo senso si sente un inguaribile anticapitalista.","url":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/author\/gregorio-piccin\/"}]}},"place":"","original_article_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/755512","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1440"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=755512"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/755512\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/755522"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=755512"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=755512"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=755512"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}