{"id":750810,"date":"2018-11-05T14:30:54","date_gmt":"2018-11-05T14:30:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=750810"},"modified":"2018-11-05T14:30:54","modified_gmt":"2018-11-05T14:30:54","slug":"bombardamento-climatico-necessario-ripensare-i-concetti-di-difesa-e-sicurezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/11\/bombardamento-climatico-necessario-ripensare-i-concetti-di-difesa-e-sicurezza\/","title":{"rendered":"Bombardamento climatico: necessario ripensare i concetti di &#8220;difesa e sicurezza&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Reti idriche, elettriche e stradali saltate contemporaneamente, oltre centomila persone colpite direttamente dagli eventi calamitosi e\/o isolati completamente per giorni, decine di morti e poi i dispersi ed i feriti.<\/p>\n<p>Sembrano gli effetti di un massiccio bombardamento.<\/p>\n<p>Questo il bilancio, per il momento, dei nubifragi che hanno colpito il Paese dalla Sicilia al Friuli passando per quasi tutte le aree interne (gi\u00e0 in crisi strutturale). Emergenze multiple che si sono scaricate sui territori lasciando dietro di s\u00e9 danni enormi.<\/p>\n<p>Fronti franosi si sono gi\u00e0 abbattuti su strade e abitazioni mentre altri incombono e sono in movimento.<\/p>\n<p>Le immagini dei boschi del Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli, abbattuti dalla trebbia di un vento spaventoso stanno facendo il giro del mondo. Si parla di migliaia di ettari schiantati, milioni di metri cubi di legname a terra.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 solo questa si prefigura come una catastrofe economica e ambientale. Mentre si pensa alla piantumazione (che richieder\u00e0 ingenti risorse e nuovi piani forestali), bisogner\u00e0 rimuovere tutto il materiale a terra.<\/p>\n<p>Se questi milioni di metri cubi di legname verranno gestiti secondo le regole del mercato deprimeranno inevitabilmente il prezzo della materia prima mandando a gambe all\u2019aria il gi\u00e0 sofferente comparto delle attivit\u00e0 boschive. C\u2019\u00e8 poi il rischio concreto che buona parte di questo materiale si trasformi, a causa del suo rapido deperimento, in un \u201crifiuto speciale\u201d e quindi in un ulteriore pesantissimo costo. Ed \u00e8 quello che succeder\u00e0 se inopinatamente si decider\u00e0 di scaricare sui singoli enti locali la responsabilit\u00e0 della gestione di questa partita.<\/p>\n<p>Questa situazione inedita, sia per la scala del disastro che per le diverse realt\u00e0 territoriali coinvolte, richiederebbe un immediato commissariamento di tutta la filiera del legno da parte delle Regioni. Solo una soluzione drastica come questa potrebbe agire concretamente contro la caduta verticale del prezzo della materia prima, coinvolgere ordinatamente nei lavori tutte le imprese boschive disponibili sul territorio, organizzare le vendite degli stock, gestire in maniera organica l\u2019opera di ripristino boschivo.<\/p>\n<p>E\u2019 da incoscienti, irresponsabili ed infine idioti non rendersi conto che i molteplici e devastanti segnali che ci arrivano da ogni parte del mondo e non solo dal nostro Paese ci parlano chiaramente di cambiamenti climatici epocali. Su questo tema c\u2019\u00e8 peraltro un consenso della comunit\u00e0 scientifica globale che \u00e8 preciso, allarmato, inequivocabile: manutenzione, prevenzione, conversione energetica e industriale, rivoluzione della mobilit\u00e0, stop al consumo di suolo sono le linee di intervento che dovrebbero essere messe in campo a partire da domani, secondo gli scienziati (e il buon senso).<\/p>\n<p>Un Paese fragile come il nostro dovrebbe essere tra i primi a fare i conti con queste evidenze ma n\u00e9 il governo del cambiamento (climatico?) n\u00e9 quelli che lo hanno preceduto sembrano concretamente interessarsi alla questione.<\/p>\n<p>E lo dimostra, tra le altre cose, la strutturale e gravissima insufficienza nella gestione delle crisi ambientali acute, le cos\u00ec dette \u201cemergenze\u201d che ogni anno colpiscono sempre pi\u00f9 pesantemente e contemporaneamente i territori come alluvioni, terremoti, nubifragi e grandi incendi.<\/p>\n<p>Questa insufficienza, \u00e8 doveroso precisarlo, esiste al netto della ammirevole reattivit\u00e0 degli abitanti delle zone colpite e della generosit\u00e0 dei volontari della Protezione Civile (espressione dei territori), dei Vigili del Fuoco e dei Forestali (presenti solo nelle Regioni a statuto speciale ossia dove sono sopravvissuti all\u2019infausta legge Madia targata Renzi-PD).<\/p>\n<p>Molto semplicemente mancano i mezzi adeguati e mancano gli uomini.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 per questo che i sindaci del centro Italia, travolti quasi due anni fa insieme ai loro cittadini dal terremoto e dalle bufere di neve, invocarono l\u2019intervento dell\u2019esercito (che fece giusto qualche comparsata ad uso per lo pi\u00f9 d\u2019immagine).<\/p>\n<p>Probabilmente quei sindaci avevano in mente il \u201cmodello Friuli\u201d dove, in occasione dell\u2019esteso e devastante terremoto del 1976, l\u2019esercito fu per lungo tempo insostituibile nei soccorsi e nella rimozione delle macerie (che infatti fu rapidissima) restituendo un proprio senso d\u2019esistenza ad una Regione che ne sopport\u00f2 oltremodo l\u2019elefantiaco sovradimensionamento da guerra fredda.<\/p>\n<p>Fu da quella esperienza che nacque poi la Protezione Civile.<\/p>\n<p>Ma ancora oggi la Protezione Civile vive una cronica carenza di mezzi ed una capacit\u00e0 operativa\/logistica nemmeno paragonabile a quella delle forze armate di allora.<\/p>\n<p>Nel frattempo, invece di ridimensionare l\u2019elefantiasi e di concentrarsi sull\u2019unico senso che pu\u00f2 avere un esercito in tempo di \u201cpace\u201d, si \u00e8 trasversalmente deciso di trasformarlo in un costosissimo corpo di spedizione hi-tech impegnato a supportare le guerre statunitensi post \u201989 oltre confine. Per far fronte a questa nuova funzione neocoloniale \u00e8 stata organizzata la professionalizzazione della truppa e necessariamente sospesa la leva costituzionale, l\u2019obiezione di coscienza e il servizio alternativo nei Vigili del Fuoco.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 che l\u2019esercito oggi (al modico costo d\u2019esercizio di 70 milioni di euro al giorno) \u00e8 un\u2019organizzazione pressoch\u00e9 inutile per affrontare emergenze acute come quella che abbiamo sotto gli occhi n\u00e9 tantomeno \u00e8 in grado di offrire un supporto logistico massiccio ed efficiente in cui inserire sinergicamente anche le altre risorse.<\/p>\n<p>Oggi le forze armate sono impegnate in Iraq, Afghanistan, si apprestano a partire per il Niger, oppure le troviamo in Norvegia, proprio in questi giorni, per partecipare alla pi\u00f9 grande esercitazione NATO dalla fine delle guerra fredda, la miliardaria Trident Juncture 2018.<\/p>\n<p>Aggiungiamo a questo quadro desolante l\u2019aziendalizzazione del comparto elettrico ed idrico che da servizio pubblico strategico si \u00e8 convertito alla massimizzazione del profitto cessando di destinare risorse alla manutenzione nelle zone periferiche con poche utenze e perdendo conseguentemente capacit\u00e0 di intervento.<\/p>\n<p>Ecco spiegato il disastro nel disastro ed il comprensibile e terribile senso di abbandono vissuto dai sindaci e dalla popolazione colpiti da emergenze multiple.<\/p>\n<p>E se agli eventi calamitosi di questi giorni si sommasse un\u2019altra emergenza, magari causata da un terremoto in una qualunque delle tante zone sismiche del nostro Paese? Considerato che il massimo dell\u2019operativit\u00e0 \u00e8 quella dimostrata in centro Italia le conseguenze sarebbero definitivamente catastrofiche.<\/p>\n<p>Si impone come urgente una riforma organica che riporti l\u2019esercito alla sua funzione costituzionale difensiva\/territoriale, puntando sulle specializzazioni genieristiche e mediche e su concrete sinergie con Protezione Civile, Vigili del Fuoco e Corpi Forestali regionali.<\/p>\n<p>In questa prospettiva (e solo in questa) acquisterebbe senso l\u2019abbandono della \u201cprofessionalizzazione\u201d della truppa delle forze armate e il ripristino della leva militare e civile affinch\u00e9 queste possano diventare strumenti attivi ed integrati di un efficace sistema di gestione delle crisi e delle grandi manutenzioni ambientali, che sia popolare e diffuso, preparato ad affrontare e\/o alleviare le conseguenze del caos climatico montante.<\/p>\n<p>In questo senso sembra urgente ripensare alla radice i temi della \u201csicurezza\u201d e della \u201cdifesa\u201d: oggi pi\u00f9 che mai non abbiamo bisogno di un costosissimo corpo di spedizione \u201cprofessionalmente\u201d belligerante, impegnato all\u2019estero in una non meglio precisata \u201cdifesa\u201d della patria\u201d e dell\u2019interesse nazionale. Non abbiamo bisogno di seguire la Nato nella sua guerra fredda 2.0.<\/p>\n<p>Abbiamo bisogno che tutte le risorse potenzialmente disponibili vengano organicamente impegnate nella difesa dalle vere minacce alla sicurezza dei cittadini (terremoti, grandi incendi, alluvioni, dissesto idrogeologico).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Reti idriche, elettriche e stradali saltate contemporaneamente, oltre centomila persone colpite direttamente dagli eventi calamitosi e\/o isolati completamente per giorni, decine di morti e poi i dispersi ed i feriti. Sembrano gli effetti di un massiccio bombardamento. 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Piccin\",\"description\":\"Inizia la sua militanza pacifista nel 1991, a diciassette anni, all\u2019epoca della prima guerra del Golfo. Nel 1992, appena diciottenne, vede per la prima volta la guerra in faccia a Mostar (Bosnia Erzegovina) seguendo come volontario civile una carovana della campagna Dai Ruote alla Pace. Colpito dal \u201cmal di Jugoslavia\u201d segue per il Consorzio italiano di Solidariet\u00e0 vari progetti rivolti alla popolazione colpita dalla guerra nella riva est della citt\u00e0 dove ha vissuto a pi\u00f9 riprese e in pianta stabile tutte le condizioni dell\u2019assedio Ustascia: assenza di elettricit\u00e0 e acqua corrente. Lavora per l\u2019Unhcr tra Belgrado e Budapest nel quadro di un programma per il rifornimento di combustibili verso campi profughi ed ospedali nel lungo periodo dell\u2019embargo sulla Serbia. Studia la storia ed acquisisce il metodo materialista dialettico che gli fa comprendere come la guerra stessa sia un articolato e lucroso processo produttivo. Abbandona quindi il campo umanitario per impegnarsi nella lotta aperta al neocolonialismo e a quella che definisce \u201cprivatizzazione della guerra\u201d. E\u2019 stato co-redattore della rivista telematica Intermarx e del bollettino di controinformazione Quemada. Dal 2009 al 2014 \u00e8 stato assessore all\u2019ambiente, attivit\u00e0 produttive e politiche sociali del comune di Tramonti di Sotto (PN) per cui ha seguito interventi di sostenibilit\u00e0 ambientale e rilancio di produzioni locali di qualit\u00e0. Ha pubblicato vari articoli e saggi sulle riviste Giano, Guerre e Pace, AlternativeEuropa sui temi della corsa agli armamenti, dei nazionalismi, delle multinazionali, della storia della Jugoslavia socialista. Ha collaborato con Il Manifesto e Le Monde Diplomatique e scrive per il quotidiano on-line FriuliSera. Per l\u2019editore KappaVu ha curato i libri \u201cSe dici guerra\u2026basi militari, tecnologie, profitti\u201d \u201cFrammenti sulla guerra. Industria e neocolonialismo in un mondo multipolare\u201d. Attualmente segue per Rifondazione Comunista le questioni legate alla corsa agli armamenti, all\u2019industria bellica, alla belligeranza permanente. E\u2019 stato carpentiere, pizzaiolo, conducente di scuolabus, operaio edile, gestore di attivit\u00e0 ricettive. Le sue passioni sono l'alpinismo, la pesca in apnea, la falegnameria e la fotografia. Crede fermamente che la vera utopia sia pensare, come umanit\u00e0, di poter sopravvivere all\u2019attuale modo di produrre e consumare. 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Piccin","description":"Inizia la sua militanza pacifista nel 1991, a diciassette anni, all\u2019epoca della prima guerra del Golfo. Nel 1992, appena diciottenne, vede per la prima volta la guerra in faccia a Mostar (Bosnia Erzegovina) seguendo come volontario civile una carovana della campagna Dai Ruote alla Pace. Colpito dal \u201cmal di Jugoslavia\u201d segue per il Consorzio italiano di Solidariet\u00e0 vari progetti rivolti alla popolazione colpita dalla guerra nella riva est della citt\u00e0 dove ha vissuto a pi\u00f9 riprese e in pianta stabile tutte le condizioni dell\u2019assedio Ustascia: assenza di elettricit\u00e0 e acqua corrente. Lavora per l\u2019Unhcr tra Belgrado e Budapest nel quadro di un programma per il rifornimento di combustibili verso campi profughi ed ospedali nel lungo periodo dell\u2019embargo sulla Serbia. Studia la storia ed acquisisce il metodo materialista dialettico che gli fa comprendere come la guerra stessa sia un articolato e lucroso processo produttivo. Abbandona quindi il campo umanitario per impegnarsi nella lotta aperta al neocolonialismo e a quella che definisce \u201cprivatizzazione della guerra\u201d. E\u2019 stato co-redattore della rivista telematica Intermarx e del bollettino di controinformazione Quemada. Dal 2009 al 2014 \u00e8 stato assessore all\u2019ambiente, attivit\u00e0 produttive e politiche sociali del comune di Tramonti di Sotto (PN) per cui ha seguito interventi di sostenibilit\u00e0 ambientale e rilancio di produzioni locali di qualit\u00e0. Ha pubblicato vari articoli e saggi sulle riviste Giano, Guerre e Pace, AlternativeEuropa sui temi della corsa agli armamenti, dei nazionalismi, delle multinazionali, della storia della Jugoslavia socialista. Ha collaborato con Il Manifesto e Le Monde Diplomatique e scrive per il quotidiano on-line FriuliSera. Per l\u2019editore KappaVu ha curato i libri \u201cSe dici guerra\u2026basi militari, tecnologie, profitti\u201d \u201cFrammenti sulla guerra. Industria e neocolonialismo in un mondo multipolare\u201d. Attualmente segue per Rifondazione Comunista le questioni legate alla corsa agli armamenti, all\u2019industria bellica, alla belligeranza permanente. E\u2019 stato carpentiere, pizzaiolo, conducente di scuolabus, operaio edile, gestore di attivit\u00e0 ricettive. Le sue passioni sono l'alpinismo, la pesca in apnea, la falegnameria e la fotografia. Crede fermamente che la vera utopia sia pensare, come umanit\u00e0, di poter sopravvivere all\u2019attuale modo di produrre e consumare. 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