{"id":74134,"date":"2013-10-25T13:39:06","date_gmt":"2013-10-25T12:39:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=74134"},"modified":"2013-10-25T13:43:56","modified_gmt":"2013-10-25T12:43:56","slug":"la-moneta-greca-che-batte-leuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/10\/la-moneta-greca-che-batte-leuro\/","title":{"rendered":"La moneta greca che batte l\u2019euro"},"content":{"rendered":"<p><strong style=\"font-size: 13px;\">Si chiama Tem ed \u00e8 scambiata a un euro. Ne avevamo cominciato a parlare su Comune-info un anno fa (<\/strong><strong style=\"font-size: 13px;\"><a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2012\/05\/levoluzione-del-trueque\/\">http:\/\/comune-info.net\/2012\/05\/levoluzione-del-trueque\/<\/a><\/strong><strong style=\"font-size: 13px;\">). Tra i mercati \u00abalternativi\u00bb e la fabbrica recuperata Vio.Me, il paese riscopre l\u2019autogestione contro la crisi<\/strong><\/p>\n<p>di Graziano Graziani*<\/p>\n<p align=\"left\">La Vio.Me si trova in una vasta area industriale a sud di Salonicco, a cui si accede dal raccordo autostradale. Gli stabilimenti pi\u00f9 visibili sono quelli delle grandi catene commerciali, come Ikea e Leroy Marlin, ma dietro le loro insegne scintillanti si estende un vasto numero di capannoni industriali. Christos, uno dei lavoratori Vio.Me, ci raggiunge lungo la strada per scortarci. \u00abNon \u00e8 semplice trovare la fabbrica\u00bb, spiega in inglese. Lui \u00e8 uno dei pochi operai del collettivo di fabbrica che conosce una lingua straniera, quasi tutti gli altri parlano solo greco. Anche se lo stabilimento \u00e8 un po\u2019 nascosto, il nome Vio.Me nelle ultime settimane ha assunto una grande visibilit\u00e0 e ha varcato i confini nazionali. A giugno sono venuti a fare visita al collettivo alcuni tra gli esponenti pi\u00f9 noti del movimento anti-globalizzazione, come\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/comune-info.net\/2013\/06\/critical-hope\/\">Naomi Klein<\/a><\/strong><b>\u00a0<\/b><strong>e John Holloway<\/strong>. Perch\u00e9 questa \u00e8 la prima fabbrica autogestita in Grecia dall\u2019inizio della crisi e segue apertamente il modello delle fabbriche argentine durante la crisi di dieci anni fa. \u00abSperiamo che quello che stiamo facendo qui possa fornire idee e spunti ad altri lavoratori che sono nella nostra stressa condizione \u2013 mi dice un altro operaio, Georgiou \u2013 se tutti ci muoviamo per fare qualcosa allora c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 che qualcosa cambi\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\">Quello che pi\u00f9 spaventa della crisi \u00e8 il rischio rassegnazione. I greci ormai sanno che da questa situazione non si uscir\u00e0 tanto rapidamente e questo, insieme alla sfiducia nella classe politica e nel governo, che sta svendendo il Paese ai privati un pezzo alla volta, getta molte persone nell\u2019apatia. I licenziamenti sono continui: nei soli tre giorni della nostra visita alla Vio.Me, due grandi imprese hanno licenziato rispettivamente 500 e 300 persone, di colpo e tutte insieme. \u00abNon cambier\u00e0 niente\u00bb \u00e8 il ritornello che si sente recitare pi\u00f9 spesso. L\u2019autorganizzazione resta, dunque, una delle poche possibilit\u00e0 per cambiare, anche di poco, la propria condizione.<\/p>\n<p align=\"left\">Il caso della Vio.Me \u00e8 esemplare. La fabbrica ha chiuso due anni fa, nel 2011, picco di maggiore visibilit\u00e0 per la crisi greca (anche se oggi la percentuale di disoccupati nel Paese \u00e8 superiore). La propriet\u00e0 si \u00e8 come volatilizzata, semplicemente, lasciando fallire l\u2019impresa. Il giudice ha deciso di assegnare momentaneamente la fabbrica agli operai, che gi\u00e0 da molti mesi non percepivano pi\u00f9 lo stipendio, perch\u00e9 non c\u2019era nulla su cui rifarsi per ottenere denaro e pagare cos\u00ec lavoratori e fornitori. \u00abEppure questa era una fabbrica che guadagnava molto \u2013 dice ancora Christos \u2013 credo almeno un milione e mezzo di euro l\u2019anno e parlo soltanto degli utili. Ma la proprietaria \u00e8 svanita nel nulla. Deve aver pensato che le cose, con la crisi, sarebbero peggiorate rapidamente e quindi ha rastrellato tutto il denaro possibile e se n\u2019\u00e8 andata\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Gli operai si sono organizzati<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: 13px;\">Anche i manager e i dirigenti sono scomparsi. Mentre alcuni operai hanno preferito cercare altri lavori. Delle 70 persone impiegate alla Vio.Me oggi nel collettivo dei lavoratori ne restano esattamente la met\u00e0. \u00abLavoriamo in modo pi\u00f9 rilassato\u00bb, scherza Christos, ma \u00e8 una battuta fino a un certo punto. Quando la fabbrica era aperta si lavorava a ciclo continuo: tre turni da otto ore senza pausa, giorno e notte; i capiturno che controllavano i lavoratori permettevano solo una pausa sigaretta e una rapida sosta in bagno. La produttivit\u00e0 non doveva mai calare. \u00ab<\/span><strong style=\"font-size: 13px;\">Lavorate, lavorate! ci dicevano di continuo<\/strong><span style=\"font-size: 13px;\">. Ma quando chiedevamo di migliorare le condizioni di lavoro \u2013 prosegue Christos \u2013 non c\u2019era verso. La vedi la fabbrica com\u2019\u00e8 adesso, senza vetri alle finestre? Era cos\u00ec anche allora. Niente riscaldamento, n\u00e9 aria condizionata. D\u2019inverno si moriva di freddo e d\u2019estate, quando bruciavamo i polimeri per fare i nostri prodotti, la temperatura saliva fino a 45 gradi\u00bb. Mentre noi parliamo, alcuni operai sono fuori dalla fabbrica, sotto un portico, a bere caff\u00e8 freddo. Hanno lo sguardo rilassato, scherzano. Il clima che si respira \u00e8 amichevole e tranquillo, molto diverso da quello che Christos ricorda: e questo nonostante gli operai oggi guadagnino molto poco. \u00abTra i 250 e i 300 euro al mese, che \u00e8 davvero pochissimo. Per questo c\u2019\u00e8 chi fa anche altri lavori, quando li trova. Alcuni di noi, invece, hanno il sostegno delle mogli che magari hanno un altro stipendio. Speriamo di riuscire a migliorare i guadagni in breve. Il prossimo mese dovremmo arrivare a 400 euro a testa\u00bb.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\">Prima della chiusura l\u2019azienda produceva materiali per l\u2019edilizia, in particolare piastrelle, mattonelle, collanti per fissarle e stucchi colorati per le rifiniture. In magazzino c\u2019\u00e8 ancora molto materiale che giace invenduto: il giudice non ha dato agli operai il permesso di venderlo. N\u00e9 ha permesso che i macchinari possano essere rimessi in funzione. Ogni settimana il collettivo chiede alle autorit\u00e0 l\u2019autorizzazione per riprendere la vecchia produzione, ma per ora nessuno gli ha dato una risposta. Nel frattempo gli operai si sono organizzati diversamente e hanno cominciato a produrre saponi e detergenti, che possono essere lavorati con attrezzature pi\u00f9 piccole. Detergenti per i pavimenti, per i vetri, sapone per i vestiti e, ultimamente, anche per le mani, tutti prodotti realizzati senza additivi chimici, con sistemi biologici. \u00abSaltiamo anche la grande distribuzione \u2013 mi spiega Christos \u2013 i prodotti vengono venduti attraverso una rete di solidariet\u00e0 che attraversa tutta la Grecia: mercati autogestiti, associazioni di quartiere, associazioni politiche o di solidariet\u00e0 che organizzano la distribuzione dei prodotti senza intermediari. Il risultato \u00e8 che i nostri saponi sono buoni e molto economici\u00bb. Il grande interesse che la loro azienda sta suscitando all\u2019estero ha suscitato negli operai la voglia di tentare una distribuzione internazionale dei prodotti. Al momento, per\u00f2, l\u2019autorizzazione non c\u2019\u00e8 ancora: lo scoglio, anche in questo caso, resta la burocrazia.<\/p>\n<p align=\"left\">Tasos, un operaio a cui chiedo se pensa che l\u2019esempio dell\u2019autogestione possa influenzare altre fabbriche in crisi, si scusa perch\u00e9 dice di non saper fare discorsi politici: \u00abPrima che venisse fuori l\u2019idea di autogestire la fabbrica, molti di noi non si occupavano di politica\u00bb, mi spiega. E anzi, il fatto stesso che la loro autogestione abbia suscitato tanto clamore a livello nazionale e internazionale li ha colti un po\u2019 di sorpresa. Poi, per\u00f2, aggiunge che senza la speranza di cambiare le cose non si sarebbero buttati in un\u2019impresa tanto complessa che sta assorbendo tutto il loro tempo e le loro energie.<br \/>\n<strong><\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Una rete di mercati<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\">Come funziona la rete di mercati autogestiti che permette agli operai della Vio.Me di saltare la grande distribuzione? Le iniziative che vedono i cittadini greci organizzarsi in questo senso sono le pi\u00f9 varie e si stanno diffondendo a macchia d\u2019olio. Tra gli esperimenti pi\u00f9 interessante c\u2019\u00e8 quello di una rete di mercati che cerca di superare l\u2019utilizzo del denaro nell\u2019acquisto di beni e servizi, senza per questo tornare al baratto. Il primo di questi mercati, in ordine di tempo, \u00e8 sorto a Volos, l\u2019antica Argo, una citt\u00e0 portuale che si trova a met\u00e0 strada tra Atene e Salonicco, in Tessaglia. Qui Angelica e suo marito Panos hanno dato il via a un esperimento che \u00e8 stato imitato dalle municipalit\u00e0 vicine: un mercato agricolo che bypassa la grande distribuzione. Tutto \u00e8 nato con la cosiddetta \u201crivolta delle patate\u201d del 2012: i produttori avevano grandi quantitativi di patate che rischiavano di marcire nei magazzini perch\u00e9 i distributori offrivano prezzi ridicoli, per poi rivendere quelle stesse patate a cifre esorbitanti sui banchi di verdura dei mercati. Cittadini e agricoltori si sono organizzati e il prezzo \u00e8 sceso a meno di un terzo, con un buon margine di guadagno per tutti. Oggi a Volos e nei dintorni della penisola del Pilio si tiene un mercato mobile organizzato dagli stessi agricoltori due volte al mese. Via internet le persone possono ordinare ortaggi e altri prodotti agli agricoltori e poi passarli a ritirare il giorno di vendita, quando scendono con il camion in citt\u00e0. Anche chi non ha prenotato ha la possibilit\u00e0 di comprare, ammesso che restino dei prodotti, cosa che non avviene spesso da quel che racconta la gente.<\/p>\n<p align=\"left\">Non solo. Oltre ad aggirare la grande distribuzione qui a Volos si \u00e8 fatto un grosso passo in pi\u00f9: la nascita di un mercato alternativo dove si compra senza soldi, o meglio, attraverso\u00a0<strong>una valuta immateriale alternativa chiamata Tem<\/strong>, un acronimo che sta per \u201cunit\u00e0 alternativa locale\u201d ed \u00e8 equiparato a un euro. In questo mercato, che si svolge il mercoled\u00ec e il sabato, si compra esclusivamente con tale valuta, accreditata o addebitata su un libretto virtuale. Una delle organizzatrici, anche lei di nome Angelica, me ne spiega il funzionamento: \u00abOgnuno di noi ha un nickname a cui corrisponde un libretto virtuale, che \u00e8 come un conto corrente. Se vendo qualcosa \u2013 io ad esempio vendo libri usati \u2013 mi vengo accreditati dei Tem, con i quali posso poi a mia volta comprare qualcosa, non solo beni di consumo, che sono il fulcro del mercato, ma anche servizi che posso acquistare in giorni e posti diversi. Ad esempio, se c\u2019\u00e8 un parrucchiere che aderisce al\u00a0<strong>Tem<\/strong>\u00a0posso tagliarmi i capelli e pagarlo con la moneta virtuale. Lo stesso vale per il medico: ce ne sono diversi che si fanno pagare cos\u00ec ed \u00e8 un bel risparmio\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: 13px;\">Giovanni \u00e8 un italiano che vive a Volos da trent\u2019anni ed \u00e8 uno dei medici di cui parla Angelica. Anche lui \u00e8 tra i fondatori della valuta virtuale: \u00abChiaramente \u2013 dice \u2013 il nostro sistema non pu\u00f2 risolvere tutti i problemi, ma abbiamo calcolato che pu\u00f2 incidere sulla spesa mensile anche del 20-25 per cento, che di questi tempi non \u00e8 poco. Soprattutto per quanto riguarda i servizi, come il medico, il meccanico, l\u2019idraulico, il fisioterapista. Tutte cose che con la crisi diventano secondarie, perch\u00e9 tasse, bollette e generi di prima necessit\u00e0 si mangiano tutto lo stipendio mensile e a volte nemmeno \u00e8 sufficiente. Il vantaggio sta nel fatto che il Tem non \u00e8 una vera moneta, ma solo un sistema virtuale che regola i nostri scambi. Di conseguenza non \u00e8 tassabile. La finanza ha gi\u00e0 fatto diversi controlli, ma non ha rilevato irregolarit\u00e0. D\u2019altronde che cosa possono dire se un mio paziente mi paga con delle uova e io le accetto? Niente. Il Tem \u00e8 pressappoco cos\u00ec, ma permette di andare oltre il baratto, perch\u00e9 quel valore che produco facendo un servizio o vendendo un oggetto non mi viene compensato subito con qualcos\u2019altro che magari non mi serve: posso capitalizzarlo e spenderlo in un altro momento, con una terza persona, per qualcosa che davvero mi occorre\u00bb.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\">Ovviamente non \u00e8 tutto cos\u00ec idilliaco: anche nell\u2019ambito del sistema Tem, come in qualunque altra economia, c\u2019\u00e8 chi ha tentato di approfittarsi degli altri. Giovanni mi racconta che c\u2019\u00e8 stato chi ha portato oggetti di scarto, alimenti deteriorate, insomma cose che non si sarebbero potute vendere, e ha cercato di piazzarle. \u00abQuando individuiamo persone che si comportano in questo modo ci parliamo e se continuano \u2013 assicura Giovanni \u2013 le isoliamo, estromettendole dal nostro sistema di scambio\u00bb. Un altro problema si \u00e8 verificato quando alcune persone non hanno restituito il fido iniziale. Per fare in modo che chi aderiva si sentisse immediatamente parte della comunit\u00e0 di scambio gli veniva accreditato un fido di 300 Tem, che si potevano cominciare a spendere subito. Il fido andava poi restituito attraverso la vendita di beni o servizi: \u00abOra, per tutelarci, lo abbiamo ridotto a 150 unit\u00e0\u00bb. Aggiunge Angelica: \u00abAll\u2019inizio nel mercato si trovavano quasi solo prodotti di seconda mano, oppure cose fatte in casa, dalle torte ai maglioni. Ora invece stanno aderendo al Tem diversi negozianti che hanno chiuso la loro attivit\u00e0. Chi chiude, spesso ha molta merce invenduta e non sa che farsene. Sono prodotti nuovi, ancora imballati, che qui possono essere acquistati con il sistema dell\u2019unit\u00e0 altermativa. Non \u00e8 una soluzione definitiva, ma almeno evitiamo lo spreco e queste persone trovano momentaneamente una nuova piccola entrata\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>A Patrasso e Kalamari\u00e0<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\">L\u2019idea dei mercati alternativi si \u00e8 diffusa rapidamente, in Grecia. Di realt\u00e0 strutturate come quella di Volos se ne contano sei, tra cui un sistema di baratto a Patrasso e un\u2019altra moneta virtuale alternativa a Kalamari\u00e0, a sud di Salonicco. Si chiama Kin\u00f2, che vuol dire \u00abcomune\u00bb, mi dice uno dei suoi ideatori, Yannis, un signore corpulento dal sorriso gioviale con il quale facciamo un giro per il mercato allestito sul lungomare ogni settimana. Anche in questo caso le persone scambiano sia beni che servizi attraverso un conto corrente virtuale e anche in questo caso un Kin\u00f2 \u00e8 equiparato a un euro. \u00abStiamo parlando con quelli di Volos e con gli altri mercati della Grecia\u00bb, racconta poi Militsa, la donna che registra gli acquisti della comunit\u00e0 di scambio. \u00abCi scambiamo pratiche e suggerimenti \u2013 prosegue \u2013 qualche volta alcuni di noi sono anche riusciti a incontrarci. C\u2019\u00e8 l\u2019idea di equiparare le nostre \u201cunit\u00e0 alternative\u201d, che sono tutte a loro volta equiparate all\u2019euro. Sarebbe un grande passo in avanti. Vorrebbe dire che con i Kin\u00f2 di Kalamari\u00e0 potrei acquistare beni e servizi anche a Volos e nelle altre citt\u00e0 della Grecia e viceversa. Ma non \u00e8 cos\u00ec semplice, perch\u00e9 ogni comunit\u00e0 ha i suoi sistemi e le sue logiche e non sempre tutto coincide\u00bb. C\u2019\u00e8 da tener conto poi del fattore fiducia, che anche in un mercato di piccole dimensioni come questo resta un nodo importante.<\/p>\n<p align=\"left\">Al momento si tratta di comunit\u00e0 che si autoregolano, ma ci riescono perch\u00e9 tutti si conoscono, possono guardarsi in faccia. Un domani, se il sistema crescesse, si potrebbero creare dei problemi. Cos\u00ec come c\u2019\u00e8 chi pensa che se le valute virtuali si federassero, diventando una realt\u00e0 nazionale, il nuovo sistema alternativo non verrebbe lasciato libero dalle autorit\u00e0 governative come accade adesso a livello locale.<\/p>\n<p align=\"left\">C\u2019\u00e8 anche chi \u00e8 critico fin d\u2019ora. I partiti della sinistra radicale affermano che non si pu\u00f2 andare oltre il sistema capitalistico con i suoi stessi mezzi. Ma anche chi \u00e8 vicino a Syriza, il primo partito di opposizione i cui militanti organizzano mercati alternativi, sostengono che queste attivit\u00e0 non sono del tutto risolutive. \u00abIl vero problema \u00e8 che hanno bisogno di energie continue, non sono sistemi che possono funzionare in automatico: se le persone smettono di impegnarsi, cessano di esistere\u00bb, dice Argiris Panagopoulos, un giornalista di Avgi, quotidiano che sostiene Syriza. Anche lui \u00e8 attivo in\u00a0<strong>alcuni comitati di scambio di Atene<\/strong>: nella capitale, che conta oltre quattro milioni di abitanti ed \u00e8 divisa in decine di municipalit\u00e0, ne sono sorti moltissimi. \u00abQuello che \u00e8 veramente cambiato \u2013 aggiunge \u2013 \u00e8 l\u2019atteggiamento nei confronti dello spreco. Prima si buttava molto di pi\u00f9, oggi trovi immigrati, ma anche tanti greci, che rovistano nei cassonetti per recuperare materiali da rivendere, soprattutto ferro. Anche nei mercati si scambiano cose che vengono conservate perch\u00e9 possono essere utili agli altri: farmaci, cibo, vestiti. \u00c8 sicuramente utile, ma non pu\u00f2 essere la soluzione della crisi\u00bb.<\/p>\n<p align=\"left\">Una cosa interessante, rileva Panagopoulos, \u00e8 che queste esperienze funzionano soltanto se sono veramente espressione del territorio: \u00abIo stesso \u2013 dice \u2013 ho partecipato ad alcune iniziative di Syriza di questo tipo, ma che sono morte quasi subito. Il fatto \u00e8 che oggi, in Grecia, se la gente sente che ci sono di mezzo i partiti non si fida pi\u00f9. In altre situazioni, dove i militanti di Syriza hanno aiutato e sostenuto iniziative nate direttamente nei territorio, le cose sono andate decisamente meglio\u00bb. Si tratta, secondo Panagopoulos, di un segnale dello scollamento che le persone hanno rispetto alla classe politica. Ma anche del fatto che oggi in Grecia le organizzazioni politiche, se vogliono davvero essere popolari, devono tornare a stare in mezzo alla gente che mai come ora si sente truffata da chi l\u2019ha rappresentata in patria e all\u2019estero.<\/p>\n<p align=\"left\">* L\u2019articolo \u00e8 un\u2019anticipazione da<a href=\"http:\/\/www.ilreportage.eu\/\">\u00a0Il Reportage<\/a>, pubblicato da il Manifesto.<\/p>\n<p align=\"left\"><a href=\"http:\/\/alfakappa.blogspot.gr\/\">http:\/\/alfakappa.blogspot.gr<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si chiama Tem ed \u00e8 scambiata a un euro. Ne avevamo cominciato a parlare su Comune-info un anno fa (http:\/\/comune-info.net\/2012\/05\/levoluzione-del-trueque\/). 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