{"id":737866,"date":"2018-10-15T16:36:16","date_gmt":"2018-10-15T15:36:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=737866"},"modified":"2018-10-17T11:11:32","modified_gmt":"2018-10-17T10:11:32","slug":"lilva-come-paradigma-dellindustrializzazione-malata-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/10\/lilva-come-paradigma-dellindustrializzazione-malata-italiana\/","title":{"rendered":"L&#8217;ILVA come paradigma dell&#8217;industrializzazione malata italiana"},"content":{"rendered":"<p>Armi (<a href=\"https:\/\/www.omissisedz.info\/2018\/06\/uranio-impoverito-negazionismo-di-stato.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Salto di Quirra<\/a>); rifiuti \u2013 tossici e non \u2013 come nella <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2018\/07\/05\/scienza\/terra-dei-fuochi-uno-dei-pi-grandi-disastri-ambientali-ditalia-h9lKe5Uy4couGjj0qHg6KN\/pagina.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u201cterra dei Fuochi\u201d in Campania<\/a> o sotto l&#8217;autostrada Brescia-Bergamo-Milano (<a href=\"https:\/\/www.omissisedz.info\/2018\/10\/quanto-sono-democratiche-le-grandi.html \" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">BreBeMi<\/a>); produzione industriale priva di qualunque vincolo di tutela ambientale e sanitario: sono i tre pilastri su cui, dal 1948 ad oggi, governi di differente colore, durata e sensibilit\u00e0 hanno svenduto l&#8217;ambiente e la salute dei cittadini italiani sull&#8217;altare di un profitto senza programmazione, di politiche economiche ed occupazionali che assicura(va)no posti di lavoro e tumori e che oggi portano l&#8217;Italia a fare i conti con bambini nati deformi (<a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2017\/02\/06\/augusta-don-prisutto-e-morti-per-inquinamento-la-spoon-river-di-sicilia-un-documentario\/3369660\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Augusta-Melilli-Priolo<\/a>), animali geneticamente modificati e latte materno alla diossina. Un modello economico che abbiamo anche esportato, con <a href=\"https:\/\/www.omissisedz.info\/search\/label\/navi%20veleni\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">navi piene di rifiuti poi fatte affondare nel Mediterraneo<\/a> o inviate come parte della (mala) cooperazione italiana.<\/p>\n<p>Un&#8217;Italia svenduta che ha permesso di <a href=\"https:\/\/www.omissisedz.info\/2018\/10\/1963-2011-come-nasce-il-partito-del.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">cementificare ci\u00f2 che non poteva essere cementificato<\/a>, di corrompere ai pi\u00f9 diversi livelli istituzionali, nascondere dati arrivando persino ad uccidere, in maniera pi\u00f9 o meno diretta, con veleni e pestaggi: \u00e8 il caso, mai comunque accertato in via definitiva, di <a href=\"http:\/\/www.uonna.it\/marina-di-melilli-una-brutta-storia.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Salvatore Gurreri<\/a>, ucciso la notte tra il 12 e 13 giugno 1992 probabilmente perch\u00e9 unico \u201costacolo\u201d alla costruzione dello stabilimento Isab a Marina di Melilli.<\/p>\n<p>Dall&#8217;Ilva di Taranto alla <a href=\"http:\/\/www.bresciaoggi.it\/territori\/citt%C3%A0\/bonifica-caffaro-ecco-il-progetto-1.6618577?refresh_ce#\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Caffaro di Brescia<\/a>, dalla Montedison di <a href=\"http:\/\/atlanteitaliano.cdca.it\/conflitto\/petrolchimico-di-porto-marghera-stoccaggio-e-trattamento-di-rifiuti-tossici\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Porto Marghera<\/a>, al \u201ctriangolo della morte\u201d tra Augusta, Melilli e Priolo fino a <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/reportage\/marina-forti\/2016\/07\/05\/inquinamento-valle-sacco-rifiuti-tossici\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ceprano e il fiume Sacco<\/a>, oggi \u00e8 possibile imbastire una ricerca storico-geografica di questa \u201cItalia dei Veleni\u201d, come spesso viene chiamata. Una ricerca che da Nord a Sud, isole comprese, parla della trasformazione di quella grande industria su cui \u00e8 basato il \u201cmiracolo\u201d italiano post-bellico nella principale accusata dell&#8217;avvelenamento di ambiente e corpi, tanto che oggi molti di quei siti sono dichiarati \u201cad alto rischio di crisi ambientale\u201d.<\/p>\n<p>Una trasformazione che inizia ufficialmente il 10 luglio 1976, quando 300 grammi di diossina \u2013 ma indagini successive arriveranno a parlare anche di 15-18 kg vengono espulsi per effetto dell&#8217;avaria al sistema di controllo di un reattore nel cielo sopra gli <a href=\"https:\/\/www.omissisedz.info\/2017\/07\/velenitaly-capitolo-i-seveso-nascita-di.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">stabilimenti dell&#8217;Icmesa (Hoffman-La Roche) a Seveso<\/a>, da cui inizia anche la storia del <a href=\"https:\/\/www.omissisedz.info\/p\/velenitaly-storia-parziale-del-traffico.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">traffico di rifiuti tossici<\/a> del nostro Paese e l&#8217;Unione Europea vara la omonima direttiva sulla sicurezza industriale \u2013 la prima sull&#8217;argomento \u2013 che imporrebbe tra le altre il censimento di sostanze e lavorazioni nocive, la costruzione degli stabilimenti lontani dai centri abitati e la previsione di piani d&#8217;emergenza in caso di incidente. Imporrebbe, al condizionale, perch\u00e9 la storia dell&#8217;ambiente svenduto italiano andr\u00e0 in tutt&#8217;altra direzione. Paradigmatica, in tal senso, la storia dell&#8217;Ilva di Taranto, dove tutto questo viene racchiuso in un \u00abunico, coerente\u00bb e criminale \u00ab<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/speciali\/pasolini\/ioso.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">quadro politico<\/a>\u00bb.<\/p>\n<h2>La (falsa) favola di Taranto la prospera<\/h2>\n<p>\u00c8 il 27 novembre 1964 quando a Taranto il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat inaugura il quarto centro siderurgico italiano, che va ad aggiungersi a quelli di Napoli-Bagnoli (in attivit\u00e0 dal 1905), Piombino (1911) e Genova-Cornigliano (1953, ma gi\u00e0 pronto nel 1942), tutti sotto il controllo dell&#8217;Italisider, gruppo Iri[1].<br \/>\nPer la citt\u00e0 pugliese \u00e8 la fine di una crisi occupazionale \u2013 e dunque economica \u2013 dovuta al crollo della produzione bellica, cui Taranto \u00e8 profondamente legata grazie alla presenza dell&#8217;Arsenale Militare (inaugurato nel 1889) e dei Cantieri navali Tosi (1914), che di fatto strutturano l&#8217;urbanistica cittadina: i primi 258 ettari dello stabilimento hanno sblocco sul mare \u2013 da dove arrivano le materie prime \u2013 e su due arterie autostradali fondamentali per l&#8217;Italia come la Roma-Napoli e l&#8217;autostrada Jonica.<\/p>\n<p>Nel primo decennio di produzione il reddito pro-capite di contadini che si riqualificano in operai aumenta del 274%, mentre negli anni &#8217;80 lo stabilimento si sviluppa gi\u00e0 su 1.500 ettari, dove 200 km di binari, 50 km di strade e 190 km di nastri trasportatori prendono il posto di 20.000 ulivi. Un&#8217;operazione, ben indennizzata, che riporta alla stretta attualit\u00e0 del controverso gasdotto Tap.<\/p>\n<p>La \u201ccitt\u00e0\u201d dell&#8217;Italsider fagocita la citt\u00e0 di Taranto in un \u00abprocesso barbarico di industrializzazione\u00bb[2], mentre nel 1965 viene firmata la prima ordinanza sui reflui dello stabilimento, prontamente censurata dalla Democrazia Cristiana, che guida l&#8217;Area di sviluppo industriale e il governo nazionale (Moro II).<br \/>\nTra lavoro e ambiente \u00e8 quest&#8217;ultimo a rimetterci, in una fase storica in cui la cultura ambientalista \u00e8 ancora poco diffusa, a Taranto come nel resto dell&#8217;Italia[3].<\/p>\n<p>La \u201cfavola\u201d della pi\u00f9 prospera citt\u00e0 del Sud Italia dura poco: a urlare che \u201cil re \u00e8 nudo\u201d sono prima i sindacati, che nel 1972 costringono l&#8217;azienda a qualche minima accortezza ambientale (come l&#8217;installazione di filtri per i camini) e poi il pretore Franco Sebastio, che nel 1982 condanna i vertici dell&#8217;azienda per emissioni nocive. La pena \u00e8 per\u00f2 risibile: 15 giorni di carcere poi trasformati in multa, in un processo che vede tra i testimoni anche i cittadini dei quartieri Tamburi, Paolo VI e della citt\u00e0 vecchia, i pi\u00f9 esposti alle polveri prodotte dall&#8217;Italsider, che non sembrano pi\u00f9 essere cos\u00ec innocue. Quartieri nei quali, quando il vento da nord-ovest \u00e8 carico di veleni (nei cosiddetti \u201c<a href=\"https:\/\/www.sanita.puglia.it\/web\/csa\/cos-e-il-wind-day\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">wind days<\/a>\u201d) costringe alla chiusura di finestre e scuole, aggiungendo ai danni ambientali e sanitari quello all&#8217;istruzione dei bambini.<br \/>\n\u00c8 per\u00f2 la politica di liquidazione delle aziende Iri negli anni &#8217;90 \u2013 tra cui anche l&#8217;Italsider \u2013 a chiudere definitivamente il capitolo di \u201cTaranto la prospera\u201d.<\/p>\n<p>Nel 1995 lo Stato si accolla 7.000 miliardi di lire nella cessione dello stabilimento di Taranto[4] \u2013 che torna sotto l&#8217;effigie di \u201cIlva Spa\u201d &#8211; al <a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/attualita\/cronaca\/2013\/06\/03\/news\/riva-capitalismo-all-italiana-1.55041 \" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">gruppo Riva<\/a>, all&#8217;epoca tra le pi\u00f9 importanti societ\u00e0 della siderurgia italiana.<br \/>\nDa cinque anni l&#8217;area Ilva \u00e8 dichiarata \u201cad alto rischio di crisi ambientale\u201d dal governo, ma nell&#8217;accordo con i Riva non vi \u00e8 traccia di tutele ambientali o sanitarie. La nuova propriet\u00e0 stabilisce invece reparti confino \u2013 pratica <a href=\"https:\/\/www.popoffquotidiano.it\/2016\/10\/02\/fiat-e-dintorni-ecco-cosa-sono-i-reparti-confino\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">in voga ancora oggi<\/a> in molte grandi industrie italiane \u2013 e utilizza la legge sui benefici per l&#8217;esposizione all&#8217;amianto per sostituire i vecchi operai sindacalizzati con lavoratori pi\u00f9 giovani, pi\u00f9 precari e per questo pi\u00f9 sensibili al salario sicuro che alla tutela della salute.<\/p>\n<p>Scelta che dieci anni dopo \u2013 mentre i vertici del gruppo vengono condannati in via definitiva per tentata violenza privata e mobbing \u2013 ribalta la \u201cfavola\u201d della citt\u00e0 prospera nell&#8217;incubo della crisi sanitaria: con 93 grammi emessi ogni anno, l&#8217;Ilva di Taranto \u00e8 la maggior fonte di diossina in Europa, dove il limite \u00e8 fissato ad un grammo l&#8217;anno. Un dato pubblico \u2013 ma poco noto \u2013 che l&#8217;associazione PeaceLink scopre nel 2005 nel Registro europeo delle emissioni inquinanti. \u00abLa cosa pi\u00f9 assurda\u00bb, denuncia Alessandro Marescotti, presidente dell&#8217;associazione alla giornalista Marina Forti[6] \u00ab\u00e8 che\u00bb<\/p>\n<blockquote><p>quei dati sulla diossina erano nel registro europeo perch\u00e9 forniti dalle istituzioni italiane: le quali per\u00f2 non avevano giudicato necessario allertare le istituzioni locali<\/p><\/blockquote>\n<h2>Dalla \u201cfavola\u201d all&#8217;incubo: la crisi sanitaria svela il \u201cmodello Riva\u201d<\/h2>\n<p>Il danno genotossico di diossine e \u201cdiossino-simili\u201d[5] \u2013 in grado cio\u00e8 di modificare il DNA \u2013 \u00e8 accertato dall&#8217;Unione Europea gi\u00e0 dal 2001, ma l&#8217;Italia nel 2006 decide di non inserire nel nuovo Codice dell&#8217;Ambiente il limite alle emissioni di diossina, fissato dal Protocollo di Aharus in a 0,4 mg\/m3.<br \/>\nNegli anni successivi i livelli di inquinamento prodotti saranno addirittura superiori alle prime denunce, arrivando nel 2008 a 170 grammi l&#8217;anno. Denunce che non arrivano dalle istituzioni ma dai comitati di cittadini e medici, che pagano di tasca propria le analisi. \u00c8 sempre una colletta \u2013 gestita dall&#8217;associazione \u201cArcobaleno nel cuore\u201d \u2013 che nel 2017 permette l&#8217;apertura del reparto di oncoematologia pediatrica dell&#8217;ospedale SS. Annunziata, mentre i governi nazionali, con ben dodici decreti \u201cSalva-Ilva\u201d, rendono evidente la propria posizione sulla vicenda.<br \/>\n\u00c8 una sottovalutazione del danno che priva l&#8217;Italia di biomonitoraggi su vasta scala, in grado di \u201cprofilare\u201d l&#8217;evolversi geografico e temporale di malattie e sostanze tossiche e che pesa sia in termini di costi economici e sanitari \u2013 pubblici quanto privati \u2013 che di scelte politiche. \u00abIl problema\u00bb, evidenzia a Linkiesta.it nel 2012 Giuseppe Merico, allora primario di pediatria del SS. Annunziata, \u00e8 che<\/p>\n<blockquote><p>queste mutazioni si trasmettono per due generazioni, quindi i figli le trasmetteranno a loro volta alla prossima generazione<\/p><\/blockquote>\n<p>Intanto nel 2000 i 4.383 ettari dell&#8217;area Ilva diventano <a href=\"http:\/\/www.isprambiente.gov.it\/it\/temi\/siti-contaminati\/siti-di-interesse-nazionale-sin\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Sito di Interesse Nazionale<\/a> (SIN) &#8211; di cui non fa parte il quartiere Tamburi \u2013 e del quale <a href=\"http:\/\/www.inchiostroverde.it\/2018\/01\/26\/bonifica-sin-taranto-rapporto-ministero-ambiente-lentezza\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">nel 2017 \u00e8 bonificato solo l&#8217;8%<\/a>, mentre i vertici della societ\u00e0 \u2013 dai Riva agli ex direttori Luigi Capogrosso, Antonio Lupoli e Ruggero Cola fino agli ex commissari Piero Gnudi ed Enrico Bondi \u2013 nel corso degli anni vengono accusati tra gli altri dei reati di<br \/>\n\u2022 disastro ambientale colposo e doloso;<br \/>\n\u2022 avvelenamento di sostanze alimentari;<br \/>\n\u2022 omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro;<br \/>\n\u2022 getto e sversamento di sostanze pericolose<\/p>\n<p>Dal punto di vista giudiziario, la svolta arriva il 21 gennaio 2013: l&#8217;arresto a Londra di Fabio Riva \u2013 vicepresidente del gruppo omonimo e figlio del patron Emilio \u2013 \u00e8 il momento pi\u00f9 notiziabile del processo per l&#8217;ambiente svenduto tarantino, uno dei pi\u00f9 importanti nella storia d&#8217;Italia. Proprio \u201c<a href=\"https:\/\/www.peacelink.it\/ecologia\/a\/41924.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ambiente svenduto<\/a>\u201d \u00e8 il nome che nel 2012 (e poi nel 2016) la Procura di Taranto sceglie per l&#8217;inchiesta sui danni ambientali e sanitari prodotti dall&#8217;Ilva. Il processo viene azzerato dalla Corte d&#8217;Assise per un vizio di forma, per poi ripartire da zero nel 2016.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra inchiesta giudiziaria &#8211; \u201cEnvironment sold out\u201d del 2012 \u2013 racconta il ruolo di \u201ctessitore\u201d giocato da Girolamo Archin\u00e0, ex capo delle relazioni esterne dell&#8217;Ilva, nella rete di relazioni su cui si \u00e8 basato per decenni il potere dei Riva. Una rete che ha tenuto insieme politica e clero, forze dell&#8217;ordine, giornali e universit\u00e0.<\/p>\n<h2>Svendere ambiente e salute come politica industriale<\/h2>\n<p>A Taranto come a Porto Marghera, a Perdasdefogu come nel triangolo Augusta-Melilli-Priolo o nelle \u201cterre dei fuochi\u201d di Brescia e della Campania, per precise e paracriminali scelte politiche l&#8217;ambiente \u00e8 stato svenduto insieme al futuro del nostro Paese: la salute di bambini e neonati (0-14 anni la fascia pi\u00f9 colpita), che, a Taranto, hanno una possibilit\u00e0 di vita nel primo anno ventuno volto minore rispetto ai bambini del resto della Puglia (e del 23% in meno nella fascia 1-14 anni).<\/p>\n<p>La causa principale, evidenziano le pi\u00f9 recenti analisi, \u00e8 l&#8217;inquinamento atmosferico di origine industriale \u2013 che a Taranto si declina soprattutto nelle diossine, nell&#8217;anidride Solforosa (SO2, che a contatto con le mucose si trasforma in acido solforico), benzo(a)pirene, naftalene e Pm10 che portano a malattie neurologiche, cardiache, infezioni respiratorie, renali e dell&#8217;apparato digerente. Le analisi realizzate sugli abitanti dei quartieri Tamburi e Paolo VI \u2013 oltre che a Massafra e Statte[8] &#8211; evidenziano<br \/>\n\u2022 aumento delle malattie respiratorie del 24% nei bambini del quartiere Tamburi e del 26% in quelli del quartiere Paolo VI;<br \/>\n\u2022 +10% infarto al miocardio;<br \/>\n\u2022 +9% malattie per effetti dell&#8217;anidride solforosa industriale (che vede +29% per infarto al miocardio e +17% per tumori ai polmoni);<br \/>\n\u2022 + 5% tumori polmonari;<br \/>\n\u2022 +4% mortalit\u00e0 per esposizione alle polveri sottili<br \/>\nPm10 (+29%) e SO2 (+42%) sono inoltre responsabili dell&#8217;aumento di tumori al polmone. L&#8217;Istituto Superiore di Sanit\u00e0 evidenzia inoltre che a Taranto l&#8217;esposizione ai metalli pesanti porta alla diminuzione \u2013 di circa 10 punti \u2013 del quoziente intellettivo nei bambini pi\u00f9 vicini alla zona industriale rispetto ai bambini degli altri quartieri della citt\u00e0. Non a caso PeaceLink parla di vero e proprio \u00abgenocidio silenzioso\u00bb.<\/p>\n<p>\u201cMortalit\u00e0 in eccesso\u201d \u00e8 il concetto chiave usato quando muoiono operai per tumori alla pleura, alla vescica o allo stomaco per l&#8217;esposizione all&#8217;amianto o agli <a href=\"http:\/\/old.iss.it\/binary\/rcca\/cont\/Idrocarburi_policiclici_aromatici1.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">idrocarburi policiclici aromatici<\/a> (IPA), alle polveri minerali o ai <a href=\"http:\/\/old.iss.it\/womenbiopop\/?lang=1&amp;id=417&amp;tipo=6\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">policlorobifenili<\/a> (Pcb), eredit\u00e0 di quella \u201cfavola\u201d trasformatasi in incubo. Un incubo che continua negli aborti spontanei e in quello che \u00e8 forse l&#8217;effetto pi\u00f9 infame della non tutela ambientale e sanitaria, a Taranto e nell&#8217;intera \u201cItalia dei veleni\u201d: la contaminazione del latte materno[7], che i pediatri comunque consigliano alle mamme, per i maggiori effetti benefici \u2013 tra cui la mitigazione degli effetti inquinanti &#8211; sullo sviluppo del neonato rispetto al latte artificiale, comunque non esente da possibile tossicit\u00e0.<br \/>\nUna situazione che ha, per Taranto, anche una valenza \u201cclassista\u201d: l&#8217;incidenza di malattie e ricoveri ospedalieri a Taranto \u00e8 pi\u00f9 alta (del 20%) nei quartieri pi\u00f9 vicini allo stabilimento (Tamburi; Paolo VI), dove il livello socio-economico \u00e8 pi\u00f9 basso.<\/p>\n<p>Nel 2014, analisi richieste dall&#8217;associazione \u201cFondo Antidiossina\u201d su alcuni campioni di latte materno di mamme con et\u00e0 superiore ai 33 anni riportano il superamento dei limiti per <a href=\"http:\/\/old.iss.it\/womenbiopop\/index.php?lang=1&amp;id=416&amp;tipo=6\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">policlorodibenzodiossine<\/a> (Pcdd); <a href=\"http:\/\/old.iss.it\/womenbiopop\/index.php?lang=1&amp;id=416&amp;tipo=6\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">policlorodibenzofurani<\/a> (Pcdf); policlorobifenili, diossine e \u201ddiossino-simili\u201d per <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2014\/05\/30\/taranto-nel-latte-materno-diossine-fino-al-1500-pericoloso-per-la-salute\/1007369\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">valori superiori tra il 700% e il 1500% rispetto ai limiti<\/a> stabiliti per latte crudo e prodotti lattiero caseari.<br \/>\nSecondo i dati dell&#8217;Asl di Taranto la <a href=\"https:\/\/bari.repubblica.it\/cronaca\/2016\/09\/26\/news\/taranto_ilva_diossina_latte_materno-148566789\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Puglia \u00e8 agli ultimi posti a livello nazionale per allattamento al seno esclusivo<\/a>, con Taranto che rappresenta un caso ancor peggiore.<br \/>\nUno studio condotto raccogliendo dati tra il 2008 e il 2012 evidenzia un <a href=\"https:\/\/www.osservatoriodiritti.it\/2018\/09\/26\/ilva-taranto-storia-inquinamento\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">tasso di tumori maligni nella fascia 0-14 anni di 165,2 per milione in tutta la Puglia, e di 216,2 a Taranto<\/a>.<\/p>\n<p>Taranto e la Puglia sono comunque parte di un&#8217;Italia che da Nord a Sud \u00e8 maglia nera in Europa per incidenza dei tumori in et\u00e0 pediatrica, con un <a href=\"https:\/\/www.cnr.it\/it\/news\/8301\/emergenza-cancro-fattori-ambientali-e-stili-di-vita-non-corretti\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">incremento del 90% negli ultimi dieci anni<\/a> (fonte: ministero dell&#8217;Ambiente), anche \u2013 e forse soprattutto \u2013 per l&#8217;incidenza e la diffusione dell&#8217;inquinamento di terra, acqua, aria e di conseguenza della catena alimentare.<\/p>\n<h2>L&#8217;\u201dimbroglio\u201d ArcelorMittal: nuovo padrone, stessi problemi?<\/h2>\n<p>Una situazione che non sembra migliorer\u00e0 nemmeno con il raggiunto accordo tra il governo Conte e ArcelorMittal. Anzi, secondo quanto <a href=\"https:\/\/valori.it\/ilva-di-maio-firma-condanna-di-taranto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">riportano Rosy Battaglia ed Emanuele Isonio su Valori.it<\/a>, alla nuova propriet\u00e0 \u00e8 concessa sia l&#8217;immunit\u00e0 penale che la possibilit\u00e0 di aumentare le emissioni dell&#8217;Ilva del 16% (\u00abnello scenario migliore\u00bb), anche alla luce del fatto che l&#8217;<a href=\"http:\/\/www.iusinitinere.it\/aia-autorizzazione-integrata-ambientale-4617\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Autorizzazione Integrale Ambientale<\/a> (AIA) per lo stabilimento varata dal governo Gentiloni il 29 settembre 2017 \u00abricalca nella sostanza il piano degli \u201cinvestitori\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>Sarebbe potuto essere un \u201cnuovo inizio\u201d tanto per la \u201ccitt\u00e0\u201d dell&#8217;Ilva quanto per l&#8217;intera citt\u00e0 di Taranto, con logici riflessi sul piano nazionale, ma nelle trattative non si \u00e8 mai sfiorato n\u00e9 il tema della (necessaria) riconversione ambientale ed economica n\u00e9 della possibile introduzione, come richiesto dalla Fiom, di valutazioni preventive sull&#8217;impatto ambientale e sanitario (come le <a href=\"https:\/\/www.viias.it\/pagine\/il-progetto-viias \" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">VIIAS<\/a>), in grado non solo di rendere pubblici tali dati per cittadini, associazioni e giornalisti \u2013 rendendo pi\u00f9 efficace il controllo democratico \u2013 sia sull&#8217;Ilva che sulle altre grandi opere italiane, ma anche di rendere pi\u00f9 consapevoli le scelte del decisore pubblico.<\/p>\n<h2>Lavoro o salute? Se la politica italiana non sa come uscire dalla industrializzazione \u201cmalata\u201d<\/h2>\n<p>Esperti di varia natura, ex operai, sindacalisti guardano alla <a href=\"https:\/\/www.peacelink.it\/ecologia\/a\/38704.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">riconversione del bacino della Ruhr<\/a> (Germania) come ad una possibile strada per far tornare a Taranto l&#8217;antica prosperit\u00e0 ed un ambiente pi\u00f9 sano. Ma nelle stanze del governo \u2013 nazionale e locale \u2013 il cambiamento non si vede e, anzi, le istituzioni rimangono ancorate ad un dilemma tanto vecchio quanto anacronistico: scegliere tra difesa del lavoro o difesa della salute. Perch\u00e9 al di l\u00e0 delle sentenze giudiziarie, la questione dell&#8217;ambiente svenduto, in Italia come all&#8217;estero inficia le possibilit\u00e0 di ottenere, per tutti, le migliori condizioni di vita, generazioni future incluse.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, come denuncia Alessio Arconzo ne \u201cIl Paese dei veleni\u201d<\/p>\n<blockquote><p>Il dramma di Taranto non era inevitabile. Indubbiamente \u00e8 stato il frutto di una decisione scellerata, aggravata negli anni dalla latitanza dello Stato e dalla volont\u00e0 di insabbiare la verit\u00e0 su una industrializzazione malata<\/p><\/blockquote>\n<p>Servono 30 miliardi di euro per ripulire l&#8217;Italia dai danni di questa \u00abindustrializzazione malata\u00bb, che a livello europeo pesa per 157 miliardi (l&#8217;1,23% del Pil). Non una cifra impossibile da trovare se si considera che per la sola introduzione della flat tax il governo Conte ha deciso di rinunciare, ogni anno, a 70 miliardi di euro di entrate. Per dare un lavoro \u00absano e pulito\u00bb e \u00abchiudere l&#8217;Ilva\u00bb a Taranto, scrive a giugno <a href=\"https:\/\/www.peacelink.it\/editoriale\/a\/45475.html \" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Alessandro Marescotti su PeaceLink<\/a>, sarebbe bastato quel miliardo e duecento milioni che l&#8217;ex ministro Pinotti (governo Renzi) ha destinato &#8211; \u00abin gran segreto\u00bb &#8211; all&#8217;acquisto di 8 F-35. Insomma, i soldi non mancano, quale governo decider\u00e0 di aggiungere anche la volont\u00e0 politica di tutelare ambiente e salute degli italiani?<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong>:<br \/>\n1. L&#8217;Italsider viene creata nel 1961 per raggruppare il comparto siderurgia della Finsider, societ\u00e0 finanziaria del gruppo Iri, uno dei pilastri individuati dal governo nel 1948 \u2013 attraverso il \u201cpiano Sinigaglia\u201d, dal nome dell&#8217;allora presidente della finanziaria \u2013 per il rilancio dell&#8217;Italia post-bellica. Con la privatizzazione delle aziende Iri lo stabilimento di Bagnoli viene chiuso, quello di <a href=\"http:\/\/atlanteitaliano.cdca.it\/conflitto\/stabilimento-siderurgico-della-lucchini-a-piombino\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Piombino passa al gruppo Lucchini<\/a> di Brescia, mentre gli stabilimenti di Taranto e Genova-Cornigliano passano invece nel portfolio del gruppo Riva;<br \/>\n2. \u201cTaranto strangolata dal boom\u201d, Antonio Cederna, Corriere della Sera, 18 aprile 1972;<br \/>\n3. A Taranto il movimento ambientalista nasce proprio in protesta alle emissioni dell&#8217;Italsider con una manifestazione &#8211; \u201cTaranto per una industrializzazione umana\u201d del febbraio 1971 \u2013 in cui in Piazza della Vittoria vengono esposte lenzuola annerite dai veleni dell&#8217;acciaieria;<br \/>\n4. \u201cProfitto e veleni: l&#8217;Ilva di Taranto\u201d, Alessio Arconzo, \u201cIl Paese dei Veleni. Biocidio, viaggio nell&#8217;Italia contaminata\u201d, Andreina Baccaro, Antonio Musella, Roma, Round Robin, 2013;<br \/>\n5. La diossina si produce per incenerimento, tende ad accumularsi soprattutto nei tessuti adiposi di origine animale e quindi nel latte (e derivati) bovino e ovino, entrando cos\u00ec nella catena alimentare. I tempi di latenza sono lunghi anche decenni. \u00c8 accertato che l&#8217;esposizione alle diossine \u2013 che si legano al recettore AhR (Aryl Hidrocarbon Receptor, che svolge un ruolo nello sviluppo immunitario, vascolare, emopoietico ed endocrino oltre che nella regolazione del ritmo sonno-veglia) \u00e8 correlata allo sviluppo di vari tumori oltre che a disturbi riproduttivi, endometriosi, anomalie dello sviluppo cerebrale, endocrinopatie (diabete e tumore alla tiroide), disturbi polmonari, danni metabolici, cardiovascolari, empatici, cutanei, deficit del sistema immunitario, ritardo nella crescita del feto \u2013 la fase in cui l&#8217;esposizione pi\u00f9 pericolosa \u2013 e del neonato, anomalie del comportamento, malformazioni urogenitali. Nei bambini \u00e8 inoltre comprovato, oltre alla riduzione del quoziente intellettivo, un aumento dell&#8217;iperattivit\u00e0, di ansia e depressione e una alterazione del comportamento sociale;<br \/>\n6. Marina Forti, \u201cMalaterra. Come hanno avvelenato l&#8217;Italia\u201d, Bari, Laterza, 2018;<br \/>\n7. Tenendo per base l&#8217;assunzione media, per un neonato, di una quantit\u00e0 tra gli 800 ml e il litro di latte materno al giorno, e che in esso i grassi \u2013 a cui si attaccano le sostanze nocive \u2013 costituiscono il 4% del latte, \u00e8 stato calcolato che un bambino allattato al seno assuma tra i 90 e i 1000 picogrammi (un picogramma equivale a un miliardesimo di milligrammo) di &#8220;<a href=\"http:\/\/www.arpa.piemonte.it\/approfondimenti\/temi-ambientali\/microinquinanti\/Diossine%2C%20PCB%2C%20IPA%20-%20guida%20alla%20lettura%20dei%20risultati%20analitici \" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">tossicit\u00e0 equivalente<\/a>&#8221; (TEQ) al giorno per i bambini di Taranto, con dosi anche maggiori rinvenute durante le analisi del latte delle mamme di Brescia (una delle zone pi\u00f9 inquinate del Nord Italia grazie agli stabilimenti Caffaro) e di quelle che vivono intorno all&#8217;inceneritore di Montale (Pistoia). L&#8217;Unione Europea ha fissato il limite di assunzione \u201cnon nociva\u201d a 2 pg\/kg di peso per gli adulti. L&#8217;analisi del latte materno \u00e8 il modo pi\u00f9 semplice per valutare l&#8217;impatto degli agenti inquinanti sugli esseri umani;<br \/>\n8. Le analisi sono state realizzate dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, Asl Taranto, Arpa Puglia e AreS Puglia. Per approfondire: <a href=\"http:\/\/www.giustiziambientale.org\/i-bambini-di-taranto-vogliono-vivere\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">I bambini di Taranto vogliono vivere<\/a> &#8211; Rosy Battaglia, giustiziambientale.org, 28 luglio 2017.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Armi (Salto di Quirra); rifiuti \u2013 tossici e non \u2013 come nella \u201cterra dei Fuochi\u201d in Campania o sotto l&#8217;autostrada Brescia-Bergamo-Milano (BreBeMi); produzione industriale priva di qualunque vincolo di tutela ambientale e sanitario: sono i tre pilastri su cui, dal&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1571,"featured_media":578274,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11388,59,62,47,38,55],"tags":[4617,50807,226,178,50808,6606,227,50806],"class_list":["post-737866","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-contenuti-originali","category-ambiente-ecologia","category-economia","category-europa","category-internazionale","category-politica","tag-alessandro-marescotti-2","tag-icmesa","tag-ilva","tag-inquinamento","tag-paecelink","tag-quartiere-tamburi","tag-taranto","tag-terre-dei-fochi"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>L&#039;ILVA come paradigma dell&#039;industrializzazione malata italiana<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Armi (Salto di Quirra); 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