{"id":7362,"date":"2011-11-10T00:00:00","date_gmt":"2011-11-10T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2011-11-10T11:41:41","modified_gmt":"2011-11-10T11:41:41","slug":"rapporto-di-amnesty-sullxinquinamento-del-delta-del-niger","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2011\/11\/rapporto-di-amnesty-sullxinquinamento-del-delta-del-niger\/","title":{"rendered":"Rapporto di Amnesty sull&#8217;inquinamento del delta del Niger"},"content":{"rendered":"<p>La zona fu danneggiata da due grandi fuoriuscite di greggio nel 2008.<\/p>\n<p>Il Programma per l\u2019ambiente delle Nazioni Unite ha recentemente verificato che l\u2019inquinamento da petrolio, in corso da molti anni, ha causato una devastazione nell\u2019Ogoniland cui potra\u2019 essere posto rimedio in piu\u2019 di 25 anni. Le Nazioni Unite hanno raccomandato l\u2019istituzione di un Fondo per il recupero ambientale da finanziare inizialmente con un miliardo di dollari e poi con ulteriori successivi contributi.<\/p>\n<p>\u201cIl mancato intervento immediato per fermare le fuoriuscite e bonificare la zona inquinata a Bodo ha devastato la vita di decine di migliaia di persone. Bodo e\u2019 un disastro che non avrebbe mai dovuto accadere, eppure a causa di quel mancato intervento della Shell va avanti ancora oggi. E\u2019 il momento che questa compagnia multimiliardaria ammetta, pulisca e paghi\u201d \u2013 ha dichiarato Aster van Kregten, ricercatrice di Amnesty International sulla Nigeria.<\/p>\n<p>Nel 2008 due fuoriuscite consecutive, causate dal cattivo stato dell\u2019oleodotto, riversarono migliaia di barili di petrolio sulla terra e nell\u2019acqua di Bodo, una citta\u2019 di 69.000 abitanti. Entrambe le perdite proseguirono per settimane prima di essere fermate. Nessuna bonifica degna di questo nome e\u2019 stata mai effettuata.<\/p>\n<p>\u201cLa situazione di Bodo e\u2019 esemplificativa della piu\u2019 ampia realta\u2019 dell\u2019industria petrolifera nel Delta del Niger. Le autorita\u2019 semplicemente non controllano le compagnie. La Shell e le altre hanno la liberta\u2019 di agire, o di non agire, senza timore di essere sanzionate. In assenza di meccanismi di regolamentazione indipendenti, efficaci e ben finanziati, tanta altra gente continuera\u2019 a soffrire a causa delle compagnie petrolifere\u201d \u2013 ha sottolineato Patrick Naagbanton, coordinatore del Cehrd.<\/p>\n<p>La Shell, che ha ultimamente dichiarato utili per 7,2 miliardi di dollari per il periodo luglio \u2013 settembre, offri\u2019 inizialmente alla comunita\u2019 di Bodo 50 sacchi di riso, fagioli, zucchero e pomodori.<\/p>\n<p>I danni in corso alla pesca e all\u2019allevamento hanno causato scarsita\u2019 di cibo e aumento dei prezzi. Gli abitanti di Bodo hanno riferito ad Amnesty International e al Cehrd quanto sia difficile sopravvivere e hanno denunciato gravi problemi di salute. La ricerca di un\u2019occupazione alternativa non e\u2019 semplice. Molti giovani sono stati costretti ad andare a cercare lavoro nella capitale Port Harcourt, a 50 chilometri di distanza.<\/p>\n<p>Un pescatore di Bodo ha detto: \u201cPrima delle fuoriuscite, la vita era facile. Si viveva di caccia e di pesca. Dopo, tutto e\u2019 andato distrutto\u201d.<\/p>\n<p>Quando Amnesty International ha chiesto alla Shell di rendere conto del proprio operato a Bodo, la compagnia ha dichiarato di non poter rispondere nel merito, dato che le fuoriuscite di petrolio erano al centro di un contenzioso legale nel Regno Unito. La Shell sostiene che le iniziative per fronteggiare il problema sono pregiudicate dai continui atti di sabotaggio, un\u2019affermazione messa profondamente in dubbio da Amnesty International e dal Cehrd.<\/p>\n<p>\u201cLa Shell sostiene spesso che la maggior parte delle fuoriuscite e\u2019 dovuta al sabotaggio. Quest\u2019affermazione e\u2019 fortemente contestata dalle comunita\u2019 locali e dalle Organizzazioni non governative, secondo le quali il procedimento di raccolta dei dati sulle fuoriuscite e\u2019 lacunoso. Persino nel caso di Bodo, in cui e\u2019 acclarato che le fuoriuscite furono causate dalla negligenza della Shell, la compagnia ricorre alla scusa del sabotaggio per giustificare la mancanza di rispetto delle leggi e dei regolamenti nigeriani, che richiedono alle compagnie di bonificare e risarcire prontamente. Quella della Shell e\u2019 una posizione insostenibile\u201d \u2013 ha precisato Aster van Kregten.<\/p>\n<p>\u201cI fatti sono chiari. Due fuoriuscite, entrambe per colpa della compagnia, entrambe lasciate proseguire prima di venire bloccate, nessuna delle due bonificata nonostante siano trascorsi tre anni. Non possono esserci scuse. Da qualunque punto di vista lo si consideri, e\u2019 un fallimento aziendale\u201d \u2013 ha commentato Patrick Naagbanton.<\/p>\n<p>Il rapporto di Amnesty International e del Cehrd critica fortemente anche le agenzie governative nigeriane, per non aver saputo far valere le norme esistenti. Il ministero federale per le Risorse petrolifere, responsabile del rispetto di tali norme da parte delle compagnie, ha allo stesso tempo il ruolo di promuovere l\u2019industria petrolifera e di massimizzare gli utili.<\/p>\n<p>L\u2019Agenzia governativa per l\u2019individuazione e la riparazione delle fuoriuscite di greggio (Nosdra) e\u2019 inefficace e carente di risorse. Non ha modo di identificare autonomamente le fuoriuscite e dipende dalle informazioni che riceve dalle compagnie responsabili o dalle comunita\u2019 colpite. La Nosdra ha ripetutamente omesso di applicare gli standard vigenti nel caso delle fuoriuscite di Bodo.<\/p>\n<p>Il recente rapporto del Programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite ha sottolineato che, rispetto alle fuoriuscite di greggio, \u201cle agenzie governative sono alla merce\u2019 delle compagnie petrolifere quando si tratta di condurre ispezioni sui siti\u201d. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel rapporto  \u201cLa vera tragedia: ritardi e mancanze nella gestione delle fuoriuscite di petrolio nel Delta del Niger\u201d, Amnesty International e il Centro per l\u2019ambiente, i diritti umani e lo sviluppo (Cehrd) hanno affermato che la Shell deve impegnarsi a pagare una quota iniziale di un miliardo di dollari per bonificare la zona di Bodo, 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