{"id":735677,"date":"2018-10-11T17:56:34","date_gmt":"2018-10-11T16:56:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=735677"},"modified":"2018-10-11T18:16:46","modified_gmt":"2018-10-11T17:16:46","slug":"dagli-accampamenti-ai-margini-delle-strade-alle-occupazioni-la-lotta-del-popolo-guaraniper-il-luogo-dove-si-e","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/10\/dagli-accampamenti-ai-margini-delle-strade-alle-occupazioni-la-lotta-del-popolo-guaraniper-il-luogo-dove-si-e\/","title":{"rendered":"Dagli accampamenti ai margini delle strade alle occupazioni: la lotta del popolo guarani per \u2018il luogo dove si \u00e8\u2019"},"content":{"rendered":"<p>Di Marco Wueissheimer\/Sul21<\/p>\n<p>Tutti i giorni, una scena si ripete ai margini delle strade del Rio Grande do Sul, mostrando un lato occulto della storia della colonizzazione dello Stato. Famiglie di indigeni guarani-mbya e kaingang vivono accampate in piccole fasce di terra ai bordi delle strade, o in piccole porzioni di terre e foreste, in una situazione di estrema vulnerabilit\u00e0. Nell\u2019articolo \u201cDemarcazione delle terre e i diritti dei popoli indigeni\u201d, pubblicato nel Rapporto Azzurro 2017 (della Commissione di Cittadinanza e Diritti Umani dell\u2019Assemblea Legislativa del Rio Grande do Sul), il professor Jo\u00e3o MauricioFarias e Roberto Liebgott, coordinatore del CIMI Sul (Consiglio Indigenista Missionario \u2013 Regione Sud) presentano una sintesi della realt\u00e0 di 25 comunit\u00e0 indigene che stanno vivendo in accampamenti o in aree degradate. Queste famiglie convivono giornalmente con la fame, la mancanza di abitazione, di salute e educazione, di terra da coltivare e dove salvaguardare la propria cultura, oltre al rischio degli investimenti essendo strade di traffico intenso.<br \/>\nLa maggioranza delle terre indigene del Rio Grande do Sul, raccontano Jo\u00e3o MauricioFarias e Roberto Liebgott, non sono demarcate. In un totale di 90 aree, solo il 14% \u00e8 regolarizzato. Le altre sono coinvolte in processi paralizzati o in studi d\u2019identificazione ancora nemmeno iniziati. Anche se il totale di queste aree non raggiunge l\u20191% del territorio statale, i grandi proprietari terrieri e i loro rappresentanti politici lavorano contro le demarcazioni. L\u2019oblio cui queste comunit\u00e0 sono relegate sembra andare a braccetto con il tentativo di nascondere la storia di come queste famiglie indigene sono arrivate a vivere ai margini delle strade, spremute tra l\u2019asfalto e i recinti delle fattorie. In questo processo storico, le terre indigene sono state spartite tra le oligarchie regionali e lottizzate da imprese agricole. \u00c8 un capitolo della storia dello Stato che molte persone preferiscono non conoscere o fingere che non esiste. Nel secolo XVII qui vivevano almeno 40 popoli indigeni differenti. Quattro secoli dopo, nello Stato restano poco pi\u00f9 di 30 mila indigeni.<\/p>\n<div id=\"attachment_734425\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-734425\" class=\"size-large wp-image-734425\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/1guarani---BR290-arroio-dos-ratos-720x345.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"345\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/1guarani---BR290-arroio-dos-ratos-720x345.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/1guarani---BR290-arroio-dos-ratos-300x144.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/1guarani---BR290-arroio-dos-ratos-768x368.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/1guarani---BR290-arroio-dos-ratos.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><p id=\"caption-attachment-734425\" class=\"wp-caption-text\">Famiglie guaran\u00ed vivono in situazioni precarie e di estremo pericolo, ai margini della BR 290 e di altre strade nel\u00a0 Rio Grande do Sul. Foto: da video Sul21<\/p><\/div>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Durante due giorni, il Sul21 ha visitato quattro accampamenti di guarani-mbya, localizzati ai margini di movimentate strade del Rio Grande do Sul, e la prima occupazione guarani nello Stato, che \u00e8 un simbolo di speranza e resistenza per gli indigeni. Tutti i giorni, una parte importante dell\u2019economia dello Stato passa ad alta velocit\u00e0 attraverso questi accampamenti di discendenti dei popoli originari,popoliche furono massacrati ed espulsi alle loro terre. A tutt\u2019oggi i discendentilottano per un pezzo di terra inferiore all\u20191% del territorio dello Stato. Ma la lotta guarani non si limita alla terra. Nel villaggio Teko\u00e0 Ka AguyPor\u00e1, che \u00e8 sorto con l\u2019occupazione di Maquin\u00e9, nella costa nord dello Stato, si svolge anche una lotta silenziosa per la sopravvivenza della lingua, della cultura e della spiritualit\u00e0 guarani.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\"><b>Vivendo sotto pericolo costante nella strada BR 290.<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Nel 1995, sei famiglie guarani iniziarono un accampamento in una stretta fascia di terra ai margini della strada BR 290, vicino al comune di ArroiodosRatos. Da alloravivono in condizioni precarie, aspettando che si compiano le promesse di demarcazione della terra. Il leader EstevanGarai racconta che le famiglie vivono sotto pericolo costante ai margini della BR 290, che presenta un intenso e praticamente incessante flusso di automobili e camion che transitano ad alta velocit\u00e0 con carichi di eucalipto, automobili e diversi altri prodotti. Questa comunit\u00e0 vive in un piccolo spazio di terra, spremuta tra il ruscello Divisa, la strada e il recinto di una fattoria che non permette agli indigeni di raccogliere materie-prime per fare artigianato, che \u00e8 la loro unica fonte di rendita.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Estevan ringrazia Nhanderu, il dio guarani, per il fatto che nessuno della sua comunit\u00e0, composta da 28 persone,sia ancora stato investito nella BR 290, come invece \u00e8 successo in altri accampamenti negli ultimi anni. Quanto alla prospettiva della terra, il leader cita la possibilit\u00e0 di acquisizione di un\u2019areadi 300 ettari, attraverso il governo federale;area che farebbe parte di un processo di compensazione all\u2019interno di una licenza ambientale del progetto di ampliamento della BR 290. Nel frattempo, le famiglie resistono nella piccola fascia di terra, vendendo artigianato ai margini della strada, piantando un po\u2019 di manioca, granoturco, patate e cocomeri per la propria sussistenza e pescando nel ruscello Divisa, le cui acque soffrono l\u2019impatto della coltivazione dei campidella regione. Uno dei rari aiuti governativi che il gruppo riceve oggigiorno \u00e8 un sussidio alimentare mensile per ogni famiglia, che \u00e8 elargitodal DNIT (Dipartimento Nazionale di Infrastruttura e di Trasporti). \u201c\u00c8 molto complicato, ma non abbiamo perso la speranza di ottenere una terra per vivere con le nostre famiglie lontano dalla strada\u201d, dice Estevan.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><b>Il sogno della terra, per me, \u00e8 gi\u00e0 moto lontano\u201d.<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Sempre nella BR 290, a confine tra Cachoeira e Ca\u00e7apava do Sul, un altro gruppo di famiglie guarani vive in situazione di estrema vulnerabilit\u00e0 nell\u2019accampamento di Irapu\u00e1. Otto famiglie, per un totale di 40 persone, vivono ai bordi della strada. Nonostante la loro terra sia stata demarcata dal governo federale, i proprietari terrieri della regione ne impediscono l\u2019esecuzione. Il leader Valdomiro Karai, di 64 anni, racconta che arriv\u00f2 nella regione di Irapu\u00e1 nel 1999 per lavorare con l\u2019artigianato. In seguito sent\u00ec dire che c\u2019era una terra che sarebbe stata demarcata per i guarani della regione. L\u2019attesa di questa terra dura fino ad oggi. \u201cIl sogno della terra, per me, \u00e8 gi\u00e0 molto lontano. Dobbiamo procedere per aprire un varco pi\u00f9 avanti\u201d, afferma Valdomiro. Per il momento, le famiglie cercano di ottenere qualche rendita vendendo artigianato ai margini della strada. Da circa tre mesi, racconta il leader, le famiglie non stanno pi\u00f9 ricevendo aiuti alimentari dalla FUNAI (Fondazione Nazionale dell\u2019Indio).<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-734435\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Valdomiro-Karai2-720x343.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"343\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Valdomiro-Karai2-720x343.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Valdomiro-Karai2-300x143.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Valdomiro-Karai2-768x366.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Valdomiro-Karai2.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/p>\n<p>Il cacique Estevan Garai ringrazia Nhanderu che nessuno della sua comunit\u00e0 sia stato investito finora. Foto: da video Sul21.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">La mancanza di terre costringe molte famiglie a trasferirsi da villaggi e accampamenti in altre aree, generando nuovi accampamenti. Questo \u00e8 il caso, ad esempio, dell\u2019accampamento Papagaio, che ospita dieci persone facenti parte di due famiglie. \u201cSiamo qui da tre anni. Abitavamo nel villaggio Araxaty, vicino a Cachoeira, ma l\u2019area l\u00e0 \u00e8 molto piccola per 13famiglie. Per questo siamo venuti via. Abbiamo bisogno di pi\u00f9 terra da coltivare. Solo di artigianato non si vive\u201d, dice Albino Gimenez. Da quando siamo arrivatiqui, dice ancora, la FUNAI non \u00e8 mai apparsa. La sopravvivenza delle due famiglie dipende fondamentalmente dalla vendita di pezzi di artigianato,qualianimaletti di legno e cesti. \u201c\u00c8 con questo che compriamo alimenti, se riusciamo a vendere, ma \u00e8 molto difficile\u201d Poich\u00e9 la rendita decorrente da queste vendite \u00e8 bassa, la pesca e la caccia sono alternative di sopravvivenza. \u201cLa nostra situazione \u00e8 molto precaria. Oltre all\u2019alimentazione dobbiamo comprare teloni per ripararci e tutto \u00e8 molto caro per noi\u201d, riassume Albino.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><b>Mancanza di spazio per vivere. Tutto \u00e8 difficile\u201d.<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Le testimonianze dei guarani in differenti accampamenti indicano gli stessi problemi. Raul Benitez abita da circa 30 anni nell\u2019accampamento localizzato ai margini della strada RS 40, in Capivari do Sul. In questo accampamento vivono otto famiglie. \u201cAbito qui da quando ero bambino. Non ricordo che et\u00e0 avevo quando iniziai a vivere qui. Gi\u00e0 da molto prima, qui gi\u00e0 c\u2019era gi\u00e0 un accampamento guarani. La nostra situazione \u00e8 molto difficile. Manca la terra, manca lo spazio per vivere. Tutto \u00e8 difficile per noi\u201d, racconta Raul che lavora come infermiere nel SESAI (Segretariato Speciale di Salute Indigena).<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-734444\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/guarani-nin--os-720x345.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"345\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/guarani-nin--os-720x345.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/guarani-nin--os-300x144.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/guarani-nin--os-768x368.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/guarani-nin--os.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/p>\n<p>Raul Benitez: &#8220;Manca terra, ci manca spazio per vivere&#8221;.\u00a0Foto: da video Sul21.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u201c<span lang=\"it-IT\">Noi sappiamo piantare e conosciamo la nostra cultura agricola\u201d, aggiunge Raul, \u201cma non abbiamo spazio per coltivare. Ci sono bianchi che dicono che gli indios non sanno piantare, che non lavorano e sono vagabondi. Noi siamo lavoratori, ma non abbiamo terra per realizzare questo lavoro e tramandare la nostra cultura. Ci sono molti accampamenti che stanno soffrendo come noi. Non possiamo far crescere i nostri figli con un\u2019educazione migliore a causa di mancanza di spazio. Noi conosciamo la nostra cultura e non la stiamo dimenticando. Dobbiamo prima ottenere terra per costruire la casa della preghiera, per la pipa (per fumare). Tutto ci\u00f2 \u00e8 sacro per noi.\u201d<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\"><b>I proprietari terrieri sono riusciti a paralizzare le demarcazioni delle terre.<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Mauricio da Silva Gon\u00e7alves, leader guarani, racconta che ci sono oggi diversi accampamenti lungo strade quali la BR 290 e la BR 116. \u201cLa situazione \u00e8 complicata. Gli accampamenti hanno una struttura minima, con casette di legno o fatte con teloni di plastica. Ci sono alcune terre in via di demarcazione come accade qui in Irapu\u00e1, con un\u2019area di 22 ettari, dove praticamente manca solo la demarcazione fisica. Solo che c\u2019\u00e8 una resistenza molto forte da parte di uomini bianchi che si dicono proprietari di questa terra e che non lasciano i guarani entrare nell\u2019area. Fino ad oggi non c\u2019\u00e8 stata soluzione per questa situazione e i guarani continuano a vivere ai margini della strada, correndo il rischio di essere travolti dai camion che passano ad alta velocit\u00e0. In tutti gli accampamenti esiste questo rischio. Nella BR 116, si sono gi\u00e0 verificati vari investimenti di indigeni guarani\u201d.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-734489\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/7-chozas-guarani--2-720x343.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"343\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/7-chozas-guarani--2-720x343.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/7-chozas-guarani--2-300x143.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/7-chozas-guarani--2-768x366.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/7-chozas-guarani--2.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/p>\n<p>Albino Gimenez: \u201cabbiamo bisogno di terra coltivabile\u201d. Foto: da video Sul21.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Esistono diversi studi sulle demarcazioni di terre per gli indigeni, ma i proprietari terrieri, con l\u2019appoggio dei loro politici e del governo Temer, sono riusciti a paralizzare questi processi. Ci\u00f2, sottolinea Mauricio da Silva Gon\u00e7alves, fa aumentare il numero degli accampamenti ai margini delle strade. Solo nel tratto della BR 290 tra ArroiodosRatos e Ca\u00e7apava do Sul ci sono tre accampamenti (Divisa, Papagaio e Irapu\u00e1), con un totale di 30 famiglie. \u201cLa lotta dei guarani \u00e8 quella di indurre la FUNAI a prenderei provvedimenti necessari affinch\u00e9 siano liberate le terre che gi\u00e0 hanno studi avanzati di demarcazione. Il guarani \u00e8 un popolo che rispetta molto ci\u00f2 che non \u00e8 suo, ma noi abbiamo bisogno di occupare queste terre che hanno gli studi praticamente pronti. C\u2019\u00e8 una resistenza molto forte da parte dei proprietari terrieri,specialmente qui in Irapu\u00e1 deve c\u2019\u00e8 una terra praticamente demarcata dall\u2019altro lato della strada, ma iguarani non possono andarci. Se cercano di entrare possono soffrire violenze. Ci sono gi\u00e0 stati due tentativi di occupare quell\u2019area, ma durante uno di essi il \u201cfazendeiro\u201d \u00e8 entrato e ha bruciato le baracche\u201d, racconta.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Ci sono altre situazioni riguardanti aree acquisite con il processo di compensazione delle opere di ampliamento della BR 116. Sono state acquisite otto aree che gi\u00e0 furono occupate da circa 300 famiglie guarani. Ancora mancano fondi per costruire abitazioni e centri culturali in questi villaggi, dice ancora MauricioGon\u00e7alves. \u201cLe famiglie che sono andate in queste aree sono in una situazione migliore, dato chevivevano anche loro ai margini della strada. Gi\u00e0 stanno piantando qualcosa, ma ancora manca molto. Sono aree molto piccole. Ci\u00f2 che risolverebbe veramente la situazione, sarebbe la liberazione delle terre che si trovano in fase avanzata di demarcazione. Ma questi processi sonopraticamente paralizzati da cinque anni qui nello Stato. E ci sono anche famiglie accampate nella BR 116, a Passo Grande dove, anche qui, c\u2019\u00e8 un processo di demarcazione in corso.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-734462\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/3-guarani-Mauricio-Gonc--alves-720x347.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"347\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/3-guarani-Mauricio-Gonc--alves-720x347.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/3-guarani-Mauricio-Gonc--alves-300x145.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/3-guarani-Mauricio-Gonc--alves-768x371.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/3-guarani-Mauricio-Gonc--alves.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/p>\n<p>Mauricio da Silva Gon\u00e7alves: \u201cI latifondisti mettono molti bastoni tra le ruote\u201d. Foto:da video Sul21.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><b>Il luogo dove si \u00e8\u201d<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Oltre a fare pressione sul governo federale per la ripresa delle demarcazioni, i guarani hanno iniziato anche un processo di occupazioni delle terre nel Rio Grande do Sul. In tutto si tratta di cinque occupazioni. \u201cStiamo vivendo un momento molto importante. Non possiamo pi\u00f9 semplicemente aspettare le demarcazioni. Le famiglie si stanno organizzando per occupare quelle aree che hanno ancora foreste, che debbono essere preservate e curate, ove ci sia uno spazio adeguato che permetta ai guarani di vivere\u201d, sottolinea Mauricio.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Questo processo di occupazioni non \u00e8 legato soltanto alla ricerca della terra. Questa ricerca \u00e8 legata a una dimensione pi\u00f9 profonda, che \u00e8 la lotta per la sopravvivenza della lingua, della cultura e della spiritualit\u00e0 guarani. La confluenza e l\u2019articolazione tra queste lotte emerge in modo esemplare nella prima occupazione guarani-mbya nel Rio Grande do Sul, quella iniziata il 27 gennaio del 2017, in un\u2019area del comune di Maquin\u00e9, litorale nord dello Stato. Quest\u2019area appartiene alla FEPAGRO (Fondazione Statale di Ricerca Agro-Zootecnica), una delle fondazioni di ricerca estinta dal governo Jos\u00e9 IvoSartori, del partito MDB (Movimento Democratico Brasiliano). Il villaggio sorto con l\u2019occupazione ha ricevuto il nome Teko\u00e0 Ka AguyPor\u00e1 (Villaggio Foresta Sacra) Il significato deltermine\u201cTeko\u00e0\u201d non si limita alla parola \u201cvillaggio\u201d, ma significa il luogo dove si realizza il modo di essere guarani, il luogo dove si \u00e8. <\/span><\/p>\n<h4>.<\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_734471\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-734471\" class=\"size-large wp-image-734471\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/8-Andre-Benitez-720x343.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"343\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/8-Andre-Benitez-720x343.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/8-Andre-Benitez-300x143.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/8-Andre-Benitez-768x366.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/8-Andre-Benitez.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><p id=\"caption-attachment-734471\" class=\"wp-caption-text\">Cacique Andr\u00e9 Benitez: \u201cnessun popolo \u00e8 nato per essere padrone della terra&#8221;.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><b>Il luogo dove si \u00e8\u201d<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Oltre a fare pressione sul governo federale per la ripresa delle demarcazioni, i guarani hanno iniziato anche un processo di occupazioni delle terre nel Rio Grande do Sul. In tutto si tratta di cinque occupazioni. \u201cStiamo vivendo un momento molto importante. Non possiamo pi\u00f9 semplicemente aspettare le demarcazioni. Le famiglie si stanno organizzando per occupare quelle aree che hanno ancora foreste, che debbono essere preservate e curate, ove ci sia uno spazio adeguato che permetta ai guarani di vivere\u201d, sottolinea Mauricio.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Questo processo di occupazioni non \u00e8 legato soltanto alla ricerca della terra. Questa ricerca \u00e8 legata a una dimensione pi\u00f9 profonda, che \u00e8 la lotta per la sopravvivenza della lingua, della cultura e della spiritualit\u00e0 guarani. La confluenza e l\u2019articolazione tra queste lotte emerge in modo esemplare nella prima occupazione guarani-mbya nel Rio Grande do Sul, quella iniziata il 27 gennaio del 2017, in un\u2019area del comune di Maquin\u00e9, litorale nord dello Stato. Quest\u2019area appartiene alla FEPAGRO (Fondazione Statale di Ricerca Agro-Zootecnica), una delle fondazioni di ricerca estinta dal governo Jos\u00e9 IvoSartori, del partito MDB (Movimento Democratico Brasiliano). Il villaggio sorto con l\u2019occupazione ha ricevuto il nome Teko\u00e0 Ka AguyPor\u00e1 (Villaggio Foresta Sacra) Il significato deltermine\u201cTeko\u00e0\u201d non si limita alla parola \u201cvillaggio\u201d, ma significa il luogo dove si realizza il modo di essere guarani, il luogo dove si \u00e8. <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\"><b>Andr\u00e9 Benitez, leader del villaggio Teko\u00e0 Ka AguyPor\u00e1, riassume cos\u00ec il significato dell\u2019occupazione realizzata nel municipio di Maquin\u00e9.<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u201c<span lang=\"it-IT\">Siamo stati chiamati dal nostro spirito ancestrale. La nostra lotta \u00e8 differente da quella di altri popoli. Come nazione guaranisiamo pacifici. L\u2019area che da qui va fino alla regione del Rio Grande do Sul e a quella di Esp\u00edritoSanto, storicamente, \u00e8 sempre stata un territorio di passaggio dei popoli originari. Per noi, tutta l\u2019America Latina \u00e8 un territorio dove vivere tranquillamente. Per le culture indigene, principalmente per i guarani, non esistono frontiere. Per questo non posso direesattamente quale sia il nostro territorio e quale non lo sia. Questo mondo \u00e8 stato creato affinch\u00e9 ci vivessimo tutti. Nessun popolo \u00e8 nato per essere il padrone della terra. Ogni popolo \u00e8 nato per essere guardiano della natura, e ognuno ha il suo modo di farlo, di curarsene e di pensare.\u201d<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><b>La nostra \u00e8 una lotta muta, silenziosa\u201d. <\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">La chiamata dello spirito ancestrale al quale il leader guarani si riferisce, \u00e8 associata all\u2019idea di sentimento, che ha una dimensione individuale e collettiva allo stesso tempo. \u201cNoi sentiamo ci\u00f2. La nostra \u00e8 una lotta muta, silenziosa. \u00c8 lo spirito stesso che chiama l\u2019uno e l\u2019altro. Lui chiama la natura e chiama le persone. Non riesco a spigare come \u00e8 avvenuta questa chiamata, ma noi sappiamo che siamo stati chiamati e guidati da Nhanderu a fare l\u2019occupazione. Ogni famiglia ha sentito ci\u00f2. Non c\u2019\u00e8 stato un movimento organizzato per venire qua. Io dissi che stavo venendo per fare l\u2019occupazione. Altre famiglie hanno sentito questa chiamata e sono venute con me.\u201d<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Andr\u00e9 mette in evidenza questa dimensione di protezione della natura quando parla della decisione dell\u2019occupazione diMaquin\u00e9. \u201cStiamo facendo l\u2019occupazione per prenderci cura della natura che \u00e8 restata. Il non-indigeno ha un progetto per distruggere la natura, vendendo le terre e smembrandola in lotti privati. Noi non vogliamo ci\u00f2. La nostra \u00e8 una lotta per tutta l\u2019umanit\u00e0, non solo per il popolo indigeno. Fra 50, 60 anni i nostri figli e nipoti avranno bisogno di una natura preservata per poter respirare. Senza terra, senza foresta, senza natura non possiamo vivere. Per questo occupiamo questa area. I nostri ancestrali sono gi\u00e0 passati da qui per raccogliere sementi, frutta, medicine e materiali per l\u2019artigianato.\u201d<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">I popoli indigeni, dice ancora il leader, dipendono dalla natura per la loro sopravvivenza fisica e culturale. \u201cNon abbiamo bisogno di armi da fuoco per ucciderci. Senza un luogo, senza la natura, stiamo morendo. Per questo tutti i popoli indigeni continueranno a lottare per i propri diritti, una lotta che \u00e8 di tutta l\u2019umanit\u00e0. Stiamo qua da un anno e sette mesi circa, vivendo bene. I bambini non hanno nessun tipo di problema di salute. Tutti i giorni si alzano, giocano, sono felici. L\u2019occupazione serve anche a questo: per la felicit\u00e0 dei bambini. Ogni famiglia ha la sua casetta, il suo campo, sta piantando. Stiamo riprendendo anche le nostre attivit\u00e0 culturali, il nostro canto, la nostra danza. E abbiamo una scuola autonoma, che si chiama TekoJeap\u00f3 (Cultura in Azione), che siamo riusciti a costruire con l\u2019appoggio dei nostri amici. La scuola, che funziona con regole definita dalla sua comunit\u00e0, ha oggi 32 alunni\u201d. <\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-734507\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/guarani-escola-720x345.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"345\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/guarani-escola-720x345.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/guarani-escola-300x144.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/guarani-escola-768x368.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/guarani-escola.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/p>\n<p>La scuola Teko Jeap\u00f3 (cultura in azione), construita a Maquin\u00e9. Foto: da video Sul21.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><b>Il luogo dove si \u00e8\u201d<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Oltre a fare pressione sul governo federale per la ripresa delle demarcazioni, i guarani hanno iniziato anche un processo di occupazioni delle terre nel Rio Grande do Sul. In tutto si tratta di cinque occupazioni. \u201cStiamo vivendo un momento molto importante. Non possiamo pi\u00f9 semplicemente aspettare le demarcazioni. Le famiglie si stanno organizzando per occupare quelle aree che hanno ancora foreste, che debbono essere preservate e curate, ove ci sia uno spazio adeguato che permetta ai guarani di vivere\u201d, sottolinea Mauricio.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Questo processo di occupazioni non \u00e8 legato soltanto alla ricerca della terra. Questa ricerca \u00e8 legata a una dimensione pi\u00f9 profonda, che \u00e8 la lotta per la sopravvivenza della lingua, della cultura e della spiritualit\u00e0 guarani. La confluenza e l\u2019articolazione tra queste lotte emerge in modo esemplare nella prima occupazione guarani-mbya nel Rio Grande do Sul, quella iniziata il 27 gennaio del 2017, in un\u2019area del comune di Maquin\u00e9, litorale nord dello Stato. Quest\u2019area appartiene alla FEPAGRO (Fondazione Statale di Ricerca Agro-Zootecnica), una delle fondazioni di ricerca estinta dal governo Jos\u00e9 IvoSartori, del partito MDB (Movimento Democratico Brasiliano). Il villaggio sorto con l\u2019occupazione ha ricevuto il nome Teko\u00e0 Ka AguyPor\u00e1 (Villaggio Foresta Sacra) Il significato deltermine\u201cTeko\u00e0\u201d non si limita alla parola \u201cvillaggio\u201d, ma significa il luogo dove si realizza il modo di essere guarani, il luogo dove si \u00e8. <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\"><b>Andr\u00e9 Benitez, leader del villaggio Teko\u00e0 Ka AguyPor\u00e1, riassume cos\u00ec il significato dell\u2019occupazione realizzata nel municipio di Maquin\u00e9.<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u201c<span lang=\"it-IT\">Siamo stati chiamati dal nostro spirito ancestrale. La nostra lotta \u00e8 differente da quella di altri popoli. Come nazione guaranisiamo pacifici. L\u2019area che da qui va fino alla regione del Rio Grande do Sul e a quella di Esp\u00edritoSanto, storicamente, \u00e8 sempre stata un territorio di passaggio dei popoli originari. Per noi, tutta l\u2019America Latina \u00e8 un territorio dove vivere tranquillamente. Per le culture indigene, principalmente per i guarani, non esistono frontiere. Per questo non posso direesattamente quale sia il nostro territorio e quale non lo sia. Questo mondo \u00e8 stato creato affinch\u00e9 ci vivessimo tutti. Nessun popolo \u00e8 nato per essere il padrone della terra. Ogni popolo \u00e8 nato per essere guardiano della natura, e ognuno ha il suo modo di farlo, di curarsene e di pensare.\u201d<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u201c<span lang=\"it-IT\"><b>La nostra \u00e8 una lotta muta, silenziosa\u201d. <\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">La chiamata dello spirito ancestrale al quale il leader guarani si riferisce, \u00e8 associata all\u2019idea di sentimento, che ha una dimensione individuale e collettiva allo stesso tempo. \u201cNoi sentiamo ci\u00f2. La nostra \u00e8 una lotta muta, silenziosa. \u00c8 lo spirito stesso che chiama l\u2019uno e l\u2019altro. Lui chiama la natura e chiama le persone. Non riesco a spigare come \u00e8 avvenuta questa chiamata, ma noi sappiamo che siamo stati chiamati e guidati da Nhanderu a fare l\u2019occupazione. Ogni famiglia ha sentito ci\u00f2. Non c\u2019\u00e8 stato un movimento organizzato per venire qua. Io dissi che stavo venendo per fare l\u2019occupazione. Altre famiglie hanno sentito questa chiamata e sono venute con me.\u201d<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Andr\u00e9 mette in evidenza questa dimensione di protezione della natura quando parla della decisione dell\u2019occupazione diMaquin\u00e9. \u201cStiamo facendo l\u2019occupazione per prenderci cura della natura che \u00e8 restata. Il non-indigeno ha un progetto per distruggere la natura, vendendo le terre e smembrandola in lotti privati. Noi non vogliamo ci\u00f2. La nostra \u00e8 una lotta per tutta l\u2019umanit\u00e0, non solo per il popolo indigeno. Fra 50, 60 anni i nostri figli e nipoti avranno bisogno di una natura preservata per poter respirare. Senza terra, senza foresta, senza natura non possiamo vivere. Per questo occupiamo questa area. I nostri ancestrali sono gi\u00e0 passati da qui per raccogliere sementi, frutta, medicine e materiali per l\u2019artigianato.\u201d<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">I popoli indigeni, dice ancora il leader, dipendono dalla natura per la loro sopravvivenza fisica e culturale. \u201cNon abbiamo bisogno di armi da fuoco per ucciderci. Senza un luogo, senza la natura, stiamo morendo. Per questo tutti i popoli indigeni continueranno a lottare per i propri diritti, una lotta che \u00e8 di tutta l\u2019umanit\u00e0. Stiamo qua da un anno e sette mesi circa, vivendo bene. I bambini non hanno nessun tipo di problema di salute. Tutti i giorni si alzano, giocano, sono felici. L\u2019occupazione serve anche a questo: per la felicit\u00e0 dei bambini. Ogni famiglia ha la sua casetta, il suo campo, sta piantando. Stiamo riprendendo anche le nostre attivit\u00e0 culturali, il nostro canto, la nostra danza. E abbiamo una scuola autonoma, che si chiama TekoJeap\u00f3 (Cultura in Azione), che siamo riusciti a costruire con l\u2019appoggio dei nostri amici. La scuola, che funziona con regole definita dalla sua comunit\u00e0, ha oggi 32 alunni\u201d. <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Andr\u00e9 non si fa illusioni quanto alla posizione del governo dello Stato in relazione alla rioccupazione. Preferisce pensare e concentrarsi nella forza che la comunit\u00e0 sta sviluppando. \u201cSappiamo che il governo dello Stato mai dar\u00e0, ma non alimentiamo il nostro pensiero con questo \u2018mai dar\u00e0\u2019. Alimentiamo la nostra mente con il pensiero che stiamo andando bene e che ce la faremo. Stiamo lottando per l\u2019umanit\u00e0 e per la nostra cultura, che si \u00e8 quasi persa. Sappiamo che ci sono molte famiglie che soffrono ai bordi delle strade, senza casa, senza acqua, senza alimenti. Stiamo lottando anche per loro.\u201d<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Andr\u00e9 ci ricorda della presenza dei popoli indigeni in questo territorio molto prima dell\u2019arrivo di portoghesi e spagnoli. \u201cIl Brasile non \u00e8 stato scoperto, \u00e8 stato distrutto. Per scoprire una cosa, non dovrebbe esserci niente prima di tale scoperta. Prima dell\u2019arrivo dei portoghesi qui vivevano popoli indigeni. Ma noi non vogliamo riappropriarci del Brasile. Vogliamo riappropriarci di un piccolo luogo rimasto per la nostra sopravvivenza. Ci siamo credendoe siamo felici perch\u00e9 la riappropriazione sta avvenendo. Non vogliamo lottare contro lo Stato, ma solo essere riconosciuti\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><em>Traduzione dal portoghese di Loretta Emiri.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div style=\"position: relative; height: 0; padding-bottom: 56.25%;\"><iframe loading=\"lazy\" style=\"position: absolute; width: 100%; height: 100%; left: 0;\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/C3239-U3h1c?ecver=2\" width=\"720\" height=\"405\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><span data-mce-type=\"bookmark\" style=\"display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;\" class=\"mce_SELRES_start\">\ufeff<\/span><\/iframe><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Marco Wueissheimer\/Sul21 Tutti i giorni, una scena si ripete ai margini delle strade del Rio Grande do Sul, mostrando un lato occulto della storia della colonizzazione dello Stato. 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