{"id":724658,"date":"2018-09-25T17:39:21","date_gmt":"2018-09-25T16:39:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=724658"},"modified":"2018-09-25T17:39:21","modified_gmt":"2018-09-25T16:39:21","slug":"occupazione-debito-e-moneta-tampone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/09\/occupazione-debito-e-moneta-tampone\/","title":{"rendered":"Occupazione, debito e moneta tampone"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">Un tempo le procedure erano chiare: se il paese andava rilanciato sul piano occupazionale si faceva una politica di spesa in deficit, ma con un debito virtuale perch\u00e9 il denaro veniva ottenuto gratis dalla propria banca centrale. Se invece c\u2019era bisogno di sollevare le sorti dei pi\u00f9 poveri si procedeva ad una redistribuzione della ricchezza per via fiscale: si prendeva ai ricchi e si dava ai poveri aumentando le imposte sui redditi alti. Poi \u00e8 cambiato il vento politico, sono mutati gli umori, i valori, gli assetti istituzionali e tutto si \u00e8 fatto pi\u00f9 opaco e confuso.<\/p>\n<p align=\"justify\">Da un punto di vista istituzionale la novit\u00e0 di maggior rilievo \u00e8 rappresentata dalla rinuncia da parte dei paesi dell\u2019eurozona a godere del sostegno della Banca Centrale Europa. Memori dei tempi in cui l\u2019inflazione galoppava a due cifre anche per la disinvoltura dei governi a finanziare spese in deficit con nuova moneta, nel momento di definire l\u2019assetto organizzativo dell\u2019euro venne deciso di tagliare la testa al toro negando ai governi qualsiasi possibilit\u00e0 di accesso al rubinetto del denaro. Obiettivo realizzato affidando il governo della moneta a una struttura indipendente che pu\u00f2 prestare denaro a qualsiasi banca commerciale, ma neanche un centesimo ai governi. L\u2019effetto \u00e8 stato che i governi sono stati declassati al rango di aziende che non hanno altro modo di finanziare i propri deficit se non chiedendo prestiti al sistema bancario e finanziario privato. Con due conseguenze piuttosto serie. La prima di carattere finanziario: l\u2019aggravio di spesa dei bilanci pubblici a causa degli interessi. Una somma che nel caso italiano rappresenta circa il 10% del gettito fiscale. La seconda di carattere politico: l\u2019inversione del rapporto di potere fra governi e mercati a causa della dipendenza dei primi nei confronti dei secondi. Dal momento che agli investitori interessa solo la salvaguardia dei propri investimenti, essi vigilano di continuo sull\u2019operato dei governi per capire se stanno compiendo scelte che possono compromettere la loro capacit\u00e0 di pagamento e al minimo dubbio alzano la posta secondo la regola che al debitore meno affidabile vanno richiesti interessi pi\u00f9 alti. Il canale comunicativo utilizzato \u00e8 quello dello spread che ormai \u00e8 tenuto dai governi in maggior considerazione del voto popolare.<\/p>\n<p align=\"justify\">Da un punto di vista culturale la novit\u00e0 di maggior rilievo \u00e8 rappresentata da un diverso approccio al tema della povert\u00e0, della ricchezza e dell\u2019equit\u00e0. In passato non era molto radicata l\u2019idea del <i>self made man<\/i> che si arricchisce esclusivamente per capacit\u00e0 propria. Difficilmente si concepiva la ricchezza come esclusivo merito personale, ma sempre come il frutto di un\u2019azione collettiva che vedeva l\u2019apporto della famiglia, dei lavoratori, dei fornitori, dello stato stesso. Specularmente la povert\u00e0 non era concepita come una colpa personale, ma come una condizione dovuta in gran parte ad aspetti esterni: povert\u00e0 familiare, ignoranza, malattia, incapacit\u00e0 di ottenere un lavoro. In definitiva ricchezza e povert\u00e0 non erano considerati fatti privati, ma fenomeni collettivi su cui lo stato ha il dovere costituzionale di intervenire per colmare le differenze. Per questo si concepiva il sistema fiscale non solo come una via di finanziamento della pubblica amministrazione, ma anche come canale di redistribuzione della ricchezza, attraverso la progressivit\u00e0 fiscale prevista dall\u2019articolo 53 della Costituzione. Ma oggi che ricchezza e povert\u00e0 sono concepite esclusivamente come virt\u00f9 e colpa di tipo personale, si \u00e8 persa di vista la funzione riequilibratrice del sistema fiscale e si reclama a gran voce la flat tax. Provvedimento che avvantagger\u00e0 inevitabilmente i ricchi aggravando ancora di pi\u00f9 la situazione di ingiustizia odierna che secondo una fotografia scattata dall\u2019Ocse vede il 52% del patrimonio familiare nelle mani del 13% delle famiglie pi\u00f9 ricche, mentre quelle pi\u00f9 povere, pari al 37%delle famiglie, detengono a mala pena il 3% del patrimonio familiare.<\/p>\n<p align=\"justify\">Pur avendo perso di vista la funzione sociale della ricchezza, il Movimento 5 stelle ha vinto le elezioni promettendo il reddito di cittadinanza. E bench\u00e9 nessuno abbia ancora ben chiaro cosa sia, di sicuro c\u2019\u00e8 che richieder\u00e0 molte risorse. Ma come ce la far\u00e0 \u00e8 un bel rebus considerato che il suo partner di governo gli ridurr\u00e0 il gettito fiscale a causa della flat tax, mentre la prospettiva di fare pi\u00f9 debito rischia di mettere in allarme i mercati che reagiranno imponendo tassi pi\u00f9 alti sui nuovi prestiti. Quello che si prospetta insomma \u00e8 una strada che forse pu\u00f2 portare qualche risultato elettorale, ma che prepara le condizioni per l\u2019impoverimento futuro perch\u00e9 a pi\u00f9 debito corrisponderanno pi\u00f9 interessi da pagare.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un consiglio che si potrebbe dare a Di Maio per giocare un ruolo positivo, \u00e8 quello di cambiare prospettiva: invece di puntare a mettere nelle tasche dei disoccupati un\u2019indennit\u00e0 di 700 euro al mese, potrebbe attrezzarsi per offrire subito un lavoro retribuito a un milione di persone impiegandole in attivit\u00e0 di pubblica utilit\u00e0: difesa del territorio, recupero edilizio e stradale, potenziamento dei servizi alla persona. E poich\u00e9 anche in questo caso salta fuori la domanda \u201ccon quali soldi?\u201d, converrebbe rispolverare la proposta del compianto Luciano Gallino che proponeva di sopperire alla perduta sovranit\u00e0 monetaria in ambito euro, con la creazione di una moneta complementare sotto forma di certificati di credito fiscale. In pratica si tratterebbe di pagamenti da parte dello stato con dei \u201cpagher\u00f2\u201d che al momento della scadenza vengono quietanziati non con la restituzione di euro, ma accettandoli come pagamento delle imposte dovute. E proprio perch\u00e9 circolanti con la garanzia che alla fine possono essere utilizzati per il pagamento delle tasse, nessuno avrebbe problema ad accettare i certificati di credito fiscale come mezzi di pagamento al pari degli euro, pur non essendo convertibili in euro, mettendo di fatto in moto quell\u2019effetto di moltiplicatore tipico degli investimenti pubblici che oggi tutti invocano. Un modo emergenziale per recuperare, seppur transitoriamente, sovranit\u00e0 monetaria finalizzata al rilancio dell\u2019occupazione, senza contravvenire alle regole europee. Del resto \u00e8 ormai chiaro a tutti che questa Europa totalmente sbilanciata verso il mercato rischia di implodere per la sua incapacit\u00e0 di rispondere ai bisogni sociali. E allora qualche forzatura giuridico-economica pu\u00f2 essere ci\u00f2 che serve per rompere gli schemi e avviare quel processo di trasformazione democratica dell\u2019Europa di cui tutti sentiamo il bisogno.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">da Avvenire del 25\/9\/18<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un tempo le procedure erano chiare: se il paese andava rilanciato sul piano occupazionale si faceva una politica di spesa in deficit, ma con un debito virtuale perch\u00e9 il denaro veniva ottenuto gratis dalla propria banca centrale. 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