{"id":721934,"date":"2018-09-18T22:27:48","date_gmt":"2018-09-18T21:27:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=721934"},"modified":"2018-09-18T22:27:48","modified_gmt":"2018-09-18T21:27:48","slug":"il-myanmar-conferma-la-condanna-ai-reporter-di-reuters","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/09\/il-myanmar-conferma-la-condanna-ai-reporter-di-reuters\/","title":{"rendered":"Il Myanmar conferma la condanna ai reporter di Reuters"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono parole dure quelle pronunciate dalla leader brimana Aung San Suu Kyi in riferimento alla conferma della condanna di Wa Lone (28) e Kyaw Soe Oo (28), giornalisti di Reuters, in seguito alle loro indagini sulle azioni del Tatmadaw nello stato del Rakhine. La Suu Kyi, intervistata al \u201cWorld Economic Forum\u201d a Hanoi (Vietnam), ha sottolineato come la giustizia abbia fatto il suo naturale corso, ribadendo di fatto il verdetto dell\u2019accusa:\u201d Mi chiedo se le persone abbiamo effettivamente letto il riassunto del giudizio finale, il quale non ha nulla a che vedere con la libert\u00e0 di espressione, ma con un \u201cOfficial Secrets Act\u201d.\u201d, ha poi aggiunto che gli imputati \u201channo tutto il diritto di fare ricorso e di far notare eventuali irregolarit\u00e0 nel verdetto\u201d. In poche parole, tutto regolare. Immediata \u00e8 stata la risposta di Nikki Haley, ambasciatrice degli USA alle Nazioni Unite, che tramite Twitter ha dichiarato: \u201cPrima la negazione delle violenze compiute dall\u2019esercito a danno dei Rohingya, ora la difesa dell\u2019arresto dei due reporter di Reuters, che avevano messo alla luce la pulizia etnica. Incredibile\u201d.<\/p>\n<p>Wa Lone e Kyaw Seo Oo erano stati arrestati e condannati a 7 anni di prigione durante le loro indagini nello stato del Rakhine, dove avevano documentato l\u2019esecuzione di 10 civili Rohingya da parte dell\u2019esercito birmano. Le violenze avvenute nella regione a nord-ovest del Myanmar, iniziate nell\u2019Agosto dello scorso anno, hanno causato la morte d&#8217;innumerevoli civili Rohingya, nonch\u00e9 l\u2019esodo di massa di circa altri 700&#8217;000 individui, fuggiti nel vicino Bangladesh. Dal canto suo, Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace nel 1991 e ora leader del paese, non si \u00e8 mai espressa durante i numerosi incontri internazionali sulla vicenda, provocando lo stupore e lo sdegno della comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>Questo silenzio pu\u00f2 dirsi parzialmente interrotto proprio nell\u2019ultimo discorso ufficiale, pronunciato in occasione dell\u2019importante Forum, svoltosi ad Hanoi. Per la prima volta, infatti, la Suu Kyi ha ammesso che \u201cla situazione nel Rakhine poteva essere gestita meglio\u201d (notare come continui a non pronunciare la parola \u201cRohingya\u201d). Ci\u00f2 rimane decisamente troppo poco, di fronte a quello che l\u2019ONU ha definito come una vera e propria \u201cpulizia etnica\u201d: \u00e8 inoltre il caso di ricordare che la grande maggioranza dei Rohingya si trova ancora intrappolata nei \u201ccampi di transito\u201d al confine con il Bangladesh. La loro situazione \u00e8 critica, sia per le scarse condizioni igieniche, sia per i monsoni che imperversano nell\u2019area.<\/p>\n<p>Questi ultimi sviluppi non fanno che confermare le preoccupazioni palesate da numerose organizzazioni internazionali, soprattutto dopo l\u2019escalation di violenza nel paese. L\u2019impressione \u00e8 che, a partire dalla sua elezione nel 2015, la Suu Kyi sia usata come fantoccio dall\u2019esercito per simulare un ritorno alla democrazia in realt\u00e0 mai realmente avvenuto. In Myanmar vige ancora un forte etnocentrismo di stampo buddista, che porta al non riconoscimento \u2013 spesso velato &#8211; di ogni tipo di minoranza etnica nel paese: l\u2019esempio pi\u00f9 ecclatante in questo senso \u00e8 chiaramente costituito dai Rohingya \u2013 minoranza musulmana \u2013 ma le forze dell\u2019esercito sono state rivolte anche contro i Kachin, minoranza cristiana nel Nord del paese.<br \/>\nPer completare il quadro, la conferma della condanna dei reporter di Reuters la dice lunga sulla situazione dei mezzi di informazione nel paese e sulla libert\u00e0 di espressione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Sono parole dure quelle pronunciate dalla leader brimana Aung San Suu Kyi in riferimento alla conferma della condanna di Wa Lone (28) e Kyaw Soe Oo (28), giornalisti di Reuters, in seguito alle loro indagini sulle azioni del Tatmadaw&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1492,"featured_media":721935,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46,60],"tags":[3334,1150,50004],"class_list":["post-721934","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-asia-it","category-diritti-umani","tag-birmania","tag-myanmar","tag-reuters"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il Myanmar conferma la condanna ai reporter di Reuters<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"&nbsp; 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