{"id":716331,"date":"2018-09-07T13:20:44","date_gmt":"2018-09-07T12:20:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=716331"},"modified":"2018-09-07T13:24:04","modified_gmt":"2018-09-07T12:24:04","slug":"le-compagne-invisibili-di-ahed","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/09\/le-compagne-invisibili-di-ahed\/","title":{"rendered":"Le compagne invisibili di Ahed"},"content":{"rendered":"<h5><strong>\u00a0<\/strong>di Ramzy Baroud*<\/h5>\n<p>Ahed Tamimi, la diciassettenne militante palestinese del villaggio di Nabi Saleh in Cisgiordania, \u00e8 un\u2019icona di una giovane generazione ribelle di palestinesi che ha dimostrato di non tollerare le continue violazioni israeliane dei loro diritti e della loro libert\u00e0.\u00a0<strong>Dopo aver passato otto mesi in prigione per aver affrontato i soldati dell\u2019occupazione israeliana nel cortile di casa sua, Ahed \u00e8 uscita ancor pi\u00f9 forte e pi\u00f9 determinata a trasmettere al mondo le sofferenze e le lotte del suo popolo.<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIl potere \u00e8 del popolo ed il popolo sapr\u00e0 decidere il proprio destino e il proprio futuro e lo pu\u00f2 fare\u201d, ha detto, rivolgendosi alla folla di sostenitori e giornalisti dopo il suo rilascio.<\/p>\n<p><strong>La storia di Ahed ha ricevuto una sproporzionata attenzione da parte delle agenzie di comunicazione internazionali,\u00a0<\/strong>che invece hanno spesso ignorato il coraggio e la sofferenza di tante ragazze e donne palestinesi che da molti anni vivono sotto l\u2019occupazione e l\u2019assedio militare di Israele.<\/p>\n<p>Cosciente di questo,\u00a0<strong>la madre di Ahed, Nariman, ha detto: \u201cSinceramente, \u00e8 stato probabilmente l\u2019aspetto di Ahed che ha provocato questa solidariet\u00e0 internazionale, e questo \u00e8 un fatto razzista, perch\u00e9 molti minori\u00a0palestinesi sono nella situazione di Ahed, ma non sono stati trattati allo stesso modo<\/strong>.\u201d<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 molto di vero in questa affermazione. Quando le donne palestinesi non sono invisibili nell\u2019informazione dei media occidentali, vengono dipinte come sventurate vittime di circostanze al di l\u00e0 del loro controllo \u2013 l\u2019occupazione militare della loro terra e l\u2019\u201carretratezza\u201d della loro stessa societ\u00e0 patriarcale. Difficilmente vengono viste come promotrici di cambiamento; al massimo, sono presentate come intrappolate in un \u201cconflitto\u201d in cui non giocano alcun ruolo attivo.<\/p>\n<p><strong>L\u2019invisibilit\u00e0 delle donne arabe e musulmane nei<\/strong>\u00a0<strong>media occidentali ha radici in una lunga storia di colonialismo, pieno di errate convinzioni e rappresentazioni razziste. Nel caso palestinese, queste errate rappresentazioni pregiudicano l\u2019urgenza politica ed umanitaria della drammatica condizione delle donne palestinesi e del popolo palestinese nel suo complesso.<\/strong><\/p>\n<p>In realt\u00e0 le donne palestinesi sono difficilmente mere spettatrici nella persecuzione e nella resistenza dei palestinesi e, a prescindere dal loro orientamento politico, dalla loro religione o residenza, meritano di essere rese visibili e comprese nel pi\u00f9 ampio contesto dell\u2019occupazione israeliana della Palestina.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che segue sono le brevi storie di quattro forti donne di Gaza che, nonostante la loro lotta ed il loro coraggio, rimangono invisibili nei media. Allevano bambini, insegnano musica, partecipano alle proteste alla\u00a0<strong>barriera tra Gaza e Israele, subiscono la perdita dei loro cari e ferite e resistono di fronte ad una dura vita sotto l\u2019assedio.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0***<\/strong><br \/>\n\u2018<strong>Torner\u00f2 ad unirmi alla Grande Marcia del Ritorno\u2019 \u2013 Lamia Ahmed Hussein, 37 anni, Khan Younis<\/strong><\/p>\n<p>Quando il marito di Lamia, Ghazi Abu Mustafa, il 27 luglio \u00e8 stato ucciso da un cecchino israeliano alla barriera di separazione tra Gaza e Israele, lei stava lavorando sul campo come volontaria paramedica.<\/p>\n<p><strong>Lamia \u00e8 la maggiore di nove sorelle e fratelli. La sua famiglia, che ora risiede nella citt\u00e0 di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, \u00e8 originaria della cittadina di B\u2019ir Al-Saba\u2019a nella Palestina storica e, come milioni di palestinesi a Gaza e altrove, \u00e8 ora in esilio permanente.<\/strong><\/p>\n<p>La fede di Lamia nel suo diritto a tornare nella casa della sua famiglia in Palestina \u00e8 ci\u00f2 che l\u2019 ha motivata ad unirsi alla \u2018Grande Marcia del Ritorno\u2019 il 30 marzo, in cui ricorreva anche \u201cil Giorno della Terra\u201d.<\/p>\n<p>La sua decisione \u00e8 stata appoggiata con forza da suo marito Ghazi, di 43 anni, che si \u00e8 unito alla Marcia proprio il primo giorno.\u00a0<strong>Lamia si \u00e8 offerta come volontaria paramedica, aiutando centinaia di feriti palestinesi ogni venerd\u00ec. Conosceva molto bene quanto importante potesse essere il suo ruolo per quei coraggiosi dimostranti e per le loro famiglie. In passato, suo marito \u00e8 stato ferito diverse volte negli scontri coi soldati israeliani.<\/strong><\/p>\n<p>Il suo primo ferimento, che gli tolse la vista all\u2019occhio sinistro, avvenne durante la mobilitazione ampiamente non-violenta contro l\u2019occupazione israeliana (1987-1993), nota come la prima Intifada. Nella Marcia del Ritorno \u00e8 stato colpito pi\u00f9 volte e, con Lamia al suo fianco, \u00e8 ritornato alla barriera zoppicando, per essere accanto al suo popolo.<\/p>\n<p><strong>Lamia e Ghazi hanno affrontato insieme le loro sfide, hanno cresciuto una famiglia nella impoverita Gaza ed hanno protestato uno accanto all\u2019altra quando la marcia di Gaza ha coinvolto l\u2019intera comunit\u00e0<\/strong>, sia uomini che donne, come non era mai avvenuto prima.<\/p>\n<p><strong>A luglio Ghazi \u00e8 stato colpito a morte. \u00c8 morto mentre Lamia stava salvando la vita di un altro dimostrante gravemente ferito, Nahid Qadeh.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Lamia era distrutta, ma non spezzata<\/strong>. Una vita di difficolt\u00e0 e sofferenze le ha insegnato la forza e la resilienza. \u201c<strong>Una barca impegnata ad aiutare gli altri non affonder\u00e0 mai<\/strong>\u201d, le ha detto Ghazi un giorno mentre si univano ad una grande folla di manifestanti alla barriera.<\/p>\n<p><strong>Madre di sei figli, rimasta vedova, ha tutte le intenzioni di riprendere il suo lavoro alla barriera.<\/strong><\/p>\n<p>\u201cNiente far\u00e0 vacillare la mia fede nel mio diritto al ritorno\u201d, dice, una lezione che insegna continuamente ai suoi figli. Bench\u00e9 il futuro di Gaza rimanga fosco, la determinazione di Lamia ad ottenere giustizia \u2013 per la sua famiglia, per il suo popolo e per s\u00e9 stessa \u2013 rimane indistruttibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 <strong>***<\/strong><br \/>\n\u2018<strong>Non smetter\u00f2 di cantare\u2019 \u2013 Reem Anbar, 28 anni, Gaza City<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Reem ha trovato la sua vocazione durante la guerra di Israele contro Gaza nell\u2019estate del 2014.<\/strong>\u00a0Avrebbe portato il suo \u2018oud\u2019 [il liuto arabo, ndtr.] ogni giorno dalla sua casa al Centro culturale Sa\u2019id Al-Mashal, dove avrebbe trascorso ore a suonare per gli impauriti bambini e le loro famiglie, che vi avevano trovato rifugio dagli incessanti bombardamenti.<\/p>\n<p><strong>Per anni Reem ha tentato di lasciare Gaza in cerca di un posto dove sviluppare la sua passione per la musica presso un autorevole istituto artistico. Ma la sua richiesta di uscire \u00e8 stata ripetutamente respinta da Israele<\/strong>. Ci sono migliaia di studenti come Reem che non hanno potuto usufruire di opportunit\u00e0 educative al di fuori di Gaza per la stessa ragione.<\/p>\n<p>Reem suona l\u2019\u2018oud\u2019 da quando era piccola. Era il suo compagno, soprattutto nelle lunghe notti dei bombardamenti israeliani. Ogni volta che le bombe cominciavano a cadere, Reem prendeva il suo strumento ed entrava in un magico mondo in cui le note ed i ritmi avrebbero sconfitto il caos assoluto fuori dalla sua finestra.<\/p>\n<p><strong>Quando Israele ha scatenato l\u2019attacco del 2014 contro Gaza, Reem ha invitato altre persone nel suo mondo musicale. Ha suonato per i bambini traumatizzati nel centro culturale, che cantavano mentre le bombe israeliane cadevano sulle loro case.<\/strong>\u00a0Quando la guerra \u00e8 finita Reem ha continuato il suo lavoro, aiutando i bambini feriti e resi disabili durante la guerra, nel centro stesso ed altrove. Insieme ad altri giovani artisti ha composto pezzi musicali per loro e ha allestito spettacoli per aiutare questi bambini a superare il trauma e favorire la loro integrazione nella societ\u00e0.<\/p>\n<p>Alla fine del 2017 Reem \u00e8 finalmente riuscita a lasciare Gaza per intraprendere l\u2019istruzione superiore in Europa. I<strong>l 9 agosto 2018 ha appreso col cuore a pezzi che Israele aveva bombardato il Centro Culturale Sa\u2019id Al-Mashal, che \u00e8 andato completamente distrutto.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Reem intende tornare a Gaza quando avr\u00e0 completato il suo percorso educativo.<\/strong>\u00a0Vuole ottenere una laurea magistrale in terapia della musica, per poter contribuire a risanare una generazione di bambini segnata dalla guerra e dall\u2019assedio.<\/p>\n<p>\u201c<strong>Vogliono farci smettere di cantare\u201d, dice. \u201cMa accadr\u00e0 il contrario<\/strong>. La Palestina sar\u00e0 sempre un luogo di arte, storia e \u2018sumud\u2019 \u2013 tenacia. Lo giuro,\u00a0<strong>terremo i nostri concerti nelle strade, se necessario<\/strong>.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>***<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>\u2018Sconfigger\u00f2 il cancro\u2019 \u2013 Shaima Tayseer Ibrahim al-Shamali, 19 anni, Rafah<\/strong><\/p>\n<p><strong>Shaima pu\u00f2 a stento parlare. Il suo tumore al cervello ha colpito la sua mobilit\u00e0 e la sua capacit\u00e0 di esprimersi. Eppure \u00e8 decisa a conseguire la laurea in Educazione di base all\u2019universit\u00e0 aperta Al-Quds di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza<\/strong>.<\/p>\n<p>La sofferenza che affronta questa diciannovenne \u00e8 straordinaria, anche per gli standard della povera e isolata Gaza. \u00c8 la maggiore di cinque figli in una famiglia che \u00e8 caduta in povert\u00e0 in seguito all\u2019assedio israeliano. Suo padre \u00e8 pensionato e la famiglia ha dovuto lottare, ma ciononostante Shaima \u00e8 determinata a poter studiare.<\/p>\n<p><strong>Doveva sposarsi dopo la laurea all\u2019universit\u00e0.<\/strong>\u00a0La speranza ha ancora modo di insediarsi nei cuori dei palestinesi di Gaza e Shaima sperava in un futuro migliore per s\u00e9 e per la sua famiglia.<\/p>\n<p><strong>Ma il 12 marzo \u00e8 cambiato tutto.<\/strong> <strong>Quel giorno a Shaima \u00e8 stato diagnosticato un tumore aggressivo al cervello. Appena prima della sua prima operazione all\u2019ospedale Al-Makassed di Gerusalemme il 4 aprile, il suo ragazzo ha rotto il fidanzamento.<\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019operazione ha lasciato a Shaima una paralisi parziale.<\/strong>\u00a0Parla e si muove con grande difficolt\u00e0. Ma vi erano notizie peggiori; ulteriori analisi in un ospedale di Gaza hanno rilevato che il tumore non era stato del tutto rimosso e doveva essere asportato velocemente, prima che si espandesse di pi\u00f9.<\/p>\n<p><strong>A peggiorare la situazione, il 12 agosto il ministero della Sanit\u00e0 di Gaza ha annunciato che non sarebbe pi\u00f9 stato in grado di curare i malati di cancro nell\u2019enclave assediata da Israele.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Shaima sta ora lottando per la sua vita mentre aspetta il permesso israeliano di passare il checkpoint di Beit Hanoun (chiamato da Israele valico di Erez) verso la Cisgiordania, attraverso Israele, per un\u2019operazione urgente.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>***<\/strong><\/p>\n<p>\u2018<strong>Difender\u00f2 la mia famiglia e il mio popolo\u2019 \u2013 Dwlat Fawzi Younis, 33 anni, Beit Hanoun<\/strong><\/p>\n<p><strong>Dwlat si occupa di una famiglia di 11 persone, compresi i suoi nipoti e suo padre gravemente malato. Ha dovuto diventare capofamiglia quando suo padre, a 55 anni, \u00e8 stato colpito da insufficienza renale ed \u00e8 stato impossibilitato a lavorare.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Deve provvedere a tutta la famiglia con il denaro che guadagna come parrucchiera<\/strong>. I suoi fratelli e sorelle sono tutti disoccupati. Aiuta anche loro, tutte le volte che pu\u00f2.<\/p>\n<p><strong>Dwlat \u00e8 una combattente; \u00e8 sempre stata cos\u00ec. Forse \u00e8 stata la sua esperienza del 3 novembre del 2006 a rafforzare la sua determinazione. Un soldato israeliano le ha sparato mentre stava manifestando con un gruppo di donne contro l\u2019attacco israeliano e la distruzione della storica moschea Umm Al-Nasr a Beit Hanoun. Quel giorno sono state uccise due donne. Dwlat \u00e8 stata colpita da una pallottola al bacino, ma \u00e8 sopravvissuta.<\/strong><\/p>\n<p>Dopo mesi di cure \u00e8 guarita ed ha ripreso la sua lotta quotidiana. Inoltre non ha mai perso occasione per alzare la voce in solidariet\u00e0 con il suo popolo durante le proteste.<\/p>\n<p><strong>Il 14 maggio 2018, quando gli Stati Uniti hanno ufficialmente trasferito la loro ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme<\/strong>, 60 dimostranti palestinesi sono stati uccisi e circa 3000 feriti presso la barriera tra Israele e Gaza.\u00a0<strong>Dwlat \u00e8 stata colpita alla coscia destra, il proiettile ha trapassato l\u2019osso ed ha tagliato un\u2019arteria.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Da allora la sua salute \u00e8 peggiorata velocemente ed ora non \u00e8 in grado di lavorare. Ma Israele non ha ancora approvato la sua richiesta di essere trasferita all\u2019ospedale Al-Makassed di Gerusalemme per esservi curata.<\/strong><\/p>\n<p>Eppure Dwlat sostiene che continuer\u00e0 ad essere un membro attivo ed efficiente della comunit\u00e0 di Gaza \u2013 per amore della sua famiglia e del suo popolo, anche se questo significa andare alle proteste alla barriera di Gaza con le stampelle.<\/p>\n<p><strong>In realt\u00e0, Ahed, Lamia, Reem, Shaima e Dwlat incarnano lo straordinario spirito e coraggio di ogni donna palestinese che vive sotto l\u2019occupazione e l\u2019assedio di Israele in Cisgiordania e a Gaza<\/strong>. Resistono e persistono, nonostante l\u2019enorme prezzo che pagano e continuano la lotta delle generazioni di coraggiose donne palestinesi che le hanno precedute.<\/p>\n<p>* Giornalista, scrittore e fondatore di\u00a0<a href=\"http:\/\/www.palestinechronicle.com\/\">PalestineChronicle<\/a><\/p>\n<p>Fonte\u00a0<a href=\"http:\/\/zeitun.info\/\">Zeitun<\/a>, traduzione di Cristiana Cavagna, l\u2019articolo \u00e8 uscito su\u00a0<a href=\"https:\/\/www.aljazeera.com\/\">Al Jazeera<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0di Ramzy Baroud* Ahed Tamimi, la diciassettenne militante palestinese del villaggio di Nabi Saleh in Cisgiordania, \u00e8 un\u2019icona di una giovane generazione ribelle di palestinesi che ha dimostrato di non tollerare le continue violazioni israeliane dei loro diritti e 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