{"id":71605,"date":"2013-10-05T14:03:58","date_gmt":"2013-10-05T13:03:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=71605"},"modified":"2013-10-09T08:37:35","modified_gmt":"2013-10-09T07:37:35","slug":"il-disastro-siriano-la-via-del-ritorno-quelloccasione-perduta-lanalisi-fortress-europe-sui-nuovi-sbarchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/10\/il-disastro-siriano-la-via-del-ritorno-quelloccasione-perduta-lanalisi-fortress-europe-sui-nuovi-sbarchi\/","title":{"rendered":"Il disastro siriano, la via del ritorno e quell&#8217;occasione perduta. L&#8217;analisi di Fortress Europe sui nuovi sbarchi"},"content":{"rendered":"<h3><\/h3>\n<div><\/div>\n<div dir=\"ltr\">\n<div><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/4.bp.blogspot.com\/-Tf3qA1V5QAY\/Uk8OdPl9fII\/AAAAAAAAENc\/9OUuFM8ptd0\/s640\/lampedusa_naufragio_barcone_645.jpg\" width=\"480\" height=\"240\" border=\"0\" \/><\/div>\n<div><i>I corpi dei morti in fila sul molo di Lampedusa<\/i><\/div>\n<div><\/div>\n<p><strong><\/strong>\u00a0da:\u00a0<a href=\"http:\/\/fortresseurope.blogspot.it\/\">http:\/\/fortresseurope.blogspot.it\/<\/a><\/p>\n<div><\/div>\n<p>Le reti libiche ed egiziane del contrabbando sono tornate al lavoro, grazie soprattutto alla forte richiesta di mobilit\u00e0 dei profughi siriani in fuga dalla guerra e diretti in Europa. Lo dicono i numeri. Dall\u2019inizio dell\u2019anno al 30 settembre 2013, secondo le Nazioni Unite, sono giunte via mare in Italia 30.100 persone, di cui 3.000 somali, 7.500 eritrei (fin qui niente di nuovo) e \u2013 soprattutto \u2013 7.500 siriani. \u00c8 questo il principale elemento di novit\u00e0. \u00c8 il disastro siriano il principale volano delle nuove rotte del contrabbando verso l\u2019Europa.<\/p>\n<p><a name=\"more\"><\/a>Secondo le Nazioni Unite, la guerra in Siria ha causato 4 milioni di sfollati interni e 2 milioni di rifugiati. I rifugiati vivono tutti nei campi profughi allestiti nei paesi confinanti con la Siria: in Libano, Turchia, Iraq, Giordania ed Egitto. Ma la guerra va avanti da ormai tre anni e una parte di essi ha deciso di tentare di raggiungere l\u2019Europa per chiedere asilo politico. Finora sono una percentuale sparuta: 7.500 su oltre 6milioni, s\u00ec e no lo 0,1%. Per loro, come per eritrei e somali, il mare \u00e8 l\u2019unica via d\u2019uscita. E in alcuni casi l\u2019unica via di salvezza. Alle spalle si lasciano la guerra, ma nelle ambasciate europee i loro passaporti sono carta straccia. Cos\u00ec non resta che affidarsi alle uniche reti del contrabbando capaci di far viaggiare migliaia di persone verso le coste europee anche senza passaporto. E quelle reti si trovano in Libia (nelle citt\u00e0 di Zuwara, Tripoli e Misrata) e in Egitto nella provincia di Alessandria. E dire che quelle stesse reti fino ad un anno fa sembravano aver smesso completamente di lavorare. S\u00ec, perch\u00e9 gli sbarchi a Lampedusa nel 2012 erano praticamente cessati.<\/p>\n<p>Dopo il record segnato nel 2011 con 63mila persone sbarcate via mare senza passaporto, nell\u2019anno della guerra in Libia e della rivoluzione in Tunisia, gli sbarchi erano pressoch\u00e9 scomparsi, complice la crisi dell\u2019Euro e la debolezza del contrabbando libico e tunisino. Fino ad allora su Lampedusa insistevano due rotte: una libica e una tunisina. Quella libica aveva smesso di funzionare nell\u2019estate del 2011, con la caduta del regime di Gheddafi e la conseguente scomparsa dalla scena degli uomini forti del contrabbando libico pi\u00f9 legati al regime. Allo stesso modo la rotta tunisina si era spenta nell\u2019autunno di quell\u2019anno per tre motivi: l\u2019esaurimento del bacino di giovani tunisini decisi a imbarcarsi, dopo la partenza di ben 25mila di loro, la fermezza dei rimpatri collettivi e infine, forse pi\u00f9 importante, l\u2019accordo di libera circolazione firmato dalla Tunisia con la Libia che ha di fatto trasformato la Libia nella principale meta di emigrazione per i tunisini. Il risultato sono stati i poco pi\u00f9 di 13mila sbarchi registrati nel 2012, in gran parte sulle coste pugliesi e calabresi, sulla rotta turco-greca. Lampedusa era un ricordo, il centro di accoglienza dell\u2019isola era persino stato chiuso per un periodo.<\/p>\n<p>Non \u00e8 stata quella la prima volta che la rotta libica per Lampedusa chiudeva i battenti. Era gi\u00e0 successo nel 2009, l&#8217;anno dei respingimenti. E allora forse per capire meglio cosa sta succedendo adesso, vale la pena fare un passo indietro.<\/p>\n<p>Tra il 2003 e il 2008 sono sbarcate in Italia circa 120mila persone salpate dalla Libia. A una media di 20mila all&#8217;anno. Il 2008 fu l&#8217;anno record, con 36mila arrivi. Il business delle traversate era in mano ai libici e valeva un centinaio di milioni di euro l&#8217;anno. A chiudere un occhio sul tutto non erano soltanto i funzionari di polizia libici adeguatamente corrotti, bens\u00ec tutto il regime. Compreso Gheddafi che contava cos\u00ec di alzare la posta in gioco sul tavolo del negoziato con l&#8217;Italia e con l&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p>E infatti per convincerlo a porre fine agli sbarchi, a Gheddafi venne dato tutto quello che chiedeva: lo stop all&#8217;embargo, la riabilitazione della sua immagine a livello internazionale, gli investimenti, e persino un risarcimento di 5 miliardi di dollari per i crimini di guerra commessi dalle truppe italiane durante il colonialismo. Fino a quando, una volta ratificato il trattato di amicizia italo libico nel 2009, il Colonnello acconsent\u00ec a chiudere definitivamente la frontiera. L&#8217;operazione richiese soltanto poche settimane.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia inizi\u00f2 a respingere in Libia i naufraghi intercettati nel Canale di Sicilia (pratica poi condannata dalla Corte Europea dei Diritti Umani nel febbraio 2012). E la Libia tagli\u00f2 la testa al contrabbando con una serie di arresti mirati. Cos\u00ec, tra il 2009 e il 2010 gli sbarchi dalla Libia cessarono del tutto, salvo piccoli gruppi imbarcati da contrabbandieri locali.<\/p>\n<p>Oggi quegli stessi gruppi si sono riorganizzati, grazie soprattutto alla forte domanda di mobilit\u00e0 dei profughi di guerra siriani. Eppure a guardarla bene, la situazione \u00e8 completamente diversa dagli anni passati. E ancora una volta lo dicono i numeri. Da un paio d\u2019anni gli sbarchi sono in forte diminuzione in Spagna e anche in Grecia, le altre due frontiere calde dell\u2019Europa sul Mediterraneo. E mentre calano gli arrivi, aumentano a dismisura le partenze. Mezzo milione di latinoamericani hanno lasciato nel 2011 la Spagna. Il 15% degli albanesi che lavoravano in Grecia \u00e8 tornato a Tirana. E dall\u2019Italia, secondo l\u2019Istat, lo scorso anno almeno 800mila emigrati hanno lasciato il nostro paese in fuga dalla crisi e in cerca di lavoro altrove. Sono cifre da capogiro, altro che la rotta libica o quella siriana. Eccola la nuova rotta. \u00c8 la via del ritorno, della fuga dall\u2019Europa in crisi.<\/p>\n<p>Ma l\u2019Europa, ancora una volta, non \u00e8 capace di cogliere in tempo i segnali della storia. La diminuzione della pressione migratoria sulle sue frontiere sarebbe infatti un\u2019occasione irripetibile per sperimentare una progressiva semplificazione dei visti Schengen e permettere a quelle poche decine di migliaia di giovani che ogni anno rischiano la vita nelle traversate, di viaggiare comodamente in aereo, con un regolare passaporto.<\/p>\n<p>Dopotutto l\u2019Europa ha gi\u00e0 fatto scelte coraggiose con i paesi dell\u2019Est, liberalizzando i visti con l\u2019Albania e annettendo nell\u2019Unione paesi come la Polonia, la Slovenia, la Romania, la Bulgaria, da dove ormai proviene una buona met\u00e0 degli emigranti presenti in Italia, e che di fatto vivono in regime di semi o totale libert\u00e0 di circolazione.<\/p>\n<p>Soltanto con scelte coraggiose come queste, l\u2019Europa potr\u00e0 togliersi dalla coscienza il macigno della responsabilit\u00e0 politica di quegli almeno 19.142 morti alle sue porti. Non \u00e8 l\u2019accoglienza il problema di oggi. \u00c8 il diritto alla mobilit\u00e0.<\/p>\n<div><i>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato in Italia da <a href=\"http:\/\/www.redattoresociale.it\/Notiziario\/Articolo\/446399\/C-e-il-disastro-siriano-dietro-le-nuove-rotte-del-contrabbando-di-uomini\">Redattore Sociale<\/a><\/i><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I corpi dei morti in fila sul molo di Lampedusa \u00a0da:\u00a0http:\/\/fortresseurope.blogspot.it\/ Le reti libiche ed egiziane del contrabbando sono tornate al lavoro, grazie soprattutto alla forte richiesta di mobilit\u00e0 dei profughi siriani in fuga dalla guerra e diretti in Europa.&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1042,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[60,47,1261,162,57],"tags":[1088,3580,4513,1489,234],"class_list":["post-71605","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diritti-umani","category-europa","category-diversita","category-opinioni","category-affari-esteri","tag-immigrazione","tag-profughi","tag-profughi-siriani","tag-sbarchi","tag-siria-it"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il disastro siriano, la via del ritorno e quell&#039;occasione perduta. 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Gabriele Del Grande \u00e8 nato a Lucca nel 1982 e si \u00e8 laureato a Bologna in Studi Orientali. Nel 2006 ha fondato l\u2019osservatorio sulle vittime della frontiera Fortress Europe. Ha collaborato con Time, Taz, Rai, Rtsi, Radio 3, Jungle World, Roads &amp; Kingdoms, L\u2019Unit\u00e0, Redattore Sociale, Narcomafie, Peace Reporter, E-ilmensile, e altri. Per Infinito edizioni ha pubblicato i libri Mamadou va a morire (2007, vincitore del premio Santa Marinella, tradotto in spagnolo e tedesco); Il mare di mezzo (2010, vincitore dei premi Colomba d'oro, Pro Asyl Hand, Uisp Mandela e Ivan Bonfanti, tradotto in tedesco e in spagnolo) e Roma senza fissa dimora (2009). Ha inoltre collaborato alla redazione del libro+DVD Come un uomo sulla terra (2009) e al quarto taccuino del premio Ilaria Alpi Africa e Media (EGA). 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Gabriele Del Grande \u00e8 nato a Lucca nel 1982 e si \u00e8 laureato a Bologna in Studi Orientali. Nel 2006 ha fondato l\u2019osservatorio sulle vittime della frontiera Fortress Europe. Ha collaborato con Time, Taz, Rai, Rtsi, Radio 3, Jungle World, Roads &amp; Kingdoms, L\u2019Unit\u00e0, Redattore Sociale, Narcomafie, Peace Reporter, E-ilmensile, e altri. Per Infinito edizioni ha pubblicato i libri Mamadou va a morire (2007, vincitore del premio Santa Marinella, tradotto in spagnolo e tedesco); Il mare di mezzo (2010, vincitore dei premi Colomba d'oro, Pro Asyl Hand, Uisp Mandela e Ivan Bonfanti, tradotto in tedesco e in spagnolo) e Roma senza fissa dimora (2009). Ha inoltre collaborato alla redazione del libro+DVD Come un uomo sulla terra (2009) e al quarto taccuino del premio Ilaria Alpi Africa e Media (EGA). 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