{"id":7118,"date":"2011-10-19T00:00:00","date_gmt":"2011-10-19T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2011-10-19T04:59:42","modified_gmt":"2011-10-19T04:59:42","slug":"rapporto-di-amnesty-international-sui-trasferimenti-di-armi-in-medio-oriente-e-africa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2011\/10\/rapporto-di-amnesty-international-sui-trasferimenti-di-armi-in-medio-oriente-e-africa\/","title":{"rendered":"Rapporto di Amnesty International sui trasferimenti di armi in Medio Oriente e Africa"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 quanto ha dichiarato oggi Amnesty International, pubblicando un rapporto intitolato \u2018Trasferimenti di armi in Medio Oriente e Africa del Nord: le lezioni per un efficace Trattato sul commercio di armi\u2019, che esamina le esportazioni verso Bahrein, Egitto, Libia, Siria e Yemen a partire dal 2005.<\/p>\n<p>\u2018Le nostre conclusioni mettono in evidenza il profondo fallimento degli attuali controlli sulle esportazioni di armi, con tutte le scappatoie esistenti, e sottolineano quanto occorra un efficace Trattato sul commercio di armi che tenga in piena considerazione la necessita\u2019 di difendere i diritti umani\u2019 \u2013 ha dichiarato Helen Hughes, principale ricercatrice del rapporto di Amnesty International.<\/p>\n<p>\u2018I governi che ora affermano di stare dalla parte della gente in Medio Oriente e Africa del Nord sono gli stessi che fino a poco tempo fa hanno fornito armi, proiettili ed equipaggiamento militare e di polizia usati per uccidere, ferire e imprigionare arbitrariamente migliaia di manifestanti pacifici in paesi come la Tunisia e l\u2019Egitto e tuttora utilizzati dalle forze di sicurezza in Siria e Yemen\u2019 \u2013 ha commentato Helen Hughes.<\/p>\n<p>I principali fornitori di armi ai cinque paesi di cui si occupa il rapporto di Amnesty International sono Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Russia e Stati Uniti d\u2019America.<\/p>\n<p>Il rapporto menziona 11 paesi (tra cui Bulgaria, Germania, Italia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Russia, Stati Uniti d\u2019America, Turchia e Ucraina) che hanno fornito assistenza militare o autorizzato esportazioni di armi, munizioni e relativo equipaggiamento allo Yemen, dove quest\u2019anno hanno perso la vita circa 200 manifestanti. Nonostante la continua, brutale repressione, la comunita\u2019 internazionale non ha voluto intraprendere un\u2019azione incisiva per interrompere i trasferimenti di armi allo Yemen.<\/p>\n<p>Ottenere informazioni sull\u2019afflusso di armi in Siria \u00e8 difficile, poiche\u2019 pochi governi riferiscono ufficialmente sui trasferimenti al governo di Damasco. Tuttavia, \u00e8 noto che il principale fornitore \u00e8 la Russia, che destina alla Siria circa il 10 per cento di tutte le sue esportazioni.<\/p>\n<p>Poiche\u2019 il governo russo non pubblica un rapporto annuale sulle sue esportazioni di armi, il suo contributo ai trasferimenti di armi nella regione non puo\u2019 essere quantificato.<\/p>\n<p>Il rapporto di Amnesty International indica inoltre che l\u2019India ha autorizzato la fornitura di veicoli blindati alla Siria mentre la Francia, tra il 2005 e il 2009, le ha venduto munizioni.<\/p>\n<p>Amnesty International ha identificato 10 stati (tra cui Belgio, Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Russia e Spagna) i cui governi hanno autorizzato la fornitura di armamenti, munizioni e relativo equipaggiamento al regime libico del colonnello Gheddafi a partire dal 2005. Durante il conflitto della Libia, le forze di Gheddafi hanno commesso crimini di guerra e violazioni dei diritti umani che possono costituire crimini contro l\u2019umanita\u2019.<\/p>\n<p>Munizioni a grappolo e proiettili da mortaio MAT-120 di provenienza spagnola, autorizzati per la vendita nel 2007, sono stati rinvenuti da Amnesty International a Misurata, quando la citta\u2019 \u00e8 stata bombardata dalle forze di Gheddafi nel corso dell\u2019anno. Si tratta di forniture proibite dalla Convenzione sulle munizioni a grappolo, che la Spagna ha firmato meno di un anno dopo aver inviato tali materiali in Libia.<\/p>\n<p>Buona parte dell\u2019artiglieria pesante rinvenuta in Libia dai ricercatori di Amnesty International pare essere stata prodotta durante l\u2019era sovietica, dalla Russia o da altri paesi dell\u2019Urss, soprattutto per quanto riguarda i razzi Grad, armi di per se\u2019 indiscriminate che sono state usate ampiamente da entrambe le parti in conflitto. Alcune delle munizioni recuperate erano anche di fabbricazione cinese, bulgara e italiana come, rispettivamente, le mine anticarro Tipo 72, componenti per razzi e i proiettili d\u2019artiglieria da 155 millimetri.<\/p>\n<p>Almeno 20 stati hanno venduto o fornito all\u2019Egitto armi leggere, munizioni, gas lacrimogeni, prodotti antisommossa e altro equipaggiamento: in testa gli Stati Uniti d\u2019America, con forniture per un miliardo e 300 milioni di dollari all\u2019anno, seguiti da Austria, Belgio, Bulgaria, Italia e Svizzera.<\/p>\n<p>I fucili sono stati usati massicciamente dalle forze di sicurezza in Bahrein ed Egitto con devastanti effetti letali.<\/p>\n<p>Amnesty International riconosce che quest\u2019anno la comunita\u2019 internazionale ha fatto alcuni passi avanti, limitando i trasferimenti internazionali di armi a Bahrein, Egitto, Libia, Siria e Yemen. Tuttavia, secondo l\u2019organizzazione per i diritti umani, sono gli attuali controlli sulle armi a non aver impedito i trasferimenti negli anni scorsi.<\/p>\n<p>\u2018Gli embarghi sulle armi sono di solito un provvedimento della serie \u2018troppo poco, troppo tardi\u2019 quando la crisi dei diritti umani \u00e8 in corso\u2019 \u2013 ha commentato Helen Hughes. \u2018Cio\u2019 di cui il mondo ha bisogno \u00e8 che si valuti rigorosamente e caso per caso ogni proposta di trasferimento di armi in modo tale che, se c\u2019\u00e8 il rischio sostanziale che queste potranno essere usate per compiere o facilitare gravi violazioni dei diritti umani, il governo dovra\u2019 mostrare semaforo rosso\u2019.<\/p>\n<p>\u2018Questa \u2018regola aurea\u2019 preventiva \u00e8 gia\u2019 contenuta nella bozza di Trattato sul commercio delle armi, i cui negoziati riprenderanno all\u2019Onu il prossimo febbraio. Se i principali esportatori di armi non adotteranno questa \u2018regola aurea\u2019 e continueranno sconsideratamente a portare avanti \u2018gli affari come al solito\u2019, alimentando crisi dei diritti umani come quelle di quest\u2019anno in Medio Oriente e Africa del Nord, distruggeranno vite umane senza motivo e minacceranno la sicurezza globale\u2019 \u2013 ha concluso Hughes.<\/p>\n<p>Il rapporto \u2018Trasferimenti di armi in Medio Oriente e Africa del Nord: le lezioni per un efficace Trattato sul commercio di armi\u2019 \u00e8 disponibile in lingua inglese all\u2019indirizzo: [http:\/\/www.amnesty.it\/index.html](http:\/\/www.amnesty.it\/index.html)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stati Uniti, Russia ed altri paesi europei hanno fornito grandi quantita\u2019 di armi a governi repressivi del Medio Oriente e dell\u2019Africa del Nord prima delle rivolte di quest\u2019anno, pur avendo le prove del rischio che quelle forniture avrebbero potuto essere usate per 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