{"id":695286,"date":"2018-08-17T13:39:25","date_gmt":"2018-08-17T12:39:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=695286"},"modified":"2018-08-17T13:42:53","modified_gmt":"2018-08-17T12:42:53","slug":"ponte-morandi-una-tragedia-esistenziale-in-un-paese-che-muore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/08\/ponte-morandi-una-tragedia-esistenziale-in-un-paese-che-muore\/","title":{"rendered":"Ponte Morandi: una tragedia esistenziale in un paese che muore"},"content":{"rendered":"<p>\u201cSignor Marchetti, ma come una tragedia esistenziale? Semmai si tratta di una tragedia umana, al massimo economica\u201d. Come al solito si parla sempre di tutto tranne che del tema centrale: le ragioni per cui le cose accadono. Ora, perch\u00e9 un ponte che aveva poco pi\u00f9 di cinquant\u2019anni, crolla in quel modo portandosi via la vita di trentanove persone? Il calcestruzzo, la manutenzione, la politica, le privatizzazioni, il progetto, il profitto. Va tutto bene e, certamente, da ora in poi saremmo tutti impegnati nel sostenere le polemiche, le recriminazioni e le trasmissioni di approfondimento, mentre gi\u00e0 \u00e8 iniziata, un secondo dopo il crollo, quella fantastica attivit\u00e0 di cui noi siamo i pi\u00f9 grandi detentori: lo scarica barile ed il rimbalzo delle responsabilit\u00e0, nonch\u00e9 lo sfruttamento della tragedia per fini pubblicitari e propagandistici di varia natura.<\/p>\n<p>E parliamo allora delle responsabilit\u00e0; ma cerchiamo di farlo da un punto di vista che, per un momento, si discosti dalla cronaca di questi giorni. Prima di ogni altra cosa \u00e8 necessario rivedere totalmente l\u2019idea, tramandata di generazione in generazione, di quanto siano stati meravigliosi gli anni sessanta del XX Secolo. A parer mio l\u2019inizio della fine, pi\u00f9 che il miglior momento che il nostro paese abbia vissuto dal dopo guerra ad oggi. Cerchiamo di analizzare, usando un briciolo di onest\u00e0 intellettuale, ci\u00f2 che accadde davvero in quegli anni, in relazione agli eventi di questi ultimi tempi. L\u2019Italia usciva a pezzi da una dittatura che l\u2019aveva condotta nel baratro della guerra, una guerra che aveva portato fame, distruzione, deportazione e morte, come tutte le guerre. Un conflitto che ci vide cambiare nemici e amici in corso d\u2019opera, lasciando strascichi fatali sulla reale affidabilit\u00e0 del popolo italiano. Dopo il fascismo venimmo assoggettati all\u2019influenza americana, dalla quale non riuscimmo pi\u00f9 a staccarci divenendo, di fatto, una colonia geopoliticamente strategica ed utile agli U.S.A. per cercare di dominare il vecchio continente e il medio oriente, oltre che il mediterraneo. Poi, il nostro paese, tir\u00f2 fuori dal cilindro il coniglio del P.C.I., che divenne il pi\u00f9 potente partito comunista del mondo dopo il Pcus; e qualcosa per evitare che prendesse il potere e fungesse da effetto domino per tutto l\u2019occidente, gli States dovevano pur organizzarlo. Pensarono di usare il BOOM, sia nella regia della strategia della tensione, che nella incredibile crescita economica, in modo tale da anestetizzare ogni anelito di libert\u00e0 e di approfondimento sulle reali condizioni del paese e sull\u2019incedere degli eventi storici.<\/p>\n<p>La formula era chiara e semplice: benessere economico + paura = mantenimento dello status quo. Un calcolo\u00a0 talmente valido da aver successo tutt\u2019ora.<\/p>\n<p>L\u2019Italia andava ricostruita. Quale migliore occasione di riversare sul nostro paese un fiume di miliardi di dollari, per la creazioni di grandi opere, nuovi quartieri, fabbriche, supermercati, tra gli anni 50, 60 e 70? Quante delle nostre citt\u00e0 sono state sconvolte e deturpate da un\u2019urbanizzazione selvaggia tutta profitto e zero sicurezza? Vogliamo ricordare la tragedia del Vajont; Genova con i suoi casermoni di 12 piani costruiti sulle colline; il Sacco di Palermo; l\u2019Eternit, L\u2019albergo Fuenti sulla Costiera Amalfina. E poi molte, molte altre opere dimenticate in qualche angolo dimenticato di provincia.<\/p>\n<p>Ben pochi, allora, si impegnarono a fondo nel farsi domande e nell\u2019opporsi a questo scempio che era s\u00ec, architettonico, ma anche e soprattutto esistenziale, perch\u00e9 poggiava sulla convinzione che il benessere materiale fosse il valore centrale, cio\u00e8 a dire: se sto bene economicamente, sono soddisfatto, possiedo tutte le comodit\u00e0 del progresso, di conseguenza sono felice e non mi passa neanche dall\u2019anticamera del cervello farmi domande sulle conseguenze di quel presunto progresso. Ci sono io con le mie necessit\u00e0 e tutto il mondo fuori, come se gli ingranaggi dello stesso, si ponessero al di fuori di me che, nello medesimo momento, lo vivo. Contorto a tal punto da essere adottato come una verit\u00e0 assoluta talmente comoda e per la quale \u00e8 valso e vale tuttora, lottare a colpi di qualunquismo, disinteresse ed indifferenza. E\u2019 in questa maniera che si ammazza un popolo, una nazione e la voglia di essere protagonisti di una storia umana e non di un mero cammino verso la disumanizzazione di un mondo che passa, necessariamente, dal contributo che riesco a dare come persona e non come animale urbano che consuma per vivere e viene consumato dal consumismo sfrenato e mortifero.<\/p>\n<p>Mentre ci si perdeva nelle rate, nei mutui e nelle cambiali, l\u2019Italia continuava ad accumulare una serie di mostruosit\u00e0 che, in futuro, avrebbero chiesto il conto. Non ci si voleva rendere conto che, quanto pi\u00f9 era elevato il livello di opulenza dei nostri centri urbani, tanto pi\u00f9 cresceva il rischio idrogeologico, l\u2019inquinamento ed il degrado dell\u2019ambiente e delle costruzioni fatte con tanta sabbia e poco cemento. Tutto questo andava, giorno dopo giorno, con una costanza ineluttabile ad erodere il potere di critica, la volont\u00e0 di sapere e, quindi, di opporsi a quella realt\u00e0 che stava facendo, del mondo intero, un enorme banco di prova per le nefandezze pi\u00f9 atroci, per le ingiustizie, per le neo schiavit\u00f9. Una pigrizia mentale e fisica vedeva i suoi albori, sino a celebrare la sua vittoria finale in questo inizio di Terzo Millenio.<\/p>\n<p>Tutto questo per dire che, ogni cosa accaduta, che accade e che accadr\u00e0 domani \u00e8 dipesa, dipende e dipender\u00e0 dal grado di maturit\u00e0 e cultura di un intero popolo. Inutile puntare il dito rabbioso del dopo tragedia, inutile prodursi i veementi accuse, inutile lasciarsi andare al qualunquistico neo paradigma del \u201cinvece di fare questo, dovrebbero fare quest\u2019altro\u201d. Chi dovrebbe fare cosa, se non ognuno di noi facesse il proprio dovere di persona che decide di uscire dall\u2019individualismo?<\/p>\n<p>Certo, iniziare a prendere coscienza di questi temi \u00e8 molto difficoltoso, perch\u00e9 significa ammettere che, in un modo o nell\u2019altro, mi sono reso complice dello schifo che a parole tanto contesto e che, in fondo, tutti noi, chi pi\u00f9 e chi meno, siamo responsabili della tragedia di Genova. Il nostro silenzio nell\u2019accettare tutto ci\u00f2 che negli anni ci \u00e8 stato propinato come verit\u00e0 assoluta, oggi, ci viene restituito sotto forma di un ponte che crolla. E state tranquilli che, questa, non sar\u00e0 l\u2019ultima tragedia che ci colpir\u00e0, se non decidiamo di alzare la testa e lo spirito, perduti nel tunnel della persona che, da meravigliosa creatura, si trasforma in consumatore, zombie metropolitano, raggirato dal pi\u00f9 furbo.<\/p>\n<p>Spero che, tutta la rabbia, il dolore e il senso di impotenza di fronte alla tragedia di Genova, possa donarci la forza per iniziare a reagire. Una reazione in cui l\u2019intelletto sostituisca l\u2019oblio del pensiero; il cuore sostituisca l\u2019impulso emotivo, l\u2019intelligenza sostituisca le viscere e la lungimiranza si ponga come asse tra presente e futuro, senza scordare gli orrori del passato, affinch\u00e9 non si possano riprodurre, anche nel pi\u00f9 semplice e banale atto della vita di tutti i giorni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSignor Marchetti, ma come una tragedia esistenziale? Semmai si tratta di una tragedia umana, al massimo economica\u201d. 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