{"id":694590,"date":"2018-08-17T12:05:37","date_gmt":"2018-08-17T11:05:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=694590"},"modified":"2018-08-20T15:45:04","modified_gmt":"2018-08-20T14:45:04","slug":"la-rivoluzione-come-modo-di-essere-pienamente-umano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/08\/la-rivoluzione-come-modo-di-essere-pienamente-umano\/","title":{"rendered":"La rivoluzione come modo di essere pienamente umano"},"content":{"rendered":"<p><em>Intervento di Vito Correddu del <a href=\"http:\/\/www.csusalvatorepuledda.org\">Centro di Studi Umanisti \u201cSalvatore Puledda\u201d<\/a> al XIV Congresso di Filosofia a Pechino a nome del <a href=\"https:\/\/www.cmehumanistas.org\/\">Centro Mondiale di Studi Umanisti<\/a><\/em><\/p>\n<p>Parlare di rivoluzione oggi espone a diverse critiche. Si rischia l\u2019accusa d\u2019ingenuit\u00e0, anacronismo e antistoricit\u00e0, soprattutto da chi oggi sosteniene la vittoria del pragmatismo sull\u2019idealismo.<\/p>\n<p>Tuttavia, non credo che ci sia qualcuno oggi, che non possa dire che ci troviamo in una situazione di crisi. Potremmo avere diverse interpretazioni della crisi ma nessuno \u00e8 esente dall\u2019esperienza di trovarsi in una situazione di crisi. Al di l\u00e0 dell\u2019enormit\u00e0 dei problemi che abbiamo di fronte, la crisi infatti sembra porsi, prima che in altri campi, sul\u00a0 piano psicologico, come una sensazione di totale incertezza. \u00c8 come se dal futuro non emergano immagini che ci permettano di fronteggiare le difficolt\u00e0 che oggi attraversiamo.<\/p>\n<p>Siamo stati abituati a pensare la rivoluzione come un evento che irrompe nel vissuto sociale di un gruppo umano fino a mutarne pi\u00f9 o meno permanentemente le strutture politico-sociali. Siamo abituati a un\u2019idea di rivoluzione che sovverte il potere vigente.<\/p>\n<p>Nondimeno siamo portati a pensare la rivoluzione come un frutto naturale che trova le sue origini nelle contraddizioni che vanno sorgendo in un dato aspetto del vissuto umano, sia esso il sociale, il politico, lo scientifico, il tecnologico o il religioso. Se questo modo di pensare la rivoluzione ci fornisce elementi per un concetto di rivoluzione non risulta per\u00f2 esaustivo per comprendere la rivoluzione. Non \u00e8 esaustivo perch\u00e9 non spiega come la presa di coscienza delle contraddizioni sorte nel contesto sociale possa essere sufficiente a produrre un fenomeno rivoluzionario e non spiega nemmeno circa la direzione e la qualit\u00e0 del fenomeno rivoluzionario.<\/p>\n<p>Che si tratti di condizioni naturali e sociali oppure del proprio mondo interno, non c\u2019\u00e8 azione umana che non dipenda dalla riflessione su ci\u00f2 che si \u00e8 o si \u00e8 stati in relazione a ci\u00f2 che si vorrebbe essere. \u00c8 la rappresentazione di un futuro possibile che muove l\u2019azione umana. \u00c8 proprio quello sguardo sul futuro che risucchia verso di s\u00e9 l\u2019azione umana e di conseguenza che determina ci\u00f2 che sar\u00e0 o \u00e8 stato rivoluzione.<\/p>\n<p>Queste considerazioni evidenziano la necessit\u00e0 di ridefinire il concetto di rivoluzione e per farlo ci aiuteremo con una serie di domande. La prima domanda che vi pongo \u00e8:<\/p>\n<p><b>La rivoluzione \u00e8 solo un rovesciamento anche violento di persone o di un gruppo al potere?<\/b><\/p>\n<p>La storia umana \u00e8 piena di episodi con queste caratteristiche ma il pi\u00f9 delle volte si \u00e8 trattato di un golpe, di un putsch. Spesso il potere \u00e8 passato di mano in maniera repentina e violenta ma non ha cambiato il modo in cui il potere si manifestava. In altre parole il cambiamento \u00e8 avvenuto solo in modo apparente. Ai vecchi tiranni ne sono sopraggiunti altri. Quindi un sommovimento non sembra sufficiente per parlare di rivoluzione.<\/p>\n<p><b>La rivoluzione \u00e8 la sostituzione di una classe sociale &#8220;dominante&#8221; con un\u2019altra?<\/b><\/p>\n<p>Anche in questo caso la semplice sostituzione di una classe sociale dominante con un\u2019altra non basta a definire la rivoluzione. Occorre vedere se la classe che arriva al potere \u00e8 portatrice di un cambiamento dell\u2019ordine sociale. A ci\u00f2 si deve aggiungere che la coscienza, di essere la classe oppressa, non garantisce nulla circa la rivoluzione.<\/p>\n<p>Nelle concezioni del passato si \u00e8 voluto vedere la lotta tra classi sociali come il motore della storia e del progresso umano. Si \u00e8 voluto vedere la strutturazione della societ\u00e0 solo come un tessuto di rapporti produttivi in relazione ai mezzi di produzione in cui, ad una classe che detiene i mezzi di produzione si oppone un\u2019altra che si trova nella condizione di essere funzionale e quindi estensione dei mezzi di produzione. In questa concezione non \u00e8 la coscienza umana, la coscienza di essere degli oppressi a determinare il proprio essere ma \u00e8 proprio il suo essere sociale a determinare la coscienza umana. Cos\u00ec facendo si \u00e8 finito per ridurre la coscienza umana ad un riflesso di condizioni oggettive o &#8220;esterne&#8221; che si vanno determinando storicamente, negando di fatto ogni libert\u00e0 di scelta.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 di fatto quella concezione nega la libert\u00e0 di scegliere tra il vivere o il morire, la libert\u00e0 di scegliere tra condizioni e necessit\u00e0 e in ultima istanza la libert\u00e0 di immaginare un futuro accessibile per mezzo dell\u2019azione umana. Ma negare questo significa negare ci\u00f2 che rende possibile ogni rivoluzione e ogni cambiamento e in ultimo per questa concezione sarebbe ridicolo perch\u00e9 privo di senso, il parlare di oppressi e oppressori, di giusti e ingiusti, di eroi e codardi perch\u00e9 tutto ricadrebbe all\u2019interno di un processo determinato in cui si finisce per negare ogni giudizio di valore.<\/p>\n<p><b>La rivoluzione \u00e8 il cambio di potere per una trasformazione dell\u2019ordine sociale?<\/b><\/p>\n<p>Se inquadrassimo la storia sociale come una lotta tra intenzioni umane allora potremmo dire che la presa del potere da parte degli oppressi e degli sfruttati sarebbe un fatto certamente significativo ma a nulla servirebbe se gli oppressi non si adoperassero per la totale eliminazione delle condizioni di oppressione e sfruttamento. Una trasformazione dell\u2019ordine sociale che non metta al centro la libert\u00e0 umana non sarebbe una rivoluzione. A tal proposito, i mezzi attraverso i quali si compirebbe la presa del potere acquistano una grande importanza. Come potremmo parlare di rivoluzione se aspirando all\u2019eliminazione delle condizione di violenza ci trovassimo a incarcerare, torturare e giustiziare il nemico?<\/p>\n<p>Non staremmo forse trascinando ancora una volta il paesaggio di violenza che desidereremmo superare? Non possiamo che concludere che l\u2019adozione consapevole della nonviolenza come metodologia di trasformazione \u00e8 indispensabile per il compiersi di una rivoluzione. A chi obiettasse sull\u2019efficacia della nonviolenza, bisogna sottolineare che stiamo parlando di una metodologia e per questo sempre in continua evoluzione e laddove risulterebbe sconfitta questo non pregiudicherebbe la sua validit\u00e0 morale.<\/p>\n<p><b>La rivoluzione \u00e8 la trasformazione dell\u2019ordine sociale in senso progressista? \u00c8 solo\u00a0<\/b><b>questo?<\/b><\/p>\n<p>La rivoluzione \u00e8 una trasformazione sociale in senso progressista ma non basta. Non \u00e8 sufficiente perch\u00e9 dobbiamo ammettere che esistono diversi gradi e profondit\u00e0. C\u2019\u00e8 una differenza tra il momento rivoluzionario e il processo rivoluzionario in cui questo \u00e8 inserito.<\/p>\n<p>Ci sono stati momenti rivoluzionari che non hanno trascinato un processo rivoluzionario. Ci sono state rivoluzioni che, per errori d\u2019interpretazione della realt\u00e0 umana, o per povert\u00e0 delle loro idee o per malafede dei loro protagonisti hanno arrestato il loro processo a un dato stadio, fino a porgere il fianco a processi regressivi e controrivoluzionari. Ci sono state anche rivoluzioni che hanno iniziato il loro processo in un lontanissimo passato e che ancora oggi non hanno cessato la loro spinta trasformatrice.<\/p>\n<p>Una rivoluzione in senso progressista significher\u00e0 non solo una trasformazione sul piano sociale, dell\u2019ordine sociale, ma dovr\u00e0 prevedere anche la trasformazione di quello sfondo di valori e credenze che hanno sorretto il modello precedente. Nessun aspetto della vita umana potr\u00e0 dichiararsi esente da questo tipo di trasformazione e sar\u00e0 necessario il progressivo superamento di quelle cosiddette verit\u00e0 assolute, cio\u00e8 di tutti quegli incatenamenti che impediscono il pieno sviluppo dell\u2019essere umano. La rivoluzione quindi deve presupporre la costruzione di un essere umano nuovo.<\/p>\n<p><b>La rivoluzione in senso evolutivo \u00e8 possibile senza la trasformazione simultanea\u00a0<\/b><b>dell\u2019essere umano?<\/b><\/p>\n<p>In altre parole, come sorge, da dove viene questa direzione progressista a cui aspiriamo e dentro la quale si dovrebbe inquadrare la rivoluzione? Come pu\u00f2 sorgere da quella coscienza umana, formatasi all\u2019interno di un paesaggio violento, la condizione per trovare al proprio interno i modelli che superino quelli del passato? Se immaginassimo la societ\u00e0 e l\u2019individuo come storicamente determinato, soggetto a leggi determinate, saremmo in presenza di un sistema in cui non sarebbe possibile il sorgere di qualcosa di nuovo. Se la rivoluzione la facesse l\u2019essere umano anteriore come si arriverebbe all\u2019essere umano nuovo? Il prodotto in effetti non sarebbe molto diverso dal produttore. Qui terminerebbe anche ogni tipo di discussione sulla rivoluzione e liquideremmo il tutto conducendolo al mondo dell\u2019irrazionale. Solo una concezione di essere umano come di un essere non determinato e aperto al futuro la cui sola natura \u00e8 il cambiamento, solo una concezione che colga la coscienza umana e il mondo come due aspetti di una sola struttura, ci permette di parlare della rivoluzione. In s\u00e9 sarebbe gi\u00e0 questa un\u2019affermazione rivoluzionaria, se dovessimo considerare il modo in cui l\u2019essere umano \u00e8 stato interpretato nel passato. In sintesi no, non pu\u00f2 esserci una trasformazione sociale senza una simultanea trasformazione dell\u2019individuo e viceversa.<\/p>\n<p><b>Ma la rivoluzione \u00e8 solo un cambiamento nell\u2019essere umano?<\/b><\/p>\n<p>Siamo partiti col dire che la rivoluzione \u00e8 una trasformazione dell\u2019ordinamento sociale e siamo arrivati a concepirla come una simultanea e profonda trasformazione sociale e creazione di un essere umano nuovo. Se un essere umano nuovo dovesse emergere, allora pi\u00f9 nulla sar\u00e0 lo stesso. Se a cambiare \u00e8 la fonte di ogni senso e significato, se a cambiare \u00e8 lo sfondo psicosociale allora anche l\u2019universo intero non sar\u00e0 pi\u00f9 quello di prima, e riprendendo le parole di Gayo Petrovic: \u201csar\u00e0 la creazione di un modo essenzialmente nuovo dell\u2019essere. Un essere libero e creativo, diverso da ogni modo di essere non-umano, anti-umano o non-completamente-umano\u201d.<\/p>\n<p><b>Cos\u2019\u00e8 quindi la rivoluzione?<\/b><\/p>\n<p>La storia dell&#8217;essere umano fino ai giorni nostri non \u00e8 stata n\u00e9 lineare n\u00e9 progressiva.<\/p>\n<p>Osserviamo piuttosto un procedere per \u201csalti\u201d e spesso diamo a questi \u201csalti\u201d il nome di \u201crivoluzione\u201d. Ci sono stati tentativi finiti male, altri che hanno avuto successo apportando profonde trasformazioni. Nulla di pi\u00f9 lontano dall\u2019essere un fatto accidentale nella storia, tanto meno una deviazione: le rivoluzioni rappresentano l\u2019atto lanciato nel futuro di superare le condizioni di dolore e sofferenza che l\u2019essere umano ritrova in se stesso e nella struttura sociale. Se l\u2019essere umano \u00e8 nella sua essenza tempo e libert\u00e0 allora la rivoluzione non \u00e8 altro che la manifestazione di un modo di essere pienamente umano. In questo senso l\u2019umano si compie esattamente nel suo essere e fare la rivoluzione, citando Gayo Petrovic: \u201cLa rivoluzione non \u00e8 nulla in se stessa, non ha contenuto, valore o importanza indipendente dalla meta che si propone. \u00c8 semplicemente una transizione a una forma pi\u00f9 elevata dell&#8217;essere, un mezzo che si giustifica per il suo fine. In questa maniera, appare come un non-Essere, il vuoto, un abisso nell&#8217;Essere, una fenditura che divide gli stati reali e realmente differenti dell&#8217;Essere.\u201d<\/p>\n<p>Concludendo, in questa idea di rivoluzione \u00e8 in gioco una concezione di essere umano come di un fenomeno la cui essenza non \u00e8 data a priori ma che si compie nel suo agire nel mondo. Ci stiamo riferendo all\u2019essere umano come di un fenomeno storico sociale la cui azione sociale trasforma la sua stessa natura. In questo senso \u00e8 peculiare dell\u2019essere umano la sua possibilit\u00e0 di cambiamento. In questa concezione la rivoluzione, in tutte le sue accezioni personali e sociali, non \u00e8 quindi da intendersi solo come una semplice opzione nel dinamismo della storia umana ma come la forma attraverso la quale l\u2019essere umano si avvicina a s\u00e9 stesso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervento di Vito Correddu del Centro di Studi Umanisti \u201cSalvatore Puledda\u201d al XIV Congresso di Filosofia a Pechino a nome del Centro Mondiale di Studi Umanisti Parlare di rivoluzione oggi espone a diverse critiche. 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