{"id":6925,"date":"2011-10-06T00:00:00","date_gmt":"2011-10-06T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2011-10-14T00:10:45","modified_gmt":"2011-10-14T00:10:45","slug":"dibattito-fra-giornalisti-sulla-violenza-nei-media","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2011\/10\/dibattito-fra-giornalisti-sulla-violenza-nei-media\/","title":{"rendered":"Dibattito fra giornalisti sulla violenza nei media"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019incontro tra giornalisti e comunicatori si \u00e8 svolto presso l\u2019Instituto Movilizador de Fondos Cooperativos di Mar del Plata. Hanno partecipato Susy Sc\u00e1ndali (quotidiano La Capital), Bel\u00e9n Cano (quotidiano El Atl\u00e1ntico), Pablo Vasco (radio Cooperativa Residencias), Gonzalo Chaet (ricercatore in Comunicaci\u00f3n) e Iv\u00e1n Novotny (Agenzia Stampa Pressenza). <\/p>\n<p>Di seguito viene trascritta l\u2019esposizione di Iv\u00e1n Novotny, editore di Pressenza a Buenos Aires, in risposta a tre domande: <\/p>\n<p><i>Qual \u00e8 la sua opinione riguardo al fatto che i media tendano a diffondere fatti violenti.<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che esiste una tendenza da parte di editori, direttori, proprietari di media, in particolare quelli pi\u00f9 conservatori, a dare maggiore diffusione, a potenziare l\u2019informazione intorno ai fatti violenti. <\/p>\n<p>Quello che qui vorrei tentare di spiegare \u00e8 il \u201cperch\u00e9\u201d esiste questa intenzione previa, questo interesse per la diffusione, per la massimizzazione di fatti violenti. <\/p>\n<p>In primo luogo voglio condividere con voi la definizione data da Silo nel suo discorso \u201cLe condizioni del dialogo\u201d tenuto presso l\u2019Accademia delle Scienze di Russia nel 1993. Silo dice \u201cPerch\u00e9 esista un enunciato \u00e8 necessario che ci sia un\u2019intenzione previa che permetta di scegliere i termini e la relazione fra di essi\u201d (\u2026) \u201cL\u2019intenzione previa al discorso pone l\u2019ambito, cio\u00e8 l\u2019universo nel quale si espongono le proposizioni\u201d.<br \/>\nTornando al nostro argomento di oggi, \u00e8 chiaro che perch\u00e9 un canale, per esempio TN o C5N trasmetta tutto il giorno instancabilmente notizie su un sequestro o un omicidio, ci deve essere qualcuno che ha la previa intenzione di farlo (l\u2019editore, il capo dei contenuti, il proprietario del canale, ecc.). Una persona o un gruppo di persone ha intenzione di trasmettere un determinato discorso, e di farlo in un certo modo. <\/p>\n<p>A cosa punta tale intenzione? A risolvere veramente il problema della violenza? A generare terrore nei telespettatori? A frammentare la societ\u00e0? A generare individualismo, sfiducia? A distrarre da altri temi? A generare un sensazionalismo che le permetta di ottenere ascolti maggiori? A determinare una certa conseguenza politica o elettorale? O, senza conferirle tanta importanza, potrebbe essere perch\u00e9 non sanno fare altro? E la lista delle possibili ipotesi potrebbe continuare all\u2019infinito.<br \/>\nPerch\u00e9 se qualcuno affermasse che l\u2019intento \u00e8 semplicemente quello di informare, che l\u2019informazione \u00e8 obiettiva, che semplicemente si riportano i fatti, questo sarebbe totalmente inaccettabile, dal momento che esistono numerosi fatti, dei quali i media non si occupano nel modo pi\u00f9 assoluto. \u00c8 chiaro che c\u2019\u00e8 una selezione, un punto di vista, un interesse a produrre un certo tipo di effetto, come dicevamo, un\u2019intenzione che porta a produrre un determinato discorso informativo. <\/p>\n<p>Per fare un esempio molto recente, ieri il quotidiano La Capital nel suo articolo di copertina titolava \u201cCresce la mobilitazione dei vicini che chiedono maggiore sicurezza\u201d. Per poi pi\u00f9 gi\u00f9 descrivere che \u201cPi\u00f9 di cento cinquanta marplatensi si sono dati appuntamento a Tejedor e a Constituci\u00f3n e stanno organizzando nuove proteste per i prossimi fine settimana\u201d. <\/p>\n<p>\u00c8 clamoroso, un articolo di copertina per una mobilitazione di 150 persone, non pu\u00f2 considerarsi una notizia. Con questo intendo dire che alle diverse attivit\u00e0 della Settimana della non violenza hanno partecipato molte pi\u00f9 persone, senza tuttavia meritare un articolo di copertina su questo prestigioso giornale di Mar del Plata. <\/p>\n<p>Se andiamo ancora un po\u2019 pi\u00f9 a fondo nella notizia di copertina del quotidiano La Capital leggiamo di una petizione di nove punti di questi vicini. Mi ha molto colpito questo paragrafo che riporto, citando un documento di quest\u2019organizzazione di \u201cvicini marplatensi\u201d come vengono definiti: \u201cPertanto intendiamo che l\u2019atto di uccidere \u00e8 un fatto aberrante sempre che venga commesso senza alcuna giustificazione come pu\u00f2 invece essere la legittima difesa, quindi chiedere la revisione di queste leggi per adeguarle alla situazione attuale potrebbe non essere una cosa tanto assurda\u201d. <\/p>\n<p>Questo significa che queste persone stanno chiedendo la possibilit\u00e0 di uccidere altre persone in caso di autodifesa, che venga legalizzato l\u2019omicidio. E il quotidiano La Capital gli ha riservato la copertina. Questo \u00e8 solo un esempio per far capire la situazione, ma ci sarebbero centinaia di esempi sul Clar\u00edn, TN, C5N, La Naci\u00f3n, e i media che sembrano essere interessati alla violenza. <\/p>\n<p>Dunque, qual \u00e8 l\u2019intenzione che induce a un tale modo di trattare le notizie? Da qui non possiamo dare una risposta a questo interrogativo, non siamo in grado di dire qual \u00e8 il vero motivo che induce queste strutture mediatiche a generare un\u2019intossicazione di informazioni su fatti violenti, qual \u00e8 l\u2019intenzione che induce a manipolare l\u2019informazione per produrre una determinata opinione pubblica, per influire in questo modo sulla soggettivit\u00e0 degli utenti di questi media. Solamente loro potrebbero rispondere, sebbene credo sia difficile che prima o poi lo facciano. <\/p>\n<p>Voglio che sia chiaro il fatto che non sto dicendo che non bisogna informare su questi fatti, hanno tutta la libert\u00e0 di espressione e di stampa per farlo. Quello che mi sembra interessante da rilevare \u00e8 che questo trattamento dei fatti violenti non serve a superare la violenza, non mira a formare una coscienza su una nuova cultura basata sulla nonviolenza. <\/p>\n<p>Per questo motivo mi sembra molto importante puntare sulla nascita di tutta una serie di media alternativi, comunitari con ambizioni diverse, pi\u00f9 evolute, pi\u00f9 innovative, che mirino a formare una societ\u00e0 e un essere umano evoluto, con uno sguardo nonviolento che aiuti a superare la violenza non solo fisica, non solo dell\u2019insicurezza quotidiana, della strada, ma la violenza in tutte le sue forme, la violenza economica, psicologica, di genere, etnica. <\/p>\n<p>Questo \u00e8 quello che tentiamo di fare dalla nostra Agenzia Stampa internazionale, Pressenza, approfondiamo l\u2019aspetto nonviolento della notizia, cerchiamo di potenziare l\u2019azione di organizzazioni sociali, istituzioni, Governi, individui che abbiano intenzione di superare la violenza. Cos\u00ec per esempio ci siamo occupati della<br \/>\nMarcia mondiale per la Pace e la Nonviolenza che ha attraversato il pianeta nel 2009, adesso ci stiamo occupando delle numerose azioni nei diversi Paesi in occasione della Giornata internazionale della nonviolenza e in questo modo quotidianamente cerchiamo di informare su tutto ci\u00f2 che serve a potenziare i diritti umani, la non discriminazione, la diversit\u00e0 culturale, l\u2019umanit\u00e0 e l\u2019organizzazione dei popoli in una direzione umanizzatrice. <\/p>\n<p><i>Crede che siano responsabili i media e\/o i giornalisti e comunicatori dell\u2019idea generale secondo cui viviamo in una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 pericolosa. <\/i> <\/p>\n<p>S\u00ec, credo che i direttori editoriali siano responsabili; in secondo luogo c\u2019\u00e8 una certa responsabilit\u00e0 anche del giornalista che accetta una certa linea editoriale, la generazione di idee che vanno costituendosi in un \u201csentire comune\u201d, quelle idee che producono stereotipi, sensibilit\u00e0, credenze e valori. Anche se non si pu\u00f2 attribuire tutto il potere di creare queste idee e credenze ai media, ci\u00f2 nonostante esiste una \u201csensibilit\u00e0 epocale\u201d nei lettori, in un determinato momento storico che accetta certe idee. \u00c8 un circolo vizioso. <\/p>\n<p>Perch\u00e9 se un canale d\u2019informazione insiste dando notizie sulla delinquenza, ponendo l\u2019accento su fatti in cui il delinquente presenta determinate caratteristiche (minore, povero, nero, ecc.) tale rappresentazione rimane impressa in chi ascolta la notizia. <\/p>\n<p>E quando per strada vedr\u00e0 una persona con le stesse caratteristiche, subito la assocer\u00e0 a quella rappresentazione, a quell\u2019idea che quel canale ha proposto cos\u00ec insistentemente. Ecco quindi che nella gente crescono i timori, i pregiudizi e le notizie sull\u2019insicurezza rafforzano l\u2019idea secondo cui viviamo in una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 pericolosa. <\/p>\n<p>Al di l\u00e0 poi del fatto se questa pericolosit\u00e0 sia o no effettiva. Quello che accade \u00e8 che rimane la sensazione di pericolosit\u00e0, di insicurezza, si va rafforzando quella rappresentazione. <\/p>\n<p>Quindi i media operano direttamente nel campo della soggettivit\u00e0, dei valori, delle idee. Perch\u00e9 se i media utilizzassero la stessa insistenza per informare su azioni nonviolente di organizzazioni che cercano di superare la violenza, sicuramente contribuirebbero a diminuire la pericolosit\u00e0, a fare in modo che coloro che hanno il potere di decidere attuino politiche integrali per superare la violenza. Se, invece come accade adesso, si insiste su informazioni di fatti violenti, si va generando una spirale di violenza, in cui il punto di vista violento della violenza, genera altra violenza. Credo che i media abbiano una grande responsabilit\u00e0 nel generare una violenza psicologica, quella che fa s\u00ec che gli indici delle fobie, depressione, e che i disturbi psicologici aumentino. <\/p>\n<p>Allora capisco che i media e noi giornalisti dovremmo stare pi\u00f9 attenti circa la nostra responsabilit\u00e0, soprattutto quando si tratta di media molto diffusi. Dal momento che siamo responsabili, poich\u00e9 il materiale giornalistico che produciamo non rimane a noi, ma va ad altri, e in questi altri produce qualcosa, un risultato. <\/p>\n<p>Quindi se mettiamo il nostro lavoro al servizio degli altri, al servizio della societ\u00e0, se poniamo l\u2019etica giornalistica al di sopra degli interessi economici e\/o politici, possiamo contribuire a fare in modo che se veramente la nostra societ\u00e0 risulta sempre pi\u00f9 violenta e pericolosa, ci impegniamo a dare una risposta e non viviamo quotidianamente nel timore e nella paranoia. In questo modo servendoci del nostro ruolo aiutiamo a superare la violenza. <\/p>\n<p><i>Come dovrebbe essere trattata la violenza nei media e il giusto ruolo del giornalista.<\/i><\/p>\n<p>Credo che i media dovrebbero trattare la violenza da un punto di vista nonviolento. Perch\u00e9 se invece lo si fa da un punto di vista violento, la violenta aumenta in una spirale crescente. Perch\u00e9 a volte sembra che i media si divertano con la violenza, il sensazionalismo, sembra che aspettino un fatto con molti morti per poter avere una notizia forte. Questa \u00e8 un visione violenta. <\/p>\n<p>Aspettare che la violenza venga fuori per poi dare la notizia, \u00e8 un atteggiamento tipico della stampa sensazionalista. <\/p>\n<p>Il comportamento dovrebbe essere quindi di responsabilit\u00e0 morale, etica. Tenendo conto delle conseguenze di informare su un fatto violento. Con questo non dico che bisogna occultare queste informazioni, ma informare con seriet\u00e0, con chiarezza, con responsabilit\u00e0. Stando attenti alle conseguenze del come si informa. Un esempio recente \u00e8 l\u2019atteggiamento assunto nel caso Candela dai media egemonici e l\u2019irresponsabilit\u00e0 nell\u2019informare su quella tragedia, con invenzione di ipotesi, informazioni a volte favoleggianti sull\u2019azione giudiziaria, ecc. <\/p>\n<p>In particolare credo che il punto di vista dei media, la priorit\u00e0, dovrebbe essere quella di informare sulle azioni esemplari, quelle che realizzano i Governi, i popoli, le organizzazioni e gli individui verso gli uomini. Porre l\u2019accento sulle azioni solidali, sulle buone azioni e lasciare in secondo piano i fatti violenti e sgradevoli. Perch\u00e9 il detto secondo cui \u201cuna buona notizia non \u00e8 una notizia\u201d, \u00e8 valido per il punto di vista violento della violenza assunto da media e giornalisti sensazionalisti. Le buone notizie dovrebbero essere le pi\u00f9 importanti nell\u2019agenda mediatica. E la notizia negativa bisognerebbe trattarla con maggiore responsabilit\u00e0, con etica e cercando, per quanto possibile, di informare sul fatto in modo neutrale, con l\u2019intento di informare anche circa una risposta che superi il conflitto violento che si sta affrontando. <\/p>\n<p>Se noi giornalisti ci rendessimo conto della responsabilit\u00e0 sociale che abbiamo, del fatto che il nostro lavoro non \u00e8 neutrale, non \u00e8 obiettivo e produce sempre delle conseguenze importanti, se ci collegassimo con quanto di meglio abbiamo, con la parte veramente umana che abita in noi, con la bont\u00e0, con l\u2019intenzione evolutiva che cerca di crescere in ognuno di noi, il ruolo di giornalisti sarebbe molto importante per il cambiamento sociale di cui abbiamo bisogno per superare la violenza che ci attanaglia. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella settimana della nonviolenza a Mar del Plata si \u00e8 svolto l\u2019incontro \u201cViolenza e media. 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