{"id":685504,"date":"2018-07-31T18:03:25","date_gmt":"2018-07-31T17:03:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=685504"},"modified":"2018-07-31T21:51:33","modified_gmt":"2018-07-31T20:51:33","slug":"overshoot-day-ridurre-si-puo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/07\/overshoot-day-ridurre-si-puo\/","title":{"rendered":"Overshoot day: ridurre si pu\u00f2"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019eccesso di beni industriali e il passaggio dalla campagna alla citt\u00e0 hanno alterato la nostra percezione della realt\u00e0. Da quando il nostro riferimento \u00e8 diventato il supermercato \u00e8 cambiata perfino la nostra idea di sicurezza alimentare. Finch\u00e9 troviamo gli scaffali pieni di mercanzie ed abbiamo abbastanza soldi per farle transitare al di l\u00e0 della cassa, ci pare che tutto funzioni. Tutt\u2019al pi\u00f9 ci allarmiamo se non troviamo la nostra marca preferita, mentre non reagiamo di fronte una prolungata siccit\u00e0, una gelata primaverile, una forte grandinata di fine estate, eventi che invece gettano nella disperazione i contadini. Effetto paradosso di ci\u00f2 che chiamiamo civilt\u00e0: avendoci allontanato dalla natura ci ha fatto perdere consapevolezza della sua importanza fino a farcela vivere come uno spazio da depredare.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Un segnale di questo nostro smarrimento \u00e8 l\u2019overshoot day che tutti gli anni ha una data ben precisa: l\u20198 agosto nel 2016, il 2 agosto del 2017, il 1\u00b0 agosto nel 2018. Una data drammatica che ci d\u00e0 la misura di quanto la nostra voracit\u00e0 superi la capacit\u00e0 di rigenerazione del pianeta. Di scena \u00e8 la terra fertile, la parte di suolo planetario biologicamente attivo da cui dipende la nostra agricoltura, i nostri pascoli, i nostri boschi. In pratica la nostra vita come ben sintetizzano gli indios che la chiamano Pachamama, madre terra. Per il livello di consumi raggiunto dall\u2019umanit\u00e0, la quantit\u00e0 di terra fertile di cui abbiamo bisogno \u00a0ha oltrepassato i 20 miliardi di ettari, che suddivisi per tutti i giorni dell\u2019anno danno un consumo di 54 milioni di ettari al giorno. Il problema \u00e8 che la terra fertile disponibile sul pianeta non va oltre i 12 miliardi di ettari ed arrivati al 1\u00b0 di agosto ci accorgiamo di averla esaurita tutta. Per arrivare alla fine dell\u2019anno ci mancano 152 giorni ed \u00e8 un vero mistero capire come possiamo farcela senza terreno sotto i piedi. Ma per quanto possa sembrare strano, lo squilibrio non si manifesta sotto forma di penuria, bens\u00ec di eccesso. A dimostrarci che i nostri consumi sono superiori alla terra fertile disponibile \u00e8 l\u2019accumulo di anidride carbonica, un gas che normalmente \u00e8 eliminato dal sistema vegetale tramite quel processo miracoloso chiamato fotosintesi clorofilliana. Ma a questo mondo tutto ha un limite e anche la capacit\u00e0 del sistema vegetale di assorbire anidride carbonica non va oltre i 20 miliardi di tonnellate all\u2019anno. Peccato che ne produciamo attorno a 36, per cui abbiamo tutti gli anni un eccesso di 16 miliardi che si accumula in atmosfera provocando effetto serra e cambiamenti climatici. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nonostante l\u2019impegno preso a Parigi nel 2015 di \u00a0ridurre le emissioni di anidride carbonica per impedire alla temperatura terrestre di crescere oltre i due gradi centigradi, l\u2019Agenzia Internazionale per l\u2019Energia ha certificato che nel 2017 le emissioni sono aumentate del 1,4% come conseguenza dell\u2019aumento di consumo di combustibili fossili: petrolio, gas, carbone. A causa di quest\u2019aumento, l\u2019overshoot day si \u00e8 verificato un giorno prima rispetto al 2017. In effetti il 61% dell\u2019impronta ecologica dell\u2019umanit\u00e0, cos\u00ec \u00e8 definita la quantit\u00e0 di terra fertile utilizzata per sostenere i nostri consumi, \u00e8 dovuta allo smaltimento d\u2019anidride carbonica e se vogliamo ridurre la nostra impronta \u00e8 principalmente su questa componente che dobbiamo intervenire. Noi italiani non facciamo eccezione. Per sostenere i nostri consumi abbiamo bisogno di 4,3 ettari di terra a testa, che \u00e8 due volte e mezza la quota a cui avremmo diritto. E se guardiamo a cosa ci serve, scopriamo che per il 59% la impieghiamo per liberarci dall\u2019anidride carbonica. Anche noi, dunque, dobbiamo concentrarci su questa sostanza, intervenendo su tre ambiti principali di emissione: la produzione di energia elettrica, il riscaldamento domestico, i trasporti. Per l\u2019energia elettrica, la grande sfida \u00e8 passare dalle centrali termoelettriche, alimentate a gas e carbone, a quelle rinnovabili, alimentate da sole, vento e corsi d\u2019acqua. Gi\u00e0 oggi il 32% della nostra energia elettrica proviene da fonti rinnovabili, ma dobbiamo fare molto di pi\u00f9. E se le politiche governative possono dare il contributo principale, qualcosa possiamo fare anche noi dal basso, ad esempio installando un pannello solare sul tetto di casa nostra. Il tema del riscaldamento \u00e8 di pi\u00f9 difficile soluzione, ma potremmo comunque cominciare coprendoci di pi\u00f9 piuttosto che alzare i termosifoni, fino a sostituire le nostre apparecchiature con \u00a0tecnologie moderne che diversificano le fonti energetiche. Quanto ai trasporti, se da una parte dobbiamo convertirci a maggior lentezza, con grande beneficio per la nostra salute e la nostra vita di relazione, le nuove parole d\u2019ordine debbono essere razionalit\u00e0 e condivisione. Razionalit\u00e0 per adattare il mezzo alla distanza capendo che le piccole distanze le possiamo coprire a piedi e in bicicletta. E se oltre i dieci chilometri ci vuole il mezzo a motore, la soluzione non \u00e8 l\u2019auto privata ma il mezzo condiviso. Solo condividendo potremo permettere a tutti di soddisfare il bisogno di mobilit\u00e0 riducendo al minimo consumi energetici e inquinamento.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"> Per cui dobbiamo rivalutare non solo il treno e l\u2019autobus, ma anche altre formule che possiamo attivare noi stessi dal basso, come il car-sharing, che significa acquisto dell\u2019auto in comune, e il car-pooling, che \u00e8 l\u2019abitudine di non muoversi mai da casa senza aver chiesto al vicino se deve andare nella stessa direzione in modo da fare viaggiare l\u2019auto a pieno carico. Piccoli cambiamenti di stili di vita che possono dare un contributo importante per la riduzione della nostra impronta ecologica senza rinunciare ai nostri bisogni. Cambiamenti che devono estendersi anche ad altri ambiti, per ridurre il consumo di terra fertile anche in altri settori, primo fra tutti quello agricolo. I nostri consumi alimentari contribuiscono al 29% della nostra impronta ecologica, ma con piccoli accorgimenti potremmo ridurla sensibilmente. Un modo \u00e8 consumare meno carne perch\u00e9 il passaggio attraverso l\u2019animale \u00e8 estremamente dispendioso: ci vogliono 7 calorie vegetali per ottenere una caloria animale. Allora meglio soddisfare il nostro bisogno di proteine con i legumi. Per un etto di fagioli ci vogliono 3,7 metri quadri di terra, per un etto di carne 16,8: passando da una dieta carnea a una dieta vegetariana potremmo ridurre il consumo di terra fertile a fini alimentari almeno di un quarto. Ridurre la nostra impronta, dunque si pu\u00f2, senza dover tornare al tempo delle caverne. Basta un pizzico di semplicit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p>Pubblicato su Avvenire<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019eccesso di beni industriali e il passaggio dalla campagna alla citt\u00e0 hanno alterato la nostra percezione della realt\u00e0. Da quando il nostro riferimento \u00e8 diventato il supermercato \u00e8 cambiata perfino la nostra idea di sicurezza alimentare. 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