{"id":677089,"date":"2018-07-14T14:23:10","date_gmt":"2018-07-14T13:23:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=677089"},"modified":"2018-07-14T14:44:41","modified_gmt":"2018-07-14T13:44:41","slug":"potere-al-popolo-e-sinistra-la-questione-vera-e-rappresentata-dai-contenuti-e-dalle-proposte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/07\/potere-al-popolo-e-sinistra-la-questione-vera-e-rappresentata-dai-contenuti-e-dalle-proposte\/","title":{"rendered":"Potere al popolo e sinistra: la questione vera \u00e8 rappresentata dai contenuti e dalle proposte"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Domenico Moro e Fabio Nobile (CPN &#8211; Partito della Rifondazione Comunista)<\/strong><\/p>\n<p>La discussione nella sinistra radicale continua spesso a concentrarsi pi\u00f9 sui contenitori politici piuttosto che sui contenuti e il posizionamento di classe. In realt\u00e0, siamo convinti che le forme debbano essere dialetticamente connesse alla sostanza e quindi ai contenuti , la cui chiara definizione \u00e8 centrale in vista della importantissima scadenza delle prossime elezioni europee. Bisogna fare uno sforzo di innovazione nell\u2019analisi e nella proposta politica, perch\u00e9 molte cose, intorno a noi, sono cambiate. L\u2019Italia presenta una situazione politica inedita: \u00e8 l\u2019unico Paese in cui non \u00e8 al governo alcun partito afferente a uno dei due storici raggruppamenti europei, il Ppe e il Pse. Certamente il bipartitismo tradizionale, basato sull\u2019alternanza centro-sinistra\/centro-destra \u00e8 in crisi in tutta l\u2019Europa eurista, dove partiti di lunga trazione, come il partito socialista francese, non esistono pi\u00f9. Ma solo in Italia il bipartitismo tradizionale \u00e8 collassato e per la prima volta sono al governo due partiti, il M5S e la Lega, entrambi euroscettici e fautori di politiche anti-immigrazione.<\/p>\n<p><strong>La fase attuale<\/strong><br \/>\nLa situazione dell\u2019area politica di sinistra radicale, a sinistra del Pd, non \u00e8 mai stata cos\u00ec confusa, le posizioni sono molte e variegate, comprese tra due estremi autolesionistici e politicamente suicidi. Uno secondo cui \u00e8 giusto appoggiare o comunque aprire una linea di credito al governo Lega-M5S, in funzione anti-Europa a egemonia tedesca e\/o anti-capitale transnazionale, e un altro secondo cui si sia ormai alle soglie del fascismo e che quindi bisogna allearsi con tutti quelli che ci stanno, magari anche con il Pd o quantomeno con personaggi che vi erano fino a ieri. La cosa bizzarra \u00e8 che il modello del comitato di liberazione nazionale pare essere il modello politico di riferimento degli impropriamente detti sovranisti e degli europeisti \u201ca ogni costo\u201d.<br \/>\nPurtroppo, il dibattito non \u00e8 sempre basato sull\u2019analisi della situazione concreta, cui si spesso si sostituisce l\u2019invettiva con accuse reciproche, che divaricano le posizioni, disgregando ancora di pi\u00f9 l\u2019area della sinistra. Questa deriva \u00e8 visibile in particolare sulla questione dell\u2019uscita dall\u2019euro e sull\u2019immigrazione. L\u2019euro non \u00e8 una imposizione della Germania, per la sua conquista \u201cpacifica\u201d dell\u2019Europa. L\u2019euro nasce primariamente come strumento di tutto il capitale europeo, soprattutto del suo strato superiore (quello di grandi dimensioni e internazionalizzato), per modificare a proprio favore e a sfavore del lavoro salariato i rapporti di forza ereditati dalla fine della seconda guerra mondiale. Ma i cambi fissi e l\u2019austerity, allargando i divari tra Paesi e riducendo il mercato interno, incentivano anche la competizione tra stati e capitali e quindi la tendenza imperialista dei paesi europei. In effetti, lo stato nazionale non viene indebolito n\u00e9 tantomeno abolito. Il suo meccanismo di funzionamento viene rimodulato, dando maggiore forza agli esecutivi a scapito dei parlamenti, ma soprattutto (o solamente) per quanto riguarda la definizione delle politiche economiche e sociali.<\/p>\n<p><strong>Capitalismo contro capitalismo<\/strong><br \/>\nIn questo quadro, anche alcuni settori del capitale sono stati danneggiati dall\u2019euro: le imprese meno internazionalizzate e pi\u00f9 piccole che non sono al vertice delle catene globali del valore. Ma anche altri settori, dalle banche alle grandi imprese di stato e non, che hanno scontato la scarsa capacit\u00e0 dei governi italiani di farsi valere nei confronti di Francia e Germania, ad esempio sulla patrimonializzazione delle banche, in Libia, ecc. Sono questi settori che stanno dietro il nuovo governo Lega-M5S e che sostengono, pi\u00f9 che la necessaria uscita dall\u2019euro, una ridefinizione dei rapporti di forza tra l\u2019Italia e gli Stati pi\u00f9 forti della Uem, Germania e Francia. La questione pi\u00f9 importante da capire, per le classi subalterne, \u00e8 che gli eventuali dividendi della difesa degli interessi \u201cnazionali\u201d di questo governo si risolveranno a favore delle imprese, non solo quelle piccole e medie ma soprattutto, come sempre, di quelle grandi.<br \/>\nInfatti, la pace fiscale, la flat tax, il taglio del cuneo sul costo del lavoro si inseriscono nel solco della tendenza gi\u00e0 vista di riduzione dei costi delle imprese e redistribuzione della ricchezza a sfavore delle classi subalterne. Nello stesso tempo il ministro dell\u2019economia, Tria, conferma la necessit\u00e0 della riduzione del debito pubblico e il mantenimento del deficit primario. \u00c8, quindi, evidente che non c\u2019\u00e8 spazio per un vero reddito di cittadinanza, n\u00e9 sono possibili investimenti tali da risolvere il principale problema italiano, quello della disoccupazione. Tantomeno appare, neanche sullo sfondo, una strategia di uscita dall\u2019euro. In questo quadro, l\u2019attacco agli sbarchi degli immigrati \u00e8, da una parte, una abile mossa comunicativa per tenere nel blocco sociale che sostiene il governo la classe lavoratrice e i disoccupati del Sud e, dall\u2019altra una scusa, per rimettere tutti e due i piedi in Libia, contrastando le mire francesi. In questo senso, qualunque cedimento alla retorica dell\u2019invasione \u00e8 un errore grave, perch\u00e9 spacca ulteriormente il fronte delle classi subalterne, cosa che del resto \u00e8 gi\u00e0 avvenuta. Inoltre, il vero problema non sono i flussi di immigrazione, ma &#8211; a parte gli eventi catastrofici determinati dall\u2019Europa (guerre, ecc.) &#8211; il crollo della crescita europea che impedisce l\u2019assorbimento di nuove forze di lavoro, autoctone e immigrate, e l\u2019impoverimento di milioni di europei. Ma il crollo della crescita e l\u2019impoverimento sono in parte notevole imputabili al modo in cui, grazie all\u2019euro, tutta l\u2019Europa ha affrontato la crisi.<\/p>\n<p><strong>Sovranit\u00e0 democratica e popolare, non &#8220;sovranismo nazionale&#8221;<\/strong><br \/>\nUn approccio di sinistra, quindi, non pu\u00f2 tradursi nel \u201csovranismo\u201d, intendendo con questo termine il semplice recupero della autonomia dello Stato nazionale rispetto agli organismi europei, perch\u00e9 lo Stato (nazionale o no) non \u00e8, da punto di vista di classe, neutrale. La questione decisiva sono i rapporti di forza tra le classi dentro lo Stato: l\u2019euro e il \u201cvincolo esterno\u201d (l\u2019alienazione di certe funzioni a livello europeo) sono strumenti tesi a realizzare la governabilit\u00e0, cio\u00e8 a ridurre quello che la Trilaterale definiva l\u2019eccesso di democrazia, per imporre alle classi subalterne la disciplina di bilancio e la riorganizzazione dei rapporti di produzione e politici. Di conseguenza, non \u00e8 la sovranit\u00e0 nazionale a dover essere recuperata ma la sovranit\u00e0 democratica e popolare dover essere ristabilita e allargata ulteriormente. Sostenere il governo Conte vuol dire essere subalterni al capitale e all\u2019impresa.<br \/>\nDall\u2019altro lato, sarebbe assurdo pensare che, per contrastare il governo Lega-M5S, bisogna fare una alleanza con chi ha determinato la situazione che ha portato alla vittoria del governo Lega-M5S. Sarebbe come curare la febbre inoculando dosi massicce di virus. In particolare, non si pu\u00f2 pensare ad alcuna union sacr\u00e9 anti-fascista con il Pd, che in Italia \u00e8 stato ed \u00e8 il rappresentante pi\u00f9 \u201cpuro\u201d del capitale transnazionale e che dell\u2019euro e del \u201cvincolo europeo\u201d \u00e8 stato il maggiore fautore. Senza contare che l\u2019unione \u201cantifascista\u201d verrebbe stabilita proprio con chi ha fatto strame della Costituzione e dei meccanismi parlamentari della Repubblica. E a fronte di forze che, invece, si fanno, strumentalmente, paladine del rispetto della Costituzione. N\u00e9 il discorso cambia molto quando dal Pd si passa a personaggi che, fino a ieri, vi erano dentro, e che sono stati autori e protagonisti delle peggiori scelte politiche del Pds-Ds-Pd, o a forze politiche fortemente compromesse con alleanze e accordi con il Pd e poco chiare su Ue e Uem.<br \/>\nLa questione pi\u00f9 bizzarra \u00e8 che si continua imperterriti a fare gli stessi errori, sensibili al \u201crichiamo della foresta\u201d o del centro-sinistra o di alleanze di \u201csalvezza nazionale\u201d. Anzi, quanto pi\u00f9 si \u00e8 deboli tanto pi\u00f9 ci sembra che solo appoggiandosi a qualcun altro si pu\u00f2 sopravvivere. Al contrario, come gli ultimi venti anni hanno dimostrato, questo \u00e8 il miglior modo per sparire definitivamente. Viceversa, bisogna costruire un proprio e definito punto di vista sulla realt\u00e0 e, sulla base di questo, stabilire un posizionamento politico autonomo, dal punto di vista di classe, che abbia l\u2019ambizione di rappresentare i lavoratori salariati e i disoccupati di questo paese. Ci\u00f2 \u00e8 necessario, ma certamente non permette un immediato e magico recupero di consensi e radicamento sociale. Ormai i buoi sono scappati dalla stalla e la crisi del capitale non ha prodotto una prateria da occupare. Davanti a noi c\u2019\u00e8 un territorio in cui si sono stabilite e ormai radicate altre forze, il M5S e la Lega, cui bisogner\u00e0 contendere il terreno palmo a palmo. Si tratta di un lavoro lungo, che sar\u00e0 tanto pi\u00f9 lungo quanto meno saremo disposti a confrontarci con una analisi seria della realt\u00e0 e a ridefinire i fondamentali di una nuova politica in modo adatto a una fase storica inedita. Al contrario, se continueremo a muoverci su binari puramente ideologici (e per di pi\u00f9 vecchi) ci metteremo molto pi\u00f9 tempo, ammesso che si riesca a sopravvivere.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo di Potere al Popolo\u00a0<\/strong><br \/>\nIn tutto questo come si inserisce Pap? Il punto non \u00e8 se Pap deve esistere ma come deve farlo. Pap va mantenuto perch\u00e9, nell\u2019arretrato quadro politico italiano ed europeo, sotto il profilo del posizionamento in termini di costruzione di alleanze, Potere al Popolo rappresenta un passo in avanti rispetto alla situazione precedente. Infatti, il rifiuto che alcuni oppongono alla continuazione dell\u2019esperienza di Pap nasconde la volont\u00e0 di riproporre vecchie formule politiche e alleanze con soggetti e personaggi politici compromessi, che mantengono come prospettiva di fatto il centro-sinistra, in modo da implicare persino una alleanza con un Pd \u201cderenzizzato\u201d. Soprattutto queste alleanze impedirebbero di fare chiarezza sui contenuti, riproducendo la solita contrapposizione ideologica tra cosmopolitismo e nazionalismo, e rifacendosi a un europeismo e a illusioni di cambiamento della Ue e della Uem che hanno consegnato la sinistra disarmata alle strategie del capitale. Proprio sull\u2019Europa, l\u2019adesione di Pap al documento di Lisbona, firmato dalle forze di sinistra con le posizioni pi\u00f9 avanzate a livello continentale (Podemos, Bloco de Izquierda e soprattutto La France Insoumise) consente un passo in avanti. Il documento, per quanto ancora insufficiente dal nostro punto di vista, prende le distanze nei confronti delle illusioni di democratizzazione della Ue e della Uem che ancora animano parte della sinistra radicale italiana e europea.<br \/>\nIl vero problema di Pap \u00e8 invece il come. Infatti, che Pap sia necessario non vuol dire che vada bene cos\u00ec com\u2019\u00e8 o che il punto sia quello di trasformarlo in soggetto politico. Qui non si tratta soltanto o soprattutto del risultato elettorale al di sotto delle aspettative. Infatti, una coalizione che sorge tre mesi prima della elezioni rende queste ultime un banco di prova tutt\u2019altro che risolutivo, a meno che l\u2019illusione leaderistica non abbia fatto breccia tra le nostre fila e si ritenga possibile ottenere risultati significativi in un battito di ciglia. La questione \u00e8 che Pap va rafforzata sotto diversi profili su cui, riteniamo, sia oggettivamente ancora debole. Uno \u00e8 quello della comunicazione e del linguaggio, che pure, secondo alcuni, avrebbe dovuto essere nuovo e quindi il suo punto di forza. Invece, proprio il linguaggio denota una debolezza sul piano dei contenuti. La riorganizzazione eurista, a fronte della crisi del capitale, come detto sopra, non ci apre praterie ma scava contraddizioni al nostro interno. C\u2019\u00e8, quindi, la necessit\u00e0 di definire i contorni di una nuova solidariet\u00e0 di classe, tra lavoratori e disoccupati italiani e tra questi e i lavoratori e i disoccupati immigrati. Invece, spesso la comunicazione, non solo sull\u2019immigrazione, rispecchia linguaggi vecchi, caratterizzati da un umanitarismo generico, tipico della tradizione cattolica. Un\u2019altra debolezza, pi\u00f9 importante, \u00e8 riscontrabile sul mutualismo. Forme di mutualismo fanno parte della tradizione operaia. Recuperarle in maniera inedita pu\u00f2 essere significativo verso alcuni strati sociali ma metterle come unico centro del processo di ri-radicamento di classe rischia di portare fuori strada. Inoltre, dobbiamo essere molto oculati a non farci promotori, anche involontariamente, di forme sussidiarie private di welfare, perch\u00e9 va rivendicato il welfare pubblico come vero obiettivo del mutualismo che si mette in campo. Soprattutto, non possiamo continuare a essere subalterni alla ormai dominante frammentazione, locale e contenutistica, del conflitto. Infatti, il movimento comunista, sin dai suoi inizi con Marx, pur riconoscendo i meriti del mutualismo, rivendic\u00f2 la priorit\u00e0 della lotta politica, come ricomposizione della parzialit\u00e0 delle lotte economiche e sociali in una critica generale, e perci\u00f2 politica, alla societ\u00e0 del capitale.<br \/>\nLa questione principale oggi \u00e8, quindi, quella del recupero della politica, intesa come modificazione dei rapporti di forza generali delle classi subalterne nei confronti del capitale e dello Stato. Si tratta di acquisire la capacit\u00e0 di definire linee guida e orientamenti generali che, in prospettiva, ricompongano le lotte e la classe lavoratrice stessa, ponendosi nella prospettiva di parlare a milioni di lavoratori e disoccupati. Solo tale recupero della politica pu\u00f2 rendere utile in termini di supporto anche il mutualismo ma soprattutto \u00e8 necessario non disperdersi in mille rivoli di proposte e di sensibilit\u00e0 di vario tipo, e pretendendo di rappresentarle tutte e tutte allo stesso modo. Centrale, invece, \u00e8 la questione del modello di sviluppo economico, perch\u00e9 collegato alla creazione di lavoro e alla capacit\u00e0 di investire nelle infrastrutture e nella soddisfazione dei bisogni collettivi, che a sua volta pone la questione dell\u2019uscita dalla Uem. L\u2019indubbia necessit\u00e0 di ampliare la capacit\u00e0 inclusiva di Potere al Popolo si \u00e8 scontrata sovente in questi mesi con una modesta capacit\u00e0 di relazione con il corpo attivo delle residue organizzazioni di massa: CGIL, Anpi e Arci. L\u2019ambizione egemonica di Potere al Popolo, che si vorrebbe estesa all\u2019intera societ\u00e0, si \u00e8 scontrata cio\u00e8 con una lettura non differenziata di queste grandi realt\u00e0 associative, in cui militano molti comunisti e che in taluni contesti territoriali da essi sono dirette. Questa circostanza, nel caso della CGIL ad esempio, non sposta di un centimetro il giudizio politico sul suo gruppo dirigente nazionale ma da qui a rinunciare, sovente con boria, a proporre una direzione politica generale a questi compagni \u00e8 un errore molto grave, che pu\u00f2 compromettere l\u2019intero percorso politico. Logica vorrebbe quindi tatto e prudenza nella relazione con questi compagni, in luogo di giudizi sommari e privi di ogni bench\u00e9 minimo fondamento politico.<br \/>\nSenza risolvere ed affrontare i nodi succitati l\u2019avvitarsi sulle discussioni attorno alle forme non ha senso, come purtroppo avviene da anni troppo spesso. Bisogna avere un atteggiamento flessibile. Da una parte bisogna dare la possibilit\u00e0 di partecipare in modo compiuto anche a chi non afferisce a nessuna delle organizzazioni presenti in Pap, dall\u2019altra parte non sussistono n\u00e9 le ragioni strategiche n\u00e9 le condizioni pratiche, politiche e organizzative, per scogliere le organizzazioni e i partiti esistenti. Compito prioritario e realizzabile, invece, \u00e8 oggi quello di dare prova di capacit\u00e0 di sintesi e di collaborazione tra le forze che compongono Pap, rafforzandolo mediante la scelta della comunicazione pi\u00f9 adeguata e soprattutto la definizione di poche linee guida, che alle elezioni europee facciano emergere un profilo politico chiaro. La situazione \u00e8 molto difficile, perch\u00e9, in parte, le speranze legate alla nascita di Pap corrono il rischio di essere disattese e, come spesso accade in fasi di transizione, emergono tendenze disgregatrici le quali si fanno strada in un quadro politico di crisi. Bisogna, quindi, sforzarsi di avere un atteggiamento equilibrato. Da una parte, non si pu\u00f2 buttare a mare questa esperienza, che ha consentito di superare vecchie coazioni a ripetere. Dall\u2019altra parte, affinch\u00e9 cominci a produrre risultati, bisogna che Pap riesca a tradurre le contraddizioni della realt\u00e0 attuale in termini politici e finalmente adeguati alla fase storica in corso.<br \/>\nUn segnale positivo in questo senso \u00e8 provenuto dalla manifestazione nazionale dello scorso 16 giugno a Roma, promossa dalla Federazione Sociale dell\u2019USB a seguito dell\u2019omicidio di Soumayla Sacko, e che ha visto partecipare i due segmenti pi\u00f9 avanzati della lotta di classe nel nostro paese: i lavoratori della logistica e quelli della terra.<\/p>\n<p>Il tema oggi pi\u00f9 di ieri \u00e8 sollecitare, organizzare il conflitto e tradurlo in termini generali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Domenico Moro e Fabio Nobile (CPN &#8211; Partito della Rifondazione Comunista) La discussione nella sinistra radicale continua spesso a concentrarsi pi\u00f9 sui contenitori politici piuttosto che sui contenuti e il posizionamento di classe. 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