{"id":66727,"date":"2013-08-31T14:28:24","date_gmt":"2013-08-31T13:28:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=66727"},"modified":"2013-08-31T14:28:24","modified_gmt":"2013-08-31T13:28:24","slug":"le-mie-ragioni-lintervento-militare-siria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/08\/le-mie-ragioni-lintervento-militare-siria\/","title":{"rendered":"Le mie ragioni contro l&#8217;intervento militare in Siria"},"content":{"rendered":"<div>\n<div class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Press-.jpg\" width=\"1040\" height=\"694\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Francesca Borri a Aleppo (foto Alessio Romenzi)<\/p><\/div>\n<p>Abbiamo iniziato a raccontare la Siria, era il febbraio 2012, perch\u00e9 credevamo fosse stata superata la linea rossa: le manifestazioni contro Assad venivano spianate via da proiettili e mortai. Ma gli scontri tra il regime e il neonato Esercito Libero, poco pi\u00f9 che ragazzi in infradito e kalashnikov, sono presto precipitati: e ci siamo ritrovati di l\u00e0 da un&#8217;altra linea rossa, quella della guerra. Strada per strada, feroce: metro a metro. Altrettanto presto i morti hanno cominciato ad accumularsi a centinaia, a migliaia. E alle redazioni abbiamo cominciato a dire: prima di chiudere, chiamate che aggiorniamo le cifre. Poi, all&#8217;improvviso, sono comparsi i primi combattenti stranieri. E ci \u00e8 sembrata un&#8217;altra linea rossa: quella della Siria ostaggio di battaglie, strategie altrui. Fino a quando non sono cominciati a pioverci addosso missili. Fino a quando non abbiamo visto il comando dell&#8217;Esercito Libero, ad Aleppo, sostituito da quello di Jabhat al-Nusra, gli islamisti legati ad al-Qaeda. Fino a quando non ci siamo imbattuti in siriani sempre pi\u00f9 magri, gialli, stravolti dalla fame e dal tifo &#8211; mentre neppure pi\u00f9 registravamo il conto dei morti, tanti erano quelli che nessuno recuperava dalle macerie.<\/p>\n<p>L&#8217;ultima linea rossa l&#8217;avevamo archiviata un mese fa: due bambini fucilati per una frase contro l&#8217;Islam. Perch\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 che l&#8217;unica linea rossa, in Siria, \u00e8 la scia di sangue e carne dei feriti, dei loro pezzi trascinati via nella polvere: quando dopo i missili, dopo i mortai, \u00e8 il turno dei cecchini che sparano sui soccorritori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le analisi e le opinioni sull&#8217;attacco chimico che il 21 agosto, alla periferia est di Damasco, ha asfissiato centinaia di siriani sono come sempre opposte. Che senso aveva per il regime, dicono i difensori di Assad? Dopo la conquista di Qusayr, e con l&#8217;ormai esplicito sostegno di Hezbollah, Assad era in netta ripresa: perch\u00e9 regalare agli Stati Uniti il pretesto per intervenire, e proprio con gli ispettori ONU a Damasco? A Damasco, tra l&#8217;altro, per indagare su un altro attacco chimico: quello vicino Aleppo del 13 marzo, per cui i maggiori indiziati, invece, sono i ribelli. Che avrebbero cos\u00ec deviato altrove l&#8217;attenzione internazionale. Ma nell&#8217;area colpita il regime era in difficolt\u00e0, ribattono gli oppositori di Assad. E soprattutto, come le intercettazioni confermerebbero, siamo convinti che Assad abbia un controllo ferreo della situazione, mentre per sua stessa ammissione non \u00e8 vero: il regime, \u00e8 noto, \u00e8 da anni in via di sfaldamento. Con Bashar affiancato, assediato, da una molteplicit\u00e0 di centri di potere. E l&#8217;attacco chimico potrebbe dunque essere stato eseguito senza accordo con i vertici, o ordinato da vertici in competizione con Bashar &#8211; a partire da suo fratello Maher. In realt\u00e0: ma \u00e8 davvero decisivo capire chi sia stato? Qualcuno ancora dubita che il regime compia crimini contro l&#8217;umanit\u00e0, e i ribelli crimini di guerra? Perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra linea rossa che abbiamo attraversato, ormai mesi fa: quando i siriani hanno cominciato a fuggire non solo dalle aree controllate dal regime, ma anche da quelle cosiddette liberate, e in preda a un&#8217;anarchia di saccheggi, esecuzioni sommarie, sequestri, e improvvisate corti islamiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cosa importa che siano armi chimiche o armi convenzionali? Oltre 100mila morti: \u00e8 tempo di agire, in Siria &#8211; il padre del mio amico Fahdi, alawita, morto a Latakia per mancanza di medicine, \u00e8 morto di cancro o di guerra? Solo che come era solito dire Antonio Cassese, il giurista senza cui oggi non avremmo i tribunali penali internazionali, citando Mark Twain, esiste sempre una soluzione semplice ai problemi complessi: quella sbagliata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In tanti, in queste ore, richiamano il precedente del Kosovo. Ma l&#8217;unica analogia con quei 78 giorni di bombardamenti, era il 1999, \u00e8 il veto russo, che oggi come allora blocca l&#8217;ONU e il suo Consiglio di Sicurezza. Per il resto, il contesto \u00e8 radicalmente altro. La contrapposizione tra maggioranza albanese e minoranza serba era niente in confronto al groviglio di diversit\u00e0, alla pluralit\u00e0 di attori e interessi che \u00e8 la Siria: la questione di fondo, qui, \u00e8 che l&#8217;opposizione \u00e8 eterogenea e divisa, con gli islamisti come gruppo dominante. Quale sarebbe dunque l&#8217;obiettivo dei bombardamenti, dal momento che la ragione vera dell&#8217;inazione internazionale non \u00e8 il veto russo ma l&#8217;assenza di una alternativa ad Assad? La guerra in Kosovo si \u00e8 conclusa con un protettorato durato anni. E&#8217; stata l&#8217;opposto, ha ricordato il generale Wesley Clark, all&#8217;epoca alla guida della Nato, di un&#8217;operazione <i>shock and awe<\/i>, di due giorni di bombardamenti come quelli di cui si parla. In ogni guerra, ha ricordato, bisogna avere chiari obiettivi politici, e soprattutto, essere pronti all&#8217;escalation &#8211; esattamente come in Kosovo: due giorni che sono diventati 78, fino a quando Milosevic non ha ceduto. Solo che il contesto di questa possibile escalation non \u00e8 la Jugoslavia: \u00e8 un Medio Oriente in cui ovunque si guardi \u00e8 tutto un golpe, un drone, un&#8217;autobomba &#8211; scrivo da Ramallah, una delle citt\u00e0 pi\u00f9 anestetizzate, in questo momento: eppure, sono stati uccisi tre palestinesi, l&#8217;altro giorno, e in un minuto si \u00e8 incendiata l&#8217;intera West Bank.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In tanti interpretano questo intervento come una difesa della credibilit\u00e0 dell&#8217;Occidente: l&#8217;uso di armi chimiche non pu\u00f2 rimanere impunito. In realt\u00e0, sembra tutto molto in continuit\u00e0 con il nostro ruolo in Siria fino a oggi. Perch\u00e9 non \u00e8 affatto vero, naturalmente, che siamo stati assenti: fino a oggi, la strategia \u00e8 stata armare e sostenere i ribelli, ma non troppo, non fino in fondo: solo fino al punto di scalzare Assad attraverso una transizione che fosse insieme rinnovamento e stabilit\u00e0 &#8211; con l&#8217;accento sulla stabilit\u00e0: quella stabilit\u00e0 che nonostante la retorica garantisce a Israele il suo confine pi\u00f9 sicuro. Solo che non ha funzionato: perch\u00e9 l&#8217;opposizione si \u00e8 rivelata un disastro, perch\u00e9 \u00e8 sbarcata al-Qaeda, perch\u00e9 Assad ha scelto di distruggere la Siria piuttosto che capitolare. Niente di nuovo, dunque. Contrariamente alle apparenze, gli imminenti bombardamenti non sono che l&#8217;ennesimo &#8220;s\u00ec, ma anche no&#8221; che non risponde alla domanda di fondo: qual \u00e8 l&#8217;alternativa ad Assad? Uno fa un milione di bambini rifugiati, gli altri i bambini li fucilano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quanto alla credibilit\u00e0 &#8211; le armi chimiche, vietate dal diritto internazionale consuetudinario, sono state escluse dalla giurisdizione della Corte Penale Internazionale. Perch\u00e9 costituiscono una categoria unica, quella delle armi di distruzione di massa, insieme alle armi biologiche, e soprattutto nucleari &#8211; i cui padroni sono noti. E cos\u00ec, siamo qui a indignarci per una linea rossa che non abbiamo classificato come crimine di guerra per essere liberi di superarla noi.<\/p>\n<p>E forse allora \u00e8 opportuno ricordare che esistono i crimini internazionali, cio\u00e8 i crimini che comportano responsabilit\u00e0 penale individuale, ma esiste anche la fattispecie di complicit\u00e0 in crimini internazionali. Per esempio, la vendita di armi a chi poi con queste armi compie crimini internazionali. Tutti reati non soggetti a prescrizione. Bisogna fare attenzione, a difendere la propria credibilit\u00e0. Un giorno si potrebbe essere presi sul serio.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo iniziato a raccontare la Siria, era il febbraio 2012, perch\u00e9 credevamo fosse stata superata la linea rossa: le manifestazioni contro Assad venivano spianate via da proiettili e mortai. 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