{"id":6630,"date":"2011-09-06T00:00:00","date_gmt":"2011-09-06T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2011-09-09T03:51:26","modified_gmt":"2011-09-09T03:51:26","slug":"la-fame-e-un-investimentox-ed-e-quotata-in-borsa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2011\/09\/la-fame-e-un-investimentox-ed-e-quotata-in-borsa\/","title":{"rendered":"La fame \u00e8 un investimento. Ed \u00e8 quotata in Borsa"},"content":{"rendered":"<p>Intanto, la stanza dove viene diviso il piatto del mondo sembra molto poco attraente. Alla Borsa di Chicago ci sono cartacce e bicchieri di cartone ovunque, uomini sudati con giacche appariscenti si muovono da un lato all\u2019altro, gesticolano, gridano e litigano per i contratti dei semi di soia, della carne di maiale o dei cereali. <\/p>\n<p>Halima invece si chiede cosa dar\u00e0 da mangiare oggi alla sua famiglia. In Kenia la farina \u00e8 aumentata del 100% in cinque mesi. I poveri che non hanno di che mangiare sono \u201ceffetti collaterali\u201d per un esperto analista in materie prime.<\/p>\n<p>Si esagera l\u2019impatto dei bio combustibili che rappresentano solo il 6% delle coltivazioni di cereali. \u201cLa gente soffre sempre di pi\u00f9 a causa dell\u2019aumento dei prezzi degli alimenti\u201d avverte il presidente della Banca Mondiale. <\/p>\n<p>Qui, nella stanza delle negoziazioni della pi\u00f9 importante Borsa mondiale per le materie prime, si decide quanto costa il cibo e cos\u00ec anche il destino di milioni di persone. E\u2019 da qui che si organizza la fame del mondo cos\u00ec come la ricchezza di pochi.<br \/>\nPer Alan Knuckman non esiste luogo migliore: \u201cQuesto \u00e8 capitalismo allo stato puro\u201d commenta questo esperto analista con il viso che si illumina come quello di un bambino; forse perch\u00e9 non ha mai smesso di giocare. Lavora qui da 27 anni, prima per conto di agenzie intermediarie poi in proprio e oggi \u00e8 analista della Agora Financials un\u2019agenzia di consulenza di investimenti in materie prime. \u201cSono qui per fare soldi\u201d, dice.<br \/>\nCome non importa. Per lui non c\u2019\u00e8 nessuna differenza tra petrolio, argento e cibo. \u201cNon credo nella politica, credo nel mercato che ha sempre ragione\u201d, dice.<br \/>\nL\u2019aumento del prezzo degli alimenti? E&#8217; semplicemente l\u2019espressione del gioco tra domanda e offerta. Gli speculatori? Sono positivi per i mercati perch\u00e9 riescono a prevedere con anticipo gli eventi. Gli eccessi speculativi? \u201cNon vedo dove\u201d risponde.<\/p>\n<p>E questo sorprende dato che nel mondo della finanza non si era mai prodotto un volume di investimenti cos\u00ec alto nelle materie prime agricole. Solo nell\u2019ultimo trimestre del 2010 l\u2019investimento \u00e8 triplicato rispetto ai tre mesi precedenti. Il mercato possiede una grande liquidit\u00e0 da quando i governi hanno cercato di soffocare la crisi con ingenti programmi anticiclici e piani di aiuto. <\/p>\n<p>Il pane del mondo attrae gli investimenti di chi fino ad ora sembrava assai poco interessato ai cereali come le societ\u00e0 della new economy o i subprime. Stiamo parlando di fondi pensionistici che maneggiano cifre multimilionarie o anche di piccoli risparmiatori in cerca di nuove opportunit\u00e0 di investimento pi\u00f9 sicure, o di banche che offrono scommesse finanziarie all\u2019ingrosso su fondi di investimento in prodotti agricoli.  <\/p>\n<p>Il lato oscuro di tutto ci\u00f2 \u00e8 che, parallelamente alla forte richiesta di azioni agricole, salgono anche i prezzi degli alimenti. Gi\u00e0 in Marzo la FAO aveva annunciato nuovi record dei prezzi che erano arrivati a superare anche quelli della grande crisi alimentare del 2008. Secondo l\u2019Indice dei Prezzi degli Alimenti della FAO infatti, il costo dei prodotti ha subito un aumento del 39% in un solo anno. Il prezzo dei cereali \u00e8 salito del 71%, come quello degli oli e dei grassi ad uso alimentare. L\u2019ultimo indice pubblicato, risalente a Luglio, marcava 234 punti, solo quattro in meno rispetto al record storico raggiunto a Febbraio scorso. \u201cL\u2019epoca degli alimenti a basso costo \u00e8 finita\u201d profetizza Knuckman.<br \/>\nPer i suoi concittadini statunitensi, che destinano il 13% del reddito disponibile all\u2019acquisto di prodotti alimentari, l\u2019aumento dei costi potrebbe essere un fastidio. Ma per i poveri del mondo, che riservano al cibo il 70% del loro magro reddito, \u00e8 una vera minaccia per la sopravvivenza. <\/p>\n<p>Secondo la Banca Mondiale, dallo scorso giugno, 44 milioni di persone sono state colpite dalla fame solamente a causa dell\u2019aumento dei prezzi degli alimenti. Sono persone costrette a sopravvivere con meno di 1,25 dollari al giorno. Ci sono oltre un milione di persone denutrite nel mondo e anche l\u2019odierna carestia nel Corno d\u2019Africa non \u00e8 una conseguenza da attribuire esclusivamente alla siccit\u00e0, alla guerra civile o alle \u00e9lites corrotte, bens\u00ec all\u2019elevato costo degli alimenti. <\/p>\n<p>\u201cEffetti collaterali non desiderati del mercato\u201d. Cos\u00ec Knuckman descrive il fatto che i pi\u00f9 poveri tra i poveri non possano permettersi di mangiare.  Halima Abubakar, 25 anni, patisce questo effetto collaterale direttamente sulla propria pelle. Le parliamo nella sua baracca a Libera, il villaggio periferico pi\u00f9 grande vicino alla capitale Nairobi. Abubakar si chiede cosa dar\u00e0 da mangiare a suo marito e ai suoi figli stasera. Fino a poco tempo fa, erano tra quelli che se la passavano meglio; con lo stipendio del marito, che lavora come guardia in una prigione, potevano sfamare tutta la famiglia. Ma ora, all\u2019improvviso, tutto \u00e8 diventato pi\u00f9 difficile: la farina di granturco, fondamentale alimento in Kenia, \u00e8 rincarata del 100% negli ultimi 5 mesi. Un vero record. Ma il prezzo delle patate \u00e8 cresciuto di un terzo, quello del latte ancora di pi\u00f9, per non parlare di quello dei vegetali. <\/p>\n<p>\u201cI poveri subiscono sempre di pi\u00f9 e sempre pi\u00f9 persone possono cadere in povert\u00e0 a causa di questi rincari e della fluttuazione dei prezzi alimentari\u201d afferma Robert Zoelick, presidente della Banca Mondiale. Nelle conferenze, i summit e le riunioni si continuano a ripetere come in un rosario le ragioni di questa esplosione dei prezzi, a partire dal cambiamento climatico, le siccit\u00e0 e le inondazioni, la crescente porzione di terra destinata alla coltivazione dei biocombustibili, il maggior consumo di carne da parte dei paesi emergenti, o l\u2019aumento della popolazione mondiale che cresce pi\u00f9 velocemente rispetto alla produzione agricola. <\/p>\n<p>Tutti questi fattori sono logici ed evidenti e contribuiscono senza dubbio alla crescita dei prezzi. Ma non ne costituiscono la causa.<br \/>\nOliver de Schutter, redattore di un rapporto dell\u2019ONU sul diritto all\u2019alimentazione, sfata alcuni miti: \u201cL\u2019appoggio ai biocombustibili, cos\u00ec come altri aspetti legati all\u2019offerta \u2013 come ad esempio i cattivi raccolti o le sospensioni delle esportazioni \u2013 sono fattori relativamente importanti, ma lo stato di tensione e disperazione delle finanze mondiali scatenano una gigantesca bolla speculativa\u201d. Nel suo rapporto Shutter incolpa i grandi investitori che, data la crisi dei mercati finanziari, si sono dedicati in massa al commercio delle materie prime, distorcendo i prezzi oltre ogni limite. Gli eccessi speculativi sono secondo Schutter la causa primordiale dei rincari.<\/p>\n<p>Di fatto, i motivi che di volta in volta si adducono per giustificare il fenomeno dell\u2019aumento dei prezzi, non resistono ad un attento esame. Come \u00e8 naturale, c\u2019\u00e8 sempre maggior richiesta di terra da destinare ai biocombustibili che tuttavia finora rappresentano solo il 6% delle coltivazioni mondiali di cereali. Secondo la Banca Mondiale, l\u2019impatto dei biocombustibili \u00e8 di fatto considerevolmente inferiore a quello che si pensava.  <\/p>\n<p>Lo stesso si pu\u00f2 dire rispetto al maggior consumo di carne dei paesi emergenti. Secondo l\u2019Istituto per la Ricerca della Politica Alimentare di Washington (IFPRI), paesi come Cina, India o Indonesia hanno coperto l\u2019incremento della domanda senza ricorrere in modo significativo al mercato internazionale. \u201cNon ci sono riscontri circa il presunto impatto causato dalla domanda dei paesi emergenti\u201d assicura la Banca Mondiale in un suo rapporto.<br \/>\nRispettivamente al cambiamento climatico, che senza dubbio ha provocato una minore produzione, \u00e8 necessario sottolineare che questa resta comunque superiore al consumo. <\/p>\n<p>Tuttavia, l\u2019isteria che circonda l\u2019emergenza alimentare costituisce probabilmente parte di una studiata strategia di investimento. Dopo tutto, ogni bolla finanziaria segue un preciso copione: nel caso della bolla di Internet, ci\u00f2 che provoc\u00f2 la perdita del buon senso comune, fu la storia della New Economy. Nel caso dei mutui, il fatto che i beni immobili non avrebbero perso valore. Ora, con la bolla alimentare, il timore della presunta carestia futura.<\/p>\n<p>Che il cibo sia diventato oggetto di speculazione a Wall Street ha a che vedere con un mutamento fondamentale che \u00e8 descritto dalla Conferenza delle Nazioni Unite su Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD): la recente metamorfosi del mercato degli alimenti in un mercato finanziario.<br \/>\nL\u2019 economista e capo della UNCTAD Heiner Flassbeck si occupa da tempo di questo tema. Dopo il crollo finanziario del 2008 ha iniziato a seguire l\u2019evoluzione del mercato valutario, delle materie prime, del debito pubblico e delle azioni. Le curve mostravano una sorprendente somiglianza. Flassbeck costitu\u00ec un team per studiare il fenomeno che port\u00f2 risultati scioccanti: il mercato delle materie prime non funziona, o comunque non funziona con i modelli economici che regolano il mercato, ovvero con la formazione del prezzo attraverso l\u2019offerta e la domanda. Nel rapporto pubblicato da questa ricerca, le attivit\u00e0 degli attori finanziari \u201cspingono i prezzi delle materie prime molto oltre i livelli che giustificherebbero i dati del mercato\u201d. <\/p>\n<p>Cos\u00ec si produce una gigantesca distorsione dei prezzi. Questi si formano non in base all\u2019influenza di fattori reali ma in base alle aspettative economiche. La maggior parte degli investitori che si lanciano oggi nel mercato delle materie prime non conoscono minimamente questa materia. \u201cDesiderano diversificare il proprio portafoglio, entrare in un mercato in crescita o semplicemente fare ci\u00f2 che fanno tutti gli altri\u201d indica il rapporto UNCTAD.<br \/>\nMa a cosa \u00e8 dovuto il fatto che edge funds e istituti di investimento influiscano sul valore del pane in Tunisia o della farina in Kenia o del grano in Messico? Come, nelle Borse di Chicago, New York o Londra, si decide quanta gente patir\u00e0 la fame?<br \/>\nLa causa \u00e8 il cambiamento trascendentale dei mercati passato inavvertito per vari anni. Al lato del mercato tradizionale, dove i prezzi erano appunto il risultato del gioco tra domanda e offerta, \u00e8 sorto un mercato dei contratti futures negoziabili in Borsa. Per tutelarsi di fronte alle fluttuazioni dei prezzi, i produttori vendevano in anticipo i loro raccolti a un prezzo fisso, usando la formula del contratto future appunto. Alla scadenza, se il prezzo in quel momento era pi\u00f9 basso di quello fissato precedentemente, era il produttore a trarre beneficio; in caso contrario era invece il titolare del contratto. In questo modo tutti vincevano: i produttori limitavano i rischi, chi negoziava i futures forniva liquidit\u00e0 al mercato e i consumatori vedevano soddisfatta la loro domanda.<br \/>\nIn questo mercato potevano partecipare soprattutto gli attori direttamente coinvolti nell\u2019industria agroalimentare. Le banche avevano un ruolo marginale: era una sorta di contratto a credito e la formula funzion\u00f2 bene e in modo stabile per vari decenni. Fino a quando fu scoperta dall\u2019industria finanziaria.<br \/>\nIl trucco sta nel fatto che gli speculatori non trasformano mai i futures in beni reali. Per esempio, i fondi vendono contratti a 70 giorni poco prima della scadenza e riconvertono il denaro fresco in nuovi futures. Cos\u00ec il sistema diventa un carosello perpetuo senza che gli investitori abbiano un contatto con i prezzi reali del mercato. Non importa, dicono coloro che dubitano che gli speculatori siano responsabili del rialzo continuo delle materie prime: sul mercato reale continuano ad essere vigenti le regole della domanda e dell\u2019offerta che ristabiliscono gli equilibri indipendentemente da ci\u00f2 che accade nel mercato dei futures.<br \/>\nErrore: di fatto i prezzi dei futures si ripercuotono sui reali prezzi del mercato come \u00e8 stato dimostrato dal responsabile del Dipartimento di Mercati e Commercio del IFPRI, M\u00e1ximo Torero. Esaminando il mercato del grano, del frumento e della soia, ha constatato che nella maggior parte dei casi i prezzi reali seguivano i prezzi dei futures. I contratti futures insomma modificano il presente; a loro volta, le aspettative di maggiori guadagni a venire stimolano l\u2019accaparramento da parte di chi ancora possiede beni reali, e di conseguenza si alzano i prezzi. In questo modo, le entrate finanziarie hanno squilibrato completamente il mercato alimentare, prima cos\u00ec prevedibile. Secondo la FAO, solo il 2% dei futures sulle materie prime si realizzano poi in fornitura reale di beni. Il restante 98% si vende in anticipo da speculatori che sono interessati a rapidi guadagni e non certo a 1.000 porzioni di maiale. Parliamo di giocatori come Goldman Sachs che nel 2009 ha guadagnato pi\u00f9 di 5.000 milioni speculando in materie prime, un terzo dei suoi utili netti. <\/p>\n<p>\u201cPer ristabilire il normale funzionamento dei mercati delle materie prime \u00e8 necessario applicare rapidamente una politica globale\u201d indica l\u2019 UNCTAD, una politica di trasparenza e regole pi\u00f9 severe per tutti i partecipanti. Gli investitori dal canto loro non si considerano responsabili di produrre alimenti a prezzi accessibili. Il loro mestiere consiste nel convertire molto denaro in moltissimo denaro. Chi ascolta il proprio consulente finanziario che suggerisce di investire in materie prime perch\u00e9 ci\u00f2 serve a garantire la nutrizione mondiale, dovr\u00e0 almeno tener conto di una cosa: questi investimenti sono parte del problema, non della soluzione.<\/p>\n<p>Fonte Radio Del Mar<br \/>\nTradotto da Eleonora Albini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi dei mercati finanziari ha dirottato certi investitori sulle materie prime. Edge funds e banche influiscono ora sul costo del pane in Tunisia, della farina in Kenia o del grano in Messico. La Banca Mondiale fa scattare l\u2019allarme per l\u2019esplosione dei prezzi degli alimenti. 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