{"id":662749,"date":"2018-06-24T10:08:47","date_gmt":"2018-06-24T09:08:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=662749"},"modified":"2018-06-24T10:38:43","modified_gmt":"2018-06-24T09:38:43","slug":"tutta-colpa-del-tamagotchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/06\/tutta-colpa-del-tamagotchi\/","title":{"rendered":"Tutta colpa del Tamagotchi?"},"content":{"rendered":"<p>Ripercorrendo la mia vita e pensando a quale \u00e8 stato il momento in cui ho personalmente abbandonato il cammino della socialit\u00e0 reale per affidarmi a quello del legame virtuale, non sono riuscivo a trovare una risposta soddisfacente. La prima iscrizione a Facebook, l&#8217;acquisto del primo cellulare non mi soddisfacevano pienamente: cercavo un evento decisivo in cui si nascondesse la nascita di questa dipendenza. Poi ho pensato ad un piccolo rumore, un &#8220;bip&#8221; diverso dalla suoneria di un cellulare. Ne esistevano di tante forme e colori, originali e non, ma l&#8217;obbiettivo comune era quello di far sopravvivere qualcuno, un essere, un animale i cui bisogni vitali perseguitavano la tua attenzione a qualsiasi ora del giorno o della notte.<\/p>\n<p>Il tamagotchi ha cos\u00ec aperto la pista al rapporto di interdipendenza tra la persona e la vita della creatura con cui si ci identificava. Dopo aver testato The Sims e giochi relativi ad una &#8220;seconda vita&#8221;, all&#8217;animale del tamagotchi si \u00e8 sostituito il proprio avatar su Facebook, Twitter etc.<\/p>\n<p>Marcuse scrive nel 1967 che \u00e8 possibile &#8220;distinguere tra bisogni veri e bisogni falsi. I bisogni falsi sono quelli che vengono sovraimposti all&#8217;individuo da parte di interessi sociali particolari cui preme la sua repressione: sono i bisogni che perpetuano la fatica, l&#8217;aggressivit\u00e0, la miseria e l&#8217;ingiustizia. [&#8230;] La maggior parte dei bisogni che oggi prevalgono, il bisogno di rilassarsi, di divertirsi, di comportarsi e di consumare in accordo con gli annunci pubbliciari, di amare e odiare ci\u00f2 che altri amano e odiano appartengono a questa categoria di falsi bisogni. [&#8230;] Il tratto distintivo della societ\u00e0 industriale avanzata \u00e8 il modo come riesce a soffocare efficacemente quei bisogni che chiedono di essere liberati [&#8230;].&#8221;<\/p>\n<p>La ricerca del proprio benessere interiore e la spiritualit\u00e0 vengono cos\u00ec relegati ad elementi secondari, quando non vengono assogettati anch&#8217;essi alle logiche commerciali. Le energie vitali dei bisogni &#8220;veri&#8221; vengono fagocitate dalla nostra esistenza virtuale.<\/p>\n<p>Ora, questa nuova societ\u00e0, o meglio questa nuova socialit\u00e0, sembrerebbe possedere due caratteristiche totalizzanti che analizzeremo: una straordinaria forza di integrazione che rende vana ogni forma di opposizione e quindi una efficace capacit\u00e0 di fiaccare ogni capacit\u00e0 critica.<\/p>\n<p>Per quanto concerne la prima di queste caratteristiche, la forza di integrazione \u00e8 tipica dei regimi totalitari. La popolazione esisteva e lavorava soltanto se tesserata al Partito. Oggi aprendo il nostro portafogli possiamo osservare quante tessere fedelt\u00e0 e di appartenenza a qualcosa possediamo. Grandi magazzini, supermercati, cartellino da timbrare al lavoro, carte di credito, tessera della piscina, qualsiasi attivit\u00e0, ricreativa e non, ci vuole &#8220;tesserati&#8221; ed identificabili in quanto profili e tipi di consumatore.\u00a0 All&#8217;ideologia politica totalitaria si \u00e8 sostituta l&#8217;ideologia del consumo.<\/p>\n<p>Allo stesso modo l&#8217;iscrizione ai social \u00e8 oggi una condizione di esistenza, e sono rari i casi di persone che riescono a disiscriversi da Facebook, nonostante gli abusi alle regole della privacy.\u00a0 Fondamentalmente significherebbe abbandonare questo mondo, altrettanto esistente quanto il mondo reale e che risulta essere sempre pi\u00f9 attrattivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Secondo le ricerche, la necessit\u00e0 di appartenere alla realt\u00e0 virtuale nasce dal bisogno di specchiarci e vedere la nostra immagine in un mondo sempre pi\u00f9 fluido e veloce. Secondo i filosofi Michael Madary e Thomas Metzinger &#8220;la realt\u00e0 virtuale \u00e8 la rappresentazione di &#8220;possibili mondi&#8221; e di &#8220;possibili s\u00e9&#8221; con lo scopo di creare un &#8220;<em>senso di presenza<\/em>&#8221; nell&#8217;utilizzatore. Tanto pi\u00f9 spesso interagisco nella realt\u00e0 virtuale, quanto pi\u00f9 spesso ricevo una scarica di endorfine velleitarie che mi permette di sopravvivere momentaneamente all&#8217;ansia della scomparsa, dell&#8217;anonimato, dell&#8217;inesistenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa forza di integrazione, ha la paradossale conseguenza di separare l&#8217;individuo dagli altri, sia da un punto di vista emotivo che da un punto di vista politico.<br \/>\nL&#8217;uomo sapiens cambia, e la semplificazione dell&#8217;emozione attraverso l&#8217;emoticon impoverisce i rapporti umani,\u00a0 e la connessione con s\u00e9 stessi, conferendo un&#8217;impercettibile ma inevitabile priorit\u00e0 alla connessione con la rete; un p\u00f2 come se nella caverna di Platone l&#8217;uomo volesse entrarci piuttosto che uscirci. Quante volte vi \u00e8 capitato di notare persone nella stessa stanza che non parlano tra di loro ma interagiscono con il proprio avatar connesso al resto del mondo?<br \/>\nDa quanto emerge dai recenti scandali sul trattamento dei dati personali, la nostra identit\u00e0 virtuale \u00e8 la vetrina di noi stessi; guardandoci dall&#8217;alto degli algoritmi, non siamo altro che un&#8217;insieme di esseri con bisogni pi\u00f9 o meno falsi da soddisfare e con paure o speranze da assecondare. I Cookies disegnano cos\u00ec le necessit\u00e0 della societ\u00e0 e di ognuno di noi, che fondamentalmente esistiamo attraverso di essi. Le pubblicit\u00e0 che ci vengono proposte spesso coincidono con quanto venduto nel negozio appena frequentato o con l&#8217;ultima ricerca su Google.<br \/>\nChiamarlo mondo virtuale \u00e8 fuorviante e riduttivo. Questa realt\u00e0 parallela \u00e8 una nuova terra in cui le regole sono in fase di scrittura, e in cui la politica sembra arrivare con un certo ritardo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2nondimeno questo nuovo luogo non trasforma l&#8217;uomo in quanto animale sociale ma anche il luogo del dibattito politico. Si tratta di un &#8220;luogo&#8221; di scontro che trasforma la politica per due ragioni: radicalizza tremendamente le posizioni e le idee, spostandole in un terreno di confronto fisicamente pacifico ma verbalmente violento.<\/p>\n<p>In primo luogo ogni fruitore dell&#8217;informazione \u00e8 portato a partecipare e mettere il &#8220;mi piace&#8221; a tutti quei gruppi che lo rappresentano e con i quali condivide posizioni politiche o idee. Questo significa che, quando scorre tra le notizie, non vedr\u00e0 altro che le notizie e le idee che vuole leggere in base alle sue posizioni politiche; difficilmente quindi si trover\u00e0 a dover confrontare la propria idea a punti di vista differenti. Inoltre, qualora si trovi di fronte alla terribile sfida di dover provare a convincere qualcuno che la pensi diversamente, pur con tutta la buona volont\u00e0 di schivare insulti e analfabetismi funzionali, si sente frustrato dai limiti della parola scritta e dalle possibilit\u00e0 dialettiche di un dibattito fatto di commenti postati.<br \/>\nNon soltanto il dialogo quindi va a farsi benedire, insieme alla possibilit\u00e0 di trovare un compromesso ed una soluzione concreta, ma risulta difficile frenare tutta una serie di mensogne che vengono diffuse con una facilit\u00e0 disarmante, il cui argine pu\u00f2 essere soltanto un fortissimo spirito critico di fronte all&#8217;informazione fornito dall&#8217;educazione.<\/p>\n<p>In secondo luogo la politica si \u00e8 spostata sulla rete ed ha sgonfiato la pericolosit\u00e0 delle piazze e delle strade come luogo di conflitto sociale. Le manifestazioni, i cortei e gli scontri diminuiscono per lasciare spazio al facile sdegno su internet. Le piazze sembrano perdere il loro valore di termometro delle conflittualit\u00e0 sociali, annegate nell&#8217;individualismo del rapporto tra persona e tastiera.<br \/>\nQuesto non vuol dire che la violenza sia scomparsa, ma assume forme diverse: basta scorrere i commenti a qualsiasi notizia di natura politica, sopratutto qualora tocchi temi divisivi come il femminismo, l&#8217;omosessualit\u00e0, il razzismo. Deresponsabilizzati dallo schermo, la persona, nel senso etimologico del termine, pu\u00f2 portare la maschera dell&#8217;odio e scaricarsi delle proprie personali frustrazioni per i bisogni non soddisfatti o repressi, alimentando tutto il circolo vizioso al fine di, chi lo s\u00e0, farlo spendere ancora di pi\u00f9 in vista dell&#8217;euforia momentea del prossimo acquisto.<\/p>\n<p>In ultima analisi l&#8217;identit\u00e0 social, esattamente come nel caso dei nostri bisogni di spesa e dei cookies, permette a coloro che raccolgono i big data di percepire quali siano i temi e le idee politiche che gli elettori prediligono, e quindi di influenzare le elezioni come avvenuto nel caso delle presidenziali americane e di Cambridge Analytica. \u00ab\u00a0Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libert\u00e0 prevale nella civilt\u00e0 industriale avanzata, segno del progresso tecnico\u00a0\u00bb citando sempre Marcuse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per quanto concerne invece la capacit\u00e0 di fiaccare ogni capacit\u00e0 critica, questo sistema tecnologico \u00e8 totalizzante poich\u00e9 ha messo in discussione il principio di &#8220;verit\u00e0 scientifica&#8221;, attraverso la moltiplicazione infinita di fonti, teorie ed opinioni. In un flusso continuo di informazioni e immagini, risulta sempre pi\u00f9 difficile distinguere ci\u00f2 che \u00e8 vero da ci\u00f2 che non lo \u00e8, cio che \u00e8 importante da ci\u00f2 che non lo \u00e8. La scuola \u00e8 chiamata ad un ruolo centrale.<br \/>\nIn questo senso i nuovi paradigmi educativi provenienti dai paesi scandinavi, se non sapientemente manipolati dagli addetti ai lavori, rischiano di alimentare la perdita di spirito critico dei futuri cittadini poich\u00e9 propugnano lo sviluppo di competenze che tendono a rendere l&#8217;individuo un esecutore di compiti, pronto per il mercato del lavoro, non un cittadino che guarda il mondo attravero lo spirito critico, capace non solo di rispondere alle domande ma anche di porne di nuove a s\u00e9 stesso e agli altri.<\/p>\n<p>E&#8217; pacifico che l&#8217;incapacit\u00e0 critica porti alla creazione non di cittadini bens\u00ec di sudditi affamati di facili spiegazioni e complottismi, nonostante ma anche in ragion del fatto, che ci troviamo nell&#8217;epoca dell&#8217;apparentemente facile fruibilit\u00e0 del sapere. Ma l&#8217;incapacit\u00e0 di selezionare e valutare con spirito critico il sapere, unita ad una mancata conoscenza degli strumenti per leggere il presente (Storia) porta ad una perdita completa dei punti di riferimento. Il centro decisionale si sposta cos\u00ec dalla &#8220;testa&#8221; alla &#8220;pancia&#8221;.<\/p>\n<p>Per questa ragione sui social sta avvenendo uno scontro politico-generazionale tra presunti detentori del sapere e coloro che invece questo sapere vogliono metterlo in discussione.<\/p>\n<p>Da un lato, veri e propri squadristi dell&#8217;odio hanno iniziato a bersagliare la classe dominante e i suoi valori, credendo che ci sia un piano superiore a causa dei propri mali.<br \/>\nDall&#8217;altro, qualora si propongono domande o nuove ipotesi, la facile categorizzazione in un fatto come &#8220;complottista&#8221; cala come una scure delegittimando a priori il contenuto di qualsivoglia proposta. Si pensi ad esempio alla divertente arroganza con cui il professor Burioni bastona i commenti dei &#8220;no vax&#8221; affermando che la scienza non \u00e8 democratica. Nel caso specifico sia ben inteso che le evidenze scientifiche non possono essere messe in discussione attraverso i complottismi senza argomentazioni o prove, tuttavia quello che intendo sottolineare non \u00e8 il merito della vicenda ma il modo con cui la scienza si pone nei confronti della gente. Quel che \u00e8 certo \u00e8 che l&#8217;umilt\u00e0 non trova spazio presso nessuna delle due fazioni considerando che tra coloro che mettono in dubbio l&#8217;obbligatoriet\u00e0 dei vaccini alcuni si sono paragonati addirittura a Galileo.<br \/>\nIl rischio dell&#8217;atteggiamento dei Burioni \u00e8 quello di dimenticare di mettere in discussione la scienza che, per quanto non democratica, non \u00e8 sempre esatta: basterebbe ricordare tutti i grandi scienziati che firmarono il &#8220;manifesto della razza&#8221; nel 1938 per affermare che anche la scienza pu\u00f2 essere impiegata per scopi politici. In sintesi, va bene il senso critico e la scienza, ma un p\u00f2 di umile divulgazione piuttosto che &#8220;blastate&#8221; acchiappalike, aiuterebbe a pacificare il dibattito in rete.<\/p>\n<p>La nuova piazza, la rete, ha quindi amplificato uno scontro nei confronti di una classe dirigente che non riesce pi\u00f9 a diffondere i suoi valori e a colmare lo iato tra una cultura &#8220;mainstream&#8221; liberale e mondialista, definita da alcuni come &#8220;pensiero unico&#8221; da un lato, e un pensiero regressivo, identitario e qualunquista dall&#8217;altro. Questo scontro, visibile anche sul piano politico in tutti i paesi, affonda le radici sulla rete. La vecchia classe dirigente messa in discussione dai nuovi movimenti cosidetti &#8220;populisti&#8221; ha difficolt\u00e0 a tenere il passo con questo tipo di comunicazione.<\/p>\n<p>Renzi e Obama sono stati gli ultimi liberali ad esser riusciti a capire questo cambiamento e a cavalcare l&#8217;onda del social, ma il loro elettorato non \u00e8 lo stesso di quello che assiste ai tweet e ai post di Salvini e Trump che ormai assolvono alle stesse funzioni una volta svolte dalle conferenze stampa.<br \/>\nIl M5S attraverso Rousseau vi ha addirittura fondato un nuovo modo di fare politica, e di concepire la gestione del consenso (chiamarla democrazia sarebbe troppo). Salvini attraverso Twitter sta dettando una pseudoagenda di governo sfruttando la tecnica di Trump, di spararla sempre pi\u00f9 grossa con un doppio fine: quello di amplificare la propria voce attraverso i giornalisti e i media, quello di riempire un vuoto enorme sulle vere questioni.<\/p>\n<p>In sintesi l&#8217;alienazione che viviamo quotidianamente \u00e8 doppia: non solo quella dell&#8217;operaio di fronte alla societ\u00e0 industriale (per chi ha la fortuna di poter lavorare), ma anche quella sociale in lavoriamo per una industria telematica di cui curiamo l&#8217;arredamento e la costruzione del nostro profilo social. Non vendiamo soltanto il nostro lavoro, ma anche i nostri bisogni, imposti ed indotti dal condizionamento esterno ma ormai completamente integrati.<br \/>\nRifiutare la tecnologia sarebbe ipocrita ed inutile. Dubito che trover\u00f2 il coraggio di distruggere il cellulare come son riuscito invece a fare col tamagotchi. L&#8217;unica cosa che resta \u00e8 affidarsi all&#8217;immaginazione, come citava un vecchio slogan, l&#8217;immaginazione al potere. Nel sogno e nell&#8217;immaginazione, non intesi come evasione dal mondo reale, ma come realt\u00e0 in cui la nostra essenza, la nostra anima entra in contatto con noi, ci sono quegli elementi necessari a rompere lo specchio della realt\u00e0 virtuale e a trovare la capacit\u00e0 di svincolarsi dalla sua fortissima dipendenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ripercorrendo la mia vita e pensando a quale \u00e8 stato il momento in cui ho personalmente abbandonato il cammino della socialit\u00e0 reale per affidarmi a quello del legame virtuale, non sono riuscivo a trovare una risposta soddisfacente. 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