{"id":641012,"date":"2018-05-14T16:07:29","date_gmt":"2018-05-14T15:07:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=641012"},"modified":"2018-05-14T16:07:29","modified_gmt":"2018-05-14T15:07:29","slug":"nostro-vicino-nucleare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/05\/nostro-vicino-nucleare\/","title":{"rendered":"Il nostro vicino nucleare"},"content":{"rendered":"<p><strong>La grandeur a tempo di Brexit.<\/strong><\/p>\n<p>A partire dal 2019 il Regno Unito sar\u00e0 a tutti gli effetti fuori dall\u2019Unione europea. A dire il vero la sua adesione \u00e8 sempre stata alquanto ambigua e molto parziale considerato il mantenimento della sovranit\u00e0 monetaria e il reale collocamento strategico\/militare (pi\u00f9 spostato verso Usa e Commonwealth che interno all\u2019asse franco-tedesco europeo).<\/p>\n<p>Tuttavia, indipendentemente dal profilo sfuggente del Regno Unito, in Europa la politica estera comune non \u00e8 mai esistita: ogni Paese si fa gli affari suoi e dove necessario, li difende anche militarmente in concorrenza con gli altri. Questa \u00e8 ancora la realt\u00e0 materiale delle relazioni internazionali. E poco conta se dagli anni novanta si sia astrattamente creduto ad una presunta \u201cfine degli Stati\u201d a fronte dei fenomeni di globalizzazione e finanziarizzazione. Nella grande maggioranza dei casi, gli Stati stanno semplicemente dismettendo la loro funzione regolatrice per concentrarsi sulla funzione repressiva interna e di proiezione militare verso l\u2019esterno.<\/p>\n<p>Lo schema neocoloniale, in sintesi, rappresenta la versione aggiornata e perfezionata del colonialismo e dell\u2019imperialismo novecenteschi: multinazionali di bandiera e grandi banche &gt; ricerca scientifica e tecnologica &gt; professionalizzazione delle Forze Armate &gt; controllo dei mercati, della forza lavoro e delle materie prime.<\/p>\n<p>Si \u00e8 di fatto passati a pi\u00e8 pari dalla \u201ccivilizzazione\u201d della <em>Belle epoque<\/em> alla \u201cdemocratizzazione\u201d post \u201989 e la Francia, in questo senso, \u00e8 grande maestra.<\/p>\n<p>Se consideriamo il paniere delle devastanti aggressioni militari occidentali dell\u2019ultimo venticinquennio ogni Paese ha infatti partecipato o meno a seconda degli interessi materialmente in campo.<\/p>\n<p>Fa eccezione l\u2019Italia che si \u00e8 sempre indistintamente buttata nella mischia, a prescindere persino da qualsiasi valutazione di cos\u00ec detto interesse nazionale, per dimostrare \u201cresponsabilit\u00e0 e prestigio\u201d ovvero un imbarazzante servilismo nei confronti di Washington.<\/p>\n<p>La Brexit ha quindi consegnato alla Francia l\u2019indiscusso primato militare in Europa.<\/p>\n<p>Questo Paese \u00e8 infatti una media potenza militare, con potere di veto all\u2019Onu, con autonome capacit\u00e0 nucleari, con estesi interessi neocoloniali in Africa e in Medio oriente, con basi, avamposti e pezzi di \u201cterritorio nazionale\u201d in diversi continenti ed oceani e con conseguenti spiccate capacit\u00e0 di proiezione della forza militare.<\/p>\n<p><strong>Vive la <\/strong><strong>France (afrique)! <\/strong><\/p>\n<p>La cos\u00ec detta <em>Fran\u00e7afrique <\/em>\u00e8 ancora oggi il pilastro del neocolonialismo francese e della sua stessa grandezza economico\/militare.<\/p>\n<p>Dopo aver perso Laos, Cambogia e Vietnam nel 1954, la Francia perde anche la pi\u00f9 prossima Algeria nel 1962 dopo quattro anni di guerra di sterminio: almeno 300.000 algerini vennero uccisi e circa 3.000.000 deportati in campi di prigionia, a fronte di una popolazione complessiva di dieci milioni.<\/p>\n<p>E\u2019 proprio nel bel mezzo di questa guerra che il generale De Gaulle (presidente della repubblica nel decennio \u201959-\u201969) comprende che il vecchio colonialismo andava rapidamente sostituito con qualcosa di nuovo, pi\u00f9 accettabile per l\u2019opinione pubblica ma soprattutto che potesse scongiurare la perdita totale del controllo francese sulle sue stesse colonie.<\/p>\n<p>Nel 1960 De Gaulle concede unilateralmente l\u2019indipendenza a tutte le colonie africane francofone e contemporaneamente crea le cos\u00ec dette \u201creti Foccart\u201d, composte da soggetti economici, politici, militari e dei servizi segreti. Lo scopo di queste reti politico-affaristiche era quello di controllare direttamente due grandi risorse strategiche come le materie prime e i nuovi fondi per lo sviluppo.<\/p>\n<p>La Francia, per presidiare questo controllo nel tempo, ha utilizzato sia la finanza che le forze armate: da una parte l\u2019imposizione del franco CFA (il cos\u00ec detto franco africano) come moneta direttamente convertibile con quella della \u201cmadre patria\u201d e dall\u2019altro il mantenimento di basi militari con annessa \u201ccooperazione\u201d ossia addestramento e controllo degli eserciti locali.<\/p>\n<p>Dopo quasi sessant\u2019anni la Francia \u00e8 ancora presente nella <em>Fran\u00e7afrique <\/em>con multinazionali, banche, basi e forze armate, mercenari ma soprattutto con il CFA, oggi convertito in euro.<\/p>\n<p>Il risultato di questa prodigiosa \u201cdecolonizzazione\u201d? Un pesante indebitamento di questi Paesi principalmente verso il sistema bancario francese, corruzione strutturale, sistematica perdita di controllo sulle risorse strategiche (tra cui petrolio e uranio), disastri ambientali, l\u2019assenza di qualsiasi prospettiva di sviluppo, migrazioni disumane.<\/p>\n<p><strong>Libia insidiosa<\/strong><\/p>\n<p>La pretestuosa aggressione alla Libia nel 2011, di cui la Francia fu promotrice e capofila (insieme al Regno unito), \u00e8 stata un chiaro esempio di \u201cdifesa\u201d della propria area di interesse strategico. Nel caso della Libia si \u00e8 trattato principalmente di neutralizzare il progetto di Gheddafi di mettere in gioco le ingenti riserve auree, il petrolio e il gas libico per costruire una moneta panafricana (e un sistema bancario) che potesse insidiare il CFA tuttora in uso nella <em>Fran\u00e7afrique<\/em>.<\/p>\n<p>Anche in altri Paesi si \u00e8 tentata la strada dell\u2019indipendenza economica ma \u00e8 chiaro che la <em>grandeur <\/em>non pu\u00f2 stare in piedi senza il pilastro della <em>Fran\u00e7afrique<\/em><em>:<\/em> pi\u00f9 della met\u00e0 degli 87 colpi di stato che si sono susseguiti nel continente africano negli ultimi 50 anni si sono verificati nell\u2019Africa francofona.<\/p>\n<p>E proprio l\u2019Africa, in particolare quella centro-occidentale, sembra essere diventata ultimamente il terreno di una ricomposizione di interessi a livello di alcuni Paesi dell\u2019eurozona. Da quando il franco francese \u00e8 scomparso, il CFA \u00e8 stato infatti agganciato all\u2019euro mantenendo il sistema bancario francese come centro drenante dei capitali provenienti dalla <em>Fran\u00e7afrique<\/em>.<\/p>\n<p>La convertibilit\u00e0 CFA\/euro ha portato con s\u00e9 almeno due conseguenze importanti: la prima \u00e8 che i Paesi sottoposti a questa sorta di vessazione finanziaria hanno sviluppato economie dipendenti dalle importazioni europee e con una capacit\u00e0 d\u2019acquisto della popolazione strutturalmente depressa; la seconda \u00e8 che la Francia non pu\u00f2 pi\u00f9 sostenere l\u2019esclusiva.<\/p>\n<p>Ecco spiegato come mai, dal 2015, la Germania ha inviato in Mali un suo contingente che conta oggi pi\u00f9 di mille soldati mentre l\u2019Italia ha tentato maldestramente d\u2019inviare il suo in Niger nel quadro della cos\u00ec detta \u201cCoalizione per il Sahel\u201d lanciata dal governo Macron in un vertice a Parigi lo scorso 13 dicembre.<\/p>\n<p><strong>Il nuovo ruolo militare della Francia: verso il 2% del P.i.l.<\/strong><\/p>\n<p>Macron eredita da Hollande il rilancio del protagonismo francese nel continente africano. Parigi intende infatti consolidare la presenza militare in Africa dalla Costa Atlantica fino all&#8217;Oceano Indiano, dal Senegal a Gibuti, passando per il Sahel e quindi ricongiungersi con altre basi e avamposti gi\u00e0 presenti nei due oceani. Questa visione strategica espansionista, aggressiva e molto ambiziosa richiede un concorso negli \u201coneri per la sicurezza\u201d che la Germania offre gi\u00e0 da anni.<\/p>\n<p>La capacit\u00e0 di proiezione globale (condivisa come piattaforma con gli alleati) offre all\u2019industria bellica francese prospettive senza fine.<\/p>\n<p>Il ruolo di capofila richiede per\u00f2 alla Francia (e a tutti i francesi) un forte aumento della spesa militare: con la nuova Legge di Programmazione Militare (<a href=\"https:\/\/www.defense.gouv.fr\/portail\/enjeux2\/la-lpm-2019-2025\/le-dossier\/la-lpm-2019-2025-le-dossier\">LPM 2019-2025<\/a>), Macron intende stanziare la somma di 295 miliardi di euro, ben 105 miliardi in pi\u00f9 rispetto al quinquennio precedente.<\/p>\n<p>L\u20198 febbraio scorso, nel presentare la LPM il ministro della difesa Parly ha giustificato questo forte aumento definendolo \u201c<em>\u2026necessario per mantenere l\u2019influenza globale della Francia ed intervenire in ogni luogo del globo in cui vengano minacciati gli interessi della Nazione e la stabilit\u00e0 internazionale\u2026<\/em>\u201d (RID, aprile 2018, pag.68).<\/p>\n<p>Il piano ha l\u2019ambizione di garantire \u201cl\u2019autonomia strategica\u201d nazionale ed europea. Oltre alle nuove acquisizioni (sommergibili nucleari, fregate, droni, satelliti, aerei ed elicotteri) la LPM prevede un corposo aumento del personale: 6.000 unit\u00e0 per le forze armate di cui 1.500 per i servizi segreti e 1.000 operatori per la cybersicurezza pi\u00f9 750 funzionari da impiegare nella \u201cdivisione vendite\u201d nella <em>Direction G\u00e9n\u00e9rale de l\u2019Armement<\/em>.<\/p>\n<p>In Francia infatti \u00e8 lo stesso governo ad occuparsi dell\u2019export dei prodotti dell\u2019industria bellica nazionale, dalle pistole ai caccia.<\/p>\n<p>Un servizio che secondo Alessandro Profumo (a.d Leonardo), anche lo Stato italiano dovrebbe fornire all\u2019industria bellica nostrana per avere maggiore rappresentativit\u00e0 di fronte alla domanda <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/finanza-e-mercati\/2018-01-30\/profumo-leonardo-ha-ritrovato-strada-crescita-l-america-resta-centrale-135320.shtml?uuid=AEYlwkqD%2525250Ahttp:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/finanza-e-mercati\/2018-01-30\/profumo-leonardo-ha-ritrovato-strada-crescita-l-america-resta-centrale-135320.shtml?uuid=AEYlwkqD\">internazionale<\/a>.<\/p>\n<p>La Francia intende inoltre aggiornare la sua capacit\u00e0 nucleare: la LPM stanzia 25 miliardi di euro in cinque anni per conferire ai caccia Rafale capacit\u00e0 di bombardamento, sviluppare un nuovo missile balistico intercontinentale e un nuovo sommergibile con capacit\u00e0 di lancio.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 dubbio che la <em>grandeur<\/em> stia attraversando una fase di poderoso slancio, favorita dalla Brexit e sostenuta dalla <a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/01\/pe-s-co-n-t-istantanea-un-bluff\/\">Pesco<\/a>.<\/p>\n<p>La nuova Legge di Programmazione Militare, che vorrebbe garantire l\u2019\u201dautonomia strategica\u201d attraverso la difesa degli interessi della nazione, fa il paio con la dichiarata intenzione di raggiungere, entro il 2025, la soglia del 2% del p.i.l per le spese militari.<\/p>\n<p>In questo modo il governo Macron persegue l\u2019intenzione di dirigere lo scomposto neocolonialismo europeo con il ruolo di capofila militare-industriale e nucleare. Per il momento, sempre all\u2019ombra della Nato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La grandeur a tempo di Brexit. A partire dal 2019 il Regno Unito sar\u00e0 a tutti gli effetti fuori dall\u2019Unione europea. 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Nel 1992, appena diciottenne, vede per la prima volta la guerra in faccia a Mostar (Bosnia Erzegovina) seguendo come volontario civile una carovana della campagna Dai Ruote alla Pace. Colpito dal \u201cmal di Jugoslavia\u201d segue per il Consorzio italiano di Solidariet\u00e0 vari progetti rivolti alla popolazione colpita dalla guerra nella riva est della citt\u00e0 dove ha vissuto a pi\u00f9 riprese e in pianta stabile tutte le condizioni dell\u2019assedio Ustascia: assenza di elettricit\u00e0 e acqua corrente. Lavora per l\u2019Unhcr tra Belgrado e Budapest nel quadro di un programma per il rifornimento di combustibili verso campi profughi ed ospedali nel lungo periodo dell\u2019embargo sulla Serbia. Studia la storia ed acquisisce il metodo materialista dialettico che gli fa comprendere come la guerra stessa sia un articolato e lucroso processo produttivo. Abbandona quindi il campo umanitario per impegnarsi nella lotta aperta al neocolonialismo e a quella che definisce \u201cprivatizzazione della guerra\u201d. E\u2019 stato co-redattore della rivista telematica Intermarx e del bollettino di controinformazione Quemada. Dal 2009 al 2014 \u00e8 stato assessore all\u2019ambiente, attivit\u00e0 produttive e politiche sociali del comune di Tramonti di Sotto (PN) per cui ha seguito interventi di sostenibilit\u00e0 ambientale e rilancio di produzioni locali di qualit\u00e0. Ha pubblicato vari articoli e saggi sulle riviste Giano, Guerre e Pace, AlternativeEuropa sui temi della corsa agli armamenti, dei nazionalismi, delle multinazionali, della storia della Jugoslavia socialista. Ha collaborato con Il Manifesto e Le Monde Diplomatique e scrive per il quotidiano on-line FriuliSera. Per l\u2019editore KappaVu ha curato i libri \u201cSe dici guerra\u2026basi militari, tecnologie, profitti\u201d \u201cFrammenti sulla guerra. Industria e neocolonialismo in un mondo multipolare\u201d. Attualmente segue per Rifondazione Comunista le questioni legate alla corsa agli armamenti, all\u2019industria bellica, alla belligeranza permanente. E\u2019 stato carpentiere, pizzaiolo, conducente di scuolabus, operaio edile, gestore di attivit\u00e0 ricettive. Le sue passioni sono l'alpinismo, la pesca in apnea, la falegnameria e la fotografia. Crede fermamente che la vera utopia sia pensare, come umanit\u00e0, di poter sopravvivere all\u2019attuale modo di produrre e consumare. In questo senso si sente un inguaribile anticapitalista.\",\"url\":\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/author\/gregorio-piccin\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Il nostro vicino nucleare","description":"La grandeur a tempo di Brexit. A partire dal 2019 il Regno Unito sar\u00e0 a tutti gli effetti fuori dall\u2019Unione europea. 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Nel 1992, appena diciottenne, vede per la prima volta la guerra in faccia a Mostar (Bosnia Erzegovina) seguendo come volontario civile una carovana della campagna Dai Ruote alla Pace. Colpito dal \u201cmal di Jugoslavia\u201d segue per il Consorzio italiano di Solidariet\u00e0 vari progetti rivolti alla popolazione colpita dalla guerra nella riva est della citt\u00e0 dove ha vissuto a pi\u00f9 riprese e in pianta stabile tutte le condizioni dell\u2019assedio Ustascia: assenza di elettricit\u00e0 e acqua corrente. Lavora per l\u2019Unhcr tra Belgrado e Budapest nel quadro di un programma per il rifornimento di combustibili verso campi profughi ed ospedali nel lungo periodo dell\u2019embargo sulla Serbia. Studia la storia ed acquisisce il metodo materialista dialettico che gli fa comprendere come la guerra stessa sia un articolato e lucroso processo produttivo. Abbandona quindi il campo umanitario per impegnarsi nella lotta aperta al neocolonialismo e a quella che definisce \u201cprivatizzazione della guerra\u201d. E\u2019 stato co-redattore della rivista telematica Intermarx e del bollettino di controinformazione Quemada. Dal 2009 al 2014 \u00e8 stato assessore all\u2019ambiente, attivit\u00e0 produttive e politiche sociali del comune di Tramonti di Sotto (PN) per cui ha seguito interventi di sostenibilit\u00e0 ambientale e rilancio di produzioni locali di qualit\u00e0. Ha pubblicato vari articoli e saggi sulle riviste Giano, Guerre e Pace, AlternativeEuropa sui temi della corsa agli armamenti, dei nazionalismi, delle multinazionali, della storia della Jugoslavia socialista. Ha collaborato con Il Manifesto e Le Monde Diplomatique e scrive per il quotidiano on-line FriuliSera. Per l\u2019editore KappaVu ha curato i libri \u201cSe dici guerra\u2026basi militari, tecnologie, profitti\u201d \u201cFrammenti sulla guerra. Industria e neocolonialismo in un mondo multipolare\u201d. Attualmente segue per Rifondazione Comunista le questioni legate alla corsa agli armamenti, all\u2019industria bellica, alla belligeranza permanente. E\u2019 stato carpentiere, pizzaiolo, conducente di scuolabus, operaio edile, gestore di attivit\u00e0 ricettive. Le sue passioni sono l'alpinismo, la pesca in apnea, la falegnameria e la fotografia. Crede fermamente che la vera utopia sia pensare, come umanit\u00e0, di poter sopravvivere all\u2019attuale modo di produrre e consumare. 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