{"id":626796,"date":"2018-04-17T15:51:42","date_gmt":"2018-04-17T14:51:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=626796"},"modified":"2018-04-17T15:51:42","modified_gmt":"2018-04-17T14:51:42","slug":"rapporto-di-amnesty-international-donne-irachene-discriminate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/04\/rapporto-di-amnesty-international-donne-irachene-discriminate\/","title":{"rendered":"Rapporto di Amnesty International su donne irachene discriminate"},"content":{"rendered":"<p>Secondo un rapporto diffuso oggi da Amnesty International, donne e bambine sospettate di avere legami col gruppo armato \u201cStato islamico\u201d non ricevono aiuti umanitari, non possono tornare a casa e subiscono in gran numero violenza sessuale.<\/p>\n<p>Il rapporto, intitolato &#8220;Le condannate: donne e bambine isolate, intrappolate e sfruttate in Iraq&#8221;, rivela l\u2019enorme discriminazione praticata dalle forze di sicurezza, dal personale dei campi profughi e dalle autorit\u00e0 locali nei confronti delle donne sospettate di essere affiliate allo \u201cStato islamico\u201d.<br \/>\nAmnesty International ha rilevato che in tutti gli otto campi profughi visitati \u00e8 stato praticato lo sfruttamento sessuale.<\/p>\n<p>\u201cLa guerra contro lo \u2018Stato islamico\u2019 sar\u00e0 pure finita ma la sofferenza dei civili iracheni no. Donne e bambine sospettate di avere legami con lo \u2018Stato islamico\u2019 vengono punite per reati che non hanno commesso\u201d, ha dichiarato Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche sul Medio Oriente di Amnesty International.<\/p>\n<p>\u201cCacciate dalle loro comunit\u00e0, queste persone non sanno dove andare e a chi rivolgersi. Sono intrappolate nei campi, ostracizzate e private di cibo, acqua e altri aiuti essenziali. Questa umiliante punizione collettiva rischia di gettare le basi per ulteriore violenza e non aiuta in alcun modo a costruire quella pace giusta e duratura che gli iracheni desiderano disperatamente\u201d, ha proseguito Maalouf.<\/p>\n<p>Il rapporto di Amnesty International illustra la sofferenza di migliaia di nuclei familiari guidati da donne costrette a badare a s\u00e9 stesse e ai propri figli nei campi profughi dopo che i loro parenti maschi sono stati uccisi, sottoposti ad arresti arbitrari o fatti sparire durante la fuga dalle zone una volta controllate dallo \u201cStato islamico\u201d a Mosul e nei dintorni.<\/p>\n<p>In molti casi, il \u201creato\u201d commesso dagli uomini \u00e8 stato quello di fuggire dalle roccaforti dello \u201cStato islamico\u201d, di avere un nome simile a quelli presenti nelle discutibili liste dei ricercati o di aver lavorato per conto dello \u201cStato islamico\u201d come cuoco o autista.<\/p>\n<p><strong>Isolate e sfruttate sessualmente<\/strong><br \/>\nDalle ricerche di Amnesty International \u00e8 emerso che le donne e le bambine presenti nei campi profughi non ricevono cibo e cure mediche a causa dei loro presunti legami con lo \u201cStato islamico\u201d.<\/p>\n<p>Inoltre, questi gruppi familiari non ottengono carte d\u2019identit\u00e0 o altri documenti necessari per poter lavorare e muoversi liberamente. Almeno un campo \u00e8 di fatto un centro di detenzione, poich\u00e9 a quelle famiglie viene impedito di uscire.<\/p>\n<p>Disperate e isolate, le donne corrono elevati rischi di essere sfruttate sessualmente da parte delle forze di sicurezza, del personale armato dei campi e da miliziani presenti all\u2019interno e all\u2019esterno di quelle strutture. In ciascuno degli otto campi visitati, Amnesty International ha incontrato donne costrette o spinte ad avere rapporti sessuali in cambio di denaro, aiuti e protezione.<\/p>\n<p>Queste donne rischiano anche di essere stuprate. Quattro di loro hanno riferito ad Amnesty International di aver assistito a stupri o di aver sentito le urla di una donna, in una tenda vicina, stuprata a turno da uomini armati, personale del campo o profughi di sesso maschile.<\/p>\n<p>\u201cDana\u201d, 20 anni, ha raccontato di aver subito numerosi tentativi di stupro e di ricevere costanti pressioni da un uomo della sicurezza per avere rapporti sessuali: &#8220;Siccome mi considerano alla stregua di un combattente dello \u2018Stato islamico\u2019, mi stupreranno e mi rimanderanno in tenda. Vogliono far vedere a tutti quello che possono farmi, privarmi dell\u2019onore. Non mi sento al sicuro nella tenda. Vorrei una porta da poter chiudere e delle pareti intorno a me. Ogni notte dico a me stessa che \u00e8 la notte in cui morir\u00f2\u201d.<\/p>\n<p>Molte delle donne incontrate da Amnesty International nei campi profughi hanno espresso timore per la loro sicurezza:<br \/>\n\u201cA causa della loro presunta affiliazione allo \u2018Stato islamico\u2019 queste donne stanno subendo trattamenti discriminatori e disumanizzanti da parte di personale armato che opera nei campi. In altre parole, coloro che dovrebbero proteggerle diventano predatori\u201d, ha commentato Maalouf.<\/p>\n<p>\u201cIl governo iracheno deve dimostrare di fare sul serio quando parla di porre fine alle violenze contro le donne nei campi profughi. Deve processare i responsabili e impedire agli uomini armati di entrare all\u2019interno dei campi\u201d, ha sottolineato Maalouf.<\/p>\n<p><strong>Nessun posto dove andare<\/strong><br \/>\nIn diverse parti dell\u2019Iraq, le autorit\u00e0 locali e tribali hanno vietato il ritorno delle donne e dei propri figli sospettati di avere legami con lo \u201cStato islamico\u201d, che in questo modo restano intrappolati nei campi profughi.<\/p>\n<p>Coloro che sono riuscite a tornare a casa rischiano sgomberi forzati, sfollamenti, saccheggi, intimidazioni, molestie e minacce sessuali. In alcuni casi, le loro abitazioni sono state marchiate con la scritta \u201cDaeshi\u201d (il nome arabo dello \u201cStato islamico\u201d). In seguito sono state distrutte o non hanno pi\u00f9 ricevuto elettricit\u00e0, acqua e ulteriori forniture.<\/p>\n<p>\u201cA volte mi chiedo: perch\u00e9 non sono morta in un attacco aereo? Ho cercato di suicidarmi, mi sono versata addosso del cherosene ma prima di darmi fuoco ho pensato a mio figlio. Sono come in una prigione, completamente sola, senza mio marito, senza mio padre, senza pi\u00f9 nessuno\u201d, ha raccontato \u201cMaha\u201d.<\/p>\n<p>La situazione per le donne come \u201cMaha\u201d rischia persino di peggiorare dato che i finanziamenti internazionali per la crisi umanitaria in Iraq si stanno riducendo notevolmente.<\/p>\n<p>Con l\u2019approssimarsi delle elezioni parlamentari di maggio, le persone presenti nei campi profughi sono sollecitate ad andarsene per l\u2019asserita intenzione del governo iracheno di chiuderli e ristrutturarli.<\/p>\n<p>\u201cLe autorit\u00e0 irachene devono assicurare che nei campi profughi le famiglie sospettate di legami con lo \u2018Stato islamico\u2019 abbiano uguale accesso agli aiuti umanitari, alle cure mediche e ai documenti d\u2019identit\u00e0 e possano tornare alle loro abitazioni senza temere intimidazioni, arresti o attacchi\u201d, ha dichiarato Maalouf.<\/p>\n<p>\u201cLe autorit\u00e0 irachene devono immediatamente porre fine alla prassi sistematica e diffusa di sottoporre a sparizione forzata uomini e ragazzi sospettati di avere legami con lo \u2018Stato islamico\u2019, che ha lasciato migliaia di mogli, madri, figlie e figli in una situazione disperata\u201d, ha proseguito Maalouf.<\/p>\n<p>\u201cPer porre fine al velenoso ciclo di emarginazione e violenza che piaga l\u2019Iraq da decenni, il governo iracheno e la comunit\u00e0 internazionale devono impegnarsi a rispettare i diritti di tutti gli iracheni e di tutte le irachene senza discriminare. Altrimenti, non potranno esserci le condizioni per la riconciliazione nazionale e per una pace duratura\u201d, ha concluso Maalouf.<\/p>\n<p><strong>Ulteriori informazioni<\/strong><br \/>\nIl rapporto \u00e8 stato redatto sulla base di interviste a 92 donne presenti in otto campi rifugiati delle province di Ninive e Salah al-Din. I ricercatori di Amnesty International hanno intervistato anche 30 operatori umanitari nazionali e internazionali, 11 esponenti della direzione dei campi e nove funzionari o ex funzionari delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>Il rapporto \u201cLe condannate: donne e bambine isolate, intrappolate e sfruttate in Iraq\u201d \u00e8 online all\u2019indirizzo:<br \/>\n<a href=\"https:\/\/d21zrvtkxtd6ae.cloudfront.net\/public\/uploads\/2018\/04\/17131810\/report-iraq-2018.pdf\/2018\/04\/17131810\/report-iraq-2018.pdf\">https:\/\/d21zrvtkxtd6ae.cloudfront.net\/public\/uploads\/2018\/04\/17131810\/report-iraq-2018.pdf\/2018\/04\/17131810\/report-iraq-2018.pdf<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo un rapporto diffuso oggi da Amnesty International, donne e bambine sospettate di avere legami col gruppo armato \u201cStato islamico\u201d non ricevono aiuti umanitari, non possono tornare a casa e subiscono in gran numero violenza sessuale. 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