{"id":611473,"date":"2018-03-16T16:54:17","date_gmt":"2018-03-16T16:54:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=611473"},"modified":"2018-03-16T17:05:20","modified_gmt":"2018-03-16T17:05:20","slug":"attivisti-amnesty-denunciano-gravi-negligenze-nigeria-parte-shell-eni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/03\/attivisti-amnesty-denunciano-gravi-negligenze-nigeria-parte-shell-eni\/","title":{"rendered":"Attivisti di Amnesty denunciano gravi negligenze in Nigeria da parte di Shell e ENI"},"content":{"rendered":"<p>Un innovativo progetto di ricerca di Amnesty International ha rinvenuto le prove di gravi negligenze da parte delle aziende petrolifere Shell ed Eni, il cui approccio irresponsabile alle fuoriuscite di petrolio nel Delta del fiume Niger sta aggravando la crisi ambientale in quella regione della Nigeria.<\/p>\n<p>Attraverso il suo\u00a0<a href=\"https:\/\/decoders.amnesty.org\/projects\/decode-oil-spills\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">progetto decoder<\/a>, una innovativa piattaforma sviluppata da Amnesty International per condividere la ricerca sui diritti umani, l\u2019organizzazione ha attivato migliaia di suoi attivisti e sostenitori per raccogliere dati sulle fuoriuscite di petrolio nel Delta del Niger. Le conclusioni sono state analizzate dai ricercatori di Amnesty International e verificate da Accufacts, un organismo indipendente di esperti petroliferi.<\/p>\n<p>Sulla base dei dati pubblicamente disponibili, Amnesty International ha rilevato che Shell ed Eni impiegano settimane a reagire alle denunce di fuoriuscite e diffondono informazioni fuorvianti sull\u2019origine e la gravit\u00e0 delle fuoriuscite, col risultato che le comunit\u00e0 colpite possono non ricevere i risarcimenti dovuti.<\/p>\n<p>\u201cShell ed Eni sostengono di fare tutto il possibile per prevenire le fuoriuscite di petrolio. La ricerca dei Decoders suggerisce tuttavia altro: le aziende spesso ignorano per mesi le denunce di fuoriuscite. In un caso, l\u2019Eni \u00e8 intervenuta dopo oltre un anno. Il Delta del Niger \u00e8 uno dei luoghi pi\u00f9 inquinati della Terra ed \u00e8 incredibile come le aziende responsabili mostrino ancora questi livelli di negligenza\u201d, ha dichiarato Mark Dummett, ricercatore su imprese e diritti umani di Amnesty International.<\/p>\n<p>\u201cA peggiorare le cose \u00e8 il fatto che Shell ed Eni paiono pubblicare informazioni non credibili sulle cause e le dimensioni delle fuoriuscite. La popolazione del Delta del Niger paga da troppo tempo il prezzo della sconsideratezza di Shell ed Eni. Grazie ai Decoders, siamo un passo pi\u00f9 vicini all\u2019obiettivo di chiamare le due aziende a rispondere del loro operato\u201d, ha aggiunto Dummett.<\/p>\n<p>Al termine della sua ricerca, Amnesty International ha chiesto al governo nigeriano di riaprire le indagini su 89 fuoriuscite di petrolio.<\/p>\n<p><strong>La ricerca dei Decoders\u00a0<\/strong><br \/>\nI Decoders hanno raccolto informazioni sui contenuti dei rapporti che Shell ed Eni pubblicano ogni volta che si recano sul luogo dove \u00e8 avvenuta una fuoriuscita. Questi rapporti descrivono la probabile causa della fuoriuscita, la zona interessata e la dimensione dei danni, spesso includendo fotografie. Questi rapporti sono importanti dato che \u00e8 su questo che le aziende si basano per pagare i risarcimenti.<\/p>\n<p>Precedenti ricerche di Amnesty International avevano rivelato che le informazioni contenute in questi rapporti erano spesso inaccurate. Ad esempio, Shell sottostim\u00f2 enormemente la quantit\u00e0 di petrolio fuoriuscita tra il 2008 e il 2009 a Bodo, una citt\u00e0 di pescatori. Con l\u2019aiuto di Amnesty International, la comunit\u00e0 locale port\u00f2 Shell di fronte a un giudice e costrinse in questo modo l\u2019azienda ad ammettere la quantit\u00e0 reale di petrolio fuoriuscito e a versare un risarcimento di 55 milioni di sterline.<\/p>\n<p>Per aiutare altre comunit\u00e0 come Bodo, Amnesty International aveva bisogno di analizzare una grande quantit\u00e0 di dati pubblici sulle fuoriuscite e per questo ha chiesto aiuto ad attivisti di ogni parte del mondo: del progetto decoder sono entrate a far parte 3545 persone di 142 paesi, che hanno lavorato 1300 ore (l\u2019equivalente di otto mesi di lavoro di una persona a tempo pieno) rispondendo a 163.063 domande relative a rapporti e fotografie.<\/p>\n<p>Grazie all\u2019aiuto dei Decoders, Amnesty International ha potuto ottenere conferma su due questioni fondamentali:<\/p>\n<p><strong>Shell ed Eni pubblicano informazioni fuorvianti\u00a0<\/strong><br \/>\nDal 2011 Shell ha segnalato 1010 fuoriuscite, con 110.535 barili di petrolio (circa 17,5 milioni di litri) persi tra gli oleodotti e i pozzi che gestisce. Dal 2014 Eni ha segnalato 820 fuoriuscite, con 26.286 barili di petrolio (circa 4,1 milioni di litri) persi.<\/p>\n<p>Entrambe le aziende sostengono che la maggior parte delle fuoriuscite \u00e8 causata da furti e sabotaggi.<\/p>\n<p>Questa versione \u00e8 contestata dalle comunit\u00e0 del Delta del Niger, le quali non ottengono risarcimenti se le fuoriuscite sono attribuite ad attivit\u00e0 di terzi. Precedenti ricerche di Amnesty International avevano denunciato casi in cui le aziende avevano attribuito in modo errato le cause delle fuoriuscite.<\/p>\n<p>Per queste ragioni, Amnesty International ha chiesto ai Decoders di riesaminare e descrivere tutte le fotografie di fuoriuscite pubblicate da Shell ed Eni e di segnalare qualsiasi cosa che risultasse strana.<\/p>\n<p>In questo modo, i Decoders hanno identificato almeno 89 fuoriuscite (46 di Shell e 43 di Eni) in cui l\u2019attribuzione delle cause da parte delle due aziende suscita ragionevoli dubbi. Si tratta solo dei casi in cui la maggioranza dei Decoders \u00e8 giunta alla stessa conclusione.<\/p>\n<p>Ad esempio, i Decoders hanno evidenziato fotografie in cui le fuoriuscite, attribuite a furti, sembravano piuttosto prodotte dalla corrosione degli impianti. Se ci\u00f2 fosse confermato, potrebbe significare che decine di comunit\u00e0 colpite non hanno ricevuto i risarcimenti loro dovuti.<\/p>\n<p>Shell ed Eni non reagiscono con prontezza alle denunce di fuoriuscite<br \/>\nI regolamenti vigenti in Nigeria prevedono che le aziende debbano recarsi sul luogo di una fuoriuscita entro 24 ore dalla segnalazione.<\/p>\n<p>Dall\u2019analisi dei documenti aziendali, Shell ha rispettato quel termine temporale solo nel 26 per cento dei casi, mentre Eni lo ha fatto nel 76 per cento dei casi. La reazione di Shell si \u00e8 fatta sempre pi\u00f9 lenta, in coincidenza con la riduzione del numero di fuoriuscite riportate. In un caso, la visita sul luogo di una fuoriuscita \u00e8 avvenuta 252 giorni dopo.<\/p>\n<p>\u201cC\u2019\u00e8 un motivo per cui ci sono quei regolamenti: pi\u00f9 le aziende ci mettono a reagire alle fuoriuscite, pi\u00f9 aumenta il rischio che il petrolio finisca per inquinare le fonti alimentari e idriche. Shell lo sa bene. Di sicuro, se il loro petrolio inquinasse terreni in Europa, non si comporterebbero in un modo cos\u00ec irresponsabile\u201d, ha commentato Dummett.<\/p>\n<p>La reazione pi\u00f9 lenta sin qui documentata \u00e8 stata di Eni: 430 giorni per reagire a una fuoriuscita nello stato di Bayelsa. L\u2019azienda ha detto ad Amnesty International che il ritardo \u00e8 stato dovuto al mancato permesso, da parte della comunit\u00e0 locale, di visitare il sito, anche se all\u2019epoca quell\u2019informazione non fu fornita. Quanto finalmente l\u2019azienda si \u00e8 recata sul posto, ha calcolato la quantit\u00e0 di petrolio fuoriuscito misurando l\u2019area contaminata in modo visibile: quattro barili.<\/p>\n<p>Amnesty International ha consultato gli esperti di Accufacts, secondo i quali questo dato non \u00e8 credibile e c\u2019\u00e8 un problema rispetto al modo in cui la fuoriuscita \u00e8 stata calcolata.<\/p>\n<p>\u201cLa risibile affermazione di Eni, secondo la quale nel corso di un anno la fuoriuscita si sarebbe limitata a quattro barili, dimostra quanto ci sia bisogno di regolamenti pi\u00f9 efficaci. Il petrolio che si diffonde in terre paludose e nei fiumi diventa rapidamente invisibile ma questo non significa che faccia meno danni. Una rapida valutazione a occhio non rappresenta una misurazione accurata dell\u2019inquinamento ed \u00e8 probabile che questo approccio sottovalutativo sia stato applicato in modo generalizzato\u201d, ha sottolineato Dummett.<\/p>\n<p>\u201cConsideriamo l\u2019operato di Shell ed Eni in Nigeria volutamente irresponsabile e dunque intenzionalmente negligente: non operare nel rispetto delle leggi del paese e delle buone pratiche sta avendo un impatto devastante sui diritti umani delle comunit\u00e0 del Delta del Niger\u201d, ha proseguito Dummett.<\/p>\n<p>\u201cI Decoders sono la miglior espressione del potere delle persone. Mettendo a disposizione pochi minuti del loro tempo, ci stanno aiutando a chiamare queste aziende a rispondere del loro operato\u201d, ha concluso Dummett.<\/p>\n<p><strong>Raccomandazioni\u00a0<\/strong><br \/>\nAmnesty International presenter\u00e0 le sue conclusioni al governo della Nigeria, chiedendogli di rafforzare in modo significativo la normativa relativa alle aziende petrolifere che operano nel paese, ad esempio garantendo che l\u2019agenzia governativa sulle fuoriuscite (Nosdra) abbia gli strumenti per ottenere dalle aziende assicurazioni che prenderanno tutte le misure possibili per prevenire o bonificare le fuoriuscite.<\/p>\n<p>Gli stati di riferimento di Shell (Regno Unito e Olanda) ed Eni (Italia) hanno a loro volta un ruolo importante da giocare. Dovrebbero assistere maggiormente il governo nigeriano e adottare norme che impegnino le due aziende ad adottare misure di due diligence in materia di diritti umani.<\/p>\n<p><strong>Ulteriori informazioni<\/strong><br \/>\nPrima di pubblicare le sue conclusioni, Amnesty International ha scritto a Shell ed Eni fornendo loro tutte le opportunit\u00e0 per replicare. L\u2019organizzazione ha esaminato le risposte ottenute e aggiornato, quando necessario, le sue conclusioni.<\/p>\n<p>Shell ha replicato che le informazioni di Amnesty International sono false, prive di merito e non tengono conto della complessit\u00e0 dell\u2019ambiente in cui opera l\u2019azienda.<\/p>\n<p>Eni ha respinto le conclusioni secondo le quali non prende immediate misure per prevenire l\u2019inquinamento o fornisce informazioni non credibili o fuorvianti.<br \/>\nLe due repliche sono disponibili al link:\u00a0<a href=\"https:\/\/amnesty.box.com\/s\/7uc34ytia39xsilrv125jfwnazlggpph\">https:\/\/amnesty.box.com\/s\/7uc34ytia39xsilrv125jfwnazlggpph\u00a0<\/a><\/p>\n<p>L\u2019appello da firmare in favore di Esther Kiobel, che si batte contro la Shell per ottenere giustizia per l\u2019uccisione del marito,\u00a0Barinem Kiobel, impiccato nel 1995 insieme a\u00a0Ken Saro Wiwa\u00a0e ad altri sette leader ogoni, \u00e8 online all\u2019indirizzo:<br \/>\n<a 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