{"id":61026,"date":"2013-07-13T23:23:51","date_gmt":"2013-07-13T22:23:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=61026"},"modified":"2013-07-13T23:27:54","modified_gmt":"2013-07-13T22:27:54","slug":"rivoluzione-siriana-intervista-a-noam-chomsky","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/07\/rivoluzione-siriana-intervista-a-noam-chomsky\/","title":{"rendered":"Rivoluzione siriana: intervista a Noam Chomsky"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/P6170704-600x450.jpg\" width=\"600\" height=\"450\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Una recente immagine di Chomsky (foto Pressenza di Isabel Garcia)<\/p><\/div>\n<p>di Noam Chomsky e Mohammad Attar<\/p>\n<p>Nel corso della sua recente visita a Beirut il pensatore e filosofo Noam Chomsky ha incontrato un gruppo di attivisti dei media, volontari e singoli individui indipendenti siriani attivi nelle sfere culturali ed economiche. Chomsky ha chiarito di essere venuto per ascoltarli, per prestare orecchio alle loro diverse idee sulla situazione attuale in Siria.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019incontro ho avuto l\u2019onore di intervistarlo. All\u2019inizio della nostra discussione ho affermato che la mia motivazione nel parlare con lui era di incoraggiarlo ad aprirsi ai siriani, a confrontarsi direttamente con loro sulle sue valutazioni della situazione nel loro paese, facendo seguito a una serie di interviste a giornali libanesi in cui aveva affrontato il tema attraverso il filtro delle priorit\u00e0 e dei pregiudizi politici di quegli stessi giornali. Tuttavia Chomksy, ora ottantenne, ha gentilmente insistito di essere qui per familiarizzarsi da vicino con il problema, piuttosto che per proporre sue conclusioni gi\u00e0 completamente raggiunte.<\/p>\n<p>La discussione ha spaziato sulle posizioni sottoscritte da Chomsky in precedenti interviste a proposito della sua visione della complessa situazione in Siria, del coinvolgimento di Hezbollah, delle posizioni statunitense e israeliana nei confronti della Siria rivoluzionaria e di altri temi collegati.<\/p>\n<p><i>Sul coinvolgimento di Hezbollah e la politica iraniana<\/i><\/p>\n<p><b><i>Qual \u00e8 la sua idea sul coinvolgimento non mascherato di Hezbollah in prima linea in Siria a sostegno delle forze del regime? Lei ha fatto delle dichiarazioni in cui ha detto di poter comprendere tale intervento. <\/i><\/b><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una differenza tra comprendere i motivi dell\u2019intervento e scusarlo. Per essere chiaro: niente pu\u00f2 giustificare il coinvolgimento di Hezbollah. Se mi fosse chiesto cosa credono allora offrirei la mia opinione a proposito di cosa credono, ma se mi si chiedesse cosa penso della loro decisione allora la mia idea, semplicemente e chiaramente, \u00e8 che non dovevano intervenire. Ma io non sono il loro consigliere spirituale e non hanno chiesto il mio consiglio.<\/p>\n<p>Tornando alla mia idea su ci\u00f2 che credono: se non fossero intervenuti ad al-Quseir allora sarebbe rimasta nelle mani dei combattenti dell\u2019opposizione e ci\u00f2, naturalmente, sarebbe stato una materializzazione del declino del potere del regime siriano e dunque una limitazione alle forniture che arrivano loro [a Hezbollah \u2013 n.d.t.] dall\u2019Iran. Inoltre sarebbe stato un simbolo del graduale declino della loro forza militare in confronto con Israele, che rappresenta il loro fondamentale pretesto per restare armati. Di nuovo, la mia scelta \u2013 che chiaramente non \u00e8 la scelta che loro hanno deciso \u2013 sarebbe stata di non intervenire in Siria lavorando nel frattempo per potenziare il loro ruolo di forza economica e sociale nel Libano, approcciando in tal modo il concetto di forza di deterrenza da un angolo diverso (un concetto che, secondo me, non significativo quanto molti tuttora presumono). Francamente, si presta scarsa attenzione a ci\u00f2 che avviene all\u2019interno di Israele e questo \u00e8 un grosso errore. Si afferma che la guerra del 2006 ha insegnato agli israeliani che qualsiasi futuro conflitto in Libano non dovrebbe essere basato su uno scontro terrestre prolungato con Hezbollah \u2013 che possiede un formidabile arsenale di missili \u2013 bens\u00ec piuttosto su un attacco rapido del tipo blitzkrieg mirato alla distruzione totale \u2026 forse a distruggere il Libano in due giorni. Il deterrente militare di Hezbollah non fermerebbe questo.<\/p>\n<p><b><i>Crede nella possibilit\u00e0 di un qualche cambiamento evidente nella politica estera dell\u2019Iran dopo l\u2019elezione di Hassan Rohani?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Rohani dispone di una gamma limitata di scelte, considerata l\u2019autorit\u00e0 del <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Velayat-e_faqih\">Velayat-e Faqih<\/a>, ma \u00e8 importante citare qui che la politica estera iraniana ha subito alcune modifiche negli anni recenti. Durante il governo di Khatami c\u2019\u00e8 stata una possibilit\u00e0 di avvicinamento all\u2019occidente, se quest\u2019ultimo avesse collaborato. E, per inciso, un accordo analogo sul problema del nucleare avrebbe potuto essere realizzato nel 2010 se gli Stati Uniti non lo avessero respinto all\u2019ultimo momento, nonostante l\u2019Iran avesse accettato la proposta avanzata dallo stesso Obama e appoggiata da Brasile e Turchia, che avrebbe visto l\u2019uranio iraniano a basso arricchimento immagazzinato in Turchia in cambio della consegna all\u2019Iran di uranio a forte arricchimento da parte dell\u2019Europa, un cambiamento di atteggiamento che ha irritato il Brasile all\u2019epoca. Parlando in generale credo che ci siano vie per ridurre la gravit\u00e0 dello scontro tra l\u2019Iran e l\u2019occidente, ma sono condizionate da due fattori: convincere le autorit\u00e0 religiose iraniane e l\u2019amministrazione statunitense.<\/p>\n<p><b><i>L\u2019Iran sta sfruttando la situazione siriana come un asso nella manica nei suoi negoziati con l\u2019occidente sul nucleare?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Non lo penso. Credo davvero che la crisi siriana sia un fardello per l\u2019Iran. Naturalmente non vuole che il regime cada: \u00e8 il suo ultimo alleato nella regione. Disgraziatamente la regione, nel suo complesso, si sta avviando a una crescente polarizzazione tra sciiti e sunniti e dunque \u00e8 probabile che l\u2019Iran continuer\u00e0 a sostenere il regime siriano sino alla fine.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Israele, Stati Uniti e atteggiamenti nei confronti della rivoluzione siriana<\/i><\/p>\n<p><b><i>Secondo lei, qual \u00e8 la vera posizione di Israele a proposito della rivoluzione siriana?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Israele non ha fatto nulla per indicare che sta cercando di abbattere il regime di Assad. Ci sono crescenti affermazioni che l\u2019occidente intende fornire armi all\u2019opposizione. Penso che ci\u00f2 sia molto fuorviante. La sostanza della questione \u00e8 che se gli Stati Uniti e Israele avessero interesse ad abbattere il regime siriano avrebbero a disposizione una quantit\u00e0 di misure da attuare prima di arrivare alla scelta di fornire armi. Tutte queste altre opzioni comprendono, ad esempio, l\u2019incoraggiamento statunitense a che Israele mobiliti le proprie forze lungo il confine settentrionale, una mossa che non causerebbe obiezioni da parte della comunit\u00e0 internazionale e che costringerebbe il regime a ritirare le proprie forze da numerose posizioni al fronte e allevierebbe la pressione sull\u2019opposizione. Ma questo non \u00e8 successo, e non succeder\u00e0, fintanto che Stati Uniti e Israele resteranno indisponibili ad abbattere il regime di Assad. Il regime pu\u00f2 non piacere loro ma ci\u00f2 nonostante \u00e8 un regime che \u00e8 molto abile nell\u2019accondiscendere alle loro richieste e qualsiasi alternativa ignota potrebbe dimostrarsi peggiore da questo punto di vista. Molto meglio, allora, stare a guardare mentre i siriani si combattono e si distruggono a vicenda.<\/p>\n<p><b><i>Il suo discorso afferma senza ambiguit\u00e0 che gli Stati Uniti e Israele non hanno alcun desiderio di veder cadere il regime e che le loro azioni sono determinate dal principio \u201cmeglio il male che si conosce\u201d. Come spiega una tesi opposta, diffusa da analisti e intellettuali, specialmente nei circoli della sinistra in Europa, negli Stati Uniti e nel mondo arabo, basata sull\u2019assunto di un complotto statunitense\/israeliano\/imperialista? Per alcuni la rivoluzione in Siria \u00e8 stata una cospirazione sin dall\u2019inizio. Per altri \u00e8 stata dirottata dalla cospirazione. <\/i><\/b><\/p>\n<p>Per molto tempo il mondo arabo e altri luoghi sono stati sede di storie e illusioni circa la potenza soprannaturale degli Stati Uniti, che controllano ogni cosa attraverso cospirazioni e complotti complessi. In questa visione del mondo tutto ci\u00f2 che avviene pu\u00f2 essere spiegato in termini di cospirazioni imperialiste. E\u2019 un errore. Indubbiamente gli Stati Uniti sono tuttora una grande potenza e sono capaci di influenzare gli eventi, ma non sono sempre in grado di manipolarli mediante cospirazioni complesse: ci\u00f2 supera davvero le loro capacit\u00e0. Naturalmente gli statunitensi a volte effettivamente provano a farlo, ma falliscono, anche. Quello che \u00e8 successo in Siria non \u00e8 oltre la nostra comprensione: \u00e8 cominciato come un movimento di protesta popolare e democratico che rivendicava riforme democratiche, ma invece di rispondergli in modo costruttivo, positivo, Assad ha reagito con una repressione violenta. Il normale esito di un simile corso d\u2019azione \u00e8 o una repressione riuscita delle proteste o, in caso contrario, la loro evoluzione e militarizzazione, e questo \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 successo in Siria. Quando un movimento di protesta entra in questa fase, assistiamo a dinamiche in gioco: di solito l\u2019ascesa alla guida degli elementi pi\u00f9 estremisti e brutali.<\/p>\n<p><i>La scelta tra armare l\u2019opposizione e negoziare<\/i><\/p>\n<p><b><i>Lei ha una posizione cauta sulle recenti dichiarazioni dell\u2019occidente a proposito di armare i combattenti dell\u2019opposizione. Perch\u00e9?<\/i><\/b><\/p>\n<p>E\u2019 collegata a una valutazione delle conseguenze. Ancora una volta, io credo che ci siano vie pi\u00f9 semplici che l\u2019occidente pu\u00f2 seguire prima di fare il salto agli aiuti militari; alcune di esse le ho appena citate ma comprendono anche l\u2019offerta di livelli accresciuti di aiuti umanitari. Se siamo seri, dobbiamo guardare alle conseguenze di un\u2019azione simile. Quale sar\u00e0 l\u2019esito a livello umanitario? La mia domanda \u00e8 pratica, non etica. La mia risposta non sarebbe dissimile dalle risposte offerte da altri osservatori che seguono la situazione da vicino in Siria, come Patrick Cockburn, che ha affermato che un passo simile non farebbe che intensificare lo scontro militare conservando lo stesso equilibrio tra gli schieramenti, perch\u00e9 gli alleati del regime \u2013 Russia, Iran e Iraq \u2013 continueranno a fare quello che hanno sempre fatto e forniranno al regime armamenti pi\u00f9 avanzati.<\/p>\n<p><b><i>Questa analisi si basa normalmente sul presupposto che la Russia fornir\u00e0 al regime armi avanzate, il che potrebbe sconvolgere l\u2019equilibrio (non dichiarato) di forza con Israele. Pensa che la Russia, pur sostenitrice del regime siriano, preferirebbe non compiere passi che possano minacciare la sicurezza di Israele?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Pu\u00f2 fornire alla Siria armamenti avanzati senza giungere al punto di minacciare realmente Israele. Non dimentichiamo che il regime potrebbe star usando armi chimiche. C\u2019\u00e8 ancora molta incertezza oggi su questo, ma \u00e8 una possibilit\u00e0 che si avverer\u00e0 inevitabilmente in futuro.<\/p>\n<p><b><i>Lei considera i negoziati, accompagnati da pressioni politiche e diplomatiche, come il modo migliore per costringere il regime a fare concessioni. Ma tra i siriani c\u2019\u00e8 una convinzione comunemente sostenuta che il regime non far\u00e0 mai nessuna concessione seria n\u00e9 negozier\u00e0 con l\u2019opposizione, anche se i rivoluzionari si trovassero sugli scalini del palazzo presidenziale. Gheddafi \u00e8 un esempio recente di tale atteggiamento.<\/i><\/b><\/p>\n<p>Posso essere d\u2019accordo con lei su questo. Tuttavia per costringere il regime a negoziare si deve cambiare la situazione in modo che sia costretto ad accettare. Un modo per farlo \u00e8 che Ginevra \u2013 con il consenso delle maggiori potenze \u2013 crei una situazione in cui il regime sia incoraggiato (o piuttosto costretto, cosa che possono ottenere se davvero vogliono) ad accettare una risoluzione basata su un periodo transitorio che spiani la via alle dimissioni finali di Assad. <b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>Tuttavia c\u2019\u00e8 preoccupazione che continuare a non armare l\u2019opposizione in modo organizzato ed entro una cornice chiara si traduca nel continuo controllo di certi individui e di certe autorit\u00e0 religiose nel Golfo sulla fornitura di armi a gruppi limitati \u2013 gli elementi pi\u00f9 estremisti \u2013 nei ranghi dell\u2019opposizione armata. Ci\u00f2 implicherebbe la continua emarginazione dei combattenti dell\u2019opposizione moderati. <\/i><\/b><\/p>\n<p>La sua domanda riguarda scelte tattiche estremamente limitate. Tutti vogliamo costringere Assad al tavolo dei negoziati e, da l\u00ec, a dimettersi, ma la domanda e come ottenere ci\u00f2. Il primo modo per farlo \u00e8 fornire armi all\u2019opposizione. Questa mossa con tutta probabilit\u00e0 produrrebbe un\u2019intensificazione del conflitto armato e aprirebbe la porta a un ulteriore aggiornamento e ampliamento [dei propri armamenti \u2013 n.d.t.] da parte del regime, portando a maggiori distruzioni e a una pi\u00f9 lunga permanenza del regime. Il secondo approccio consiste nel recarsi a Ginevra con la cooperazione delle maggiori potenze, Russia compresa, e costringere il regime ad accettare una tregua. Queste sono le opzioni di cui disponiamo.<\/p>\n<p><b><i>Ma crede che si potr\u00e0 far accettare il cambiamento al regime mediante negoziati?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Onestamente e obiettivamente riconosco che entrambe le opzioni hanno solo un\u2019esigua probabilit\u00e0 di riuscita. Ma si deve fare una scelta. Quale via intraprendere? Nessuna delle due opzioni \u00e8 l\u2019ideale ma, di nuovo, si deve pensare in termini di ci\u00f2 che \u00e8 effettivamente possibile. Io credo che si dovrebbe scegliere per prima la via del negoziato e, nel caso fallisse, passare poi alla seconda opzione diventa pi\u00f9 accettabile.<\/p>\n<p><b><i>Ma il tempo si misura in vite siriane. Stiamo parlando di recarsi a Ginevra sullo sfondo della situazione attuale in Siria e di impegnarsi in una lunga serie di negoziati. <\/i><\/b><\/p>\n<p>Il ragionamento opposto direbbe che molte vite siriano saranno perse scegliendo l\u2019altra opzione.<\/p>\n<p><b><i>C\u2019\u00e8 la difficolt\u00e0 di convincere i vasti strati della popolazione siriana che sono stati costretti a prendere le armi che la fornitura di armi dall\u2019estero non far\u00e0 che peggiorare le cose, con il regime che riceve massicci e continui aiuti dai suoi alleati. Pensa che la vera sfida non stia tanto nell\u2019accettare queste armi quanto nel bloccare chi fornisce le armi per guadagnare sostegno ai propri programmi?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Ancora una volta la domanda che mi turba \u00e8: quali sarebbero le conseguenze del compiere \u00a0un passo simile? Non \u00e8 solo questione di aumentare le perdite e le distruzioni ma di radicare l\u2019attuale rapporto di forza militare ad alto livello in Siria, con sempre pi\u00f9 armi disponibili, e tutto ci\u00f2 che implicherebbe per la Siria. Quanto alla sua osservazione sui programmi, \u00e8 tutto un altro problema. Cosa aspettarsi da un paese come l\u2019Arabia Saudita, ad esempio?<\/p>\n<p><i>Nonviolenza, militarizzazione e solidariet\u00e0 globale ai rivoluzionari siriani. <\/i><\/p>\n<p><b><i>I siriani oggi continuano a essere incolpati perch\u00e9 la resistenza armata ha un ruolo centrale in una rivoluzione le cui proteste erano pacifiche e sono rimaste tali nei primi mesi. Pensa che i siriani avessero scelte diverse ma se le siano lasciate sfuggire?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Non penso che i siriani abbiano compiuto una scelta. E\u2019 successo in seguito alla reazione repressiva del regime di Assad. I siriani potevano arrendersi o prendere le armi. Incolparli \u00e8 simile a dire che i vietnamiti fecero un errore reagendo con la forza quando il governo sostenuto dagli Stati Uniti cominci\u00f2 ad attuare massacri. Certo, i vietnamiti fecero la scelta di armarsi, ma l\u2019alternativa era accettare altri massacri. Non \u00e8 una critica seria.<\/p>\n<p><b><i>I siriani provano sentimenti di amarezza per la mancanza di un\u2019effettiva solidariet\u00e0 con il loro movimento. Non parlo qui dei governi e dei politici, ma dei cittadini comuni, degli attivisti e delle organizzazioni della societ\u00e0 civile. Non si tratta soltanto di una conseguenza della situazione attuale; risale a periodo iniziale, quando le proteste erano interamente pacifiche e hanno continuato a esserlo per grosso modo i primi dieci mesi. Come lo spiega?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Non \u00e8 l\u2019impressione che ho io, guardando alle cose dall\u2019interno del movimento attivista in occidente. Credo ci sia solidariet\u00e0 nei confronti dei siriani. Ma come si fa a trasformare la solidariet\u00e0 in azione? E\u2019 un\u2019altra faccenda. Supponga di essere un attivista che vive a New York: come potrebbe dimostrare la sua solidariet\u00e0? Che cosa farebbe?<\/p>\n<p><b><i>Forse organizzare dimostrazioni settimanali?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Dimostrazioni ce ne sono state. Non molte, forse. Ma alla fine le dimostrazioni hanno un\u2019efficacia limitata.<\/p>\n<p><b><i>Ma nel giro di giorni dall\u2019inizio del movimento popolare a Piazza Taksim e nonostante il fatto che stiamo parlando di contesti del tutto diversi, abbiamo assistito a dimostrazioni di solidariet\u00e0 con i turchi in tutto il mondo. In Siria abbiamo fortemente desiderato vedere la stessa cosa. <\/i><\/b><\/p>\n<p>Secondo me \u00e8 da ricondurre alla capacit\u00e0 delle comunit\u00e0 turche in occidente di riunire e mobilitare, una capacit\u00e0 che le comunit\u00e0 siriane non hanno, a quanto ne so. Ma riaffermo che ritengo che la Siria abbia ricevuto solidariet\u00e0, proprio come la Tunisia e l\u2019Egitto prima di essa.<\/p>\n<p><b><i>Parlando dell\u2019Egitto, c\u2019\u00e8 stata una solidariet\u00e0 diffusa \u2013 le cui cause sono ovvie \u2013 nei confronti dei dimostranti di Piazza Tahrir. I sentimenti di amarezza dei siriani hanno origine dalla sensazione che fosse chiesto loro di produrre una seconda Piazza Tharir se volevano ottenere lo stesso sostegno, anche se non hanno lasciato nulla d\u2019intentato e molte vite sono andate perdute per ottenere solo ci\u00f2. <\/i><\/b><\/p>\n<p>Assolutamente. E\u2019 stato loro impedito dall\u2019uso eccessivo della forza. Concordo con lei che Piazza Tahrir ha ricevuto un livello straordinario di attenzione, in parte dovuta agli attivisti che hanno lavorato cos\u00ec intensamente per collegarla al resto del mondo. La solidariet\u00e0 tra i dimostranti di Piazza Tahrir e i loro omologhi nel Wisconsin, ad esempio, ha avuto un impatto profondo sul pubblico statunitense. Comunque un ritardo nel mostrare solidariet\u00e0 e sostegno si \u00e8 avuto molte volte in passato. Kennedy invase il Vietnam del Sud nel 1961. I suoi aerei iniziarono i bombardamenti da tale data. Ci vollero tuttavia cinque anni perch\u00e9 si tenesse la prima protesta organizzata contro l\u2019intervento statunitense.<\/p>\n<p><b><i>Ma stiamo parlando dell\u2019era dei nuovi media, della moderna tecnologia delle comunicazioni\u00a0 della possibilit\u00e0 di diffondere liberamente immagini \u2026 <\/i><\/b><\/p>\n<p>Dal Vietnam ci arrivavano corrispondenti e articoli. Non fu quello l\u2019ostacolo principale, secondo me. Fondamentalmente una volont\u00e0 popolare di sostenere il movimento non era ancora in essere. Il sostegno e la solidariet\u00e0 efficace richiedono tempo, sforzi e organizzazione e forse \u00e8 questo che manca. Guardi alla Palestina: abbiamo una tragedia che si consuma da decenni e non credo ci sia solidariet\u00e0 sufficiente al riguardo. Le cose di recente sono migliorate, forse, e abbiamo cominciato a vedere all\u2019opera una maggiore efficacia, ma per anni io stesso ho avuto bisogno della protezione della polizia ogni volta che sostenevo o organizzavo un\u2019iniziativa di solidariet\u00e0 con la Palestina.<\/p>\n<p><i>Il destino di Bashar Al Assad e il futuro della Siria<\/i><\/p>\n<p><b><i>Quale pensa sar\u00e0 il destino di Bashar Al Assad?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Il suo destino sar\u00e0 di cadere, in un modo o nell\u2019altro. Ma non le mentir\u00f2: credo che le conseguenze della situazione attuale possano essere terribili. La Siria potrebbe finire a pezzi. I curdi potrebbero conquistare l\u2019indipendenza in alcune delle loro aree grazie a qualche genere di rapporto con il Kurdistan iracheno e forse in coordinamento con la Turchia, mentre i restanti territori siriani potrebbero dividersi in due, con Assad che governa una parte di ci\u00f2 che resta. Questo \u00e8 orribile e molto doloroso per il popolo siriano e la Siria, ma sfortunatamente \u00e8 il modo in cui vanno le cose al momento.<\/p>\n<p><b><i>Ma lei pensa che gli stati confinanti sarebbero felici di veder prendere forma una mappa simile, con tutta l\u2019instabilit\u00e0 che tali cambiamenti potrebbero produrre ai confini del paese? <\/i><\/b><\/p>\n<p>Potrebbe non piacere loro, ma quali scelte hanno? Si deve decidere tra le scelte a disposizione e non tra quelle che si desiderano. La verit\u00e0 al riguardo \u00e8 questa. Sospetto che gli Stati Uniti potrebbero accettarlo e anche Israele sarebbe parecchio felice, perch\u00e9 allora la Siria sarebbe spezzata e frammentata come il resto del mondo arabo.<\/p>\n<p><b><i>E per quel che riguarda la sua ossessione per la sicurezza del confine settentrionale?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Non ci sarebbero grandi cambiamenti. Assad continuerebbe a controllare quel settore. Nel complesso non ci sar\u00e0 alcuna minaccia seria alla sicurezza di Israele perch\u00e9 possiede una considerevole superiorit\u00e0 militare rispetto a tutti i suoi vicini, quale che sia l\u2019esito finale. A volte la priorit\u00e0 attribuita da Israele alla sicurezza \u00e8 sopravvalutata. Israele ha rifiutato molte offerte di garantire la sua sicurezza in cambio di trattati di pace basati su risoluzioni dell\u2019ONU. Alla sicurezza preferisce l\u2019espansione: \u00e8 questa la sua politica.<\/p>\n<p><b><i>C\u2019\u00e8 un punto sconcertante relativamente alla rivoluzione siriana. Singoli e gruppi appartenenti all\u2019estrema sinistra in Europa, nel mondo arabo e in altre regioni del globo, hanno mostrato ostilit\u00e0 nei confronti della rivoluzione considerandola parte di un complotto statunitense e imperialista. L\u2019ostilit\u00e0 viene anche dall\u2019estrema destra, che la considera come una minaccia estremista all\u2019esistenza di comunit\u00e0 minoritarie e cristiane in particolare. Abbiamo sentito dichiarazioni simili da parte dell\u2019estrema destra francese e di Nick Griffin, leader del Partito Nazionale Britannico, estremista, che ha visitato Damasco, difendendo Bashar Al Assad. Come interpreta questo fenomeno?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Semplicemente li ignoro. Sono insignificanti. Rappresentano gruppi che non possono essere raggiunti e con i quali non \u00e8 possibile comunicare. Non c\u2019\u00e8 bisogno di preoccuparsi troppo dell\u2019incapacit\u00e0 di convincere gruppi marginali che, innanzitutto, \u00e8 difficile raggiungere. Ci sono gruppi molto pi\u00f9 importanti, attivi e influenti sul processo decisionale che andrebbero raggiunti per primi.<\/p>\n<p><b><i>In una conversazione da lei registrata nei primi mesi della rivoluzione con il martire Basel Shehade lei ha detto di non avere consigli o ricette preconfezionate da offrire al popolo siriano nella sua difficile situazione. E\u2019 cambiato qualcosa?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Onestamente, non \u00e8 cambiato nulla. I siriani stanno affrontando una situazione difficile e complessa e certamente hanno un\u2019idea di ci\u00f2 che dovrebbero fare migliore di quella che ho io. Mi sono rifiutato di dare consigli in passato, a proposito del Vietnam, del Nicaragua o di qualsiasi altro posto. Ma forse dire che i siriani devono valutare le scelte che hanno a disposizione e considerare le conseguenze che seguono a ciascuna. Si devono affrontare i fatti reali e non permanere in un modo costruito con la nostra immaginazione, dicendo \u201cvoglio questo\u201d e \u201cnon voglio quello\u201d.<\/p>\n<p>Tutti i movimenti che alla fine hanno avuto successo hanno fatto certe concessioni in certi momenti, sulla base della loro lettura della realt\u00e0 e di una valutazione delle altre scelte disponibili. Anche il movimento sionista si impegn\u00f2 nel rapporto della Commissione Peel nel 1937, come la miglior soluzione disponibile, e poi prosegu\u00ec da l\u00ec. I vietnamiti accettarono gli Accordi di Ginevra nel 1954, in effetti accettando la divisione. L\u2019alternativa sarebbe stata l\u2019uso di armi nucleari contro di loro o la sconfitta militare. Accettarono, cos\u00ec poterono restare in gioco e secondo me fecero bene ad accettare.<\/p>\n<p>E\u2019 difficile fare progressi nel mondo reale senza scendere a vari compromessi. Non ho altro consiglio che dire: non lasciate che i vostri desideri cancellino interamente i fatti. Siate consapevoli dei fatti. Viviamo nel mondo reale, con tutti i suoi orrori e le sue brutture, e dobbiamo venirci a patti e prendere decisioni al suo interno.<\/p>\n<p><b><i>Lei crede che un processo negoziale potrebbe alla fine sfociare in Al Assad come parte di una Siria futura, quale che sia la cornice della soluzione?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Una piccola speranza (anche se debole) \u00e8 incentrata su negoziati con i sostenitori di Assad \u2013 la Russia in particolare \u2013 affinch\u00e9 facciano quello di affermano che faranno e costringendo Assad ad accettare di partecipare a un governo di transizione in preparazione con poteri limitati, che apra la via alla sua partenza. Forse \u00e8 una speranza sottile, ma non impossibile.\u00a0 Se lei mi chiedesse quali sono le probabilit\u00e0 che abbia successo non avrei una risposta, ma sembra davvero non impossibile.<\/p>\n<p><i>Questa intervista ha avuto luogo il 16\/6\/2013 ed \u00e8 stata realizzata esclusivamente per il sito web di The Republic, il giornale del Comitato Locale di Coordinamento (LCC) e per l\u2019Heinrich Boll Stiftung (hbs). Ringraziamenti speciali al dottor Fawaz Traboulsi per aver reso possibile questa intervista. <\/i><\/p>\n<p><i>Noam Chomsky \u00e8 un linguista, filosofo, autore e attivista politico statunitense. E\u2019 professore (emerito)\u00a0 presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) e famoso intellettuale di sinistra. Ha recentemente pubblicato il libro \u201cOccupy: Reflections on Class War, Rebellion e Repression\u201d <\/i>[Occupy: riflessioni su guerra di classe, ribellione e repressione].<\/p>\n<p><i>Mohammad Al Attar \u00e8 un commediografo e professionista di teatro. Si \u00e8 laureato di Applicazioni Teatrali alla Goldsmiths University di Londra. La sua opera teatrale \u201cWithdrawal\u201d <\/i>[ritiro] <i>\u00e8 stata rappresentata a Londra, New York, Nuova Delhi, Berlino, Tunisi e Beirut. La sua commedia \u201cOnline\u201d ha avuto la sua prima a Royal Court Theatre di Londra. La sua opera pi\u00f9 recente \u201cLook at the Camera\u201d <\/i>[Guarda nell\u2019obiettivo] <i>ha avuto la sua prima a Bruxelles e a Berlino. Al Attar ha pubblicato numerosi testi per rappresentazioni e contributi critici in numerosi giornali e riviste arabe. <\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.zcommunications.org\/interview-on-the-syrian-revolution-by-noam-chomsky\">http:\/\/www.zcommunications.org\/interview-on-the-syrian-revolution-by-noam-chomsky<\/a><\/p>\n<p>Originale: <a href=\"http:\/\/lb.boell.org\/web\/113-1317.html\" target=\"_blank\">Heinrich Boll Stiftung<\/a><\/p>\n<p>Traduzione di Giuseppe Volpe<\/p>\n<p>Traduzione \u00a9 2013 ZNET Italy \u2013 Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Noam Chomsky e Mohammad Attar Nel corso della sua recente visita a Beirut il pensatore e filosofo Noam Chomsky ha incontrato un gruppo di attivisti dei media, volontari e singoli individui indipendenti siriani attivi nelle sfere culturali ed 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