{"id":602383,"date":"2018-02-28T16:07:39","date_gmt":"2018-02-28T16:07:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=602383"},"modified":"2018-03-01T12:58:53","modified_gmt":"2018-03-01T12:58:53","slug":"francesca-borri-nel-raccontare-la-guerra-sentito-la-necessita-infinita-apertura-agli-altri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/02\/francesca-borri-nel-raccontare-la-guerra-sentito-la-necessita-infinita-apertura-agli-altri\/","title":{"rendered":"Francesca Borri: nel raccontare la guerra ho sentito la necessit\u00e0 di una infinita apertura agli altri"},"content":{"rendered":"<p><em>Se devo pensare alla Siria e a un giornalista mi viene in mente Francesca Borri che in Siria a fare la giornalista c&#8217;\u00e8 stata davvero e non esattamente in posti comodi e che su questo ha scritto un libro meraviglioso <a href=\"http:\/\/www.giunti.it\/libri\/saggistica\/la-guerra-dentro\/\"><strong>La guerra dentro<\/strong><\/a> sulla sua esperienza ad Aleppo.<\/em><\/p>\n<p><em>Incrocio Francesca di passaggio in Italia e so che le posso fare qualche domanda.<\/em><\/p>\n<p><strong>Al di l\u00e0 di questa tregua come vedi l&#8217;evolversi della situazione in Siria?<\/strong><\/p>\n<p>In teoria in queste ore \u00e8 in vigore una tregua a Ghouta, l&#8217;area in cui le condizioni sono al momento pi\u00f9 drammatiche, l&#8217;area pi\u00f9 sotto attacco: non \u00e8 periferia di Damasco, in realt\u00e0 \u00e8 Damasco. Capiamo questa cosa delle tregue: questa non \u00e8 la prima di cui si capisce poco perch\u00e9 i siriani che vivono l\u00ec continuano a inviare immagini di bombardamenti o di fosforo o di attacchi chimici, tutte cose che \u00e8 difficile verificare, ma le immagini sono abbastanza esplicite. Inoltre ognuna di queste tregue ha sempre escluso non meglio definiti gruppi terroristici, il che rende possibili attacchi e operazioni impossibili da verificare.<\/p>\n<p>Come in altre aree sotto assedio alla fine non muori per un bombardamento, muori di fame; questo non significa che queste tregue non abbiano senso non abbiano una loro utilit\u00e0 ma dobbiamo distinguere la questione strettamente umanitaria dal resto: ogni minima sospensione dei combattimenti che consenta l&#8217;accesso degli aiuti umanitari \u00e8 fondamentale, tutto quello che possa consentire di consegnare aiuti umanitari ai siriani o di migliorare la loro situazione \u00e8 ovviamente indispensabile. Una questione completamente diversa \u00e8 il piano politico e il piano dell\u2019analisi: queste tregue sono funzionali ad Assad e ai vari attori in gioco inclusa l\u2019ONU e il piano di pace di Staffan De Mistura. Io in linea generale condivido il tentativo dell\u2019ONU.<\/p>\n<p>In Siria c\u2019\u00e8 una molteplicit\u00e0 di attori coinvolti; intendo dire non tre o quattro, parliamo di decine di gruppi armati; quindi non mi riferisco solo agli Stati stranieri che li sostengono ma proprio a quelli che sono sul terreno e che combattono. In una situazione del genere pensare di negoziare un accordo di pace complessivo globale a livello nazionale non ha senso. Quindi quando Staffan de Mistura \u00e8 arrivato ha detto che era inutile continuare a cercare un accordo globale ma che era meglio provare a costruire passo passo una serie di piccoli accordi locali. In linea di principio \u00e8 sicuramente la cosa che ha pi\u00f9 senso ma questa strategia ha generato tante piccole tregue locali con scambi di popolazione: quest\u2019estate il famoso accordo delle quattro citt\u00e0 consisteva nel fatto che i combattenti e i loro familiari e gli attivisti dell&#8217;opposizione lasciassero le aree a maggioranza sciita e si rifugiassero in area maggioranza sunnita e viceversa.<\/p>\n<p>E quindi \u00e8 chiaro che questa strategia diventi la costruzione di una Siria diversa, divisa in aree il pi\u00f9 possibile omogenee che si prestano a diventare delle sfere di influenza per la Russia, la Turchia, il Quatar, l&#8217;Arabia Saudita o gli Stati Uniti o chi altro. Assad in tutto questo ha giocato la sua partita nel senso che in questo modo, da quando Staffan de Mistura ha iniziato la sua attivit\u00e0, l&#8217;opposizione \u00e8 stata concentrata in alcune aree sempre meglio definite: la provincia di Idlib nel nord e poi appunto l&#8217;area intorno a Damasco. Se concentri i ribelli in un\u2019area e la metti sotto assedio prima o poi cade come \u00e8 finita ad Aleppo. Per cui bene le tregue ma comprendendo questi due livelli: quello umanitario per dare sollievo alle persone mentre sul piano politico queste tregue non vanno in direzione della pace vanno in direzione della guerra. Nel senso che si stanno creando le condizioni, esattamente come avvenuto in Iraq in tanti altri paesi del mondo, perch\u00e9 questa guerra ricominci sostanzialmente tra sei mesi, fra un anno o due o cinque anni e che vada molto oltre i confini della Siria.<\/p>\n<p><strong>Quali sono secondo te gli interessi in gioco verso la pace e verso la prosecuzione della guerra?<\/strong><\/p>\n<p>Credo che purtroppo al momento gli unici interessati alla pace siano i siriani che sono letteralmente esausti; dovessi dire il solo segno positivo che ho visto in questa follia che \u00e8 iniziata sei anni fa \u00e8 forse proprio la fuga di massa dei siriani. Tanti se ne sono andati via, hanno disertato e questo \u00e8 davvero un segno di sanit\u00e0 mentale. Tra i ribelli e Assad hanno deciso che l&#8217;unica soluzione era andare via. Gli interessi della guerra: ogni attore sta in campo con diversi interessi, ognuno persegue i propri obiettivi che inoltre cambiano secondo il momento: per esempio la Turchia ha la questione kurda, questo \u00e8 sicuramente uno dei suoi obiettivi; ma Erdogan non si sente solo il presidente della Turchia ma anche il leader di tutto il mondo, di tutto il mondo islamico. La stessa cosa per la Russia: la Siria \u00e8 perfetta per la politica di potenza, invece di combattere sul proprio territorio combatti in Siria.<br \/>\nL\u2019interesse di tutti gli attori in gioco, incluso quello dei jihadisti e dello Stato islamico (che in teoria dovrebbe essere il nemico comune) \u00e8 di mantenere la situazione di caos perch\u00e9 tutti beneficino di questa situazione di collasso dell&#8217;ordine, di guerra senza fine. C\u2019\u00e8 chi l\u2019ha teorizzato in libri. Questa situazione \u00e8 un ottimo terreno di coltura dei jihadisti. Tutti pensano di trarne vantaggio ma in realt\u00e0 io credo che ne beneficeranno nel lungo periodo soprattutto i jihadisti.<\/p>\n<p><b>Francesca, persona pacifista che racconta la guerra: in cosa questa esperienza ti ha trasformata? In che direzione?<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Probabilmente \u00e8 troppo presto per rispondere a questa domanda, ci sto ancora troppo dentro. E poi forse non sono io a dover rispondere alla domanda, forse sono quelli che stanno intorno a me. Quello che vedo \u00e8 che stare a contatto con la guerra \u00e8 un lavoro terribile, brucia letteralmente dentro. Gli effetti sui giornalisti come anche sui cooperanti sono micidiali, questo ci lascia intuire quali siano gli effetti sui civili ma anche sui combattenti. Si parla tanto della sindrome post traumatica per noi, per\u00f2 in un paese come l\u2019Iraq hanno la sindrome post traumatica come paese intero. Per cui quello che osserviamo su noi stessi dovrebbe aiutarci a riflettere sulle guerre e sul modo di uscirne davvero. A volte si ha l\u2019impressione che non sia solo questione di negoziatori ma di psicologi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Gli effetti appunto sono micidiali e io in questi pochi anni ho visto cambiare profondamente molti giornalisti, secondo me 99 volte su 100 il cambiamento \u00e8 negativo. Si marcisce dentro, a parte poi l&#8217;alcool e tutto il resto. Per\u00f2 poi c&#8217;\u00e8 quell\u2019uno su cento che, sembra terribile dirlo, \u00a0impara dalla guerra, riesce a trasformare la guerra in altro. Penso a Yuri Kozyrev, fotografo russo, forse il mio fotografo preferito in assoluto; \u00a0penso a Stanley Greene fotografo americano morto alcuni mesi fa con cui sono stata a Aleppo: Stanley ha vissuto 40 anni di guerre con alcool, eroina e tutto e aveva una dolcezza straordinaria, proprio straordinaria nei confronti degli altri, una poesia, una delicatezza per il mondo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Io credo che la guerra in un certo senso, anche se suona terribile dirlo, mi sia stata utile e mi abbia reso una persona migliore. Per\u00f2 come tante altre esperienze. Io ero una ragazzina viziata, vissuta in Italia, con la fortuna di avere una certa famiglia e hai tutto. Ora per me niente pi\u00f9 \u00e8 scontato e cambia tutto completamente, sei molto pi\u00f9 centrato sugli altri perch\u00e9 in guerra si sopravvive solo se si sta insieme, se ci si aiuta reciprocamente. In questo momento penso di avere un debito enorme nei confronti di tutti coloro in Siria che in questi anni mi hanno protetto, mi hanno ospitato, sono stati la mia casa, la mia famiglia. Questo convive insieme al senso di colpa di non avere fermato la guerra, di non essermi sentita molto utile per loro. Soprattutto quando mi capita di essere in Italia come in questi giorni davanti \u00a0a amici che si scontrano per nulla, piccole cose; allora mi viene da pensare che gli servirebbe proprio sperimentare un bombardamento, forse gli cambierebbe un po\u2019 la prospettiva.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">E\u2019 terribile che uno dica che la guerra lo ha cambiato in meglio: non vorrei che fosse necessaria una guerra, non abbiamo bisogno di 500 mila morti, credo che ci possano essere, che ci siano altre esperienze utili al cambiamento; per\u00f2 so che la guerra mi ha cambiato profondamente e ora sento un&#8217;infinita apertura agli altri; o odii tutto e tutti oppure pensi che non vuoi che a nessun altro capiti quello che \u00e8 capitato a te.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per me \u00e8 questa seconda cosa.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se devo pensare alla Siria e a un giornalista mi viene in mente Francesca Borri che 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