{"id":586174,"date":"2018-01-21T20:49:48","date_gmt":"2018-01-21T20:49:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=586174\/"},"modified":"2018-01-21T20:51:00","modified_gmt":"2018-01-21T20:51:00","slug":"due-note-fanno-storia-interrogano-presente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/01\/due-note-fanno-storia-interrogano-presente\/","title":{"rendered":"Quando due note fanno storia e interrogano il presente"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Veramente erano qualcosa di pi\u00f9 di due note. E poi accompagnavano delle voci straordinarie e poi, dietro alle voci i testi e dietro ai testi la ricerca. Possiamo chiamarla ricerca storica, o meglio antropologica, anche se i ricercatori in questione, ovvero le \u201cVoci di mezzo\u201d non sono propriamente degli antropologi. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Stiamo parlando di una serata al circolo Arci della Bovisa, periferia di Milano ed ex polo industriale, oggi piuttosto abbandonata anche se in fase di restyling e indiscutibilmente vivacizzata dal politecnico di ingegneria e da pochi ma attivi centri di aggregazione socio-culturale come il circolo <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>La Scighera<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> in cui si svolgeva la serata. Un aperitivo musicale, cos\u00ec \u00e8 stato presentato, che aveva per tema \u201cechi di galleria\u201d. Per galleria s\u2019intende quella, anzi quelle, scavate dai minatori.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Poteva essere una serata piacevole come tante, tra musica, chiacchiere e vino come succede nei circoli Arci, in quel caso non avrebbe avuto senso scriverne, sarebbe stato sufficiente parlarne tra amici. Se invece ne stiamo scrivendo non \u00e8 per la bellezza delle voci. Ne stiamo scrivendo perch\u00e9 i canti raccolti e riprodotti da Lorenzo Valera, Leila Sage e Nicolas Potin, erano quelli dei nostri migranti. Non migranti antichi, a quelli magari si faceva anche qualche cenno, ma migranti del &#8216;900, in fondo migranti di pochi decenni fa. Quelle migrazioni cos\u00ec tragiche e cos\u00ec storicamente vicine che interrogano il presente. E\u2019 questo che ci ha spinto a scriverne. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Si \u00e8 parlato e cantato del disastro di Marcinelle, rigorosamente pronunciata con la \u201cc\u201d e la \u201ce\u201d finale all\u2019italiana perch\u00e9 i nostri minatori erano infinitamente meno colti della media dei migranti che sono arrivati in questi anni in Italia, e il francese loro non lo conoscevano. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Era solo il 1956 quando nella miniera belga si verific\u00f2 l\u2019incendio che uccise centinaia di minatori. Il &#8217;56 non \u00e8 cos\u00ec lontano, tanto che almeno la met\u00e0 dei presenti nella gremitissima sala in cui si teneva il concerto, nel &#8217;56 era gi\u00e0 nata. Ma come mai in Belgio c\u2019erano tanti italiani? ha chiesto un ragazzo di una ventina d\u2019anni. C\u2019erano perch\u00e9, a oltre dieci anni dalla fine della guerra, in tanti paesi italiani si faceva la fame. Non erano rifugiati politici, era gente che cercava lavoro. Quel lavoro che in Italia mancava. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">L\u2019Italia aveva bisogno di energia, di combustibili, di carbone. Il Belgio invece aveva bisogno di braccia, di forza-lavoro. Cos\u00ec, poco dopo la fine della II guerra mondiale, tra Italia e Belgio si stil\u00f2 un protocollo: braccia contro carbone. E 44.000 italiani in cerca di lavoro partirono per le miniere. Non venivano fermati alle frontiere, non perch\u00e9 i governi di allora fossero pi\u00f9 umani di oggi, ma perch\u00e9 il capitale aveva deciso che potessero andare, anzi, che \u201cdovessero\u201d andare. Non c\u2019erano le oziose dispute attuali sul concedere asilo o permesso di soggiorno solo a chi fuggiva dalla guerra e non a chi era colpevole di fuggire soltanto dalla fame. Erano gli ultimi flussi migratori, poi in Italia ci sarebbe stato il \u201cboom\u201d e la migrazione sarebbe stata interna: dal sud impoverito post Risorgimento, al nord industrializzato. Poi, qualche decennio ancora e l\u2019Italia sarebbe passata da paese di emigranti a paese di immigrati. Pochi decenni, eppure non a tutti \u00e8 chiaro.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma tornando ai minatori e ai loro canti, ben spiegati prima di essere affidati alla musica, facciamo un salto un po\u2019 pi\u00f9 indietro, andiamo agli inizi del &#8216;900, quando tanti italiani attraversavano l\u2019oceano e non solo le frontiere alpine. Non c\u2019erano gli scafisti allora, ma i disastri non mancavano. Poi, una volta sbarcati, quelli che riuscivano a sbarcare, andavano a ingrossare le fila dell\u2019esercito industriale di riserva o quello dei lavoratori ad alto rischio e basso costo. Succedeva circa cento anni fa. In fondo sono solo quattro generazioni, cio\u00e8 il tempo che passa da un bisnonno a un pronipote e storie che potrebbero essere state addirittura raccontate dalla viva voce del protagonista a un nipotino poi magari diventato magari o strenuo difensore delle patrie frontiere. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Si potrebbe ricordare anche il disastro di Monongah, in Virginia. Erano i primi anni del &#8216;900, le gallerie in cui si scavava il carbone esplosero. Morirono circa mille persone, tra queste tanti italiani andati laggi\u00f9 per sfuggire alla fame in patria. Le misure di sicurezza costavano troppo al capitale becero di quell\u2019America narrata, gi\u00e0 allora, come democratica e proprio tre italiani che poco tempo prima avevano organizzato uno sciopero per ottenere maggiore sicurezza sul lavoro furono barbaramente linciati. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Si potrebbero anche ricordare i disastri di Dawson, nel New Messico, in cui morirono altre centinaia di migranti che a Dawson avevano davvero \u201c<\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>trovato l\u2019America<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u201d perch\u00e9 i dirigenti delle miniere avevano creato una vera citt\u00e0 mineraria con case, ospedale, piscine e campi da gioco per i minatori e le loro famiglie. Ma le misure di sicurezza erano una palla al piede per l\u2019estrazione del carbone e cos\u00ec, anche il capitale \u201cdal volto umano\u201d si macchi\u00f2 di centinaia di morti. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Oggi non succede pi\u00f9, non in quel campo, ma solo perch\u00e9 il carbone non \u00e8 pi\u00f9 richiesto. I morti sul lavoro, in altri campi, riempiono ancora la cronaca. Dawson ora \u00e8 citt\u00e0 fantasma e il cimitero dei minatori \u00e8 diventato museo nazionale. Ci si va per turismo! Anche a Marcinelle il sito di Bois du Cazier, dove avvenne il disastro, \u00e8 ormai fuori uso. Ironia della storia, o della sorte, l\u2019UNESCO ne ha fatto patrimonio dell\u2019Umanit\u00e0. Forse intendevano farne un monito per l\u2019umanit\u00e0, ma siamo ancora lontani dalla comprensione universale di quel che significa migrare ed essere sottoposti alle leggi del capitale.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Tra i canti dalle miniere uno in particolare lancia per\u00f2 un messaggio. Come spiega Lorenzo prima di cantare Marcinelle, i minatori avevano un forte senso di appartenenza e di dignit\u00e0 del loro durissimo lavoro e delle loro giuste e non rispettate rivendicazioni. Non la pensava nello stesso modo la stampa belga di allora, n\u00e9 l\u2019opinione pubblica che da certa stampa era indirizzata. Sembra di leggere qualche nostro fogliaccio attuale riferito ai migranti che ora sono in Italia. Cambia solo il soggetto, l\u00e0 si diceva di \u201citaliani che non vogliono integrarsi, che vogliono sfruttare l\u2019ospitalit\u00e0 e poi andarsene altrove senza riconoscenza e che quindi sono responsabili della loro misera condizione\u201d. Saranno gli immigrati di seconda generazione ad avere il riscatto sociale, ma per un terribile difetto insito nel \u201c<\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>dna sociale<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u201d di tanti esseri umani, il passato si dimentica e si diventa spesso persecutori di chi, a distanza di non molti anni, \u00e8 costretto a ripercorre un sentiero analogo a quello familiare, ma ormai rimosso.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">I minatori italiani che 60 anni fa composero il canto \u201cMarcinelle\u201d non volevano dimenticare i morti, ma far s\u00ec che la tragedia divenisse l\u2019occasione per il riconoscimento sociale da parte del paese ospitante. Sarebbe bastato anche solo questo a dar senso, potremmo dire \u201cpoliticamente e umanamente didattico\u201d, alla serata alla Scighera. Mentre le \u201cvoci di mezzo\u201d cantano \u201c<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Sepolti ad uno ad uno, complice oblio \/ per voi vogliam riscossa e non addio\u2026 morti di Marcinelle quella miniera \/ non sar\u00e0 pi\u00f9 una tomba, ma una bandiera<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">&#8221; si capisce che quella bandiera simbolica non voleva parlare solo ai minatori italiani ma a tutti i morti e gli sfruttati del capitale mondiale. Ma non \u00e8 un messaggio cos\u00ec facile da far passare e per questo la memoria, con o senza musica, ha la sua importanza. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">A fine serata qualcuno ricorda che presto si andr\u00e0 a votare e sappiamo che la questione migranti verr\u00e0 usata, anche ignobilmente, accompagnata da termini come sicurezza, lavoro rubato o dalla magica espressione \u201caiutiamoli a casa loro\u201d. Chiss\u00e0 che nell\u2019ex quartiere operaio della Bovisa, oggi sede del politecnico universitario, le note di ieri sera suonino pi\u00f9 familiari della propaganda elettorale \u201cad excludendum\u201d e che, magari, arrivino anche oltre, camminando su quel filo che parte dalla storia, pi\u00f9 o meno lontana, e si ferma sul presente chiedendo risposte politiche che della storia sappiano tener conto.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Veramente erano qualcosa di pi\u00f9 di due note. E poi accompagnavano delle voci straordinarie e poi, dietro alle voci i testi e dietro ai testi la ricerca. 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Qui tiene per alcuni anni seminari sulla comunicazione. Successivamente vince la cattedra di Economia Aziendale, disciplina che insegner\u00e0 per circa venticinque anni. Interessata all\u2019ambiente e alla natura, verso il 2000 rivolge la sua attenzione allo studio della botanica e della fitoterapia ponendo sempre al centro dei suoi lavori l\u2019interazione culturale tra l\u2019ambiente e gli umani che lo abitano. Ha curato e pubblicato articoli e libri su argomenti diversi. Il suo interesse particolare \u00e8 rivolto alla Palestina. Dal 2009 fino al dicembre 2014 ha presieduto la onlus \u201cAmici della Mezzaluna Rossa Palestinese\u201d di cui ora \u00e8 presidente onoraria. 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