{"id":583119,"date":"2018-01-14T15:35:20","date_gmt":"2018-01-14T15:35:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=583119\/"},"modified":"2018-01-14T15:44:43","modified_gmt":"2018-01-14T15:44:43","slug":"pe-s-co-n-t-istantanea-un-bluff","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/01\/pe-s-co-n-t-istantanea-un-bluff\/","title":{"rendered":"PE.S.CO o N.A.T.O?  Istantanea di un bluff"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">E\u2019 nata la tanto agognata Difesa comune europea. Ma \u00e8 proprio vero? Partiamo dal dato pi\u00f9 ovvio: perch\u00e9 si possa davvero parlare di difesa comune sarebbe utile partire da una politica estera comune, la quale evidentemente non esiste e con buona probabilit\u00e0 non esister\u00e0 mai nell\u2019attuale contesto politico. L\u2019Europa \u00e8 infatti un\u2019aggregazione di Stati che condividono moneta e ideologia neoliberista ma in politica estera ognuno fa per s\u00e9. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Ogni Paese ha infatti le sue minime o estese aree di influenza e relativi interessi, spesso in conflitto o in competizione con quelli degli altri, che vengono difese seguendo uno schema neocoloniale. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Ogni Paese poi ha la sua (pi\u00f9 o meno) sviluppata industria nazionale degli armamenti e sue proprie direttici di sviluppo dello strumento militare, direttrici che sono strutturalmente legate all\u2019assorbimento della produzione della propria stessa industria. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">E\u2019 vero che esistono scampoli di condivisione e coordinamento in alcuni settori strategici come programmi di acquisizione, tecnologie, industrie, esportazioni, ricerca, missioni internazionali. E\u2019 pur vero che l\u201980% delle acquisizioni e il 90% dei progetti di ricerca si sviluppano su basi saldamente nazionali e che le missioni internazionali di un certo rilievo ossia le guerre di aggressione e le occupazioni di Paesi terzi a cui anche l\u2019Italia ha partecipato e partecipa sono possibili solo nel quadro delle capacit\u00e0 di proiezione messe a disposizione dagli Stati Uniti.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">L\u2019unico orizzonte comune (e nemmeno per tutti gli Stati comunitari: 21 su 27) per ci\u00f2 che riguarda il tema \u201cdifesa\u201d \u00e8 quindi la NATO.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Ecco allora che la questione della \u201cdifesa europea\u201d si riduce a contorni per certi versi molto modesti: non sar\u00e0 neanche lontanamente un esercito europeo e nemmeno una sua anticamera ma molto pi\u00f9 semplicemente una Cooperazione strutturata permanente (PESCO) saldamente legata alla NATO e quindi agli Stati Uniti. Tutta l\u2019operazione \u00e8 stata costruita in pieno accordo con l\u2019operativit\u00e0 e gli standard tecnologici della NATO, col fine preciso di svilupparli ulteriormente.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">La PESCO, in concreto, \u00e8 il prodotto di un compromesso tra Francia e Germania pi\u00f9 Spagna e Italia in quanto gruppo di Paesi dell\u2019eurozona pi\u00f9 popolosi e rilevanti dal punto di vista militare (operativit\u00e0 e tecnologia).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Tale gruppo promotore, in cui ovviamente risulta egemone lo storico asse franco-tedesco, si \u00e8 materializzato a Versailles in un insolito vertice lo scorso marzo. A margine del vertice in questione, l\u2019allora presidente francese Francois Hollande ha chiarito con parole inequivocabili il senso dell\u2019incontro: \u201c\u2026Non vogliamo solo commemorare i Trattati di Roma, ma affermare insieme l\u2019impegno per il futuro. Francia, Germania, Italia Spagna hanno la responsabilit<\/span><span lang=\"fr-FR\">\u00e0 <\/span><span lang=\"it-IT\">di tracciare la strada; non per imporla agli altri ma per essere una forza al servizio dell\u2019Europa che d<\/span><span lang=\"fr-FR\">\u00e0 <\/span><span lang=\"it-IT\">impulso agli altri (\u2026) La Difesa \u00e8 un argomento scientemente evitato dai Trattati di Roma. Oggi l\u2019Europa pu\u00f2 invece rilanciarsi con la Difesa, per garantirsi la sicurezza, essere attiva a livello globale, cercare le soluzioni ai conflitti che la minacciano. Questa deve essere, in coerenza con l\u2019impegno NATO, la nostra priorit<\/span><span lang=\"fr-FR\">\u00e0<\/span><span lang=\"it-IT\">\u2026\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Alla PESCO hanno aderito, per il momento 25 su 28 Paesi della Unione Europea.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Il processo decisionale dovrebbe strutturarsi su due livelli: uno generale in sede di Consiglio per gli Affari esteri dove le decisioni verranno prese all\u2019unanimit<\/span><span lang=\"fr-FR\">\u00e0 <\/span><span lang=\"it-IT\">tra i Paesi aderenti alla Pesco; e quindi un livello specifico,<\/span> <span lang=\"it-IT\">diviso per singoli progetti, gestito dai Paesi che vi parteciperanno. \u00a0<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">La cooperazione strutturata, per il momento, avr\u00e0 a disposizione 1,5 miliardi di euro l\u2019anno messi a disposizione dal Fondo europeo per la Difesa creato la scorsa estate. Ma questa cifra, come spesso succede anche nei bilanci militari nostrani, \u00e8 solo la punta dell\u2019iceberg: \u00e8 prevista infatti l\u2019esenzione dall\u2019iva per la commercializzazione dei sistemi d\u2019arma verso i Paesi comunitari (che evidentemente avr\u00e0 un costo notevole) mentre la Ministra della difesa italiana Roberta Pinotti si \u00e8 detta certa che la dotazione minima messa a disposizione dal Fondo europeo pi\u00f9 la stessa esenzione iva fungeranno da volano per un maggiore impegno economico dei singoli Paesi aderenti.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Ecco allora fare breccia il vero obiettivo della PESCO: soldi per finanziare non tanto una operativit\u00e0 congiunta (a quella ci pensa la NATO) ma bens\u00ec progetti di ricerca, consorzi industriali e acquisti di sistemi d\u2019arma comuni come ad esempio i missili anti missile, nuovo \u201ctrend\u201d del momento.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">In questo senso, pi\u00f9 che uno spazio aperto alla cooperazione, la PESCO gi\u00e0 si configura come l\u2019ennesimo campo di battaglia su cui sotterraneamente si combatteranno le industrie belliche nazionali (e rispettivi governi di riferimento).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span lang=\"it-IT\">O<\/span><span lang=\"it-IT\">gnuno per s\u00e9.<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Uno dei punti indicati nella premessa al protocollo PESCO recita testualmente: \u201c\u2026L\u2019Unione europea e i suoi Stati membri si impegnano nella promozione di un ordine mondiale basato sulle regole con il multilateralismo come principio chiave e l\u2019Onu come centro\u2026\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Se cos\u00ec fosse, sarebbe davvero un buon punto di partenza. Tuttavia la storia degli interventi militari e pi\u00f9 in generale di tutta la politica estera dei principali Paesi europei (compreso il nostro) dopo il 1989 ci dimostra come n\u00e9 il diritto internazionale, n\u00e9 il multilateralismo, n\u00e9 tantomeno l\u2019Onu siano stati tenuti in debita considerazione.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Hanno aderito alla PESCO 25 Paesi dell\u2019Unione Europea: Italia, Francia, Germania, Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Cipro, Estonia, Finlandia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Irlanda e Portogallo. Restano fuori Regno unito, Danimarca e Malta.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Un folto gruppo di Stati molto eterogeneo ha quindi deciso di assumere impegni concreti nel settore militare anche se, dal punto di vista operativo, la PESCO non rappresenta certo una svolta verso una maggiore autonomia europea rispetto alla NATO. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Il cuore di questa operazione \u00e8 una lista di 20 punti contenuti nel <\/span><a href=\"https:\/\/www.scribd.com\/document\/364395216\/PESCO-protokol\"><span lang=\"it-IT\">protocollo<\/span><\/a><span lang=\"it-IT\"> PESCO. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Il primo di questi punti richiede l\u2019aumento del budget da dedicare alle spese militari. A seguire una lista di direttive rispetto alle quote di budget da dedicare alla ricerca e sviluppo di sistemi d\u2019arma sia di interesse \u201cnazionale\u201d che di interesse comunitario. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Solo due dei venti punti indicati nel protocollo fanno riferimento ad impegni legati a disponibilit\u00e0 e dispiegamento di truppe in un quadro comune. Si tratta in realt\u00e0 di un invito ai Paesi che gi\u00e0 non lo abbiano fatto di costituire il proprio <\/span><span lang=\"it-IT\">battle group<\/span><span lang=\"it-IT\"> (1500 uomini) e di renderlo disponibile per esercitazioni congiunte e per il turno semestrale di <\/span><span lang=\"it-IT\">stand-by<\/span><span lang=\"it-IT\"> nel quadro EU-BG (due <\/span><span lang=\"it-IT\">battle group<\/span><span lang=\"it-IT\"> per semestre). Tutto ci\u00f2 con un esplicito riferimento alla interoperabilit\u00e0 con la NATO.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">In sintesi ci\u00f2 che l\u2019Europa ha messo in campo a partire dal 2005, e che conferma ora con la PESCO, sono al massimo tremila uomini divisi in due <\/span><em><span lang=\"it-IT\">battle group<\/span><\/em><span lang=\"it-IT\"> in attesa di essere impiegati in una qualche missione. Per completare il quadro va detto che in dodici anni di dottrina EU-BG nessun <\/span><em><span lang=\"it-IT\">battle group<\/span><\/em><span lang=\"it-IT\"> \u00e8 mai stato impiegato in guerra ed anzi qualche annata ha visto persino latitare almeno una delle quote previste\u2026 <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Questo semplice dato potrebbe far pensare che i Paesi europei (compreso il nostro) siano in realt\u00e0 pacifici ed abbiano abbandonato le loro pulsioni belligeranti ma la storia degli ultimi vent\u2019anni dimostra che gli stessi Paesi, mentre hanno tenuto parcheggiati a turno i loro soldati nel EU-BG, hanno partecipato e continuano a partecipare in ordine sparso a tutte le guerre d\u2019aggressione targate USA\/NATO. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Non solo, dal 2002 hanno anche trovato le risorse per inquadrare i propri soldati nella <\/span><a href=\"https:\/\/www.nato.int\/cps\/en\/natohq\/topics_49755.htm?selectedLocale=en\"><span lang=\"it-IT\">NATO Response Force<\/span><\/a><span lang=\"it-IT\"> (NRF), una forza di reazione rapida costituita da 20.000 effettivi, pronta per l\u2019impiego e proiettabile in ogni angolo del pianeta in tre giorni.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Ad ulteriore dimostrazione dell\u2019inconsistenza della cos\u00ec detta \u201cdifesa europea\u201d \u00e8 utile soffermarsi almeno sull\u2019atteggiamento concreto dei due pilastri europei: Germania e Francia. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Lo scorso 15 febbraio Germania, Repubblica Ceca e Romania hanno annunciato, decisamente in sordina, l\u2019avvio di un programma di radicale integrazione militare.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Come riporta <\/span><span lang=\"en-US\"><a href=\"http:\/\/foreignpolicy.com\/2017\/05\/22\/germany-is-quietly-building-a-european-army-under-its-command\/\">Foreign Policy<\/a><\/span><span lang=\"it-IT\">, l\u201981^ Brigata meccanizzata romena e la 4^ Brigata di fanteria ceca (gi\u00e0 dispiegate in Kosovo, Afghanistan, Iraq e Bosnia Erzegovina) entreranno a far parte di due grandi unit\u00e0 tedesche: la 10^ Divisione corazzata e la Divisione di Reazione Rapida.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Il comando spetter\u00e0 alla Germania e la lingua che si utilizzer\u00e0 non sar\u00e0 il tedesco bens\u00ec l\u2019inglese e forse non a caso visto che l\u2019annuncio di questa operazione (gennaio 2017) \u00e8 stato fatto dai ministri della difesa dei tre Paesi con la presenza di Camille Grand, Assistente alla Segreteria Generale per gli investimenti della difesa della NATO.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">La Germania non ha intrapreso un\u2019iniziativa unilaterale ma ha sviluppato il <\/span><span lang=\"it-IT\">Framework Nations Concept<\/span><span lang=\"it-IT\"> della NATO che invita i piccoli eserciti ad integrarsi in sub-alleanze coordinate, funzionali ed organiche allo stesso Patto atlantico. Qualcosa di molto lontano da un \u201cesercito europeo\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Il governo tedesco ha colto la palla al balzo: disporre di alcune migliaia di soldati gi\u00e0 professionalizzati, compensare la propria capacit\u00e0 di combattimento attraverso il conveniente <\/span><span lang=\"it-IT\">sharing <\/span><span lang=\"it-IT\">militare e quindi<\/span> <span lang=\"it-IT\">aumentare il proprio peso in seno alla NATO attraverso una rincorsa ai pesi massimi nucleari del proprio quadrante (Francia e Regno Unito). <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Dall\u2019altra parte dell\u2019asse che domina l\u2019Eurozona abbiamo la Francia. Questo Paese \u00e8 una media potenza militare con capacit\u00e0 nucleari, con estesi interessi neocoloniali nel continente africano e con conseguenti spiccate capacit\u00e0 di proiezione della forza militare che esercita regolarmente ed in maniera unilaterale. La pretestuosa aggressione alla Libia nel 2011, di cui la Francia fu promotrice e capofila (insieme al Regno unito), \u00e8 stata un chiaro esempio di quanto questo Paese sia disposto a fare per la \u201cdifesa\u201d della propria area di interesse strategico. Nel caso della Libia si \u00e8 trattato principalmente di neutralizzare il progetto di Gheddafi di mettere in gioco le ingenti riserve auree, il petrolio e il gas libico per costruire una moneta panafricana che potesse insidiare il franco CFA tuttora in uso in 14 Stati sub sahariani, gi\u00e0 colonie francesi. Prima di Gheddafi altri capi di Stato hanno tentato la strada dell\u2019indipendenza sostanziale ma \u00e8 chiaro che la <\/span><span lang=\"it-IT\">grandeur <\/span><span lang=\"it-IT\">non pu\u00f2 stare in piedi senza il pilastro della cos\u00ec detta <\/span><span lang=\"it-IT\">Francafrique:<\/span><span lang=\"it-IT\"> negli ultimi 50 anni, in 26 Paesi africani si sono susseguiti un totale di 67 colpi di Stato; il 61% di questi si sono verificati nell\u2019Africa francofona e precisamente in 16 ex colonie francesi.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">E proprio l\u2019Africa, in particolare quella centro-occidentale, sembra essere diventata ultimamente il terreno di una sorta di ipocrita ricomposizione di interessi a livello di alcuni Paesi dell\u2019eurozona. Da quando il franco francese \u00e8 scomparso, il franco CFA \u00e8 stato infatti agganciato all\u2019euro mantenendo il sistema bancario francese come centro drenante dei capitali provenienti dalla <\/span><span lang=\"it-IT\">Francafrique<\/span><span lang=\"it-IT\">. Ma la convertibilit\u00e0 CFA\/euro ha portato con s\u00e9 almeno due conseguenze importanti: la prima \u00e8 che i Paesi sottoposti a questa sorta di vessazione finanziaria, hanno sviluppato economie dipendenti dalle importazioni dall\u2019Europa con una oggettiva difficolt\u00e0 a produrre per il mercato interno ed estero e con una capacit\u00e0 d\u2019acquisto della popolazione strutturalmente depressa; la seconda \u00e8 che la Francia non pu\u00f2 pi\u00f9 mantenere l\u2019esclusiva su questa partita.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Ecco allora che dal 2015 la Germania ha inviato in Mali (non in Siria o in Iraq) un suo contingente che conta oggi pi\u00f9 di mille soldati mentre l\u2019Italia invier\u00e0 un contingente di 470 soldati in Niger nel quadro della cos\u00ec detta \u201cCoalizione per il Sahel\u201d lanciata dal governo Macron nel corso di un vertice a Parigi lo scorso 13 dicembre a cui hanno partecipato oltre alla triade europea (Francia, Germania e Italia) anche Mali, Niger, Ciad, Burkina Faso e Mauritania.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Tutto questo attivismo deriva dalla necessit\u00e0 di fronteggiare terrorismo jihadista e immigrazione o almeno questa \u00e8 la versione ufficiale (anche per legittimare la stessa PESCO agli occhi dell\u2019opinione pubblica). In realt\u00e0, sullo sfondo, si muovono accordi commerciali esclusivi, forniture di sistemi d\u2019arma, multinazionali di bandiera e soldati che ne garantiscono, certificano ma soprattutto difendono l\u2019esito.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Questo classico schema neocolonialista \u00e8 il vero centro della \u201cdifesa europea &#8211; ognuno per s\u00e9\u201d, congiuntamente al sostegno diretto al comparto industriale militare <\/span><span lang=\"it-IT\">made in Europe\u2026<\/span><span lang=\"it-IT\">Non certo il diritto internazionale, il multilateralismo o l\u2019Onu indicati nella grottesca premessa del protocollo PESCO come contesti di riferimento.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span lang=\"it-IT\">P<\/span><span lang=\"it-IT\">ane e carri armati.<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Pane, latte e pasta sono considerati beni primari a tal punto importanti che lo Stato ne supporta il consumo attraverso un ribasso dell\u2019Iva al 4%.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Cos\u00ec avviene anche per altri beni di consumo e servizi come farmaci, trasporti, forniture energetiche e idriche su cui il ribasso \u00e8 fissato al 10%.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">A partire dal 2017 entra nel paniere dei beni incentivati una nuova tipologia merceologica: armamenti e tecnologie militari in generale.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Il nostro governo, in accordo con i partner europei, ha infatti stabilito di azzerare completamente l\u2019Iva per tutti i sistemi d\u2019arma acquistati dai Paesi europei aderenti alla PESCO nell\u2019ambito di programmi di cooperazione industriale-militare gestiti dall\u2019Agenzia europea per la difesa (Eda).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Dal punto di vista delle capacit<\/span><span lang=\"fr-FR\">\u00e0 <\/span><span lang=\"it-IT\">militari-industriali l\u2019Italia \u00e8 il terzo tra i quattro Paesi che hanno costituito il nucleo promotore della PESCO (Francia, Germania, Italia, Spagna) e la proposta dell\u2019esenzione iva \u00e8 tutta <\/span><span lang=\"it-IT\">italiana, per la precisione un successo che la ministra della difesa Roberta Pinotti ascrive a se stessa. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u201c\u2026<span lang=\"it-IT\">L\u2019esenzione dall\u2019imposta del valore aggiunto \u2013 che potr<\/span><span lang=\"fr-FR\">\u00e0 <\/span><span lang=\"it-IT\">essere utilizzata da subito, per qualsiasi tipo di progetto dell\u2019Eda \u2013 crea un interesse commerciale per tutti i programmi di cooperazione nella difesa\u2026\u201d ha dichiarato lo scorso ottobre Jorge Domecq, direttore generale dell\u2019Eda. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Considerato che Leonardo-Finmeccanica \u00e8 tra i primi produttori mondiali di armamenti la quota di gettito Iva a cui l\u2019Italia rinuncer\u00e0 nei suoi commerci europei costituir\u00e0 l\u2019ennesimo costo \u201cnascosto\u201d che i cittadini italiani pagheranno per sostenere il profittevole traffico d\u2019armi. Infatti il saldo tra Iva non versata dai Paesi acquirenti tecnologia italiana e quella non versata dall\u2019Italia per l\u2019acquisto di tecnologie straniere sar\u00e0 prevedibilmente negativo.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">La PESCO si risolve quindi in una grande operazione di sostegno e rilancio del comparto industriale di riferimento. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Ne sono prova evidente, al di l\u00e0 dell\u2019esenzione Iva, tutta una serie di misure dirette ed indirette volte a sostenere la catena del <\/span><em><span lang=\"it-IT\">procurement<\/span><\/em><span lang=\"it-IT\"> (ricerca, sviluppo ed acquisizione): 1,5 miliardi di euro annui messi a disposizione dal Fondo europeo per la difesa (Edf) a partire dal 2020; la possibilit\u00e0 di finanziare i progetti attraverso la Banca europea per gli investimenti (Bei) e, non ultime, le indicazioni vincolanti per i Paesi aderenti contenute nel protocollo PESCO come l\u2019aumento delle spese militari, l\u2019aumento delle quote di budget da dedicare alla ricerca e sviluppo, lo snellimento decisionale in ambito militare.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Tutto questo pacchetto di regalie finanziarie e politiche alle industrie d\u2019armi europee e nostrane restituisce un po\u2019 di senso commerciale anche alla Guerra fredda 2.0 voluta dagli Stati Uniti e rivendicata dalle <\/span><span lang=\"it-IT\">new entries<\/span><span lang=\"it-IT\"> NATO\/Ue dell\u2019est. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Lo spostamento della cortina di ferro dal Friuli e dalla Germania a ridosso dei confini russi, oltre a colpire duramente l\u2019economia reale di Paesi come il nostro, ha infatti gi\u00e0 prodotto un importante aumento delle spese militari in Paesi come Polonia, Romania Estonia, che hanno centrato il parametro NATO del 2% sul Pil mentre Lettonia e Lituania lo raggiungeranno entro il 2018. E anche se questi Paesi si considerano pi\u00f9 vicini agli Stati Uniti che all\u2019Unione europea \u00e8 pur vero che la PESCO rende oggi decisamente pi\u00f9 vantaggiosa e concorrenziale la mercanzia convenzionale <\/span><em><span lang=\"it-IT\">made in Europe<\/span><\/em><span lang=\"it-IT\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Certo mancano nei cataloghi del vecchio continente sistemi d\u2019arma avanzati come i missili anti missile paragonabili al THAAD statunitense o all\u2019S-400 russo o caccia bombardieri di quinta generazione (come l&#8217;F35 o il SU-57 russo). Per ci\u00f2 che riguarda questi ultimi sembra essersi costituito un asse franco-tedesco per produrne uno europeo ma la cosa appare una \u201csparata\u201d alquanto velleitaria considerati i costi\/tempi molto dilatati per lo sviluppo e la situazione del mercato mondiale gi\u00e0 conteso da statunitensi, russi e cinesi. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Molto pi\u00f9 abbordabile, se possiamo azzardare una previsione, sar\u00e0 lo sviluppo di sistemi missilistici anti missile che potrebbero diventare il terreno (comunque costoso) di un progetto condiviso nel quadro PESCO. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Al di l\u00e0 dello <\/span><em><span lang=\"it-IT\">story telling<\/span><\/em><span lang=\"it-IT\"> di circostanza e la retorica europeista che ha accompagnato il lancio della Cooperazione strutturata permanente e che la immagina come il contesto per promuovere consorzi e collaborazioni industriali la realt\u00e0 sembra essere, piuttosto, una \u201cConcorrenza spietata e permanente\u201d. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">I pi\u00f9 preoccupati sembrano essere proprio gli industriali nostrani che chiedono un\u2019aumento sostanziale delle spese militari per fronteggiare adeguatamente i <\/span><span lang=\"it-IT\">competitor<\/span><span lang=\"it-IT\"> europei. Nell\u2019ambito di una recente audizione alla commissione Difesa della camera il presidente dell\u2019Aiad (Associazione delle imprese italiane dell\u2019aerospazio, difesa e sicurezza) Guido Crosetto ha infatti dichiarato che \u201c\u2026una razionalizzazione dell\u2019industria europea, significa sostanzialmente ridurre il numero di prodotti e conseguentemente di produttori, e, se non governata in modo forte da un sistema Paese determinato, rischia di fare della nostra industria di settore il vaso di coccio (\u2026) Pensare a un unico investitore europeo in questo settore significa non solo avere pronte le aziende ad una competizione molto pi\u00f9 forte, ma significa avere pronto l\u2019intero sistema Paese, i funzionari, la burocrazia, il sistema finanziario (\u2026) Sostenere questo cambio significa anche adeguare il bilancio italiano alle percentuali di Pil investito dai nostri \u201ccompetitor\u201d industriali, per non lasciargli vantaggi irrecuperabili\u2026\u201d. In questo contesto, prosegue Crosetto, la difesa \u201c\u2026rischia di parlare, visti gli attuali rapporti di forza e visti gli accordi gi<\/span><span lang=\"fr-FR\">\u00e0 <\/span><span lang=\"it-IT\">intercorsi tra Macron e la Merkel, pi\u00f9 che altro francese o tedesco\u2026\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Che i \u201cgrandi\u201d industriali nostrani siano una categoria questuante abituata a vivere di tutele e incentivi statali \u00e8 un fatto conclamato, che la specifica categoria degli industriali degli armamenti lo sia ancora di pi\u00f9 \u00e8 un altro fatto ma l\u2019analisi di Crosetto \u00e8 piuttosto centrata. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Lo testimonia l\u2019attuale trattativa sulla cantieristica navale tra la francese Stx e l\u2019italiana Fincantieri. Ma mentre dietro ad Stx c\u2019\u00e8 Thales (colosso francese dell\u2019elettronica militare\/aerospaziale) dietro a Fincantieri non c\u2019\u00e8, attualmente, Leonardo-Finmeccanica. E questo pu\u00f2 rappresentare un problema perch\u00e9 met\u00e0 del valore di una nave militare \u00e8 costituita dallo scafo ma l\u2019altra met\u00e0 dall\u2019elettronica e dai sistemi d\u2019arma imbarcati.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Stando cos\u00ec le cose e considerato l\u2019inossidabile, blindato amore trasversale della \u201cgrande\u201d politica per la belligeranza e per l\u2019industria che la richiede, il grido di \u201callarme\u201d di Crosetto non cadr\u00e0 nel vuoto\u2026<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Anche perch\u00e9 su questa partita gli industriali hanno gi\u00e0 recentemente incassato il placet della Fiom, la quale ha giudicato meritorio l\u2019operato dell\u2019ex amministratore delegato di Finmeccanica Moretti (vendita degli asset trasporti ed energia per puntare tutto sull\u2019hi-tech militare) proponendo addirittura una ricapitalizzazione della nuova <\/span><span lang=\"it-IT\">one company<\/span><span lang=\"it-IT\"> con la Cassa Depositi e Prestiti. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">La PESCO non sar\u00e0 quindi un\u2019occasione per una generale riduzione delle spese militari e per una revisione epocale della politica estera e militare continentale; sar\u00e0 semmai l\u2019ennesima grassa occasione per l\u2019industria bellica di socializzare i costi della ricerca e dello sviluppo ed incassare stratosferici profitti.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 nata la tanto agognata Difesa comune europea. 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