{"id":58169,"date":"2013-06-25T15:36:32","date_gmt":"2013-06-25T14:36:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=58169"},"modified":"2013-06-25T15:36:32","modified_gmt":"2013-06-25T14:36:32","slug":"lafrica-e-gli-africani-nello-specchio-degli-altri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/06\/lafrica-e-gli-africani-nello-specchio-degli-altri\/","title":{"rendered":"L&#8217;Africa e gli africani nello specchio degli altri"},"content":{"rendered":"<p><em>\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Mbuyi-Kabunda.jpg\" width=\"600\" height=\"741\" \/>Di Mbuyi Kabunda.<\/em><\/p>\n<p><em>Pubblicato in alai.net.<\/em><\/p>\n<p>Quando si parla di realt\u00e0 africana, generalmente prevalgono due linee opposte, quasi dogmatiche che sono da una parte l\u2019afro-pessimismo cronico e dall\u2019altra l\u2019afro-ottimismo di compiacimento. E\u2019 necessario allontanarsi da questi paradigmi per intraprendere il cammino dell\u2019afro-realismo e della afro- responsabilit\u00e0, che consistono nello spiegare la realt\u00e0 non gi\u00e0 a partire dai suoi effetti bens\u00ec dalle sue cause, storiche e attuali, strutturali e congiunturali, esterne e interne, liberandosi dai facili semplicismi.<\/p>\n<p>In un mondo dominato dai pregiudizi eurocentrici, scrivere qualcosa di positivo sull\u2019Africa \u2013 che si tende a considerare una nazione omogenea invece di un continente \u2013 vuol dire scrivere ci\u00f2 che nessuno legger\u00e0. Vale a dire che esiste un vero e proprio complotto mediatico nei confronti dell\u2019Africa e degli africani, collocati in fondo nella gerarchia delle societ\u00e0 umane.<\/p>\n<p><b>Afro-pessimismo o ultimo <i>avatar<\/i> della ideologia razzista<br \/>\n<\/b><\/p>\n<p>L\u2019afro-pessimismo, che si ispira alle tesi di Hegel del XIX secolo, \u00e8 rinato agli inizi degli anni \u201960 con l\u2019analisi negativa di Ren\u00e9 Dumont, che pose la questione allarmante del modello di sviluppo adottato dai paesi africani, prima di trasformarsi in afro-pessimismo cinico o afro-catastrofismo, descritti dalla \u201cnegrologia\u201d di Stephen Smith e nel discorso di Nicolas Sarkozy a Dakar nel luglio 2007, nel quale si affermava che gli africani non hanno n\u00e9 storia n\u00e9 cultura dato che \u201ccontinuano a vivere da millenni secondo i ritmi delle stagioni e della natura\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019afro-pessimismo vigente \u00e8 l\u2019ultimo avatar del disprezzo e dell\u2019 arroganza occidentale nei confronti dell\u2019Africa e dei suoi abitanti \u2013 sia per il ragionamento superficiale che per le mezze verit\u00e0 \u2013 attribuendo la responsabilit\u00e0 degli insuccessi africani a fattori interni, grazie all\u2019ambiguit\u00e0 intellettuale sia delle organizzazioni internazionali\u00a0 e dei loro rapporti negativi riguardanti il continente (per poter giustificare soprattutto negli anni ottanta le politiche di aggiustamento strutturale) sia dei mezzi di informazione che in tal modo hanno contribuito alla diffusione dell\u2019idea di \u201cdisordine africano\u201d e disperazione in quanto a futuro del continente.<\/p>\n<p>Se la povert\u00e0 continua a crescere, cos\u00ec come fame, calamit\u00e0 naturali, migrazioni, \u201cguerre tribali e crudeli\u201d, colpi di stato e dittatori corrotti, ebbene se questa lunga serie di tragedie che vivono i popoli africani persiste, le cause sono da ricercare nell\u2019incapacit\u00e0 e nell\u2019inettitudine degli africani stessi.<\/p>\n<p>Raramente si parla dei successi, del dinamismo di questi popoli e del \u201crinascimento africano\u201d. E nemmeno si sottolinea ad esempio la responsabilit\u00e0 del peso del debito nel dramma africano, dei disastri umani e sociali generati appunto dai programmi di aggiustamento strutturale, del vero e proprio saccheggio delle risorse naturali e dell\u2019occupazione della terra africana da parte delle multinazionali, o infine del fallimento degli aiuti allo sviluppo, ovvero delle perverse pratiche che hanno trasformato l\u2019Africa in fulcro per esportare di capitali.<\/p>\n<p>Questa ideologia \u00e8 pericolosa non soltanto per la sua connotazione razzista ma anche perch\u00e9 \u00e8 stata assimilata e riprodotta da alcuni intellettuali africani, che hanno creduto di dover adottare nei confronti delle loro societ\u00e0 un\u2019attitudine critica molto apprezzata dai m\u00e9ntori occidentali. Si tratta per\u00f2 di una critica spicciola, spesso superficiale, che riproduce le critiche occidentali stesse.<\/p>\n<p>Sfortunatamente, secondo quando denuncia Boris Diop, il problema con il pubblico occidentale in genere \u00e8 godere nel sentire che proprio gli africani denigrano l\u2019Africa. Secondo questo autore, i cos\u00ec detti intellettuali africani, interessati ad attirare attenzioni e simpatica da parte del pubblico europeo, sono abituati a denigrare le proprie societ\u00e0, presentandole come retrograde, oppressive e crudeli. L\u2019obiettivo \u00e8 mantenere la coscienza tranquilla e responsabilizzare gli africani circa le proprie disgrazie e i propri problemi.<\/p>\n<p>La afro-destra del latinoamerica, secondo la definizione offerta da Jes\u00fas Chucho Garc\u00eda, sta riproducendo lo stesso discorso in Africa per compiacere i conquistatori e ottenere pi\u00f9 o meno gli stessi risultati. Questa corrente della discendenza afro, che si \u00e8 nutrita dell\u2019euro-centrismo e dei suoi giustizieri, si rifiuta di considerare l\u2019Africa come la madre patria a causa dei presunti insuccessi che\u00a0 questo continente incarna, cui si aggiunge la vergogna per le umiliazioni subite nel passato, fino a cadere nell\u2019apologia degli argomenti negativi diffusi dai media e da alcuni ambienti occidentali. Ha interiorizzato la storia dei \u201cvincitori\u201d per convenienza o opportunismo, diventando cos\u00ec detrattrice della \u201cautenticit\u00e0 africana\u201d.<\/p>\n<p>In altre parole, quella che viene definita la afro-destra \u00e8 caduta nell\u2019euro-centrismo impregnandosi di letteratura negrofoba e alleandosi con i peggiori responsabili e con i colpevoli di crimini contro l\u2019umanit\u00e0 o contro i suoi stessi antenati. Ci troviamo dunque di fronte ad altre vittime, tuttavia consapevoli. Questa attitudine masochista di etno-colonizzazione e autoflagellazione, analizzata nelle opere di Aim\u00e9 C\u00e9saire, Frantz Fanon o Albert Memmi e propria dei popoli che hanno subito dominazioni, si spiega con la tendenza di alcuni membri di questi gruppi a giudicare loro stessi, non tanto con il proprio metro ma piuttosto con i criteri interiorizzati dai conquistatori.<\/p>\n<p>In definitiva, come afferma lo studioso accademico Abiola Irele, l\u2019afro-pessimismo invece di essere una vera preoccupazione per la situazione attuale e del futuro, diventa una visione cinica che consente ad alcuni intellettuali occidentali di sfruttare l\u2019Africa come risorsa per il loro commercio e giustificare le loro carriere nei programmi delle istituzioni incaricate di sviluppo e organizzazione dei governi in Africa, insistendo in una visione negativa e distorta del continente.<b><br \/>\n<\/b><\/p>\n<p><b>Decostruzione delle basi del pensiero afro-pessimista<br \/>\n<\/b><\/p>\n<p><b>\u201cI popoli africani sono privi di storia e cultura\u201d<br \/>\n<\/b><\/p>\n<p>La presunta disgrazia permanente degli africani ha origine nella versione biblica della \u201cmaledizione di Cam\u201d, figlio di No\u00e9, dal quale discenderebbe la razza negra (\u201crazza camitica\u201d). Si tratta di un\u2019invenzione, di un discorso medioevale per legittimare o giustificare il fenomeno della schiavit\u00f9, dato che consisteva nel negare agli africani la loro umanit\u00e0 e con l\u2019obiettivo ultimo di recuperare la mano d\u2019opera necessaria per le piantagioni del nuovo mondo.<\/p>\n<p>In quanto alla teoria sull\u2019assenza di storia nel continente, questa fu elaborata dai colonizzatori per giustificare la colonizzazione stessa e la \u201cmissione civilizzatrice\u201d. Non ha nessun fondamento. E\u2019 di fatto ampiamente dimostrato che la civilt\u00e0 faraonica nera fu figlia e non madre delle civilt\u00e0 africane (vedere i lavori del professor Cheikh Anta Diop). L\u2019antropologo Maurice Delafosse dimostr\u00f2 che fino al XV secolo le societ\u00e0 africane avevano lo stesso grado di sviluppo delle equivalenti societ\u00e0 arabe o europee (regno del Congo, imperi del Gana, Mali, songhai, Danem-Born\u00f9. Benin, Monomotapa\u2026)<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 neppure affermare che l\u2019Africa fosse priva di cultura prima dell\u2019arrivo degli europei.<\/p>\n<p>A provarlo la persistenza dei valori culturali africani nella santeria cubana, nel candombl\u00e9, nella macumba brasiliana e nella cultura latinoamericana in generale.<\/p>\n<p>I racconti dei navigatori del XV e XVII secolo mettono in evidenza il fatto che l\u2019Africa nera fosse una terra di brillanti civilt\u00e0 ben strutturate.<b><br \/>\n<\/b><\/p>\n<p><b>\u00a0\u201c L Africa \u00e9 un continente destinato al sottosviluppo e alla povert\u00e0\u201d<br \/>\n<\/b><\/p>\n<p>Siamo soliti \u00a0ignorare il fatto che il sottosviluppo africano non \u00e8 una fatalit\u00e0 irreversibile. E\u2019 bens\u00ec il risultato di meccanismi di sfruttamento e aggressione, di ingiustizie internazionali istituzionalizzate, insieme alla cattiva gestione dei governi post coloniali inclini al neopatrimonialismo (clientelismo) e alla predoneria. E\u2019 importante sottolineare in questo la responsabilit\u00e0 dell\u2019educazione ricevuta dalle classi dirigenti, cresciute nell\u2019ammirazione di tutto ci\u00f2 che \u00e8 europeo e, al contrario, nel disprezzo di ci\u00f2 che \u00e8 africano, e che Ren\u00e9 Dumont esprime in questi termini: \u201cI governanti africani sono nostri studenti. Sono stati educati nelle nostre universit\u00e0, eserciti o amministrazioni, oppure nelle universit\u00e0 africane neocoloniali. Sedotti dal nostro modello di vita e di sviluppo, hanno appreso da noi come rovinare l\u2019Africa\u201d.<\/p>\n<p>In ogni caso, bisogna relativizzare l\u2019insuccesso del continente africano che ha fatto importanti passi avanti per ci\u00f2 che riguarda lo sviluppo umano. Si confonde l\u2019insuccesso con la resistenza dei popoli africani nei confronti del modello economico e sociale dominante, coloniale e occidentale.<\/p>\n<p>Il giudizio degli insuccessi africani contrasta con le seguenti realt\u00e0: il tasso di crescita annuo intorno al 5% nel 2012-2013, ha evidenziato che l\u2019Africa \u00e8 il continente che meglio ha resistito alla crisi fra tutti i paesi industrializzati, del Medio Oriente e emergenti, divenendo fonte di rivalit\u00e0 tra Stati Uniti, Inghilterra, Francia e Cina, tutti in corsa per conquistare i mercati africani.<\/p>\n<p><b> \u201cI conflitti africani sono etnici e l\u2019Africa non \u00e8 pronta per la democrazia\u201d<\/b><\/p>\n<p><b>\u00a0<\/b>Vari studi, anche accademici, attribuiscono le cause dei conflitti a semplici e unici aspetti etnici o tribali. I fatti hanno dimostrato negli ultimi dieci anni che questa convinzione \u00e8 sbagliata. I conflitti che coinvolgono paesi come Sudan, Angola, Ruanda, Sierra Leone, Liberia e Somalia, hanno evidenziato vari fattori, locali, nazionali, regionali e internazionali, in particolare guerre per il potere e abusi di potere, la rottura tra stato e nazione, insieme a interessi geopolitici delle potenze esterne e delle multinazionali petrolifere o minerarie che, in cerca del monopolio sui profitti, appoggiano i governi, la guerriglia, o entrambi a seconda dei casi.<\/p>\n<p>La tesi sulla mancanza di maturit\u00e0 degli africani per la democrazia, prevalente in molti ambienti politici occidentali, ha una forte connotazione eurocentrista nell\u2019identificare la democrazia, e anche lo sviluppo, con la civilt\u00e0 occidentale. I fatti non corrispondono a queste convinzioni. Sta infatti nascendo una nuova generazione di governanti africani pi\u00f9 democratici e rispettosi dei diritti umani.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che ha distrutto l\u2019Africa non \u00e8 lo sviluppo o la democrazia, che non sono prodotti di importazione o esportazione, ma il mimetismo del modello occidentale o occidentalizzazione. Questo va interpretato come la resistenza dei popoli africani a modelli imposti.<\/p>\n<p><b>Conclusioni<br \/>\n<\/b><\/p>\n<p>Si tratta di rifiutare qualsiasi modo di pensare all\u2019Africa e alle sue diaspore partendo dal punto di vista degli altri o dei vincitori, di coloro che hanno il monopolio dei mezzi di informazione. Scommettiamo nell\u2019afro-centrismo (aperto, non chiuso) o nell\u2019afro-centralit\u00e0 che consiste nel subordinare le relazioni interne alla razionalit\u00e0 interna, nel dare priorit\u00e0 alle esigenze dello sviluppo interno rafforzando le capacit\u00e0 di azione degli africani. Solo cos\u00ec l\u2019Africa uscir\u00e0 dall\u2019esclusione internazionale e avr\u00e0 un certo controllo sul proprio destino, oggi in mano ad altri.<\/p>\n<p><b><i>\u00a0<\/i><\/b>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <b><i>Mbuyi Kabunda<\/i><\/b>\u00a0\u00e8 professore di Relazioni Internazionali e Studi Africani all\u2019Istituto Internazionale di Diritti Umani di Strasburgo e del Gruppo di Studi Africani dell\u2019Universit\u00e0 Autonoma di Madrid. Direttore dell\u2019Osservatorio degli Studi sulla Realt\u00e0 Sociale dell\u2019Africa Sub-Sahariana.<\/p>\n<p>Articolo pubblicato nel numero di giugno (486) della rivista America Latina en Movimiento, intitolato \u201cSguardi del movimento afrolatinoamericano\u201d <a href=\"http:\/\/alainet.org\/publica\/486.phtml\" target=\"_blank\">http:\/\/alainet.org\/publica\/486.phtml<\/a><\/p>\n<p>http:\/\/www.alainet.org\/active\/64986<\/p>\n<p>Tradotto da Eleonora Albini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Di Mbuyi Kabunda. Pubblicato in alai.net. Quando si parla di realt\u00e0 africana, generalmente prevalgono due linee opposte, quasi dogmatiche che sono da una parte l\u2019afro-pessimismo cronico e dall\u2019altra l\u2019afro-ottimismo di compiacimento. 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