{"id":579784,"date":"2018-01-07T16:11:10","date_gmt":"2018-01-07T16:11:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=579784\/"},"modified":"2018-01-07T17:09:25","modified_gmt":"2018-01-07T17:09:25","slug":"isis-lisola-del-petrolio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2018\/01\/isis-lisola-del-petrolio\/","title":{"rendered":"Isis: l&#8217;isola del petrolio"},"content":{"rendered":"<p>Lo stato islamico di Iraq e Syria denominato (ISIS) o califfato, dal 2011, e dal ritiro delle truppe americane dall\u2019Iraq fino a tutto il 2015, in piena guerra civile siriana, creava un integrato e prospero mercato nero del petrolio proveniente da pi\u00f9 della met\u00e0 degli impianti estrattivi e degli indotti di raffinazione in Siria, e da almeno sette impianti in Iraq.<\/p>\n<p>Emancipandosi cos\u00ec dai finanziamenti internazionali, ha contemporaneamente ridato vita e sicuramente ampliato la rete di mediatori internazionali che inizialmente erano la carta segreta del regime di Saddam Hussein per aggirare le sanzioni imposte dagli USA all\u2019Iraq circa 30 anni fa.<\/p>\n<p>Accreditati studi di settore, alcuni autorevoli, ma soprattutto le dichiarazioni pubbliche di Putin non hanno sostanzialmente avuto riscontri evidenti relativamente alle presunte collusioni del governo turco con il mercato nero del greggio iracheno attraverso il porto di Ceyhan; punto di raccordo nella Turchia meridionale e sbocco sul Mediterraneo dell\u2019oleodotto proveniente dal mar Caspio via Baku-Tbilisi-Erzurum, e dell\u2019oleodotto proveniente dal nord dell\u2019 Iraq via Kirkuk.<\/p>\n<p>Il sito di Kirkuk inoltre, dopo la cacciata delle milizie del califfato, \u00e8 stato anche oggetto di dispute tra il governo iracheno e quello in itinere curdo; entrambi alleati sulla carta nella lotta contro lo stato islamico &#8211; dopo un referendum sull\u2019indipendenza del Kurdistan iracheno dall\u2019Iraq tenutosi a settembre 2017, e che ha ottenuto il 93% dei consensi \u2013 ad ottobre un attacco da parte dell\u2019esercito iracheno, contro i miliziani curdi \u201cpeshmerga\u201d, ha inteso riprendere il controllo sui giacimenti petroliferi intorno a Kirkuk e ha di nuovo rimescolato le sorti del popolo curdo e probabilmente dell\u2019intera area.<\/p>\n<p>Lo stesso oleodotto, d\u2019altro canto, era gi\u00e0 stato seriamente danneggiato nel 2014, ripristinato parzialmente, \u00e8 ora in attesa di essere soppiantato dal nuovo impianto commissionato nel mese di dicembre dal governo iracheno a compagnie internazionali; la scadenza per la presentazione degli eventuali progetti del nuovo oleodotto, si parla di circa 350 km sulla carta, \u00e8 stata fissata per l\u2019imminente 24 di gennaio.<\/p>\n<p>In Siria d\u2019 altro canto, il progressivo evolversi del conflitto, le incursioni aeree statunitensi e della Nato, ma soprattutto gli indiscriminati raid russi e del regime di Assad, ed in ultima analisi le FDS \u201c forze democratiche siriane\u201d stanno definitivamente risolvendo a favore di una completa eliminazione del califfato dalle roccaforti economiche che avrebbero garantito i proventi illeciti derivanti dal greggio.<\/p>\n<p>Il greggio prodotto dagli impianti siriani sotto il controllo dello stato islamico non avrebbe preso per\u00f2 la via del Mediterraneo \u2013 come si pensa di quello iracheno per via turca, anche se non si pu\u00f2 escludere che possa averlo fatto direttamente dalla Siria con l\u2019ausilio di imbarcazioni compiacenti &#8211; sembra invece venisse venduto al dettaglio per alimentare e mantenere l\u2019economia di guerra a prezzi molto bassi e per tutte le trib\u00f9 combattenti che gravitavano intorno all\u2019orbita dello stato islamico: c\u2019\u00e8 anche chi sostiene che ci fosse in essere un traffico gestito direttamente da parte di stretti collaboratori dello stesso Assad.<\/p>\n<p>E\u2019 dei primi di dicembre la completa liberazione della parte occidentale nella valle del fiume Eufrate, restano i fronti nella parte sud-occidentale delle alture del Golan e di Daara &#8211; ai confini con Israele, Libano e Giordania &#8211; la cittadina dove nel 2011 tutto pare ebbe inizio con l\u2019arresto di alcuni minori che avevano imbrattato un muro della stazione di polizia locale.<\/p>\n<p>Lo scenario politico \u00e8 molto complesso, pi\u00f9 di quello iracheno, anche se la iniziale matrice destabilizzante parrebbe ricondurre sempre agli stessi interessi economici; autorevoli pareri sostengono infatti che la decisione americana &#8211; all\u2019epoca del governo Bush, linea politica che \u00e8 comunque proseguita con i successivi governi Obama &#8211; di schierarsi apertamente contro il regime di Assad e ad organizzare, insieme ai paesi del golfo una sua destabilizzazione, non avvenne a seguito degli scontri di piazza del 2011, ma gi\u00e0 dal 2009, a causa del rifiuto di concedere il passaggio per un gasdotto che dal Qatar avrebbe attraversato gli Emirati, la Giordania e la Turchia verso il Mediterraneo: Assad giustific\u00f2 il rifiuto dicendo di non volendo interferire con gli interessi economici del suo partner ed amico russo.<\/p>\n<p>Nel 2010 pare anche che avesse cominciato apertamente a trattare con il suo alleato storico, l\u2019Iran, per un gasdotto che doveva portare il gas iraniano in Libano, e dunque ad eventuali partner europei, passando per l\u2019Iraq e la Siria; un progetto che ovviamente sarebbe stato accantonato a causa della guerra, che stranamente, notizie di questi giorni, echeggia in Iran con modalit\u00e0 molto simili a quelle dei moti di piazza della primavera araba siriana.<\/p>\n<p>Tra gli scenari implicati nel flusso del mercato nero del greggio c\u2019\u00e8 anche non ultima la Libia \u2013 in questo caso per\u00f2 con circostanziate prove al vaglio della magistratura italiana; ad Ottobre infatti la Guardia di Finanza di Catania ha scoperto un traffico di gasolio proveniente dalla raffineria libica di Zawyia (50 km. da Tripoli) e destinato in Italia &#8211; tra le altre mete anche la Tunisia e l\u2019Egitto: tra gli arrestati, maltesi, italiani e libici, spicca l\u2019amministratore delegato della societ\u00e0 Maxcom Bunker spa, da cui in un comunicato stampa sul proprio sito si affretta a prendere le distanze.<\/p>\n<p>Ovviamente le indagini della procura etnea dovranno fare il loro corso, ma gi\u00e0 dalle prime indiscrezioni sembrerebbero coinvolti anche personaggi influenti del ministero degli Esteri maltese e libico, come responsabili dei certificati di legalizzazione relativi alla provenienza del gasolio.<\/p>\n<p>I carichi di gasolio su bettoline cisterne libiche salpavano di nascosto e giunte in acque internazionali, a largo di Malta, spegnevano i transponder per far perdere le loro tracce per poi trasferire il loro carico su compiacenti petroliere \u2013 provenienza non determinante &#8211; dirette in Sicilia o a Marsiglia.<\/p>\n<p>La Maxcom Petroli con sede legale a Roma, \u00e8 una holding finanziaria le cui partecipate -tra cui la Maxcom Bunker &#8211; fanno affari in Germania, Camerun, Costa d\u2019Avorio, Libia, Algeria, Tunisia e nel canale di Suez.<\/p>\n<p>In Italia opera su tutto il territorio nazionale con una distribuzione primaria, ad aeromobili militari e civili e al bunkeraggio marino, e secondaria al dettaglio per il consumo privato; fornisce altres\u00ec lo stoccaggio di prodotti petroliferi per conto terzi nei suoi tre depositi &#8211; Augusta (SR) Ciampino (RM) Cassina de\u2019Pecchi (MI) \u2013 con ulteriore disponibilit\u00e0, per una migliore distribuzione territoriale, di strutture di stoccaggio presso conto terzi a Venezia e Napoli.<\/p>\n<p>A novembre per la societ\u00e0 c\u2019\u00e8 anche stato il rinvio a giudizio della procura di Milano, inchiesta condotta dal procuratore antimafia Boccassini, sul traffico, dal 2010 al 2015, di 24 mila tonnellate di olio di sentina, classificato come rifiuto pericoloso, transitato nel deposito di Cassina de\u2019 Pecchi e re-immesso nell\u2019 indotto come olio combustibile.<\/p>\n<p>Insomma un quadro torbido di relazioni, sicuramente ancora tutto da chiarire e capire nella sua complessit\u00e0, che lascia per\u00f2 intravvedere un sistema pervasivo non legato solamente a personaggi di spicco legati direttamente allo stato islamico e gi\u00e0 noti alle sezioni investigative internazionali; e non solamente un business, quello del petrolio, dietro i flussi di capitali che vanno ad alimentare un sistema parallelo di riciclaggio del denaro, ma un approccio flessibile, multisettoriale, olistico &#8211; utilizzando inappropriatamente un termine positivista &#8211; basato sulla moderna capacit\u00e0 corruttiva alla quale tutti sono pi\u00f9 o meno permeabili in questa nostra societ\u00e0 del \u201cbenessere\u201d, politici, imprenditori, organizzazioni umanitarie, intermediari economici, societ\u00e0 finanziarie fino alle istituzioni intergovernative che proteggono interessi particolari di gruppi che operano a livello internazionale.<\/p>\n<p>In tutto ci\u00f2 ci sono i diritti calpestati di chi vive con il minimo della dignit\u00e0, la maggioranza che non cerca la sopraffazione e la ricchezza illecita e che spera in un futuro migliore.<\/p>\n<p>Tutti noi, anche quelli che gozzovigliano con il sangue innocente, consapevoli o no del prezzo del calice a cui sorseggiano, dovremmo guardarci e riconoscerci nei visi di chi incontriamo, giudichiamo, condanniamo, corrompiamo, usiamo, di chi ci incute timore, riverenza, affetto, ed infine amore.<\/p>\n<p><strong>Luca De Renzo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo stato islamico di Iraq e Syria denominato (ISIS) o califfato, dal 2011, e dal ritiro delle truppe americane dall\u2019Iraq fino a tutto il 2015, in piena guerra civile siriana, creava un integrato e prospero mercato nero del petrolio 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