{"id":569717,"date":"2017-12-10T20:20:32","date_gmt":"2017-12-10T20:20:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=569717\/"},"modified":"2017-12-10T20:25:06","modified_gmt":"2017-12-10T20:25:06","slug":"jeremy-corbyn-alla-sede-onu-ginevra-problemi-del-mondo-non-si-risolvono-la-guerra-la-violenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2017\/12\/jeremy-corbyn-alla-sede-onu-ginevra-problemi-del-mondo-non-si-risolvono-la-guerra-la-violenza\/","title":{"rendered":"Jeremy Corbyn alla sede ONU di Ginevra: i problemi del mondo non si risolvono con la guerra e la violenza"},"content":{"rendered":"<p><em>Diritti umani, disuguaglianza, paradisi fiscali, rifugiati, militarismo, cambiamento climatico. Un appello per un mondo migliore al centro del discorso tenuto l\u20198 dicembre a Ginevra dal leader laburista britannico.<\/em><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Jeremy Corbyn speech at the United Nations\u2019 Geneva headquarters\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/zQx-4EXofTQ?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>\u2026 Grazie per l\u2019invito a parlare nello storico Palais des Nations a Ginevra, una citt\u00e0 che \u00e8 stata un luogo di rifugio e filosofia fin dai tempi di Rousseau. Prima della seconda guerra mondiale \u00a0era la sede della sfortunata Societ\u00e0 delle Nazioni e ora ospita le Nazioni Unite.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-569719 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Corbyn-ONU-Ginevra.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"859\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Corbyn-ONU-Ginevra.jpg 960w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Corbyn-ONU-Ginevra-300x268.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Corbyn-ONU-Ginevra-768x687.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Corbyn-ONU-Ginevra-720x644.jpg 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/p>\n<p>Poter parlare qui \u00e8 un privilegio speciale, perch\u00e9 lo statuto del nostro partito comprende un impegno a sostenere le Nazioni Unite, una promessa di \u201cgarantire a tutti pace, libert\u00e0, democrazia, sicurezza economica e protezione ambientale.\u201d<\/p>\n<p>Vorrei anche ringraziare gli altri oratori,\u00a0 Arancha Gonzalez e Nikhil Seth e la procuratrice generale del governo ombra Shami Chakrabarti, che mi ha accompagnato qui, una formidabile attivista e una grande risorsa per il movimento internazionale per i diritti umani. E infine vorrei ringraziare tutti voi di essere qui oggi.<\/p>\n<p>Mentre ci avviciniamo alla Giornata Internazionale dei Diritti Umani, vorrei concentrarmi sulle maggiori minacce che incombono sulla nostra comune umanit\u00e0 e sulle ragioni per cui, se vogliamo affrontare e sventare tali minacce, gli stati devono sostenere una vera cooperazione internazionale, i diritti umani individuali e collettivi, sociali ed economici, legali e costituzionali in patria e all\u2019estero.<\/p>\n<p>Il mio paese si trova davanti a un bivio. La decisione del popolo britannico di lasciare l\u2019Unione Europea nel referendum dell\u2019anno scorso significa che dobbiamo ripensare al nostro ruolo nel mondo.<\/p>\n<p>Alcuni vogliono usare la Brexit per ripiegarsi su se stessi, rifiutando il mondo esterno e vedendo tutti gli altri come temuti concorrenti. Altri vogliono utilizzarla per accentuare al massimo le insicurezze e le disuguaglianze dell\u2019attuale sistema economico, trasformando la Gran Bretagna in un paradiso fiscale senza regole per le multinazionali, con salari da fame, diritti limitati e tagli ai servizi pubblici, in una distruttiva gara al ribasso. Il mio partito vuole un futuro del tutto diverso per il momento in cui lasceremo l\u2019Unione Europea, basato sulle migliori tradizioni internazionaliste del movimento laburista e del nostro paese.<\/p>\n<p>Vogliamo stretti rapporti di collaborazione con i nostri vicini europei e con i paesi al di fuori dell\u2019Europa, basati sulla solidariet\u00e0, il vantaggio reciproco e il commercio equo, insieme a un internazionalismo globale pi\u00f9 ampio e dinamico. Siamo fieri del fatto che la Gran Bretagna sia stata il primo paese firmatario della Convenzione Europea dei Diritti umani e che la legge sui diritti umani del 1998 l\u2019abbia inserita nelle nostre norme.<\/p>\n<p>Come laburisti continueremo a lavorare con altri Stati europei, partiti progressisti e movimenti attraverso il Consiglio d\u2019Europa, per assicurarci che il nostro e altri paesi rispettino i loro obblighi internazionali, cos\u00ec come il lavoro del Consiglio dei Diritti Umani dell\u2019ONU aiuta a far s\u00ec che paesi come il nostro siano all\u2019altezza degli impegni per esempio sui diritti dei disabili, che il rapporto di quest\u2019anno ha giudicato insufficienti.<\/p>\n<p>La collaborazione internazionale, la solidariet\u00e0 e l\u2019azione collettiva sono i valori che vogliamo infondere alla nostra politica estera. Questi valori saranno alla base di tutto ci\u00f2 che il prossimo governo laburista far\u00e0 sulla scena mondiale, usando la diplomazia per ampliare un sistema internazionale progressista e basato sulle regole, per dare a tutti giustizia e sicurezza. Per ottenere un appoggio e una fiducia globali le regole devono essere veramente universali e riguardare sia i forti che i deboli. Non si possono usare per disciplinare i deboli, mentre i forti fanno quello che vogliono, o verranno screditate come uno strumento al servizio del potere e non della giustizia.<\/p>\n<p>Per questo dobbiamo fare in modo che i potenti sostengano e rispettino le regole internazionali e il diritto internazionale. Se non lo faremo, gli ideali della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 resteranno un\u2019aspirazione, pi\u00f9 che una realt\u00e0 e le regole internazionali verranno considerate una specie di optional per i poteri globali dominanti.<\/p>\n<p>E\u2019 urgente lavorare con altri paesi per far avanzare la causa dei diritti umani e affrontare le <strong>quattro minacce<\/strong> pi\u00f9 grandi e interconnesse che incombono sulla nostra comune umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Primo, la <strong>crescente concentrazione di ricchezza e potere al di fuori di ogni controllo nelle mani di una minuscola elite corporativa<\/strong>, un sistema che molti chiamano neo-liberismo e ha accentuato la disuguaglianza, l\u2019emarginazione, la insicurezza e la rabbia in tutto il mondo.<\/p>\n<p>Secondo, il <strong>cambiamento climatico<\/strong>, che sta creando instabilit\u00e0, alimentando conflitti e minacciando il nostro futuro.<\/p>\n<p>Terzo, il <strong>numero senza precedenti di persone che fuggono da conflitti, persecuzioni, abusi dei diritti umani, crisi sociali e disastri climatici<\/strong>.<\/p>\n<p>E infine <strong>l\u2019uso dell\u2019azione militare unilaterale e degli interventi<\/strong> al posto della diplomazia e dei negoziati per risolvere le dispute e cambiare i governi.<\/p>\n<p><strong>Il sistema economico globale \u00e8 fallito<\/strong>. Sta producendo un mondo in cui pochi ricchi controllano il 90% delle risorse globali. Un mondo di insicurezza crescente e di livelli grotteschi di disuguaglianza tra le nazioni e al loro interno, dove si calcola che oltre 100 miliardi di dollari ogni anno vengano persi per i paesi in via di sviluppo grazie all\u2019evasione fiscale. Un mondo dove mille miliardi di dollari all\u2019anno vengono sottratti al sud del mondo attraverso flussi finanziari illegali. Questo \u00e8 uno scandalo globale. Le multinazionali pi\u00f9 potenti non possono continuare a determinare come e per chi funziona il mondo.<\/p>\n<p>Trent\u2019anni dopo la devastazione causata dai primi programmi di adeguamento strutturale e dieci anni dopo la crisi finanziaria del 2008, l\u2019ortodossia neo-liberista che li ha realizzati sta crollando. Questo momento, con una crisi di fiducia in un sistema economico e un ordine sociale in bancarotta, presenta un\u2019occasione unica per costruire un nuovo consenso economico e sociale, che dia priorit\u00e0 agli interessi della maggioranza.<\/p>\n<p>Il crollo del sistema globale delle elite e la loro prerogativa di incontrastato dominio hanno portato alcuni politici ad alimentare la paura e le divisioni e a deridere la cooperazione internazionale, presentandola come una capitolazione nazionale. Lo sciagurato Muslim Ban e la retorica anti-messicana del Presidente Trump hanno alimentato il razzismo e la misoginia e distratto da tutto quello che la sua amministrazione al servizio di Wall Street sta facendo.<\/p>\n<p>In Gran Bretagna, \u00a0dove nell\u2019ultimo decennio i salari sono scesi per la maggior parte della gente, mentre le multinazionali e i ricchi hanno beneficiato di enormi tagli fiscali, il nostro Primo Ministro ha adottato un approccio meno estremo, ma che punta comunque a distogliere l\u2019attenzione dai fallimenti e dal vero programma del suo governo.<\/p>\n<p>Theresa May minaccia di eliminare la legge sui diritti umani, che garantisce i diritti civili e politici del nostro popolo ed ha beneficiato tutti nel nostro paese. \u201cSe credi di essere un cittadino del mondo, non sei un cittadino da nessuna parte\u201d, ha dichiarato.<\/p>\n<p>Esiste un\u2019alternativa a questo sistema dannoso e in bancarotta. Non si pu\u00f2 lasciare che le banche e le multinazionali pi\u00f9 grandi del mondo continuino a dettare le regole e a truccare il sistema a proprio vantaggio. L\u2019economia mondiale pu\u00f2 e deve funzionare per il bene comune e per la maggioranza della gente, ma questo richiede cambiamenti reali, fondamentali e strutturali a livello internazionale.<\/p>\n<p>Le Nazioni Unite hanno un ruolo centrale da giocare per ampliare un nuovo consenso e una convergenza basati sulla solidariet\u00e0, il rispetto per i diritti umani e le regole e la collaborazione internazionali. Questo significa che i leader democratici devono dire la verit\u00e0 riguardo ai poteri senza controllo.<\/p>\n<p>Un\u2019occasione del genere si \u00e8 presentata il 4 dicembre 1972, quando il presidente cileno Salvador Allende, eletto nonostante una furiosa opposizione e l\u2019interferenza degli Stati Uniti, tenne un discorso davanti all\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Allende lanci\u00f2 un appello per un\u2019azione globale contro la minaccia rappresentata dalle multinazionali che non rispondono a nessuno Stato, Parlamento od organizzazione a cui stia a cuore l\u2019interesse comune. Nove mesi dopo Allende venne ucciso durante il golpe del Generale Augusto Pinochet, a cui segu\u00ec una brutale dittatura durata 17 anni, che trasform\u00f2 il Cile in un laboratorio della versione pi\u00f9 fondamentalista del libero mercato.<\/p>\n<p>Sono passati 45 anni e dovunque nel mondo la gente sta dicendo basta allo sfrenato potere delle multinazionali, libere di evadere le tasse, appropriarsi di terre e risorse pagandole al ribasso e distruggere forza lavoro e comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Per questo oggi prendo davanti a voi l\u2019impegno che il prossimo governo laburista britannico sosterr\u00e0 con decisione gli sforzi del Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti umani di creare un trattato vincolante che sottoponga le multinazionali al diritto internazionale. Le attivit\u00e0 delle loro filiali e dei loro fornitori devono essere trasparenti. Bisogna farla finita con l\u2019impunit\u00e0 per le multinazionali che violano i diritti umani o distruggono l\u2019ambiente, come nei conflitti per i minerali nella Repubblica Democratica del Congo.<\/p>\n<p>Troppo a lungo lo sviluppo \u00e8 stato dominato dall\u2019infondato dogma secondo cui i mercati senza regole e le multinazionali che non devono rendere conto a nessuno costituiscono la chiave per risolvere i problemi globali. Nel prossimo governo laburista il Ministero dello Sviluppo Internazionale avr\u00e0 la missione non solo di sradicare la povert\u00e0, ma anche di ridurre la disuguaglianza in tutto il mondo.<\/p>\n<p>Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo agire contro lo scandalo globale dell\u2019evasione fiscale e delle attivit\u00e0 commerciali senza l&#8217;emissione di fattura o documentazione, che derubano i paesi in via di sviluppo e sottraggono risorse ai nostri servizi pubblici. Si calcola che solo in Africa vengano persi ogni anno 35 miliardi di dollari per l\u2019evasione fiscale e 50 per flussi finanziari illegali \u2013 molto di pi\u00f9 dei 30 degli aiuti internazionali. Come i Paradise e Panama Papers hanno dimostrato, non ci si pu\u00f2 aspettare che i super-ricchi e i potenti si regolino da soli.<\/p>\n<p>Le multinazionali devono fornire rapporti paese per paese e le nazioni del sud del mondo hanno bisogno di appoggio per tenersi i miliardi sottratti alla loro gente. Il prossimo governo laburista lavorer\u00e0 con le autorit\u00e0 fiscali dei paesi in via di sviluppo, come ha fatto la Zambia con la NORAD \u2013 l\u2019ente per gli aiuti norvegese \u2013 per aiutarle a fermare questa rapina.<\/p>\n<p>Il 9 dicembre si celebra la Giornata Internazionale contro la Corruzione. La corruzione non \u00e8 qualcosa che succede lontano. Il nostro governo ha giocato un ruolo centrale nel consentirle di minare la democrazia e violare i diritti umani. E\u2019 una questione globale che richiede una risposta globale.<\/p>\n<p>Quando la gente \u00e8 tenuta nella povert\u00e0, mentre i politici convogliano i fondi pubblici nei paradisi fiscali, questa \u00e8 corruzione. Un governo laburista agir\u00e0 in modo deciso contro i paradisi fiscali, introducendo rigide regole di trasparenza per i possedimenti della Corona e i territori oltremare, compreso un pubblico registro di proprietari, direttori, azionisti e beneficiari per tutte le compagnie e tutti i fondi.<\/p>\n<p>Il <strong>cambiamento climatico <\/strong>costituisce la seconda, grande minaccia alla nostra comune umanit\u00e0. Il nostro pianeta \u00e8 a rischio. Il riscaldamento globale \u00e8 innegabile. Il numero di disastri naturali si \u00e8 quadruplicato a partire dal 1970. Gli uragani come quelli che hanno colpito di recente i Caraibi sono pi\u00f9 violenti perch\u00e9 assorbono l\u2019umidit\u00e0 da mari sempre pi\u00f9 caldi.<\/p>\n<p>E\u2019 il cambiamento climatico, causato soprattutto dalle emissioni dei paesi pi\u00f9 ricchi del mondo, a riscaldare i mari, eppure sono i paesi che inquinano di meno \u2013 in genere nazioni in via di sviluppo \u2013 a subirne le peggiori conseguenze. E i danni ambientali alimentano l\u2019insicurezza alimentare e gli sconvolgimenti sociali.<\/p>\n<p>Dobbiamo sostenerli in modo solidale. Due mesi fa ho promesso al Primo Ministro di Antigua e Barbuda, Gaston Browne, che avrei usato questo podio per lanciare un chiaro messaggio. La comunit\u00e0 internazionale deve mobilitare risorse e chi pi\u00f9 inquina deve assumersi il peso maggiore.<\/p>\n<p>Chiedo dunque ai governi dei paesi che inquinano di pi\u00f9, compreso il Regno Unito, di:<\/p>\n<p>Primo, ampliare la capacit\u00e0 di risposta ai disastri in tutto il mondo. Le nostre forze armate, spesso le meglio addestrate e capaci del mondo, dovrebbero poter usare la loro esperienza per rispondere alle emergenze umanitarie. La Marina italiana per esempio sta diventando una forza pi\u00f9 versatile e polivalente.<\/p>\n<p>Secondo, inserire i costi del degrado ambientale nelle previsioni finanziarie, come i laburisti si sono impegnati a fare<\/p>\n<p>Terzo, sostenere con fermezza gli storici accordi di Parigi sul clima.<\/p>\n<p>Quarto, intraprendere passi seri e urgenti per la riduzione e la cancellazione del debito.<\/p>\n<p>Come comunit\u00e0 internazionale dobbiamo agire contro l\u2019ingiustizia per cui paesi che cercano di riprendersi da crisi climatiche che non hanno creato devono anche lottare per ripagare i debiti internazionali.<\/p>\n<p>Vale la pena di ricordare le parole pronunciate nel 1987 da Thomas Sankara, Presidente del Burkina Faso, in un discorso all\u2019Organizzazione dell\u2019Unit\u00e0 Africana, pochi mesi prima di essere a sua volta assassinato in un colpo di stato: \u201cIl debito non si pu\u00f2 ripagare: se non lo ripaghiamo i prestatori non moriranno, ma se lo ripaghiamo saremo noi a morire.\u201d<\/p>\n<p>La crescente crisi climatica aggrava il numero gi\u00e0 ora senza precedenti di persone che fuggono dai conflitti e dalla disperazione. <strong>Oggi ci sono al mondo pi\u00f9 rifugiati e sfollati che in qualsiasi altro periodo dalla fine della seconda guerra mondiale<\/strong>.<\/p>\n<p>I rifugiati sono persone come noi, ma a differenza di quanto \u00e8 successo a noi sono stati costretti dalla violenza, dalla persecuzione e dal caos climatico a lasciare le loro case.<\/p>\n<p>Una delle prove morali pi\u00f9 grandi del nostro tempo riguarda il modo in cui rispetteremo lo spirito e la lettera della Convenzione sui Rifugiati del 1951.<\/p>\n<p>Il suo principio di base era semplice: proteggere i rifugiati, eppure dieci paesi, che corrispondono al 2,5% dell\u2019economia globale, accolgono oltre la met\u00e0 dei profughi del mondo.<\/p>\n<p>E\u2019 ora che i paesi pi\u00f9 ricchi si facciano avanti e mostrino la nostra comune umanit\u00e0. Non farlo significa costringere milioni di siriani a spostarsi all\u2019interno del loro paese distrutto o a lasciarlo. Significa riportare i Rohingya in Myanmar senza garanzie di cittadinanza e protezione dalla violenza dello stato e detenere rifugiati all\u2019infinito in campi disumani come in Papua New Guinea o a Nauru. E lasciare che rifugiati africani vengano venduti come schiavi nella Libia sconvolta dalla guerra.<\/p>\n<p>Questa realt\u00e0 dovrebbe offendere il nostro senso di umanit\u00e0 e di umana solidariet\u00e0.<\/p>\n<p>I paesi europei possono e devono fare di pi\u00f9, mentre il numero di migranti morti nel Mediterraneo continua a crescere. \u00a0Dobbiamo anche prendere misure pi\u00f9 efficaci contro i trafficanti di esseri umani.<\/p>\n<p>Siamo chiari, per\u00f2: la risposta a lungo termine \u00e8 una vera cooperazione internazionale basata sui diritti umani, che affronti alla radice le cause dei conflitti, delle persecuzioni e della disuguaglianza.<\/p>\n<p>Insieme a molti altri ho passato la maggior parte della vita a sostenere la diplomazia e il dialogo rispetto alla guerra e al conflitto. Ho incontrato spesso reazioni ostili, ma rimango convinto che questo sia l\u2019unico modo per fornire a tutti una sicurezza autentica e duratura. <strong>Perfino dopo le disastrose invasioni e occupazioni degli ultimi anni oggi assistiamo a una nuova pressione a favore dell\u2019uso della forza militare<\/strong>, come se \u201cAmerica per prima\u201d o \u201cImpero 2.0\u201d fossero la strada che conduce alla sicurezza globale. Io so che in Gran Bretagna la gente non \u00e8 insensibile alle sofferenze altrui e nemmeno cieca davanti all\u2019impatto e al contraccolpo causati dalle nostre sconsiderate guerre in altri paesi.<\/p>\n<p>Guerre per cambiare regimi, invasioni, interventi e occupazioni in Iraq, Afghanistan, Libia e Somalia sono falliti, hanno devastato paesi e regioni e reso la Gran Bretagna e il mondo un posto pi\u00f9 pericoloso. Il governo del Regno Unito difende alcuni diritti umani, ma in altri casi tace, se non \u00e8 addirittura complice della loro violazione.<\/p>\n<p>Troppi hanno chiuso un occhio davanti agli enormi e flagranti abusi dei diritti umani in Yemen, alimentati dalla vendita di armi all\u2019Arabia Saudita per un valore di miliardi di sterline. L\u2019approccio \u201cnon vedo, non sento, non parlo\u201d mina la nostra credibilit\u00e0 e capacit\u00e0 di azione riguardo ad altri abusi dei diritti umani. L\u2019aiuto fornito l\u2019anno scorso dal governo britannico allo Yemen \u00e8 stato di meno di 150 milioni di sterline \u2013 inferiore al profitto delle industrie belliche britanniche che hanno venduto armi all\u2019Arabia Saudita. Che cosa rivela tutto questo sulle priorit\u00e0 del nostro paese, o sul ruolo del nostro governo nel disastro umanitario che flagella lo Yemen?<\/p>\n<p>La nostra credibilit\u00e0 quando parliamo della pulizia etnica dei Rohingya musulmani \u00e8 gravemente compromessa dagli aiuti forniti dal governo all\u2019esercito di Myanmar.<\/p>\n<p>Il nostro governo sostiene a parole una soluzione globale con due stati del conflitto tra Israele e Palestina, ma non fa niente per porre fine all\u2019oppressione e alla spoliazione dei palestinesi.<\/p>\n<p>Settant\u2019anni fa l\u2019Assemblea Generale dell\u2019ONU ha votato per creare uno stato palestinese insieme a quello che sarebbe poi diventato Israele. Mezzo secolo dopo che Israele ha occupato la Palestina storica, dovrebbe ispirarsi ad attivisti per la pace come Gush Shalom e Peace Now ed esigere la fine delle violazioni dei diritti umani che i palestinesi subiscono ogni giorno. L\u2019occupazione prolungata e gli insediamenti illegali violano il diritto internazionale e ostacolano la pace. L\u2019annuncio del presidente americano di voler riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, compresi i territori palestinesi occupati, costituisce una minaccia per la pace ed \u00e8 stato giustamente condannato a livello internazionale. Questa decisione non \u00e8 solo sconsiderata e provocatoria, ma rischia anche di allontanare ogni prospettiva di risolvere politicamente il conflitto tra Israele e Palestina.<\/p>\n<p>Il discorso tenuto in settembre da Trump all\u2019Assemblea Generale dell\u2019ONU rappresenta una minaccia ancora pi\u00f9 ampia alla pace. Il suo attacco al multilateralismo, ai diritti umani e al diritto internazionale dovrebbe preoccuparci seriamente. Non \u00e8 il momento di rifiutare l\u2019accordo nucleare con l\u2019Iran, un accordo significativo tra l\u2019Iran e un gruppo di potenze mondiali per ridurre le tensioni.<\/p>\n<p>La minaccia non riguarda solo il Medio Oriente, ma anche la penisola di Corea. Perch\u00e9 Pyongyang dovrebbe credere nel disarmo, quando gli Stati Uniti abbandonano l\u2019accordo nucleare con Teheran? Con i loro insulti assurdi e bellicosi Trump e Kim Jong-un minacciano di scatenare un terrificante confronto nucleare. Insieme a quasi tutto il resto dell\u2019umanit\u00e0, io dico a questi due leader: questo non \u00e8 un gioco. Fate un passo indietro per allontanarvi dal baratro.<\/p>\n<p><strong>Ormai si sa che i problemi del mondo non si risolvono con la guerra e la violenza. La violenza porta ad altra violenza.<\/strong> Nel 2016 quasi i tre quarti delle morti per terrorismo sono avvenuti in cinque stati: Iraq, Afghanistan, Siria, Nigeria e Somalia. Schieriamoci dalla parte delle vittime della guerra e del terrorismo e trasformiamo in realt\u00e0 la giustizia internazionale.<\/p>\n<p>Esigiamo che le esportazioni di armi non siano solo legali, ma rispondano anche a obblighi morali. Questo significa non concedere pi\u00f9 licenze per l\u2019esportazione di armi se esiste il chiaro rischio che vengano usate per commettere abusi dei diritti umani o crimini contro l\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Il Regno Unito \u00e8 uno dei maggiori esportatori di armi, dunque dobbiamo essere all\u2019altezza dei nostri obblighi internazionali e allo stesso tempo cercare modi di convertire la produzione bellica in un\u2019industria socialmente utile e di alto livello tecnologico.<\/p>\n<p>Per questo apprezzo la recente e straordinaria risoluzione bipartisan della Camera dei Rappresentanti americana, che ha riconosciuto il ruolo degli Stati Uniti nella distruzione dello Yemen, compreso il rifornimento in volo degli aerei della coalizione guidata dall\u2019Arabia Saudita, essenziale nei bombardamenti e nella selezione degli obiettivi e ha reso esplicito il fatto che il Congresso non ha autorizzato questo coinvolgimento militare.<\/p>\n<p>Lo Yemen costituisce una disastrosa catastrofe umanitaria, con la peggiore epidemia di colera della storia. \u00a0Il peso dell\u2019opinione della comunit\u00e0 internazionale deve costringere i sostenitori della guerra dell\u2019Arabia Saudita in Yemen, compreso il governo di Theresa May, a rispettare i nostri obblighi legali e morali riguardo alla vendita di armi e a negoziare un cessate il fuoco urgente e una soluzione a questo conflitto devastante.<\/p>\n<p>Se davvero vogliamo sostenere la pace dobbiamo rafforzare il suo mantenimento e la cooperazione internazionale. La Gran Bretagna ha un ruolo importante da svolgere, dopo che negli ultimi anni non ha inviato truppe a sufficienza. Siamo decisi a cogliere l\u2019occasione per diventare una forza positiva a sostegno della pace, della diplomazia e dei diritti umani.<\/p>\n<p>I laburisti investiranno nelle capacit\u00e0 diplomatiche e nei servizi consolari e re-introdurranno i consiglieri per i diritti umani nelle nostre ambasciate in tutto il mondo. I diritti umani e la giustizia saranno al centro della nostra politica estera, insieme all\u2019impegno a sostenere le Nazioni Unite.<\/p>\n<p>L\u2019ONU fornisce una base unica per la cooperazione e l\u2019azione internazionale. Per essere efficace, abbiamo bisogno che gli Stati membri appoggino il progetto di riforma delineato dal Segretario Generale Guterres.<\/p>\n<p>Il mondo esige che il Consiglio di Sicurezza risponda, diventi pi\u00f9 rappresentativo e svolga il ruolo per cui \u00e8 stato costituito riguardo alla pace e alla sicurezza.<\/p>\n<p>Possiamo vivere in un mondo pi\u00f9 pacifico. Il desiderio di aiutare a creare una vita migliore per tutti arde dentro di noi. Governi, societ\u00e0 civile, movimenti sociali e organizzazioni internazionali possono contribuire a realizzare questo obiettivo.<\/p>\n<p>Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per creare un sistema globale basato su regole che si applicano a tutti e che lavori per la maggioranza e non per pochi.<\/p>\n<p>Basta bombardare prima e pensare e parlare dopo.<\/p>\n<p>Basta con il doppio standard in politica estera.<\/p>\n<p>Basta usare le istituzioni globali come capro espiatorio per ottenere vantaggi politici nel proprio paese.<\/p>\n<p>Abbiamo bisogno di solidariet\u00e0, calma e cooperazione.<\/p>\n<p>Insieme possiamo:<\/p>\n<ul>\n<li>Costruire un nuovo sistema sociale ed economico basato sui diritti umani e la giustizia.<\/li>\n<li>Garantire la giustizia climatica e un modo migliore di vivere insieme su questo pianeta.<\/li>\n<li>Riconoscere l\u2019umanit\u00e0 dei rifugiati e offrire loro un posto sicuro.<\/li>\n<li>Lavorare per la pace, la sicurezza e la comprensione.<\/li>\n<\/ul>\n<p>La sopravvivenza della nostra comune umanit\u00e0 non richiede niente di meno.<\/p>\n<p>Dobbiamo riconoscere e rendere omaggio ai difensori dei diritti umani in tutto il mondo, pronti a mettere la loro vita a rischio per gli altri. La nostra voce dev\u2019essere la loro voce.<\/p>\n<p>Grazie.<\/p>\n<p>Traduzione dall&#8217;inglese di Anna Polo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diritti umani, disuguaglianza, paradisi fiscali, rifugiati, militarismo, cambiamento climatico. 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