{"id":568725,"date":"2017-12-08T15:17:20","date_gmt":"2017-12-08T15:17:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=568725\/"},"modified":"2017-12-08T15:17:20","modified_gmt":"2017-12-08T15:17:20","slug":"la-conferenza-jeju-patrimonio-culturale-immateriale-un-veicolo-la-solidarieta-la-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2017\/12\/la-conferenza-jeju-patrimonio-culturale-immateriale-un-veicolo-la-solidarieta-la-pace\/","title":{"rendered":"La Conferenza di Jeju e il Patrimonio Culturale Immateriale: un veicolo per la solidariet\u00e0 e la pace"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 una conferenza intergovernativa molto importante, quella in corso a Jeju, in Corea, inaugurata lo scorso 4 dicembre e in programma sino al 9 dicembre, chiamata a decidere sulla registrazione, nella lista del patrimonio mondiale UNESCO dell\u2019umanit\u00e0, di nuove espressioni socio-culturali del patrimonio immateriale. In totale trentatr\u00e9 elementi sono stati inseriti in questa lista e certo la \u201cparte del leone\u201d, negli organi di stampa nazionali, l\u2019ha svolta \u201cl\u2019arte della pizza\u201d, sostenuta dai 3000 pizzaioli napoletani e dalle circa due milioni di firme, a sostegno della candidatura, raccolte in giro per il mondo, che ha rappresentato, in questa sessione, i colori italiani nella lista dell\u2019UNESCO.<\/p>\n<p>Tuttavia, la nostra pizza \u00e8 solo uno degli elementi e dei patrimoni immateriali il cui valore \u00e8 stato riconosciuto a livello universale da questa, che senza dubbio passer\u00e0 alla storia come una delle conferenze intergovernative pi\u00f9 interessanti, se consideriamo la pluralit\u00e0 e il significato dei tanti elementi che hanno finalmente fatto il loro ingresso nella lista rappresentativa, vale a dire il registro delle forme di espressione socio-culturale capaci di testimoniare la vivacit\u00e0 e la pluralit\u00e0 del patrimonio immateriale e di suscitare interesse e consapevolezza in ordine alla loro importanza e alla loro tutela. In particolare, l\u2019iscrizione di nuovi elementi, anche nel registro delle forme culturali bisognose di urgente salvaguardia e speciale protezione, sollecita la comunit\u00e0 internazionale a fornire cooperazione e assistenza affinch\u00e9 tali espressioni culturali siano ancora praticate e trasmesse.<\/p>\n<p>Tra questi elementi del patrimonio a rischio troviamo la \u201cmusica llanera\u201d della Colombia e della Repubblica Bolivariana del Venezuela, amata e ricordata, a suo tempo, anche da Hugo Chavez. I canti popolari del llano consistono di melodie cantate sui temi del lavoro agricolo o pastorale tradizionale, misti talvolta ad elementi magici o religiosi. Trattandosi di canti basati su testi e storie di vita popolare llanera, sono minacciati nella loro sopravvivenza, in relazione alle trasformazioni della vita sociale e familiare, all\u2019urbanizzazione e all\u2019industrializzazione, nonch\u00e9 alle trasformazioni demografiche cui va incontro la societ\u00e0 llanera stessa. \u00c8 l\u2019intera cultura llanera, del resto, ad essere importante in questi contesti, quelli della regione della savana e delle praterie a Nord dell\u2019Orinoco, una cultura che si esprime attraverso un complesso di forme letterarie e musicali, quali la danza dello joropo, con i suoi strumenti, il cuatro (la chitarra a quattro corde), la bandola, il furruco.<\/p>\n<p>Un importante riconoscimento, tra i Paesi della regione, \u00e8 stato assegnato a Cuba, che ha visto l\u2019arte del \u201cpunto\u201d iscritta nel patrimonio mondiale immateriale. Il punto \u00e8 la musica e la poesia popolare degli agricoltori cubani, basata su una melodia sulla quale il cantante o il musicista improvvisa una o pi\u00f9 strofe impostate su un tema ritmico riconoscibile. \u00c8 un fattore centrale del patrimonio culturale tradizionale cubano, soprattutto in quanto da\u2019 forma, esprime e veicola l\u2019identit\u00e0 delle comunit\u00e0 che lo praticano, e si trasmette sia in maniera informale sia attraverso programmi di insegnamento dedicati.<\/p>\n<p>Suoni e colori, peraltro, non si fermano alla soglia dei Caraibi. La Festa di Marzo, festa della primavera, diffusa, in particolare, in Macedonia, Bulgaria, Romania e Moldova, ma ampiamente praticata in tutta la regione balcanica e carpatica, \u00e8 associata, in queste regioni, al primo giorno di marzo, e riguarda l\u2019insieme delle tradizioni atte a celebrare l\u2019inizio della primavera. Le pratiche socio-culturali principali riguardano, ad esempio, il fatto di indossare abiti e tessuti bianchi e rossi come simbolo del passaggio dall\u2019inverno alla primavera, ma anche gli incontri che attraversano le famiglie e coinvolgono la comunit\u00e0, rappresentando, in tal modo, un fattore coesivo, di creativit\u00e0 e di interazione, sociale e con la natura, veicolando, in maniera informale, la continuit\u00e0 della pratica.<\/p>\n<p>Legata alla primavera \u00e8 anche la Festa di Ederlezi, molto sentita in tutti i Balcani, sopratutto in Serbia e in Macedonia, ma anche in Turchia, con il nome di H\u0131drellez. Essa ha luogo il 6 maggio, giorno della festivit\u00e0 di S. Giorgio secondo il calendario ortodosso, che corrisponde al Djurdjevdan serbo, appunto Ederlezi in roman\u00ec e H\u0131drellez in turco. Essendo la festa della primavera, rappresenta, anche nelle culture rom, la festa del risveglio della natura e, per estensione, della continuit\u00e0 della vita, cui, del resto, lo stesso simbolo, la ruota della vita, presente sulla bandiera rom, fa riferimento. Essendo una festa riconosciuta e condivisa a carattere trans-nazionale, \u00e8 spesso anche l\u2019occasione di incontri tra le comunit\u00e0, \u00e8 talvolta festeggiata insieme, ed \u00e8 un potente veicolo di dialogo inter-comunitario. Nell\u2019occasione della festa, si tengono, in tutti i Paesi della regione, eventi e rituali legati alla natura, anche come buon auspicio per la protezione del bestiame e la tutela dei raccolti.<\/p>\n<p>Ancora nei Balcani, l\u2019UNESCO ha registrato nella lista rappresentativa del patrimonio immateriale dell\u2019umanit\u00e0 anche due forme musicali, il kolo serbo ed il rebetiko greco. Il Kolo serbo \u00e8 la danza popolare di gruppo tipica della Serbia, sebbene sue forme e varianti si trovino in tutta la regione che va dalla Croazia al Montenegro, e viene danzata in cerchio, con i danzatori che si tengono per le braccia, in modo da formare una catena danzante. \u00c8 la danza che tipicamente accompagna feste e celebrazioni e svolge una importante funzione sociale, di connessione e di relazione, coinvolgendo i membri della comunit\u00e0, rappresentando inoltre l\u2019elemento veicolare di un patrimonio pi\u00f9 ampio, che comprende anche i costumi tradizionali che, in occasione delle celebrazioni, i danzatori indossano, e gli strumenti tradizionali, quali la fisarmonica, la frula (flauto) e la \u0161argija. Anche quest\u2019ultima \u00e8 un patrimonio trans-nazionale: corrisponde, infatti, al bouzouki (greco) ed alla baglama (turca).<\/p>\n<p>Il Rebetiko greco \u00e8 l\u2019espressione musicale, attraverso il canto e la danza, tipica delle classi popolari urbane della Grecia e ne esprime, talvolta in maniera ironica, altre volte in forma drammatica, le storie di povert\u00e0 o di emarginazione. Si articola, oggi, attraverso repertori diffusi e riprodotti in occasione di eventi e manifestazioni di carattere sociale, e viene in genere trasmessa oralmente.<\/p>\n<p>Ed infine, dalla Grecia all\u2019Italia, non pu\u00f2 mancare il riferimento alla pizza. Quest\u2019ultima entra nel patrimonio mondiale UNESCO sotto forma di \u00abarte del pizzaiolo\u00bb ovvero di \u00abarte di fare la pizza\u00bb, una pratica culinaria ampiamente definita e standardizzata sia in merito alla qualit\u00e0 degli ingredienti sia in relazione al processo di preparazione per fasi, fino alla cottura nel forno a legna. La pratica \u00e8 originariamente (e tipicamente) napoletana, ammantata di storie e racconti, ampiamente diffusa, in una infinit\u00e0 di varianti, in tutto il mondo, ed \u00e8 continuamente praticata, a partire dai tremila pizzaioli napoletani, giocando un ruolo notevole quanto a socializzazione e trasmissione inter-generazionale.<\/p>\n<p>Ovviamente c\u2019\u00e8 anche molto altro tra gli elementi del patrimonio culturale mondiale (una lista completa dei nuovi elementi rappresentativi \u00e8 visibile sul <a href=\"https:\/\/ich.unesco.org\/en\/news\/thirty-three-elements-inscribed-on-the-representative-list-of-the-intangible-cultural-heritage-of-humanity-00270\">sito UNESCO<\/a>); d\u2019altra parte, non c\u2019\u00e8 dubbio che ogni selezione, legata al contenuto che si intende veicolare, sia di per s\u00e9 parziale e opinabile. Tuttavia pare chiaro che, anche da questi pochi cenni e da questa assai parziale elencazione, possa risaltare il contenuto importante, sia sotto il profilo sociale sia dal punto di vista culturale, che la protezione del patrimonio culturale immateriale viene ad assumere. Intanto, come indica la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale (Parigi, 2003), esso viene\u00a0 ad includere l\u2019insieme delle pratiche culturali, rilevanti per le comunit\u00e0, che non si condensano solo in oggetti fisici e che si trasmettono, lungo le generazioni, attraverso pratiche sociali e relazionali.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 precisamente, in base all\u2019art. 2 della Convenzione, \u00abper \u201cpatrimonio culturale immateriale\u201d si intendono le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, i saperi, come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti, i luoghi e gli spazi culturali associati ad essi, che le comunit\u00e0, i gruppi e, in alcuni casi, gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale. Questo patrimonio immateriale, trasmesso di generazione in generazione, \u00e8 costantemente ricreato dalle comunit\u00e0 e dai gruppi in relazione al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia e d\u00e0 loro un senso di identit\u00e0 e di continuit\u00e0, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversit\u00e0 culturale e la creativit\u00e0 umana. [Ai fini della Convenzione] si terr\u00e0 conto di tale patrimonio immateriale nella misura in cui \u00e8 compatibile con gli strumenti esistenti in materia di diritti umani e con le esigenze di rispetto reciproco fra comunit\u00e0, gruppi e individui, e di sviluppo sostenibile\u00bb.<\/p>\n<p>La sua rilevanza sociale, come bene mette in luce, in premessa, la Convenzione, \u00e8 fuori discussione: da un lato, essa riconosce \u00abl\u2019importanza del patrimonio culturale immateriale in quanto fattore principale della diversit\u00e0 culturale e garanzia di uno sviluppo duraturo\u00bb; dall\u2019altro, essa conferma \u00abil ruolo rilevante del patrimonio culturale immateriale in quanto fattore per riavvicinare gli esseri umani e assicurare gli scambi e l\u2019intesa fra di loro\u00bb. La cultura diviene allora non solo espressione della soggettivit\u00e0 di un popolo, ma anche veicolo di incontro, di solidariet\u00e0 e di pace, tra i popoli. Un messaggio importante, anche alla vigilia del 10 dicembre, Giornata Mondiale dei Diritti Umani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 una conferenza intergovernativa molto importante, quella in corso a Jeju, in Corea, inaugurata lo scorso 4 dicembre e in programma sino al 9 dicembre, chiamata a decidere sulla registrazione, nella lista del patrimonio mondiale UNESCO dell\u2019umanit\u00e0, di nuove 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