{"id":563041,"date":"2017-11-27T16:13:45","date_gmt":"2017-11-27T16:13:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=563041\/"},"modified":"2017-11-27T16:46:20","modified_gmt":"2017-11-27T16:46:20","slug":"cosa-non-saprete-della-cop23","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2017\/11\/cosa-non-saprete-della-cop23\/","title":{"rendered":"Cosa (non) saprete della COP23"},"content":{"rendered":"<p>Come sempre accade, <a href=\"http:\/\/www.giornalistinellerba.it\/cop23-ora-ora\/\">chi era alla COP23 <\/a>sul clima d\u00e0, sui media almeno, una lettura pi\u00f9 positiva dei risultati. Chi resta a casa e pu\u00f2 solo interpretare i documenti ufficiali (sempre che poi davvero lo faccia, e sono in pochi), preferisce, anche per non sbagliare, lanciarsi in post di scoramento, di pessimismo, di accuse di girare in tondo. Succede molto spesso. E\u2019 successo anche dopo Parigi e l\u2019Accordo storico sul clima.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che i documenti ufficiali sono difficilissimi per chi non ha dimestichezza con il linguaggio tecnico dei negoziatori. Lo sono pure per chi ne ha. E per di pi\u00f9 sono in inglese (vengono poi tradotti anche in francese, arabo, spagnolo\u2026 non italiano, ovviamente, tanto \u00e8 inutile). Io per esempio, che non ne ho molta, di dimestichezza, ho dovuto leggere e rileggere un sacco di volte, poi leggere anche il bollettino dei negoziati \u2013 in inglese con tecnicismi pure quello \u2013 per cercare di capire il percorso che ha portato alle decisioni, poi ho parlato ore ed ore con <a href=\"http:\/\/www.giornalistinellerba.it\/talanoa-dialogo-chiaro-cop23\/\">Midulla del WWF Italia<\/a>, con <a href=\"http:\/\/www.giornalistinellerba.it\/talanoa-dialogo-chiaro-cop23\/\">Albrizio di Legambiente<\/a>, con altri tra coloro che vanno alle COP da pi\u00f9 tempo di me. Poi ho riletto da capo. Il testo dell\u2019Accordo di Parigi, i commenti e le interpretazioni varie pubblicate sul testo, i documenti usciti da Marrakech nel 2016 e gli ultimi di Bonn della mattina del 18 novembre. Ho riletto anche i miei pezzi, frutto del medesimo tipo di lavoro: chi sa di non sapere, deve lavorare sodo per cercare di non sbagliare.<\/p>\n<p>Sono arrivata a conclusioni che non sono molto in sintonia con i commenti di tanti che erano a casa. Sbaglio io, probabilmente, ma siccome poi le voci non sono precise e concordi, siccome poi non sono neppure sicura che gli esperti siano cos\u00ec tanto esperti da non sbagliare, preferisco portare avanti la mia, di lettura.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.giornalistinellerba.it\/cop-23-risultati-iniziative-e-cosa-rimane-da-definire\/\">Per me, ad esempio, a COP23 si possono contare <strong>passi avanti concreti<\/strong>.<\/a>\u00a0<strong>1.<\/strong> Un\u2019alleanza tra stati per dismettere il carbone a breve (sono 2 tra cui l\u2019Italia e vogliono diventare 70 l\u2019anno prossimo). <strong>2.<\/strong> Un libro dell\u2019anno, frutto della Partnership di Marrakech, che raccoglie le azioni sul clima di imprese, investitori, industrie, nazioni e che viene adottato tra i testi da consultare per precedere verso gli obiettivi di contenimento del surriscaldamento globale (ora mi metto a studiarlo). <strong>3.<\/strong> Una partnership sugli oceani (non c\u2019era). <strong>4.<\/strong> Il concreto ascolto della voce dei popoli indigeni, che da tempo vanno dicendo di tutelare la natura, loro lo sanno: sono soddisfatti di aver ottenuto di entrare nelle discussioni. <strong>5.<\/strong>\u00a0L\u2019approvazione del <em>Gender Action Plan<\/em> per far entrare le donne nelle decisioni sul clima, ad ogni livello. <strong>6.<\/strong>\u00a0La decisione di inserire nella discussione anche l\u2019argomento agricoltura, che insieme a silvicoltura e cambiamenti di uso del suolo producono il 21% delle emissioni globali tramite un organismo dedicato. <strong>7.<\/strong> La decisione di sganciare lo spinoso argomento \u201cl<em>oss and damage<\/em>\u201d (danni da climate change soprattutto ai paesi in via di sviluppo e vulnerabili) dal resto dei temi di finanza climatica (il ch\u00e9 consente di avere un fondo autonomo le cui regole saranno stabilite dal 2018 e non farne un tutt\u2019uno con i fondi per la mitigazione e l\u2019adattamento, cosa che probabilmente avrebbe portato la discussione avanti all\u2019infinito). <strong>8.<\/strong> Un agenda serrata (si preannuncia l\u2019opportunit\u00e0 di una sessione aggiuntiva pre COP24) per stabilire regole di trasparenza e di bilanciamento sui fondi per la mitigazione e l\u2019adattamento (i primi attirano molti pi\u00f9 soldi dei secondi di cui per hanno bisogno i paesi pi\u00f9 a rischio). <strong>9.<\/strong> La presa d\u2019atto che le Parti non sono solo quelle ufficiali (le 197 della Convenzione) ma entrano in ballo anche parti come il mondo del business, gli investitori, le societ\u00e0 civili, che pure fanno la loro parte, forse in proporzione pure meglio dei governi.<\/p>\n<p>Si tenga sempre presente che a parlare \u00e8 il mondo intero, dall\u2019Africa alla Svezia, dalla Cina al Brasile.<\/p>\n<p>E poi, anche se sono tra i pochi a vederla cos\u00ec, c\u2019\u00e8 da registrare anche <strong>un\u2019accelerazione di ci\u00f2 che prevede l\u2019Accordo di Parigi.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Mi spiego. Il punto \u00e8 che quando a Parigi si negoziava sul testo dell\u2019Accordo, la previsione era che questo entrasse in vigore non prima del 2020. Nel testo definitivo per\u00f2 non \u00e8 stata messa una data, forse proprio perch\u00e9 si sperava in quello che di fatto \u00e8 accaduto: l\u2019Accordo di Parigi \u00e8 entrato in vigore il 4 novembre del 2016, meno di un anno dopo la firma alla COP21. Secondo il testo di Parigi, alla prima COP successiva all\u2019entrata in vigore, si sarebbe dovuto cominciare l\u2019iter di scrittura delle regole e dei meccanismi pratici e di controllo per applicare l\u2019accordo stesso. A Marrakech, con l\u2019entrata in vigore due giorni prima dell\u2019avvio dei negoziati, si sono trovati un po\u2019 spiazzati. Eccoci dunque alla prima vera COP utile, quella di Bonn, dalla quale non poteva uscire di certo la notizia che tutto si \u00e8 risolto, visto che l\u2019Accordo di Parigi \u00e8 fondamentalmente solo uno scheletro di principi e non regole e meccanismi. Ma siamo nel 2017 e quei \u201c<em>dialoghi facilitativi<\/em>\u201d che erano previsti, dopo la COP22 di Marrakech, per la COP24 del 2018 e sarebbero stati propedeutici a fare un primo punto della situazione, di fatto iniziano subito, con il <em>dialogo di talanoha<\/em>.<\/p>\n<p>Nell\u2019Accordo di Parigi c\u2019\u00e8 una sola data segnata nero su bianco, quella del <strong>2023<\/strong>, nell\u2019articolo 14 punto 2 che recita cos\u00ec: \u201c<em>The Conference of the Parties serving as the meeting of the Parties to this Agreement shall undertake its first global stocktake in <strong>2023<\/strong> and every five years thereafter unless otherwise decided \u2026<\/em>\u201c. Tradotto \u00e8 cosi: \u201cLa COP che funge da riunione delle Parti del presente Accordo (di Parigi) effettuer\u00e0 il suo primo bilancio globale nel 2023 e successivamente ogni cinque anni salvo se diversamente deciso\u2026\u201d. Nel frattempo per\u00f2 si \u00e8 dato incarico al panel di scienziati dell\u2019IPCC di fare un rapporto intermedio speciale che tenga conto del limite di surriscaldamento a +1,5\u00b0C. Il rapporto arriver\u00e0 prima di COP24. Questo perch\u00e9 la somma degli impegni degli Stati, impegni depositati prima dell\u2019accordo di Parigi nel 2015, ci farebbe andare ben oltre i 2\u00b0C massimi e quindi dobbiamo per forza ricalibrare gli sforzi e aumentarli. Meglio se al pi\u00f9 presto. Tutto fermo quindi? Non proprio. A Bonn si \u00e8 deciso di anticipare il dialogo facilitativo e si \u00e8 deciso anche di mettere in calendario, oltre alla sessione intermedia aggiuntiva \u201cprobabilmente necessaria\u201d, altri due \u201cstoketake\u201d (punti della situazione, bilanci), uno nel 2018 e uno nel 2019, per anticipare le azioni prima del 2020, intendendo per azioni anche quelle di finanza climatica.<\/p>\n<p><strong>Di tutto questo sui grandi media italiani non ho trovato nulla.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>La sala stampa era piena. Anzi, la Bula Zone 3, quella di fatto dedicata ai media, era un brulicare di persone, gente che scriveva sui divanetti, al bar, al ristorante, anche per terra, che montava video, che andava in giro con il microfono nella cintura, con cavalletti in spalla, con aste da selfie per le interviste al volo dal cellulare. Tutti sapevano benissimo che non avrebbero avuto da COP23 il titolone facile, eppure c\u2019erano, da tutto il mondo, da ogni angolo del globo, per rappresentare l\u2019opinione pubblica, i cittadini che da casa potevano sentire, vedere, capire cosa stavano facendo i loro governi, seguire il processo dei negoziati sull\u2019argomento pi\u00f9 caldo \u2013 \u00e8 il caso proprio di dirlo \u2013 che riguarda l\u2019umanit\u00e0 intera: i cambiamenti climatici.<\/p>\n<p><strong>Cos\u00ec dovrebbe funzionare.<\/strong> Il governo rappresenta il popolo. Il popolo controlla cosa fa il suo rappresentante e giudica l\u2019operato, spinge sulle azioni del suo rappresentante anche solo spostando il suo voto. Il rappresentante che sa di avere dietro di s\u00e9 il cittadino, che sa che il cittadino lo segue e lo controlla, sa che deve fare i suoi interessi e si regola di conseguenza, altrimenti va a casa. Se il cittadino pensa solo all\u2019oggi, allo stipendio, ai rifiuti sotto casa, alle bollette, alla macchina da aggiustare, mira solo ad avere degli sconti sulle tasse, a fare meno fila agli sportelli, a trovare il supermercato pi\u00f9 economico o quello dove pu\u00f2 trovare tutto bio; se il cittadino legge di pi\u00f9 le storie di Belen, del funerale di Riina, quelle sulle scie chimiche, o gli \u201cscoop\u201d fotografici dei leoni che si strofinano sulle jeep o quelli sull\u2019autista di limousine che vuol volare col suo razzo per dimostrare che la terra \u00e8 piatta, di sicuro governi e negoziatori alle conferenze sul clima non hanno nulla di cui preoccuparsi. Possono trattare gli interessi di chi vogliono e come vogliono. <strong>Per\u00f2 nessuno dica poi che non ci sono politiche per far fronte ai danni inevitabili dei cambiamenti climatici. Nessuno si lamenti se le tasse aumenteranno, eccome se aumenteranno, per far fronte alle emergenze.<\/strong><\/p>\n<p>Indicativo \u00e8 stato vedere il <strong>sincero stupore del Ministro dell\u2019Ambiente italiano Gian Luca Galletti<\/strong> nel raccontare che nessuno, neppure gli industriali, ha detto nulla su una SEN che decide di dismettere il carbone al 2025: \u201ceppure ci coster\u00e0 4 miliardi, mica poco\u201d. Il Ministro si \u00e8 stupito perch\u00e9 pensava di dover combattere una battaglia, di trovarsi contro coloro che avrebbero pagato maggiormente la scelta del suo governo. E invece\u2026 Ecco, se i ministri, se i governi sapessero che cittadini, imprese, industrie, organizzazioni spingono per soluzioni efficaci contro i cambiamenti climatici, <strong>forse anche le loro politiche sarebbero pi\u00f9 incisive.<\/strong><\/p>\n<p><strong>E invece pensano che non freghi nulla a nessuno. Ed \u00e8 vero, hanno ragione.<\/strong> Non frega nulla a nessuno nel nostro paese. L\u2019ho letto, l\u2019ho visto, l\u2019ho sentito un sacco di volte prima e dopo la COP, e da gente che sa cos\u2019\u00e8 una COP sul clima, perch\u00e9 agli altri manco frega di informarsi su cos\u2019\u00e8 una COP in generale. Sai quante volte l\u2019ho vista scritta <em>Coop<\/em>?<\/p>\n<p>Non frega niente a nessuno <em><strong>anche<\/strong><\/em> perch\u00e9 a nessuno frega niente di farglielo sapere. E\u2019 rognoso e poco redditizio scrivere di queste cose. La gente non legge, la gente ha bisogno di spot veloci, la gente si informa sui social, al massimo legge qualche titolo, la gente guarda video di qualche secondo. Non legger\u00e0 mai il racconto dei negoziati e il loro significato (la gente figuriamoci se legger\u00e0 questo mio pippone). Quindi, meglio postare notizie su Riina, sul leone, sulla terra piatta. Quelli che fanno salire i click, quelli rimpinguano le casse.<\/p>\n<p>Questo succede in tutto il mondo, mica solo a casa nostra. Per\u00f2 nel mondo ci sono anche i reportage dalle COP. Evidentemente qualcuno li legge, altrimenti mi pare difficile che le testate si prendano l\u2019onore di mandare inviati.<\/p>\n<p><strong>La \u201ccomunit\u00e0\u201d italiana che era a Bonn per seguire i negoziati contava, <\/strong>forse<strong>, qualche sparuta decina di persone<\/strong> (Midulla di WWF, Albrizio e Zanchini di Legambiente, Italian Climate Network, Kyoto Club con Ferrante, qualche rappresentante di altre organizzazioni, enti e fondazioni tra gli osservatori, qualche studente trentino, compresi i negoziatori).\u00a0 <strong>I giornalisti.<\/strong>Non ho incontrato nessuno di Repubblica (ho visto un solo pezzo sulla Merkel e Macron dalla corrispondente), nessuno di Sky, nessuno de La7 o Mediaset, nessuno del Corriere, che a quanto mi risulta ha pubblicato un pezzo in cronaca di Roma in cui si dice che la\u00a0Conferenza permanente dell\u2019audiovisivo mediterraneo ha messo in piedi una redazione transnazionale per seguire i lavori della COP. La Copeam, vedo sul sito ufficiale, non conta media italiani, se non Rai. E la Rai non l\u2019ho vista, mi sar\u00e0 scappata? Chi ho visto: a parte giornalistinellerba.it, c\u2019era Emanuele Bompan, un eccellente free lance che scrive per la Stampa (la quale \u00e8 uscita con un suo pezzo sull\u2019Alleanza contro il carbone), per Bio Eco Geo e altre testate e c\u2019era un team di LifeGate. Qualcuno mi \u00e8 scappato di certo: mettete il dito qua sotto, per favore. Ma eran pochi di sicuro.<\/p>\n<p>All\u2019incontro del ministro con la societ\u00e0 civile (il 17 alle 11 negli uffici della delegazione italiana, Bula Zone, primo piano) i giornalisti erano tre, due di gNe e Bompan. Abbiamo avuto modo di vedere un po\u2019 oltre le porte chiuse dei negoziati e capire meglio le difficolt\u00e0 delle trattative, i punti di vista, le componenti in gioco. Ancora i risultati non c\u2019erano, la COP si \u00e8 chiusa alle sette della mattina del giorno successivo dopo una lunghissima notte in plenaria e in trattative informali per sciogliere i nodi restanti.\u00a0 Oso pensare che gNe abbia pubblicato per primo, il pezzo sulle decisioni, all\u2019alba. Persino prima della BBC. Anche abbastanza completo, non ci possiamo lamentare. Frutto di ore di lavoro a partire dalla bozza del testo uscita alle 20 e rimaneggiato direttamente nell\u2019aula della plenaria con notebook sulle ginocchia.<\/p>\n<p>Tornati a casa, e ripresi in mano i fili delle conversazioni, scoramento totale. Qui da noi non se n\u2019\u00e8 parlato affatto. L\u2019impressione di coloro che se ne occupano \u00e8 quella che, appunto, non sia successo niente. Gli altri, manco sanno che c\u2019\u00e8 stata, la COP23. E <strong>niente succede se nessuno lo sa.<\/strong><\/p>\n<p>Posso capire al limite \u2013 <strong>ma veramente no<\/strong> \u2013\u00a0 i media e gli editori a caccia di visualizzazioni e click per restare in piedi, che si sono impegnati con la morte e funerali di Riina. Non posso proprio capire la Rai. La Rai \u00e8 un servizio pubblico che paghiamo proprio tutti. La Rai ha il dovere di esserci: quel che c\u2019\u00e8 in ballo non \u00e8 marketing, ma le sorti dell\u2019umanit\u00e0, anche italiana, anche quella che paga i suoi conti.<\/p>\n<p><strong>Paola Bolaffio<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come sempre accade, chi era alla COP23 sul clima d\u00e0, sui media almeno, una lettura pi\u00f9 positiva dei risultati. 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