{"id":558847,"date":"2017-11-21T11:48:43","date_gmt":"2017-11-21T11:48:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=558847\/"},"modified":"2017-11-21T11:49:18","modified_gmt":"2017-11-21T11:49:18","slug":"linferno-dei-profughi-libia-diventano-unauto-accusa-le-giustificazioni-dellitalia-fronte-alla-denuncia-onu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2017\/11\/linferno-dei-profughi-libia-diventano-unauto-accusa-le-giustificazioni-dellitalia-fronte-alla-denuncia-onu\/","title":{"rendered":"L\u2019inferno dei profughi in Libia: diventano un\u2019auto-accusa le giustificazioni dell\u2019Italia di fronte alla denuncia Onu"},"content":{"rendered":"<p>\u201cCos\u2019\u00e8 oggi la Libia si sapeva gi\u00e0\u2026\u201d. O, ancora: \u201cSono cose terribili, ma in fondo gi\u00e0 note\u201d. E via di questo tono. E\u2019 con dichiarazioni di questo genere che vari esponenti del Governo e del Parlamento italiano hanno reagito alla dura presa di posizione di Zeid Raad Al Hussein, il commissario Onu per i diritti umani il quale, evidenziando l\u2019orrore dei lager libici, ha contestato la politica migratoria dell\u2019Unione Europea, condannando in particolare l\u2019accordo tra Roma e Tripoli per fermare gli sbarchi. \u201cE\u2019 disumana \u2013 ha detto testualmente Zeid Raad \u2013 la scelta Ue di assistere le autorit\u00e0 libiche nell\u2019intercettare i migranti nel Mediterraneo e riportarli nelle terrificanti prigioni in Libia. La sofferenza dei migranti detenuti in Libia \u00e8 un oltraggio alla coscienza dell\u2019umanit\u00e0\u201d. La conferma di questo inferno \u00e8 arrivata, in quelle stesse ore,\u00a0 da un reportage della Cnn che ha documentato la vendita all\u2019asta di alcuni profughi come schiavi, esattamente nei modi che diversi richiedenti asilo sbarcati in Italia hanno raccontato negli ultimi mesi a varie Ong e operatori umanitari. Ma la reazione alle immagini sconvolgenti della Cnn da parte della politica italiana \u00e8 stata sostanzialmente la stessa: \u201cGi\u00e0 si sapeva\u2026\u201d. Ovvero, nessuna presa di distanza ma, anzi, quasi una auto-assoluzione e un ulteriore supporto alla Libia. Non a caso i principali giornali libici \u2013 ad esempio il Libya Herald o il Libyan Express \u2013 hanno titolato: \u201cL\u2019Italia difende la Libia contro l\u2019Onu dall\u2019accusa di accordo inumano sui migranti\u201d.<\/p>\n<p>Allora, \u201csi sapeva\u201d. Certo che si sapeva. A parte tutti i dossier e le denunce alla stampa che si susseguono da anni ad opera di Ong come Medici Senza Frontiere, Amnesty, Medici per i Diritti Umani, Human Rights Watch, sono numerosi i rapporti fatti anche da istituzioni internazionali. Qualche esempio, solo negli ultimi 12 mesi.<\/p>\n<p><strong style=\"font-style: inherit;\">\u2013 Met\u00e0 dicembre 2016.<\/strong>\u00a0Dopo lunghe, accurate indagini sul campo, la relazione della missione Onu in Libia non lascia adito a dubbi: la maggior parte dei 34 centri di detenzione sono lager dove maltrattamenti, torture, lavoro coatto, violenze di ogni genere sono la vita quotidiana. E dove spesso i trafficanti hanno campo libero anche con la complicit\u00e0 di funzionari dello Stato o delle forze di polizia ad ogni livello. Un inferno che per le donne \u00e8 ancora pi\u00f9 inferno: il rischio di essere catturate e stuprate \u00e8 cos\u00ec alto che moltissime ragazze, costrette a fuggire dalle condizioni terribili che vivono nel proprio paese, prima di entrare in Libia assumono per mesi dosi massicce di anticoncezionali, per cercare almeno di evitare una gravidanza indesiderata ma procurandosi spesso danni irreversibili, come hanno poi confermato diversi mesici in Italia.<\/p>\n<p><strong style=\"font-style: inherit;\">\u2013 Marzo 2017.<\/strong>\u00a0La Corte Penale Internazionale apre un\u2019inchiesta sugli orrori subiti dai migranti in Libia. Ne d\u00e0 ufficialmente notizia due mesi dopo, in maggio, il procuratore capo Fatou Bensousa, magistrato gambiana, durante un\u2019audizione al Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu. \u201cIl Mio ufficio \u2013 dichiara \u2013 sta raccogliendo prove sui crimini perpetrati contro i migranti in Libia, diventata ormai un mercato per il traffico di esseri umani. Secondo fonti credibili, gli stupri, gli omicidi e gli atti di tortura sarebbero all\u2019ordine del giorno. Sono rimasta scioccata da queste informazioni. Migliaia di migranti, tra cui donne e bambini, risultano detenuti ovunque, nel paese, in condizioni spesso disumane\u201d.<\/p>\n<p><strong>\u2013 Maggio 2017.<\/strong>\u00a0Pochi giorni dopo l\u2019audizione di Fatou Bensousa alle Nazioni Unite, in una intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, Flavio Di Giacomo, portavoce italiano dell\u2019Organizzazione Internazionale Migrazioni (Oim), rileva esattamente lo stesso orrore: \u201cAbbiamo notizie di violenze indicibili: stupri e torture, migranti costretti a seppellire vivi migranti feriti\u2026 E si tratta spesso di violenze razziali, perch\u00e9 le vittime sono tutte di colore\u201d. A confermare materialmente questa ed altre denunce analoghe sono i segni delle torture, cicatrici e piaghe dolorose, sui corpi di molti dei profughi riusciti a sbarcare in Europa. O, ancora, la percentuale altissima di giovani donne in stato di gravidanza dopo essere state violentate durante il lungo itinerario verso l\u2019Europa, quasi sempre dalle guardie dei campi di detenzione.<\/p>\n<p><strong style=\"font-style: inherit;\">\u2013 Aprile-maggio 2017<\/strong>. Due rapporti dell\u2019Oim denunciano che si \u00e8 creato un vero e proprio mercato degli schiavi, alimentato da trafficanti che dispongono di un numero pressoch\u00e9 infinito di migranti, L\u2019asta si svolge alla luce del sole, in una delle principali piazze di Sabha, il capoluogo del Fezzan, sul quale confluiscono gran parte delle strade e delle piste dal Sudan, dal Ciad e dal Niger e dal quale si dipartono le vie che conducono a nord, verso la costa mediterranea. Alla periferia della citt\u00e0 peraltro \u2013 come riferiscono altre fonti \u2013 c\u2019\u00e8 un enorme lager che sarebbe la base di un grosso trafficante: una sorta di fortezza circondata da alte mura e filo spinato, sorvegliata giorno e notte da miliziani armati. Il primo rapporto risale all\u2019inizio di aprile. Il Consiglio Municipale di Sabha ha cercato di contestarlo, asserendo che \u00e8 basato solo sulle testimonianze \u201cdi migranti africani irregolari\u201d, i quali avrebbero raccontato l\u2019orrore di esseri umani messi all\u2019asta solo per muovere a piet\u00e0 i funzionari Oim e ottenere una tutela internazionale. L\u2019Oim non solo ha mantenuto il punto ma, a met\u00e0 maggio, ha pubblicato un secondo rapporto ancora pi\u00f9 dettagliato e sostenuto da un gran numero di testimonianze di migranti provenienti soprattutto dalla Nigeria, dal Ghana e dal Gambia ed entrati in Libia dal Niger. \u201cSecondo quanto hanno riferito all\u2019Oim coloro che sono riusciti a salvarsi \u2013 scrive il Libyan Express \u2013 centinaia di migranti, catturati lungo le rotte del Nord Africa, vengono comprati e venduti senza problemi in un vero e proprio, moderno mercato di schiavi\u201d.<\/p>\n<p>Colpisce in particolare il racconto di un giovane senegalese, che ricostruisce i fatti con estrema precisione, dal momento in cui ha versato i 320 dollari di ticket al \u201cpassatore\u201d per attraversare il deserto da Agadez alla Libia fino a quando, giunto a Sabha stipato su un pick-up stracarico di giovani come lui, \u00e8 stato portato direttamente in uno spiazzo dove era in corso un\u2019asta di esseri umani: \u201cMigranti sub-sahariani \u2013 ha testimoniato \u2013 erano venduti e comprati da libici, con l\u2019aiuto di ghanesi e nigeriani che lavoravano per loro\u201d.<\/p>\n<p><strong style=\"font-style: inherit;\">\u2013 Maggio 2017<\/strong>. Dopo aver visitato alcuni centri di detenzione a Tripoli, Filippo Grandi, commissario Onu per i rifugiati, si dice scioccato per le durissime condizioni in cui sono costretti migliaia di rifugiati e migranti: \u201cBambini, donne e uomini che hanno gi\u00e0 patito tantissimo non dovrebbero essere costretti a sopportare ancora cos\u00ec gravi sofferenze\u201d. Quali fossero queste \u201ccos\u00ec gravi sofferenze\u201d lo hanno rivelato pi\u00f9 esplicitamente, nelle settimane e nei mesi successivi, i precisi, dettagliati, lunghi rapporti pubblicati prima da Medici Senza Frontiere, il 7 settembre, con l\u2019aggiunta di una lettera \u201criassuntiva\u201d diretta al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni; e poi da Medici per i Diritti Umani, il 2 ottobre, frutto di un\u2019inchiesta incentrata in particolare sui lager di Tripoli, Sabha, Gharyan, Beni Walid, Zawiya e Sabratha.<\/p>\n<p><strong style=\"font-style: inherit;\">\u2013 Settembre 2017<\/strong>. Il Consiglio d\u2019Europa, attraverso il commissario per i diritti umani Nils Muiznieks, chiede chiarimenti al ministro Marco Minniti sull\u2019accordo con la Libia, osservando che \u201canche quando uno Stato ha difficolt\u00e0 ad affrontare il flusso dei migranti, ha tuttavia il dovere di proteggere e tutelare i loro diritti umani\u201d. Di pi\u00f9: facendo riferimento ai numerosi rapporti sulla situazione in Libia, si rileva che \u201cconsegnare delle persone alle autorit\u00e0 libiche e ad altri gruppi in Libia le esporrebbe al reale rischio di tortura o di trattamenti inumani e degradanti\u201d. E non a caso si ricorda che l\u2019Italia \u00e8 gi\u00e0 stata condannata dalla Corte Europea per i Diritti dell\u2019Uomo, nel 2012, per aver consegnato numerosi migranti ai libici. La risposta del Viminale \u00e8 che \u201cmai navi italiane o che collaborano con la Guardia Costiera italiana hanno riportato in Libia migranti salvati in mare\u201d. Che \u00e8 vero. Ma non \u00e8 questo il punto. Il punto \u00e8 che l\u2019essenza dell\u2019accordo stipulato tra Roma e Tripoli si sta rivelando, di fatto, una sorta di \u201cappalto\u201d alla Guardia Costiera libica per il \u201clavoro di respingimento\u201d. Ovvero, una \u201cconsegna indiretta\u201d dei rifugiati alla Libia, dove spesso diventano schiavi sottoposti ad ogni genere di violenze e venduti come una merce qualsiasi.<\/p>\n<p><strong style=\"font-style: inherit;\">\u2013 Ottobre 2017.<\/strong>\u00a0La Corte d\u2019Assise di Milano riconosce che i centri di detenzione in Libia sono luoghi in cui ogni diritto, anche il pi\u00f9 elementare, viene calpestato: luoghi di tortura e di costante violazione della dignit\u00e0 degli esseri umani. E\u2019 questo il significato profondo della sentenza di condanna all\u2019ergastolo di un trafficante somalo che \u201coperava\u201d nel campo di Beni Walid e che, arrivato in Italia spacciandosi per profugo, \u00e8 stato arrestato dopo che alcune delle sue vittime lo hanno riconosciuto: un atto d\u2019accusa anche contro gli accordi stipulati tra Roma e Tripoli. Il processo, infatti, ha fatto emergere tutta la realt\u00e0 di torture, stupri, omicidi dei lager libici, paragonati dal pubblico ministero ai lager nazisti. Una realt\u00e0 nella quale i migranti vengono intrappolati anche dalla politica di chiusura e respingimento attuata dall\u2019Italia con la collaborazione della Libia..<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 solo questione di lager. Cos\u00ec come il calvario dei centri di detenzione, \u00e8 ben noto anche il comportamento della Marina libica. Non a caso, nel luglio 2017, le indagini della Corte Penale Internazionale sulla violazione dei diritti umani nelle carceri libiche vengono estese alla Guardia Costiera di Tripoli, la \u201ccollaboratrice\u201d pi\u00f9 diretta della politica italiana di esternalizzazione delle frontiere. Il motivo di questo ampliamento dell\u2019inchiesta \u00e8 che i fatti che accadono a terra e in mare sono strettamente collegati. \u201cE\u2019 sempre pi\u00f9 evidente \u2013 scrive in proposito il Corriere della Sera \u2013 che quanto avviene in terraferma \u00e8 la conseguenza diretta di ci\u00f2 che accade in mare, dove la Guardia Costiera intercetta i migranti e li riporta indietro, per finire, appunto, nei famigerati centri di detenzione\u201d, agendo peraltro con metodi di una violenza inaudita. L\u2019elenco degli esempi \u00e8 infinito. Ecco alcuni dei pi\u00f9 significativi:<\/p>\n<p><strong style=\"font-style: inherit;\">\u2013 Ottobre 2013<\/strong>. Sparatoria e conseguente affondamento, alcune ore dopo, a 60 miglia da Lampedusa, di un barcone carico di profughi siriani. Oltre 260 le vittime.<\/p>\n<p><strong style=\"font-style: inherit;\">\u2013 Agosto 2013<\/strong>. Sparatoria e abbordaggio della nave Bourbon Argos che, allestita da Medici Senza Frontiere, sta facendo rotta verso l\u2019Africa per soccorrere i barconi dei migranti.<\/p>\n<p><strong style=\"font-style: inherit;\">\u2013 Ottobre 2016, giorno 21<\/strong>. Violenze, percosse, minacce, abbordaggio di un gommone carico di profughi e colpi di arma da fuoco sparati dall\u2019equipaggio di un motovedetta mentre \u00e8 in corso un\u2019operazione di salvataggio condotta dalla nave Sea Watch 2. Circa 30 morti.<\/p>\n<p><strong style=\"font-style: inherit;\">\u2013 Febbraio 2017<\/strong>. Migranti presi a frustate da uomini della Guardia Costiera libica per prelevarli da un gommone, in acque internazionali. La scena viene documentata da Medici Senza frontiere con un video.<\/p>\n<p><strong style=\"font-style: inherit;\">\u2013 Maggio 2017, giorno 17.<\/strong>\u00a0Sfiorato da una motovedetta lo speronamento di una nave di Sea Watch, nel tentativo di tagliarle la rotta per impedire che possa prestare soccorso a un gommone carico di profughi in difficolt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>\u2013 Maggio 2017, giorno 24<\/strong>. Spari in aria e minacce contro barconi in procinto di affondare e la nave Aquarius di Medici Senza Frontiere che li sta soccorrendo.<\/p>\n<p><strong style=\"font-style: inherit;\">\u2013 Maggio 2017, giorno 26<\/strong>. Unit\u00e0 della Marina libica spara contro una motovedetta della Guardia Costiera italiana, che si allontana rapidamente. In serata il comando di Tripoli \u201csi scusa\u201d, asserendo che si \u00e8 trattato di un errore: la nave italiana sarebbe stata scambiata per un battello di trafficanti. Non risultano note ufficiali di protesta da parte di Roma. E comunque l\u2019episodio dimostra quali \u201cregole di ingaggio\u201d si sia data la Marina libica, incluso l\u2019uso \u201cfacile\u201d dei mitra.<\/p>\n<p><strong style=\"font-style: inherit;\">\u2013 Agosto 2017, giorni 8 e 15<\/strong>. La Ong spagnola Proactiva Open Arms denuncia che una sua unit\u00e0 ha subito minacce, accompagnate da colpi di arma da fuoco in aria, da parte di una motovedetta libica durante un\u2019operazione di salvataggio<\/p>\n<p><strong style=\"font-style: inherit;\">\u2013 Novembre 2017, giorno 6.\u00a0<\/strong>L\u2019equipaggio di una motovedetta libica ostacola con la forza l\u2019intervento della nave Sea Watch 3, che ha raccolto la chiamata d\u2019emergenza della Guardia Costiera italiana per prestare soccorso a un gommone con a bordo quasi 150 migranti in procinto di affondare a 30 miglia dalla costa africana, in piene acque internazionali. Alla fine si contano almeno 40 vittime.<\/p>\n<p>Ecco, \u00e8 tutto questo che il governo e la politica italiana hanno liquidato con una scrollata di spalle, definendo \u201ccose note\u201d sia quanto ha mostrato il documentario della Cnn, sia gli argomenti citati dall\u2019alto commissario Onu Zeid Raad Al Hussein quando ha definito \u201cdisumane\u201d le scelte della Ue sui migranti e in particolare l\u2019intesa Roma-Tripoli. \u201cCose note\u201d e, dunque, nessuna necessit\u00e0 di ripensamento sulle scelte fatte: l\u2019accordo con la Libia resta saldo e va avanti.. \u201cCose note\u201d. Certo che sono cose gi\u00e0 note. Ma \u00e8 proprio qui il punto. Se il governo era a conoscenza \u2013 e non poteva non esserlo \u2013 che blindare il Mediterraneo e intrappolare in Libia migliaia di migranti significa condannarli a un girone infernale senza fine e, ciononostante, non solo non ha scelto una via alternativa, ma addirittura ha fornito e continua a fornire a Tripoli mezzi e finanziamenti per rendere sempre pi\u00f9 insormontabili le muraglie della Fortezza Europa, allora quel \u201csono cose note\u201d diventa non una scusante, ma un\u2019ammissione di responsabilit\u00e0. Una confessione da portare di fronte a una corte di giustizia.<\/p>\n<p>Emilio Drudi<\/p>\n<p>Da Tempi Moderni<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.a-dif.org\/\">https:\/\/www.a-dif.org\/<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cCos\u2019\u00e8 oggi la Libia si sapeva gi\u00e0\u2026\u201d. O, ancora: \u201cSono cose terribili, ma in fondo gi\u00e0 note\u201d. E via di questo tono. 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