{"id":55099,"date":"2013-06-05T16:29:04","date_gmt":"2013-06-05T15:29:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=55099"},"modified":"2021-11-26T13:24:10","modified_gmt":"2021-11-26T13:24:10","slug":"perche-la-turchia-e-in-rivolta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/06\/perche-la-turchia-e-in-rivolta\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 la Turchia \u00e8 in rivolta?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><b>Cosa sta succedendo in Turchia e cosa c\u2019\u00e8 dietro le proteste dei giorni scorsi<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con un po\u2019 di fatica sono arrivate anche in Italia le notizie sugli scontri e le proteste avvenute in Turchia nei giorni scorsi. Grazie ai social network e al giornalismo partecipativo di cui sono stati protagonisti i giovani turchi, \u00e8 stata superata la \u201ccensura\u201d da parte dei principali media e abbiamo appreso le difficolt\u00e0 di un paese che si \u00e8 distinto in Medio Oriente, dal XX secolo in poi, per essere una democrazia matura ed equilibrata. Un paese che sembra non aver conosciuto la crisi e che, contrariamente ai vicini europei, ha vissuto negli ultimi anni una crescita esponenziale. Questo \u00e8 in realt\u00e0 un benessere apparente che nasconde un grande malcontento generale legato soprattutto all\u2019operato dell\u2019attuale primo ministro turco. Recep Tayyip Erdogan da 11 anni sta conducendo la Turchia verso un ritorno alle tradizioni, trasformandola in uno stato conservatore in cui la religione assume un ruolo centrale nella vita pubblica e privata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa visione si allontana nettamente da quello stato moderno e occidentalizzato, laico e liberale che ha abbracciato per 80 anni l\u2019ideologia kemalista. A causa di questi forti contrasti tra ci\u00f2 che appare agli occhi dell\u2019Occidente e le reali dinamiche interne, in poco tempo le proteste contro l\u2019abbattimento degli alberi a Gezi Park si sono trasformate in proteste contro la politica di re-islamizzazione del paese attuata da Erdogan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Turchia, e nello specifico l\u2019Impero Ottomano, \u00e8 stato per circa 400 anni (dal XVI al XVIII secolo) la pi\u00f9 grande superpotenza occidentale, che si estendeva dai confini meridionali del Sacro Romano Impero, alle periferie di Vienna e della Polonia da nord fino allo Yemen e l&#8217;Eritrea a sud; dall&#8217;Algeria ad ovest fino all&#8217;Azerbaigian ad est, controllando gran parte dei Balcani, del Vicino Oriente e del Nordafrica. Uno degli imperi pi\u00f9 potenti e duraturi della storia, un impero multinazionale e plurilingue che fu al centro dei rapporti tra Oriente ed Occidente per circa sei secoli soprattutto <span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,serif;\">grazie al controllo delle rotte commerciali tra l\u2019Europa e l\u2019Asia. Era una potenza estremamente forte e <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial,serif;\">per molti secoli \u00e8 stato \u201cil nemico\u201d per eccellenza dell\u2019Europa.<\/span><span style=\"font-family: Arial,serif;\">Tuttavia nel Settecento le cose cambiarono e l\u2019Impero conobbe quello che sarebbe stato il suo declino. Nel XIX secolo visse anni di continua umiliazione perdendo in poco tempo l\u2019Algeria, la Tunisia, gran parte dei Balcani e la Libia (conquistata dall\u2019Italia). La Turchia era a quel punto considerata \u201cil malato d\u2019Europa\u201d, una paese che si sgretolava su se stesso, incapace di reggersi in piedi. Durante la prima guerra mondiale l&#8217;Impero si alle\u00f2 con gli Imperi Centrali insieme ai quali sub\u00ec la dura sconfitta. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la sconfitta nella guerra, l\u2019Impero sub\u00ec l\u2019occupazione straniera della Grecia, che prese la zona di Smirne, e degli eserciti inglese, italiano e francese che avevano in mano le regioni costiere. Il movimento di indipendenza della Turchia fu presidiato da un generale dell&#8217;esercito ottomano, Mustaf\u00e0 Kemal Pasci\u00e0, detto in seguito Atat\u00fcrk (padre dei Turchi), che aveva anche partecipato alla rivoluzione dei &#8220;Giovani Turchi&#8221;. Nella guerra greco-turca del 1919-1922, inglesi, italiani e francesi si ritirarono, e i Greci furono sconfitti e costretti a lasciare Smirne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel novembre del 1922 fu abolito il Sultanato e nel 1923 fu proclamata la Repubblica Turca, di cui Atat\u00fcrk fu il primo presidente. Oltre ad abolire il califfato e a laicizzare lo stato, egli istitu\u00ec il suffragio universale, adott\u00f2 l&#8217;alfabeto latino e il calendario gregoriano. Allo stesso tempo per\u00f2 mantenne l&#8217;Islam come religione di stato per non turbare troppo la popolazione pi\u00f9 religiosa. Atat\u00fcrk credeva, come gli altri nazionalisti, che il declino della Turchia fosse stato causato dalla sua arretratezza e che l\u2019unico modo per rialzarsi fosse seguire lo stesso percorso dei paesi occidentali, abbracciando positivamente tutto ci\u00f2 che era occidentale ed europeo e abbandonando tutto ci\u00f2 che era legato all\u2019Islam, al multiculturalismo e alle tradizioni antiche, che ricordavano il fallimento. Creando uno stato laico, secolare, con una sola lingua e una sola cultura (eliminando il multiculturalismo anche attraverso la persecuzione e lo sterminio delle minoranze curde, armene e greche), voleva instaurare le premesse per uno stato forte e riportare la Turchia tra le grandi potenze mondiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia moderna e contemporanea ha visto un alternarsi di disordini, attentati, repressioni e colpi di stato, ma una cosa rimaneva invariata: l\u2019esercito era il garante dello stato laico istituito da Atat\u00fcrk. Alle elezioni politiche del 2002 sale al governo il partito dell\u2019Akp (Partito della Giustizia e dello Sviluppo), un partito islamico definito da molti \u201cmoderato\u201d con a capo l\u2019attuale primo ministro Recep Tayyip Erdogan. Invece le politiche di questo partito si sono distinte fin da subito per il loro essere tutt\u2019altro che moderate e troppo spesso rivoluzionarie per un paese laico come la Turchia. Negli ultimi anni e mesi queste politiche re-islamizzanti si sono intensificate sempre di pi\u00f9: nel 2008 Erdogan ha abrogato la legge che vietava ai dipendenti pubblici di vestire abiti che fossero simboli religiosi (legge derivante dalla politica kemalista di Atat\u00fcrk), come il velo per le donne e l\u2019uso del fez e del turbante per gli uomini. Negli ultimi mesi sono state approvate leggi che vietano il consumo di alcol per le strade e le effusioni in luoghi pubblici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le proteste partite da Piazza Taksim hanno a che fare con tutto questo e con il fatto che sotto un apparente benessere il paese sta vivendo da dieci anni un forte disagio e una grande scontentezza. Le proteste dei giorni scorsi non sono solamente \u201cla rivolta degli alberi\u201d, ma una rivolta per la libert\u00e0 di espressione, per lo stato secolarizzato e contro il neo-ottomanesimo di Erdogan. I media stranieri amano definire &#8220;neo-ottomano&#8221; il governo attuale in riferimento alle trasformazioni avvenute del XXI secolo, in particolare in riferimento alla politica estera di Erdogan sempre pi\u00f9 assertiva. Tuttavia al di l\u00e0 della politica estera si sta vivendo anche una significativa trasformazione interna, una \u201cgrande restaurazione\u201d come l\u2019ha definita il premier turco, in cui c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 \u201cdi abbracciare pienamente i valori antichi che sono andati persi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec lodando il passato si \u00e8 iniziato a credere che anche la strada per il progresso della Turchia fosse nel suo passato. Questa ideologia \u00e8 entrata a far parte anche della cultura popolare che ha in qualche modo abolito tutto ci\u00f2 che era multiculturale e quella \u201cnostalgia ottomana\u201d si pu\u00f2 ritrovare oggi nella vita di tutti i giorni in Turchia. Basti pensare che la fiction televisiva pi\u00f9 popolare \u00e8 <span style=\"font-family: Arial,serif;\"><i>Il secolo magnifico<\/i><\/span><span style=\"font-family: Arial,serif;\"> (<\/span><span style=\"font-family: Arial,serif;\"><i>Muhtesem Y\u00fczyil<\/i><\/span><span style=\"font-family: Arial,serif;\">), basata sulla vita di Solimano il Magnifico (sultano e califfo che port\u00f2 l\u2019Impero Ottomano al massimo splendore) e che il film che ha fatto maggiori incassi negli ultimi anni \u00e8 <\/span><span style=\"font-family: Arial,serif;\"><i>Fetih<\/i><\/span><span style=\"font-family: Arial,serif;\"> 1453 (<\/span><span style=\"font-family: Arial,serif;\"><i>La Conquista<\/i><\/span><span style=\"font-family: Arial,serif;\">, 2012), una pellicola che racconta la storia della cattura di Costantinopoli (poi Istanbul) da parte dei turchi ottomani durante il regno del Sultano Mehmed II. Altri esempi di marchio ottomano si possono trovare nel nuovo design delle uniformi della Turkish Airlines, caratterizzati dai fez per gli steward\u00a0e abiti particolarmente castigati per le hostess. Tutto ci\u00f2, oltre che a sfilate di moda di ispirazione ottomana, mostre d\u2019arte, seminari universitari, ha portato, secondo il giornalista e scrittore turco Cinar Kiper, \u201calla ricostruzione di un marchio dimenticato quasi un secolo fa\u201d e ha fatto guadagnare al primo ministro l\u2019appellativo di Sultano Erdogan. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Kiper, nonostante quello che i critici, gli oppositori e gli osservatori esterni possono supporre, Erdogan non cerca un ritorno alla Turchia pre-rivoluzionaria, ma una restraurazione, un periodo illuminato (simile al periodo <span style=\"font-family: Arial,serif;\"><i>Meiji<\/i><\/span><span style=\"font-family: Arial,serif;\"> per il Giappone), non un ottomanismo romantico, bens\u00ec una riappropriazione della rivoluzione repubblicana ridefinendo la sua essenza, mescolando l\u2019innovazione dell\u2019Occidente con la cultura locale, le tradizioni e i legami storici, vale a dire \u201ctecnica occidentale, spirito ottomano\u201d. Fu proprio Erdogan, in un\u2019intervista al <em>Time<\/em> nel 2011, a dichiarare: \u201c\u00e8 un diritto naturale per noi utilizzare le bellezze dell&#8217;Impero Ottomano. Oggi per\u00f2 abbiamo bisogno di aggiornarci in tutti i sensi: socialmente, economicamente e politicamente\u201d. Una restaurazione dunque, ma interpretata con un nuovo approccio politico che \u00e8 a met\u00e0 tra l\u2019antichit\u00e0 ottomana e l\u2019epoca della globalizzazione. Una restaurazione che contrasta con le riforme kemaliste che \u00e8 molto di pi\u00f9 di una semplice \u201cottomania\u201d (come la definiscono in molti), \u00e8 una politica che vuole rilanciare la Turchia e renderla qualcosa di pi\u00f9 che una copia dell\u2019Occidente, come \u00e8 stata considerata per decenni. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial,serif;\">Il problema \u00e8 che questa restaurazione diventa una vera e propria repressione quando si tratta di libert\u00e0 laica di espressione, una dura repressione contro il popolo che non appoggia le decisioni del governo. La guerriglia urbana che ha infiammato pi\u00f9 di 90 citt\u00e0 tuche nei giorni scorsi (causando due morti, mille feriti \u2013 molti rimasti ciechi a causa dei gas \u2013 e mille arresti) \u00e8 partita come la \u201crivolta degli alberi\u201d da parte di un gruppo di ambientalisti, ma \u00e8 degenerata proprio in seguito alla risposta del governo alla manifestazione pacifica di Gezi Park. Si \u00e8 trasformata in una battaglia culturale e di civilt\u00e0 e proprio dal pugno di ferro del governo si \u00e8 partiti per contestare tutta una serie di politiche che i giovani (e non solo) turchi non approvano. Le motivazioni degli scontri sono proprio culturali e civili e non economiche (al contrario dei paesi del Nord Africa che hanno vissuto le \u201cprimavere arabe\u201d negli ultimi tre anni). Non si pu\u00f2 parlare dunque di \u201cprimavera turca\u201d perch\u00e9 la Turchia ha raggiunto una sostanziale crescita economica da quando Erdogan \u00e8 al governo, ma sono proprio le sue politiche di privatizzazione, proibizionismo e conservatorismo a livello culturale e sociale che i turchi non approvano. Dopo 80 anni vissuti come uno stato occidentalizzato e moderno, laico e liberale, la Turchia non sembra abbracciare i tentativi si recuperare quell\u2019identit\u00e0 islamica in politica e nella vita sociale e se Erdogan non sar\u00e0 in grado di recepire questo messaggio le proteste non cesseranno.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa sta succedendo in Turchia e cosa c\u2019\u00e8 dietro le proteste dei giorni scorsi Con un po\u2019 di fatica sono arrivate anche in Italia le notizie sugli scontri e le proteste avvenute in Turchia nei giorni scorsi. 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