{"id":549588,"date":"2017-11-02T10:12:56","date_gmt":"2017-11-02T10:12:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=549588\/"},"modified":"2017-11-02T10:15:30","modified_gmt":"2017-11-02T10:15:30","slug":"la-lingua-yanomami-esistere-resistere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2017\/11\/la-lingua-yanomami-esistere-resistere\/","title":{"rendered":"La lingua Yanomami:  per esistere e resistere"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">\u201cL\u2019etnocentrismo produce vari fenomeni. Porta l\u2019individuo a non capire o a giudicare stravaganti le altre culture, perch\u00e9 le vede in funzione della propria. Anche le specializzazioni culturali vengono interpretate etnocentricamente. Si afferma che l\u2019uomo cosiddetto primitivo non sa generalizzare, dato che usa termini specifici per riferirsi alle diverse parti di una pianta o di un animale e non forgia vocaboli con cui rapportarsi all\u2019intero genere di tali piante e animali. In realt\u00e0, la specificazione minuziosa rivela una specializzazione culturale: in qualsiasi societ\u00e0, infatti, la lingua tende a indicare dettagliatamente ci\u00f2 che \u00e8 di grande interesse del gruppo. L\u2019etnocentrismo induce a pensare che la lingua orale sia corretta solo quando comincia a essere scritta; invece essa \u00e8 la vera essenza del linguaggio, il punto di partenza, essendo la scrittura una modalit\u00e0 sviluppatasi per stabilire una comunicazione visiva. La lingua racchiude in s\u00e9 tutta la cultura, ne \u00e8 la rappresentazione in miniatura\u201d.*<\/p>\n<p align=\"justify\">Per millenni i popoli indigeni non hanno avuto bisogno della scrittura per trasmettere cosmogonia, sapienza, scienza. Le tradizioni delle loro societ\u00e0 indivise, delle loro vite collettive, sono state tramandate oralmente e consacrate da miti, rituali, canti e danze. Dietro ai termini che si riferiscono al pi\u00f9 meschino oggetto e alla pi\u00f9 limitata azione si celano concetti. Dietro le quinte della cultura si celano le concezioni filosofiche che l\u2019hanno prodotta. Il paziente e difficile studio delle lingue indigene da parte dei gesuiti dei secoli XVI e XVII, al seguito degli invasori, celava il desiderio di essere capiti, e ci\u00f2 che si voleva fosse capito era il messaggio della dottrina cristiana. In era moderna, nelle scuole gestite sia dallo Stato che dalla Chiesa, l\u2019annientamento culturale dei sopravvissuti allo sterminio fisico \u00e8 stato portato avanti con metodi meno sofisticati, dato che l\u2019alfabetizzazione avveniva nella lingua dei colonizzatori e l\u2019uso di quelle indigene era proibito e punito. L\u2019obiettivo finale era lo stesso: i contenuti inducevano gli indios a rinnegare valori sociali e religiosi delle loro culture e a sostituirli con pseudovalori della cultura occidentale. Anche alle scuole, insomma, era affidato il compito di assimilare gli indigeni a quella che era definita \u201ccomunione nazionale\u201d. Dal canto suo la societ\u00e0 nazionale forgiava castronerie secondo cui quelli prodotti dai \u201cselvaggi\u201d sarebbero suoni inarticolati; quelle parlate dagli indios non sarebbero lingue ma dialetti; all\u2019evidenza che sono lingue con forme e regole grammaticali proprie, insisteva nel suo etnocentrismo classificandole lingue povere, cio\u00e8 che disporrebbero di strutture linguistiche rudimentali e di un limitato numero di vocaboli.<\/p>\n<p align=\"justify\">Negli anni settanta del secolo scorso, quanti avevano scelto di coinvolgersi con le sorti dei popoli indigeni brasiliani, con essi, innanzi tutto, condividevano la propria esistenza. Un atteggiamento di profondo ascolto e rispetto caratterizzava la loro partecipazione alla globalit\u00e0 della vita comunitaria, predisponendoli a prendere decisioni ponderate di fronte alla complessit\u00e0 della situazione. Dopo cinquecento anni di massacro culturale, urgeva far s\u00ec che gli indigeni potessero costruire le proprie relazioni con la societ\u00e0 nazionale a partire da posizioni di uguaglianza. Cio\u00e8, bisognava provare che i popoli indigeni hanno la propria storia, lingua, cultura e, soprattutto, diritto alla sopravvivenza fisica e culturale. Nella maggior parte dei casi gli indigenisti non avevano una formazione accademica specifica, ma la convivenza stessa operava il prodigio di trasformarli in ricercatori.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il primo passo era lo studio sistematico di documenti e pubblicazioni storiche, etnografiche, linguistiche relative alla societ\u00e0 con la quale avevano scelto di vivere e lottare. Se esisteva, questa letteratura non era affatto accessibile. Essenzialmente, si trattava di tesi di laurea e dottorato realizzate per conto di universit\u00e0 inglesi e statunitensi, in circolazione nel ristretto ambito degli addetti ai lavori. Il fatto che gli autori non si preoccupassero di spedire in Brasile, a chi di dovere, esemplari dei loro studi denunciava quale concetto avessero della propria scienza: cos\u00ec pura da non applicarla alle sorti dei popoli studiati; unica contaminazione materiale permessale era l\u2019ottenimento di titoli di studio e riconoscimenti accademici. Poteva risultare, inoltre, che varie ricerche ed esperienze fossero gi\u00e0 state realizzate, anche con lo stesso popolo indigeno, senza essere state, per\u00f2, sistematizzate o divulgate: restando squallidamente inutilizzabili, determinavano un perverso, pi\u00f9 che sterile, cominciare e ricominciare. Convinti del fatto che solo l\u2019accumulo delle conoscenze avrebbe contribuito a far avanzare le proposte politico-pedagogiche da svolgersi, gli eroi mitologici dell\u2019indigenismo brasiliano si trasformarono quindi in antropologi, linguisti, storiografi e pedagoghi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Una a una, certosinamente, gli indigenisti raccoglievano le informazioni trasmesse dagli indios. Orientati da specialisti delle varie aree, elaboravano i dati trasformandoli in grammatiche, dizionari, abbecedari, libri di lettura, testi etnografici, manuali. I primi beneficiari di questa messe letteraria erano gli indios: rendendo omaggio ai loro mondi culturali, i materiali li stimolavano a prendere coscienza delle rispettive identit\u00e0 etniche e affermarle, a rivendicare i propri diritti e difenderli. Parallelamente, la produzione serviva per sensibilizzare gli uomini bianchi, che si vedevano sbattere in faccia la prova scritta, scientifica, irrefutabile, dei valori culturali insiti in qualsiasi societ\u00e0, sia pure minoritaria. Non ultima, si voleva raggiungere la finalit\u00e0 di stimolare persone sprovviste di formazione adeguata ad avvicinarsi in modo pi\u00f9 rispettoso e competente alle societ\u00e0 indigene con le quali si trovavano o si sarebbero trovare a lavorare. Il fine ultimo del processo produttivo era la socializzazione del sapere. Attraverso un capillare lavoro di divulgazione, i saggi venivano spediti a gruppi di appoggio, istituti, universit\u00e0, biblioteche, ministeri, segretariati. Gli studiosi interessati comparavano i dati pubblicati ai loro, a quelli di altri, a quelli che si sarebbero aggiunti, cos\u00ec che le conoscenze andarono accumulandosi e trasformandosi in patrimonio collettivo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Io non fui da meno. Attraverso lo studio della lingua, inizi\u00f2 la mia approssimazione all\u2019universo yanomami. Pi\u00f9 mi avvicinavo a questo universo, pi\u00f9 mi allontanavo dall\u2019etnocentrismo. A livello di \u00e9quipe avevamo deciso di realizzare un piano di coscientizzazione, di cui l\u2019alfabetizzazione di adulti nella lingua materna avrebbe fatto parte. L\u2019aspettativa era di fornire alle comunit\u00e0 attinte conoscenze da usarsi per meglio difendersi nello scontro con il mondo occidentale, che stava invadendo il territorio indigeno attraverso i suoi fronti di espansione. Iniziai lo studio della lingua yanomami attraverso l\u2019analisi di scarso materiale linguistico e di un mazzetto di schede inerenti la vegetazione locale. Conclusi che non sarebbe stato quel materiale a mettermi in condizioni di iniziare a dialogare con gli indios. Avevo bisogno di conoscere verbi, termini di uso quotidiano, regole grammaticali, concetti. Chiesi all\u2019amico Kretip\u00e8 Hewenahipitheri di essere mio informante e di fungere anche da intermediario tra me e la comunit\u00e0. Kretip\u00e8 spieg\u00f2 agli yanomami che volevo parlare la loro lingua, studiarla, scoprirne i segreti, codificarla, scriverla. Il mio impegn\u00f2 cominci\u00f2 a essere visto come rispetto e valorizzazione della cultura yanomami. Successivamente lavorai anche con Xiko Wahathautheri e Atriy\u00e3no Hewenahipitheri. Il primo frutto della ricerca linguistica fu la <i><b>Gram\u00e1tica pedag\u00f3gica da l\u00edngua y\u00e3nomam\u00e8<\/b><\/i><b> (Grammatica pedagogica della lingua y\u00e3nomam\u00e8<\/b>), ciclostilata nel 1981 nella citt\u00e0 di Boa Vista in, mi sembra, una cinquantina di copie. Il secondo frutto fu il <i><b>Dicion\u00e1rio Y\u00e3nomam\u00e8-Portugu\u00eas<\/b><\/i><b> (Dizionario Y\u00e3nomam\u00e8-Portoghese)<\/b>, stampato a San Paolo del Brasile nel 1987 in ottocento esemplari.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il 12 luglio del 2014 ho pubblicato, sulla pagina facebook di un\u2019associazione di servizio e cooperazione con il popolo yanomami, la versione pdf, scaricabile in download, del mio dizionario. Il 15 luglio del 2017, la scienza ha operato il miracolo di resuscitare il post che, in dieci giorni, \u00e8 stato condiviso da duemila e trecentodieci persone. Il risultato \u00e8 stato che, in questi giorni di caldo soffocante, su di me \u00e8 caduta una pioggia rigeneratrice di mi-piace, cuoricini, faccine, simboli, alcuni dei quali incomprensibili per la verit\u00e0. Sono arrivate anche fresche considerazioni sull\u2019importanza e validit\u00e0 che l\u2019opera ha per linguisti, indigenisti, alleati degli yanomami; tra i commenti pi\u00f9 gratificanti, quello di un italiano che ha scritto: \u201cQuesto suo Dicion\u00e1rio Y\u00e3nomam\u00e8-Portugu\u00eas, mi sembra (anche) pura poesia\u201d. Sono persino emerse nuove applicazioni: una francesina ha scritto che gli sar\u00e0 di grande utilit\u00e0 nello scrivere il prossimo libro per bambini, attraverso il quale vuole mettere in risalto l\u2019infanzia tra gli yanomami; una coppia brasiliana ha selezionato dei termini tra cui scegliere il nome da mettere al figlio in arrivo; un fumettista, anche lui brasiliano, ha dichiarato di trarne spunti per il suo prossimo lavoro. La seconda vita della mia ricerca linguistica mi sta regalando una gioia profonda e mi incoraggia a condividere le versioni pdf della grammatica e del dizionario yanomami con i lettori di vari spazi web.<\/p>\n<p align=\"justify\">* <em>Introdu\u00e7\u00e3o \u00e0s L\u00ednguas Ind\u00edgenas Brasileiras<\/em>, J. Mattoso Camara Jr., Livraria Acad\u00eamia, Rio de Janeiro, 1965.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Grammatica:<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/34443046\/Gram%C3%A1tica_pedag%C3%B3gica_da_l%C3%ADngua_y%C3%A3nomam%C3%A8\">https:\/\/www.academia.edu\/34443046\/Gram\u00e1tica_pedag\u00f3gica_da_l%C3%ADngua_y\u00e3nomam\u00e8<\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Dizionario: <\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/34402837\/Dicion%C3%A1rio_Y%C3%A3nomam%C3%A8-Portugu%C3%AAs\">https:\/\/www.academia.edu\/34402837\/Dicion\u00e1rio_Y\u00e3nomam\u00e8-Portugu\u00eas<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_GoBack\"><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cL\u2019etnocentrismo produce vari fenomeni. Porta l\u2019individuo a non capire o a giudicare stravaganti le altre culture, perch\u00e9 le vede in funzione della propria. Anche le specializzazioni culturali vengono interpretate etnocentricamente. 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Durante i primi quattro anni e mezzo ha operato tra gli yanomami svolgendo assistenza sanitaria, ricerche linguistiche e un progetto chiamato Piano di Coscientizzazione, di cui l\u2019alfabetizzazione di adulti nella lingua materna faceva parte. In quell\u2019epoca ha prodotto saggi e lavori didattici, tra i quali Gram\u00e1tica pedag\u00f3gica da l\u00edngua y\u00e3nomam\u00e8 (Grammatica pedagogica della lingua y\u00e3nomam\u00e8), Dicion\u00e1rioY\u00e3nomam\u00e8-Portugu\u00eas (Dizionario Y\u00e3nomam\u00e8-Portoghese). Specializzatasi nella legislazione dell\u2019educazione scolastica indigena, ha organizzato e partecipato, in veste di docente, a incontri e corsi di formazione per maestri di varie etnie, contribuendo a far incorporare le loro rivendicazioni alla Costituzione. Ha curato l\u2019edizione di A conquista da escrita \u2013 Encontros de educa\u00e7\u00e3o ind\u00edgena (La conquista della scrittura \u2013 Incontri di educazione indigena), che documenta le prime esperienze scolastiche di quindici popoli indigeni. Ha fatto parte del Gruppo di Lavoro istituito dal Ministero dell\u2019Educazione per definire la politica nazionale per l\u2019Educazione Scolastica Indigena. Sua \u00e8 la redazione finale della proposta di creazione di una scuola specifica, differenziata e pubblica per la formazione dei maestri indigeni dello Stato di Roraima; approvata all\u2019unanimit\u00e0 nel novembre del 1993, \u00e8 divenuta la prima scuola del genere in Brasile. Nell\u2019adempimento dei ruoli ricoperti in organi pubblici o privati, ha sempre sostenuto le lotte per l\u2019autodeterminazione travate dal movimento indigeno organizzato brasiliano che, tra l\u2019altro, ha trasformato la \u201cscuola per gli indios\u201d in \u201cscuola indigena\u201d, pensata e amministrata da loro stessi e la cui finalit\u00e0 \u00e8 anche quella di affermare identit\u00e0 etniche e rivendicare diritti. Attraverso la rielaborazione esplicita e voluta dell\u2019esperienza fatta, sta dando continuit\u00e0 all\u2019esperienza stessa; tra le sue pi\u00f9 recenti pubblicazioni in lingua italiana troviamo Amazzonia portatile, Quando le amazzoni diventano nonne, Amazzone in tempo reale.\",\"url\":\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/author\/loretta-emiri\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"La lingua Yanomami: per esistere e resistere","description":"\u201cL\u2019etnocentrismo produce vari fenomeni. 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Durante i primi quattro anni e mezzo ha operato tra gli yanomami svolgendo assistenza sanitaria, ricerche linguistiche e un progetto chiamato Piano di Coscientizzazione, di cui l\u2019alfabetizzazione di adulti nella lingua materna faceva parte. In quell\u2019epoca ha prodotto saggi e lavori didattici, tra i quali Gram\u00e1tica pedag\u00f3gica da l\u00edngua y\u00e3nomam\u00e8 (Grammatica pedagogica della lingua y\u00e3nomam\u00e8), Dicion\u00e1rioY\u00e3nomam\u00e8-Portugu\u00eas (Dizionario Y\u00e3nomam\u00e8-Portoghese). Specializzatasi nella legislazione dell\u2019educazione scolastica indigena, ha organizzato e partecipato, in veste di docente, a incontri e corsi di formazione per maestri di varie etnie, contribuendo a far incorporare le loro rivendicazioni alla Costituzione. 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Nell\u2019adempimento dei ruoli ricoperti in organi pubblici o privati, ha sempre sostenuto le lotte per l\u2019autodeterminazione travate dal movimento indigeno organizzato brasiliano che, tra l\u2019altro, ha trasformato la \u201cscuola per gli indios\u201d in \u201cscuola indigena\u201d, pensata e amministrata da loro stessi e la cui finalit\u00e0 \u00e8 anche quella di affermare identit\u00e0 etniche e rivendicare diritti. 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