{"id":548352,"date":"2017-10-30T17:12:33","date_gmt":"2017-10-30T17:12:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=548352\/"},"modified":"2017-10-30T17:13:33","modified_gmt":"2017-10-30T17:13:33","slug":"la-chiesa-mater-dolorosa-limmigrazione-mediorientale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2017\/10\/la-chiesa-mater-dolorosa-limmigrazione-mediorientale\/","title":{"rendered":"La chiesa Mater Dolorosa e l&#8217;immigrazione mediorientale"},"content":{"rendered":"<p>La chiesa cattolica Mater Dolorosa, nel distretto Ilkadim della citt\u00e0 di Samsun, \u00e8 stata riaperta al culto dopo dieci anni. La causa di questa novit\u00e0 sono gli immigrati iracheni cattolici presenti in citt\u00e0. Si tratta di una novit\u00e0 tanto interessante quanto difficile.<\/p>\n<p>La chiesa, che \u00e8 tra gli edifici storici pi\u00f9 importanti di Samsun, ha circa 200 anni. Nel 1876 il Sultano Murat V, considerato il numero di cattolici presenti nella citt\u00e0 di Samsun, diede uno speciale permesso per costruire una chiesa cattolica. Il Sultano desiderava che rappresentasse il simbolo della convivenza tra musulmani e non musulmani, ed invi\u00f2 l\u2019atto di propriet\u00e0 due anni dopo l\u2019inizio dei lavori per la costruzione della chiesa, che furono completati nel 1885.<\/p>\n<p>Dopo un periodo di chiusura durato svariati anni, la chiesa \u00e8 stata riaperta, ed il fattore pi\u00f9 importante per la riapertura \u00e8 stato il fenomeno migratorio, da cui, per diversi punti di vista, la Turchia \u00e8 stata presa alla sprovvista. Samsun, come altre citt\u00e0 della Turchia, ospita immigrati non solo siriani, ma anche iracheni, arrivati in questa citt\u00e0 con l\u2019idea di farsi una nuova vita. Secondo l\u2019Ufficio per l\u2019Immigrazione provinciale, a Samsun vive un totale di 16500 immigrati con vari status politici. Di questi, 6000 sono siriani e 9000 iracheni. I rimanenti 1500 appartengono ad altre nazionalit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli iracheni non sono tutti musulmani. A Samsun si \u00e8 creata una piccola comunit\u00e0 di cattolici caldei iracheni, ed \u00e8 stato per loro che la chiesa, dopo tanti anni, ha riaperto le porte.<\/p>\n<p>Gli argentini padre Marcelo Cisneros e padre Adrian E. Loza sono arrivati a Samsun 4 mesi fa, dopo aver lavorato insieme per un periodo a Istanbul. Con l\u2019aiuto della nuova comunit\u00e0 di fedeli iracheni hanno sistemato i locali ed il cortile della chiesa.<\/p>\n<p>Padre Marcelo ha deciso di tenere la chiesa aperta ogni giorno dalle 11 alle 14 in seguito alla curiosit\u00e0 e alle richieste della popolazione locale. La domenica prima della messa il cortile della chiesa era festoso: i bambini giocavano a rincorrersi, gli adulti conversavano bevendo del t\u00e8.<\/p>\n<p>La messa inizia con canti in arabo, e continua con preghiere in inglese e turco, tradotte in arabo per gli iracheni da un appartenente alla comunit\u00e0. Al termine della messa, durata circa un\u2019ora, i fedeli puliscono e riordinano i locali della chiesa. Al termine della messa ho avuto l\u2019occasione di chiacchierare con qualcuno della comunit\u00e0 caldea.<\/p>\n<p><span style=\"font-family: Merriweather,serif;\">J.S. \u00e8 arrivato a Samsun con sua madre circa tre anni e mezzo fa. Dopo aver finito le superiori avrebbe voluto iscriversi all\u2019universit\u00e0 a Baghdad ma data la mancanza di sicurezza, lui e sua madre sono migrati a Samsun, acquisendo lo status di \u2018<a href=\"http:\/\/www.goc.gov.tr\/icerik6\/conditional-refugee_917_1063_5783_icerik\">rifugiati condizionali<\/a>\u2019. Qui con un amico hanno iniziato a fare gli imbianchini. J.S. ha riassunto cos\u00ec il motivo del loro arrivo:<\/span><\/p>\n<p>\u201c<em>Dopo che l\u2019America ha invaso l\u2019Iraq, tutto \u00e8 divenuto pi\u00f9 difficile. Ero un bambino, e non ricordo molto bene il periodo pre invasione, ma siamo tutti cresciuti sentendo che in quei tempi si stava meglio. Visto che i governi post-invasione non riuscivano a garantire la sicurezza, i cristiani hanno iniziato a subire attacchi da diversi gruppi islamici radicali e da gruppi mafiosi che si sono formati in seguito. Questa situazione continua tutt\u2019ora. I cristiani vengono continuamente molestati, le loro case e propriet\u00e0 vengono requisite, vengono persino ammazzati. I benestanti riescono a salvarsi scappando, gli altri devono sopportare e subire questa tortura. Le minacce ricevute e la mancanza di sicurezza hanno reso per me impossibile frequentare l\u2019universit\u00e0. In Turchia siamo al sicuro, finora non abbiamo vissuto nessuna esperienza negativa. Almeno qui, nel caso in cui in futuro dovessimo subire maltrattamenti, esistono delle istituzioni competenti a cui poter denunciare l\u2019accaduto<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>J.S. puntualizza che non vuole restare in Turchia. Perch\u00e9 pensa che \u00e8 un paese difficile, e non crede di avere un futuro qui. La maggior parte dei suoi conoscenti non desidera rimanere e da quanto dice quasi tutti hanno fatto domanda all\u2019Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e sono in attesa di risposta. In genere le mete preferite sono gli Stati Uniti, il Canada o l\u2019Australia.<\/p>\n<p>J.S. mi ha spiegato cos\u00ec il motivo per cui l\u2019Unione Europea non viene considerata:<\/p>\n<p>\u201c<em>Prima di tutto, l\u2019Europa non \u00e8 il paradiso, anche l\u00ec ci sono molti problemi. In secondo luogo, la maggior parte dei nostri fratelli e familiari si trovano in quegli stati. Dopodich\u00e9, imparare l\u2019inglese \u00e8 pi\u00f9 facile che imparare un\u2019altra lingua europea. Per questo motivo io e molti altri preferiamo quegli stati anglofoni per continuare gli studi o per trovare lavoro in poco tempo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>M.L. e A.K., entrambe di 26 anni, parlano un po\u2019 di turco e se in difficolt\u00e0 vengono aiutate da J.S. Vivono a Samsun da 2 anni, e come gli altri aspettano risposta dall\u2019UNHCR. Diversamente da J.S., sono arrivate dal nord dell\u2019Iraq insieme alle loro famiglie in fuga dall\u2019ISIS. Non hanno lavoro. Pi\u00f9 che parlarmi del loro passato, mi hanno raccontato della loro vita a Samsun. Dicono che sebbene si sentano al sicuro, preferiscono nascondere la loro identit\u00e0 religiosa. M.L. spiega cos\u00ec il motivo:<\/p>\n<p>\u201c<em>Non vogliamo dire di essere cristiane perch\u00e9 quando lo facciamo la gente ci chiede sempre come mai non scegliamo l\u2019Islam. Scherzando oppure seriamente ci dicono cose tipo \u2018Devi essere musulmana\u2019, oppure \u2018Convertitevi all\u2019Islam\u2019. Per questo motivo ormai ci siamo stancate, e non sveliamo la nostra identit\u00e0 cristiana<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Anche J.S. soffre lo stesso trattamento. Proprio mentre parlavamo di questo, H.M. si \u00e8 unito alla discussione. Vive a Ordu ed \u00e8 venuto a Samsun per la messa. Dice che la gente di Samsun \u00e8 molto pi\u00f9 tollerante di quella di Ordu ed aggiunge:<\/p>\n<p>\u201c<em>A Ordu abbiamo costantemente problemi con il vicinato. Anche se non facciamo rumore, e addirittura se facciamo particolare attenzione a non farlo, praticamente ogni giorno i vicini ci mandano la polizia. Anch\u2019io ho vissuto le cose raccontate da M.L. Siamo vittime di pregiudizi per il fatto di essere stranieri, e quindi non vogliamo dire che siamo cristiani. Nonostante queste difficolt\u00e0, vorrei precisare che il mio migliore amico \u00e8 turco e sa ogni cosa di me, siamo come fratelli, \u00e8 sempre al mio fianco<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Ho voluto chiedere a riguardo dei rapporti tra migranti musulmani iracheni e siriani, A.K. ha risposto cos\u00ec:<\/p>\n<p>\u201c<em>In realt\u00e0 con i siriani non abbiamo rapporti. La loro situazione \u00e8 pi\u00f9 difficile, vivono in maggiori difficolt\u00e0 economiche. Ovviamente conosciamo musulmani arrivati dall\u2019Iraq, ma ci salutiamo e chiediamo come va, niente di pi\u00f9. Ad essere sinceri qui ognuno ha il suo mondo a parte. Noi di solito abbiamo rapporti di vicinanza soltanto con le persone che vedi qui<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Alla fine abbiamo iniziato a parlare dell\u2019Iraq. Ho chiesto cosa pensassero del referendum e sono tutti d\u2019accordo sul fatto che l\u2019unit\u00e0 della nazione \u00e8 di vitale importanza per tutti i popoli che ci vivono. D\u2019altra parte li preoccupa il fatto che dopo il referendum il governo centrale abbia voluto prendere il controllo della zona del Kurdistan, perch\u00e9 i cristiani che vivevano nella parte meridionale dell\u2019Iraq, visto che il governo centrale faceva finta di non accorgersi degli attacchi e delle molestie dirette nei loro confronti, hanno deciso di migrare a nord nelle zone curde in cerca di una vita pi\u00f9 tranquilla. Per questo motivo\u00a0pensano che sia preoccupante per i cristiani della zona il fatto che in questi giorni il governo centrale stia iniziando a riprendersi anche l\u2019Iraq settentrionale. In sostanza credono nell\u2019unit\u00e0 della nazione e che tutti i popoli debbano vivere insieme, d\u2019altra parte non si fidano del governo centrale.<\/p>\n<p>Per le persone che ho conosciuto qui, Samsun, Ordu o la Turchia in genere rappresentano soltanto un punto di passaggio. Non vogliono fermarsi qui e allo stesso tempo non hanno idea di quanto dovranno ancora aspettare. Per la comunit\u00e0 dei cristiani iracheni, in questo periodo pieno di incertezza,\u00a0 la chiesa cattolica Mater Dolorosa rappresenta &#8211; come ogni altro luogo di culto &#8211; anche un punto di ritrovo. L\u2019unica differenza \u00e8 che oltre a socializzare, i fedeli passano la giornata senza essere costretti a nascondere la loro identit\u00e0 religiosa, o di \u2018rifugiati\u2019 e \u2018stranieri\u2019. A messa finita i bambini continuano a giocare nel cortile adiacente, qualcuno si isola e ascolta musica dagli auricolari, qualcun altro continua i lavori per risistemare il giardino. Donne e giovani chiacchierano tra di loro. Padre Marcelo e padre Adrian si si prendono cura di ognuno dei presenti. Qui le persone, per quanto poco, si sentono a casa.<\/p>\n<p><strong><em>Reportage: Nukhet Akgun Bordignon<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Traduzione: Mattia Bordignon<\/em><\/strong><\/p>\n<div class=\"post-gallery\">\n\t\t\t<figure class=\"post-gallery-item\">\n\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/3-2-720x406.jpg\" loading=\"lazy\">\n\t\t\t\t<figcaption>\n\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t<\/figcaption>\n\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t<figure class=\"post-gallery-item\">\n\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Bahce.jpg\" loading=\"lazy\">\n\t\t\t\t<figcaption>\n\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t<\/figcaption>\n\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t<figure class=\"post-gallery-item\">\n\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Mater_Dolorosa-eski.jpg\" loading=\"lazy\">\n\t\t\t\t<figcaption>\n\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t<\/figcaption>\n\t\t\t<\/figure><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La chiesa cattolica Mater Dolorosa, nel distretto Ilkadim della citt\u00e0 di Samsun, \u00e8 stata riaperta al culto dopo dieci anni. 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