{"id":54167,"date":"2013-05-29T21:32:32","date_gmt":"2013-05-29T20:32:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=54167"},"modified":"2013-05-31T16:22:55","modified_gmt":"2013-05-31T15:22:55","slug":"la-contaminazione-la-radice-del-razzismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/05\/la-contaminazione-la-radice-del-razzismo\/","title":{"rendered":"La contaminazione: la radice del razzismo"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/letta-kyenge-napolitano.jpeg\" width=\"1024\" height=\"681\" \/><\/p>\n<p>Le recenti vicende politiche italiane, come la nomina di una donna di origine congolese a Ministro della Repubblica, unite ai cori razzisti all&#8217;insegna di giocatori di origine africana negli stadi di calcio, hanno riportato alla ribalta la questione dello <i>ius solis<\/i> e in particolar modo la questione del razzismo.<\/p>\n<p>Negli ultimi tempi il tema del razzismo sembrava finito in una sorta di limbo in cui si nascondevano le vergogne dei respingimenti, la disumanit\u00e0 dei CIE<sup><a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/sup>, l&#8217;incostituzionalit\u00e0 della legge Bossi-Fini, gli assalti ai campi nomadi, le resistenze a concedere l&#8217;asilo politico ai rifugiati, lo sfruttamento schiavista di manodopera straniera e tutti quegli episodi precisamente razzisti che nella quotidianit\u00e0 manifestano un certo odio, risentimento e paura nei confronti del migrante, dello straniero, del diverso.<\/p>\n<p>Sembrava calato un certo silenzio sul tema che aveva quasi cancellato la parola \u201crazzismo\u201d dal dizionario, una forma di rimozione che spingeva ad esorcizzare un senso di colpa. Un modo di dimenticare per continuare a comportarsi da razzista senza che la coscienza ti ricordi continuamente la tua disumanit\u00e0, ma soprattutto senza che pi\u00f9 nessuno si ribelli alla tua violenza. E&#8217; come se da un lato si fosse compresa la mostruosit\u00e0 del razzismo, ma dall&#8217;altro non si volesse rinunciare a comportarsi da razzista.<\/p>\n<p>Il razzista \u00e8 spesso il primo a negare di esserlo, come se, per un momento, sentisse sulla propria pelle il marchio dell&#8217;infamia, quello stesso marchio che per\u00f2 non esita a imprimere a fuoco quando disprezza e odia l&#8217;<i>extracomunitario<\/i>, il <i>negro<\/i>, lo <i>zingaro<\/i>, il <i>frocio<\/i> , il <i>mongoloide<\/i>.<\/p>\n<p>Molto si \u00e8 detto circa l&#8217;assurdit\u00e0 del razzismo e delle incoerenze e le contraddizioni di un tale atteggiamento sul piano personale, politico e sociale, ma quasi mai si \u00e8 cercato di approfondirne l&#8217;origine senza cadere nell&#8217;inconsistenza di una genesi tutta emozionale, in cui la paura dell&#8217;ignoto debba necessariamente produrre un viscerale rifiuto, senza comprendere invece come quello stesso timore generi in altri un certo fascino.<\/p>\n<p>Restando ben consci che una tale riflessione non possa considerarsi definitiva, cercheremo di approfondire l&#8217;origine del razzismo fornendo un punto di vista e un approccio differente.<\/p>\n<p>Innanzitutto, si intende generalmente per razzismo quel particolare atteggiamento discriminatorio che parte dalla convinzione che esistano delle razze umane distinte, con caratteristiche e capacit\u00e0 peculiari. Una convinzione che arriva ad affermare la superiorit\u00e0 o meno di una razza sull&#8217;altra.<\/p>\n<p>Il razzismo quindi s&#8217;inserisce nella categoria pi\u00f9 ampia della discriminazione e quindi della violenza, che come sappiamo si pu\u00f2 esprimere nel campo politico, religioso, sessuale, economico, nonch\u00e9 etnico-razziale.<\/p>\n<p>Questa definizione per\u00f2 non ci dice molto sulle origini del razzismo.<\/p>\n<p>E&#8217; certo, che a volte, il razzismo \u00e8 funzionale a minoranze per continuare a mantenere una porzione di potere politico o economico. Si potrebbe quindi dire che interi gruppi umani adottano un atteggiamento razzista e pi\u00f9 in generale discriminatorio, per questioni di convenienza, di opportunit\u00e0, per mantenere privilegi. Ma questo modo di vedere un po&#8217; economicista non sembra sia esaustivo per spiegare l&#8217;assurdit\u00e0 del fenomeno.<\/p>\n<p>Il razzismo, cos\u00ec come lo abbiamo conosciuto in Occidente, ha visto nei regimi nazi-fascisti la sua massima espressione; non si limitava alla sottomissione dell&#8217;altro, ma si \u00e8 spinto a ipotizzare e pianificare lo sterminio di milioni di esseri umani.<\/p>\n<p>Per spingersi fino a quel punto non basta affermare che esiste una razza superiore. Bisogna dire che l&#8217;altra razza \u00e8 un pericolo, una minaccia alla propria integrit\u00e0 di \u201crazza pura\u201d.<\/p>\n<p>Hitler descriveva gli ebrei in questo modo: \u201c<em> Gli Ebrei sono come i vermi che si annidano nei cadaveri in dissoluzione.\u201d <\/em>E ancora<em> \u201cL&#8217;ebreo \u00e8 colui che avvelena tutto il mondo. Se l&#8217;ebreo dovesse vincere, allora sar\u00e0 la fine di tutta l&#8217;umanit\u00e0, allora questo pianeta sar\u00e0 presto privo di vita come lo era milioni di anni fa.\u201d <\/em><\/p>\n<p>L&#8217;odio di Hitler per il mondo ebraico non era uno strumento politico per incanalare la rabbia del popolo su un capro espiatorio, era profondamente reale quanto irrazionale.<\/p>\n<p>La sua era una missione, la missione che aveva come compito la difesa della purezza della razza ariana, unica, nella sua folle concezione, capace di realizzare\u00a0 il destino di grandezza e superiorit\u00e0, cos\u00ec come lo concepivano alcuni teosofi e ariosofi di moda in quell&#8217;epoca<em>.<\/em><\/p>\n<p>Ma da dove e come sorge questa idea di purezza?<\/p>\n<p>Per rispondere a questa domanda dobbiamo andare molto indietro nella storia. Dobbiamo arrivare a circa 3500 anni fa e collocarci nella civilt\u00e0 persiana. In quell&#8217;epoca nasce lo Zoroastrismo, o come dir si voglia il Mazdeismo, la prima religione monoteista con una forte impronta manicheista. E&#8217; con lo Zoroastrismo che nascono concetti come il paradiso e l&#8217;inferno, la resurrezione dei morti e il Giudizio Finale.<\/p>\n<p>Per lo Zoroastrismo esiste un lotta continua tra il bene e il male; al termine di tale lotta il male sar\u00e0 definitivamente sconfitto, il cosmo verr\u00e0 purificato in un bagno di metallo fuso e le anime dei peccatori saranno riscattate dall&#8217;inferno, per vivere in eterno, entro corpi incorruttibili, alla presenza di Ahura Mazda.<\/p>\n<p>Una particolarit\u00e0 dello Zoroastrismo \u00e8 il trattamento riservato al defunto. Considerato impuro e contaminante, il corpo non viene seppellito, ma esposto al sole e spolpato dagli avvoltoi.<\/p>\n<p>Con lo Zoroastrismo s&#8217;introduce quindi, per la prima volta il concetto di contaminazione e il suo opposto, la purezza.<\/p>\n<p>La forza dello Zoroastrismo lo porter\u00e0 a influenzare popoli e religioni ad esso limitrofe. Ad est ritroviamo questi concetti di contaminazione e purezza nell&#8217;Induismo, con tutte le norme che regolano le divisioni tra caste e nel Giainismo, che arriva a formulare una primitiva idea di batterio, al punto che gli adepti si coprono il viso con una retina per non respirarli e addirittura sono tra i primi gruppi umani che cominciano a filtrare l&#8217;acqua per renderla potabile. Queste ultime sembrerebbero valide norme igieniche, ma l&#8217;idea di fondo \u00e8 sempre la contaminazione e il suo opposto, la purezza.<\/p>\n<p>Ad ovest lo Zoroastrismo compie un&#8217;ampia opera di diffusione soprattutto nel mondo ebraico: nelle 613 mitzw\u00f2t, i precetti della Torah, ritroviamo un&#8217;espressione quasi ossessiva di questi concetti.<\/p>\n<p>Come sappiamo il Cristianesimo eredita moltissimo dal mondo ebraico, ma l&#8217;Europa comincia a conoscere la visione zoroastriana gi\u00e0 con la diffusione nell&#8217;Impero Romano del mitraismo, religione che deriva dal Dio persiano Mitra del pantheon zoroastriano.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;Islam subisce l&#8217;influenza dello Zoroastrismo; ne vediamo i risultati nella grande eresia sciita, oggi particolarmente presente proprio in quelle zone dell&#8217;Asia Minore che videro i natali dello Zoroastrismo.<\/p>\n<p>Nel XX\u00b0 secolo \u00e8 inutile ricordare il \u201cCos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra\u201d di Nietzsche, di cui Hitler era un grande appassionato.<\/p>\n<p>Insomma, il razzismo, quell&#8217;atteggiamento discriminatorio definito all&#8217;inizio, \u00e8 la strenua difesa di un insogno di trascendenza. Il razzista vede nell&#8217;altro, nell&#8217;altra \u201crazza\u201d, nella diversit\u00e0, una minaccia all&#8217;integrit\u00e0 del suo Io. La sola vicinanza, la sola esistenza del diverso da s\u00e9 e in ultimo la stessa vicinanza ed esistenza del proprio corpo \u00e8 per il razzista fonte di contaminazione. Il razzista trema all&#8217;idea di non riconoscersi, di perdere la propria identit\u00e0, non solo perch\u00e9 questo gli causa alcuni problemi di ordine pratico, ma soprattutto perch\u00e9 teme di non realizzare pi\u00f9 quell&#8217;insogno di trascendenza. E&#8217; una tensione forte perch\u00e9 crede profondamente in quell&#8217;illusione che \u00e8 l&#8217;Io.<\/p>\n<p>Con il razzismo \u00e8 l&#8217;idea di permanenza che si vuole affermare. C&#8217;\u00e8 un tentativo tanto irrazionale quanto violento di arrestare il divenire, il movimento. Attraverso una concezione di natura idealizzata, statica, astratta, incontaminata si pretende di arrestare paradossalmente ci\u00f2 che pi\u00f9 caratterizza la natura, cio\u00e9 il cambiamento.<\/p>\n<p>In un epoca di mondializzazione come questa, in cui l&#8217;accelerazione tecnologica mette in discussione valori, credenze e aspirazioni, le mura a difesa dell&#8217;Io non riescono a respingere gli attacchi contaminatori di culture, gruppi umani, idee. La resistenza quindi si fa sempre pi\u00f9 dura e pi\u00f9 violenta.<\/p>\n<p>Vediamo ora come questa idea della contaminazione sia oggi presente in molteplici aspetti, anche tra i pi\u00f9 insospettabili.<\/p>\n<p>Prendiamo per esempio il mondo della scienza. Non molto tempo fa, Stephen Hawkins, uno dei massimi astrofisici, affermava a proposito dell&#8217;esistenza di forme di vita extraterrestre: \u201c<em> Una qualche forma di vita potrebbe essere intelligente e rappresentare una minaccia\u201c<\/em><em> . Secondo <\/em>Hawking dunque il contatto con una tale specie di vita extraterrestre potrebbe essere devastante per l\u2019umanit\u00e0. Aggiungeva<em>: <\/em><em> \u201cImmagino che possano esistere in astronavi enormi, avendo esaurito tutte le risorse del loro pianeta natale. Tali alieni avanzati potrebbero essere diventati nomadi, cercando di conquistare e colonizzare qualunque pianeta possano raggiungere\u201c. <\/em>Hawking concludeva che<em> \u201ccercare di entrare in contatto con razze aliene \u00e8 un po&#8217; troppo rischioso. Se mai gli alieni ci visitassero, penso che il risultato sarebbe molto simile a quando Cristoforo Colomb\u00f2 sbarc\u00f2 in America &#8230; e le cose non andarono bene per i nativi americani\u201c.<\/em><\/p>\n<p>Qui non si tratta di una persona ignorante, che \u00e8 vissuta in una situazione di degrado umano. Qui parliamo di un professore universitario che ricopre la cattedra che fu di Isac Newton. Parliamo di un astrofisico che ha contribuito in modo particolare alla conoscenza dei buchi neri. Eppure quando una persona come Stephen Hawking si riferisce al massimamente diverso, come pu\u00f2 essere una forma di vita extraterrestre, ne parla con la paura della contaminazione.<\/p>\n<p>In campo ambientalista, ci furono negli anni Novanta dei gruppi in Germania che in un articolo de La Repubblica furono definiti come ecorazzisti. La tesi di questi gruppi era che la minoranza turca non era geneticamente abituata al freddo germanico e per questo motivo utilizzava maggiori quantit\u00e0 di gasolio per il riscaldamento. In altre parole bisognava espellere i turchi dalla Germania perch\u00e9 inquinavano, contaminavano l&#8217;ambiente. In certi correnti ambientaliste inoltre l&#8217;essere umano \u00e8 interpretato come un virus dalle enormi capacit\u00e0 distruttrici.<\/p>\n<p>Altro esempio della paura della contaminazione si coglie in alcune posizioni antropologiche definite come razzismo differenzialista, o fondamentalismo culturale. Esse ipotizzano, pur dando pari dignit\u00e0 ad ogni cultura, che se la vita di ognuno di noi, i nostri valori, le nostre convinzioni morali sono radicate in una ben precisa identit\u00e0 culturale, allora le culture e le identit\u00e0 non devono essere confuse e mescolate. Occorre preservarne l&#8217;integrit\u00e0 e l&#8217;autenticit\u00e0 di fronte alla confusione e al mescolamento e anche di fronte al rischio dell\u2019omologazione che investe il mondo contemporaneo. Questo punto affonda le radici in alcune formulazioni antropologiche anche di grande prestigio, come quelle di L\u00e9vi-Strauss, che ha sostenuto la necessit\u00e0 di un certo grado di &#8220;sordit\u00e0&#8221; reciproca fra le culture. Per il grande etnologo francese la diversit\u00e0 culturale \u00e8 il bene massimo da preservare per l&#8217;umanit\u00e0, poich\u00e9 il progresso stesso \u00e8 consentito non dalla prevalenza di una cultura su tutte le altre, ma dalla compresenza di molte culture diverse. Ci\u00f2 significa che occorre certo favorire il dialogo e lo scambio, ma anche difendere le rispettive identit\u00e0 e confini, ed evitare contaminazioni troppo profonde che facciano perdere appunto il senso della diversit\u00e0. Queste posizioni di L\u00e9vi-Strauss sono poi riprese da Alain de Benoist, scrittore ed intellettuale della destra francese, secondo cui &#8220;<em>tutti i popoli devono preservare e coltivare le proprie differenze&#8221;,<\/em> e<em> &#8220;l&#8217;immigrazione \u00e8 condannabile perch\u00e9 mette in pericolo l&#8217;identit\u00e0 della cultura di accoglienza, cos\u00ec come l&#8217;identit\u00e0 degli immigrati&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Questi sono solo alcuni esempi di come questa idea della contaminazione sia radicata e si annidi anche in contesti ed individui apparentemente esenti.<\/p>\n<p>Questo accade perch\u00e9 non parliamo di un&#8217;ideologia, di una correntucola alla moda, di un fenomeno culturale. Parliamo di un insogno fondamentale nell&#8217;essere umano.<em> <\/em><\/p>\n<p>Forse se andassimo in profondit\u00e0 scopriremmo che anche noi qui presenti, in una certa forma, in una certa misura paradossalmente ne siamo subdoli sostenitori.<\/p>\n<p>Come possiamo superare il razzismo?<\/p>\n<p>Pierre-Andr\u00e9 Taguieff, sociologo e filosofo francese, in suo saggio sulla questione antirazzista scriveva: \u201c<em>E&#8217; un paradosso ormai comune dell&#8217;antirazzismo il fatto che i suoi sostenitori rovescino sull&#8217;avversario &#8220;razzista&#8221; i modi di rappresentazione e di stigmatizzazione che gli attribuiscono. Si pensi a espressioni come \u201cSporco razzista!\u201d, o come in Francia si \u00e8 talvolta detto, \u201cGasiamo i lepenisti!\u201d<\/em>. <em>Insomma, gli spiriti antirazzisti sono impregnati di razzismo.<\/em><\/p>\n<p><em>In alcune sue declinazioni pi\u00f9 ideologiche, il neorazzismo finisce per costruire un nemico assoluto e astratto &#8211; il \u201crazzista\u201d, figura negativa centrale di un grande mito repulsivo, seguace del Male assoluto, in un modello dicotomico che interpreta le vicende del mondo come scontro tra un Male assoluto e un Bene assoluto. Si tratta di un rischio estremamente reale per un certo antirazzismo militante e dogmatico, troppo preoccupato di dividere il mondo in buoni e cattivi<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Taguieff non ci dice come superare il razzismo, ma indica ci\u00f2 che non lo supera e segnala\u00a0\u00a0 alcuni comportamenti di sedicenti antirazzisti che riproducano lo stesso schema che si dice di combattere.<\/p>\n<p>Prima di rispondere dovremmo per\u00f2 chiederci se questa sia la\u00a0 domanda giusta. Da quanto esposto finora dovremmo forse porci la questione in questi termini: come si scioglie la tensione legata alla paura della contaminazione?<\/p>\n<p>Una possibilit\u00e0 sta nell&#8217;affermare una nuova direzione mentale, che trasformi quell&#8217;insogno di trascendenza cos\u00ec meritocratico, cos\u00ec dicotomico, cos\u00ec definitivo, in un insogno che produca speranza, apertura, futuro, comunicazione, intelligenza e profondit\u00e0. Il razzismo non si supera relegandolo in un angolo, negandolo o tentando di annientarlo. Il razzismo si supera quando lo si comprende fino in fondo, nella sua ultima radice. Quando lo si considera per quello che \u00e8: un tremendo ed esistenziale errore di calcolo.<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>CIE, acronimo per Centri d&#8217;Identificazione e Espulsione.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le recenti vicende politiche italiane, come la nomina di una donna di origine congolese a Ministro della Repubblica, unite ai cori razzisti all&#8217;insegna di giocatori di origine africana negli stadi di calcio, hanno riportato alla ribalta la questione dello 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