{"id":5390,"date":"2011-04-25T00:00:00","date_gmt":"2011-04-25T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2011-05-02T01:20:33","modified_gmt":"2011-05-02T01:20:33","slug":"la-privatizzazione-del-pianetax-un-mondo-troppo-grande-per-fallirex","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2011\/04\/la-privatizzazione-del-pianetax-un-mondo-troppo-grande-per-fallirex\/","title":{"rendered":"La privatizzazione del pianeta. Un mondo troppo grande per fallire?"},"content":{"rendered":"<p>La rivoluzione democratica del mondo arabo \u00e8 stata una dimostrazione incredibile di coraggio, dedizione e impegno delle forze popolari che fortuitamente ha coinciso con la ribellione di decine di migliaia di persone che hanno manifestato a favore del popolo lavoratore e della democrazia a Madison, cittadina del Wisconsin, e in altre citt\u00e0 americane.<br \/>\nC\u2019\u00e8 da dire che se i due movimenti, quello de Il Cairo e quello di Madison, si sono in qualche modo incrociati, si muovevano per\u00f2 in direzioni diverse: mentre a Il Cairo ci si avviava verso la conquista di diritti fondamentali negati dalla dittatura, a Madison si puntava alla difesa di diritti che sono stati conquistati con lunghe e dure lotte e che adesso subiscono un pesante attacco.<\/p>\n<p>L\u2019uno e l\u2019altro caso sono microcosmi di tendenze presenti nella societ\u00e0 globale che seguono una variet\u00e0 di percorsi. E non ci sono dubbi: la cosa avr\u00e0 conseguenze a lungo termine. Sia ci\u00f2 che sta accadendo oggi nel decadente cuore industriale del paese pi\u00f9 ricco e potente della storia, sia ci\u00f2 che succede in quello che il presidente Dwight Eisenhower defin\u00ec come \u201cla zona strategicamente pi\u00f9 importante del mondo\u201d &#8211; \u201cun\u2019immensa fonte di potere strategico\u201d e \u201cprobabilmente il premio economico pi\u00f9 grande del mondo nel settore degli investimenti stranieri\u201d questo secondo le parole del Dipartimento di Stato degli anni \u201940, un premio che gli USA cercarono di riservare in esclusiva, per se stessi e per gli alleati, nell\u2019incipiente Nuovo Ordine Mondiale dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>Nonostante tutti i cambiamenti che si sono susseguiti, si pu\u00f2 ragionevolmente supporre che gli odierni decision makers politici mantengano sostanzialmente la stessa idea dell\u2019influente assessore del Presidente Roosevelt, A.A. Berle, secondo il quale il controllo delle smisurate risorse energetiche del Medio Oriente avrebbe portato con s\u00e9 \u201cil controllo sostanziale del mondo\u201d. E, di conseguenza, la perdita di questo controllo avrebbe minacciato il progetto di supremazia globale chiaramente articolato durante la II Guerra Mondiale e tenacemente mantenuto anche di fronte ai decisivi cambiamenti sperimentati da all\u2019ora.<br \/>\nDall\u2019inizio della Guerra nel 1939, Washington dichiar\u00f2 che essa sarebbe terminata con la posizione di supremazia degli Stati Uniti. Funzionari di alto rango del Dipartimento di Stato ed esperti di politica estera si riunirono a pi\u00f9 riprese durante il conflitto con il fine di disegnare i piani globali del dopoguerra. Identificarono una \u201cGrande Area\u201d che gli USA dovevano dominare e che comprendeva l\u2019Emisfero Occidentale, l\u2019Estremo Oriente e l\u2019ex Impero Britannico con le sue risorse energetiche in Medio Oriente.\t<\/p>\n<p>Quando la Russia inizi\u00f2 a smantellare gli eserciti nazi dopo la battaglia di Stalingrado, gli obiettivi riguardanti la Grande Area cominciarono ad estendersi fino ad abbracciare la maggior parte possibile dell\u2019Eurasia, almeno il suo nucleo economico in Europa Occidentale.  Nell\u2019ambito di questa area, gli Stati Uniti avrebbero mantenuto un \u201cpotere indiscutibile\u201d con \u201csupremazia militare ed economica\u201d assicurandosi allo stesso tempo di \u201climitare l\u2019esercizio della sovranit\u00e0\u201d di quegli stati capaci di interferire con i propositi globali statunitensi. I piani del tempo di guerra furono presto messi in opera. <\/p>\n<p>Sempre fu riconosciuto il ruolo indipendente che avrebbe potuto scegliere l\u2019Europa; la NATO fu concepita proprio per arrestare la minaccia di questa indipendenza. Quando nel 1989 il pretesto officiale che aveva portato alla nascita della NATO svan\u00ec, l\u2019organizzazione si espanse a est, in flagrante violazione delle promesse verbali fatte al presidente sovietico Gorbaciov. Da allora, la NATO si \u00e8 convertita in una forza di intervento militare gestita dagli USA. Il vastissimo raggio di azione che si arroga \u00e8 stato espresso chiaramente dal segretario generale, Jaap de Hoop Scheffer, che in una conferenza dell\u2019organizzazione ha dichiarato che \u201cle truppe della NATO debbono vigilare sugli oleodotti che trasportano petrolio e gas in Occidente\u201d e pi\u00f9 in generale proteggere le rotte navali utilizzate dai cargo e altre \u201cinfrastrutture strategiche\u201d del sistema energetico.<\/p>\n<p>Le dottrine sulla Grande Area offrono chiara licenza all\u2019intervento militare arbitrario. Ci\u00f2 \u00e8 emerso palesemente durante l\u2019amministrazione Clinton il quale proclam\u00f2 il diritto degli USA a servirsi della forza militare per garantire \u201caccesso illimitato ai mercati chiave e alle risorse energetiche e strategiche\u201d e a mantenere \u201cun forte dispiegamento di forze militari\u201d  fino a Europa e Asia \u201cal fine di modellare ci\u00f2 che l\u2019opinione pubblica pensa di noi\u201d e di \u201ccontrollare gli eventi che possano danneggiare la nostra sicurezza\u201d. <\/p>\n<p>Principi identici hanno retto l\u2019invasione dell\u2019Iraq. Man mano che si \u00e8 resa evidente l\u2019incapacit\u00e0 degli Stati Uniti di imporre la loro volont\u00e0 nel paese, non \u00e8 pi\u00f9 stato possibile nascondere dietro un\u2019abbagliante retorica gli obiettivi reali dell\u2019invasione. Nel novembre del 2007, la Casa Bianca redasse una Dichiarazione di Principi esigendo che le forze statunitensi rimanessero in Iraq e legando il destino di questo paese al privilegio degli investimenti nordamericani.  Due mesi dopo, il Presidente Bush informava il Congresso che avrebbe messo un veto su una legislazione che avesse posto limiti al permanente stazionamento delle Forze Armate Usa in Iraq o \u201cal controllo delle risorse petrolifere del Paese\u201d. Pretese che gli Stati Uniti dovettero poi abbandonare in seguito alla resistenza dei cittadini iracheni. <\/p>\n<p>In Tunisia e in Egitto, i recenti sollevamenti popolari hanno vinto imponenti battaglie, ma come informava in una relazione l\u2019Istituto Carnegie Endowment, sebbene i nomi siano cambiati i regimi restano: \u201cun cambio reale delle \u00e9lites dominanti del sistema di potere \u00e8 ancora una meta lontana\u201d. Il rapporto analizza gli ostacoli interni sul cammino verso la democrazia ma ignora quelli esterni che, come sempre, sono significativi.<br \/>\nGli Stati Uniti e gli alleati occidentali sono intenzionati a fare qualsiasi cosa per prevenire una reale democrazia nel mondo arabo. Per capirne i motivi, basta dare uno sguardo ai sondaggi realizzati nel mondo arabo dalle agenzie nordamericane. Nonostante siano stati poco divulgati, sono certamente conosciuti agli strateghi. I risultati di questi sondaggi rivelano come larghe maggioranze di cittadini vedono gli USA e Israele come la principale minaccia: cos\u00ec vedono gli Stati Uniti il 90% degli egiziani, e, nell\u2019insieme dell\u2019area geografica, il 75% degli intervistati. Alcuni si sentono minacciati dell\u2019Iran, circa un 10%. L\u2019opposizione alla politica statunitense \u00e8 cos\u00ec forte che una maggioranza crede addirittura che la sicurezza migliorerebbe se l\u2019Iran disponesse di armi nucleari (80% degli egiziani). Altri sondaggi rivelando tendenze simili. Se l\u2019opinione pubblica potesse influire sulle decisioni, gli Stati Uniti non solo non potrebbero controllare la regione ma verrebbero addirittura espulsi insieme a tutti i loro alleati, minando cos\u00ec i principi fondamentali della dominazione globale.  <\/p>\n<p>La mano invisibile del potere<\/p>\n<p>L\u2019appoggio alla democrazia \u00e8 argomento di ideologi e propagandisti del sistema. Nel mondo reale invece, l\u2019elite sente una vera e propria repulsione nei confronti della democrazia. Sono scioccanti le prove che dimostrano che il processo democratico viene appoggiato unicamente se contribuisce a specifici obiettivi sociali o economici, conclusione condivisa dagli studiosi pi\u00f9 seri.  <\/p>\n<p>Il disprezzo per la democrazia si \u00e8 manifestato in modo eclatante con le reazioni alla fuga di informazioni di WikiLeaks. Quelle che hanno ricevuto pi\u00f9 attenzioni, con commenti che hanno sfiorato l\u2019euforia, sono state le agenzie nelle quali si informava dell\u2019appoggio degli arabi alla posizione USA nei confronti dell\u2019Iran. Il riferimento, chiaro, era rivolto ai dittatori in carica. L\u2019atteggiamento dell\u2019opinione pubblica per\u00f2 non \u00e8 stato menzionato. Il principio guida era stato chiaramente indicato da Marwan Muasher, ex alto funzionario di stato giordano e studioso del Carnegie Endowment per il Medio Oriente: \u201cva tutto bene, tutto sotto controllo.\u201d In sostanza, se i dittatori ci appoggiano, di cosa dovremmo preoccuparci?<\/p>\n<p>Questa dottrina \u00e8 del tutto razionale. Per riportare un solo caso, oggi particolarmente pertinente, in un dibattito interno che risale al 1958 Eisenhower manifest\u00f2 la sua preoccupazione per la \u201ccampagna d\u2019odio\u201d contro gli Stati Uniti nata nel mondo arabo, e non dai governi ma dalle popolazioni. Il Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC)  spieg\u00f2 che nel mondo arabo esisteva la percezione che gli Stati Uniti appoggiassero i dittatori arabi e bloccassero il processo democratico per garantirsi il controllo delle risorse. In generale, concludeva il NSC questa percezione \u00e8 corretta, \u00e8 questo che dobbiamo fare, assecondare la teoria Muasher. Studi realizzati dopo l\u201911 Settembre dal Pentagono confermano che lo stesso vale anche oggi. <\/p>\n<p>E\u2019 normale che i vincitori tendano a gettare la storia nell\u2019immondizia; al contrario, le vittime la prendono molto sul serio. Alcune brevi osservazioni sul tema potrebbero risultare utili. Non \u00e8 la prima volta che Egitto e Stati Uniti affrontano problemi simili e si muovono in direzioni opposte. Questo accadde gi\u00e0 agli inizi del secolo XIX.<\/p>\n<p>Gli storici economisti dell\u2019epoca sostengono che l\u2019Egitto era ben posizionato per intraprendere una rapida crescita economica allo stesso tempo degli USA. Entrambi i paesi infatti disponevano di una ricca agricoltura, di cotone e di combustibile per avviare la prima rivoluzione industriale; ma a differenza dell\u2019Egitto, l\u2019America doveva sviluppare la produzione di cotone e una forza lavoro mediante la conquista, lo sterminio e la schiavit\u00f9, con conseguenze che risultano evidenti ancora oggi nelle riserve per i sopravvissuti e nelle carceri che hanno proliferato dai tempi di Reagan per ospitare la popolazione che la deindustrializzazione neoliberale aveva reso superflua. <\/p>\n<p>Una differenza fondamentale fu che gli USA ottennero l\u2019indipendenza e cos\u00ec la libert\u00e0 di ignorare i precetti della teoria economica impartiti da Adam Smith con alcuni concetti simili a quelli che oggi si predicano nelle societ\u00e0 in via di sviluppo. Smith sugger\u00ec alle colonie emancipate di produrre materie prime per l\u2019esportazione e di importare, in cambio, la superiore manifattura britannica, e certamente di non monopolizzare i prodotti fondamentali, nello specifico il cotone. Qualsiasi altro cammino, avvert\u00ec Smith, \u201cnon render\u00e0 pi\u00f9 veloce la crescita del valore della produzione annuale, ma lo rallenter\u00e0 e non promuover\u00e0 il progresso del paese verso una ricchezza e un benessere reali ma li ostacoler\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Conquistata l\u2019indipendenza, le colonie furono libere di ignorare questo consiglio e intraprendere invece il cammino seguito dall\u2019Inghilterra, ovvero quello di uno stato indipendente capace di promuovere il proprio sviluppo con dazi tributari elevati pensati per proteggere l\u2019industria dalle esportazioni britanniche \u2013 prima l\u2019industria tessile poi l\u2019acciaio e altri prodotti \u2013 e per attivare altri meccanismi acceleratori dello sviluppo industriale. La Repubblica indipendente cerc\u00f2 di affermare anche un monopolio del cotone per \u201cmettere tutte le altre nazioni ai nostri piedi\u201d, primo fra tutti il nemico inglese, come dichiararono apertamente i presidenti di Jackson conquistando il Texas e la met\u00e0 del Messico. <\/p>\n<p>Il possibile percorso analogo dell\u2019Egitto, si trov\u00f2 ad affrontare l\u2019ostacolo della potenza britannica. Lord Palmerston dichiar\u00f2 che \u201cnessuna idea di uguaglianza pu\u00f2 rappresentare un ostacolo per interessi cos\u00ec grandi e supremi\u201d come quelli britannici di preservare l\u2019 egemonia economica e politica. Lo dichiar\u00f2 tra l\u2019altro esprimendo il suo odio per il barbaro ignorante Muhammed Ali che aveva osato proporre un cammino di indipendenza e dispiegando la flotta e il potere finanziario britannico per porre fine alla lotta dell\u2019Egitto per lo sviluppo economico e l\u2019indipendenza. <\/p>\n<p>Dopo la II Guerra Mondiale, quando gli Stati Uniti sostituirono la Gran Bretagna nell\u2019egemonia globale, Washington adott\u00f2 la stessa posizione, mettendo in chiaro che non avrebbe offerto nessun aiuto all\u2019Egitto a meno che non aderisse alle regole applicate al debole, regole che tra l\u2019altro gli Stati Uniti stessi continuarono a violare, imponendo dazi elevati sul cotone egiziano e causando una scarsit\u00e0 debilitante di dollari. L\u2019interpretazione abituale dei principi di mercato. <\/p>\n<p>Difficilmente sorprender\u00e0 che la \u201ccampagna di odio\u201d  che preoccupava Eisenhower si basi sulla percezione che gli Stati Uniti appoggino dittatori che impediscono il processo democratico e lo sviluppo. Come i loro alleati. <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 anche da dire, a difesa di Adam Smith che egli avvert\u00ec su ci\u00f2 che sarebbe accaduto se la Gran Bretagna avesse seguito le regole della teoria economica che oggi chiamiamo \u201cneoliberismo\u201d. Disse che se le industrie, i commercianti e gli investitori inglesi si fossero aperti al mondo, avrebbero ottenuto dei profitti, ma l\u2019Inghilterra ne avrebbe sofferto. Tuttavia sent\u00ec che si sarebbero lasciati guidare da un sentimento nazionale, come se grazie ad una mano invisibile all\u2019Inghilterra non fossero riservati i danni della razionalit\u00e0 economica. <\/p>\n<p>Il passaggio \u00e8 difficile da dimenticare, \u00e8 l\u2019unico in cui appare la celebre frase della \u201cmano invisibile\u201d in tutto il libro  \u201c Ricchezza delle Nazioni\u201d. L\u2019altro fondatore dell\u2019economia classica, David Ricardo, trasse simili conclusioni, nella speranza che il sentimento nazionale portasse gli imprenditori ad \u201caccontentarsi dei profitti nel loro paese invece di cercare un impiego pi\u00f9 vantaggioso della loro ricchezza nelle nazioni straniere\u201d, sentimenti aggiungeva che \u201csperava non fossero indeboliti\u201d. Previsioni a parte, gli istinti degli economisti classici erano colmi di buon senso.  <\/p>\n<p>La \u201cminaccia\u201d iraniana e cinese<\/p>\n<p>La rivoluzione democratica del mondo arabo si paragona spesso con quella europea del 1989, ma su piani piuttosto dubbi. Nel \u201989 il sollevamento fu tollerato dai russi e appoggiato dalle potenze occidentali: si conciliava chiaramente con gli obiettivi economici e strategici, era quindi uno scopo nobile, da tutti riconosciuto, a differenza delle battaglie che avevano luogo parallelamente in Centro America per la \u201cdifesa dei diritti fondamentali del popolo\u201d come espresso nelle parole dell\u2019Arcivescovo di El Salvador, una delle centinaia di migliaia di vittime dei militari armati e addestrati a Washington. Non c\u2019era nessun Gorbachiov in Occidente durante quegli orrendi anni e non ce n\u2019\u00e8 uno oggi. E le potenze occidentali continuano ad essere ostili alla democrazia nel mondo arabo per ovvie ragioni.<\/p>\n<p>Le dottrine della Grande Area si applicano tutt\u2019oggi alle crisi e ai conflitti del nostro tempo. Nei circoli occidentali di chi prende decisioni politiche, cos\u00ec come tra gli opinionisti politici, si ritiene che la minaccia iraniana rappresenti il maggiore pericolo per l\u2019ordine mondiale, pertanto la politica estera degli Stati Uniti dovrebbe concentrarsi proprio su questo tema, con la politica europea educatamente a seguito. <\/p>\n<p>Dunque vediamo, in che cosa consiste esattamente la minaccia iraniana? Il Pentagono e l\u2019intelligence statunitensi ci forniscono la risposta autorizzata. Nei rapporti dello scorso anno sulla sicurezza mondiale, chiarirono che la minaccia non \u00e8 di natura militare. La spesa militare iraniana \u00e8 \u201crelativamente bassa rispetto a quella della regione\u201d, concludevano. La sua dottrina militare \u00e8 fondamentalmente \u201cdifensiva, concepita per frenare una possibile invasione e forzare una soluzione diplomatica delle ostilit\u00e0\u201d. L\u2019Iran possiede solamente \u201cuna capacit\u00e0 limitata di proiettare le forze militari oltre i propri confini\u201d. Per ci\u00f2 che riguarda la questione nucleare, \u201cil programma iraniano e la sua intenzione di mantenere aperta la possibilit\u00e0 di sviluppare armi nucleari, \u00e8 una parte centrale della strategia deterrente\u201d. <\/p>\n<p>Il brutale regime clericale iraniano, rappresenta senza dubbi una minaccia per il popolo stesso, ma difficilmente si pu\u00f2 dire che superi quello degli alleati degli USA. Ma la vera minaccia  risiede altrove ed \u00e8 quanto mai nefasta. Un elemento \u00e8 rappresentato dalla potenziale capacit\u00e0 iraniana di dissuasione, un legittimo esercizio di sovranit\u00e0 che potrebbe interferire sulla libert\u00e0 di azione nella regione degli Stati Uniti. Risulta chiaramente ovvia la ragione per cui l\u2019Iran cerca di costruire questa capacit\u00e0 dissuasiva: per spiegarlo basta dare un\u2019occhiata alla distribuzioni di basi militari e forze nucleari nell\u2019area stessa.  <\/p>\n<p>Sette anni fa, lo storico militare israeliano Martin Van Creveld scrisse che \u201cil mondo \u00e8 stato testimone di come gli Stati Uniti hanno attaccato l\u2019Iraq, come si \u00e8 visto poi, senza alcuna ragione. Se gli iraniani non avessero tentato di costruire un armamento nucleare, sarebbero stati pazzi\u201d soprattutto trovandosi, come si trovano, sotto la costante minaccia di attacco, in violazione della Carta delle Nazioni Unite. Se termineranno di costruirlo o meno, resta un quesito senza risposta, ma forse accadr\u00e0.<\/p>\n<p>La minaccia iraniana va poi oltre la capacit\u00e0 di dissuasione. L\u2019Iran cerca anche di espandere la propria influenza ai paesi vicini, sottolineano Pentagono e servizi segreti e cos\u00ec \u201cdestabilizzano\u201d la regione come si dice tecnicamente in politica estera; l\u2019invasione e occupazione nordamericana dei vicini dell\u2019Iran \u00e8 invece \u201cstabilizzazione\u201d, gli sforzi dell\u2019Iran di estendere la sua influenza, sono quindi illegittimi.<br \/>\nQuesti termini sono divenuti routine. Cos\u00ec il prominente esperto di politica estera James Chace usava propriamente il termine \u201cstabilit\u00e0\u201d in senso tecnico quando spiegava che per ottenere \u201cstabilit\u00e0\u201d in Cile era necessario \u201cdestabilizzare\u201d il paese, rovesciando il governo di Salvador Allende e instaurando la dittatura del generale Augusto Pinochet. L\u2019Iran suscita anche altre preoccupazioni degne di essere considerate, ma potrebbe bastare quanto detto per illustrare i principi che reggono lo status di cui gode la cultura imperiale. <\/p>\n<p>Come sottolineato dagli strateghi di Roosevelt all\u2019alba del sistema globale contemporaneo, l\u2019America non pu\u00f2 tollerare \u201cnessun esercizio di sovranit\u00e0\u201d che interferisca con i suoi propositi.<br \/>\nStati Uniti e Europa insieme vogliono punire l\u2019Iran per la sua minaccia alla stabilit\u00e0 ma \u00e8 utile ricordare quanto siano isolati. I paesi non allineati hanno appoggiato con decisione il diritto dell\u2019Iran a portare avanti l\u2019arricchimento dell\u2019uranio. Nella regione, anche l\u2019opinione pubblica araba \u00e8 favorevole allo sviluppo del programma nucleare. La maggior potenza dell\u2019area, la Turchia, ha votato contro le ultime sanzioni proposte dagli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza, tra l\u2019altro insieme al Brasile, la nazione pi\u00f9 stimata del Sud del mondo. La disobbedienza della Turchia \u00e8 stata drasticamente censurata, e non per la prima volta: gi\u00e0 nel 2003 fu condannata quando il suo governo assecond\u00f2 la volont\u00e0 del 95% dei cittadini e neg\u00f2 il suo appoggio all\u2019invasione dell\u2019Iraq, dimostrando cos\u00ec la sua debole nozione di \u201cdemocrazia\u201d stile occidentale. <\/p>\n<p>Dopo l\u2019affronto al Consiglio di Sicurezza dell\u2019anno scorso, la Turchia fu ammonita dal capo della diplomazia di Obama per gli affari europei, Phlip Gordon, che intim\u00f2 di \u201cdimostrare il suo impegno come alleato dell\u2019Occidente\u201d. Uno studioso che lavorava alle Relazioni Estere si chiedeva: \u201ccome si tiene in riga la Turchia?\u201d Obbedendo agli ordini, ovvio. Anche il Brasile di Lula fu ammonito in un editoriale del New York Times: i suoi sforzi, insieme a quelli della Turchia,  per aprire altre strade alla risoluzione del problema delle armi nucleari al di fuori di quanto stabilito dalla potenza statunitense rappresentavano \u201cuna macchia nell\u2019eredit\u00e0 di Lula\u201d. In altre parole, o fai come ti diciamo oppure\u2026<\/p>\n<p>Una prospettiva interessante, efficacemente negata, risiede nel fatto che la negoziazione Iran-Turchia-Brasile, aveva goduto dell\u2019approvazione di Obama, presumibilmente con l\u2019idea che fallisse, fornendo in questo modo una nuova arma ideologica nei confronti dell\u2019Iran. Quando si concluse con successo, l\u2019accordo fu naturalmente censurato e Washington si affrett\u00f2 a imporre una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che alla fine risult\u00f2 debole ma che fu sottoscritta dalla Cina, ora punita per aver aderito alla lettera alla risoluzione stessa, invece di assecondare le direttive unilaterali di Washington.  <\/p>\n<p>Anche se gli Stati Uniti possono tollerare la disobbedienza turca, sebbene con riluttanza, la Cina risulta pi\u00f9 difficile da ignorare. La stampa avverte che \u201cgli investitori e i commercianti cinesi stanno riempiendo il vuoto in Iran lasciato dalle aziende di molte altre nazioni, soprattutto europee. Preoccupa in particolar modo la sua espansione dominante nelle industrie energetiche iraniane. Washington sta reagendo con una punta di disperazione. Il Dipartimento di Stato ha avvertito la Cina che se vuole essere accettata dalla comunit\u00e0 internazionale \u2013 termine tecnico con il quale si intende gli Stati Uniti \u2013 non pu\u00f2 \u201ctenersi ai margini ed evadere le responsabilit\u00e0 internazionali (che) sono ben chiare\u201d. E\u2019 poco probabile che ci\u00f2 causi la bench\u00e9 minima impressione sulla Cina. <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 crescente preoccupazione anche per la minaccia militare cinese. Studi recenti del Pentagono suggerivano che la spesa militare della Cina si avvicina a \u201cun quinto della spesa del Pentagono per le operazioni belliche in Iraq e Afghanistan\u201d, a loro volta una piccola parte della spesa militare statunitense. L\u2019aumento delle forze cinesi potrebbe \u201costacolare la capacit\u00e0 delle navi da guerra statunitensi di operare in acque internazionali\u201d, ha aggiunto il New York Times.<\/p>\n<p>Fuori delle coste cinesi, chiaro. Nessuno ha ancora proposto che gli Stati Uniti rimuovano le forze militari che sbarrano l\u2019accesso alle navi da guerra della Cina nei Caraibi. L\u2019incapacit\u00e0 cinese di comprendere le regole della civilt\u00e0 internazionale sono ulteriormente illustrate nelle obiezioni che i Cinesi muovono riguardo al fatto che la portaerei nucleare Gorge Washington si aggiunga alle forze navali spiegate a poche miglia dalla costa cinesi, presumibilmente proprio per attaccare Pechino. <\/p>\n<p>In cambio, l\u2019Occidente capisce perfettamente che queste operazioni mirino tutte a difendere la stabilit\u00e0 e la sicurezza. Il giornale liberale di sinistra New Republic esprime la sua preoccupazione perch\u00e9 \u201cla Cina invia dieci navi da guerra nelle acque internazionali, proprio di fronte all\u2019isola giapponese di Okinawa\u201d. E\u2019 una provocazione, a differenza di quello che neanche si menziona, ovvero il fatto che Washington ha trasformato l\u2019isola in una grande base militare, sfidando le proteste della popolazione: questa non \u00e8 una provocazione, ma la dimostrazione del principio che siamo i proprietari del mondo. <\/p>\n<p>A parte la radicata dottrina imperialista, ci sono buoni motivi perch\u00e8 i vicini della Cina si preoccupino del suo crescente potere militare e commerciale. E, sebbene l\u2019opinione pubblica araba appoggi un possibile programma nucleare iraniano, noi ovviamente non dovremmo farlo. La bibliografia specializzata in politica internazionale \u00e8 piena di proposte per evitare tale minaccia. Una piuttosto ovvia sarebbe quella di lavorare affinch\u00e9 si istituisca una Nuclear Free Zone nella regione. (ZLAN). Tale proposta, \u00e8 stata avanzata nuovamente durante la conferenza sul Trattato di Non Proliferazione (TNP) che ha avuto luogo lo scorso Maggio nel quartier generale delle Nazioni Unite.  L\u2019Egitto \u2013 in qualit\u00e0 di presidente delle 118 nazioni che compongono il Movimento dei Paesi non Allineati, ha richiesto di iniziare i negoziati per una Nuclear Free Zone  in Medio Oriente, come era stato accordato anche dall\u2019Occidente, inclusi gli Stati Uniti, durante la conferenza per la Non Proliferazione del Nucleare del 1995. <\/p>\n<p>Il consenso internazionale \u00e8 stato tanto ampio che Obama non ha avuto altra scelta che aderire alla proposta. Buona idea, ha dichiarato Washington durante la conferenza, ma non adesso. Gli Stati Uniti hanno anche chiarito che Israele dovr\u00e0 restarne esclusa, giacch\u00e9 non sono ammissibili proposte che pretendano di porre il programma nucleare israeliano sotto il controllo dell\u2019Agenzia Internazionale per l\u2019Energia Atomica o che si esigano informazioni sulle \u201cinstallazioni e le attivit\u00e0 nucleari di Israele\u201d. E questo \u00e8 il modo in cui si gestisce il problema della minaccia iraniana. <\/p>\n<p>La privatizzazione del pianeta<\/p>\n<p>Nonostante prevalga ancora la dottrina della Grande Area la capacit\u00e0 reale di realizzarla \u00e8 decaduta. L\u2019apice del potere statunitense fu raggiunto dopo la II Guerra Mondiale, quando l\u2019America disponeva letteralmente della met\u00e0 delle ricchezze del mondo. Ma, com\u2019era naturale che accadesse, questo fenomeno diminu\u00ec man mano che le altre economie industriali si riprendevano dalla devastazione bellica e iniziava il processo tortuoso di decolonizzazione.<br \/>\nAgli inizi degli anni \u201970 la quota nella ricchezza mondiale degli Stati Uniti era del 25% e il mondo industriale era divenuto tripolare: Nord America, Europa e Est Asiatico (all\u2019ora Giappone).<br \/>\nIn quegli anni ci fu anche un cambiamento drastico nell\u2019economia statunitense, da finanziarizzazione ed esportazione della produzione. Un\u2019ampia gamma di fattori contribuirono a creare un circolo vizioso di radicalizzazione della concentrazione della ricchezza, in particolar modo nella cuspide del 1% della popolazione, in maggioranza costituita da Amministratori Delegati, gestori di fondi speculativi e soggetti simili. Questo port\u00f2 con s\u00e9 la concentrazione del potere politico e a sua volta politiche pubbliche favorevoli all\u2019incremento della concentrazione economica: politiche fiscali, norme di gestione imprenditoriale, deregulation ecc. <\/p>\n<p>Allo stesso tempo, i costi delle campagne elettorali andarono alle stelle, legando i partiti politici ai capitali, sempre pi\u00f9 di natura finanziaria, sia per i Repubblicani che per i Democratici, quelli che prima si chiamavano Repubblicani moderati.<br \/>\nLe elezioni sono diventate una farsa grottesca gestita dal mercato delle pubbliche relazioni. Dopo la vittoria nel 2008, Obama ricevette il premio da questa industria per la miglior campagna marketing dell\u2019anno. I dirigenti del settore erano euforici. Sulla stampa specializzata spiegavano che dai tempi di Reagan  il marketing elettorale veniva gestito come quello di un qualsiasi prodotto ma la campagna del 2008 era stato il loro successo pi\u00f9 grande e aveva cambiato anche lo stile pubblicitario delle grandi aziende americane.<\/p>\n<p>Si prevede che le elezioni del 2012 costeranno 2 miliardi di dollari, che arriveranno essenzialmente da aziende private. Non sorprende quindi che Obama stia scegliendo dirigenti del mondo del business per occupare alte cariche. L\u2019opinione pubblica \u00e8 arrabbiata e frustrata, ma fin quando i principi di Muasher resteranno vigenti questo avr\u00e0 ben poca importanza.<br \/>\nMentre la ricchezza e il potere si sono concentrati sempre di pi\u00f9 intorno ad una piccola porzione di popolazione, le entrate reali della gente sono paralizzate e i cittadini sono sempre pi\u00f9 oppressi da maggiori ore lavorative, debiti e inflazione, regolarmente distrutta dalla crisi finanziaria, iniziata da quando negli anni \u201980 l\u2019apparato regolatore fu smantellato. <\/p>\n<p>Niente di tutto ci\u00f2 crea problemi ai pi\u00f9 ricchi che beneficiano di una polizza assicurativa pubblica chiamata \u201ctroppo grande per fallire\u201d. Le banche e le grandi aziende di investimento possono effettuare transazioni rischiose con grandi introiti, e quando il sistema inevitabilmente collassa, possono correre dal pap\u00e0-Stato perch\u00e9 il pubblico si incarichi del salvataggio, agguantando ben strette le loro copie di Friedrich Hayek e Milton Friedman. <\/p>\n<p>Questo \u00e8 stato il sistema pi\u00f9 comune dai tempi di Reagan, con crisi che si susseguivano ogni volta peggiori delle precedenti, per la gente comune, chiaro. Oggi giorno la disoccupazione si aggira a livelli simili a quelli della Grande Depressione per buona parte della popolazione, mentre la Banca Goldman Sachs, uno dei principali responsabili della crisi odierna, \u00e8 pi\u00f9 ricca che mai e ha appena annunciato, senza batter ciglio, la cifra di 17.5 miliardi di dollari di compensi per i dirigenti dello scorso anno, mentre il presidente del suo consiglio di amministrazione, Lloyd Blankfein, ricever\u00e0, solo di premio, la cifra di 12,6 miliardi. Il suo salario base invece si triplicher\u00e0. <\/p>\n<p>Ma non serve a niente concentrarsi su questi fatti. La propaganda deve trovare altri colpevoli: negli ultimi mesi i lavoratori del settore pubblico e i loro salari e pensioni esorbitanti. Tutto nella migliore tradizione dell\u2019immaginario reaganiano con tanto di madri di colore portate in limousine a ritirare gli assegni del welfare e altri modelli che non vale neanche la pena menzionare. Tutti devono tirare la cinghia. Cio\u00e8, quasi tutti.<br \/>\nMaestri e professori rappresentano un ottimo target, nell\u2019intento che deliberatamente mira a distruggere l\u2019istruzione pubblica, dagli asili alle universit\u00e0, a favore della privatizzazione. Ancora una volta, una politica che favorisce i pi\u00f9 ricchi ma disastrosa per i cittadini e per la salute a lungo termine dell\u2019economia. Ma questa \u00e8 un\u2019altra esternalit\u00e0 che bisogna lasciar da parte, fin tanto che prevalgono i principi di mercato.<br \/>\nUn altro capro espiatorio fantastico: gli immigrati. E\u2019 sempre stato cos\u00ec nella storia degli Stati Uniti, soprattutto in tempi di crisi economica e fenomeno oggi esasperato dalla sensazione di essere in qualche modo scippati del proprio paese. La popolazione bianca presto sar\u00e0 una minoranza. E\u2019 comprensibile che le persone abbiano timore ma la crudelt\u00e0 della politica sull\u2019immigrazione risulta scioccante. <\/p>\n<p>E quali sono gli immigrati che vengono colpiti? Nell\u2019est del Massachusetts, dove vivo io, la maggior parte sono maya fuggiti dal genocidio perpetrato in Guatemala dagli assassini preferiti di Reagan. Altri sono messicani, vittime dell\u2019accordo di libero commercio NAFTA dell\u2019amministrazione Clinton, uno di quegli accordi tra governi che riescono a danneggiare i popoli di tutti i paesi partecipanti, tre in questo caso: USA, Messico e Canada. Quando l\u2019accordo fu approvato nel 1994, contro le obiezioni popolari, Clinton inizi\u00f2 anche la militarizzazione della frontiera fra Messico e Stati Uniti, prima ragionevolmente aperta. E questo, sapendo che gli agricoltori messicani non potevano competere con la politica agricola statunitense, largamente sovvenzionata dallo stato ma solamente nella misura delle grandi corporazioni e negata ai singoli, e non avrebbero potuto quindi reggere alla concorrenza del delle multinazionali americane. Come si poteva immaginare, queste politiche portarono un flusso di rifugiati disperati e la conseguente isteria \u201canti-immigrati\u201d tra le stesse vittime interne di quella stessa politica di stato e delle grandi aziende private.  <\/p>\n<p>Qualcosa di molto simile sta accadendo in Europa, dove il razzismo \u00e8 anche pi\u00f9 aggressivo che negli Stati Uniti. Non si pu\u00f2 che restare sorpresi nel vedere che un paese come l\u2019Italia si lamenta del flusso degli immigranti provenienti dalla Libia. O come la Francia, ancora oggi principale protettore delle pi\u00f9 brutali dittature delle loro ex colonie, riesce a ignorare le odiose atrocit\u00e0 che ha perpetrato in Africa; il presidente Nicolas Sarkozy mette in guardia dall\u2019 \u201conda di immigrati\u201d  e Marine Le Pen gli obietta di non fare niente per prevenirla. Non parliamo del Belgio che vincerebbe il premio per quello che Adam Smith defin\u00ec \u201cla selvaggia ingiustizia degli europei\u201d.  <\/p>\n<p>L\u2019ascesa dei partiti neofascisti in gran parte dell\u2019Europa, sarebbe gi\u00e0 di per s\u00e9 un fenomeno che fa paura, anche senza bisogno di ricordare ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 accaduto nel passato recente di questo continente. Immaginate la reazione, se gli ebrei fossero cacciati dalla Francia, condannati a miseria e oppressione, e paragonatelo con la mancanza di reazione quando questo accade con gli zingari, la popolazione pi\u00f9 perseguitata d\u2019Europa, essa stessa vittima dell\u2019Olocausto. <\/p>\n<p>In Ungheria, il partito neofascista Jobbik, ha ottenuto il 17% dei voti alle elezioni politiche, qualcosa che non sorprende dato che tre quarti della popolazione dichiara di stare peggio adesso che durante il dominio comunista. Potremmo sentirci sollevati dal fatto che in Austria il rappresentante di estrema destra J\u00f6rg Haider ha ottenuto solamente il 10% dei voti nel 2008, non fosse che il nuovo Partito della Libert\u00e0, ancora pi\u00f9 a destra, ha raggiunto il 17%. Vengono i brividi a ricordare che nel 1928 i nazisti ottennero meno del 3% dei voti in Germania.<br \/>\nIn Inghilterra, il Partito Nazionale Britannico e la Lega di Difesa Inglese, della destra ultrafascista, sono forze importanti. Ci\u00f2 che sta accadendo qui in Olanda lo sapete meglio di me. In Germania (ex socialdemocratica) il libro di Thilo Sarrazin, nel quale si denuncia che gli immigrati stanno distruggendo il paese, \u00e8 diventato un best seller e la Merkel, nonostante abbia condannato il libro, dichiara che il multiculturalismo \u201c\u00e8 fallito clamorosamente\u201d. I turchi importati in Germania per svolgere i lavori sporchi, non sono diventati biondi, con gli occhi azzurri, insomma autentici ariani.<br \/>\nColoro che conservano il senso dell\u2019umorismo ricorderanno che Benjamin Franklin, una delle figure pi\u00f9 importanti del Risorgimento, avvert\u00ec che le colonie nordamericane recentemente emancipate, dovevano guardarsi dagli immigrati tedeschi perch\u00e9 erano troppo scuri; e lo stesso gli svizzeri. Fino al XX secolo inoltrato, i miti sulla ridicola purezza anglosassone erano comuni negli Stati Uniti, anche tra presidenti e altri personaggi di spicco. Nella cultura letteraria, il razzismo ha rappresentato una vera e propria oscenit\u00e0, ma peggio \u00e8 stato nella vita reale, bisogna ammetterlo. E\u2019 pi\u00f9 facile sconfiggere una malattia come la poliomielite che eliminare il razzismo, una piaga atroce che riappare di continuo e con maggior virulenza in tempi di crisi economica. <\/p>\n<p>Non voglio terminare senza ricordare un\u2019altra esternalit\u00e0,  ripetutamente ignorata dalle leggi di mercato: il destino della specie. Ai rischi sistematici del sistema finanziario possono porre rimedio i contribuenti, ma nessuno potr\u00e0  salvare il mondo quando l\u2019ambiente sar\u00e0 devastato. Che debba essere distrutto \u00e8 quasi un imperativo istituzionale. I dirigenti che stanno portando avanti la loro propaganda per convincere i cittadini che il riscaldamento globale \u00e8 una truffa inventata della sinistra, capiscono perfettamente l\u2019entit\u00e0 della minaccia, tuttavia devono pensare a trarre massimi profitti e a ottenere quote di mercato a breve termine, perch\u00e9 se non lo fanno loro, lo far\u00e0 qualcun altro. <\/p>\n<p>Questo circolo vizioso finir\u00e0 con essere letale. Per rendersi conto di quanto grave sia il pericolo, basta dare un\u2019occhiata al nuovo Congresso statunitense, incoronato dai finanziamenti privati e dalla propaganda. Quasi tutti i membri fanno parte dei negatori delle teorie preoccupanti sul clima. E hanno gi\u00e0 iniziato a tagliare fondi destinati a frenare le conseguenze della catastrofe ambientale. E ci\u00f2 che \u00e8 peggio \u00e8 che alcuni di loro lo credono veramente. Per esempio, il nuovo capo del sotto-comitato all\u2019ambiente, ha dichiarato che il riscaldamento globale non potr\u00e0 costituire un problema perch\u00e9 Dio ha promesso a No\u00e9 che non ci sarebbe stato un altro diluvio universale. <\/p>\n<p>Se queste cose accadessero in qualche paesello remoto, potremmo addirittura riderne. Ma stiamo parlando del paese pi\u00f9 ricco e pi\u00f9 potente del mondo. E prima che di metterci a ridere dobbiamo ricordare che la crisi economica odierna rimanda, in misura non poi cos\u00ec piccola, alla fede fanatica nei dogmi, come quello dell\u2019efficienza dei mercati, e, in generale, a quello che il premio Nobel Joseph Stiglitz defin\u00ec 15 anni fa come la \u201creligione\u201d della omniscienza dei mercati. Una religione che ha impedito alle banche centrali e agli economisti di accorgersi dell\u2019enorme bolla immobiliare priva di qualsiasi base nelle fondamenta economiche e che, scoppiando, ha causato una vera e propria catastrofe nell\u2019economia mondiale. <\/p>\n<p>Tutto questo, e molto di pi\u00f9, accadr\u00e0 fin tanto che prevalga la dottrina Muashar. Fin tanto che riescano a mantenere la maggior parte della popolazione passiva e apatica, devota al consumismo e all\u2019odio nei confronti dei deboli, i potenti della terra continueranno a fare ci\u00f2 che vogliono, e a coloro che sopravvivranno, non rester\u00e0 altro che contemplare il catastrofico risultato. <\/p>\n<p>Tradotto da Eleonora Albini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fin tanto che manterranno la popolazione passiva, apatica, votata al consumismo o all\u2019odio per i pi\u00f9 deboli, i potenti del mondo potranno a fare ci\u00f2 che vogliono e a coloro che sopravvivranno a tutto questo non rester\u00e0 che contemplare il catastrofico risultato.<br \/>\nPubblichiamo di seguito gli atti della conferenza di Chomsky tenutasi ad Amsterdam in Marzo. <\/p>\n","protected":false},"author":88,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[38,49,162,55],"tags":[],"class_list":["post-5390","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-internazionale","category-nord-america","category-opinioni","category-politica"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La privatizzazione del pianeta. 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