{"id":526138,"date":"2017-09-28T16:00:44","date_gmt":"2017-09-28T15:00:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=526138\/"},"modified":"2017-09-28T16:11:30","modified_gmt":"2017-09-28T15:11:30","slug":"ue-complesso-militare-industriale-al-posto-di-politica-industriale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2017\/09\/ue-complesso-militare-industriale-al-posto-di-politica-industriale\/","title":{"rendered":"UE: Complesso militare-industriale al posto di una politica industriale"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nell\u2019attuale era post-Brexit, Berlino sta verosimilmente sfruttando e tentando di riempire il vuoto strategico-militare che Londra lascer\u00e0 nello scacchiere militare europeo nel 2019. Finora Regno Unito e Francia sono stati militarmente i garanti dell\u2019Unione, in futuro il ruolo passer\u00e0 all\u2019asse franco-tedesco.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il Regno Unito ha lasciato di fatto l\u2019UE gi\u00e0 da diversi anni, non solo nella difesa ma anche nella politica industriale. Gi\u00e0 nel 2000 i britannici si astennero dalla fondazione dell\u2019EADS (European Aeronautic Defense and Space company), momento in cui hanno deciso di rimanere fuori da questo progetto comunitario e lasciarlo in mano a francesi, tedeschi e spagnoli. Nel 2006 anche la BAE (British Aerospace Electronic systems) si \u00e8 ritirata dal gruppo Airbus. <\/span><\/span><\/span><a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel 2016, con la Brexit, le \u00e9lite della City londinese si sono definitivamente accordate in favore di una strategia nazionale, annunciata come bellica gi\u00e0 con la guerra in Iraq del 2003, e di politica industriale (2000\/2006), accompagnata parallelamente da un appoggio ancora pi\u00f9 stretto agli Stati Uniti. La politica industriale non \u00e8 solamente da vedere come divisa tra area anglosassone contro area continentale europea, quest&#8217;ultima dominata dalla Germania, ma dovrebbe anche essere uno stimolo potenziale per lo sviluppo industriale e quindi sociale della periferia UE, dove al momento si ha l&#8217;urgenza di creare nuovi posti di lavoro.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Comunit\u00e0 industriale europea: una chimera<\/b><\/span><\/span><\/span><a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel quadro della liberalizzazione e della privatizzazione forzate dell&#8217;Europa di Maastricht, la priorit\u00e0 \u00e8 quella di evitare di essere sanzionati dalla Corte di Giustizia Europea per violazione della libera concorrenza. Una politica industriale progressista, pi\u00f9 volte richiamata nei Trattati di Roma del 1957, non \u00e8 pi\u00f9 oggi facilmente realizzabile. L&#8217;ex presidente di EADS<\/span><\/span><\/span><a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">, Louis Gallois, ha individuato il punto: \u201ela giurisdizione europea vieterebbe oggi il lancio di un progetto come Airbus\u201c<\/span><\/span><\/span><a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il nuovo presidente del gruppo Airbus, il tedesco Thomas Enders, ha assunto nel 2016 un cittadino statunitense a capo della divisione Ricerca e tecnologia, Paul Eremenko, ex quadro del Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) americano\u2026 Gli industriali europei si considerano evidentemente come \u201eportaerei delle multinazionali nordamericane\u201c (cit. Jean-Michel Quatrepoint) e degli Hedge funds.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Dunque sono sfumati i sogni di un patriottismo europeo con impostazione politico-industriale, tanto cari alla sinistra francese. La deindustrializzazione \u00e8 massiccia non solo in Francia, ma anche in Italia. Il modello di sviluppo industriale italiano del dopoguerra \u00e8 stato negli ultimi anni in gran parte soppiantato e assorbito da fondi di investimento anglosassoni e Ordoliberismo tedesco.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>UE: cortile USA in territorio eurasiatico<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La mancata risposta agli aumenti di dazi doganali sull\u2019acciaio tedesco da parte americana del marzo 2017, dimostra che la dipendenza politica degli Stati UE da Washington \u00e8 accompagnata anche dalla subordinazione economica. Le stesse sanzioni antirusse dell\u2019estate 2017, che colpiscono anche le imprese europee che cooperano con Gazprom, non hanno ottenuto controrisposte. Il Ministero degli Esteri tedesco si \u00e8 limitato ad un comunicato stampa, firmato congiuntamente da Sigmar Gabriel e dal cancelliere austriaco Kern, a cui non ha fatto seguito alcuna azione. Gli Stati europei maggiormente colpiti dalle nuove sanzioni americane contro la Russia, quali Germania, Austria e Francia, dovrebbero appellarsi al <strong>Tribunale internazione dell\u2019Aia<\/strong> e al <strong>Dispute Settlement Panel del WTO<\/strong> a Ginevra. Anche l\u2019ONU nel 2000 condann\u00f2 le sanzioni unilaterali e nel 2014 rimarc\u00f2 le disastrose conseguenze di tali sanzioni a livello dei diritti umani. Ciononostante, n\u00e9 la Commissione Europea n\u00e9 i governi di Berlino, Vienna o Parigi se la sentono di reagire a tali sanzioni che condizionano la politica energetica e la sovranit\u00e0 dell\u2019Unione Europea.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il dominio USA sull\u2019economia europea e l\u2019allontanamento dal partner commerciale russo crescono ogni anno, in particolare a partire dal 2014. Allo stesso tempo, grazie al predominio del dollaro, gli Stati Uniti hanno la possibilit\u00e0 dagli anni \u201840 in poi di manipolare il prezzo del petrolio, anche grazie ai rapporti privilegiati con l\u2019Arabia Saudita, maggior Paese esportatore mondiale. L\u2019attuale frammentazione dell\u2019OPEC \u00e8 una conseguenza di tale concentrazione di potere. Ricordiamo che il Venezuela, paese nel \u201ccortile degli USA\u201d, contribu\u00ec alla fondazione dell\u2019OPEC nel 1960, ma i suoi interessi nazionali contrastano da decenni quelli del maggior paese importatore di petrolio, gli Stati Uniti appunto<\/span><\/span><\/span><a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. <span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ora sarebbe necessaria una nuova forma di strategie industriali progressiste in Europa, che tuttavia dovrebbe mettere in discussione radicalmente i fondamentali finanziari e politici.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<h4><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Nipponizzazione dell\u2019UE: spirale di indebitamento<\/b><\/span><\/span><\/span><\/h4>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Non solo il costituzionalismo neoliberale, ma anche a livello sovranazionale si impedisce uno sviluppo sociale nella periferia Sud dell\u2019Unione. Anche la BCE, non soggetta al diritto primario europeo, non persegue alcuna strategia industriale per le regioni marginali. Inoltre le banche, la macropolitica e la finanza della BCE appoggiano una soluzione della crisi dell\u2019euro che promuove solo speculazione e sovraindebitamento al posto di industria e produzione.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"color: #000000;\">La<\/span> <span style=\"color: #000000;\"><i>Frankfurter Allgemeine Zeitung<\/i><\/span> <span style=\"color: #000000;\">del 13\/04\/2016 ha commentato i tassi negativi della BCE con il titolo \u201cI tassi negativi sono una follia\u201d (intervista con l\u2019investitore Mohamed El-Erian). La fiducia nelle banche centrali diminuisce drammaticamente. \u201cIn linea di principio, ci\u00f2 sconvolge completamente il nostro sistema finanziario, se eliminiamo gli interessi, cio\u00e8 le rendite, e non li sostituiamo con nulla. Inoltre i tassi negativi aumentano la sfiducia nel sistema.\u201d Questo modello \u00e8 gi\u00e0 fallito in Giappone, dove lo si utilizza gi\u00e0 da tempo. I fondi pensione, le banche e le assicurazioni avranno prevedibilmente problemi con gravi conseguenze per tutti i cittadini!<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"color: #000000;\">I<\/span><span style=\"color: #000000;\">l <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>Tagesspiegel<\/i><\/span> <span style=\"color: #000000;\">del 30\/07\/2016 <\/span><span style=\"color: #000000;\">ha titolato<\/span><span style=\"color: #000000;\">: \u201cGiappone laboratorio per l\u2019Europa\u201d. Il Giappone si trova infatti da pi\u00f9 di due decenni in una spirale deflazionistica, <\/span><span style=\"color: #000000;\">\u201c<\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>come quella che presumibilmente \u00e8 appena cominciata in Europa\u201d<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">. La BCE si \u00e8 incaricata del \u201cfinanziamento diretto statale\u201d a partire dal 2015, secondo il modello di Tokyo, comprando azioni private in gran quantit\u00e0, ma la politica monetaria espansiva \u201cnon mostra comunque gli effetti desiderati\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"color: #000000;\">Anche <\/span><span style=\"color: #000000;\">la <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>Frankfurter Allgemeine Zeitung <\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">(09\/06\/2016) osserva: \u201c<strong>Nuovo programma della BCE: un atto di disperazione<\/strong>\u201d. Per complessivi 5 miliardi di euro al mese la BCE sostiene il gruppo Renault, ma anche \u201cun birrificio belga-brasiliano\u201d&#8230; Gli acquisti vengono organizzati a livello nazionale tramite le banche centrali di Finlandia, Francia, Germania, Belgio, Italia e Spagna. La BCE si configura quindi non come sovranazionale, ma come organizzazione intergovernativa. \u201c<\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>Inoltre il denaro andrebbe alle aziende con buon ranking (minimo BBB), che potrebbero accedere al credito anche senza alcun sostegno. La conseguenza \u00e8 che le aziende emettono nuove obbligazioni, le vendono alla BCE e ricomprano in seguito le loro stesse azioni. Alla fine del gioco si hanno solamente pi\u00f9 debiti<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">\u201d<\/span><span style=\"color: #000000;\">.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La Reuters segnala in proposito che la BCE acquisisce molte obbligazioni aziendali a tassi negativi, quindi presta denaro e paga per farlo! Circa un quinto degli acquisti nell\u2019estate 2016 \u00e8 avvenuto in tal modo, ad esempio col gruppo svizzero (!) Nestl\u00e9 e con il fornitore energetico francese Engie. La BCE ha gi\u00e0 acquisito nel 2016 pi\u00f9 di 450 obbligazioni da pi\u00f9 di 175 societ\u00e0, permettendo ai grandi gruppi di indebitarsi in modo estremamente vantaggioso.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"color: #000000;\">Clemens Fuest descrive nella <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>S\u00fcddeutsche Zeitung<\/i><\/span> <span style=\"color: #000000;\">del 9\/08\/2016 che la BCE non \u00e8 specializzata nella valutazione del rischio di credito, in modo che \u201c<\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>le perdite per la BCE verrebbero scaricate sui contribuenti\u201d<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">!<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"color: #000000;\">Lo stesso quotidiano del 4\/08\/20<\/span><span style=\"color: #000000;\"><span lang=\"de-DE\">16 ricorda, nell\u2019articolo \u201cAm Ende hilft doch der Staat\u201d (\u201cAlla fine aiuta comunque lo Stato\u201d), di Markus Zydra, <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span lang=\"de-DE\">che \u201cistituti di credito come Deutsche Bank sono diventati mostri impenetrabili\u201d, che \u201cguadagnan<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span lang=\"de-DE\">o in molti settori\u201d. Inoltre l\u2019autore fa presente che ancora durante la crisi bancaria in Svezia nel 1992, le banche furono non solo nazionalizzate, ma anche risanate e soggette a vigilanza, di modo che le perdite non toccassero i contribuenti! Cosa che non avviene pi\u00f9 a partire dal 2008, come ci dimostra il caso Monte Paschi di Siena.<\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<h4><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>La Costituzione tedesca dichiara illecita la politica della BCE, eppure la legittima<\/b><\/span><\/span><\/span><\/h4>\n<p><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"color: #000000;\">La <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>Frankfurter Allgemeine Zeitung <\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">del 16\/06\/2016, nell\u2019articolo \u201cKarlsruher Warnung\u201d di Reinhard M\u00fcller, informava che la Corte Costituzionale tedesca \u201cha decretato il programma della BCE illegittimo, ma pu\u00f2 considerare un\u2019interpretazione conforme alla normativa europea\u201d, legittimando cos\u00ec la stessa BCE. Ancora una volta viene avallato il superamento del mandato BCE.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Fondamentalmente l\u2019acquisto di titoli di Stato sarebbe \u201c<b>un\u2019infrazione della divisione di competenze nell\u2019Unione<\/b>\u201d, perch\u00e9 potrebbe \u201cinterferire come un aiuto nel quadro della politica di salvataggio dell\u2019euro, che \u00e8 di competenza centrale degli Stati membri\u201d. Quindi la Corte ha fatto riferimento alla Corte di Giustizia Europea, che favorisce l\u2019autoreferenzialit\u00e0 della BCE.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"color: #000000;\">Il Prof. Murswiek nella FAZ ha commentato: \u201c<\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>Come uno schiacciasassi la BCE passa sopra ad ogni scrupolo legislativo. Per Mario Draghi e la maggioranza del consiglio direttivo pare che non esistano limiti al proprio mandato<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">\u201d<\/span><span style=\"color: #000000;\">. Il Quantitative Easing sarebbe \u201cun enorme programma di acquisto di titoli di Stato\u201d, un abuso di competenza contro i Trattati del 1993. \u201cNel dibattito pubblico non si criticano quasi mai le infrazioni da parte BCE. Il motivo sta probabilmente nel fatto che il diritto non ha alcun ruolo, quando si tratta di <\/span><span style=\"color: #000000;\">maggiori<\/span><span style=\"color: #000000;\"> questioni politiche\u201d. La BCE non \u00e8 legittimata e interviene direttamente nella politica economica dell\u2019<\/span><span style=\"color: #000000;\">Eurozona<\/span><span style=\"color: #000000;\">. \u201cLa sua azione consiste in un auto-incaricarsi, <strong>senza fondamento democratico<\/strong>\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>La via di uscita per le \u00e9lites: la soluzione militare<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Come nelle crisi sistemiche delle epoche passate le \u00e9lites considerano, a soluzione delle crisi di sovraindebitamento e sovraccumulazione, solamente l\u2019iperinflazione o un nuovo conflitto su scala mondiale. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La nuova tendenza in UE \u00e8 l\u2019annunciata predisposizione di un complesso militare-industriale secondo il modello della forte industria della difesa francese (presente a partire dalle guerre di decolonizzazione al periodo De Gaulle).<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La fusione tra Europa e Nord-America nel complesso militare-industriale dell\u2019UE \u00e8 anch\u2019essa di avanguardia: qui troviamo infatti aziende e gruppi di credito come Deutsche Bank, Allianz, Raytheon (maggior esportatore di armi americano), Airbus, Shell, BMW, Merck, Microsoft\u2026<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">\u201c<span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>La Germania e la Francia lasciano brillare il loro spirito di fondatori dell\u2019Europa e giocano d\u2019anticipo\u201d<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Secondo la S\u00fcddeutsche Zeitung del 12\/09\/2016, Berlino e Parigi giocano d\u2019anticipo con le loro \u201cmolte proposte, come il rafforzamento di un quartier generale EU o la formazione degli Eurocorp, gi\u00e0 da anni nell\u2019aria\u201d; la Brexit offre l\u2019opportunit\u00e0 unica di realizzare tali idee sotto guida tedesca! Infatti finora Londra e Parigi sono stati i riferimenti incontestati nella difesa. \u201cI tedeschi e i francesi si dedicano all\u2019industria della difesa: \u00e8 forte il desiderio di sviluppo di un drone di fabbricazione europea\u201d. Nel quadro dei piani di Ursula von der Leyen, Ministro della difesa tedesco, e Jean-Yves Le Drian<\/span><\/span><\/span><a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">, si tratta di \u201crivitalizzare l\u2019intera politica di sicurezza e difesa comune\u201d. Tra le altre cose si ipotizza una scuola ufficiali europea comune&#8230;<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p lang=\"it-IT\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> <span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">cfr. Jean-Michel Quatrepoint, <i>L&#8217;Europe en retard d&#8217;une guerre industrielle<\/i>, in <i>Le Monde Diplomatique<\/i>, del giugno 2017, pag. 18<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> <span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">EADS \u00e8 stata nel frattempo rinominata \u201cGruppo Airbus\u201d<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><\/a> <a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> <span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>ibidem, <\/i>pag. 19. Gallois fu presidente di EADS dal 2006 al 2012<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> <span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Anche l\u2019interesse nazionale russo \u00e8, da un secolo, sistematicamente incompatibile con le ambizioni anglosassoni in Medioriente, indipendentemente da circostanze ideologiche o politiche<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> <span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Jean-Yves Le Drian \u00e8 stato Ministro della Difesa sotto il Presidente Hollande ed \u00e8 oggi Ministro degli Esteri con Macron, nel frattempo \u00e8 stato decorato con una croce al merito dal governo di Berlino<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"it-IT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Traduzione dal tedesco di Diego Guardiani<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019attuale era post-Brexit, Berlino sta verosimilmente sfruttando e tentando di riempire il vuoto strategico-militare che Londra lascer\u00e0 nello scacchiere militare europeo nel 2019. 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