{"id":52476,"date":"2013-05-17T13:15:33","date_gmt":"2013-05-17T12:15:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=52476"},"modified":"2013-08-14T13:42:28","modified_gmt":"2013-08-14T12:42:28","slug":"homs-e-altrove-i-tentativi-della-mussalaha","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/05\/homs-e-altrove-i-tentativi-della-mussalaha\/","title":{"rendered":"Homs e altrove, i tentativi della Mussalaha"},"content":{"rendered":"<p>Come funzionano in Siria gli esperimenti di Mussalaha, la riconciliazione nazionale per la quale \u00e8 stato nominato un ministro \u2013 il parlamentare dell\u2019opposizione Ali Haydar?<\/p>\n<p>Ne abbiamo sperimentato le difficolt\u00e0 e le speranze in una breve visita a Homs della delegazione internazionale di sostegno alla pace in Siria. Homs, una delle citt\u00e0 che l\u2019anno scorso i media occidentali e arabi definivano enfaticamente \u201c<em>martire<\/em>\u201d, come fecero in Libia con Misurata (i cui combattenti, per\u00f2, hanno POI deportato tutti i neri della vicina cittadina Tawergha). Prima di arrivarci passiamo, uscendo da Damasco, da Harasta e Duma, aree calde; sentiamo degli spari e ci diranno poi che l\u2019auto della scorta (con vetri antiproiettile) \u00e8 stata presa di mira, in un punto dove vediamo varie automobili \u2013 non blindate \u2013\u00a0 danneggiate a bordo strada.<\/p>\n<p>I quartieri che attraversiamo non hanno segni di distruzione, semmai di costruzioni lasciate in sospeso, interrotte dall\u2019emergenza. Ci aspettano padre Michel Naaman, prete greco-cattolico (\u201c<em>sono rifugiato anche io, da Khalidiya a Zeidal<\/em>\u201d), molto impegnato nella riconciliazione insieme allo sheikh Naimi, la cui trib\u00f9 \u2013 4 milioni di persone \u2013 \u00e8 divisa fra il sostegno al governo e \u00a0quello all\u2019opposizione: molto utile per negoziare scambi di prigionieri e restituzione di rapiti. Il lavoro della Mussalaha consiste nel convincere i\u201dribelli\u201d a deporre le armi e il governo a rimuovere posti di blocco e rispettare chi smette di fare la guerra. Padre Michel \u00e8 tranquillamente arrabbiato: \u201c<em>La Siria sta sprofondando o forse non c\u2019\u00e8 gi\u00e0 pi\u00f9, uccisa dalle armi, dalle colpe di tutti e dagli interessi di altri, piani di divisione. Adesso ci sono armi ovunque, in tanti entrano con i ribelli o invece con i comitati di difesa popolare<\/em>\u201d.\u00a0 La Siria che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 \u00e8 anche una foto di padre Michel insieme a una ragazza truccata all\u2019occidentale e a uno sceicco con la kefia.<\/p>\n<p>Il governatore di Homs collabora, ma insiste sulla non ingerenza: \u201c<em>Lasciate che la Siria risolva da s\u00e9 i suoi problemi.\u00a0 Ogni siriano ucciso \u00e8 un martire che ha pagato il prezzo della stabilit\u00e0 della nostra patria. Sono fiducioso, qui a questo tavolo sono rappresentate tutte le fazioni. E spero che alla fine l\u2019esercito siriano e l\u2019opposizione combatteranno insieme contro il nemico esterno, i mercenari estremisti che arrivano da mezzo mondo<\/em>\u201d. Un membro della delegazione chiede \u201c<em>Quale parte della citt\u00e0 \u00e8 controllata dal regime?<\/em>\u201d Risposta seccata: \u201c<em>Ogni cittadino di Homs riceve gli stessi servizi dallo stato, l\u2019elettricit\u00e0, l\u2019acqua e il carburante sovvenzionati. Non ha senso parlare di controllo o non controllo da parte del governo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><em><b>Ad Al\u00a0 Wuar- Homs fra sfollati e propaganda (quella che il mondo accetta)<\/b><\/em><i> <\/i><\/p>\n<p>La mediazione con i \u201cribelli\u201d si fa ad Al Wuar, considerata una roccaforte degli oppositori. Ha 750.000 abitanti, ora diventati un milione per l\u2019afflusso di sfollati da altri quartieri, fra i quali Khalidiya, ancora molto caldo. Dopo un posto di blocco non c\u2019\u00e8 traccia di esercito fra i grandi palazzi in spazi aperti. I quattro soldati che ci hanno fatto da scorta da Damasco \u00a0non entrano. Sono gli accordi. Del resto i \u201cribelli\u201d lasciano entrare per gli aiuti solo membri locali della Red Crescent (Mezzaluna siriana), schierati con loro; cos\u00ec ci dice un fedele ortodosso impegnato nella Mussalaha.<\/p>\n<p>Nella chiesa di Boutros, fra icone ortodosse e donne musulmane velate fino agli occhi arrivate per l\u2019occasione, si alternano le parole di pace. L\u2019invito dei negoziatori di Mussalaha \u00e8:\u201c<em>Pensiamo che la Siria \u00e8 una, un bene prezioso di tutti. Semmai prepararsi alle elezioni, non c\u2019\u00e8 bisogno di uccidere e dividere<\/em>!\u201d Ma il compito \u00e8 difficile. Ci si avvicina Bassam, si dichiara dentista e membro dell\u2019opposizione armata, nel \u201cgruppo di Allah\u201d o qualcosa del genere. Ma non siete un po\u2019 in imbarazzo per l\u2019appoggio ben poco rivoluzionario che vi danno Qatar, Arabia Saudita, Usa, Turchia? \u201c<em>Non sono nostri amici veramente, ci mandano poche armi<\/em>\u201d. Non volete il dialogo? \u201c<em>Ci armiamo per difendere i civili<\/em>\u201d \u00e8 la classica risposta, dalla Libia in poi.<\/p>\n<p>E si capisce quanto la riconciliazione sia difficile subito dopo, con la visita ai duemila sfollati da altri quartieri di Homs. Il primo centro che li ospita \u00e8 un ex orfanotrofio sunnita per bambini, il secondo \u00e8 una ex scuola di diritto (o simili). Sul portone il simbolo della Red Crescent e dell\u2019Alto Commissariato. Bambini urlano tutto il tempo: \u201cIl <em>popolo vuole la caduta del governo<\/em>\u201d (l\u2019uso dei minori \u00e8 continuo, non solo nella propaganda, ma anche nelle violenze). Mentre una donna mostra il suo neonato Hanin e molti sfollati del campo fotografano e filmano la \u201cdelegazione dell\u2019Onu\u201d (come tale sar\u00e0 spacciata sui sito pro-opposizione), altri indicano fuori dalla finestra i palazzi circostanti: da l\u00ec, dicono, i cecchini tirano sul campo. Un\u2019accusa improbabile, tanto pi\u00f9 che nessun foro viene mostrato, n\u00e9 si danno notizie sulle vittime. Come far loro comprendere che con la propaganda giustificano le ingerenze che prolungano la guerra, dove tutti hanno da perdere?<\/p>\n<p>Nei due palazzi le condizioni sono quelle di un centro per sfollati, con stanze ricavate sui piani grazie a tende che separano una famiglia dall\u2019altra. Ma sono puliti e nettamente migliori dei campi in Libano. Questo ci ricorda le parole di un giovane funzionario della Red Crescent, a Damasco: \u201c<em>I donatori dovrebbero aiutare il ritorno dei rifugiati dai paesi vicini, possiamo avere meglio cura di loro qui<\/em>\u201d. Ma i rifugiati all\u2019esterno sono usati come arma mediatica.<\/p>\n<p>Torniamo nella chiesa di Boutros per l\u2019assemblea fra rappresentanti di Mussalaha e sostenitori degli armati. I quali insistono in modo non verificabile sui cecchini, sul fatto che Assad uccide tutti, che ogni giorno c\u2019\u00e8 una bomba, che le forze di sicurezza rapiscono, violentano e uccidono, che ci sono novemila bambini morti in Siria, che da Zahra, area alauita e cristiana, continuano a sparare. \u00a0Non una parola sulle violenze commesse dai gruppi armati, anzi, \u201c<em>Siamo armati per difendere donne e bambini<\/em>\u201d, contro le forze di sicurezza e gli \u201cshabbiha\u201d, come sono chiamati i comitati anti-opposizione.\u00a0 Insomma, \u00e8 la propaganda. Tutte le parti in guerra fanno propaganda, ma il mondo dei potenti belligeranti ascolta solo quella che gli conviene. Questa.<\/p>\n<p>I membri locali di Mussalaha sostengono che per\u00f2 i leader dell\u2019opposizione armata accettano di negoziare con il governo la deposizione delle armi.<\/p>\n<p>\u201c<em>E\u2019 sbagliato prendere Al Wuar come unico scorcio di Homs, che ha milioni di abitanti<\/em>\u201d ci dir\u00e0 poi un funzionario di un\u2019organizzazione che deve restare imparziale e non pu\u00f2 esporsi. Come non ha potuto recarsi a Baba Armo per ragioni di sicurezza, la delegazione non ha potuto andare a Zahra, altrimenti avremmo sentito molte accuse, di assedi e atrocit\u00e0, a carico dell\u2019opposizione. Da Zahra gli abitanti non sono mai andati via, malgrado ogni tanto arrivino i razzi dell&#8217;opposizione; \u00e8 la zona cristiana e alauita per tradizione e l&#8217;opposizione non \u00e8 mai riuscita ad entrarci. L\u00ec si trovano anche i rifugiati di al-Hamidiya, quartiere cristiano in pieno centro storico, sfollato all\u2019arrivo di gruppi armati.<\/p>\n<p><strong>Gli opposti: Marza e \u201cTora Bora\u201d, Sweda e Jaramana<\/strong><\/p>\n<p>Fuori Homs, un po\u2019 paese un po\u2019 in periferia, ecco Mazr\u2019a, abitata soprattutto da sciiti. Ciuffi di rose e pergolati di viti al di l\u00e0 dei muretti di pietra che proteggono i cortili. Le zone in pace, senza scoppi n\u00e9 tensione, fanno uno strano effetto in questo paese in guerra, ma sono ancora numerose in Siria. A Mazr\u2019a ci sono stati attacchi dall\u2019esterno circa quindici giorni fa, ma adesso \u00e8 tutto calmo. Molte donne con abiti e foulard colorati, bambini con la bandiera siriana e di Hezbollah e appesi qui e l\u00e0 i ritratti del presidente. Ripartiamo dopo i dolci e il t\u00e8, negozianti e muratori salutano lungo le stradine. Come se fossimo davvero portatori di pace.<\/p>\n<p>Molte aree vivono tuttora in pace. Come Maalula \u2013 l\u2019antica cittadina dove si parla ancora l\u2019aramaico e dove non si sono mai fatti la guerra. O come Sweda, capitale dei drusi, area di dolci colline verdi, ulivi e aranci. L\u00e0 gli unici colpi che abbiamo sentito erano di un martello di falegname e di qualche tuono. Ma sulla strada da Damasco l\u2019autista ci indica a destra quella che chiama la \u201c<em>Tora Bora della Siria<\/em>\u201d: montagne che avrebbero basi di combattenti, il confine giordano \u00e8 vicino.<\/p>\n<p>A Sweda i leader drusi sottolineano il rifiuto di un cammino settario e religioso frutto di un complotto. Jumana, giovane giornalista, conferma che le comunit\u00e0 locali vivono intelligentemente in pace, ma non riesce a spiegare perch\u00e9 questo non succeda altrove.<\/p>\n<p>Nella Old City di Damasco, in un bellissimo antico centro usato come luogo per incontri pubblici, giovani e adulti presentano le loro iniziative per la Mussalaha. \u00a0Il loro si chiama Forum per l\u2019armonia nazionale: \u201c<em>Non vogliamo che la nostra Damasco diventi un\u2019altra Beirut. Cos\u00ec il nostro slogan \u2013 davanti agli inviti di certi imam di prendere le armi contro il governo \u2013 \u00e8 stato \u201clottare dentro la citt\u00e0 \u00e8 un peccato\u201d. Abbiamo visto qualcuno con le armi a Shakkur Street, ma altre persone li hanno convinti a deporle\u201d<\/em>.\u00a0 Marwa, una imprenditrice, dal canto suo \u00e8 riuscita a convincere una sessantina di ragazzi a non fare la guerra.\u00a0 Ci sono dei gruppi che negoziano la liberazione di rapiti o detenuti. Nel chiostro del palazzo, due ragazzi hanno una maglietta con i colori della bandiera siriana.<\/p>\n<p>Sempre nel centro storico di Damasco, fra turbanti musulmani e turbanti ortodossi, il patriarca greco cattolico Gregorius II Laham per l\u2019ennesima volta chiede la pace: \u201c<em>Il popolo della Siria \u00e8 per la riconciliazione, le armi non sono la via, non bisogna vincere con le armi, si causano solo tragedie e vittime. La chiamata a nome del popolo e delle vittime \u00e8 la pace. Basta con le armi e la violenza. Andiamo tutti al dialogo. Mandare qualunque arma all\u2019opposizione indica una volont\u00e0 di fare pi\u00f9 vittime, niente altro. Ormai la Siria \u00e8 una fiera, con le armi si fa denaro, grazie ai rapimenti e ai furti. Si rischia il caos, ma occorre evitarlo. Sappiamo che il governo \u00e8 pronto per la pace e la riconciliazione. Bisogna convincere chi \u00e8 restio<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come funzionano in Siria gli esperimenti di Mussalaha, la riconciliazione nazionale per la quale \u00e8 stato nominato un ministro \u2013 il parlamentare dell\u2019opposizione Ali Haydar? 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